Ritrovo Toscano della Pipa

Generale => Generale => Topic aperto da: PaperoFumoso - 03 Novembre 2005, 18:22:59

Titolo: Il fumatore di pipa
Inserito da: PaperoFumoso - 03 Novembre 2005, 18:22:59
Tutti abbiamo in mente pipatori famosi, personaggi noti di tempi passati, nonchè sparuti pipatori contemporanei; ma chi è oggi il fumatore di pipa?

I tempi sono cambiati, insieme a mode e costumi, pertanto, a fronte di una diffusa etereogeneità, qual è il ritratto del pipatore anni 2000? E' ancora possibile uno stereotipo?

A voi i commenti  8)
Titolo: Il fumatore di pipa
Inserito da: Aqualong - 03 Novembre 2005, 18:50:43
Sicuramente una persona che si mostra poco in giro con la pipa, che fuma Anfora e Clan.
Titolo: Il fumatore di pipa
Inserito da: Cristiano - 03 Novembre 2005, 21:07:21
è un giovane professionista, preferibilmente avvocato, che, mentre è immerso nelle sue riflessioni causidiche, avvolge il proprio studio del fumo molto english o anche naturale che promana dalle sue selezionatissime radiche.

Chi è? :D
Titolo: Il fumatore di pipa
Inserito da: ismaele - 04 Novembre 2005, 02:45:04
E' un insegnante di mezz'età un po' (ma solo un po') scoglionato che mentre tormenta il bocchino con i denti consuma la matita rossoblù su orrori che farebbero capottare dalle risate un bufalo analfabeta e intanto pensa che Berluskazz vorrebbe farlo lavorare altri 15 anni e quasi quasi pensa di suicidarsi con i vapori del Semois...
Titolo: Il fumatore di pipa
Inserito da: EVA01 - 04 Novembre 2005, 08:50:21
E' un figuro che non ha mai fumato, che per curiosità ha provato una pipa una ..'tina di anni fa e ne è rimasto stregato.
 :lol:  :lol:
No, scherzi a parte, quando cominciai il mio modello di fumatore di pipa era il signore elegantissimo e un po' snob, circondato da un'aura di misticismo e di lieve etereità donata dalla pipa stessa, comunque tutto dettato dalla moda che esplose tra la fine degli anni 70 e primi anni 80.
Oggi, secondo me, alla pipa ci si avvicina per molti motivi, tranne che per moda. Anzitutto, molti sono i giovani, attratti proprio da una fumata più contemplativa, non d'istinto ma di godimento.
In minor percentuale chi, molto praticamente, cerca una via di fuga dalla sigaretta; alcuni riescono, molti no. Tra questi sono pochi coloro che comprendono la pipa non solo come mero strumento da fumo, ma come oggetto che entra a far parte della prorpia vita.
Titolo: Il fumatore di pipa
Inserito da: Aqualong - 04 Novembre 2005, 10:15:58
Penso che noi siamo delle eccezioni,i fumatori di pipa sono gli altri,almeno come numero,intendo quelli che dal tabaccaio chiedono,mi consigli le un tabacchino..vorrei un portapipe da due posti..una pipina che non costi più di 50..avete mica quegli aggeggi per pulirla,quelli che presi l'anno scorso li ho finiti tutti..
Titolo: Il fumatore di pipa
Inserito da: Cristiano - 04 Novembre 2005, 11:00:52
In effetti molti di noi hanno pensato alla pipa riconducendosi a certe oleografie british, tipo signori in tweed sprofondati nella loro poltrona di pelle antica nel loro moganatissimo club.
Oppure alla descrizione di Jean de la Varende contenuta nel "Grande Libro della Pipa".

In realtà non è così o, almeno, non del tutto così.
Accanto al brit-smoker (tipico esempio il Lavoisier che abbiamo ammirato a Sansepolcro, con Burberry e berretto Lock) vi sono molte altre tipologie, tra cui alcune tradizionali italiane. Non scordiamo che il fumo della pipa, come ci ricordano sia Ramazzotti che Turchetto, era il fumo dei ceti popolari e campagnoli, era il fumo da osteria.
Proviamo a distinguere alcune categorie:
1) il cultore
2) l'abitudinario
3) l'ex sigarettaro
4) lo snob occasionale (quello che fuma anche i Cohiba che son pur sempre i Cohiba)

Riempite i contenitori di contenuti e vedrete che la classificazione è abbastanza esaustiva
Titolo: Il fumatore...
Inserito da: coureur-des-bois - 04 Novembre 2005, 14:54:35
Infine l'uomo contro, che fino a ....antadue anni, non aveva mai fumato e poi per solidarietà verso gli appestati, i reietti del nostro tempo, decide di cominciare da quella meravigliosa cosa che è la pipa, si sente male... ma persevera per poi scoprire ( purtroppo tardi! ) un mondo affascinante e amici meravigliosi (il Glifo c'è!). Quanto tempo ho perso!!
Bernardo
Titolo: Il fumatore di pipa
Inserito da: ismaele - 04 Novembre 2005, 20:02:19
Bernardo, il tempo non si perde, il tempo ci perde...
Titolo: il fumatore....
Inserito da: coureur-des-bois - 04 Novembre 2005, 20:48:30
Tempus fugit.....
Bernardo
Titolo: Il fumatore di pipa
Inserito da: PaperoFumoso - 05 Novembre 2005, 01:20:37
Citazione da: "ismaele"
Bernardo, il tempo non si perde, il tempo ci perde...


Questa affermazione mi piace moltissimo. Bella Ismaele, bella veramente.
Un ri-definizione da maestri.
Titolo: il fumatore...
Inserito da: coureur-des-bois - 05 Novembre 2005, 16:18:40
Pessimisti! Avreste bisogno di un tuffo nella piscina di " Cocoon " !
Bernardo
Titolo: Re: il fumatore...
Inserito da: EVA01 - 05 Novembre 2005, 18:55:06
Citazione da: "coureur-des-bois"
Pessimisti! Avreste bisogno di un tuffo nella piscina di " Cocoon " !
Bernardo


Non sono pessimista, ma il tuffo lo farei volentieri lo stesso!!!! :lol:
Titolo: Il fumatore di pipa
Inserito da: Marlon - 14 Gennaio 2009, 21:31:40
Riprendo questo 3d un po' datato; in realtà ne volevo aprire uno nuovo, ma poi, cercando in archivio, mi è comparso questo e penso che, quanto voglio dire, qui  non sia affatto fuori luogo. Meglio riciclare dunque...

Volevo solo chiedervi se avete mai notato come alcuni fumino in modo "strano" la pipa o come abbiano uno strano approccio alla stessa. Già dagli interventi che ho potuto leggere, scritti da quanti mi hanno preceduto, mi sono reso conto che non sono l'unico a pensare che molti fumano clan ed esauriscono in questo trinciato tutto il loro essere fumatori. Praticamente la loro avventura - strano a dirsi ma vero - comincia e finisce lì.
Come dice Aqualong, i più entrano dal tabaccaio senza nessuna idea in merito, si fanno consigliare da rivenditori che di fumo, non essendo fumatori, non capiscono nulla; al massimo chiedono pipette da 50 euro; non sanno nemmeno che Dunhill, Charatan, Parker, Peterson - solo per citarne alcune - sono marche di pipe; per non parlare delle italiane: Castello, IlCeppo, Ser Jacopo, Brebbia, Savinelli, eccetera.

Dico questo perché mi è capitato di andare una sera in un ristorante in cui, in un tavolo poco distante dal mio, ho visto un tizio con una bella donna a fianco e una pipa sempre in mano. Ogni tanto la posava (la pipa), quando mangiava, per poi riprenderla tra un piatto e l'altro, gesticolando. Pensavo che avessi di fronte un "fumatore" di pipa. Alla fine della cena, mi sono intrattenuto fuori e ho potuto vedere che il tizio, rimasto solo, ha tirato fuori tabacco, pipa e accendino. Ha caricato alla bell'e meglio, ha acceso con un lanciafiamme, ha sollevato la nebbia in val padana, per tirare qualche boccata e poi vedere spegnersi poco dopo la pipa. Allora ha ritirato fuori il lanciafiamme, ha rifatto un nuvolone di fumo impressionante, con conseguenti 4-5 boccate e spegnimento immediato della pipa. La cosa si è ripetuta per altre due volte. Poi, messa la pipa in tasca, salito in auto, se ne è andato.
Certo, direte voi, questo tizio non è che un individuo singolo, forse l'eccezione che conferma la regola. Il quale, per giunta non aveva pigino né ha fatto uso di dita per abbassare la cenere. Ovviamente non si deve generalizzare. Ma da questo episodio mi è venuto da pensare che per molti, o comunque per alcuni, fumare la pipa significhi piuttosto atteggiarsi con la pipa in mano e non avere la minima cognizione di come si carica e di come si fuma. Significa forse limitarsi a fare 1 minuto di pipata.
Comunque per concludere: quando vedo qualcuno con la pipa accesa, lo osservo attentamente e guardo come fuma. A volte vedo gente che spippa con tutti i sacri crismi, altre volte vedo ciminiere ambulanti, gente che brucia tabacco al ritmo di 1 boccata ogni 2 secondi, a mo' di locomotiva. Mi sto sbagliando?
Larga è la foglia, stretta la via...
Titolo: Il fumatore di pipa
Inserito da: mificrozet - 15 Gennaio 2009, 00:08:42
Non ti sbagli, c'è chi fuma la pipa nella speranza di abbandonare le sigarette ma non riesce a modificare i ritmi, quindi tira come una sigaretta e continua a tirare perché non riesce a trarne soddisfazione, queste persone spesso hanno pipe vistose, non necessariamente belle od importanti, altri hanno belle pipe e la pipa gli serve più che altro per darsi un tono, poi si arriva anche agli eccessi visti a Madrid in una nota tabaccheria due anni fa dove un signore con una bella Dunhill stellata se la portava in giro con mezzo fornello bruciato da una parte perché insisteva ad accenderla con un turbogetto tripla fiamma. Io parto dal presupposto che se devo camminare molto ho bisogno di scarpe comode prima che belle, altri ragionano diversamente, ma poi alla fine il vero fumatore di pipa è quello che usa due o tre pipe consunte e fuma un solo tabacco, tutti gli altri, noi compresi, siamo fumatori/collezionisti/sperimentatori.
Titolo: Il fumatore di pipa
Inserito da: Ramon - 15 Gennaio 2009, 11:33:16
Dear Marlon, per molti fumatori non c'è necessità di mettere ordine nel piacere personale, o di socializzare in nome di esso, ed il fumare la pipa diventa un'esperienza sensoriale che inizia e finisce con essi stessi, senza osmosi di alcun tipo verso l'altro. Sono molti i fumatori che non si identificano in nessun clichè ed in nessun personaggio del passato (storico o letterario) e che adottano comportamenti totalmente originali e che difficilmente troverebbero il consenso dell'accademia forumistica.
Mai pensato che, a questi, il compiaciuto o meno sguardo dell'altro fumatore di pipa, semplicemente dia fastidio? Che, nel loro modo di vivere la pipa, non ci sia voglia di confrontarsi e misurarsi?
Essi fumano come gli pare e viene naturale, senza preoccuparsi di interpretare correttamente un ruolo ed una tecnica che altri vorrebbero vedergli vestita addosso.
Normalmente io amo vedere le scene che hai descritto perché ritrovo quella divertente normalità quotidiana dell'appassionato che raramente traspira dai luoghi telematici dove, di consiglio in suggerimento, si passa da "quello no.." a "così si.." ecc... (nessun riferimento specifico).
Sicuramente, e non lo dico per provocare, l'antitesi a questa anarchia del piacere sono proprio i raduni specializzati tra cultori della pipa  dove la tecnica si affina e le competenze si inspessiscono insieme agli amici di turno. Esperienze edificanti per alcuni, banalmente tediose e ripetitive per altri.
Premesso tutto questo, la sola idea che possa esistere un "vero fumatore di pipa" (e quindi uno falso) non ha riscontro con la realtà dell'oggetto pipa che merceologicamente rimane un bene di consumo corrente e nulla più.
La pipa è in libera vendita e non richiede abilitazioni specifiche: ognuno, secondo la propria indole, saprà utilizzarla nel suo quotidiano come meglio crede; per paradosso anche non accendendola e tenendosela in mano per conforto psicologico. Anche se quella pipa non accesa costasse una follia essa non sarebbe sprecata, almeno per il suo proprietario.
Non ultimo, in un recente scambio di e mail con Tom Palmer (Peterson's), egli affermava più o meno che la pipa fosse appunto da intendersi come un oggetto da acquistare, consumare, rovinare, bruciare, sbattere contro qualcosa di duro, graffiare, smontare, modificare, dimenticare, rinnovare ciclicamente a seconda dell'ispirazione del momento...
Una visione quindi che prevede la massima duttulità dell'oggetto a favore delle mille nevrosi del fumatore di turno.
L'atteggiarsi a fumatore di pipa, pur non possedendo una tecnica "da gara", non dovrebbe pertanto suscitare meraviglia alcuna, anzi, a mio parere è molto più sano che stare a lambiccarsi il cervello per questioni legate al mondo del lentofumo socializzato e che nulla hanno a che vedere con l'intimo matrimonio tra individuo e pipa.
Ma, ripeto e concludo, ognuno segue il suo talento e probabilmente, nel corso degli anni, i percorsi personali inizialmente comuni diventano talmente diversi e distanti da rendere evidente il fatto che non esista una comunità-sensibilità globale di fumatori di pipa a meno che ognuno non si consideri una piacevole eccezione all'interno di qualcosa di indefinibile.
Titolo: Il fumatore di pipa
Inserito da: coureur-des-bois - 15 Gennaio 2009, 12:24:29
Parafrasando Wilde, si potrebbe dire che il fumatore di pipa  è quella persona che attraversa Londra da un capo all'altro della città, senza essere notato.
Bernardo
Titolo: Il fumatore di pipa
Inserito da: DoctorPipe - 15 Gennaio 2009, 13:52:32
@ Ramon: bene, dopo la pipologia apofatica abbiamo la pipologia anarchica, individualista, solipsista.
 :P  :P
Scherzi a parte, mi sembra che l'argomento si stia bene sviscerando.
Titolo: Il fumatore di pipa
Inserito da: Cristiano - 15 Gennaio 2009, 15:40:24
concordo con Ramon
Titolo: Il fumatore di pipa
Inserito da: Marlon - 15 Gennaio 2009, 18:51:37
Ho letto tutto quanto avete scritto. Io però intendevo dire un’altra cosa. Ferma restando la libertà individuale di fumare come uno creda – anzi da questo punto di vista la pipa è sinonimo di personalità, di individualismo e di libertà (massì parliamo pure di “anarchia” nel senso di esaltazione dell’individuo e dell’apporto fondamentale di questo nella costruzione di una propria regola o via. In questo senso mai fu più azzeccato il detto “le style c’est l’homme”, intendendolo come “stile” di fumare) – ferma restando tale libertà, dicevo, ritengo che il mezzo stesso pipa imponga un minimo comun denominatore, ovvero un quid condiviso da tutti coloro che intendano fumarla. Minimo ma necessario per poter parlare di “fumare”.
D’accordo con il fatto che le comunità virtuali sono piene di persone che dànno consigli a destra e a manca al neofita, che spesso appare confuso e forse andrebbe guidato in modo più semplice e spartano, senza tanti lambiccamenti e radici quadrate sul calore raggiunto dal fornello in corso di fumata.. Però, come ha scritto Mificrozet, vi è chi fuma la pipa come una sigaretta e questo non credo si possa definire “fumare la pipa”.
Accendere in continuazione e tirare quattro boccate di numero, tra l’altro densissime come il fumo che esce da un camino, non so se si possa definire fumare. Ecco, questo intendevo dire. D’accordo libertà, ma alcuni non hanno la minima cognizione o conoscenza di base per poter approcciarsi a questo mezzo e neppure la ricercano. Forse un tempo era diverso: marinai, pescatori, contadini, montanari che fumavano, costituivano un esempio vivente, un manuale molto più valido di qualsiasi libro su come fumare la pipa.
Oggi, però, il discorso è tutt’altro.  Se io non leggo nulla sull’argomento, non conosco nessuno che la fuma, entro in tabaccheria, me ne compro una alla bell’e meglio, ci ficco dentro il tabacco, accendo e do quattro tirate, mi chiedo: è fumare?
La pipa richiede, in sé, un minimo di tecnica. Minimo ma, ripeto, necessario per poter trarne piacere. Ovviamente chi VUOLE fumarla, presto si informa, legge, osserva altri che la usano, chiede consigli, fa tesoro della propria esperienza, dei primi iniziali errori. Chi invece la compra per atteggiarsi, per darsi delle arie o un determinato tono e poi ci fa un po’ di boccate, non credo che gli interessi tanto il “lento fumo”. Penso che a lui interessi altro.
Ma forse ho sbagliato tutto prendendo come spunto della conversazione un individuo che mi è capitato di vedere e che, forse, costituisce una minoranza talmente esigua da doversi ritenere trascurabile o vicina allo zero in una già così esigua comunità di fumatori di pipa.
Titolo: Il fumatore di pipa
Inserito da: M4tt0 - 16 Gennaio 2009, 01:10:54
Proprio oggi uscendo dalla biblioteca nazionale a Firenze vedo un signore appena fuori dalla porta a fumare la sua bella pipa riempita a Dunhill...il tempo di accendere la mia e ci siamo messi a parlare; beh come è saltato fuori da qualche post più sopra, siamo noi che siamo la minoranza, ci sono tanti (secondo me la maggior parte) che si dedicano alla sola fumata serale e quindi noi non vedremo mai...parlando a questo signore di Rtp e fumare la pipa, più che altro per aiutarlo per il ritrovamento dei tabacchi...lui dopo un po' spunta con: <<ma io sono un semplice fumatore di pipa...>> come dire, alla fine sto bene così. questo è un piacere che non vuole impegni; si è dichiarato ex fumatore di sigarette...e pensate non conosceva neanche Castellana, nè il Ricchi... eppure la sua fumata sembrava quasi perfetta, non ha quasi mai staccato la pipa di bocca e non gli si è mai spenta nell'arco di circa una mezz'oretta... eppure sembrerebbe che nessuno gli ha insegnato; secondo me, per molte cose nella vita, bisogna anche essere portati o saper arrivare prima a certe conclusioni e far bottino delle proprie esperienze...per fare un esmpio c'è chi ci mette 1 volta a capire che il tabacco non va pigiato alla morte, e chi non imparerà mai  :wink:
Titolo: Il fumatore di pipa
Inserito da: DoctorPipe - 16 Gennaio 2009, 08:33:20
Citazione da: "Marlon"
Forse un tempo era diverso: marinai, pescatori, contadini, montanari che fumavano, costituivano un esempio vivente, un manuale molto più valido di qualsiasi libro su come fumare la pipa.


Nell'Inghilterra anni 20 fumava i 2\3 della popolazione, compresi donne e bambini; non tutti la pipa, ma certo era più diffusa di adesso. A quei tempi non c'era internet ma sicuramente esisteva quella che in Veneto chiamiamo Radio Serva: la chiacchiera, il passaparola, dove li mettiamo?
E' adesso che siamo in pochi che è più difficile trovare maestri (e allievi) fossanco per imparare (o insegnare) ad accendere e a caricare. E i tabaccai non sono mica sempre stati così, caro Marlon.
Per concludere, sono perfettamente d'accordo con Ramon quando afferma che molti pipatori non ne vogliono sapere di club, esposizione mediatica, confronto eccetera perchè la pipa deve rimanere, per chi lo vuole, una parentesi di libertà, in cui si fa quel che si vuole, non si è giudicati nè si giudica.
Titolo: Il fumatore di pipa
Inserito da: Cristiano - 16 Gennaio 2009, 09:35:55
Un tempo la pipa era popolare, perchè consentiva l'economizzazione del tabacco o il recupero delle cicche (vedasi il Sergente nella Neve o Una Giornata di Ivan Denisovic di Solgenitsin).
Oggi non è più così. Il fumatore delineato da Eppe Ramazzotti con ogni probabilità non esiste più. Esiste, invece, quello stupidotto e altero che stigmatizzò Turchetto.
Titolo: Il fumatore di pipa
Inserito da: Aqualong - 16 Gennaio 2009, 10:04:15
Le idealizzazioni dei fumatori di pipa,che arrivano dal passato ,antico o recente, sono quello che sono, foto romantiche di persone forse mai esistite,esempio:
(http://photos-c.ak.fbcdn.net/photos-ak-sf2p/v647/64/56/1543239693/n1543239693_30127594_4765.jpg)

Quindi secondo me non c'è un archetipo del fumatore,è sempre stato una persona comune,che vive la sua vita facendosi la sua padellata di cavoli suoi quaotidiana, in più fuma la pipa.
Sicuramente ci sono le eccezioni e se continuano a diminuire,poi, saranno da classificare fra i nostalgici,speriamo più tardi possibile.

Che tabacco avrà fumato il colonnello Mortimer??,qualcuno avrà avuto il coraggio di chiederglielo? 8O  :D  :D
Titolo: Il fumatore di pipa
Inserito da: DoctorPipe - 16 Gennaio 2009, 11:37:43
Citazione da: "Cristiano"
quello stupidotto e altero che stigmatizzò Turchetto.

scusa l'ignoranza...di chi stai parlando?
Titolo: Il fumatore di pipa
Inserito da: Cristiano - 18 Gennaio 2009, 10:57:14
Turchetto scrisse, per Amici della Pipa, un prezioso libretto, ove, oltre a fornire dati di rara competenza tecnica, demolì l'immagine del fumatore snob, sempre in cerca della gran marca e della fiamma.
Titolo: Il fumatore di pipa
Inserito da: DoctorPipe - 19 Gennaio 2009, 10:14:26
Citazione da: "coureur-des-bois"
Parafrasando Wilde, si potrebbe dire che il fumatore di pipa  è quella persona che attraversa Londra da un capo all'altro della città, senza essere notato.
Bernardo

Sfortunatamente non credo sia più possibile, almeno qui alle mie latitudini.
Non passa volta che io me ne vada per la città con la pipa che non sia oggetto non solo di sguardi curiosi, ma addirittura di commenti ad alta voce, specie di bambini:
"Guarda, mamma, uno colla pipa. Sai, non l'avevo mai vista una pipa".
E le ragazzine:
"Guarda, la pipa, che figata".
E non credo proprio che ad attirare lo sguardo su di me siano altri elementi, quali l'innata eleganza, la beltade e non ultima l'aureola di santità sul capo, visto che non credo di avere nessuna delle tre.

 :D
Titolo: Il fumatore di pipa
Inserito da: coureur-des-bois - 19 Gennaio 2009, 10:20:32
Purtroppo le ragazzine, non sono più pane per i miei denti e farei la figura del vecchio bavoso oltrechè rischiare la galera! :lol:  :lol:
Bernardo
Titolo: Il fumatore di pipa
Inserito da: mificrozet - 19 Gennaio 2009, 11:13:55
Le ragazzine, per fortuna hanno le mamme, le quali devo dire, non hanno reazioni diverse.

 :lol:  :lol:  :lol:
Titolo: Il fumatore di pipa
Inserito da: coureur-des-bois - 19 Gennaio 2009, 13:49:17
Ormai vado verso le nonne, se proprio dice bene, mi può toccare qualche zia!  :lol:
Bernardo
Titolo: Il fumatore di pipa
Inserito da: pshyco - 19 Gennaio 2009, 14:39:49
Salve giovani,

per ritornare in tema penso che il fumatore sia uno qualunque......un tipo, forse, non amante del kaos kiassoso!!!!!!!!!

Saluti
Titolo: Il fumatore di pipa
Inserito da: Aqualong - 19 Gennaio 2009, 14:43:56
Citazione da: "coureur-des-bois"
Ormai vado verso le nonne, se proprio dice bene, mi può toccare qualche zia!  :lol:
Bernardo


Mi ricorda Salvatore Samperi ,"Grazie Zia"
:D  :D  :D
Titolo: Il fumatore di pipa
Inserito da: coureur-des-bois - 19 Gennaio 2009, 15:16:39
Eh... pensa che quella super gnocca di Lisa Gastoni, dovrebbe andare per i settantacinque. Comunque le belle donne, restano sempre tali.
Bernardo
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: ismaele - 30 Marzo 2009, 17:46:53
Mi piacerebbe che il fumatore di pipa tornasse ad essere ciò che era un tempo: uno che fuma la pipa, senza avverbi e/o aggettivi. Detesto gli snobismi, ma oggidì è quasi inevitabile fumando la pipa non passare per snob: perché? Perché siamo sempre in meno a farlo e a me non piace essere guardato come una bestia rara...
Detto questo, se le donne mi guardano facciano pure, io non posso impedirlo!
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: rais - 19 Dicembre 2012, 09:07:18
Turchetto scrisse, per Amici della Pipa, un prezioso libretto, ove, oltre a fornire dati di rara competenza tecnica, demolì l'immagine del fumatore snob, sempre in cerca della gran marca e della fiamma.

Quelli che oggi giorno frequentano i social network fumolentosi dovrebbere leggere quel "prezioso libretto" ce ne fossero di Turchetto in giro che ben vengano.
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 19 Dicembre 2012, 11:34:36
Visto che si parla di FUMATORI DI PIPA.
In giro, su internet, vi sono larghe carrellate d'immagini di fumatori di Pipa famosi, o più o meno famosi, oppure meno famosi ma comunque
persone notoriamente importanti, artisti, attori, scrittori, registi, scenziati, politici ecc ecc.....
....ma c'è un ma...ma c'è un ma.
Sono quasi tutte, al novanta per cento, immagini datate, appartengono a fumatori di pipa di un passato più o meno lontano o, di un passato recente ma, pur sempre di persone non presenti tra noi oggi, per lo più gente già persa, defunta, alla luce di ciò, oggi, quali fumatori di pipa famosi, importanti, illustri, o solo noti, possiamo ancor annoverare tra le fila dei fumatori di Pipa ?
Potete scrivere qui i loro nomi e...magari se avete immagini postare ?
Ripeto, persone ancor in vita oggi, non solo persone anziane, meglio se non lo siano, questo per capire se in effetti la pipa ha conquistato giovani o, perso un certo uso, fascino, abitudine ecc anche nella fascia di fumatori di un certo tipo, diciamo illustri o famosi ma, anche solo per contare e , sapere quali essi siano.

Io dico, tra gli anziani Bauman, noto filosofo e...ancor più Sociologo.
Poi aggiungo Marco Paolini, scrittore, regista, attore cinematografico ancor più però, attore di teatro.
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: Aqualong - 19 Dicembre 2012, 12:29:06
(http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcR-nsLxWoHRxXoAiDPGG93gFsicIiKFZnjGsCZkqgElJzVUr__hdT3Z3Dx-)

Elio ad xfactor di un paio di anni fa, aveva una bellissima pipa in mano,corbezzolo,bocchino in corno e l'ha maneggiata per tutte le puntate,in tv non poteva fumarla. 8)
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: toscano f.e. - 19 Dicembre 2012, 12:34:47
http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=HCTJeT2i9QU

film fantastico, video fantastico e anneso fumatore di pipa
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: rais - 19 Dicembre 2012, 12:46:35
Io penso che non saremo famosi, solitamente i personaggi famosi spesso non sono costanti (vedi il compianto Gianni Brera che fumava di tutto), ma "veri" fumatori di pipa si trovano in questo forum.
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 19 Dicembre 2012, 14:21:51
Si Rais, dici bene, molti fumatori famosi non sono fumatori di Pipa veri, in quanto hanno usato in passato l'oggetto pipa e, la moda del fumo,
solo per darsi un tono, erano fumatori di passaggio, hanno smesso presto se non subito, almeno con  la pipa.
Beh secondo me, Gianni Brera, di cui hanno guarda caso parlato bene ed, a lungo, su un notiziario fininvest oggi ad ora di pranzo, era un grande fumatore di sigari e pipa, più sigari che pipa, toscano. Un uomo che amava le cose belle e, che amava vivere in modo viscerale totale, il buon bere, il fumare, il buon mangiare, le idee radicali e personali sulla vita, la poesia e letteratura ecc...veniva da un altra epoca, quella in cui, spesso, distinzione tra bello e quantità non si faceva, spesso il buon andava a braccietto con il tanto, epoche in cui, una persona per sentirsi parte del proprio mondo doveva immergersi completamente in tale mondo, per cui spesso, un fumatore non era un semplice degustatore ma, un gran fumatore, sempre con il sigaro o la pipa in bocca...o quasi sempre, era parte della vita, un tutt'uono.
La vita del passato, non era come la nostra , spezzettata, rotta, una serie di rette che vanno in direzzioni spesso diverse tra loro o, si intresecano ecc...ma era un cerchio, una continuità, un senso nel divenire continuo, il fumatore fumava e tanto, altrimenti non era un fumatore, credo che in passato questa era la logia di vita, dell'essere fumatore.

Qui ci sono i veri fumatori di Pipa e, sigaro, almeno per me questo è scontato.

Il fatto però è che, desideravo capire, leggendo nomi e cognomi e, magari osservando immagini, chi fossero i nuovi giovani fumatori di pipa
da annoverare tra le genti a noi più note, famosi o per via di diventarlo, artisti o filosofi o sociologhi, psicologi, politici e sindacalisti, registi,
attori e pittori e via via via discorrendo.....
...perchè Bauman ha una certa età, non so quanto ancora sarà tra noi, gli auguri tanti lustri ancora ma, ha la sua bella età ed in fine non appartiene certo ad una concezzione moderna del fumo e, della pipa, ad una educazione moderna legata all'uso della stessa pipa ecc....in somma, un altra epoca.

Ecco , io a parte Paolini non riesco a scorgere altre figure.

Si, Elio lo avevo notato con in mano una pipa assai originale, almeno quasi quanto lo è lui, ma il fatto è che vedere una persona con la pipa
in mano non fa di lui un fumatore abituale....specie quando il personaggio è assai originale, però spero che anche Elio sia davvero uno dei nostri.

Ma poi ...altri ?

Avevo sentito in giro che, forse anche Castellitto fumasse la pipa...ma è vero ?

Ne conoscete di altri ?
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: rais - 19 Dicembre 2012, 14:28:35
Beh secondo me, Gianni Brera, di cui hanno guarda caso parlato bene ed, a lungo, su un notiziario fininvest oggi ad ora di pranzo, era un grande fumatore di sigari e pipa, più sigari che pipa, toscano.

anche e sopratutto sigarette  :'(

Vittorio Feltri e l'attore che presenta l'acqua Ferrarelle (Rossi mi pare); mentre Pino Insegno e Roberto Vecchioni fumano toscani
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 19 Dicembre 2012, 14:54:15
Vecchioni lo sapevo.

Pino Insegno no, non me lo aspettavo da Pino che....se fa così !?
eehh iihhh aaahh  ;D

Ahhh è vero Ferltri fuma la pipa, verissimo, ne ho viste nelle sue mani 2 molto belle e di stile classico....me lo aspettavo, Feltri ci tiene molto alla sua etichetta very English, vestito sempre in abiti dallo stile impeccabilmente old Inglish, occhiali, scarpe, e pipa..tutto impeccabilmente very old style english.
Chissà che tabacco fuma.

Rossi fuma la pipa ? non so neppure chi sia sto Rossi. Mi fermo a Vasco Rossi, Paolo Rossi, Valentino Rossi..più in la non vado eehh iihh.
Ma chi è sto Rossi  ?
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: toscano f.e. - 19 Dicembre 2012, 15:12:07
c'è uno che partecipa spesso alle trasmissioni di marzullo, mi pare si chiami la porta o della porta ora non ricordo, che fino a qualche tempo fa sfoggiava in trasmissione bellissime pipe. forse ora non è più consentito, nemmeno spente.
fra i fumatori di toscano mi vengono in mente bersani e montesano

ah pure bossi
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: rais - 19 Dicembre 2012, 15:13:57
Beh secondo me, Gianni Brera, di cui hanno guarda caso parlato bene ed, a lungo, su un notiziario fininvest oggi ad ora di pranzo, era un grande fumatore di sigari e pipa, più sigari che pipa, toscano.

anche e sopratutto sigarette  :'(

Vittorio Feltri e l'attore che presenta l'acqua Ferrarelle (Rossi mi pare); mentre Pino Insegno e Roberto Vecchioni fumano toscani

Feltri fuma dunhill
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 19 Dicembre 2012, 15:30:48
Eeeteparevaa se Feltri, Signore qual'è e, fissato con lo stile old english non fumasse Dunhill....eehh iiihhh
comunque beato lui che può  ;)

ahhh sì è vero, Montesano e Bossi, Bersani fumano il sigaro....e tra i politici ora mi viene in mente il fratello di La Russa, eletto alla
Regione Lombardia che, fuma la pipa.
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: mificrozet - 19 Dicembre 2012, 17:14:51
Nell'etere Roma il Venerdì sera ed il Lunedì sera si può incontrare una trasmissione televisiva di gran successo locale, la Signora in Giallorosso, ospite fisso il giornalista Gianfranco Giubilo che sempre tiene in mano una pipa, oltre questo comunque le sue disquisizioni sono altamente opinabili.

(http://www.lasignoraingiallorosso.it/wp-content/uploads/2010/04/Gianfranco-Giubilo.jpg)
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 20 Dicembre 2012, 10:09:47
Qui a Milano non arrivaaaaa,...non se vede sta roba dalle mie parti, la nebbia blocca prima il segnale   ;D

Ma qualche altro nome ?...forza forza daii su, fate uno sforzo trovate altri personaggi contemporanei forzzaaa :)
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 20 Dicembre 2012, 13:14:40
Uffaa whe, qui mi tocca far tutto da me !!!    >:(

Allora, tra i giovani più o, meno famosi fumatori di pipa, ci saebbe il giornalista e scrittore Marcello Veneziani, classe 1955.
Barese e laureato in filosofia. Inizio la carriera come giornalista nel quotidiano il Tempo.
Ritenuto uno degli intellettuali di destra o, centro destra. Ga colaborato con il Giornale, il Secolo d'Italie e l'espresso, Panorama il
mattino ecc ecc....a mio avviso più che di centro destra è un intellettuale di estrema destra.

Altro più o meno noto fumatore di pipa è il giornalista e politico :
Renato Farina (Desio, 10 novembre 1954) è un politico e scrittore italiano.
Ex giornalista, deputato (eletto alla Camera nel 2008 nelle liste del PDL) e scrittore, ha ammesso di aver collaborato, quando era vicedirettore di Libero, con i Servizi segreti italiani, fornendo informazioni e pubblicando notizie false in cambio di denaro. La legge numero 801 del 1977 fa divieto ai giornalisti professionisti di intrattenere rapporti con i Servizi e per questo motivo è stato radiato dall'Ordine dei Giornalisti. In seguito la Corte di Cassazione ha annullato tale provvedimento, poiché Farina si era già dimesso dall'Ordine quando ne fu radiato. Attualmente lavora come opinionista di Libero.

Voi ne conoscete altri di fumatori di pipa noti , in vita ?
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: toscano f.e. - 20 Dicembre 2012, 13:25:57
c'era un politico del governo prodi, ma non ne sono sicuro, che fumava la pipa.
non so se è ancora vivente e non mi ricordo il nome, uno con una barbetta.
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 20 Dicembre 2012, 14:19:32
...hhmm mmmm  ???   :-X
hmmm mmm con la barbetta ??...non ricordo.

Però mi ricordo ora, grazie a te, colpo di fulmine, che nel governo Prodi e, attualmente mobilita fra le schiere del PD, vi è un noto ex
sindacalista e, attuale politico in area Bindi "credo", trattasi di Marini. Egli ha sempre fumato la pipa. Ma ha una sua bella età, appartiene un po ad un altra generazione di fumatori quasi, estinta, comunque essendo ancor tra noi, merita la citazione.
Chissà cosa fuma e, in che pipe .....
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: rais - 20 Dicembre 2012, 14:28:28
non la fuma la tiene solo in mano e la poggia di tanto in tanto sulle labbra, forse prima la fumava non saprei
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: toscano f.e. - 20 Dicembre 2012, 14:37:36
si
Marini, vero!!!!!!!!!!!!!
fra l'altro è pure mio corregionale.
a me pare che la succhi come un lecca lecca, ma qualche volta gli ho visto pure una dunhill.

eccoooooooooo il tizio era flick
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: toscano f.e. - 20 Dicembre 2012, 14:47:05
vi presento Giovanni Maria Flick, ministro della giustizia nel governo Prodi e presidernte della corte costituzionale, insomma un pezzo da 180.
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: bekkaccia - 20 Dicembre 2012, 15:08:10
ci vorrebbe un innesto a flock!!
 ;D
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: toscano f.e. - 20 Dicembre 2012, 15:21:34
un mito, l'uomo del tonno
 ;D
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: toscano f.e. - 20 Dicembre 2012, 15:24:08
e questo? lo sapevate?
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: mificrozet - 20 Dicembre 2012, 15:38:12
C'è di peggio ...

(http://www.byoblu.com/image.axd?picture=/BerlusconiPipa.jpg)
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 20 Dicembre 2012, 15:39:42
Che Mr. Terminetro fumassa la pipa non lo sapevo, e non ne sono ancora sicuro che la fumi mah...però più di una volta si è visto
in foto con il sigaro.

L'uomo del tonno credo sia deceduto....ma fumava davvero la pipa ? mah...

Marini tiene in bocca la pipa solo come ciucciotto ?....questa non me la aspettato proprio.

Che Berlusca fumi la pipa o, la fumasse beh ne dubito proprio.

L'ex ministro Flick ! è vero, me n'ero proprio dimenticato. Bene bene benee...
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: toscano f.e. - 20 Dicembre 2012, 15:40:37
a parte che per riconoscerlo sono dovuto andare su proprietà........................... è più bello adesso!!!!!!!!!!!!!
 ;D ;D ;D
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: toscano f.e. - 20 Dicembre 2012, 15:42:25
Che Mr. Terminetro fumassa la pipa non lo sapevo, e non ne sono ancora sicuro che la fumi mah...però più di una volta si è visto
in foto con il sigaro.

L'uomo del tonno credo sia deceduto....ma fumava davvero la pipa ? mah...

Marini tiene in bocca la pipa solo come ciucciotto ?....questa non me la aspettato proprio.

L'ex ministro Flick ! è vero, me n'ero proprio dimenticato. Bene bene benee...


quella foto l'ho pescata su un blog americano di fumatori di pipa famosi, quindi dovrebbe essere vero.
del sigaro me lo hai fatto ricordare tu
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 20 Dicembre 2012, 15:47:03
anche su, Fumare la Pipa e, l' Accademia del fumo lento c'è la foto qui postata di Berlusca e, pure di Mr terminetor,
in questo non siamo stati più bravi di loro eeh iihhh aahh..
Però li abbiamo superati perchè da loro non c'è alcuna menzione e foto del ex ministro Flick ne di quelli da me citati.
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: mificrozet - 20 Dicembre 2012, 16:18:26
Bah ... c'è anche di meglio, non sarà famosa ma chissene !

 ;D ;D ;D

(http://www.legiopraetoria.it/Archivio/2006/05_Maggio/Immagini0506/ladyyyyy1.jpg)
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: rais - 20 Dicembre 2012, 16:35:14
BELLISSIMA !!!!!!!!!!!!!!!!!  :o :o :o :o :o
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 20 Dicembre 2012, 17:06:41
no no questa qui è famosissimaaaaa   ;D
da oggi sarà famossissimissimaaa...ppuuffff che gnocca  :P :P
bella bella lè propri belaaa   ::)
Olandese ?
hmm mmm...un giretto in terre nordiche io me lo farei più che volentieri. ;D



....ma no ma no sempre a pensar male, io parlavo della pipetta che fuma la signorina ;)
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: Giala - 20 Dicembre 2012, 17:27:43
Direi razza frisona...
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: toscano f.e. - 22 Dicembre 2012, 10:40:22
anche maurizio mannoni TG3 è un fumatore di pipa e pare pure accanito ma non riesco a trovare una foto.
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 23 Dicembre 2012, 20:26:08
Questa è una bella notizia, M. Mannoni giornalista fumatore di pipa  !!!...bene bene...bravo tosco io non lo sapevo e sono giorni che faccio ricerche su internet.
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 27 Dicembre 2012, 15:58:12
WILLIAM SHIRER

Storico

Altro importante, più o meno famoso fumatore di pipa è stato lo storico William Shirer, deceduto nel 1993 a 89 anni.
E' stato lo storico del terzo Reich, visse durante le due guerre e fu testimone diretto del terzo Rich, importanti
furono i suoi libri di storia. Poco piu' che trentenne si trovo' a Berlino come reporter. Visse i giorni del Patto di Monaco e della vigilia bellica quasi da ostaggio. I suoi diari ne fecero uno dei piu' significativi storici del nostro tempo.
Fù un grande fumatore di pipa, e dire che visse quasi fino a 90 anni, della serie fumare la pipa fa male.
L'altra sera su Rai storia passò un documentario interessante sul terzo Raich in cui, venne
a lungo intervistato Shirer, aveva sempre la pipa in mano o, in bocca, tutto molto interessante.
Ho perso una foto in cui era ritratto con la pipa in mano, se riesco la recupero e ne cerco altre, posto.
Ahh ecco...trovate.
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 27 Dicembre 2012, 15:58:56
ed ancora...
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: Aqualong - 29 Dicembre 2012, 01:41:05
Per favore non ci dimentichiamo...
(http://i872.photobucket.com/albums/ab286/pstlpkr/sculpture%20vs%20painting/IanAnderson.jpg)
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: Aqualong - 29 Dicembre 2012, 01:48:35
Ci sono anche i suoi cugini....

(http://i748.photobucket.com/albums/xx130/jcosmoasp/Albert_King.jpg)
(http://elwoodb.free.fr/Video/Blues/pics/DonaldDunn.jpg)
(http://i872.photobucket.com/albums/ab286/pstlpkr/sculpture%20vs%20painting/StevieRayVaughn.jpg)
(http://i45.photobucket.com/albums/f77/BronxBriar/MY%20WORLD%20OF%20PIPES/segovia.jpg)
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: Aqualong - 29 Dicembre 2012, 01:58:21
C'era quello che fumava le Crosby....
(http://rubbercityreview.com/wp-content/uploads/2012/12/Bing-Crosby-pipe-877x1024.jpg)
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 29 Dicembre 2012, 19:05:14
Non sapevo che il Pifferaio Magico il mitico Ian Anderson fumasse la pipa....quando ero giovane avevo tutti i suoi dischi in venile famosa la sua Aqualang. ...Ricordo che disegnai una maglietta riproducendo perfettamente una copertina dei loro dischi raffigurante un mare in tempesta una nave vichinga e una scritta jetro tull....la indossai ad un loro concerto.

Ma che fumasse la pipa non lo sapevo. Ma poi....è ancora vivo e, fuma ancora  ?
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: Aqualong - 29 Dicembre 2012, 19:25:30
E' ancora vivo e fuma di tutto, anche il tritolo.
Fa ancora concerti e capita spesso in Italia,ha cambiato 4 o 5 volte gli elementi del suo gruppo,senza nessun calo di qualità,
è sempre in movimento come da giovane e sulla scena sempre di fuori  come un terrazzo. 8)
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 29 Dicembre 2012, 22:44:18
Ian Anderson era un mito. ...Con quel suo modo di suonare il flauto traverso in piedi su una gamba sola...quando gli senti suonare la Gazza Ladra ad intro di una loro canzone rock rimasi a bocca aperta mi cadde la mascella ahhh un mito che artista.
Sono contento che fumi ancora la pipa e che si mantenga giovane e fedele come sempre a se stesso un mito
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: toscano f.e. - 30 Dicembre 2012, 13:56:54
visto che oggi ricorre il decennale dalla scomparsa, vorrei ricordare giorgio gaber, altro fumatore di pipa.
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: Giala - 30 Dicembre 2012, 14:05:06
visto che oggi ricorre il decennale dalla scomparsa, vorrei ricordare giorgio gaber, altro fumatore di pipa.

http://josephcrusejohnson.blogspot.it/2009/04/giorgio-gaber.html
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 14 Gennaio 2013, 18:11:42
Bill Tilman :

Harold William Bill Tilman (Wallasey, 14 febbraio 1898 – disperso nell'Oceano Atlantico, 1977) è stato un alpinista ed esploratore britannico.
Nato nella contea del Cheshire, in Inghilterra, da una benestante famiglia di mercanti, può senza difficoltà essere definito l'ultimo vero esploratore ed eroe romantico nel senso più ottocentesco del termine. Ancor prima di compiere 18 anni fece carte false per partecipare alla Prima guerra mondiale, riuscì ad arruolarsi nella Royal Artillery e fu mandato a combattere sulla Somme. Sopravvisse oltre due anni in una zona dove la speranza di vita media non superava i dieci giorni, guadagnando due Military Cross per coraggio in azione.
 
Dopo la guerra cercò il romanticismo in Africa e divenne piantatore di caffè, ma senza molto entusiasmo, e presto l'unica ragione per restare nelle colonie africane di Sua Maestà Britannica divennero le montagne. Insieme ad Eric Shipton, con il quale formerà una delle più famose coppie d'alpinisti nella storia di questo sport, scalarono il Monte Kenya, nel 1929, il Kilimangiaro e il Ruwenzori. Alla fine della sua esperienza nel continente nero, non particolarmente felice di tornare a casa in aereo o in nave, pensò bene che sarebbe stato più interessante attraversare il continente in bicicletta e imbarcarsi sulla costa occidentale.
 
Negli anni trenta la coppia Shipton-Tilman divenne presto la punta di diamante nelle esplorazioni coordinate dalle Società Reali inglesi. Nel 1934 la coppia scoprì la via d'accesso al Nanda Devi, 7434 metri, che Tilman conquistò senza ossigeno insieme a Neal Odell nel 1936. La spedizione, costruita sul modello amundseniano di esplorazione, ovvero favorendo rapidità e leggerezza, in netto contrasto dalle infinite colonne di portatori usate spesso ancora oggi, portò gli inglesi sulla vetta più alta conquistata dall'uomo fino al 1950.
Grazie alla meritata fama, Tilman fu incaricato di organizzare il primo serio tentativo di conquistare l'Everest dopo la sfortunata spedizione di George Mallory del 1924. Nel 1938 la spedizione giunse, senza l'aiuto dell'ossigeno, fino a circa 8150 metri.
L'arrivo della seconda guerra mondiale impedì agli inglesi e a Tilman di organizzare quella che probabilmente sarebbe stata la conquista della montagna, dal momento che la spedizione del 1938 fornì le informazioni geografiche e climatiche necessarie per un attacco definitivo. Tilman, manco a dirlo, si arruolò di nuovo volontario, combattendo come ufficiale di collegamento dietro alle linee nemiche in Albania, Jugoslavia e nel Veneto, insieme ai partigiani (per un periodo fu nella Brigata Garibaldina Antonio Gramsci), a Feltre, meritando la cittadinanza onoraria di Belluno.
Il suo racconto della vita partigiana e degli eventi di quegli anni difficili è descritto con vivida trasparenza e con una buona dose di humour inglese.
Negli anni immediatamente successivi alla guerra Tilman, resosi conto dei limiti fisici portati dall'età, smise di partecipare alle spedizioni d'alta quota per dedicarsi a lunghe campagne d'esplorazione negli angoli più remoti dell'Asia. Pakistan, Xinjihang, Kirghizistan, Tibet, Karakorum e Nepal furono il teatro di strenue marce e lunghi viaggi, frutto d'insaziabile curiosità.
 
I racconti degli anni dal Kenya all'Asia sono raccolti nel volume The Seven Mountain Exploration Books. Già dai primi volumi di questa raccolta risalta uno stile scorrevole ma notevolmente evoluto e ricco, che hanno fatto di Tilman uno dei più grandi scrittori di libri di viaggio del secolo. Le citazioni dalle sue righe potrebbero riempire un'interessante raccolta. Tra le altre citazioni:
 
«L'avversione per i sentieri battuti è prova di un intelletto indipendente, anche se tale indipendenza può a volte rivelarsi molto cara»,
 
«Viaggiare nella direzione sbagliata è probabilmente meglio che seguire le proprie orme».
 
Verso la fine degli anni cinquanta, in un periodo della vita in cui molti appendono i sogni e gli scarponi al chiodo, Tilman, quasi sessantenne, si rese conto che esistevano ancora molte montagne ancora vergini, anche se non eccessivamente alte, e terre inesplorate, solo che si concentravano in luoghi particolarmente inaccessibili: Patagonia, Antartide, Groenlandia, Pacifico meridionale. Ecco che un uomo mai stato in mare decide di acquistare una barca, particolarmente robusta, e partire, senza alcuno sponsor e aiuto di organizzazioni esterne, all'esplorazione di vette e terre che solo un certo Lord inglese, il quale definì il Sahara come "un suolo molto leggero" avrebbe potuto considerare semplicemente come "difficilmente accessibili".
 
Memorabile la sua prima spedizione, che si estese tra il 1958 e il 1959. Raccolse i partecipanti tramite un annuncio sul 'Times' che divenne in seguito un suo marchio di fabbrica "Cercasi marinai (uomini) per un lungo viaggio in mare. Nessuna paga, nessuna ambizione, non troppo comfort". L'avventuroso gruppo di sei "vittime" così raccolte si imbarcò sul 'Mischief', una barca-pilota in servizio al porto di Bristol dal 1906, partì dall'Inghilterra meridionale e giunse in Patagonia dopo aver fatto scalo alle Canarie e in Uruguay. Da Punta Arenas, dopo un breve scalo tecnico per riparare il motore, Tilman percorse lo stretto di Magellano e si introdusse nell'Estero Peel, il fiordo più lungo e meno conosciuto dei tanti che penetrano nel versante occidentale delle Ande.
 
Qui lasciò la barca all'equipaggio e insieme a due compagni compì la prima traversata nei due sensi della sterminata Calotta Glaciale Patagonica, ritornò alla barca e tornò in Inghilterra via Panamá, dopo aver percorso complessivamente circa 20 mila miglia in mare. Da quel momento in poi Tilman organizzò una spedizione di simile calibro ogni 1-2 anni, portando Mischief e le sue diverse squadre di "vittime", più o meno entusiaste della naturale spartanità militare del loro capitano, in Antartide, intorno all'Africa, alle isole Kerguelen, alle Spitzbergen, in Groenlandia oltre sei volte, sull'isola di Baffin e in varie isole che tuttora oggi pochi conoscono. In Groenlandia perse 'Mischief', che sostituì prima con 'Sea Breeze' poi con 'Baroque', entrambe gemelle della prima.
Da notare che nessuna donna ha mai navigato sulla sua barca né incrociato i suoi sentieri, sia nel mondo che nella vita. Tra le sue massime favorite
«Sono certo che una donna potrebbe essere un ottimo membro di un equipaggio, ma io non verrò mai trascinato in un atto di follia. Perché se è dubbio il fatto che la discordia venga dell'opera di Dio, è fatto certo che sia distribuita dalle donne»
Nel 1977, a quasi 80 anni, fu invitato a capitanare una grossa barca per una spedizione in Antartide, accettò ma durante la seconda tappa della traversata, tra Rio de Janeiro e Stanley, nelle isole Falkland, la nave scomparve il 1 novembre 1977 e non si ebbe più notizia di nessun membro dell'equipaggio. Secondo il Royal Geographical Society venne dichiarato morto nel 1979.
Per onorare la partecipazione alla lotta di Liberazione nazionale del maggiore inglese e l'attività di alpinista internazionale di Tilman il CAI di Asiago e di Falcade gli hanno dedicato un sentiero, l'alta via Tilman, che collega l'Altipiano di Asiago a Falcade. Nel punto di partenza di Falcade gli è stato dedicato anche un bassorilievo in bronzo, opera dello scultore Franco Murer.

FUMATORE DI PIPA DI SEGUITO VEDESI IMMAGINI
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 14 Gennaio 2013, 18:13:48
ancora
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 14 Gennaio 2013, 18:28:53
DomandaaaAAAAAA...

Ma voi sapete quali miscele fumassero, nelle loro amate pipe, i noti bravi artisti, politici , sndacalisti, musicisti, sportivi , attori ecc ecc....postati e, non postati nelle nostre pagine ?
Io solo di pochi so cosa fumassero, Pertini, Bearzot, Tolkien, Simenon ecc...ma per lo più di altri non so nulla.
Mi dite qualcosa in merito ?....
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: rais - 14 Gennaio 2013, 18:32:03
Luciano Lama fumava Balkan bianco e Italia in parti uguali e teneva il tabacco nella tasca della giacca sfuso.
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 14 Gennaio 2013, 21:38:51
Io di Luciano Lama ero al corrente che si dicesse fumasse solo in Peterson System. Sempre un unica stessa pipa che fumava fino alla sua morte ed, essendo egli un grande fumatore non posso non credere al fatto che la sua pipa durasse poco, anche perchè credo non fosse un maniaco della cura della pipa, tutt'altro, morta la stessa per troppo uso ne comprava una identica e, ricominciava. Ero al corrente che si dicesse che, tenesse tabacco sfuso nella tasca della giacca e, che caricasse spesso la pipa infilando la stessa nella tasca, a modi pesca. Ma sapevo anche che girasse la voce che, non avesse un tabacco abituale ma, che fumasse un po di tutto, senza particolari preferenze.
Se quel che mi dici è vero beh, mi hai dato una notizia nuova che in parte, cambia la visione che avevo di Lama. Il Balkan Bianco era un signor
tabacco, tagliato con italia un signor tabaccone.
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: toscano f.e. - 15 Gennaio 2013, 09:57:22
ora che rais lo ha detto anche a me è tornato in mente del balkan bianco di lama.
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 21 Gennaio 2013, 10:04:01
GIOVANNI PELLEGRINO

Ho scovato un altro più o, meno, noto fumatore di pipa. A dire il vero non ero a conoscenza nella della sua persona ne di altro che, riguardasse
la sua figura istituzzionale e, politica.
Parlo di Givanni Pellegrino, Presidente Commissioni Stragi. Si occupò e, credo se ne occupi ancora, del famoso caso Aldo Moro.
Rapimento ( con la morte dei 5 poliziotti di scorta ) , detenzione, ritrovamento del corpo esanime dello statista democristiano e, tutte le future
indagi che seguirono per mettere o, cercare di mettere luce.
Ieri sera, ho seguito in televisione uno speciale sulla morte e, sui funerali di Prospero Gallinari, famoso fondatore con Renzato Curcio e, Mario
Moretti della Br, Gallinari fù fondatore della Colonna Romana, si definiva il capo militare delle Br. Il programma che avrebbe dovuto
essere incentrato su Prospero Gallinari e, sui funerali ai cuali pare, abbiano aderito vecchi compagni d'arme e, affezionati e/o nostaligici ha, smosso nuovamente le acque intorno agli anni bui di quei famosi 1970/80. Dico avrebbe dovuto poichè il programma, a mio avviso, è andato
in vacca, poco tempo per sviscerare argomenti, troppi argomenti sul tavolo, e troppi argomenti sorti senza prima essersi preparati a dovere,
peccato perchè l'argomento avrebbe meritato più vasta platea su ben più importanti retitelevisiive e, più tempo per trattare il tutto,
in ogni modo si è avuto modo di capire che, molto ancora giace nel buio delle vicende legate alle cose delle Br, specie il sequestro Moro.
In questo programma ho potuto conoscere, televisivamente parlando di tale Giovanni Pellegrino Presidente Commisioni Stragi e, ho notato
che per tutta la serata giocherellava con una pipa, senza mia accenderla, credo fosse seduto comodo su una poltrona in pelle a casa sua, per
tanto ha potuto tenere in mano una pipa, e credo che avrebbe potuto accenderla e fumarla....comunque ho pensato di fare una breve ricerca
su Tale Pellegrino e, postare di seguito notizie e, immagini della sua persona con pipa.
Un nuovo affezionato tra le nostre file di amanti delle pipe.
Di seguito immagine.
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 21 Gennaio 2013, 10:13:39
Altre brevi notizie su Giovanni Pellegrino : ( quanto segue è del 2009/2010 )
Giovanni Pellegrino (Lecce, 4 gennaio 1939) è un politico italiano.

Sposato, due figli, laureato in Giurisprudenza, avvocato amministrativista, è stato senatore della Repubblica dal 1990 al 2001, presidente della Commissione bicamerale d'inchiesta sulle stragi, della Giunta elezioni e immunità parlamentari e membro della Commissione Bicamerale sulla riforma istituzionale.
 
Esponente dei Democratici di Sinistra, fu eletto Presidente della Provincia di Lecce nel turno elettorale del 2004 (elezioni del 12 e 13 giugno), raccogliendo il 51,8% dei voti in rappresentanza di una coalizione di centrosinistra e battendo il candidato della Casa delle Libertà Raffaele Baldassarre.
 
Era sostenuto, in Consiglio provinciale, da una maggioranza costituita da DS, Margherita. SDI, Lista Pellegrino per il Salento, UDEUR, PRC, Unità Socialista, Verdi, Italia dei Valori, Comunisti Italiani.
 
Il mandato amministrativo è scaduto nel 2009 e Pellegrino non si è ricandidato.

Critico con il Pd. Invece molto vicino ad Io Sud, del quale ha apprezzato l'attività. Un inedito Giovanni Pellegrino, al fianco di Adriana Poli Bortone.
"Per uno di sinistra non sarebbe immaginabile l'adesione ad un movimento nato a destra". Parole di Giovanni Pellegrino, ex presidente della Provincia di Lecce. Si riferisce ad una sua ipotetica iscrizione ad Io Sud, movimento fondato da Adriana Poli Bortone. Ed è seduto lì, accanto a lei, ( vedi foto sopra postata e tagliata ) in qualità di legale però, per commentare assieme alla diretta interessata la sentenza del Consiglio di Stato (che ha confermato la decisione di Paolo Perrone, sindaco di Lecce, di estromettere dalla Giunta la Poli ed i due assessori di Io Sud, Severo Martini e Luciano Battista). Ma non si limita, Pellegrino, a commentare la sentenza. Subito il discorso cade sull'attività di Io Sud, e su come stia portando avanti la propria attività in maniera seria e costruttiva. "A Lecce le cose si decidono tra pochi intimi – dice – e il movimento di Adriana Poli Bortone ha avuto il merito di opporsi a tutto questo. Finché Io Sud continuerà a farlo – aggiunge – io sarò al suo fianco perché questo, per me, non è un territorio nemico. Qui mi sento a mio agio. Il Pd - conclude – continua a peccare di critica a questo tentativo: un silenzio davvero assordante".
 Parole dure e forse inaspettate. Poi l'avvocato continua, dichiarando – ma senza fare nomi – il proprio appoggio alla Poli nella battaglia contro l'egemonia del Pdl in Puglia. Senza fare nomi, ma è chiaro che il riferimento è a Raffaele Fitto, ministro per gli Affari regionali. Insomma, una battaglia comune contro un "nemico" comune. Senza tessere, questo è vero, ma senza troppi giri di parole.

Libri pubblicati da Pellegrino :
 La guerra civile, ISBN 88-17-00630-0 (Bur 2005)
 Segreto di Stato. La verità da Gladio al caso Moro (Einaudi 2000)
 Luci sulle stragi per la comprensione dell'eversione (Lupetti 1996)
 Cavallo Pazzo (Lupetti 1995)
 Il Processo Andreotti. Palermo chiama Roma (Lupetti 1995)

 
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 21 Gennaio 2013, 10:19:44
Ultime foto...purtroppo senza pipa annessa del Giovanni Pellegrino.
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 21 Gennaio 2013, 12:22:51
PELLIZZETTI

Oggi sono in forma, ecco trovato un altro fumatore di pipa.
Posto di seguito foto e breve cenni sulla di sua persona.

Pierfranco Pellizzetti

Saggista.

Di se dice : Sono nato  nel lontano 1947 in quel di Genova, dove ho fatto ritorno da un quinquennio dopo un lungo peregrinare, alla ricerca di radici che, con il passare degli anni, sono diventate sempre più importanti. Scoprendomi d’un tratto d’accordo con Simone Weil: "Il problema delle radici è che non te le puoi portare appresso". Borghese senza classe di appartenenza, liberale senza partito di riferimento, disperdo da sempre carte variegate su riviste e fogli della clandestinità.
Ogni tanto le raccolgo in libretti che qualche amico legge e – magari, proprio perché mi è amico – riesce pure a trovare di un qualche interesse (Lettere da Sant’Olcese, Politica e Organizzazione, La politica dopo la politica, Italia disorganizzata, La Quarta via una Sinistra vera dopo la catastrofe, Fenomenologia di Berlusconi, Liberista sarà lei! e, buon ultimo, Fenomenologia di Antonio Di Pietro).
Da qualche tempo sono uscito dal cono d’ombra scrivendo su testate “ufficiali”: Il Fatto Quotidiano, MicroMega, Critica Liberale… Ho vagabondato tra consulenza e insegnamento (attualmente sono docente di Politiche globali nella Facoltà di Scienza della formazione di Genova), sempre cercando di “vendere” le tecnologie relazionali e strategiche apprese dalla politica. Prima nella sinistra del Pli malagodiano, poi nel Pri e - in seguito ancora - nelle rappresentanze di categoria (ho fatto pure il piccolo imprenditore). Esperienze che presto mi hanno fatto maturare un giudizio critico, ormai moneta corrente: la politica quale l’abbiamo conosciuta è in profonda crisi. Eppure, senza di essa, siamo tutti spaventosamente disarmati. Da qui l’impegno nel dare un modesto contributo alla sua rifondazione, utilizzando gli altrettanto modesti mezzi a mia disposizione: qualche paradigma verificato sul campo e una certa praticaccia con la parola (scritta e orale).

Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 21 Gennaio 2013, 12:54:56
eee si proprio in forma sono.
Altra immagine, questa volta di una giovanissima attrice contemporanea, nota tra il pubblico dei ragazzi amanti del genere fantasy ecc..

Kristen Stewart.

Nota star,  protagonista del film Twilight.
La splendida bella è stata paparazzata sui gradini esterni di una casa con il fidanzato Michael Angarano intenta a fumare da una pipa. Ovviamente i Tabloid non hanno perso tempo a scrivere d'indecenza nel vizio del fumo lento, aggiungendo che sicuramente avrà
fumato qualche droga pesante.....ma, e se invece avesse solo fumato un semplice Dunhill ?...mah
comunque a voi la foto incriminata
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 22 Gennaio 2013, 11:37:46
BORISLAW GEREMEK

Proseguiamo con un altro fumatore di pipa illustre, che nobilita le nostre file, un grande fumatore per passione.

Haimè scomparso.

Borislaw Geremek, padre della democrazia europea.
(Varsavia, 6 marzo 1932 – Poznan, 13 luglio 2008) ( 76 anni )
Bronisław Geremek è stato un politico, storico e saggista polacco. Uno dei principali dirigenti di Solidarnosc durante gli anni '80, fu un importante consigliere politico di Lech Wałęsa. 
Imprigionato dopo il colpo di stato del Generale Wojciech Jaruzelski del 1981, divenne uno dei leader del movimento democratico polacco.
Dopo la democratizzazione della Polonia del 1989, fu eletto Deputato per 12 anni. Come consigliere di fiducia di Walesa, ebbe un ruolo di enorme rilievo nell'impostazione dei processi di transizione politica, sociale ed economica della Polonia degli anni '90.
Ministro degli Affari Esteri della Polonia tra il 1997 ed il 2000, fu eletto come eurodeputato nella sesta legislatura del Parlamento europeo (2004).
Durante il periodo 2006 - 2007 ebbe duri scontri politici con i due gemelli Lech e Jarosław Kaczyński, rispettivamente Presidente e Premier della Polonia, di ispirazione nazionalista.
È deceduto il 13 luglio 2008 in un incidente stradale vicino a Poznan, mentre si recava a Bruxelles presso una riunione del Parlamento
Europeo.

Di lui Gad Lerner tempo fa scrisse nel Luglio del 2008 :

Apprendo con dolore a Beirut della morte per incidente stradale di un uomo saggio e lungimirante: Borislaw Geremek, fondatore di Solidarnosc, tra gli artefici della democrazia polacca e i costruttori di un’Europa davvero unita.
 Lo piango pensando al nostro ultimo incontro, lunedi’ 16 giugno, quando abbiamo pranzato insieme alla Casa della Carita’ di Milano di don Virginio Colmegna. Dopo avere visitato la struttura, con la competenza dello storico che studia le vicende della poverta’ dal medioevo al tempo moderno, seduto a fumare la sua pipa nella biblioteca ci aveva anticipato il suo ultimo gesto di liberta’: votare al Parlamento europeo di Strasburgo contro la direttiva sui rimpatri forzati e il fermo prolungato a 18 mesi degli immigrati senza documenti. Cosi’ ha fatto, pochi giorni dopo, in disobbedienza all’indicazione favorevole del suo gruppo liberaldemocratico.
 Un gesto che gli rende onore, cosi’ come il rifiuto di sottoporre il suo curriculum vitae alla verifica dell’inquisizione anticomunista escogitata dai gemelli Kaczynski, lui che le galere comuniste le aveva purtroppo conosciute bene.
 A tavola ci aveva raccontato i suoi studi storici sull’arrivo dei primi zingari in Italia, nel XV secolo, su invito di un papa che aveva promesso loro indulgenza plenaria. Poi, nella conferenza organizzata dalla Fondazione Unidea e dalla Casa della Carita’, aveva manifestato la sua preoccupazione per la piu’ recente patologia della politica: leader che preferiscono la scorciatoia della seduzione alla fatica della persuasione, quando i cittadini sono chiamati a scelte razionali complesse. Temeva per il futuro dell’Europa dopo il no irlandese alla Costituzione, ma era ottimista sul lungo periodo. Citava in proposito la svolta liberale della sua Polonia dopo una parentesi reazionaria di pochi anni.
 Intellettuali come lui, Jacek Kuron e Adam Michnik, seppero unirsi a leader popolari come Lech Walesa per dare forma e sostanza alla transizione democratica post-comunista.
 Lo accompagni nel suo ultimo viaggio tutta la mia ammirazione.

Segue immagine
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 22 Gennaio 2013, 11:55:47
foto
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 22 Gennaio 2013, 12:06:36
HELMUT SCMIDT

Altro fumatore di Pipa illustre :

A dire il vero non so quanto fumasse la pipa, ho trovato solo una sua immagine con la pipa e, risale agli anni 70.

Helmut Heinrich Waldemar Schmidt :
Amburgo, 23 dicembre 1918) è un politico tedesco.
È stato cancelliere della Repubblica federale tedesca dal 6 maggio 1974 al 1 ottobre 1982.
Dopo aver partecipato al conflitto mondiale, divenuto membro del Partito Socialdemocratico tedesco nel 1946, fu parlamentare del Bundestag nel 1953-1962. Mantenne il ruolo di ministro della difesa della RFD nel 1969-1972, diventando nel 1972 ministro dell’Economia e delle Finanze. Nel 1974 subentrò a Willy Brandt alla guida del governo, venendo sostituito nel 1982 da Helmut Kohl per mezzo di una mozione di sfiducia costruttiva, utilizzata per la prima volta nella storia della Repubblica Federale Tedesca, che fu presentata dai suoi alleati della FDP in seguito a disaccordi in tema di politica economica e politica estera. Resse il paese per otto anni, durante un periodo segnato dal terrorismo (banda Baader-Meinhof), dalla guerra fredda che coinvolgeva la RFD e la vicina Repubblica Democratica, dal rafforzamento dell'integrazione europea e dalla crisi energetica che provocò forti fiammate inflazionistiche in tutto l'Occidente industrializzato, segnato anche dalla recessione.
Nato ad Amburgo da due insegnanti, ottenne nel 1937 il diploma di scuola superiore. Partecipò nelle forze armate alla seconda guerra mondiale, durante la quale sposò, nel 1942, Hannelore Glaser ("Loki"), da cui ebbe due figli. Si laureò in economia nel 1949, condividendo un'impostazione keynesiana moderata.
Dal 1946 fu membro del Partito Socialdemocratico Tedesco, poi presidente della Lega degli studenti socialisti tra il 1947 e il 1948. Assurse alla dirigenza del partito nel 1958, diventandone vicepresidente federale dal 1968 al 1984, collocandosi nell'ala moderata dell'SPD.
Membro del Bundestag per Amburgo dall'ottobre 1953 al gennaio 1962 e dall'ottobre 1965 al febbraio 1987, senatore (ministro) dell'Interno del Land di Amburgo dal dicembre 1961 al dicembre 1965 (dove si distinse durante l'alluvione del febbraio 1962), presidente del gruppo parlamentare SPD dal 1967 all'ottobre 1969, ministro della Difesa della RFT dall'ottobre 1969 al luglio 1972 (contribuendo a rinsaldare i rapporti con il Patto Atlantico e a riformare le forze armate), ministro delle Finanze della RFT dal luglio 1972 al maggio 1974
Successe nel 1974 a Willy Brandt, in seguito allo scandalo che aveva coinvolto il segretario dell'ex cancelliere Günter Guillaume, smascherato come spia della Germania Est. Nel 1976 vinse le elezioni federali formando un secondo governo in alleanza col Partito liberal-democratico. Come cancelliere federale contribuì al percorso della costruzione dell'Unione Europea, in particolare istituzionalizzando il Consiglio Europeo nel 1974 e lanciando il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale nel 1978, il Sistema Monetario Europeo (antesignano dell'euro) nel 1979 e favorendo la prima elezione diretta del Parlamento Europeo nello stesso 1979.
Favorì inoltre la nascita del G5 nel 1975, poi divenuto G8, e la "doppia decisione" con cui la NATO contrappose l'installazione dei Pershing-2 e dei Cruise, dispiegati sul suolo tedesco e per le pressioni di Schmidt anche su quello italiano, al mancato smantellamento dei missili SS-20 che l'URSS aveva collocato nel teatro europeo. Dapprima allacciando strette relazioni con Nixon, prese progressivamente le distanze dai successori di quest'ultimo, Carter e Reagan.
 Queste azioni di politica estera furono realizzate grazie al buon rapporto, politico e personale, con Valery Giscard d'Estaing, allora presidente della Francia: si iniziò a parlare da allora di asse franco-tedesco[1], cioè di una linea comune di intesa che poi ebbe nuovi fasti col buon rapporto tra François Mitterrand ed Helmut Kohl. Alla crisi energetica degli anni 70 rispose con politiche economiche disinflazionistiche, ma rifiutando di operare tagli della spesa sociale (non esitando a ricorrere all'indebitamento pubblico), che ebbero riverberi sull'impetuoso sviluppo del paese, frenato dopo venti anni di incessante ascesa.
 Riconfermato cancelliere nel 1980, sempre in alleanza con i liberali, cercò di favorire il dialogo tra le due Germanie, rilanciando i rapporti della Repubblica federale con i vicini orientali (Ostpolitik), sulla scia di Brandt, linea che ebbe risonanza negativa presso la NATO (ricevette per questo accuse di infedeltà dall'Alleanza). Il suo governo cadde nell'ottobre 1982, con l'utilizzo per la prima volta dell'istituto della sfiducia costruttiva, per il venir meno dell'appoggio del Partito liberale a seguito di varie divergenze in materia di spesa sociale, indebitamento pubblico, rapporti Est-Ovest, sostituito da una coalizione democristiano-liberale guidata da Helmut Kohl.
 Politico pragmatico, terminato il ruolo di membro del Bundestag, si ritirò dalla politica attiva nel 1986. Oggi si è pronunciato in termini critici sulla posizione di dominio che sembra occupare la Germania in Europa, mettendo in guardia sulle conseguenze funeste che una leadership tedesca costruita a spese dei paesi periferici, a suo dire, potrebbe avere in futuro sul progetto europeo.
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: Cristiano - 22 Gennaio 2013, 12:14:42
era quello accanto a Pertini nella finalissima 1982???
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 22 Gennaio 2013, 12:21:53
Cristiano non lo so  ;D
Non ho sottomano immagini della finale del 1982.
Ma può essere, dato che rimase in carica come cancelliere fino all'autunno del 1982.
Quindi, sicuramente fù invitato al palco delle autorità per assistere alla finale, nel posto centrale, in teroria vicino al capo di stato dell'altra squadra finalista, l'Italia, per noi Sandro Pertini e, vicino al capo di Stato della Nazione Ospitante dei giochi.
In teoria era lui.
Ma non ho immagini a suffragio.
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 22 Gennaio 2013, 12:29:05
ALESSANDRO PIPERNO

Altro noto fumatore di pipa, questa volta giovane e in vita.

Alessandro Piperno. Scrittore, vincitore del Premio Strega 2012

Alessandro Piperno (Roma, 25 marzo 1972) è uno scrittore italiano.
Nato da padre ebreo e madre cattolica, si è laureato in letteratura francese presso l'Università di Roma Tor Vergata, dove ha insegnato a contratto la medesima materia ed è divenuto ricercatore dall'ottobre 2008.
Nel 2000 ha pubblicato per FrancoAngeli il saggio critico "Proust antiebreo" sulla figura di Marcel Proust.
È redattore della rivista Nuovi Argomenti.
Nel 2005 ha pubblicato il suo primo romanzo "Con le peggiori intenzioni", con quasi 200.000 copie vendute in pochi mesi, e con quale vince il premio Viareggio e il premio Campiello opera prima.
Il romanzo, che narra le vicende di mezzo secolo della famiglia Sonnino e in particolare del suo membro più giovane, Daniel, si caratterizza per lessico ricercato e uno stile ricco di aggettivi e di avverbi.
Nel 2010 ha pubblicato "Persecuzione", prima parte di un dittico intitolato Il fuoco amico dei ricordi; la seconda parte, Inseparabili, è stata pubblicata nel 2012.
Ha studiato chitarra e, fino al 2005, ha fatto parte di Random, una band rock-blues romana, in qualità di chitarrista solista e cantante.

È il vincitore del Premio Strega 2012 con "Inseparabili".

Seguono foto
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 22 Gennaio 2013, 12:29:51
foto con pipa
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 22 Gennaio 2013, 16:47:01
Film " La talpa ": David Dencik fuma la pipa in una scena del film...questo è un film che amo decisamente, e guarda caso c'è anche
chi fuma la pipa.
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 22 Gennaio 2013, 17:12:40
ALBERTO LATTUADA

(Milano, 14 novembre 1914 – Orvieto, 3 luglio 2005)

E' stato un regista, sceneggiatore, attore e produttore cinematografico italiano.
 Intellettuale dalla personalità eclettica, appassionato di letteratura, arte e fotografia, era noto soprattutto per aver trasposto sullo schermo molti celebri romanzi e alcuni kolossal anche per il piccolo schermo.
 Fautore di uno stile personale e rigoroso, ha raccontato l'individuo senza scrupoli tutto teso al raggiungimento di uno scopo, esplorando inoltre un erotismo quasi mai fine a se stesso (il corpo e la scoperta della sessualità femminile).
Nella sua lunga carriera ha scoperto e lanciato molte attrici come Marina Berti, Carla Del Poggio (divenuta poi sua moglie), Valeria Moriconi, Jacqueline Sassard, Catherine Spaak, Dalila Di Lazzaro, Therese Ann Savoy, Nastassja Kinski, Clio Goldsmith, Barbara De Rossi e Sophie Duez.
Figlio del compositore Felice Lattuada, crebbe fra la campagna lombarda e Milano. Durante gli studi liceali, nel dicembre 1932 fondò insieme ad Alberto Mondadori il periodico quindicinale Camminare... in cui svolse mansioni di critico d'arte, mentre Mario Monicelli si occupava di critica cinematografica. L'anno seguente ebbe la sua prima esperienza al cinema come scenografo del cortometraggio Cuore rivelatore, tratto da un racconto di Poe e diretto da un diciottenne Mario Monicelli. Insieme a Mario Baffico nel biennio 1935-1936, collaborò a Il museo dell'amore come consulente per il colore (si trattava del primo mediometraggio italiano girato interamente a colori) e come assistente alla regia al lungometraggio La danza delle lancette. Entrato in contatto con Gianni Comencini (fratello del regista Luigi) e Mario Ferrari, si mise alla ricerca sistematica di vecchie pellicole, salvandole dal macero presso i magazzini dei distributori e ponendo le basi della futura Cineteca Italiana di Milano.
 
Durante gli anni universitari si iscrisse ai GUF partecipando ai Littoriali della cultura e dell'arte. In questo modo riuscì ad organizzare delle proiezioni retrospettive, giacché solo le sezioni cinematografiche dei GUF erano autorizzate a svolgere queste attività. Dopo la laurea in architettura, a partire dal 1938 iniziò a collaborare a diverse riviste: su Tempo Illustrato scriveva come critico cinematografico, su Domus scriveva di architettura e arredamento; su Frontespizio pubblicò alcuni suoi racconti letterari. Nel 1940, nel difficile clima bellico riuscì ad allestire una retrospettiva di film francesi per la Triennale di Milano; il tumulto che seguì alla proiezione de La grande illusione provocò la sospensione delle proiezioni e il gruppo organizzatore dovette mettere in salvo le pellicole nascondendole alle ricerche della polizia fascista.
 
Nel 1941 organizzò anche una sua mostra e un libro di fotografie, Occhio Quadrato, ma passò subito al cinema a tempo pieno come aiuto regista per Mario Soldati (Piccolo mondo antico) e come sceneggiatore per Ferdinando Maria Poggioli (Sissignora). Tra il 1942 e il 1943 diresse i suoi primi due film, volutamente tratti da opere letterarie (il primo da Giacomo l'idealista di Emilio De Marchi e il secondo da La freccia nel fianco di Luciano Zuccoli) e non da soggetti originali per evitare le maglie della censura; definiti dalla critica «esercizi di stile formali e calligrafici», in realtà contenevano già quasi tutti gli elementi stilistici del suo cinema futuro. Equilibrio interno dell'inquadratura, uso sapiente delle luci e messa in risalto dei dettagli, calibrati movimenti di macchina e controllati stacchi di montaggio, saranno le cifre alle quali Lattuada rimarrà fedele.
 
Giacomo l'idealista segna l'esordio di Marina Berti, la prima di una serie di figure femminili alle quali Lattuada affida il compito di tracciare una psicologia, una cultura, un clima sociale o un'atmosfera. La freccia nel fianco, uno dei primi film italiani a esplorare (sia pure con tutte le prudenze di sorta) il mondo della sessualità infantile, ebbe anche una gestazione piuttosto travagliata; abbandonato dal regista dopo l'8 settembre 1943, venne ripreso e completato da Mario Costa, che tuttavia non risulta accreditato nei titoli.
 
Nell'immediato dopoguerra Lattuada si avvicinò al neorealismo con Il bandito, girato in una Torino devastata dai bombardamenti e dove sbandiera apertamente il suo amore per il cinema americano, e in particolare quello della gangster-story sullo stile di Scarface; su quel set debuttano in una parte drammatica la moglie Carla Del Poggio, da lui sposata il 2 aprile 1945 (da lei avrà due figli, Francesco, futuro direttore di produzione di fiction televisive, e Alessandro) e la sorella Bianca Lattuada come segretaria di edizione. Il film successivo, Il delitto di Giovanni Episcopo, tratto da D'Annunzio, si allontana da qualsiasi filone o corrente per iniziare a seguire la sua poetica base (l'individuo senza scrupoli in contrapposizione con una società inerte e indifferente a tutto) con maniacale puntiglio, organizzando alla perfezione scenografia e recitazione; in questo film si segnala in particolare quella di Aldo Fabrizi. Nel 1948, traendo suggestioni anche dal cinema francese, realizzò nella pineta di Tombolo insieme a Tullio Pinelli e Federico Fellini, il celebre Senza pietà, descrizione di un paese in rovina dove, con gli aiuti americani, sbarcano violenza, contrabbando e malavita.
 
Del 1949 è Il mulino del Po, tratto dal romanzo più famoso di Riccardo Bacchelli (che collaborò anche alla sceneggiatura). Curò la regia di Didone ed Enea di Henry Purcell al Teatro dell'Opera di Roma e insieme a Federico Fellini, Michelangelo Antonioni, Carlo Lizzani ed Elsa Morante, cominciò a progettare una serie di pellicole su temi scottanti come l'emigrazione, la speculazione edilizia, il sistema carcerario. Le pressioni della casa di produzione, che sceglierà poi di realizzare un film sul concorso di bellezza di Miss Italia e sul mondo dei fotoromanzi, lo spinsero a fondare una cooperativa insieme alla moglie, a Fellini e alla Masina, e a realizzare in totale autonomia Luci del varietà spaccato sul rutilante mondo dell'avanspettacolo, al quale collaborarono anche il padre e la sorella. Il film però si rivelò un disastro finanziario.
 
Con il film successivo, Anna Lattuada realizzò il suo più grande successo, grazie a protagonisti del livello di Silvana Mangano, Raf Vallone e Vittorio Gassman, e grazie a una canzone, El Negro Zumbon (ricavata da un vecchio standard ballabile cubano) che diventò un successo discografico mondiale. Riprendendo qualche tematica già presente in Riso amaro di Giuseppe De Santis, fornì più di uno spunto al successivo Mambo di Robert Rossen. Fu la prima pellicola italiana ad incassare oltre un miliardo di lire nelle prime visioni, e la prima ad essere presentata doppiata in inglese negli Stati Uniti. Il successo gli consentì di realizzare nel 1952 una delle sue opere più importanti, Il cappotto, dal racconto di Gogol, girato a Pavia, con protagonista Renato Rascel, uno dei primi film a svincolarsi definitivamente dal neorealismo, dove realtà e fantasia coesistono alla perfezione.
 
Nel film successivo, La lupa tratto dal celebre racconto di Giovanni Verga, Lattuada continuò il viaggio d'osservazione del corpo e della sessualità femminile che lo accompagnerà, tranne qualche eccezione, in tutta la sua filmografia. Nei film di Lattuada la forza della figura femminile rende per la prima volta esplicito l'aspetto della sottomissione dell'uomo, il quale di contro tende sempre al raggiungimento di un suo fine senza avere scrupoli morali: la proprietà, il denaro, il delitto e la vendetta. Con l'episodio Gli italiani si voltano, inserito in L'amore in città, Lattuada si fermò ad esaminare con la tecnica della candid camera il fenomeno del gallismo maschile; La spiaggia è antesignana della commedia di costume, critica feroce dell'ipocrisia borghese; Scuola elementare si basava sui desideri (economici e di donne) di un maestro e di un bidello (Billi e Riva), ma era anche una sorta di omaggio alla figura del padre, che era stato maestro elementare.
 
Nel dittico Guendalina e I dolci inganni il regista seguiva la trasformazione sentimentale e sessuale di due adolescenti, interpretate rispettivamente da Jacqueline Sassard e Catherine Spaak. Ad esse si contrappongono i kolossal La tempesta e La steppa tratti dai prediletti autori russi, Puškin e Čechov. Gli anni sessanta furono caratterizzati da trasposizioni di opere letterarie di Guido Piovene (Lettere di una novizia), Niccolò Machiavelli (La mandragola) e Vitaliano Brancati (Don Giovanni in Sicilia), fino a giungere a Venga a prendere il caffè da noi, tratto dal romanzo La spartizione di Piero Chiara, satira di una certa borghesia provinciale ipocrita e sessuofobica, interpretato da Ugo Tognazzi.
 
Nel 1970 Lattuada ebbe la sua seconda esperienza come regista lirico inaugurando il Maggio musicale fiorentino con La Vestale di Gaspare Spontini e fu inoltre membro della giuria del Festival di Berlino. Dopo due pellicole frutto di evidenti compromessi, Bianco, rosso e... con Sophia Loren, quasi un remake di Anna e Sono stato io!, dove Giancarlo Giannini, un anonimo lavavetri, immagina un gesto clamoroso che lo porti sulle prime pagine dei quotidiani, Lattuada dal 1974 volle trattare la tematica dell'erotismo, a partire da Le farò da padre e proseguendo con Oh! Serafina da un romanzo di Giuseppe Berto, Così come sei sul tema dell'incesto, fino agli ultimi suoi due film per il grande schermo, considerati artisticamente due fallimenti, La cicala e il tardo Una spina nel cuore, nuovamente tratto da Piero Chiara.
 
Nel 1981 iniziò a dirigere Nudo di donna, che dovette abbandonare quasi subito a causa di dissapori con l'attore protagonista, Nino Manfredi, che finì pertanto per dirigere sé stesso. Durante gli anni ottanta Lattuada firmò tre lavori per il piccolo schermo: il kolossal di successo Cristoforo Colombo, l'intensa miniserie Due fratelli e il mediometraggio Mano rubata, tratto da un racconto di Tommaso Landolfi, che esplora il mondo spietato del gioco d'azzardo. Nel 1994 fece una simpatica apparizione nel film Il toro diretto da Carlo Mazzacurati, e quattro anni dopo donò tutto il suo materiale d'archivio alla Fondazione Cineteca Italiana di Milano, diretta all'epoca da Gianni Comencini. Morì a novant'anni nella sua casa di campagna a Orvieto, affetto da tempo dalla malattia di Alzheimer.

da Wikipedia

Segue foto con Pipa
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 22 Gennaio 2013, 17:16:02
altre foto di Lattuada
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 22 Gennaio 2013, 17:24:37
Perdonate se posterò ora la foto di un contadino tirolese che fuma la pipa, non sarà un personaggio famoso ma a me, questa
foto piace e poi, le mie origini montanare contadine escono fuori ...

di seguito alla stessa posterò altre foto di anziani fumatori di pipa, qualche contadino ...le trovo molto belle, spero di non deludere nessuno.
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 22 Gennaio 2013, 17:27:45
ancora
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 22 Gennaio 2013, 17:42:03
ALFONSO e NICOLA VACCARI :

PITTORI e SCRITTORI Alfonso e Nicola Vaccari , artisti gemelli classe 1961.
sono nati a Forlì dove vivono e lavorano.
 Si sono diplomati al liceo artistico di Ravenna e all’Accademia di Belle Arti di Bologna - corso di pittura; hanno esordito nell’85 con una mostra a cura di Achille Bonito Oliva a Bergamo, dal titolo DESIDERETUR, entrando a far parte della generazione successiva alla Transavanguardia italiana. La loro ricerca artistica negli anni è proseguita verso un ritorno all’ordine, nell’ambito del neorealismo, sino ad approdare nella Nuova Figurazione italiana. Hanno partecipato a numerose mostre collettive e personali a livello nazionale e internazionale, come artisti indipendenti; sono considerati fra i maggiori esponenti della pittura di paesaggio contemporaneo. La loro ricerca pittorica verge su soggetti di paesaggi notturni urbani e sulla centralità della figura femminile. Si sono occupati di critica d’arte e giornalismo, di performance teatrali di pittura sinestetica e di cinema, con un cortometraggio rivoluzionario dal titolo “Dietro l’angolo del sogno” - Tondini Production. Dal 1995 insegnano in un corso di formazione artistica a livello accademico, di disegno e pittura, sostenuto dal centro sportivo Libertas di Forlì. E’ uscito nel sett. del 2008 un loro romanzo edito da Azimut, dal titolo: “Angeli senza ali”. La loro pittura è un linguaggio artistico che guarda alla realtà quotidiana, al recupero della memoria attraverso scenari notturni, come luoghi vissuti nella contemporaneità. Ultimamente hanno eseguito opere importanti in luoghi prestigiosi, come la stanza N° 208 dal titolo “Nottetempo”, all’Alexander Museum Palace Hotel di Pesaro. Fra i critici e personaggi noti, che hanno maggiormente apprezzato le loro opere sono: Claudio Cerritelli, Claudio Spadoni, Vittorio Sgarbi, Achille Bonito Oliva, Flaminio Gualdoni, Dacia Maraini, Red Ronnye, Francesco Gallo, Marco Dallari, Jean Blanchaert ed altri.
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 22 Gennaio 2013, 17:46:35
Dag Hammarskjöld, eletto segretario generale delle Nazioni Unite, fuma la pipa durante una conferenza stampa al Ministero degli Affari Esteri svedese di Stoccolma, il 19 maggio 1953.
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 22 Gennaio 2013, 17:59:38
WILLIAM FAULKNER

William Cuthbert Faulkner, nato Falkner  (New Albany, 25 settembre 1897 – Oxford, 6 luglio 1962),

.........................................è stato uno scrittore, sceneggiatore, poeta e drammaturgo statunitense.
 

Vincitore del Premio Nobel per la letteratura nel 1949 e considerato uno dei più importanti romanzieri statunitensi, autore di opere spesso provocatorie e complesse.
 
Le opere di William Faulkner sono caratterizzate da una scrittura densa di pathos e di grande spessore psicologico, da periodi lunghi e sinuosi e da una cura meticolosa nella scelta dello stile e del linguaggio. Nella pratica stilistica, fu considerato il rivale di Ernest Hemingway, che gli si oppone con il suo stile conciso e minimalista. È stato ritenuto forse l'unico vero scrittore modernista statunitense degli anni trenta: Faulkner si allaccia alla tradizione sperimentale di scrittori europei quali James Joyce, Virginia Woolf, e Marcel Proust, ed è noto per l'uso di strumenti espressivi innovativi: il flusso di coscienza, narrazioni elaborate da punti di vista multipli e salti temporali nella cronologia del racconto.

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 22 Gennaio 2013, 18:03:46
MAX FRISCH

Max Frisch (Zurigo, 15 maggio 1911 – Zurigo, 4 aprile 1991)
 
............................è stato uno scrittore e architetto svizzero-tedesco.


Figlio dell'architetto Franz Bruno Frisch e di sua moglie Karolina Bettina, nel 1930 si iscrisse all'Università di Zurigo in germanistica, ma dopo la morte del padre nel 1932 dovette interrompere gli studi per motivi finanziari, e iniziò a lavorare come corrispondente per il giornale Neue Zürcher Zeitung.
 
Tra il 1934 ed il 1936 intraprese molti viaggi per l'est ed il sud-est d'Europa. Il suo primo viaggio in Germania lo fece nel 1935.
 
Dal 1936 iniziò lo studio di architettura presso il politecnico federale di Zurigo (ETH Zürich: Eidgenössische Technische Hochschule Zürich), laureandosi nel 1942.
 
Dopo che nel 1942 vinse un concorso di architettura della città di Zurigo per la pianificazione e costruzione di una piscina comunale, che oggi porta il suo nome (Max-Frisch-Bad), aprì il suo studio di architettura. Sempre nello stesso anno sposò Gertrud Constanze von Meyenburg. Nel 1943 nacque la figlia Ursula e nel 1944 il figlio Hans Peter.
 
Nel 1947 incontrò Bertolt Brecht e Friedrich Dürrenmatt. Nel 1951 una borsa di studio della Fondazione Rockefeller gli permise di trascorrere un anno negli Stati Uniti. Nel 1954 si separò dalla sua famiglia, e dopo aver chiuso il suo studio di architettura nel 1955 iniziò a lavorare come libero scrittore.
 
Amante della cultura italiana e del suo popolo, visse a Roma poi nel 1964 acquistò una vecchia stalla a Berzona e la trasformò nella sua residenza preferita a partire dal 1965. È autore della famosa citazione inerente al periodo della grande emigrazione italiana in Svizzera: Volevamo braccia, sono arrivati uomini.

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 22 Gennaio 2013, 18:19:54
Ferenc Pinter (Alassio, 19 ottobre 1931 –
Milano, 28 febbraio 2008)
 è stato un illustratore e pittore italiano.

Ferenc Pinter nacque ad Alassio, presso Savona, nel 1931. Suo padre, Jòzsef Pinter, era un pittore ungherese mentre la madre, Anna Antonazzi, veniva da Firenze. Nel 1940, la famiglia Pinter si trasferì a Budapest per curare una malattia tubercolare di Jòzsef, ma l’operazione chirurgica non ebbe buon esito e dopo pochi anni Ferenc rimase orfano di padre.
 Non fu ammesso all’Accademia di Belle Arti di Budapest per aver dimostrato una libertà di pensiero non conforme al totalitarismo comunista di quegli anni. In seguito alla rivolta del 1956 e all’arrivo dei carri armati sovietici, riuscì a fuggire in Italia. Appena arrivato a Milano, ottenne come primo lavoro la realizzazione di un gigantesco murale (80 m²) per la Radio Marelli. Nei tre anni successivi, Pinter continuò a realizzare manifesti pubblicitari per importanti aziende italiane finché, nel 1960, avviò una collaborazione con Arnoldo Mondadori Editore che durò 32 anni.
 Per la grande casa editrice milanese Pinter realizzava le copertine e le illustrazioni interne di libri. Iniziò con la collana Segretissimo, della quale dipinse le prime 14 copertine, ma è ricordato in particolare per il Commissario Maigret e i gialli di Agatha Christie; tuttavia, le tavole migliori le dipinse per la collana Oscar Mondadori. Il suo mezzo espressivo preferito era la tempera, che usava con straordinaria maestria dando vita a scene surreali, venate di una forte componente espressionista.
 Pinter è stato considerato uno dei più importanti illustratori europei e non a caso il suo nome rientra nei cataloghi internazionali Graphis e Gebrauchsgraphik.
 Nel 1989, con il suo inconfondibile stile, Pinter dipinse i 22 Trionfi dei Tarocchi dell’Immaginario[1], pubblicati da Lo Scarabeo di Torino con la presentazione dell’eminente storico dell’arte Federico Zeri. Tra il 2000 e il 2002, Pinter lavorò ai 56 Arcani Minori, anche questi editi da Lo Scarabeo.
 Sebbene fosse stato colpito da una grave malattia, Pinter continuò a lavorare fino al 28 febbraio 2008, data della sua scomparsa.

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 22 Gennaio 2013, 18:33:19
Bruno Coppola :
è nato a Napoli nel 1942.
 Insegna Didattica della filosofia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Ateneo “Federico II” di Napoli.
Ha tre figli adulti, uno adolescente, un nipote (da poco) e un cane.
Fuma la pipa.
Scrive saggi di epistemologia, didattica e filosofia della letteratura ("Fisica e storia. Due percorsi paralleli", Napoli 1981, "Metodologia e storia della scienza in Th. S. Kuhn", Napoli 1983, "Lo stupore e la malia", Napoli 1989 e "L’ineffabile bellezza", Milano 1996), nonché romanzi, racconti e poesie ("Romanzo ‘75", "Icaro", Napoli 1992, "Limina coralia", Napoli, 1992, "Meridiani", Salerno 1995).
 Bruno Coppola è autore di una serie di gialli, l’eroina dei suoi libri è Clotilde, giovane e bella
 filosofa napoletana ("Clotilde e il segreto di San Rocco", 2003; "Clotilde e la maledizione degli Altamura", 2004; "Clotilde e il passato non passato", 2005; "Clotilde sulle tracce del minotauro", 2006).
 Ha partecipato a "Napolipoesia" nel 1999.

da www.casadellapoesia.org


 
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 23 Gennaio 2013, 12:21:32
Luis Cernuda Bidón
(Siviglia, 21 settembre 1902 – Città del Messico, 5 novembre 1963)
......è stato un poeta spagnolo.

La sua educazione è rigida ed intransigente, a causa del carattere di suo padre, un militare di professione. Comincia a studiare giurisprudenza presso l'Università di Siviglia, dove segue i corsi di Pedro Salinas. Alla morte dei suoi genitori entra in possesso dell'eredità paterna, con la quale fa un viaggio a Malaga, dove conosce il poeta ed editore Manuel Altolaguirre. Durante gli anni venti si trasferisce a Madrid, dove entra in contatto con gli ambienti letterari della città che più tardi saranno conosciuti come la "Generazione del '27". Lavora in una libreria e si innamora del giovane Serafín, che non ricambia l'attenzione. A questo periodo si fanno risalire i libri Donde habite el olvido e Los placeres prohibidos. Benché sia definito "disadaptado" a causa della sua omosessualità, lui non negò mai questa sua condizione, diversamente da Federico García Lorca: perciò ebbe la fama di ribelle, ed effettivamente si ribellò alla mentalità chiusa e bigotta della Spagna del Dopoguerra, "un paese dove tutto nasce morto, vive morto e muore morto", come dirá in Desolación de la Quimera. Per questo si considerò sempre un emarginato, "come una carta che ha perso il suo mazzo".
 
Lavorò come lettore di spagnolo presso l'Università di Tolosa per un anno. Dopo la proclamazione della Seconda Repubblica Spagnola collabora con movimenti che mirano ad una Spagna più tollerante, colta e liberale. L'anno dello scoppio della Guerra Civile Spagnola pubblica la prima edizione della sua opera poetica completa fino ad allora, con il titolo La realidad y el deseo (1936). Durante il conflitto partecipò al II Congresso degli Intellettuali Antifascisti di Valencia. Nel 1938, dopo aver tenuto alcune conferenze in Scozia, trascorrendo le estati ad Oxford in compagnia del pittore Gregorio Prieto, inizia il suo esilio nordamericano, dove insegna letteratura ed ottiene la tanto agognata stabilità aconomica. Si trasferisce in Messico nel 1952, dove si innamora di un culturista, al quale dedica Poemas para un cuerpo. È qui che conosce Octavio Paz e la famiglia di Altolaguirre, in particolar modo con sua moglie Concha Méndez, ed è qui che muore.

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 23 Gennaio 2013, 12:31:01
FRANCO PACINI


Franco Pacini (Firenze, 10 maggio 1939 – Firenze, 26 gennaio 2012)
........ è stato un astrofisico italiano.
 
« Come fai a fare un altro lavoro, quando puoi fare l'astronomo? »
 (Franco Pacini, Sezze 16 Febbraio 2009, Auditorium Costa)

Nato a Firenze nel 1939, ha vissuto gli anni della gioventù ad Urbino, dove ha svolto gli studi secondari.
Nel 1964 si è laureato in fisica presso l'Università di Roma.
Dal 1966 al 1973 è stato research associate e poi visiting professor alla Cornell University (Ithaca (New York) - USA).
Dal 1967 al 1975 ha lavorato come ricercatore all'Istituto di Astrofisica spaziale del CNR presso Frascati.
Dal 1975 al 1978 ha ricoperto le funzioni di responsabile della divisione scientifica dell'ESO.
Dal 1978 è stato professore ordinario presso l'Università degli Studi di Firenze, e direttore dell'Osservatorio astrofisico di Arcetri dal 1978 al 2001
Si è occupato di astrofisica teorica e di astrofisica delle alte energie, con particolare attenzione a: supernovae e loro resti; stelle di neutroni e pulsar; nuclei galattici attivi; astronomia a raggi X e gamma.
 Nel 1967 ha portato un fondamentale contributo all'astrofisica, prevedendo i fenomeni associati all'intenso campo magnetico di una stella di neutroni rapidamente rotante.[2] Questa previsione fu confermata l'anno seguente con la scoperta delle prime pulsar, ad opera di astronomi inglesi. È stata poi confermata un'altra sua ipotesi (avanzata insieme all'astrofisico Martin Harwit) secondo la quale le galassie ultraluminose nella banda infrarossa sono la conseguenza di un intenso episodio di formazione stellare[3].
 Come direttore dell'Osservatorio astrofisico di Arcetri, ha partecipato a varii progetti di collaborazione internazionale. Uno di questi ha portato alla costruzione del Large Binocular Telescope (LBT), il più grande telescopio ottico su singola montatura mai realizzato; inaugurato in Arizona, all'osservatorio internazionale del monte Graham, il 15 ottobre 2004, è stato realizzato da Italia (con una quota pari al 25% delle spese complessive di studio e realizzazione), Stati Uniti e Germania.
Ha tenuto a Firenze corsi universitari di Astronomia, Astrofisica, Astrofisica delle Alte Energie, Cosmologia, Istituzioni di Astrofisica.
Si è dedicato nella diffusione della cultura scientifica nelle scuole e nella società italiana, attraverso conferenze, lezioni, articoli su giornali e riviste, radio e TV. È stato coautore di libri di divulgazione astronomica per bambini che sono stati tradotti anche nelle lingue cinese e arabo [4].
 Come Presidente dell'IAU, alla sua XXV Assemblea Generale a Sydney nel 2003, propose di designare il 2009 come anno internazionale dell'Astronomia IYA2009.[5].
 Ha sviluppato anche lo studio di fattibilità per costruire un “Museo dell’Universo” nella Torre del Gallo a Firenze.
Onoreficenze :
Membro dell'Unione Astronomica Internazionale[6], dove ha ricoperto varie cariche fra le quali quella di Presidente (dal 2000 al 2003).
 Socio Nazionale dell'Accademia nazionale dei Lincei.
 Premio Borgia dell’Accademia Nazionale dei Lincei.
 Premio della Presidenza del Consiglio per la Scienza (1997).
 Membro onorario della Royal Astronomical Society.
 Premio Lacchini (1999)[7].
 Commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (2001).
 Cittadino onorario della città di Urbino (2002).
 premio Fiorino d'Oro della Città di Firenze (2002).
 In suo onore è stato battezzato l'asteroide 25601 Francopacini.

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 23 Gennaio 2013, 12:49:54
CARLO LEVI


Carlo Levi (Torino, 29 novembre 1902 – Roma, 4 gennaio 1975)

.......... è stato uno scrittore e pittore italiano, tra i più significativi narratori del Novecento.


Lo scrittore e pittore scomparso nel 1975 e considerato all’unanimità come uno dei più importanti protagonisti della scena letteraria italiana.
Nato a Torino il 26 novembre 1902, Carlo Levi è stato uno dei più rilevanti narratori italiani. La sua traccia nella storia culturale del Paese è stata profonda, intensa e significativa e ha trovato felice realizzazione tanto nell’arte quanto nella letteratura. La sua opera più famosa, Cristo si è fermato ad Eboli, è ancora oggi uno dei romanzi più letti, apprezzati e diffusi in tutto il mondo.
Nasce in un'agiata famiglia ebraica della borghesia torinese, il 29 novembre 1902. Fin da ragazzo dedica molto del suo tempo alla pittura, una forma d'arte che coltiverà con gran passione per tutta la vita raggiungendo anche importanti successi.
 Dopo avere terminato gli studi secondari, si iscrive alla facoltà di medicina all'Università di Torino. Nel periodo degli studi universitari, per il tramite dello zio, l'onorevole Claudio Treves (figura di rilievo nel Partito socialista), conosce Piero Gobetti, che lo invita a collaborare alla sua rivista La Rivoluzione liberale e lo introduce nella scuola di Felice Casorati, intorno alla quale gravita l'avanguardia pittorica torinese.
 Levi, inserito in questo contesto multiculturale, ha modo di frequentare personalità come Cesare Pavese, Giacomo Noventa, Antonio Gramsci, Luigi Einaudi e, più tardi, importante per la sua evoluzione pittorica, Edoardo Persico, Lionello Venturi, Luigi Spazzapan. Nel 1923 soggiorna per la prima volta a Parigi, dove viene a contatto per la prima volta con le opere dei Fauves, di Modigliani e di Soutine, leggendovi un incitamento alla ribellione contro la retorica fascista e la cultura ufficiale italiana[1]. Durante questo viaggio, scrive anche il primo articolo sulla sua pittura nella rivista Ordine nuovo. Si laurea in medicina nello stesso anno e rimarrà alla Clinica Medica dell'Università di Torino come assistente fino al 1928, ma non eserciterà la professione di medico, preferendo definitivamente la pittura e il giornalismo. La profonda amicizia e l'assidua frequentazione di Felice Casorati orientano la prima attività artistica del giovane Levi, con le opere pittoriche Ritratto del padre (1923) e il levigato nudo di Arcadia, con il quale partecipa alla Biennale di Venezia del 1924. Dopo altri soggiorni a Parigi, dove aveva mantenuto uno studio, la sua pittura, influenzata dalla Scuola di Parigi, subisce un ulteriore cambiamento stilistico, proseguito poi con la conoscenza, tra il 1929 e il 1930, di Modigliani. Con il sostegno di Edoardo Persico e Lionello Venturi, alla fine del 1928 prende parte al movimento pittorico cosiddetto dei sei pittori di Torino, insieme a Gigi Chessa, Nicola Galante, Francesco Menzio, Enrico Paulucci e Jessie Boswell, che lo porterà a esporre in diverse città in Italia e anche in Europa (Genova, Milano, Roma, Londra, Parigi).
 Levi, per una precisa posizione culturale coerente con le sue idee, considerava espressione di libertà la pittura, in contrapposizione non solo formale, ma anche sostanziale alla retorica dell'arte ufficiale, secondo lui sempre più sottomessa al conformismo del regime fascista e al modernismo ipocrita del movimento futurista.
Nel 1931 si unisce al movimento antifascista di "Giustizia e libertà", fondato tre anni prima da Carlo Rosselli. Per sospetta attività antifascista, nel marzo 1934 Levi viene arrestato, e l'anno successivo, dopo un secondo arresto, condannato al confino, nel paese lucano di Grassano e successivamente trasferito nel piccolo centro di Aliano, da questa esperienza nascerà il suo romanzo più famoso, Cristo si è fermato a Eboli (nel racconto, il paese viene chiamato Gagliano imitando la pronuncia locale). Tale romanzo nel 1979 verrà anche adattato per il cinema e la televisione da Gillo Pontecorvo e Francesco Rosi.
 Nel 1936 il regime fascista, sull'onda dell'entusiasmo collettivo per la conquista etiopica, gli concede la grazia, e lo scrittore si trasferisce per alcuni anni in Francia, dove continua la sua attività politica. Rientrato in Italia, nel 1943 aderisce al Partito d'azione e dirige insieme ad altri Azionisti La Nazione del Popolo, organo del Comitato di Liberazione della Toscana.
 Nel 1945 Einaudi pubblica Cristo si è fermato a Eboli, scritto nei due anni precedenti. In esso Levi denuncia le condizioni di vita disumane di quella popolazione contadina, dimenticata dalle istituzioni dello Stato, alle quali "neppure la parola di Cristo sembra essere mai giunta". La risonanza che avrà il romanzo mette in ombra la sua attività di pittore: ma la stessa pittura di Levi viene influenzata dal suo soggiorno in Basilicata (sotto il fascismo chiamata Lucania), diventando più rigorosa ed essenziale e fondendo la lezione di Modigliani con un sobrio, personale realismo.
 Sempre nel 1945 Carlo Levi intrecciò una relazione amorosa che sarà trentennale con Linuccia Saba, l'unica figlia di Umberto.
 Levi continuerà nel dopoguerra la sua attività di giornalista, in qualità di direttore del quotidiano romano Italia libera, partecipando a iniziative e inchieste politico-sociali sull'arretratezza del Mezzogiorno d'Italia, e per molti anni collaborerà con il quotidiano La Stampa di Torino.
Nel 1954 aderisce al gruppo neorealista e partecipa alla Biennale di Venezia con apprezzabili dipinti, in chiave realistica come la sua narrativa. Dopo Cristo si è fermato a Eboli, di grande interesse sono Le parole sono pietre, del 1955, sui problemi sociali della Sicilia (vincitore nel 1956 del Premio Viareggio), Il futuro ha un cuore antico (1956), Tutto il miele è finito (1965), e L'orologio, pensosa e inquieta cronaca degli anni della ricostruzione economica italiana (1950).
 Nel 1963, per dare peso alle sue inchieste sociali sul degrado generalizzato del paese, e mosso dal desiderio di contribuire a modificare una politica stratificata su un immobilismo di conservazione di certi diritti acquisiti anche illegalmente, passa dalla teoria alla pratica e, convinto dagli alti vertici del partito comunista, incomincia a svolgere politica attiva. Candidato a un seggio senatoriale, viene eletto per due legislature Senatore della Repubblica (la prima volta nel collegio di Civitavecchia, nel secondo mandato nel collegio di Velletri) come indipendente del Partito comunista italiano.
 Nel gennaio 1973 subisce due interventi chirurgici per il distacco della retina. In stato temporaneo di cecità riuscirà a scrivere Quaderno a cancelli, che sarà pubblicato postumo nel 1979, e a tracciare più di 146 disegni della cecità, che saranno pubblicati nel volume "Carlo Levi inedito: con 40 disegni della cecità", a cura di Donato Sperduto, Edizioni Spes, Milazzo 2002 (D. Sperduto si è occupato di Levi anche nel libro "Maestri futili?", Aracne editrice, Roma 2009).
 Muore a Roma il 4 gennaio 1975. La salma dello scrittore torinese riposa nel cimitero di Aliano, dove volle essere sepolto per mantenere la promessa di tornare, fatta agli abitanti, lasciando il paese. In realtà Levi tornò più volte in terra di Basilicata nel secondo dopoguerra. Ne sono testimonianza le numerose foto custodite nella pinacoteca dedicatagli nel comune di Aliano che lo ritraggono nelle varie località della provincia di Matera assieme a suoi amici personali e assieme agli stessi personaggi protagonisti del libro.

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 23 Gennaio 2013, 13:58:16
Guido Gallori :
Avvocato e Scrittore

Sei i romanzi pubblicati dopo le raccolte di poesie -
Dischi, matematica e... erotismo Ecco Gallori avvocato e scrittore

Avvocato e scrittore. Binomio non infrequente. Avvocato e poeta. Combinazione più episodica. Guido Gallori, vicino alle 70 primavere, si accende la pipa e parla. Del mestiere e dell'hobby, degli intrecci tra i due, del filone erotico, dei dischi.  Gallori, nasce prima l'avvocato o lo scrittore?  «Prima lo scrittore. Ero un ragazzetto quando ho cominciato a scrivere poesie. Ne ho pubblicate sei: nel '68 le prime, credo. Scrivevo anche narrativa, però una cosa indegna. E quindi lasciai perdere, in favore delle poesie».  Passione o lavoro?  «Passione. Per farne un lavoro bisognava avere tutto un altro percorso. Fare come fece Bianciardi: andare a Milano. Lì c'era la cultura, c'era l'editoria. Conoscevo meglio Cassola: una volta gli portai qualcosa e lui mi disse, giustamente, di lasciar perdere. Poi nel 1991 fu un periodo tutto particolare. Io il sabato tutti i pomeriggi andavo in giro e compravo dischi di sinfonica, rock e jazz: era il momento in cui cominciavano i compact disk. E mi sceglievo dischi 33 giri, i padelloni, che in quel momento venivano offerti a prezzi bassi. La sera me li ascoltavo».  Ispirato dalla musica?  «Una sera iniziai a dettare al registratore con la musica di sottofondo. Dettavo di tutto. Prime parole del primo libro: continuare a scrivere in questa serata di maggio. Cominciai a incidere ricordi, cose prese dai giornali, da riviste, ricordi di cose raccontati da un amico. Tutte le sere andato avanti, su cassette. Decine e decine. Forse centinaia. Non c'era niente di preciso. Erano appunti. Me le facevo trascrivere in dattilografia e poi al computer».  Il primo libro?  «"Ricercar", cioè la ricerca dello scrivere. Ho messo in fila i più disparati argomenti. Il legame? Lettere scritte dalle prime ragazze, gli insetti. Ho messo tra un pezzo e l'altro dei termini cinematografici: stacco, dissolvenza, carrellata laterale. È venuto un libro piuttosto grosso, poi sono stato più attento».  La professione quanto influisce?  «Qualcosa della mia vita professionale ho messo, qualche episodio particolare. Però devo tenere separate le cose, altrimenti diventa un altro lavoro. Approfitto del sabato e della domenica, per scrivere, dei rari tempi morti».  Argomenti?  «Per alcuni libri sono andato avanti con una specie di montaggio cinematografico. Ho messo gli argomenti a pagina 1, poi a pagina 5 a pagina 10 a pagina 15, con una cadenza precisa. Ho inserito di tutto: notizie giornalistiche, ad esempio. Ne ho fatti diversi di questo tipo. C'è anche il discorso del romanzo nel romanzo: come il Gruppo 63, ma all'epoca io ero ragazzetto, leggevo ma non sapevo... Mi hanno detto che sono uno di quel gruppo in ritardo con i tempi. In "Prova" c'è una specie di piccola storia: i sogni di un ragazzo in coma vigile dopo un incidente e della sua fidanzata. Il tutto accompagnato da una specie di catalogo di musica rock, in ordine alfabetico. Led Zeppelin è uno dei cardini della musica moderna».  Cosa c'è di autobiografico?  «Tanto, in parte. Ma tante cose sono inventate completamente. Mi sono ispirato ad articoli, fatti di cronaca, cosa mi hanno detto, cosa ho ascoltato al bar. Naturalmente diventa tutto autobiografico».  Personaggio ricorrente?  «Spessissimo scrivo di un avvocato. Un vincente? Uno normale. In uno di questi libri non pubblicato è invece assistente universitario di statistica che scrive un libro o una tesi. Ah, è uno cui piacciono tanto le donne. Specifichiamo: il personaggio è il personaggio e io sono io. E' vero che prima non ho tralasciato niente ma da quando mi sono sposato al massimo ho alzato gli occhi. Di quanto avvenuto prima ho molto da raccontare».  Gallori, lei scrive anche di temi erotici...  «Mi hanno detto che mi riesce particolarmente bene. Li metto sempre a cadenza. Accanto c'è il pezzo sulla matematica o sull'astrofisica, satelliti, sole, luna. Ma il filone erotico contraddistingue molto la mia produzione».  Come è cambiata la professione di avvocato?  «Moltissimo. Quando eravamo pochi c'era un certo spirito, scherzavamo, ci si conosceva tutti. Ora è diventata una professione femminile: sono tante e lo fanno bene, combattive. Sono molto gradevoli. E poi Grosseto è un paese traboccato fuori. Ci sono quartieri dove mi perdo».

da Intevista sul " Tirreno"

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 23 Gennaio 2013, 13:59:01
segue foto di Giudo gallori
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 23 Gennaio 2013, 14:07:24
Mack Reynolds :
al secolo Dallas McCord Reynolds
(Corcoran, 11 novembre 1917 – San Luis Potosi, 30 gennaio 1983),
  .... è stato un autore di fantascienza statunitense.
 
Molti dei suoi racconti furono pubblicati in riviste di fantascienza come Galaxy e If Magazine. Fu un sostenitore del Partito Socialista Americano e di conseguenza molte delle sue storie hanno un tema riformista, e alcuni dei suoi racconti hanno uno sfondo economico. Fu molto popolare negli anni sessanta, ma molte delle sue opere sono state pubblicate solo in questi anni.
Mack Reynolds nacque a Corcoran, in California, nel 1917. Da giovane, Reynolds prestò servizio in vari giornali di economia. Combatté durante la seconda guerra mondiale nei Marines. Dopo la guerra, Reynolds divenne uno scrittore di racconti gialli. Si sposò con Helen Jeanette Wooley nel settembre 1947. Nel 1949 la famiglia si trasferì a Taos, nel Nuovo Messico dove Fredric Brown, suo amico e collaboratore, convinse Reynolds a scrivere racconti di fantascienza. Reynolds si trasferì in Messico nei primi anni cinquanta fino alla morte, avvenuta nel 1983 nella cittadina di San Luis Potosi. Negli anni cinquanta lavorò per la rivista Rogue e viaggiò per tutto il mondo.
Tra i suoi pseudonimi si ricordano Clark Collins, Mark Mallory, Guy McCord e Dallas Ross. Nel 1972 usò lo pseudonimo di Maxine Reynolds in due storie romantiche, House in the Kasbah e Home of the Inquisitor.

da wikipedia

Da Delos Rivista di Fantascienza :
Mack Reynolds (1917-1983) rappresenta un caso praticamente unico nel panorama della fantascienza made in Usa. Buona parte dei suoi racconti e romanzi, spesso genialmente anticipatori, di agile scrittura e dotati di una felice verve, si basa su tematiche insolite: i suoi interessi concernevano soprattutto le discipline economico-sociali e l’antropologia. Nel 1940 fu segretario di John Aiken, candidato alla presidenza del Partito Socialista dei Lavoratori, di ispirazione trotzkista. “Sono un radicale militante”, diceva di sé Reynolds, “né comunista né socialista, e penso che nell’immediato futuro interverranno grandi mutamenti nel nostro sistema socioeconomico. Nella mia narrativa io mi sforzo di lavorare su questi argomenti”. Ebbe una copiosa produzione, non sempre dai risultati perfetti, ma molte sue opere meriterebbero ampiamente un’adeguata riproposizione, e altre — del tutto trascurate — di essere tradotte nel nostro Paese.
Indagando sulle origini e le ascendenze culturali di Reynolds, si apprendono queste ulteriori notizie. Dallas McCord “Mack” Reynolds nacque il 12 novembre 1917 a Corcoran, California, figlio di Verne LaRue Reynolds (un rivoluzionario) e Pauline McCord. Nel settembre 1947 Mack sposò Nelen Jeanette Wooley, dalla quale ebbe tre figli: Emil, L’Verne e Dallas Mack.
Completati gli studi a New York, all’età di 19 anni Mack divenne reporter presso il “Catskill Mountain Star” e l’“Oneonta News”. Successivamente fondò una rivista, il “Catskill Mountain Digest”. Durante la seconda guerra mondiale combatté nella marina e fu ufficiale di rotta nel Sud Pacifico. Congedato nel ’44, si dedicò alla nuova carriera di scrittore free-lance. Intanto era corrispondente dall’estero per “Rogue” ed era stato supervisore presso l’IBM. I suoi interessi concernevano soprattutto le discipline economico-sociali, l’antropologia, le civiltà antiche (in particolare quella pre-colombiana, di cui collezionava reperti). Di sé Reynolds ha scritto ancora:
Sono nato nella fantascienza. Mio nonno era un acceso fan di Jules Verne, tanto che chiamò Verne L. Reynolds mio padre; il quale a sua volta rimase fortemente colpito dalla lettura di Looking Backward, il romanzo utopico di Edward Bellamy. Da giovane fu membro dell’IWW, l’International Workers of the World, e più tardi del Partito Socialista. Successivamente preferì passare al Partito Socialista dei Lavoratori, e ne fu il candidato alla vicepresidenza negli anni 1924, 1928 e 1932.
Nel dopoguerra incominciai a scrivere racconti e articoli, nel 1946 vendetti la mia prima storia a “Esquire”. Dopo aver pubblicato altre storie, specialmente di detective, decisi di diventare scrittore a tempo pieno. Con mia moglie l’accordo era che se dopo un anno non fossi riuscito a guadagnarmi da vivere, avrei rinunciato alla scrittura e sarei tornato a fare il giornalista o a lavorare per l’IBM.
Ci spostammo a Taos, nel Nuovo Messico, dove risiedeva Fredric Brown. Questi mi fece notare che dovevo essere matto a cercare di scrivere gialli durante il giorno e trascorrere le serate leggendo fantascienza. Ciò accadeva nel 1949. Da allora decisi di dedicarmi alla sf. Nel 1950 riuscii a vendere trentacinque racconti: fu l’avvio della mia carriera. Inoltre per un certo tempo “Rogue” mi affidò dei réportages di viaggio. Quel periodo durò dieci anni, nei quali visitai in totale settantacinque nazioni, anche per conto del Partito Socialista dei Lavoratori cui ero iscritto. Intanto continuavo a scrivere fantascienza. Infine mi stabilii in Messico, dove costruii una casa.
Credo che la fantascienza mi piaccia perché in essa vi sono pochi tabù: posso dire, e dico, qualunque cosa desideri. E penso di avere un sacco di cose da tirar fuori.
Inoltre credo che gli scrittori dovrebbero trattare delle cose che conoscono. Quando racconto storie che si svolgono nel centro del Sahara, o nel Borneo, il lettore può essere certo che io sono stato sulla scena.”


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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 23 Gennaio 2013, 14:31:38
LEGGETE QUESTA INTERVISTA IN CUI PAOLO BORZI PARLA DI TABACCO E PIPE....

Intervista a Paolo Borzi :

Scrittore e fumatore di pipa: esiste una correlazione ?
Se si scrive e si fuma la Pipa, senz'altro sì. Sarò stato banale, ma l'immagine del mio idolo Simenon mi si stampa in mente a tale domanda, privandomi di ulteriore fiato per una specifica risposta. Una relazione materialmente diretta, è il titolo del mio lavoro poetico meno inquadrabile in un preciso genere letterario: Novostilvecchio o della Metamorfosi delle Pipe (2009).
 
A quale dei tuoi 5 libri finora editi sei più legato? e perchè?
 Quale trovi il più riuscito ?

 Sono 5 se si tiene conto dell'anteprima in stampa periodica del mio poema in ottava sul Ciclo bretone ("la Materia di Britannia") uscito poi in volume esattamente un anno fa. O 5 se si esclude questa anteprima e si include la versione in prosa dello stesso poema ("le Tavole della Leggenda"), ma che è ancora inedita. Altrimenti sono 4. La domanda è difficilissima, ma dico "le Sciamanicomiche" ( 2007) perché mi è davvero costato lacrime e sangue; e perché in tempo di supposta "neoepica" (ma il libro è uscito prima che se ne sentisse parlare e nato addirittura nei primi anni 80) conferirebbe senso pieno a questa definizione, perché è sì romanzo e saggio, ma anche poema epico: è il modello pasoliniano di Petrolio, e davvero, sarà bene o sarà male, non so se ce ne siano altri.
 

La tua poetica è ascrivibile ad un qualche filone-corrente-scuola, oppure ti ritieni calpestatore d'un sentiero tutto tuo ?

 Chi segue realmente la Tradizione e non un suo feticcio accademico, calpesta inevitabilmente un sentiero anche tutto suo. Questo slogan, unito alla citazione pasoliniana di sopra, è anche un "programma" rispetto l'anno prossimo, che segna i cinquanta anni dalla Neovanguardia nata a Palermo nel 63. Allora ci fu molta opposizione tra Pasolini e Sanguineti, ma ora che il problema non è rinnovare la cultura, ma salvarne l'esistenza e lo stesso concetto, certe distanze-tra tradizione e innovazione, per generalizzare- possono e devono essere accorciate, e di fatto il mio lavoro tenderebbe ad abbreviarle.
 Rispetto a Pasolini, seguendo un filone poco battuto nella teoretica del suo maestro Gramsci, ho un forte interesse per il Folklore, in specie per quelle categorie concettuali presenti nella poesia Epica e dunque nella letteratura ancestrale, che chiamo "psiconti": sono le forme e formule d'un "esoterismo dei poveri", il Folklore appunto, che diventa musica e racconto eroico (ma anche comico, al di là del cliché dell'eroicomico), capace ancora di divertire e nutrire i poveri che stiamo tornando e che in fondo siamo sempre rimasti. Ecco, rispetto a Pasolini, che ha forse spostato una certa vocazione "epica" nell'immagine cinematografica e in parte nella narrativa, io tendo a contrarre tutto nella poesia (verso o prosa per me conta poco); ma in fondo, si tratta di una sintesi che lui stesso stava attuando prima che lo assassinassero.

Sei un divoratore di libri, oppure come Pessoa credi non ci sia ormai più niente di interessante da leggere?

 Né l'una e né l'altra cosa; e visto che le risposte cominciano a diventare necessariamente toste, questa la fermo qui.
 

Quali sono i libri di altri scrittori che ultimamente ti hanno appassionato ?
 E fra i classici ?

 Circa i contemporanei assoluti che come tutti posso "distinguere", la distanza è verosimilmente troppa, per ragioni assolutamente obiettive, perché ci si possa appassionare a vicenda. Ma una delle disgrazie di quello che amici critici chiamano "il diluvio" (montagne di pubblicazioni e solo o quasi commercianti come gestori delle operazioni) è che non riesci nemmeno a sapere se scrittori di certo "stampo" semplicemente non esistono più, si sono suicidati, autodistrutti, o semplicemente nascosti, magari contro la propria volontà. Però, per non fare di tutte le erbe un solo fascio, riconosco di essere costretto anche da limiti, personali e di tempo, per cui mi dedico in genere al serbatoio sempre inesauribile dei meno contemporanei.
 Per la poesia, dove anche l'emerso è nella sostanza ormai immerso, il discorso cambia un po': c'è una vitalità indagabile con meno difficoltà, rispetto quella di leggere tutti i testi di narrativa che escono, anche per la dimensione dei componimenti; indagabile sia editorialmente (tante ma non infinite piccole e credibili casi editrici); sia personalmente, se attraverso amici o tamtam di rete si decidesse di assistere o addirittura partecipare a qualche reading, e ce ne sono dovunque.
 Ancora diverso il discorso per la saggistica, e un libro di cui mi sto appassionando molto è proprio uno che dovrò presentare il mese prossimo: l' Ideologia del Denaro tra psicanalisi, letteratura e antropologia (Bruno Mondadori, 2011). E' un libro "laico" che visto lo scottante e ormai apocalittico argomento, ti porta senza forse del tutto volerlo nel cuore della sacralità vera del messaggio religioso, che non può che essere "anti ideologia del denaro". E qui toccherebbe riparlare di Pasolini, limitandomi però solo a citare i suoi "scritti corsari" e "lettere luterane" (così ho risposto anche con un esempio sui meno contemporanei omessi sopra).
 Circa i Classici, da poeta che fa epica, non posso tacere lo studio costante di Torquato Tasso, su cui Franco Fortini, poeta e critico di "Officina" e dunque anche legato alla linea pasoliniana, ha scritto pagine indimenticabili e fatta una lettura integrale della Gerusalemme su radio 3, circa venti anni fa, poco prima della sua morte. Tasso è solo all'apparenza "retrogrado", ma in realtà, facendo poesia "storica" e lavorando audio-visivamente sul singolo frammento (l'ottava), è poeta d'avanguardia ventura, secondo il concetto di prima, cioè favorevole a una linea eteronoma della poesia (cioè che parla d'altro, secondo un concetto più dantista e aristotelico che crociano), ma anche enciclopedica (come deposito di saperi allotri) e barocca nel significato modernissimo di organica internamente (in tutte le sue parti) ed esternamente (ai conflitti del tempo in cui si scrive), e in più "popolare"… e su quest'ultimo punto, cioè della unione tra popolare e concettuale, lascio solo immaginare le enormi ulteriori implicazioni, che sono poi i miei "pene e pane" quotidiani.
 

Di te si trovano poche informazioni.
 Come era Paolo Borzi da giovanissimo ? quali studi? Ora vivi del tuo lavoro di scrittore oppure hai da rimboccarti le maniche ?

 Le poche informazioni sono soprattutto per pigrizia e timidezza, che per civetteria mi piace talvolta far passare per assoluta serietà. Sono realmente "estraneo all'onda" anche in questo: se solitamente si cercano i riflettori, io scanso anche quelli che per sbaglio mi sfiorano… tant'è, c'entri o meno anche un pizzico di "stile". Da giovanissimo ero pensieroso e inquieto, ma molto socievole, ospitale e spesso anche cuoco per gli amici. Ho fatto consistenti letture filosofiche, letterarie ed etnologiche, sia in sede universitaria che "sul campo", ma completando " i corsi" solo nella scrittura. Mi rimbocco le mani per evidenza, vista anche la natura delle mie opere; seguite però da editori che stimo tantissimo (la parte viva tra i semplici stampatori e i puri mercanti) e dagli unici "lettori professionali" che nella grande confusione tra ciò che ti accredita o discredita a seconda dei punti di vista (ad esempio, un mass media), sono credibili: accademici di consistente caratura che non scambiano nulla. Volessi-e potessi- lavorare anni e anni su un'opera anche la più ambiziosa, li ritroverei tutti a prestarmi almeno attenzione. E questo è il mio nobel.
 
Ora parliamo di pipa.
 Come è stato il tuo approccio a questo strumento da fumo ?
 E' stato un incontro deciso razionalmente e scientemente, oppure è stato un incontro dettato dall'ambiente circostante, quasi una scelta spontanea ? te lo chiedo perchè per me (e penso per molti giovani) in genere vale la prima.

 Intorno ai 20 anni ne avevo già quasi 10 di fumo di sigaretta, come si usava nelle mie classi (sia intendendo aule, che generazioni). Volevo smettere e un amico fraterno, già iscritto a medicina e attualmente persona assai in vista nel ramo della docenza sessuologica, mi diede due vecchie pipe del padre, e del Balkan Sobranie bianco. Di lì a poco avevo in casa confezioni da 5 dei 3 Balkan (bianco, 759 e Virginia 10) e Three Nuns, reperiti in Vaticano, dove avevo l'accesso grazie all'insegnamento di mio padre presso licei cattolici.
 Ma non mi bastava, ogni scatola o busta dovevo per forza comprarla, aprirla e quasi sempre fumare tutta. Escudo e Amphora Nero li comprai assieme, non sapendo assolutamente nulla di entrambi. Coi primi stipendi (1986) e la strutturazione del mio lavoro letterario, si è aperto l'abisso dell'ingozzamento e della cognizione che solo nei primi anni 2000, con la "rete", ha trovato i primi sbocchi comunicativi. Penna improvvisata, infettata da abitudini extra-internettaie e da passione anche ideologica divorante, che da subito ha diviso le mie povere vittime in chi non ci capiva nulla e chi, al contrario e tutt'ora, mi ritiene un rilevante comunicatore in questo campo.


Tu hai l'invidiabile capacità di saper apprezzare -come se sapessi cogliere sempre il lato positivo delle cose- moltissime miscele di tabacco. Ma esistono dei prodotti cui sei particolarmente legato e ti ci sei fatto abitudinario ? Insomma: solo ramingo, o semistazionario ?

 Non so se Internet, da dove hai cortesemente tratto queste impressioni, sia stato il luogo migliore per operare, miracoli delle nuove amicizie a parte. Di certo, mi ci sono trovato anche perché non potevo fare molto altro, e ne taccio qui i non gradevoli motivi. La penna e la carta mi portavano contemporaneamente ad altro; e quando in seguito anche queste hanno parlato di pipe e tabacchi (in Novostilvecchio o della Metamorfosi delle Pipe), ciò è stato in forma prettamente allegorica, dunque sostanzialmente diversa da quella internettiana, a parte qualche 3d come la "Calabash Esoterica" di Fumare la Pipa.
 La "capacità" che mi riconosci, nasce dalla voglia-o semplice illusione-di essere utile con una mia anomalia, quella cioè di averle davvero provate tutte, e di poterle descrivere comparativamente, cosa invero insana, per la psiche e il portafoglio, ma forse utile perché le descrizioni comparative sono le meno soggettive e anche le meno abusate. Il "postatore alfa" di un sito, essendo utile a suo modo e senza dubbio più sano, normalmente non può che celebrare quello che fuma o a suo dire andrebbe fumato e-aiutato da alcune categorizzazioni rituali-deprezzare più o meno implicitamente il resto, o al meglio tacerne. La verità-per me-è che esistono eccellenze ma non esistono quasi schifezze, e tutto può essere fumato "a verso", per tempi, luoghi, e soddisfazioni specifiche
 Fumo ancora di tutto ma ho un àncora nella Scottish Mac baren e i pressati di Virginai. Tabacco di sempre: l'Escudo.


Per quanto abbia spulciato qualunque cosa tu abbia scritto in fatto di tabacchi, non ho mai trovato nulla inerente l'odierna produzione americana (mi riferisco a Pease, C&D, McClelland). Non ne parli perchè non apprezzi, oppure perchè non conosci ?
 Se conosci l'argomento anche solo di striscio, altrimenti togliamo la domanda: come giudichi la loro interpretazione delle Em ? hanno re-interpretato salvaguardandone l'anima, oppure hanno sviato creando un qualcosa di diverso ed il richiamo a quella tradizione è fuorviante e illusoria ? Oppure c'è una terza interpretazione ?

 Con la spulciatura di cui ti ringrazio, non avrai trovato nulla di quelli e di molti altri, perché io sono un esclusivista dello "scaffale italiano" e vivo e lavoro vicino solo ai confini vaticani. E non acquisto in rete. Però, una idea ce l'ho e mi conturba, come tutto quello che viene dalle manifatture americane, che è denso, famigliare ed "esotico" ad un tempo, come i grandi amori nella fase del colpo di fulmine.
 Le EM sono classiche solo se spiccatamente interpretate e dunque personalissime. Se il taglio o le micro profumazioni non sono molto atipici e lo schema segue l'unica tripartizione sommamente celeberrima, cioè la classica Dunhill (Mild, Medium, Full), la miscela è tanto più classica quanta più personalità ha, e questo ormai spetta sia a quello che resta in madrepatria, quanto, ormai soprattutto, all'estero, specie America Germania e Danimarca. Non sono per i purismi e gli animismi, EM è quello che si definisce tale, se no si antepone sempre una opinione personale, cioè carismatica. Poi segue un giudizio di valore, che è necessariamente personale ma non per questo destituito di attendibilità. EM è quella cosa lì come la vedi, dunque tale anche con altri tabacchi naturali o cmnq unflavoured fuori schema, Black Cavendish compreso. Altrimenti devi considerare la categoria Modern quando invece un prodotto non ci azzecca con la eccentricità di quest'ultima; o inventarne una specifica (né Classica, né Modern), e non se ne esce più. Em con punti più o in meno funziona meglio.
 L'unica "auto dicitura" di "classich EM" che mi crea qualche problema, è quella del genere "Mullinghar Kenmare", più recentemente, Brebbia 7 o Wellauer, in VBLP, che poi è la traccia americana del Revelation. Qui è proprio "quella cosa lì" che cambia, apparentandosi più col genere Mixture Mellow della Benson, o della Westmorland SG, anche se la composizione è diversa. Calcolato che dopo un certo confine cede la dicitura nazionale ed emerge forse meglio quella del componente (es., natural, flavoured virginia, anche se puntato un poco di "neri"), e poco oltre ancora rispunterebbe se vogliamo la nazionale con la fantomatica dicitura "irish", per queste EM di confine e per le mellow da madrepatria, adotterei l'espressione EMB (Enghlish Mellow Blends), valida come però tante altre possibili.


Non voglio chiederti con quale tabacco sarebbe ideale iniziare a fumare la pipa, voglio chiederti qualcosa di più: quali sono quei cinque-dieci tabacchi che possano fare da perimetro indispensabile affinchè il fumatore provetto abbia una visione completa del campo pipa ? Insomma affinchè possa scegliere il suo cammino del gusto senza zone d'ombra e con matura consapevolezza ?

 Ci tengo invece ad accennare al problema che mi vorresti risparmiare, anche se assurdo, come dimostra il fatto che si può cominciare da zero, a 16 anni, o a quaranta anni, magari con altrettante Marlboro pro die d'abitudine. Per entrambi consiglierei un tabacco scuro, precombusto e predigerito, dunque moderno o proprio ben latakioso. Dolce o secco a seconda di orientamenti d'istinto e poi via, o l'uno o l'altro. Poi dall'indomani o anche subito attacca un'altra cosa, ma dovendomi inventare un vago criterio, adotterei questo, che poi è quello della supponibile (non) "irritabilità".
 Lo spettro ovviamente seguirebbe le massime diversità possibili, di taglio e nazionalità, che aiuterebbe subito a uscire dalle antinomie mediante profumi, che senvono solo per i men che principianti. Se un tabacco profumato è una variante d'una base, la categoria è la stessa con specifica in seconda battuta, altrimenti tabacchi opposti (e tanto più opposti anche per eventuale diversa profumazione) si trovano dalla stessa parte. Ora, tutti i generi sono imputabili della biforcazione in "natural e flavoured", a parte le EM, per cui vale meglio "chlassic e modern". Essendo aromatici tutti i tabacchi ancestrali, e tutti i tabacchi moderni, quando i primi non siano pressati (navali) o trinciati rurali (ecclesiali), possiamo parlare di "aromatic blends, biforcato in "old" e "modern". Tutti questi sono infatti abbastanza caratterizzati dal gioco V-(B)-C, e dal fatto che sono normalmente mixtures di taglio generoso. Ma è una concessione che non mi convince ancora completamente.
 Allo stato, tra cose qui reperibili, come spettro direi: Best Brown flake, Squadron Leader e Vintage Syrian , Trinciato Comune, Skipper Tabak, Amphora (marrone e-o rosso e-o verde), Mac Baren Scottish e Golden, Erinmore giallo, 7 seas bianco.
 
Quante pipe fumi in un giorno ?

 3-4 diverse, e circa il doppio delle pipate, ma molte brevi, abbastanza compulsive, anche, lo confesso.


Fumi anche sigari ? se si, quali ?

 Sì, anche sigari, soprattutto antichi toscani.


Il tuo fumare segue una qualche stagionalità (tipo latakia in inverno, dolci in estate) ?

 No, di tutto e sempre… d'estate un po' meno la pipa in sé, piuttosto.


Quali generi di pipe sono le tue predilette ? Esiste uno shape cui sei particolarmente affezionato ?

 Le pipe predilette sono singole, non tipi. Posso dire di non prediligere troppo peso e capienze per larghezza. Amo i cannelli lunghi, quasi "per signora", per somministrazioni speciali, in purezza. Ma anche per i flakes.


Esiste oggigiorno una certa tendenza ad inserire la pipa in nicchie sempre più elitarie ? Insomma la pipa è stata si anche quella del notaio, ma fu anche quella del bracciante. Sarà possibile salvare entrambe ?

 No, la pipa si è molto imborghesita in senso non necessariamente deteriore; ma è rimasta un po' "out" all'interno di questa stessa democratizzazione. Non immagino differenze se non di capacità di spesa tra un notaio e un operaio. Mentre l'iconografia rurale tende a sparire completamente, non i trinciati che l'hanno distinta, che vanno conservati ma forse finalmente adattati e meglio selezionati.
 
La pipa, contestualizzata nella frenesia d'oggi, ha ancora qualche carta ed asso da giocare ?

 Di tutti e di più, per rilassatezza, socievolezza, libido e volendo economia. In contesti di migliore filiera cognitiva e rapporto più sano e stretto con i produttori.


La pipa sopravviverà nei decenni a venire ? Se si, come te la immagini ?

 La pipa va con la specie umana, il problema è immaginare sopravvivenze d'ampio spettro. Ma il discorso "dis-topico" (o dis-inthopico) può farsi drammatico. Meglio per adesso fumarci sopra.
 
Per queli tabacchi del passato ormai scomparsi provi più nostalgia ?
 Si fuma meglio oggi, o ieri ?

 Si fumava meglio ieri, almeno tra raffronti interni al Vecchio Mondo. Ma se i "rigeneratori dell' impero", cioè i paesi che hanno sonnecchiato nella filiera breve medievale, in primis noi-sotto esclusive da monopolio- e soprattutto da un bel po' i tedeschi-liberi e attivissimi- riescono nei loro migliori intenti, il gap tra oggi e ieri va a ridursi notevolmente, posto che ad esempio il genere "Latakia"-e forse anche "Perique"- temo sia definitivamente perduto alle possibilità di un tempo.


Se ti chiedessi un ritratto di quello che ti salta in mente al pronunciare la parola "osteria", quale suggestione ci regaleresti ?

 L'Osteria è una chiesa gaia, luogo di socievolezza affettuosa e gioiosa. O cornice di solitudini che fuggono da un nido sfasciato per anestetizzare spaventosi dolori. Come anche luogo di gioco, come svago, azzardo, innocenza o depravazione. Ri-farne un luogo accogliente, ma non esclusivo, e ricco di poesia (anche quella popolare che tanto ha "spopolato" in questi ambienti) è impiantare una fondata speranza di salvezza.

TRATTO DA : Osteria della Melanotte
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 23 Gennaio 2013, 14:44:10
Tristan Tzara :
pseudonimo di Samuel Rosenstock :
(Moineşti, 16 aprile 1896 – Parigi, 25 dicembre 1963),
.... è stato un poeta e saggista rumeno di lingua francese e rumena.
 
Ebreo, visse per la maggior parte della sua vita in Francia. È conosciuto soprattutto per essere il fondatore del Dadaismo, un movimento di avanguardia rivoluzionaria nelle arti.
Il movimento Dada nacque a Zurigo durante la Prima Guerra Mondiale. Tzara scrisse i primi testi Dada, La première aventure céleste de Monsieur Antipyrine (1916), Vingt-cinq poèmes (1918) e il manifesto del movimento, Sept manifestes Dada (1924).
 
A Parigi, assieme ad altri artisti come André Breton, Philippe Soupault e Louis Aragon fu protagonista di attività artistiche rivoluzionarie con l’intento di scioccare il pubblico e di disintegrare le strutture del linguaggio. Alla fine del 1929, stanco del nichilismo e del distruzionismo, si unì ai suoi amici nelle attività più costruttive del Surrealismo. Si spese per conciliare il Surrealismo con il Marxismo ed entrò a far parte del Partito Comunista Francese nel 1937. Combatté in Spagna per la repubblica contro i franchisti e fu un attivo resistente francese nella Seconda guerra mondiale. Lasciò il Partito nel 1956, in protesta contro la repressione Sovietica della Rivoluzione Ungherese.
 
I suoi ideali politici lo portarono poco a poco a divenire un poeta lirico. Le sue poesie dicono l'angoscia della sua anima, presa in mezzo tra rivolta e meraviglia nella tragedia quotidiana della condizione umana. I suoi lavori maturi sono considerati L'Homme approximatif (1931) e continuarono con Parler seul (1950) e La face intérieure (1953), dove le parole, affiancate in modo anarchico nel Dada, sono sostituite da un linguaggio ancora difficile ma più esplicito.
 
Morì a Parigi nel 1963. Il suo corpo è interrato nel Cimitero di Montparnasse.

da Wikipedia


IL CORRIERE DELLA SERA IN PROPOSITO HA SCRITTO :
Per chi ha voglia di occuparsi dei grandi fenomeni spirituali della modernità, la «sindrome romena» è una materia obbligata. Ha arricchito la carta dell’Europa, già intersecata da innumerevoli rotte, di un’ulteriore linea d’energia, una freccia che da Bucarest (o da più sonnacchiose cittadine della provincia romena) punta dritta verso Parigi. Con le sue orrende dittature, la Storia si incaricherà ben presto di rendere questo movimento irreversibile, senza possibilità di ritorno, fino alla totale dissoluzione dell’idea di esilio in quella di destino. La lingua francese è abbastanza accogliente da trasformare le dure necessità della lontananza in straordinarie virtù artistiche. Ma questi romeni sono tutt’altro che disposti, una volta ottenuta l’ospitalità, a sperticarsi tutta la vita nelle lodi dei padroni di casa. La loro vocazione fondamentale, semmai, è una sovversione totale delle arti e dei saperi, capace di generare conseguenze irrimediabili, e dissidi mai sopiti.
 
Stiamo evocando il fantasma del più terribile di tutta questa banda di terribili romeni, nonostante l’aspetto distinto, e imodi gentilissimi. Era Samuel Rosenstock il vero nome di Tristan Tzara, cresciuto nella comunità ebraica di Bucarest, e accolto a Parigi, dopo la tappa fondamentale di Zurigo, come un nuovo Rimbaud, colui che si era spinto più oltre di tutti nei territori aperti dalle avanguardie. Scritti a partire dal 1916 e pubblicati nel 1924, i Sette manifesti Dada sono un’opera irresistibile di corrosione dei dogmi borghesi e di affermazione illimitata della libertà. Oggi gli stessi concetti di «avanguardia» e di «manifesto» ci appaiono remoti come reperti archeologici di civiltà estinte da millenni. Non potrebbe essere diversamente, eppure, unica eccezione possibile, nell’impresa dadaista c’è qualcosa che ancora ci può parlare da vicino, suggerirci un futuro. Tzara aggrediva i significati istituzionali del linguaggio, e le gerarchie immutabili che vi sono custodite, con le più lievi ma inesorabili delle armi: il riso infantile, il gioco, lo scherzo. Possedeva, insomma, segreti psicologici e risorse poetiche capaci di assicurare al suo messaggio quell’efficacia e quella leggerezza che sono condizione essenziale di ogni vera durata. Tzara fu in tutti i sensi un uomo giusto: combatté in Spagna contro i franchisti, partecipò alla Resistenza, e nel 1956 se ne andò dal Partito Comunista, per protesta contro i fatti d’Ungheria. Meno lineari, com’è fin troppo noto, sono state le vicende ideologiche dei tre più illustri protagonisti della sindrome romena, di una decina d’anni più giovani dell’inventore del Dadaismo. E se ogni storia che si rispetti possiede almeno un’immagine emblematica, non possiamo esimerci dall’evocare una fotografia ormai celebre, scattata nel 1977 da Louis Mounier nel cuore di Parigi, nell’incanto architettonico di Place Fürstenberg, a pochi passi da Saint-Germain-des-Prés. È un giorno freddo e tre uomini ormai anziani, riparati nei loro impermeabili, dialogano amabilmente, come si fa tra vecchi amici, in piedi al centro della piazza. Il più anziano dei tre, con la sua pipa, è Mircea Eliade, che ha appena raggiunto i settanta anni e da molto tempo insegna Storia delle religioni all’università di Chicago (ne farà, appena velata da un nome inventato, una perfida caricatura Saul Bellow nel suo ultimo libro, Ravelstein). Eugène Ionesco, al centro del gruppo, è del 1909, mentre Emil Cioran, il più giovane, è nato nel 1911. L’armonia di questa foto non è finta, ma nemmeno racconta tutta la verità. In un libro che ha fatto discutere, eloquentemente intitolato Il fascismo rimosso, Alexandra Laignel-Lavastine ha ricostruito una vicenda spinosa, nella quale le esperienze politiche vissute dai tre grandi scrittori nella Romania degli anni Trenta, prima di spiccare il volo per Parigi, sono oggetto di un inesausto tentativo di rimozione e cancellazione. È come se la scelta di una nuova patria e di una nuova lingua avesse significato, allora, una specie di lavacro rituale, di cancellazione dei peccati. I documenti resi pubblici dagli storici negli ultimi anni sono così abbondanti che sarà possibile a tutti ricavarne un giudizio più o meno negativo. A mio parere, nelle opere maggiori di questi scrittori si potrà ritrovare, tra tante inquietudini ed illuminazioni, una specie di anarchismo di destra, ma mai del fascismo, o del razzismo. E se lo storico ha sempre il diritto e il dovere di indagare, non si può mai negare, in un eterno e necessario gioco delle parti, all’eventuale colpevole il diritto di confondere le acque, e cancellare le tracce spiacevoli. Rimane il fatto che l’ingresso di questi tre spiriti straordinari nella nuova vita e nella nuova lingua ha qualcosa di solenne e quasi di leggendario. Penso aMircea Eliade asserragliato tra il 1946 e il 1948 in una stanza dell’Hotel de Suède, dove vive con la figliastra, scrivendo il Trattato di storia delle religioni e Il mito dell’eterno ritorno, raccontando in pagine limpide e gremite di citazioni suggestive il senso di quelle «ierofanie» durante le quali l’uomo vive l’esperienza del sacro come apparizione ed esperienza totale dell’essere. Proprio negli stessi mesi, durante un periodo di vacanza in Normandia nel quale tenta di tradurre Mallarmé in romeno, Cioran intuisce la possibilità di esprimersi in francese. Ed ecco che nel 1949 appare da Gallimard il Sommario di decomposizione, con quel suo memorabile attacco, la Genealogia del fanatismo, che converrebbe imporre come lettura obbligata in tutte le scuole («il passaggio dalla logica all’epilessia è consumato… così nascono le ideologie, le dottrine e le farse sanguinose»). Quanto a Ionesco, passano pochi anni, e arriva il giorno, nel 1952, in cui va in scena La cantatrice calva. In un minuscolo teatro del Quartiere Latino, non si smetterà di recitarla, fino ai nostri giorni, con la costanza di un rito religioso. In effetti, pochi atti di consapevolezza sulla natura del linguaggio umano e sulla sua connaturata assurdità sono paragonabili a questo di Ionesco. «Siamo stati visitati a fondo dagli Unni», scrisse una volta Cioran in una lettera privata, rievocando la Storia della sua patria. A sua volta visitata a fondo dai romeni, la nostra cultura ne ha ricavato un’inquietudine metafisica, un’idea del pensiero, una propensione all’azzardo che converrà custodire e trasmettere.
 
Emanuele Trevi
Il Corriere della Sera
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 23 Gennaio 2013, 15:00:10
Maurizio Maggiani :

Scrittore :
Maurizio Maggiani (Castelnuovo di Magra 1951) con Feltrinelli ha pubblicato Vi ho già tutti sognato una volta (1990), Felice alla guerra (1992), Il coraggio del pettirosso (1995, premi Viareggio Rèpaci e Campiello 1995), màuri màuri (1996), La regina disadorna (1998, premi Alassio e Stresa per la Narrativa 1999), È stata una vertigine (2002, premio letterario Scrivere per amore 2003, finalista premio Chiara), Il viaggiatore notturno (2005, premio Ernest Hemingway, premio Parco della Maiella e premio Strega), Mi sono perso a Genova (2007) e, con Gian Piero Alloisio, Storia della meraviglia. 12 canzoni e 3 monologhi (2008).

Dice di Se sul proprio sito :
Sono nato il primo di ottobre del 1951 da Dino, detto Dinetto per il suo animo gentile, e da Maria, detta Adorna in memoria della mula preferita da suo padre, mio nonno Armando, detto Garibà, Garibaldi, per il suo carattere, portamento e tempra politica. Sono nato nella casa costruita da mio nonno con gli scarti della fornace di mattoni del paese a ridosso della via Aurelia, nella frazione Molicciara di Castelnuovo Magra, la piana che dai suoi abitanti è chiamata Luni, perché è lì, da qualche parte nei campi, che ancora inciampano sulle rovine dell’antica città romana. La casa aveva un’aia, un orto e al di là dell’orto i campi che i miei avevano in affitto per coltivare patate, cavoli e formentone; lì io sono cresciuto indisturbato e felice. La casa e l’orto sono ancora lì, abitati da chi è restato della mia famiglia, ma quando mio padre Dinetto si è fatto operaio, ha preso sua moglie e i suoi figli e li ha portati in città, alla Spezia. Lì io sono arrivato fino alla giovinezza in solitudine e desolata nostalgia. Quello che ho fatto di buono è andare a scuola, primo e unico nella mia famiglia a spingermi fino a un diploma. Sono stato licenziato con il diploma magistrale e il consiglio di proseguire gli studi alla facoltà di architettura; questo a ragione di una propensione all’arte che i miei esaminatori avevano intravisto non saprei dire dove, se non nel fatto che non ero bravo in niente, ma avevo una macchina fotografica e ci scattavo delle fotografie. Era una Zenit sovietica che Dinetto aveva comprato per sé con 40 rate mensili da 1000 lire l’una; assieme all’orologio Omega era il suo orgoglio, ma non ci ha mai scattato una fotografia: è sempre stata mia finché non l’ho venduta per comprarne un’altra. Tre mesi dopo il diploma facevo già il maestro nella quinta classe di un prefabbricato che faceva da scuola nella periferia operaia della città. Avevo diciannove anni e crescevo assieme ai miei alunni; erano gli anni delle sommosse, ed ero certo di lavorare per il mondo nuovo. Ho ancora quella certezza e penso anche di essere stato un buon maestro; ho insegnato nel corso degli anni in carcere, nelle sezioni speciali per handicappati e in quelle sperimentali per il loro inserimento, e oggi so che è il più bel mestiere che abbia mai fatto. Ma sono curioso e mi piace stare in movimento, e ero un giovane uomo nell’epoca in cui in questo paese era ancora possibile muoversi con curiosità lavorando per vivere. Ho cambiato lavori e città continuando a crescere. Non ricordo più bene tutto quello che ho fatto per campare, ma so che ma mia vita è sempre stata movimentata e ricca di momenti fortunati. A ventidue anni sono stato chiamato dalla Olivetti nei suoi servizi sociali, e il mio primo stipendio era il doppio di quello di mio padre; me ne sono andato via per amare perdutamente una donna così come andava fatto. Nel ’74 mi sono procurato il primo videoregistratore portatile in circolazione e ho provato a farci qualcosa con i ragazzini di una scuola di montagna; da allora non ho più smesso di pensare che qualunque strumento è buono per creare qualunque cosa, anche la più meravigliosa. Ma poi sono andato in giro a vendere pompe idrauliche e mi piaceva moltissimo; ho fatto il fotografo industriale, e ho girato film pubblicitari per gli industriali del marmo e gli stagionatori di prosciutti, mentre fabbricavo audiovisivi politici con l’idea che immagini e suoni potessero essere un buon modo per far discutere la gente; a quel tempo funzionava, anche se erano strumenti poco adatti agli effetti speciali. Nel momento del bisogno ho fatto anche il mercante di arte contemporanea abbastanza autentica, anche se non del tutto, e venditore di libri, soprattutto dei miei. E nel ‘78 mi sono rotto la schiena facendo delle riprese in una cava di granito, e mi sono cercato un posto adatto a chi si prende una gran paura: sono diventato pubblico impiegato. Nell’85 mi sono comprato, firmando 36 cambiali, un computer Apple, il primo che si fosse visto in circolazione, e con quello ho imparato a scrivere. Perché scrivere su quell’apparecchio mi dava un gran piacere tattile e visivo, perché ho scoperto che potevo costruire parole, e con le parole pensieri, che erano immagine composta così come si compone un’inquadratura fotografica, o cinematografica. E poi mi sono rotto una gamba in cinque pezzi, in uno strepitoso incidente di motocicletta, e tutto quello che ho potuto fare per tre lunghi anni è stato di volerle abbastanza bene per non lasciare che me la portassero via, e inventarmi qualcosa per non intristirmi di deboscia da antidolorifici. Con il mio Apple ho scritto una lettera al quotidiano della città e di lì in poi mi hanno chiesto di scrivere a pagamento; sempre con quello ho scritto una lettera a una donna e quella lettera è stata spedita a cura del mio miglior amico a un concorso per componimenti letterari inediti che divenne leggendario per la straordinaria partecipazione popolare. La lettera vinse il concorso sotto forma di racconto letterario. La lettera era intitolata “Prontuario per la donna senza cuore”, c’erano dei sospesi pesanti tra me e quella signora, e quel titolo è rimasto. Tra me e lei le cose non sono cambiate se non in peggio, ma ho cominciato a ricevere telefonate da editori che mi chiedevano se per caso avessi “qualcosa nel cassetto”. Il mio cassetto era vuoto, ed è sempre rimasto così, ma alla quinta telefonata ho detto che sì, avevo qualcosa. Ero curioso di vedere cosa sarebbe successo, non ho mai smesso di essere curioso, e sono diventato romanziere. Da allora credo di aver scritto e pubblicato una decina di storie romanzesche e un migliaio di articoli, qualcosa che assomiglia a una carriera. Comunque, vivo di quello, onorevolmente e con orgoglio mantengo la mia famiglia con il sudore delle mia dita e il patimento dei miei occhi. Come per tutto il resto che di buono mi è capitato nella vita, ed è stato molto, ne sono debitore alle fortunate coincidenze, all’amicizia di uomini e donne generosi, alle strade che cammino e agli incontri che mi regalano. Ah, adesso che mi viene in mente, ho fatto anche il conduttore televisivo, qualcosa come un centinaio di puntate di “La Storia siamo Noi”, nel ’99 se ricordo bene, e in quella occasione ho imparato molto di quello che mi piace e non mi piace fare. So che non mi piace lavorare più del necessario, e non mi piace neppure guadagnare più di quello che mi serve. E questo mi mantiene ancora in forma, nonostante sia un vecchio zoppo ormai ipovedente. L’anno passato ho ereditato l’orologio Omega di mio padre Dinetto e mi capita di far caso al suo tic tic tic. È un suono armonioso e rassicurante, il suono di una cosa fatta a regola d’arte.

Segue foto
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 23 Gennaio 2013, 15:12:15
DANIEL PENNAC

Daniel Pennac : pseudonimo di Daniel Pennacchioni (Casablanca, 1º dicembre 1944),

....................................................... è uno scrittore francese.
 

Già autore di libri per ragazzi, nel 1985, comincia – in seguito ad una scommessa fatta durante un soggiorno in Brasile – una serie di romanzi che girano attorno a Benjamin Malaussène, capro espiatorio di "professione", alla sua inverosimile e multietnica famiglia, composta di fratellastri e sorellastre molto particolari e di una madre sempre innamorata e incinta, e a un quartiere di Parigi, Belleville.
Nel 1992, Pennac ottiene un grande successo con Come un romanzo, un saggio a favore della lettura.
« L'uomo costruisce case perché è vivo ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo. La lettura è per lui una compagnia che non prende il posto di nessun'altra, ma che nessun'altra potrebbe sostituire. »
Nato nel 1944 in una famiglia di militari, passa la sua infanzia in Africa, nel sud-est asiatico, in Europa e nella Francia meridionale. Pessimo allievo, solo verso la fine del liceo ottiene buoni voti, quando un suo insegnante comprende la sua passione per la scrittura e, al posto dei temi tradizionali, gli chiede di scrivere un romanzo a puntate, con cadenza settimanale.
 Ottiene la laurea in lettere, all'Università di Nizza, diventando contemporaneamente insegnante e scrittore.
La scelta di insegnare, professione svolta per ventotto anni, a partire dal 1970, gli serviva inizialmente per avere più tempo per scrivere, durante le lunghe vacanze estive. Pennac, però, si appassiona subito alla professione di insegnante.
 Inizia l'attività di scrittore con un pamphlet e con una grande passione contro l'esercito (Le service militaire au service de qui?, 1973), in cui descrive la caserma come un luogo tribale, che poggia su tre grandi falsi miti: la maturità, l'uguaglianza e la virilità. In tale occasione, per non nuocere a suo padre, militare di carriera, assume lo pseudonimo Pennac, contrazione del suo cognome anagrafico Pennacchioni.
 Abbandona la saggistica in seguito all'incontro con Tudor Eliad, con il quale scrive due libri di fantascienza: (Les enfants de Yalta, 1977, e Père Noël, 1979) ma che ebbero scarso successo commerciale. Successivamente, decide di scrivere racconti per bambini.
 Nel 1997 scrive Messieurs les enfants. Ma, soprattutto, scopre il romanzo giallo. In séguito, scommettendo contro amici che lo ritenevano incapace di scrivere un romanzo giallo, scrive Au bonheur des ogres.

da Wikipedia


La Feltrinelli di lui scrive :
Daniel Pennac, già professore di francese in un liceo parigino, è autore della serie di romanzi di straordinario successo centrati sulla figura di Benjamin Malaussène, di professione capro espiatorio, e della sua colorita famiglia, tutti editi da Feltrinelli tra il 1991 e il 1999: Il paradiso degli orchi, La fata carabina, La prosivendola, Signor Malaussène e La passione secondo Thérèse, oltre a Ultime notizie dalla famiglia; sempre con Feltrinelli, ha pubblicato il saggio sulla lettura Come un romanzo (1993), il romanzo Signori bambini (1998), la storia a fumetti Gli esuberati, con disegni di Jacques Tardi (2000), il romanzo Ecco la storia (2003), il monologo Grazie (2004) e la sua rielaborazione L’avventura teatrale. Le mie italiane (2007), il racconto La lunga notte del dottor Galvan (2005) e Diario di scuola (2008). Pennac ha vinto il Premio internazionale Grinzane Cavour “Una vita per la letteratura” nel 2002.

seguono foto
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 23 Gennaio 2013, 15:28:23
Paolo Canè:
Scrittore :
Bolognese, grande appassionato di storia e di letteratura dialettale, è nato nella città delle due torri nel 1939.
Diplomatosi in studi tecnico commerciali, dedicata una vita professionale all’azienda di famiglia, poi ad una lunga attività nel settore dei giocattoli.
Una volta in pensione, ha finalmente potuto dedicarsi alle sue passioni in campo umanistico e musicale, in altri termini:
Suonare ed a, scrivere.
 Ha compiuto interessanti studi e ricerche soprattutto in campo dialettale, spaziando dalla storia medievale alla letteratura di interesse regionale.
 Di recente ha pubblicato in coppia con Tiziano Costa e per la «Collana di storie bolognesi» della Costa Editore:
Vgnì mò qué bulgnìs (2006 ristampato nel 2007) e Brisa par critichèr (2008).

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 23 Gennaio 2013, 17:31:32
Giovanni Maria Flick :
(Cirié, 7 novembre 1940)

.....è un giurista e politico italiano.
Ministro della Giustizia del governo Prodi I.
Presidente della Corte costituzionale dal 14 novembre 2008 al 18 febbraio 2009.

Cresciuto in una famiglia di tradizioni cattoliche, padre di origine tedesca, quinto di sette figli, studiò presso l'Istituto Sociale, la scuola dei Padri Gesuiti di Torino. Iscritto all'Università Cattolica di Milano nel 1958, vinse una borsa di studio che gli permise di studiare presso il Collegio Augustinianum. Dopo la laurea in giurisprudenza, nel 1962, vinse il concorso per entrare in magistratura.
 Dal 1964 al 1975 è stato magistrato al tribunale di Roma, sia come giudice sia come pubblico ministero. In questi anni ha insegnato come professore incaricato di istituzioni di diritto e procedura penale presso l'Università di Perugia e come professore incaricato di diritto penale presso l'Università di Messina. Nel 1980 diviene professore ordinario di Diritto penale alla Luiss e inizia a svolgere la professione di avvocato penalista. Ha collaborato anche come editorialista per Il Sole 24 Ore e per La Stampa.
 Nel 1996 è stato nominato Ministro di Grazia e Giustizia del governo guidato da Romano Prodi. Presenta lo stesso anno in Parlamento una serie di leggi organiche di riforma del sistema giudiziario che verranno approvate quasi integralmente, in un iter che terminerà alla fine del 1999. Fra queste vi è l'istituzione di un singolo giudice per i reati di entità minore che prima richiedevano l'impiego di tre magistrati, varato con l'intento di venire incontro al problema della lentezza dei procedimenti giudiziari italiani.
 Dopo l'esperienza di ministro, è stato scelto dal governo D'Alema I come rappresentante italiano nella Commissione per i diritti umani europea.
 Il 14 febbraio 2000 è stato nominato giudice della Corte costituzionale dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi; ha giurato il 18 febbraio.
 Il 17 novembre 2005 è stato nominato vicepresidente della Corte dal neoeletto presidente Annibale Marini e confermato nella carica l'11 luglio 2006 dal neoeletto presidente Franco Bile.
 Il 14 novembre 2008 viene eletto 32º presidente della Corte Costituzionale. Cessa dalla carica il 18 febbraio 2009.[1]
 Dal 18 gennaio 2012 è il nuovo presidente del consiglio di amministrazione della Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor, succedendo a Don Luigi Maria Verzé.[2]
 Il 27 aprile 2012, a seguito di votazioni degli studenti di tutte le Facoltà di Giurisprudenza italiane, ha ricevuto da ELSA Italia (The European Law Students' Association - Italia) il Premio Giurista dell'Anno 2012.
 È poi scelto come delegato del sindaco di Milano Giuliano Pisapia, a titolo gratuito, al Tavolo di coordinamento per l’Expo 2015[3].
 Il 14 gennaio 2013 si autosospende dal ruolo di garante per candidarsi alle elezioni nelle liste di Centro Democratico
Onoreficenze : Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana

da Wikipedia

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 23 Gennaio 2013, 18:12:39
DI QUESTO ARTISTA, NON SONO SICURISSIMO CHE FUMI LA PIPA...HO SOLO TROVATO UNA FOTO INERENTE

Art Spiegelman (Stoccolma, 15 febbraio 1948) è un fumettista statunitense.
 
Spiegelman è codirettore della rivista di fumetti e grafica Raw, di cui è stato uno dei fondatori, ed è tra gli artisti che hanno compilato e illustrato graficamente i lemmi del Futuro dizionario d'America (The Future Dictionary of America, pubblicato da McSweeney's nel 2005).
Ha pubblicato svariati lavori su riviste statunitensi come New York Times, Village Voice e New Yorker.
Di quest'ultimo da anni è anche art director. In Italia le sue storie sono pubblicate dal settimanale Internazionale.
 
Nel 1982 ha ricevuto il Premio Yellow Kid a Lucca comics.
Attualmente insegna alla School of Visual Arts di New York.
Art Spiegelman deve la sua fama principalmente ad un'unica opera, Maus, un romanzo grafico (auto)biografico pubblicato tra il 1973 ed il 1991, dove si narra la storia del padre, Vladek Spiegelman, un ebreo polacco sopravvissuto alla Shoah.
Maus usa la forma di fumetto allegorico (i nazisti sono gatti, gli ebrei topi, gli americani cani, i polacchi maiali, i francesi rane e i russi orsi) per dare corpo all'essenza della narrazione spogliandola degli elementi di identificazione e lasciando l'essenza della dimensione tragica. Di questo romanzo - che nel 1992 gli ha fruttato uno speciale premio Pulitzer - Umberto Eco ha detto: «Maus è una storia splendida; ti prende e non ti lascia più».
Dopo avere visto i suoi lavori pubblicati sulle più autorevoli riviste e anche giornali americani, Spiegelman coltiva ugualmente molti progetti per il futuro, fra i quali un prototipo di rivista-libro da fare uscire annualmente intorno a Natale, con lo scopo che gli adulti la comprino per leggerla ai bambini (quindi il target è localizzato nei bambini in età prescolare). Questa rivista, Little Lit, dovrebbe trattare argomenti seri come politica, economia, cultura, e attualità, ma con un linguaggio comprensibile per i bambini più piccoli e che interessi sia i piccoli ascoltatori che i lettori ormai adulti.
Inoltre sta lavorando ad un'altra opera di carattere teatrale, Drawn to death (un gioco di parole in inglese sul doppio significato di drawn, "disegnato" e "trascinato" fino alla morte), presentata in anteprima in un video di una conferenza svoltasi a Milano. Fra le tante dichiarazioni e interviste rilasciate ai giornali merita una particolare attenzione una dichiarazione fatta al quotidiano Diario (uscito il 29 settembre 2001) riguardo al film di Roberto Benigni vincitore di 3 premi Oscar La vita è bella:
 «Benigni è pericoloso ne La vita è bella perché riprende la storia reale per trasformarla in fantasia. Usa la forma della metafora per dire che Auschwitz non è Auschwitz, ma solo un sinonimo di un brutto periodo: è terribile, è una vergogna. Sembra che alla fine l'unica cosa importante sia prendere i brutti periodi con ironia. Anche Maus usa la metafora, ma per aiutare a capire una storia precisa, circostanziata, e poi è una metafora che sfuma nella drammaticità del racconto.»

Da wikipedia

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 23 Gennaio 2013, 18:19:09
Elio Pagliarani:
(Viserba, 25 maggio 1927 – Roma, 8 marzo 2012)
.....è stato un poeta italiano appartenente al gruppo '63, presente con i suoi scritti nell'Antologia I Novissimi del 1961 e autore di molte opere.
 
La sua opera più significativa è un poemetto sperimentale intitolato La ragazza Carla; apparso dapprima su una rivista letteraria nel 1960, è stato successivamente pubblicato in volume nel 1962.
Laureatosi in Scienze politiche a Padova, si trasferisce negli anni quaranta a Milano, dove lavora nella scuola e collabora a giornali e riviste. Negli anni sessanta il poeta si trasferisce a Roma, abitando, fra l'altro, dalla fine degli anni '60 al 1991, nello storico indirizzo di Via Margutta 51 A, interno 29, quello la cui terrazza, un tempo fiorita di gelsomini, rose e viole, troneggia sull'ampio giardino a ghiaietta dello stabile. Collaboratore attivo e presente sulla scena della nuova cultura, Pagliarani, collabora alle più importanti riviste del secondo Novecento, tra le quali Officina, Quindici, Il Verri, Nuovi argomenti, Il Menabò.
Nel 1971 fonda la rivista Periodo Ipotetico diventandone il direttore; fa pure parte della redazione di Nuova Corrente. Negli anni Ottanta fonda e dirige con Alessandra Briganti la rivista di Letterature Ritmica.
Negli anni cinquanta svolge la sua attività come redattore dell'Avanti e a partire dal 1968, diventa critico teatrale per Paese Sera.
Oltre a far parte del Gruppo 63 e ad essere presente nell'antologia dei Novissimi, fu tra i fondatori della Cooperativa di scrittori
Risale al 1954 la sua prima raccolta di poesie, Cronache e altre poesie a cui seguiranno Inventario privato nel 1959 e, nello stesso anno, nel n.14 di Nuova Corrente "Progetti per la ragazza Carla". Il poemetto sarà poi interamente pubblicato nel 1960 nel n.2 de Il Menabò e ripubblicato nel 1962, insieme alla precedente produzione con il titolo La ragazza Carla e altre poesie.
Nel 1964 l'autore pubblica Lezione di fisica che nel 1968 farà parte di Lezioni di fisica e Fecaloro.
Inizia in questo periodo la stesura de La ballata di Rudi, il suo secondo romanzo in versi, di cui una parte verrà pubblicata nel 1977 con il titolo Rosso corpo lingua oro pope-papa scienza. Doppio trittico di Nandi mentre l'edizione definitiva e completa si avrà solamente nel 1995.
 La ballata di Rudi narra le vicende del protagonista eponimo e di una serie di personaggi di contorno, nell'arco di trent'anni.
 Rudi è un animatore / di balli sull'Adriatico che nel dopoguerra si reinventa lenone in un night-club di Milano. Ai componimenti che raccontano le gesta di Rudi e altri personaggi sordidi, si alternano riflessioni di poetica (la straordinaria A spiaggia non ci sono colori) e memorie della vita dei braccianti del mare, in contrapposizione violenta con lo sfacelo morale dell'Italia degli anni Cinquanta. Dopo la morte di Rudi nei primi anni sessanta le cose non migliorano, come suggerisce la poesia Contatta Sagredo, dove personaggi ancora più amorali entrano in scena.
Il poemetto si chiude con un'epigrafe che è una proposta di resistenza e riapre uno spiraglio di ottimismo : Ma dobbiamo continuare / come se / non avesse senso pensare / che s'appassisca il mare.
Tra l'ultima produzione si segnala La bella addormentata.
Dal 1988 è stato direttore della videorivista internazionale di poesia VIDEOR.

È scomparso nel 2012 all'età di 84 anni.

La poesia di Pagliarani affronta temi realistici, come quello del lavoro, dell'economia e della vita delle classi subalterne, trasfigurando il testo poetico fino a trasformarlo in un racconto con andamento "polifonico" e "corale" che diventa, con il trascorrere del tempo, sempre più frammentario e discontinuo.
 
Pagliarani sperimenta il verso lungo attraverso il verso "a scaletta" ripreso dalla poesia di Majakovskij rendendo così la poesia tipico mezzo di analisi del vissuto.

Da Wikipedia

Segue Foto
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: Giala - 23 Gennaio 2013, 19:44:03
LEGGETE QUESTA INTERVISTA IN CUI PAOLO BORZI PARLA DI TABACCO E PIPE....

Paolo Borzi? Mmmmh, questo nome non mi è nuovo..
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: rais - 24 Gennaio 2013, 08:54:29
Ma picchì nu ci piaciunu i C&D e GLPease o meglio si spaventa a parlarne.
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 24 Gennaio 2013, 13:00:13
eeehh iiiihhh aaahhh Rais, Giallaaaa ;D
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: Nic Salamandra - 25 Gennaio 2013, 09:52:46
Paolo B... "Karneade, ke fumava kostui?" (Inthopandro Vitelloni) ;D
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 25 Gennaio 2013, 10:18:10
ARNOLDO FOA'

Arnoldo Foà:
(Ferrara, 24 gennaio 1916)..... Attore, regista e, doppiatore italiano.
Una delle prime voci della radio italina, prestò la sua voce  per radio
a comunicare l' armistizio del 8 Settembre 1943.

« Mi piacciono di più i sorrisi amichevoli delle congratulazioni. »
 (Arnoldo Foà, Autobiografia di un artista burbero, Sellerio Editore, 2009)

E' nato a Ferrara in una famiglia di origine ebraica (ma lui si dichiara ateo[2]), figlio di Valentino e Dirce Levi, segue la famiglia a Firenze, dove intraprende gli studi di economia e commercio. Durante il periodo universitario si interessa al teatro, frequentando i corsi di recitazione della scuola "Luigi Rasi" sotto la guida di Raffaello Melani. A vent'anni abbandona gli studi e si trasferisce a Roma, dove frequenta per qualche tempo il Centro Sperimentale di Cinematografia.
Nel 1938 Arnoldo Foà è costretto a lasciare i corsi presso il Centro Sperimentale di Cinematografia a seguito della promulgazione delle leggi razziali fasciste.
Gli viene impedito anche di lavorare, e per poterlo fare è costretto a usare nomi fittizi (tra cui "Puccio Gamma[3]"); ricopre saltuariamente il ruolo del sostituto di attori malati (in gergo, il "pompiere"), riuscendo a lavorare nelle compagnie più prestigiose: Cervi-Pagnani-Morelli-Stoppa, Ninchi-Barnabò, Adani-Cimara, Maltagliati-Cimara.
Nel 1943 si rifugia a Napoli, dove diviene capo-annunciatore e scrittore della Radio Alleata radio PWB: spetta a lui la comunicazione dell'armistizio con gli Alleati, l'8 settembre 1943. Alla fine della guerra, torna al teatro e si unisce a molte e importanti compagnie: Ferrati-Cortese-Scelzo, Ferrati-Cortese-Cimara, Stoppa-Morelli-Cervi (dove collabora con Visconti) e la Compagnia del Teatro Nazionale (Teatro dell'Opera di Roma) (lavorando per Guido Salvini), nel 1945, entra nella Compagnia di Prosa della RAI dove svolgerà un'intensa attività sino agli anni ottanta[4]. La sua lunga carriera artistica è brillante e costellata di numerosi successi e riconoscimenti in campo teatrale, cinematografico e televisivo.
Nella vita privata è padre di 5 figlie: Annalisa(1951-1995)(anche lei attrice), Valentina, Rossellina, Giulia e Orsetta.
Teatro : Intensa e prestigiosa la sua carriera in teatro: autori classici e contemporanei, registi del calibro di Luchino Visconti, Luigi Squarzina, Luca Ronconi e Giorgio Strehler. Le sue interpretazioni sono memorabili, incisive, esito di un attento studio, passione e misura drammatica elette. Da regista mette in scena spettacoli di prosa (tra i tanti La pace di Aristofane e Diana e la Tuda di Luigi Pirandello) e di lirica (Otello di Giuseppe Verdi, Histoire du soldat di Igor Stravinskij, e Il pipistrello di Strauß), e molte sue commedie, riscuotendo sempre enormi successi.
Nel 1957 l'esordio come autore teatrale ("Signori buonasera"). Seguiranno, tra le altre, "La corda a tre capi"[5], "Il testimone", e più recentemente "Amphitryon Toutjours" (Festival di Spoleto 2000), e "Oggi". Tra le sue interpretazioni più recenti il monologo di Alessandro Baricco "Novecento"[6] con la regia di Gabriele Vacis, (2003/2005) successo straordinario di pubblico e critica, e "Sul lago dorato"[7] di E. Thompson, con la regia di Maurizio Panici (2006-2008).
Cinema e Televisione : La sua filmografia presenta oltre 100 pellicole: tra i registi con cui ha lavorato figurano Alessandro Blasetti (Altri tempi), Orson Welles (Il processo), Vittorio Cottafavi (I cento cavalieri), Jacques Deray (Borsalino), Marcello Fondato (Causa di divorzio), Damiano Damiani (Il sorriso del grande tentatore), Giuliano Montaldo (Il giocattolo), Giuseppe Ferrara (Cento giorni a Palermo), Giovanni Soldati (L'attenzione), Luca Barbareschi (Ardena), Paolo Costella (Tutti gli uomini del deficiente), Ettore Scola (Gente di Roma), Alessandro Benvenuti (Ti spiace se bacio mamma?), Alessandro D'Alatri (La febbre), Antonello Belluco (Antonio, guerriero di Dio) e Maurizio Sciarra (Quale amore). Recentemente sono stati realizzati due docufilm su Arnoldo Foà: nel 2007 Almeno io Fo... à di Alan Bacchelli e Lorenzo degl'Innocenti, Premio Imaie 2008; nel 2011 Io sono il teatro. Arnoldo Foà raccontato da Foà di Cosimo Damiano Damato, presentato al Festival Internazionale del Film di Roma. Foà è stato tra i protagonisti di alcuni dei più celebri sceneggiati televisivi della RAI: Piccole donne, Capitan Fracassa, Le mie prigioni, Le cinque giornate di Milano, La freccia nera, L'isola del tesoro, Il giornalino di Gian Burrasca, David Copperfield, I racconti del maresciallo, I racconti di padre Brown, Nostromo, Fine secolo e Il Papa buono.
Nel 1985 ha partecipato alla parodia dei Promessi Sposi realizzata dal Quartetto Cetra, interpretando L'innominato.
Per la RAI ha condotto anche il programma musicale Chitarra, amore mio e, per due stagioni, il varietà Ieri e oggi, nonché numerosi altri programmi.
Radio e doppiaggio : Arnoldo Foà contribuisce alla nascita, dalle ceneri dell'EIAR, della Radio RAI e partecipa a molte trasmissioni, sia di informazione che di intrattenimento, con attori, autori e registi importanti come Cervi, Morelli, Ninchi, Anton Giulio Majano, Umberto Benedetto. Dagli anni cinquanta diventa uno dei più importanti doppiatori, prestando la sua voce anche per numerosi documentari, tra cui "Il Continente di ghiaccio" di Luigi Turolla.
Registrazioni Poetiche : Celebri le sue dizioni poetiche da Dante, Lucrezio, Carducci, Leopardi, Neruda, García Lorca, che vengono registrate su disco in vinile negli anni cinquanta e sessanta (recentemente sono stati registrati anche su CD), divulgando moltissime opere, in particolare quelle di autori di lingua spagnola allora poco conosciuti in Italia, come Lorca e Neruda: il celebre "Lamento per Ignacio Mejias" di Lorca fece vincere alla Fonit Cetra il Disco d'oro per aver superato il milione di copie[9] Negli ultimi anni molte le registrazioni di poesie su CD, di diversi autori e per diverse produzioni. Dal 2002 ha realizzato alcuni CD di una collana con registrazioni di brani di poeti e filosofi, commentati da musiche appositamente create, e un CD di poesie scritte da lui stesso.


da Wikipedia

seguono foto

Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 25 Gennaio 2013, 10:28:52
in queste foto che, seguono, Foa è più anziano ma, come si potrà notare non demorde a fumare la sua amata pipa,
Foa è stato ed è, un vero amante del lento fumo.
In una sua foto credo si noti bene una Peterson, più altre pipe molto vissute e da lavoro, si può notare anche come da esperto fumatore
non usi pigino ma, il dito di una mano, forse cosa csuale o, forse no, in passato era assai frequente nei fumatori di pipa l'uso di dita per
pigiare anzichè pigini vari...., la foto più bella, a mio avviso, è proprio l'ultima, quella in cui già molto anziano fuma e, pigia con il dito
il tabacco nella pipa.
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: mificrozet - 25 Gennaio 2013, 10:45:16
Di Foà si dice che non sia esattamente un fumatore modello, acquista una pipa, la fuma senza curarsene fino a distruggerla e poi ne acquista un'altra e ricomincia, sentito dire, ma da molti.
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: rais - 25 Gennaio 2013, 11:03:22
.... è pur sempre un fumatore di pipa e sicuramente la fumerà meglio di molti che si aggirano nel web e fanno i capiscitori a colpi di dunhill, acquistate perchè sono delle ricche.
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 25 Gennaio 2013, 11:08:53
si, anche io l'ho sentito. Anche Luciano Lama, noto sindacalista e, credo inventore della scala mobile, fine anni 70, era duopo
fumare la pipa nello stesso modo.
Ma considera che Foa ha 97 anni, ha in se la cultura di un altra epoca passata, una volta nei primi del novecento, fumare la
pipa significava per lo più solo fumare,  spesso tabacchi da filiera corta, i tabacchi dei contadini o il sigaro, le sigarette
entrarono di moda dopo, con le 2 guerre, specie nella seconda guerra mondiale,  tra le due guerre grazie alla pubblicità
 continua dei film americani in cui spesso, si faceva vedere il fumatore con sigaretta si spinse al fumo compulsivo....
....dubito comunque che, fino al primo dopo guerra andasse di moda possedere tante pipe.
Non credo fosse un oggetto di culto, non più di tanto. Fumare la pipa, era per lo più solo il piacere di fumare e, basta.
Non era un modo per distinguersi da altri, ne per darsi un tono o apparire o altro ancora, era solo fumare per piacere
di fuamre tabacco, e al massimo di tenere in mano la propria pipa.
Solo nel dopo guerra le cose iniziarono a cambiare notevolmente, e la pipa divenne sempre più oggeto con varie
connotazioni sociali, il benessere economico ha spinto all acquisto non solo per lo più per necessità ma, anche e per
lo più per piacere di possedere per, desiderio, per emotività, poi il nuovo senso di appartenenza della pipa a nuove
connotazioni sociali, ad un certo tipo di nuovo fumatore del dopo guerra, forse tal volta snob,  presunto colto,
 presunto intellettuale e, presunto di buon gusto e, benestante, ha ancor più spinto la pipa su terreni ancor più
estremi da, fumatore d'elitte........da collezione, da status symbol ecc...così nel tempo si è persa una certa cultura
del fumolento della pipa, nel senso più ampio del termine, aperta a tutti e per tutti, con pipe da usare e maltrattare,
da lavoro, ove contava più la capacità della pipa di saper lavorare e donare buon fumo
e che, invecchiando e rovinandosi acquistava bellezza come il viso rugoso di un anziano, e con uso tabacchi da filiera corta ecc.
E si arriva ai giorni nostri....e non serve credo aggiungere altro, tutti conosciamo il mondo contemporaneo della pipa e tabacchi.
Detto tutto ciò, credo proprio che Arnoldo Foà appartenesse culturalmente per formazione e, concezione, al fumatore da singola
pipa,  o da poche pipe da, fumare stressandole fino alla morte....per poi ricominciare con altre pipe nuove ecc.
Faceva così anche mio nonno, ma pure mio padre che aveva solo 4 pipe, anche se gli compravo pipe nuove lui, imperrterrito
fumava sempre solo due pipe a, rotazione e, fino alla loro morte,  poi ricominciava con le due che aveva di scorta ecc...amava
vedere le sue pipe usate, vissute....è un altra e, antica concezione del fumare la pipa, che si è per lo più perso.
Ma credo che tale concezione si possa allargare in ogni campo della vita moderna contemporanea, è il risultato del nostro
moderno stile di vita ed, economico-sociale.
il Filosofo-Sociologo Bauman ha ben spiegato questo comportamento sociale, moderno, contemporaneo, dandogli anche un none,
 il termine da lui coniato è SOCIETA' LIQUIDA....contrapposta alla società di Aronldo Foa, società solida.

Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 25 Gennaio 2013, 18:25:24
Luciano De Maria :

il bandito gentiluomo.
Nel '58 a Milano la rapina di Via Osoppo, il colpo del secolo, fu la mente del colpo che rimase per decenni nella mente dei Milanesi.


l'intervista del 2007 :
Luciano De Maria aveva 80 anni e una vita da film, intensa-intensissima, durante la quale aveva visto di tutto, sangue, morti, sofferenza, prigione. I suoi occhi però, pur segnati dalla sofferenza (16 anni di carcere), dall’adrenalina (è stato coinvolto in intrighi internazionali) e dal tempo, erano veri.  Trasparenti. Sinceri.
Elegante, giacca e cravatta ("Sempre, anche ad ogni rapina"), Luciano amava darsi un tono con la pipa ("Ma non l’ho mai fumata sul serio"), non si faceva mai mancare auto di lusso e belle donne. Adorava stupire, era sfrontato e andava contro ogni regola. Anzi, andava avanti con una sola grande regola: non uccidere. Mai. Diventò famoso a Milano, il 27 febbraio 1958, quando sette uomini armati, incappucciati e vestiti con tute blu, assaltarono un trasporto valori blindato. Nessuno sparo, nessun ferito e un bottino ndi 590 milioni di lire per quella che è diventò per tutti “la rapina del secolo”.
Luciano ora faceva il pensionato e si godeva la vecchiaia a Casale Monferrato dilettandosi con il giardinaggio. A chi, ottusamente, si permetteva di fargli la morale per i suoi trascorsi, rispondeva con grande semplicità:  "Ho pagato il mio debito con lo Stato, mi sento a tutti gli effetti un cittadino libero". Da applausi Luciano, clap clap. De Maria se ne andato i giorni scorsi, l’ha fregato un ictus. Ecco l’intervista ritratto che rilasciò a Libero, per la rubrica Soggetti Smarriti, il 18 novembre 2007.
di Alessandro Dell'Orto
Statue, quadri, lampadari colorati e una dependance laggiù oltre il giardino. Luciano De Maria, che casa!
«Ci vivo da sei mesi, è una cascina ristrutturata. Trecentocinquanta metri».
Ci sta solo?
«Speravo venisse la Hunziker, ma...».
Scusi?
«Mi fa impazzire, per un week-end con me le regalerei il prototipo che c’è di là in garage: sono mezzo matto, sa? Le ho scritto una lettera, nessuna risposta».
Accennava a un prototipo: che roba è?
«Aztec, design Giugiaro e meccanica Audi: ce ne sono 13 al mondo. Una ditta giapponese ne stava costruendo 30, tutti a mano. Poi si è accorta che costavano troppo, è saltata in aria e dal fallimento, con un socio, ne ho acquistati quattro».
Che fine hanno fatto?
«Uno è bruciato, un altro è stato venduto dal mio socio. Che poi è impazzito e si è suicidato - poteva anche farlo prima, no? - e non ho guadagnato nemmeno un euro. Me ne sono rimasti due».
Altre auto di lusso?
«Ho avuto Cadillac e Honda. Quando stavo con Carol facevo serate mondane, non mi mancava nulla. Nella vita ho avuto tutto, nel bene e nel male. Più nel bene. Sono un perseguitato dalla fortuna».
Chi è Carol?
«Siamo stati insieme 12 anni, ne ha 40 meno di me. Non esiste cifra al mondo con cui potrei ripagarla per l’amore che mi ha dato. Tre anni fa le ho chiesto di andarsene, tornare in Ungheria: è giovane e bella, giusto che si rifacesse una vita. Sono caduto in depressione, è stata dura. Ma ora siamo amici e felici».
De Maria, domanda antipatica ma inevitabile: casa immensa, auto fantastiche. Ma di cosa vive?
«Me l’ha appena chiesto anche la Finanza... In Svizzera avevo un mobilificio, l’ho venduto».
Si rende conto che è difficile crederci, vero? Più facile pensare a...
«Il bottino della rapina? Molti lo sospettano, ma perché la Polizia non ha mai trovato i miei soldi. In realtà nemmeno io, uscito dal carcere, li ho trovati...».
Poi approfondiamo. Intanto ci aggiorni. Ha figli?
«Fabio ha 31 anni e stravede per me, si sposerà tra una anno».
Quando gli ha raccontato di lei?
«Aveva 14 anni, ho incaricato la mia compagna di spiegargli che ero un bandito. Temevo la reazione. Mi ha guardato: “Papà, sono orgoglioso di te”».
Vi vedete spesso?
«Quando è possibile. Vive in Svizzera, ma là non posso andarci per una vecchia condanna ingiusta: spaccio di droga. Si figuri, è uno dei 4 reati che detesto».
Gli altri tre che non sopporta?
«Sfruttamento della prostituzione, pedofilia e soprattutto omicidio».
Ha mai ucciso?
«Scherza? Premetto che non bisognerebbe delinquere, è pacifico. Se ti metti a farlo, però, devi rispettare la vita degli altri. Ho un codice di comportamento rigido, valori precisi, ho rubato molti soldi, ma senza spargere sangue. Ora ti fanno fuori per 100 euro e dopo pochi anni sono già liberi. Io posso guardare negli occhi chiunque, per le mie colpe ho pagato con 16 anni di carcere. Ci sono diventato vecchio, in galera».
Già, De Maria. Facciamo un salto indietro. Lei nasce a Zurigo.
«Il 12 luglio 1930».
Settantasette anni, complimenti!
«Tre anni fa mi sono fatto un lifting, 100 punti in faccia. Sono felice, combatto contro l’invecchiamento: ho quasi 80 anni, ma se vedo una minigonna faccio scintille e mi va a posto l’aritmia cronica. Si vede che mi sono conservato bene in galera: stavo al fresco...».
Buona questa. Dicevamo dell’infanzia.
«Povertà, situazione familiare difficile. Papà muratore è un donnaiolo e picchia mamma, un giorno mi ribello e gli tiro una sedia. Soffro molto per questa situazione e fino a 16 anni farò la pipì a letto».
Nel dopoguerra si trasferisce a Milano.
«Non ci sono soldi, per sopravvivere ci si arrangia. Inizio a rubare».
L’esordio?
«Rapina a un commerciante di latticini. Ci becca la moglie, scappiamo. Il mio complice viene preso e parla. A 17 anni
finisco al Beccaria per 4 anni e 4 mesi».
Impatto con il carcere?
«Uno shock. Noia, violenza, minacce».
E lei?
«Sono un duro, tutti mi obbediscono. Un’estate recupero un rasoio, le celle sono aperte di 20 centimetri per il caldo, io chiamo quelli che stanno dentro: “Cosa hai al braccio?”. Loro me lo mostrano e io zac, li ferisco. Punizione per 13 ragazzi che non erano stati ai miei ordini».
Cattivissimo.
«Mi chiama il direttore. “Quando vai a casa?”. “Tra due mesi”. “Non vedo l’ora, sei classificato tra i più pericolosi”».
Guardi qui questa foto: lei al Beccaria. Baffetti e pipa. A proposito, ha sempre fumato?
«Mai. La pipa però dà tono, eleganza».
Uscito dal Beccaria, ci ricasca subito. E, maggiorenne, va diritto a San Vittore.
«Realtà durissima, celle minuscole per tre persone, amache per dormire».
Quando esce va in Svizzera, poi torna e la sua fidanzata è in dolce compagnia...
«É bastato un mese per dimenticarmi, sono deluso e arrabbiato. La prendo a schiaffi finchè non mi dà il telefono dell’altro uomo, ogni sberla un numero. Che stupidaggine, oggi non la rifarei».
De Maria, nel 1957 nasce la banda. E il primo colpo: una chiesa vicino a Foggia, piena zeppa d’oro.
«Il mio contatto con Dio».
Scu-si?
«Partiamo per Foggia, sei persone in due auto, tende, cric, spranghe di ferro. Andiamo in chiesa in Cadillac, uno fa l’auti sta, io il ricco industriale del nord. Otteniamo l’attenzione del parroco con un’offerta di 10mila lire. In sagrestia c’è la cripta, il parroco prova ad aprirla ma niente, la chiave si inceppa. Provo io, nulla. Va a prendere la chiave di scorta, nulla. Ci guardiamo, brivido, è la prima volta che proviamo a rubare in chiesa e forse è meglio lasciar perdere. Tiriamo su le tende e via, scappiamo. Da quel momento credo che ci sia qualcosa di supremo, se fai bene ricevi del bene, se fai male ricevi del male».
La banda si allarga. Un colpo da ricordare?
«Cinema “Cielo” di via Piave. Svegliamo il guardiano puntandogli una pistola, quegli occhi che si aprono sempre più dalla paura  non li scorderò mai. Tutta notte per far saltare la cassaforte, all’alba boom e ce ne andiamo con l’in casso. Rapina che non verrà mai scoperta, tuttora per la polizia è irrisolta».
Ed era stato lei.
«Ormai lo posso confessare: è in prescrizione».
Ops, altri reati da confessare?
«Ho pagato sette rapine, ne ho commesse più del doppio: i giornali mi soprannominavano lo stakanovista. Una volta invece  gambizziamo un certo Scalogna, pentito che ha venduto i compagni alla Questura, dunque merita una lezione: gli spariamo sette pallottole alle gambe. Mai scoperti».
Già, i pentiti. Che ne pensa?
«Io li chiamo infami: si sta di qui o di là».
Furti, assalti e molti successi. Qualche flop?
«Prepariamo la rapina al proprietario di un supermercato, va tutto liscio e al momento decisivo il nostro uomo si presenta con un sacchetto di plastica della spe sa nella mano destra e una cartella di cuoio nella sinistra. Prendiamo la cartella di cuoio, poi ci  troviamo per spartire il bottino... Sorpresa: vuota. Ci aveva fregati, i soldi erano nel sacchetto».
Giovani, affascinanti, ricchi. De Maria, se la passava bene?
«Bella vita, belle donne, belle auto. Uno sballo. Più ragazze al giorno, vacanze in montagna. Ma a Capodanno...».
Che succede?
«Mi sento vuoto, piango. Mi rendo conto che non ho obiettivi, progetti. È un segnale di Dio che non capto. E, anziché mettere la testa a posto, decido che per riempire la mia vita c’è bisogno di un colpo sensazionale, un salto di qualità».
La rapina di via Osoppo.
«Siamo due bande associate, capiamo che quel portavalori è quello giusto perché
c’è una buona via di fuga. Scegliamo il 27 gennaio 1958, giorno di paga. Siamo in sette: io, Gesmundo, Ciappina, Cesaroni,
Castiglioni, Russo e Bolognini. Ecco il piano: io guido un camioncino e faccio un frontale con il portavalori; un altro dalla strada infrange il vetro del furgone e disarma il poliziotto; un terzo, con un’auto rubata, blocca la via da cui arriva il portavalori; un quarto organizza la fuga; gli altri prendono il bottino».
Programma perfetto.
«Ma la prima volta salta, c’è una pattuglia e uno di noi va a controllare: durante la sua assenza arriva il portavalori. Tutto
da rifare».
Buona la seconda?
«Macché. Il 15 febbraio siamo pronti, faccio per tamponare il portavalori quando mi accorgo che in realtà sto per scontrarmi con il furgone del latte! Quell’imbecille che doveva segnalarmi l’arrivo del portavalori aveva sbagliato».
Urca. Meglio rimandare.
«Il 27 febbraio alle 9.15 va tutto ok».
Curiosità: la notte della vigilia riesce a dormire?
«Grande eccitazione, ma niente più. Per me è un lavoro normale».
Abbigliamento?
«Giacca e cravatta, come sempre. Tutte le rapine le ho fatte vestito così. Questa volta però indossiamo anche tute blu e  passamontagna».
Armi?
«Io, oltre alla bomba a mano, mi porto una pistola mia, ho un piano che gli altri non sanno».
Spari, nel senso buono... Dica.
«Se qualcosa va male e ci scappa il morto, mi suicido. Per una questione di principio ma anche perché l’ergastolo a quei tempi era vero, stavi dentro fino alla morte e ti seppellivano in carcere».
Per fortuna nessun imprevisto.
«Sì, ma che ridere quando una vecchia esce dalla macelleria e ci vede armi in pugno: “Andì a laurà”, andate a lavorare! La guardo: “Signora, cosa pensa che stiamo facendo se non il nostro lavoro?”».
Ahahaha. Vero che uno di voi, per aver un alibi, era dal dentista?
«Ciappina prima del colpo accompagna la moglie da un dentista dietro via Osoppo. In sala d’attesa dice: “Cara, esco per comprare il giornale”. Tornerà un’ora dopo a rapina avvenuta».
Spettacolare. Bottino?
«590 milioni, ma dividiamo solo i contanti: 114 milioni».
Circa 15 a testa.
«A me anche un milione e mezzo in più, perché ho rubato 14 auto per i colpi».
Addirittura?
«Ai tempi era facile, bastava aprire la portiera con una lima e collegare due fili, mica come adesso. Ora non sarei in grado».
Sedici milioni di allora quanto valevano?
«Per acquistare un appartamento di sei locali in Corso Venezia ci volevano 6 milioni. Tipo 3 milioni di euro di oggi».
Torniamo agli attimi dopo la rapina. «Appuntamento alle 16 per contare i soldi. Nel frattempo io e Gesmundo torniamo in via Osoppo. Elettrizzante».
Divisione equa? Perché quella faccia?
«Qualche dubbio su Cesaroni: nello spartire il bottino per una rapina a Torino l’avevo beccato con una mazzetta di soldi sotto il letto...».
A proposito, dove nasconde la sua parte?
«Nei tubi di un bagno fatto da me in giardino, un pozzetto introvabile».
E i suoi complici?
«Qualcuno fa sparire i soldi nelle piastrelle del lavandino di casa, altri sotto lo zerbino di un palazzo di via Washington: ma vengono scoperti».
Lei, invece, no.
«Già, ma durante la galera i miei parenti spendono tutto. Lasciamo perdere...».
Parliamo ancora della rapina. La sera andate a gettare valigie, tute blu e passamontagna nell’alveo dell’Olona e il giorno dopo tutti
parlano di voi. Prime pagine dei giornali, articoli di Montanelli e Cervi, 5000 poliziotti mobilitati e una taglia di 30 milioni.
«Una goduria. Io e Arnaldo andiamo a Cortina a sciare, ce la spassiamo. Giorni memorabili».
De Maria, a febbraio saranno 50 anni.
«Sembra ieri. Mi chiedono sempre se rifarei tutto: credo di sì».
Eravate in sette. Sente ancora qualcuno?
«Cesaroni, Castiglioni e Russo sono morti. Ciappino è vivo ma sparito, di Bolognini non so nulla. Mi vedo con Gesmundo, facciamo discorsi da pensionati: il giorno dell’anniversario potrei passarlo con lui».
Restiamo al ’58. Un mese dopo il colpo...
«Ci beccano. Il lunedì seguente la rapina, il Comune di Milano devia le acque del fiume Olona per lavori d’interramento e uno straccivendolo trova i nostri sacchi. Su una tuta c’è un’etichetta con l’indirizzo del venditore, risalgono a chi ce le ha fornite e lo fanno confessare».
Che sfiga!E vi prendono.
«Cinque giorni e cinque notti in questura con le mani legate. Mi massacrano di botte, non sento nemmeno più dolore, sono gonfio, non riesco a deglutire, perdo sangue. Con la forza della disperazione mi butto contro una finestra, mi portano d’urgenza in  ospedale».
Poi il processo. Per lei chiedono 30 anni, poi ridotti a 20 e 8 mesi e infine a 18.
«Entro in carcere a 28 anni, uscirò a 44: due non li faccio per un condono. Provo a suicidarmi tagliandomi le vene, mi salvano
ma vado in depressione. Cerco di ottenere la semi infermità, niente».
Compagni di cella?
«Sono al quinto raggio, con i truffatori più abili. C’è un avvocato geniale, è riuscito a vendere un pezzo della flotta Lauro e una statua di Milano. Strepitoso».
Meglio di Totò... Altri detenuti?
«A Padova conoscerò Drago, jugoslavo che negli Anni Sessanta ha attraversato tutta l’Italia con una croce sulle spalle».
Come Gesù Cristo.
«Già, ma di notte apriva la croce, estraeva il mitra e faceva rapine».
Sedici anni di carcere tra Milano, Firenze, Lecce, Alghero e Padova. Sedici anni senza sesso. Mai tentato da...?
«L’omosessualità? Mai!Però ho visto di tutto: detenuti fare sesso davanti alle guardie, ragazzi violentati».
Per errore, intanto, le aggiungono due anni alla pena. E a Padova si inventa una protesta particolare.
«Salgo sul tetto del carcere e mi lego. Alla fine otterrò la grazia per gli anni in più».
A 44 anni è un uomo libero.
«Un trauma. Libertà vigilata, lavoro in albergo, poi mi sposo e torno in Svizzera».
Vita lontano dalle tentazioni?
«Purtroppo conosco Paul, uno che dirige una banca. E mi viene un’idea».
Oplà.
«Lo convinco a passarmi i nomi di alcuni ricconi italiani con i soldi depositati in Svizzera. Scelgo una contessa, recupero numero di conto e movimenti bancari e mi presento da lei con due amici».
Racconti.
«Fingo di essere il capitano della Finanza, mostro un tesserino falso. Lei ha 50 anni, bella donna, ci offre un the mentre spiego: “Sul suo conto ci sono 180 milioni di dollari, lei ha fatto questi movimenti. Signora, è evasione fiscale, le confisco tutti i beni e la porto dentro”. Mi alzo, chiedo di andare in bagno. Piange, è terrorizzata. I complici la tranquillizzano: “Il capitano fa il duro, ma ha il cuore tenero. Faccia un’offerta per i poverelli della Finanza, chiuderà un occhio”».
Funziona?
«Torno e offre 10 milioni di dollari, è fatta. La carichiamo in auto e andiamo in Svizzera, entra in banca e ci porta due valigette
piene. Poi ringrazia e mi bacia».
Ha mai scoperto la truffa?
«Mai. Anche questa è in prescrizione...».
Tanto p er non farsi mancare nulla, lei in Svizzera conoscerà Jürg Heer, direttore da 18 anni del settore crediti della Banca Rotschild di Zurigo indagato per aver frodato la banca tramite concessione fraudolenta di crediti. E, soprattutto, colui che confesserà: “Ho consegnato 5 milioni di dollari agli assassini di Calvi”.
«Personaggio incredibile, parlava cinque lingue, intelligente, furbo. Braccato, scappa dalla Svizzera e mi dà una delega: sono l’unico autorizzato a ritirare i suoi beni per trasferirli in un posto segreto».
Perché quella smorfia?
«Nelle sue due ville di Zurigo e Klosters trovo di tutto. Statue in bronzo, un tavolo da 500mila dollari, quadri di Handy Warhol,
sculture di Tinguereley, auto e una cantina con vini per mezzo milione di franchi».
Riesce a nasconderli?
«Mi fregherà un turco, un bastardo che si mette in affari con me e mi porta in Azerbajan. E poi fa sparire tutto».
Jürg Heer fuggirà in Turchia e in Thailandia. E morirà nel 2001 in Svizzera.
«Aids, era diventato omosessuale».
De Maria, ultime domande veloci. 1) Se la chiamano “bandito” si offende?
«Ormai, per la società, sarò un bandito fino all’ultimo giorno».
2) Il bandito più affascinante di sempre?
«Al Capone e Lucky Luciano».
3) Una cazzata che non rifarebbe?
«Mi ricoverano a Milano, fortissimo mal di testa. Non ce la faccio più, impazzisco di dolore e urlo alla suora “Va da via i ciap!”,  fanculo. Il mio vicino applaude. Mi vergogno per la mia frase e per la reazione di quell’imbecille».
4) Una follia che rifarebbe?
«La rifaccio ogni anno: durante il Festival, giro per Cannes con il prototipo e mi travesto da Batman».
5) Paura della morte?
«Noooo. Se un giorno non fossi più autosufficiente, però, mi ucciderei».
Ultimissima. Si tolga 50 anni. Che colpo inventerebbe nel 2008?
«Semplice, una rapina sempre affascinante: l’assalto alla Zecca. Ma tranquilli, ormai sono in pensione».

Dal Quotidiano Libero

seguono immagini
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 25 Gennaio 2013, 18:32:31
Enrico Maria Salerno:
(Milano, 18 settembre 1926 – Roma, 28 febbraio 1994)
.... è stato un attore, regista e doppiatore italiano.

Fratello del regista Vittorio, si sposò due volte: la prima con Fioretta Pierella, da cui ebbe quattro figli; la seconda con l'attrice Laura Andreini, con cui visse gli ultimi dodici anni della sua vita.
A soli 17 anni, dopo l'8 settembre 1943, aderì alla Repubblica di Salò come ufficiale della Guardia Nazionale Repubblicana a Varese: con la liberazione venne imprigionato nel campo per prigionieri di guerra di Coltano, presso Pisa.
Fuori dal matrimonio ebbe una relazione con l'attrice Valeria Valeri: ebbe da lei una figlia (che riconobbe e a cui diede il suo nome), Chiara, anch'essa doppiatrice e popolare attrice televisiva.
È morto il 28 febbraio 1994 a Roma per un tumore ai polmoni, all'età di 67 anni.
Riposa nel cimitero di Prima Porta. Enrico Maria Salerno era ateo agnostico (cfr. Corriere della Sera, 1° marzo 1994, p. 33, art. per la sua morte a firma M. Porro).
Dopo una breve ma fruttuosa collaborazione col Piccolo Teatro di Milano, dal 1954 al 1955 (e per altri anni successivi) lavora al Teatro Stabile di Genova, portando in scena con successo opere di Dostoevskij, Pirandello e Giraudoux: apprezzato interprete drammatico, diventa in breve un grande e noto attore teatrale.
Nel 1960 fonda insieme ad Ivo Garrani e Giancarlo Sbragia la "Nuova Compagnia degli Associati", gruppo impegnato nell'allestimento di spettacoli impegnati e di critica sociale, come Sacco e Vanzetti di Roli e Vincenzoni. Nel 1963 è un marito vittima di un vizioso ménage coniugale in una riuscita trasposizione della pièce Chi ha paura di Virginia Woolf? di Edward Albee, con la regia di Franco Zeffirelli.
Nel 1967 viene scritturato da Garinei e Giovannini come protagonista della commedia musicale Viola, violino e viola d'amore, ed avrà come compagne di lavoro le Gemelle Kessler: con una delle due, Alice, ha avuto anche una relazione sentimentale.
Nel novembre del 1979 vuole accanto a sé a teatro Veronica Lario, come protagonista femminile della commedia di Fernand Crommelynck Il magnifico cornuto: Veronica aveva 23 anni ed era Stella, moglie di un uomo patologicamente geloso che, a un certo punto, la costringe a mostrare il seno nudo a un altro uomo (per la cronaca, l'attore Gerardo Amato, fratello di Michele Placido).
Il suo ultimo spettacolo debutta al Teatro Pergolesi di Jesi, nel gennaio 1993: è lui il protagonista del dramma di Arthur Miller Morte di un commesso viaggiatore, allestimento di cui Salerno cura anche la regia.
Cinema : Intanto è attivo anche al cinema, sia come attore (La lunga notte del '43, 1960; Le stagioni del nostro amore, 1966; L'estate, 1966; Un prete scomodo, 1975, e molti ruoli di commissario di polizia) che come doppiatore: è infatti sua la voce di Clint Eastwood nella "trilogia del dollaro" di Sergio Leone, ma anche di Enrique Irazoqui nel Vangelo secondo Matteo e di Laurent Terzieff nella Medea, entrambi film di Pier Paolo Pasolini.
Come regista invece colse un grande successo al primo film, Anonimo veneziano (1970), seguito poi da Cari genitori (1972) ed Eutanasia di un amore (1978), tratto dal romanzo omonimo di Giorgio Saviane
Televisione : In televisione ottenne una enorme popolarità nel biennio 1968-69 come protagonista del telefilm La famiglia Benvenuti: suoi compagni di lavoro erano Valeria Valeri, Gina Sammarco e il piccolo Giusva Fioravanti, che anni dopo fondò il gruppo terroristico neofascista NAR. Fu il primo presentatore dello show Senza Rete, e nel 1970 presentò il Festival di Sanremo con Nuccio Costa e Ira Furstenberg.
Nel 1978 gli venne affidata la conduzione del programma televisivo Ieri e oggi.
Nel 1983 apparve in Legati da tenera amicizia di Alfredo Giannetti.

da Wikipedia

seguono immagini
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 25 Gennaio 2013, 18:43:09
LEGGETE ...MERITA  !
ANCORA QUALCOSA SU L'IMMENSO ARNOLDO FOA'

Un Intervista :
Arnoldo Foà ricorda Cervi/Maigret :
"Ad essere sinceri, ma credo lo sappiano ormai tutti, Gino fumava - come me - solo sigarette. La pipa l'ha incontrata proprio facendo Maigret in tv". Arnoldo Foà, oltre ad aver lavorato con Gino Cervi in due film, "Ettore Fieramosa", di Alessandro Blasetti (1938) e  "Il cardinale Lambertini" di Giorgio Pastina (1954) e in molti allestimenti teatrali, era soprattutto un suo amico. "Gino era così carino, semplice e gentile - ricorda Foà con affetto -, e spiace deludere i fan del commissario, ma Maigret per me non è stato il suo personaggio più interessante".

Per Foà, infatti, il personaggio in cui Cervi si calò  "con entusiasmo e voracita" è Peppone, "un ruolo più genuino...". Maigret, invece, gli risulta interpretato con una certa difficoltà, senza mai ricordare a modo giusto le battute. "Guardando con azzenzione quella serie televisiva - spiega -, è abbastanza facile notare come, nel corso della recitazione, Cervi guardasse sempre altrove".
Per quanto riguarda la pipa, invece, Foà pensa che, dopo Maigret, l'abbia fumata per un po', "ma non so se abbia continuato, se è diventata una passione come per me".
Una passione che, per il grande attore, è nata tardivamente e per caso. Infatti sono "solo" trent'anni che la fuma la pipa. "Il mio medico, sventolandomi una radiografia sotto il naso, mi intimo di smettere di fumare immediatamente - ricorda Foà -. La situazione dei polmoni sembrava gravissima, ne andava della mia vita". Il giorno stesso abbandonò le sigarette, che fumava con una certa generosità, ma - non riuscendo a rinunciare al fumo - provò la pipa. Fu amore a prima vista. "Dopo un po' di tempo, per precauzione, mi recai da un altro specialista e lo informai della situazione - racconta divertito -. Mi prescrisse una serie di esami, lastre comprese e, prima di dirmi l'esito, chiese di vedere la lastra precedente". Difficile immaginare la sorpresa di Foà, quando lo specialista mise a confronto la vecchia e nuova radiografia. "Lei ha i polmoni di un trentenne, mi disse, ma nessuno ha notato che questa lastra è sovraesposta?". "Tra l'altro - ammette Foà - le sigarette non le avevo mai respirate". Nonostante la buona notizia al buon Arnoldo non passò neanche per la testa di ritornare alle sigarette, "ormai la pipa mi aveva conquistato e, da allora, non l'ho lasciata più".
Un fumatore molto particolare che non ha una marca di pipa preferita, "mai fregato nulla delle marche - conferma -. A me piacciono certi modelli, soprattutto le canadesi non molto lunghe, e se mi piace non mi interessa che marca ha". Sul tabacco, invece, ha un gusto preciso. "Mentre giravo un film in Colombia - ricorda -, ho scoperto il Captain Black e, da allora, fumo solo quello. Anche se negli Usa ce ne sono cinque tipi, in Italia ce n'è uno solo che miscelo con un po' di clan".
Le pipe che lo accompagnano sono una cinquantina, anche se capita spesso che gliene regalino. "Mi regalano delle pipe che saranno anche bellissime, ma io così grandi e importanti non le fumo - esclama impugnando l'ultima pipa "firmata" arrivata in regalo. (nda Foà non riconosce la firma e, dopo avermi chiesto informazioni sul pipemaker, mi chiede di non rivelarne il nome) -. Mi hanno anche nominato presidente dei fumatori di pipa... Chissà, da quando non c'è più Pertini mi trattano come un icona dei fumatori... Ormai siamo rimasti così in pochi...".
Quando mi informa che si concede una decina di pipate al giorno, sono io che rimango sorpreso. "Ma sono pipatine - confessa -. Non la carico tutta, giusto qualche pizzico di tabacco?".
Oltre alla simpatia e alla disponibilità dimostrata nell'occasione, non posso fare a meno di notare la brillantezza, la rapidità di pensiero, la memoria e la lucidità che sfoggia a 88 anni. Mi saluta ricordandomi che sono un ragazzino (ne avrei 51, quest'anno) e accetta di svelarmi il segreto della sua freschezza intellettuale.
"Il segreto? L'intelligenza, usare sempre l'intelligenza?".

 
TRATTO DA ....MPC
Erb/mpcBuletin/gennaio2004
gennaio 2004

SEGUONO FOTO
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: Cristiano - 25 Gennaio 2013, 19:06:01
grandissimo
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 28 Gennaio 2013, 12:39:37
Richard Widmark

Attore

Nato nel Minnesota nel 1914, e morto nel 2008 a 94 anni.
Morto nella sua abitazione a Roxbury, nel Connecticut, in seguito ad una lunga malattia. L'annuncio è stato dato dalla moglie di Widmark, Susan Blanchard e da sua figlia Anne, nata dal matrimonio tra l'attore e la sua prima moglie, la sceneggiatrice Jean Hazlewood.
Famoso nelle parti d'attore in cui, recitava il ruolo del cattivo in film western.

Widmark iniziò a muovere i primi passi nel mondo dello spettacolo partecipando ad alcune produzioni teatrali e radiofoniche, successivamente, nel 1947, esordì nel mondo del cinema con il film Il bacio della morte, nel quale interpretò il ruolo di uno spietato assassino che gli valse una nomination all'Oscar per il miglior attore non protagonista.
Da allora gli furono affidati sempre ruoli da villain, e la sua carriera proseguì con interpretazioni in noir come La strada senza nome, I quattro rivali, ma anche in western come Cielo giallo, L'ultima carovana e La battaglia di Alamo.
Agli inizi degli anni '70 fu protagonista di Madigan, una serie televisiva di successo ispirata ad un film da lui intepretato qualche anno prima, e fu premiato con un Emmy per la sua intepretazione nel film televisivo Vanished, diretto da Buzz Kulik. Tra le pellicole da lui interpretate tra gli anni '70 e '80, si ricordano Assassinio sull'Orient Express, diretto da Sidney Lumet, Due vite in gioco e il thriller Coma profondo, diretto da Michael Crichton e ispirato ad un romanzo di Robin Cook.
Il suo ultimo film è stato il dramma I corridoi del potere, nel quale affiancava John Cusack e James Spader.

Tratto da Movieplayer

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 28 Gennaio 2013, 12:53:04
MARCEL DUCHAMP

Marcel Duchamp (Blainville-Crevon, 28 luglio 1887 – Neuilly-sur-Seine, 2 ottobre 1968)

..............................è stato un pittore, scultore e, fortissimo scacchista francese, naturalizzato statunitense nel 1955.

Considerato fra i più importanti e influenti artisti del XX secolo, nella sua lunga attività si occupò di pittura (attraversando le correnti del fauvismo e del cubismo), fu animatore del dadaismo e del surrealismo, e diede poi inizio all'arte concettuale, ideando il ready-made e l'assemblaggio. Nell'anno 1912 incontrò il fotografo e pittore americano Man Ray: la loro amicizia durerà tutta la vita. L'anno successivo fondò con i mecenati Katherine Dreier e Walter Arensberg la Society of Independent Artists.
Nel 1918 si trasferì a Buenos Aires dove rimase fino alla metà dell'anno seguente; nel 1923 tornò a Parigi. A partire dal 1923, Duchamp diradò progressivamente la produzione artistica, e per dieci anni si occupò quasi esclusivamente di scacchi, arrivando ad alti livelli (fu capitano della squadra olimpica francese, nella quale giocava anche il campione del mondo Alexander Alekhine). Decise di stabilirsi definitivamente a New York nel 1942 dove, nel 1951, fu indagato da Joseph McCarthy ma rimase al sicuro grazie a suoi «amici potenti»[1]. Nel 1954 sposò Alexina "Teeny" Sattler Matisse, che gli rimarrà accanto per tutta la vita.Il poeta messicano Octavio Paz ha mirabilmente riassunto l'essenza dell'attività di Duchamp: «le tele di Duchamp non raggiungono la cinquantina e furono eseguite in meno di dieci anni: infatti abbandonò la pittura propriamente detta quando aveva appena venticinque anni. Certo, continuò "a dipingere", ma tutto quello che fece a partire dal 1913 si inserisce nel suo tentativo di sostituire la "pittura-pittura" con la "pittura-idea". Questa negazione della pittura che egli chiama olfattiva e retinica (puramente visiva) fu l'inizio della sua vera opera. Un'opera senza opere: non ci sono quadri se non il Grande Vetro (il grande ritardo), i ready-mades, alcuni gesti e un lungo silenzio».

La Pittura : « Il futurismo era l'impressionismo del mondo meccanico. [...] A me questo non interessava. [...] Volevo far sì che la pittura servisse ai miei scopi e volevo allontanarmi dal suo lato fisico. A me interessavano le idee, non soltanto i prodotti visivi. Volevo riportare la pittura al servizio della mente [...] Di fatto fino a cento anni fa tutta la pittura era stata letteraria o religiosa: era stata tutta al servizio della mente. Durante il secolo scorso questa caratteristica si era persa poco a poco. Quanto più fascino sensuale offriva un quadro - quanto più era animale - tanto più era apprezzato.
 La pittura non dovrebbe essere solamente retinica o visiva; dovrebbe aver a che fare con la materia grigia della nostra comprensione invece di essere puramente visiva [...] Per approccio retinico intendo il piacere estetico che dipende quasi esclusivamente dalla sensibilità della retina senza alcuna interpretazione ausiliaria.
Gli ultimi cento anni sono stati retinici. Sono stati retinici perfino i cubisti. I surrealisti hanno tentato di liberarsi da questo e anche i dadaisti, da principio. [...] Io ero talmente conscio dell'aspetto retinico della pittura che, personalmente, volevo trovare un altro filone da esplorare. »

Se Duchamp avesse realizzato solo le tele dipinte prima del Grande Vetro, si sarebbe abbondantemente guadagnato un ruolo di primo piano nella storia delle avanguardie storiche. Dopo una giovinezza influenzata dall'impressionismo, nel 1911, a ventiquattro anni realizzò i notevoli Corrente d'aria sul melo del Giappone, Giovane e fanciulla in primavera e Macinino da caffè, di gusto fauve. I celebri dipinti del 1912: Nudo che scende una scala, Il passaggio dalla vergine alla sposa, Sposa, La sposa messa a nudo dagli scapoli, segnano un passaggio importantissimo nella storia del cubismo e del futurismo, per lo studio del movimento, e allo stesso tempo chiudono definitivamente l'esperienza di Duchamp con la pittura comunemente intesa. Le tele "in movimento" (culminate nel Nudo che scende una scala, n. 2) potrebbero essere etichettate come futuriste, ma il contatto di Duchamp con questi artisti fu nullo, e l'unica ispirazione dichiarata era la cronofotografia di Eadweard Muybridge. Il trattamento del movimento nel futurismo era infatti ben lontano dagli obiettivi di Duchamp, che virò ben presto verso la Sposa e il suo mondo. Il resto dell'opera grafica sarà rivolto a schemi, disegni e studi per elementi del Grande Vetro, o variazioni sullo stesso tema (la Macinatrice di cioccolato (1913), Cols alités (1959), Il Grande Vetro completato (1965), ai disegni degli ultimi due anni, e a clamorosi gesti di "ritocco" come i baffi affibbiati alla Monna Lisa di L.H.O.O.Q. (1919).
 
Un'esperienza emblematica del valore della casualità nel pensiero dell'artista potrebbe considerarsi 3 stoppages étalon (3 rammendi tipo) del 1913 che esprime appunto l'uso pianificato e incondizionato di un procedimento aleatorio. In essa 3 fili di un metro ciascuno vennero fissati per sempre, mediante lacca, nelle tre diverse curve che essi assunsero, naturalmente e casualmente, una volta lasciati cadere da un metro d'altezza su di una superficie di stoffa blu. Quelle tre curve costituirono il profilo di altrettante sagome in legno conservate come "campioni" metrici: una unità di misura fissata per sempre da un evento istantaneo e casuale.
 
Come sempre, il più vasto e completo materiale interpretativo su Duchamp è fornito da Duchamp stesso, che durante la sua vita lavorò spesso a stretto contatto con i critici impegnati nel decifrare le sue opere, dispensando indizi e suggerimenti ambigui. A questi si aggiungono, nelle interviste, numerose prese di posizione estremamente nette riguardo al concetto di arte e alla pittura: tra le più famose, il rifiuto della pittura "retinica" o "olfattiva" (con riferimento all'odore di trementina) puramente superficiale, nata dall'impressionismo e proseguita con le avanguardie storiche cubiste e futuriste.

Il Grande Vetro :
« Il Grande Vetro è la più importante opera singola che abbia mai fatto »
 (Marcel Duchamp)
 
A partire dal 1915, Duchamp lavorò a La Sposa messa a nudo dai suoi scapoli, anche (traduzione di La Mariée mise à nu par ses célibataires, même), chiamato anche Grande Vetro: questo "quadro" è formato da due enormi lastre di vetro (277 x 176 cm) che racchiudono lamine di metallo dipinto, polvere, e fili di piombo. Nel 1923, lo lasciò "definitivamente incompiuto". Il Vetro contiene e sviluppa tutta l'attività passata e futura di Duchamp, e nel tempo ha dato origine a una tale quantità di interpretazioni da farlo ritenere una delle opere più complesse e affascinanti di tutta la storia dell'arte occidentale. Durante un trasporto, subì dei danni consistenti, ma l'artista decise di non riparare l'opera proprio per dimostrare di accettare, complice del caso, la completa riassunzione-integrazione nell'opera del suo carattere inerziale di "cosa". Dal 1954, è conservato al Philadelphia Museum of Art. La sua descrizione comincia dal nome: Duchamp prescrive di non chiamarlo "quadro", ma "macchina agricola", "mondo in giallo" o "ritardo in vetro". Se la seconda denominazione ha dato adito alle più disparate interpretazioni, la "macchina agricola" è un attributo facilmente riconoscibile, dalla "fioritura arborea" della Sposa ai complessi meccanismi di trebbiatura dell'"apparecchio scapolo". Tutta la complessa attività del Grande Vetro è descritta in dettaglio dallo stesso Duchamp, (anche se in forma frammentaria, ermetica e allusiva) nelle due raccolte di appunti, la Scatola verde e la Scatola bianca.

Nudo che scende le scale :
Realizzato nel 1912, il Nudo che scende le scale sovverte le regole del Cubismo per arrivare ad una nuova ricerca della vivacità e del movimento. Duchamp non è dunque interessato alla rappresentazione di più punti di vista nello stesso momento, bensì alla descrizione dello stesso soggetto scomposto in più punti di vista, ma ripetuto in diversi momenti successivi, traendo ispirazione dalle recenti scoperte cinematografiche. In questo modo, non solo l'artista risolve la più grande debolezza del Cubismo, ovvero l'estrema staticità, ma compie il primo passo verso un uso del mezzo pittorico che porterà alla sperimentazione astratta. La figura anatomica si scompone in piani e linee che lasciano solamente intuire la presenza ed il ritmico succedersi dei movimenti della figura, il quale è visivamente accompagnato da veri e propri segni iconici che lo rappresentano, come potrebbe accadere in un fumetto. La scala su cui si plasma la figura è pura forma, si innesta su se stessa, è contemporaneamente in salita ed in discesa, in infinito movimento, si fonde in una tautologica danza col soggetto, in un paradosso di Zenone in cui più la figura si divide, più sembra dividersi. Quando l'opera fu definitivamente terminata, fu rifiutata dal Salon des Independénts : la giuria si convinse che l'intenzione di Duchamp volgesse a prendersi gioco del Cubismo, adducendo come aggravante il fatto che il titolo avesse sembianze sin troppo “fumettistiche”. In seguito Duchamp eseguì altre due copie dell'opera, una delle quali dipinta su fondo fotografico.

Etant donnés :
 Etant donnés è considerato il lavoro finale di Duchamp, sconvolse il mondo artistico che credeva che egli avesse abbandonato l'arte venticinque anni prima per dedicarsi unicamente agli scacchi. Egli ci lavorò segretamente per vent'anni nascondendo la sua esistenza anche agli amici più cari.


Fortuna di Duchamp e influenza sull'arte contemporanea :
L'orinatoio Fontana (1917) e la Monna Lisa con baffi e pizzetto di L.H.O.O.Q. (1919), benché probabilmente travisati come semplici gesti iconoclasti, sono certamente tra gli oggetti più famosi dell'arte del XX secolo. L'influenza di Duchamp sugli artisti successivi, benché enorme e ingombrante, è molto mediata, tanto che non è facile riconoscere degli epigoni diretti. Di sicuro, il concetto di ready-made, insieme al problema del gesto dell'artista come "selettore" dell'oggetto d'arte, sono stati il punto di partenza per le varie forme di arte concettuale. Il ready-made è un comune manufatto di uso quotidiano (un attaccapanni, uno scolabottiglie, un orinatoio, ecc.) che assurge ad opera d'arte una volta prelevato dall'artista e posto così com'è in una situazione diversa da quella di utilizzo, che gli sarebbe propria. Il valore aggiunto dell'artista è l'operazione di scelta, o più propriamente di individuazione casuale dell'oggetto, di acquisizione e di isolamento dell'oggetto. Nulla più.

Morte :
Marcel Duchamp muore il 2 ottobre 1968 a Neuilly-sur-Seine e viene sepolto nel cimitero di Rouen. Sulla sua tomba si può leggere l'epitaffio, composto da lui stesso:
              «D'ailleurs c'est toujours les autres qui meurent» ("D'altronde sono sempre gli altri che muoiono").

Tratto da Wikipedia

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 28 Gennaio 2013, 12:56:22
Di Lui " Marcel Duchamp " è stato scritto anche .....

Nel 1955, in una celebre conversazione filmata con James Johnson Sweeney, allora direttore del Guggenheim di New York, Marcel Duchamp racconta cosa lo ha portato nel 1941 a realizzare la Boîte-en-valise, il suo museo portatile in scatola: “cercavo un nuova forma di espressione […] non sapevo come regolarmi. Pensavo a un libro ma quest’idea non mi piaceva”.
 Duchamp sembra fuggire da ogni forma di sistematizzazione della propria opera, preferendo la strada dei riferimenti a spirale, delle notazioni discontinue e delle dichiarazioni frammentarie, aperte. Questo disinteresse (quantomeno apparente perché sappiamo della grande attenzione con cui ha seguito la preparazione della prima monografia a lui dedicata da Robert Lebel tra il 1953 e il 1957 e del continuo interessamento per la destinazione “finale” delle sue opere, che ha permesso la costituzione del nucleo conservato ora a Philadelphia) è stato il primo grande stimolo alla proliferazione di saggi che hanno cercato di trovare una via di accesso al multiforme mondo di Marcel Duchamp.
 Partendo dall’evidente e indissolubile rapporto tra la vita e le opere dell’artista, alcuni studiosi hanno scelto di seguire una interpretazione a doppio registro. Così ha fatto Achille Bonito Oliva con il suo A.B.O.: M.D. (Costa & Nolan, Milano 1997) – tra l’altro mettendosi duchampianamente in gioco in prima persona – accompagnando i saggi con un ricco apparato iconografico, in cui significativamente sono mescolate fotografie della vita di Marcel Duchamp, le immagini dei luoghi dove ha vissuto e le sue opere, senza alcuna apparente differenziazione.
 La biografia firmata da Bernard Marcadé, recentemente tradotta in italiano per Johan & Levi, ha il grande pregio di contestualizzare le affermazioni, i testi, i commenti, gli aneddoti che sono sempre raccontati, citati, ripescati e spesso decontestualizzati, in una sequenza cronologica lineare, comprensibile. Raccontata nel tono asciutto ma curioso dell’autore, che ha costruito la narrazione attraverso un collage filologico di dichiarazioni e documenti, la “vita a credito” di Marcel Duchamp scorre nelle righe del libro con precisa leggerezza. Senza indugiare sulle lunghe interpretazioni ibride, gli interrogativi non risolti, l’autore ha privilegiato il racconto piano, pacato, che ha il tono del distacco per il quale Duchamp stesso era rinomato e lascia spazio alla corretta distanza cronologica tra azioni, eventi e riflessione teorica.
 Insieme agli avvenimenti della vita dell’artista, Marcadé segue il filo dei suoi interessi, delle letture (l’amore per le poesie di Jules Laforgue e l’influenza delle Impressions d’Afrique di Raymond Roussel; l’interesse per l’individualismo radicale di Max Stirner e per il “diritto alla pigrizia” di Paul Laforgue), rintracciando le radici delle idee che hanno guidato le sue scelte: dal rigoroso rispetto della compenetrazione dei contrari e della “logica non esclusiva”, alla scelta di una radicale “libertà d’indifferenza”, condizione alla base dell’indifferenza visiva del readymade, la speculazione attorno all’“infra-mince”, l’infrasottile distanza tra le copie, il profondo antimilitarismo.
 Dal contesto provinciale borghese della cittadina della Normandia in cui Duchamp nasce e cresce, al primo soggiorno parigino con i rapporti difficili con l’avanguardia e i legami con i fratelli, gli esordi in sordina e “i bruttissimi nudi” che Apollinaire vede in una mostra del 1910, la sua amicizia con Picabia e la moglie, il soggiorno solitario a Monaco, l’arrivo a New York nel 1915 che l’accoglie come l’artista-scandalo del Nu descendant un escalier e la nascita del sodalizio con Louise e Walter Arensberg, i mesi a Buenos Aires, il ritorno a Parigi nel 1919 e l’incontro con Breton; poi la vita divisa continuamente tra un continente e l’altro. Gli anni più silenziosi, cupi della vita di Duchamp, fino alla rinnovata serenità dell’ultimo periodo, con la moglie Teeny, il successo tributatogli dagli artisti delle nuove generazioni e la morte improvvisa, rapida, avvenuta a Parigi dopo una cena a casa con Man Ray e Robert Lebel, amici di sempre, nel 1968.
 Mentre sullo sfondo scorrono gli avvenimenti cruciali della prima metà del XX secolo, Duchamp escogita diversi modi per trovarsi da vivere – “per poter non dipendere dalla mia pittura” dice al tempo del suo primo soggiorno parigino, quando lavora come bibliotecario alla Sainte-Geneviève – divenendo di volta in volta disegnatore di vignette umoristiche, creatore di calembour, editore, insegnante di francese per ricche signore newyorkesi – di un francese spesso indecente, ricco di termini slang -, proprietario di una tintoria a New York e contemporaneamente scrupoloso e diligentissimo mercante e agente di Brancusi, book designer, curatore di mostre, giocatore di scacchi dallo stile “onesto e serio, con una freddezza imperturbabile”, ideatore di un sistema di puntate “infallibile” a Monte Carlo – “per costringere la roulette a diventare un gioco di scacchi” – che si dimostra del tutto inefficace. Scegliendo di vivere con il minor dispendio possibile – perché “vivere è una questione di quanto si spende, non tanto di quanto si riesce a fare”, ma anche perché “in me c’era un fondo enorme di pigrizia. Preferisco vivere, respirare, piuttosto che lavorare” – usa studi del tutto anonimi, quasi semplici “allevamenti di polvere”; ama il buon cibo, ma finisce con il nutrirsi il più delle volte con crackers e tavolette di cioccolato svizzero.
 
Dicono di lui, soprattutto le donne, che fosse un uomo di grande fascino: “bello da non crederci, dotato di un potere di seduzione estremo di cui si serve senza mai abusare, e soprattutto senza accorgersene, di una cortesia come non si usa più”, forse solo un po’ freddo, distante “molto elegante, curato, dava sempre l’impressione di essere appena uscito da una scatola, impacchettato”. Ettie Stettheimer, nella descrizione del pittore Pierre Delaire – personaggio direttamente ispirato a Duchamp del suo romanzo Love Day – racconta che “il suo discreto e delicato classicismo, dall’impronta ironica e cerebrale, pareva possedere della bellezza tutto fuorché il palpito suo proprio”. Pur essendo l’erotismo – in termini filosofici, alchemici o persino pawloskiani – tema e strumento ricorrente nella produzione duchampiana – “voglio afferrare le cose con la mente come il pene è afferrato dalla vagina” – egli è deciso a non crearsi rapporti stabili, almeno in giovinezza. “Esporre sa tanto di sposare” scrive a Jean Crotti negando simultaneamente la possibilità di entrambe le cose. Le donne scorrono sulle pagine del libro senza lasciare tracce profonde: Beatrice Wood, Elsa von Freytag, la stravagante animatrice dell’avanguardia newyorkese disperatamente attratta da Marcel, Ettie Stettheimer, – che scrive ironicamente a Duchamp “vorrei essere su misura per te, per te / Ma sono un readymade per natura, perché, perché?”, Mary Reynolds, Peggy Guggenheim. Traspare una vera passione solo nella corrispondenza con la scultrice brasiliana Maria Martins, modella e musa nei primi anni di Étant Donnés, quando – forse non a caso – la sposa parrebbe aver incontrato il celibe, al di là del grande vetro.
 
La biografia termina proprio con Denise Browne Hare che fotografa Étant Donnés, lavoro realizzato in gran segreto negli ultimi venti anni di vita dell’artista, nello studio di New York, e con le considerazioni di apertura del Manual of Instructions in cui sono spiegate le modalità per riallestire il lavoro al Philadelphia Museum of Art.
 Inevitabilmente la storia di Duchamp prosegue oltre la morte: il disvelamento del suo ultimo lavoro, che deve il titolo a una delle annotazioni più importanti della Boîte Verte (l’insieme di documenti pubblicato da Duchamp nel 1934 come una sorta di guida al Grand Verre), ha prodotto reazioni e profonde riletture dell’intera opera dell’artista. Solo per citare alcuni dei saggi più celebri, entrambi focalizzati sul rapporto tra i due grandi capolavori duchampiani: il testo di Octavio Paz per il catalogo della prima mostra al Philadelphia Museum of Art del 1973, ampliato nel volume Apariencia desnuda (edizione originale Era, Mexico 1973; versione italiana Apparenza Nuda, Abscondita, Milano 2000 con traduzione di Elena Carpi Schirone) e i vari articoli di Jean-François Lyotard, raccolti in Le transformateurs Duchamp (edizione originale Editions Galilée, Parigi 1977; versione italiana: I TRANSformatori Duchamp, Hestia, Como 1997 con traduzione di Elio Grazioli).
 
A quarant’anni dalla celebre mostra in cui per la prima volta l’ultima opera di Duchamp è stata resa pubblica, il Museo di Philadelphia ha realizzato una nuova esposizione, conclusasi lo scorso novembre, in cui sono stati riuniti un centinaio di lavori con una ventina di inediti, fra cui stampe e note dell’artista e le settanta Polaroid di Denise Browne Hare. Nel catalogo sono pubblicati recenti saggi sulla storia e sulla costruzione del lavoro, sono analizzate con profondità le reazioni seguite al suo disvelamento e l’ascendente che questo primo environment ha avuto su artisti come Ray Johnson, Hannah Wilke, Robert Gober, Marcel Dzama. Inevitabilmente l’ultimo capitolo di questa storia sembrerebbe essere costituito dall’eredità ricca e ingombrante, e duchampianamente contraddittoria, lasciata alle nuove generazioni. Se è vero che gli artisti contemporanei – per usare le parole di Picasso – “svaligiano il magazzino di Duchamp limitandosi a cambiare gli imballaggi” e che persino Beuys per reagire all’ostinata libertà d’indifferenza nel 1964 ha realizzato l’azione The Silence of Marcel Duchamp is Overrated, Jeff Wall ha riconosciuto l’ambivalenza di questa eredità, affermando che proprio Étant Donnés, scoperto nel 1969 – anno di punta dell’esperienza concettuale – rappresenta la via d’uscita dalla negazione operata dal readymade, dalla questione della possibilità o dell’impossibilità dell’opera d’arte. In fin dei conti, come ha detto John Cage, “resta sempre il rischio che [Marcel Duchamp] esca dalla valigia dentro cui l’abbiamo messo”.
 
di orsola mileti

Tratto da Cura magazine

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: rais - 28 Gennaio 2013, 12:58:41
Stai dando vita ad una bella bibliografia insolita.
Complimenti davvero !!

PS = quando avrò più tempo leggerò (ma forse è meglio stampare) con calma.
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 28 Gennaio 2013, 14:05:21
Grazie rais  ;D
Spero possa essere un arricchimento per il forum/club e, cosa d'interesse, che possa servire qualcuno e intrattenere qualcun'altro.
Io per primo, mi sto divertendo nel compiere questa ricerca e, nel leggere notizie inerenti soggetti da inserire qui....
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 28 Gennaio 2013, 14:20:29
MIRCEA  ELIADE

Mircea Eliade (Bucarest, 13 marzo 1907 – Chicago, 22 aprile 1986)

............è stato uno storico delle religioni e, scrittore rumeno, forse più di tutto è stato un sociologo.


Uomo di cultura vastissima e di straordinaria erudizione, grande viaggiatore, parlava e scriveva correntemente otto lingue: rumeno, francese, tedesco, italiano, inglese, ebraico, persiano e... sanscrito.

Egli riteneva molto importante questo concetto, su tutti :  sottolinea  la differenza tra il tempo sacro e quello profano: mentre il secondo è in sé una durata evanescente, che assume un senso solo quando diventa momento di rivelazione del sacro, il primo è un susseguirsi di eternità periodicamente recuperabili durante le feste che costituiscono il calendario sacro: esso si configura perciò come un eterno ritorno. Eliade insiste anche sul valore archetipico del mito, che costituisce il modello e l'esempio per tutte le azioni umane e per tutta la realtà: le vicende cosmiche e storiche hanno quindi significato in quanto ripetono e riattualizzano la realtà sacra del tempo primordiale.

Figlio di un capitano dell'esercito, a 14 anni pubblicò il suo primo romanzo, "Come ho scoperto la pietra filosofale".
Nel 1925 si iscrisse alla facoltà di Lettere e Filosofia all'Università di Bucarest.
Furono, quelli, anni di incontri e di viaggi: Emil Cioran (che nel 1986 gli dedicherà uno dei suoi Exercises d'admiration) e Eugène Ionesco, con i quali mantenne una lunga amicizia.
Affascinato dalla cultura italiana e dal pensiero di Giovanni Papini (fino al punto di imparare l'italiano per leggerne le opere), soggiornò in Italia nel 1927 e nel 1928. Nel 1927 si impegnò attivamente nella "Nuova Generazione Romena": i suoi articoli di questo periodo contribuirono a formare l'assetto teorico della Guardia di ferro[1], movimento ultranazionalista di ispirazione fascista e dalla forte connotazione antisemita. Criticò l'Illuminismo, la massoneria, i regimi democratici "di importazione straniera" e il bolscevismo, e auspicò l'"insurrezione etnica" contro le minoranze locali e il pericolo di un'"invasione ebrea".
Dopo la laurea in filosofia con una tesi su La filosofia italiana da Marsilio Ficino a Giordano Bruno vinse una borsa di studio per studiare a Calcutta la filosofia indiana con Surendranath Dasgupta. Il viaggio in India durò dal novembre 1929 al dicembre 1931, avendo come sede principale Calcutta (dove Eliade cominciò a studiare il sanscrito), ma comprendendo anche un viaggio e soggiorno in un ashram dell'Himalaya. L'esperienza e gli studi di questo periodo e lo stretto contatto con le religioni dell'India influenzarono e orientarono profondamente il suo pensiero. Fu qui che preparò la sua tesi di dottorato, discussa a Bucarest nel 1933, pubblicata a Parigi nel 1936 con il titolo Yoga, essai sur les origines de la mystique indienne, che diventerà poi Lo yoga, immortalità e libertà.
Dal 1933 al 1940 insegnò filosofia all'università di Bucarest e svolse un'intensa attività editoriale, pubblicando vari romanzi e saggi. Fu in questo periodo che, per la sua amicizia con Nae Ionescu, si legò all'organizzazione di estrema destra Guardia di ferro, formazione nazionalista in cui vedeva "una rivoluzione cristiana per una nuova Romania" e un gruppo "in grado di riconciliare la Romania con Dio".
Scrisse anche alcuni articoli per i giornali nazionalisti Sfarmă Piatră e Buna Vestire in elogio dei leader della Guardia di ferro Corneliu Zelea Codreanu, Ion Moţa e Vasile Marin.
Nel 1937 incontrò Julius Evola (ammiratore di Codreanu), con il quale manterrà una corrispondenza regolare. La sua posizione ideologica divenne esplicita nello stesso anno: "Il popolo rumeno può rassegnarsi alla decomposizione più triste che abbia mai conosciuto nella sua storia, può accettare di essere abbattuto dalla miseria e dalla sifilide, invaso dagli Ebrei e fatto a brandelli dagli stranieri, demoralizzato, tradito, venduto per qualche milione di lei?".
Nel marzo 1940, quando la Guardia di ferro arrivò al potere sotto la dittatura militare e nazionalista di Ion Antonescu, Eliade venne nominato consigliere culturale dell'ambasciata rumena, prima a Londra e poi, dal 1941 fino a settembre 1945, a Lisbona. Nel 1942 scrisse Salazar şi revoluţion în Portugalia, una celebrazione dello "Stato cristiano e totalitario" del feroce dittatore Salazar.
Alla fine della guerra mondiale si trasferì a Parigi, dove rimase fino al 1956. Qui insegnò, scrisse, ebbe contatti fittissimi con università e intellettuali di vari paesi: invitato da Jung, cominciò a partecipare alle conferenze di Eranos nel 1950, ma condusse sostanzialmente una difficile vita da esule.
Dal 1957 la sua attività ufficiale fu di professore di storia delle religioni all'università di Chicago, ma continuò nel frattempo a viaggiare moltissimo, a pubblicare (quasi tutto in Francia) e a svolgere fittissime attività accademiche. Dal 1960 al 1972, insieme a Ernst Jünger, diresse la rivista di storia delle religioni Antaios, pubblicata dall'Editore Klett di Stoccarda.

Morì a Chicago il 22 aprile 1986, un mese dopo l'uscita, a Parigi, dell'ultima raccolta di saggi, Briser le toit de la maison.
La sua eredità letteraria fu raccolta dall'allievo Ioan Petru Culianu che però morì misteriosamente assassinato in una toilette dell'Università di Chicago nel 1991.

Pensiero :
Eliade fu fenomenologo delle religioni, antropologo, filosofo e saggista; studioso del mondo arcaico e orientale, esperto di yoga e di sciamanesimo. Per i contatti giovanili avuti con il fascismo rumeno lo studioso fu criticato da molti suoi colleghi europei di sinistra, specialmente in Francia. Il suo pensiero, rispetto a molti altri antropologi, si caratterizza non solo per l'attenzione ma per una sua sentita adesione al modo arcaico, una sintonia che egli manifesta nel primato antropologico che egli riconosce alla categoria del sacro.

Il mito dell'eterno ritorno :
È un saggio scritto nel 1945 e pubblicato nel 1949.
« l'essenziale della mia ricerca riguarda l'immagine che l'uomo delle società arcaiche si è fatto di se stesso e del posto che occupa nel cosmo »
Così spiega Eliade nella introduzione alla versione italiana de Le Mythe de l'éternel retour, dove indaga la fenomenologia del sacro attraverso le sue tre manifestazioni, il rito, il mito e il simbolo, che riescono a esprimere concetti sull'essere ed il non essere, non riscontrabili altrimenti nelle lingue arcaiche.
La storia delle religioni si era mossa in un primo momento sull'indagine sociologica ed etnologica; è con Rudolf Otto che la ricerca si muove in un'ottica di manifestazione, di ierofania, e separa nettamente il sacro da ciò che gli storici chiamarono mana una "forza impersonale".
Eliade, comparando differenti tradizioni e testi, dimostra la volontà nell'uomo arcaico di tornare a quel tempo primordiale, quando il gesto sacro fu compiuto da dei, eroi o antenati. Le azioni archetipali, base della cosmogonia, furono rivelate in un Tempo Mitico, metastorico. La loro ripetizione rituale interrompe il tempo storico e riconduce all'illud tempus, il Tempo Mitico. La ripetizione simbolica della cosmogonia rigenera il tempo nella sua totalità. "Nell'aspirazione a ricominciare una vita entro una nuova Creazione - aspirazione manifestamente presente in tutti i cerimoniali di fine e di principio d'anno - traspare anche il desiderio paradossale di giungere ad inaugurare un'esistenza a-storica, cioè di poter vivere esclusivamente in un tempo sacro".
Così nelle tradizioni dell'India vedica troviamo che ogni creazione riproduce la creazione originale quella da caos a cosmos ossia la lotta originaria fra un'entità ordinatrice e formante contrapposta a quella indistinta e informe, è il caso di Tiamat e Marduk, nella tradizione babilonese.
Nel pantheon greco è Crono, figlio di Gea e Urano (terra e cielo), che non voleva che i suoi figli venissero alla luce.
Ma anche in ciò che noi riteniamo oggi attività profane, come la danza, esiste un archetipo. La danza del labirinto per i Greci rievocava la danza che Teseo fece dopo aver ucciso il Minotauro e liberato le 7 coppie di giovani. Chiunque la eseguisse diveniva Teseo, ma non solo, i movimenti di questa danza si rifacevano al movimento dei pianeti.
Altre ritualità arcaiche si muovono attorno all'investitura del centro. Per un luogo l'essere il centro della terra è importante perché diviene la residenza della divinità, sia questo un palazzo o una montagna; per i babilonesi Marduk, il dio della creazione, risiedeva a Babilonia (bab è porta, letteralmente porta degli dei), che diveniva così Axis Mundis, punto d'incontro fra regioni infere, terra e cielo.
Il riconoscere una montagna o un palazzo, come centro del mondo, fa sì che queste diventino anche centro della creazione che in tutte le "genesi" si muove a partire dal centro di un qualcosa, come per l'embrione umano.
Eliade pone in evidenza come attraverso la ritualità e quindi la sacralizzazione di luoghi persone o cose, l'uomo arcaico aspiri al rendere il mondo in cui vive "reale".

Il primato antropologico del sacro : Il fattore religioso (e più ancora quello mistico) sono per Eliade la chiave di volta per la comprensione dell'essenza dell'uomo. In pieno XX secolo, di fronte ai progressi scientifici, tecnologici e sociali egli resta un grande sostenitore del valore profondo dell'esistenza arcaica. Egli ha scritto:
 


« Per lo storico delle religioni ogni manifestazione del sacro è importante; ogni rito, ogni mito, ogni credenza, ogni figura divina riflette l’esperienza del sacro, e di conseguenza implica le nozioni di essere, di significato, di verità. «È difficile immaginare – facevo già notare in altra occasione - come lo spirito umano potrebbe funzionare senza la convinzione che nel mondo vi sia qualcosa di irriducibilmente reale; ed è impossibile immaginare come la coscienza potrebbe manifestarsi senza conferire un significato agli impulsi e alle esperienze dell’uomo. La coscienza di un mondo reale e dotato di significato è legata intimamente alla scoperta del sacro. Mediante l’esperienza del sacro lo spirito umano ha colto la differenza tra ciò che si rivela reale, potente, ricco e dotato di significato, e ciò che è privo di queste qualità: il flusso caotico e pericoloso delle cose, le loro apparizioni e le loro scomparse fortuite e vuote di significato» (La Nostalgie des Origines, 1969, p.7 e ss.). Il “sacro” è insomma un elemento nella struttura della coscienza, e non è uno stadio nella storia della coscienza stessa. Ai livelli più arcaici di cultura vivere da essere umano è in sé e per sé un atto religioso, poiché l’alimentazione, la vita sessuale e il lavoro hanno valore sacrale. In altre parole, essere – o piuttosto divenire – un uomo significa essere “religioso”

Eccessiva generalizzazione :
Eliade cita un'ampia varietà di miti e rituali in supporto alle sue teorie. È stato però accusato di eccessiva generalizzazione: numerosi studiosi ritengono che nei suoi lavori manchino prove sufficienti per rendere le sue teorie dei principi universali, o almeno generali, sulla storia delle religioni. Secondo Douglas Allen, "Eliade è stato forse il più popolare e influente tra gli studiosi contemporanei di storia delle religioni", ma "molti, se non la maggior parte, degli specialisti in antropologia, sociologia e storia delle religioni hanno ignorato o liquidato rapidamente i suoi lavori".
Il classicista Geoffrey Kirk ha criticato l'insistenza di Eliade sull'idea che gli aborigeni australiani e gli antichi abitanti della Mesopotamia conoscessero i concetti di "essere", "non essere", "reale" e "divenire", pur non avendo termini per indicarli. Kirk ritiene anche che Eliade abbia esteso eccessivamente l'ambito delle sue teorie: Eliade ritiene, per esempio, che il mito moderno del buon selvaggio sia il prodotto della tendenza religiosa a idealizzare l'età primordiale e mitica. Secondo Kirk "queste esagerazioni, unite a una marcata ripetitività, hanno reso Eliade impopolare tra molti antropologi e sociologi. Sempre secondo Kirk, Eliade avrebbe basato la sua teoria dell'eterno ritorno sulle funzioni della mitologia aborigena e l'avrebbe poi applicata ad altre mitologie per le quali era inadeguata. Per esempio, Kirk ritiene che l'eterno ritorno non descriva a sufficienza le funzioni della mitologia greca e di quella nordamericana. Kirk conclude che "la teoria di Eliade offre una descrizione accettabile di alcuni miti, non una guida per comprenderli tutti.
Nell'introduzione al volume di Eliade sullo sciamanesimo, anche Wendy Doniger, che gli succedette all'Università di Chicago, afferma che la teoria dell'eterno ritorno non è applicabile a tutti i miti e i rituali, anche se è applicabile a molti di essi. Comunque, pur accettando le critiche a Eliade sulle eccessive generalizzazioni, Doniger nota che il suo tentativo di "comprendere l'universale" gli ha permesso di intuire schemi e modelli che "attraversano il mondo e l'intera storia umana". Che fossero vere o no, sostiene Doniger, le teorie di Eliade sono ancora utili "come punto di partenza per una storia comparata delle religioni", e sono applicabili "anche a dati nuovi ai quali Eliade non aveva accesso".

Influenze ideologiche dell'estrema destra :
Nonostante gli studi di Eliade non siano subordinati alle sue idee politiche, la scuola di pensiero di cui ha fatto parte tra le due guerre, il trairismo, e i lavori di Julius Evola da lui apprezzati sono ideologicamente legati al fascismo. Marcel Tolcea sostiene che Eliade abbia mantenuto il suo legame con l'estrema destra attraverso la particolare interpretazione del pensiero di Guénon proposta da Julius Evola. Daniel Dubuisson ha descritto l'idea di Eliade di "homo religiosus" come un riflesso dell'elitismo fascista e ha sostenuto che la sua visione del giudaismo e dell'Antico Testamento, che considerava gli ebrei nemici di un'antica religione cosmica, era sostanzialmente una riproposizione della retorica antisemita.
In un suo articolo del 1930 Eliade descrive Julius Evola come un grande pensatore e loda i controversi intellettuali Oswald Spengler, Arthur de Gobieau, Huston Stewart Chamberlain e l'ideologo nazista Alfred Rosenberg[9]. Quando Evola, che continua a sostenere i principi del fascismo mistico, protesta con Eliade per non essere stato menzionato in un suo scritto, lo studioso romeno replica che i suoi lavori sono rivolti al pubblico comune e non agli iniziati dei circoli esoterici[25]. Dopo gli anni sessanta Eliade, insieme a Evola, Louis Rouger e altri intellettuali, offre supporto al controverso Gruppo di ricerca e studio per la civiltà europea di Alain de Benoist, espressione della Nuova Destra intellettuale.
Eliade si è occupato a lungo del culto dello Zalmoxis e del suo presunto monoteismo[28]. Questo, insieme alla conclusione che la romanizzazione era stata un fenomeno superficiale nella Dacia romana, è una visione vicina ai sostenitori del nazionalismo protocronista[28]. Secondo lo storico Sorin Antohi, Eliade potrebbe aver incoraggiato i protocronisti, e in particolare Edgar Papu, a svolgere ricerche volte a dimostrare che le popolazioni romene medievali avevano anticipato il Rinascimento.
Nel suo studio su Eliade, Jung e Campbell, Ellwood discute anche il legame tra le teorie accademiche dei mitologi citati e i loro controversi rapporti politici, facendo notare che tutti e tre sono stati accusati di sostenere posizioni politiche reazionarie. Ellwood sottolinea l'ovvio parallelo tra la natura conservatrice dei miti, che celebrano un'epoca aurea primordiale, e il conservatorismo dell'estrema destra[30]. La questione sarebbe comunque più complessa: qualunque fossero le loro posizioni politiche, sostiene Ellwood, i tre mitologi erano spesso "apolitici" (se non "anti-politici") e rifiutavano l'idea della salvezza nel mondo terreno[30]. Inoltre, i rapporti tra la mitologia e la politica erano diversi in ciascuno dei tre mitologi in questione: nel caso di Eliade, un forte senso nostalgico (per l'infanzia, il tempo passato, la religione cosmica)[30] avrebbe influenzato non solo i suoi interessi accademici, ma anche la sua ideologia politica.
Dato che Eliade è rimasto estraneo alle questioni politiche nell'ultima parte della sua vita, Ellwood ha cercato di estrarre un'implicita filosofia politica dal suo lavoro accademico e sostiene che l'interesse di Eliade per le antiche tradizioni non lo abbia reso affatto un reazionario. Ellwood, al contrario, conclude che l'Eliade maturo era "un modernista radicale". Secondo Ellwood,

« Chi considera la fascinazione di Eliade per il primordiale un segno delle sue visioni politiche reazionarie non capisce l'Eliade maturo e il suo radicalismo. [...] La tradizione non era per lui un obbligo, come per Edmund Burke, o una sacra verità da tenere in vita di generazione in generazione, perché Eliade era pienamente consapevole che le tradizioni, come gli uomini e le nazioni, vivono solo attraverso il cambiamento e persino l'occultamento. La questione non è tentare infruttuosamente di tenerle immutate, ma scoprire dove si nascondono[31]. »

Numerosi studiosi hanno accusato Eliade di essenzialismo, un tipo di generalizzazione nel quale si attribuisce impropriamente un'"essenza" comune a un intero gruppo (in questo caso, a tutte le società "religiose" o "tradizionali"). Inoltre, alcuni vedono un legame tra l'essenzialismo di Eliade riguardo alla religione e l'essenzialismo fascista sulle razze e le nazioni[32]. Per Ellwood questa associazione "sembra piuttosto contorta, e alla fine si riduce a poco più che un argomento ad hominem che tenta di mischiare il lavoro accademico di Eliade con la pessima reputazione associata alle Sturmabteilung e alla Guardia di ferro"[32]. In ogni caso, Ellwood ammette che alcune tendenze del "pensiero mitologico" potrebbero aver portato Eliade, così come Jung e Campbell, a vedere certi gruppi in modo "essenzialista", e ciò potrebbe spiegare il loro antisemitismo: "La tendenza a considerare genericamente le persone, le razze, le religioni o i partiti, che come vedremo è il difetto più grave del pensiero mitologico, incluso quello dei mitologi moderni come i nostri tre, può essere collegata al nascente antisemitismo, o vice-versa"[33].

da Wikipedia

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 28 Gennaio 2013, 14:34:46
LOUIS MALLE

Louis Malle (Thumeries, 30 ottobre 1932 – Beverly Hills, 23 novembre 1995)
.... è stato un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico francese.
 
Esponente delle Nouvelle Vague, attento alla qualità formale dell'immagine e alla dimensione figurativa, fu in costante polemica antiborghese.

« È solo quando la memoria viene filtrata dall'immaginazione, che i film arrivano realmente nel profondo dell'anima »
(Louis Malle)

Figlio dell'alta borghesia, discendente della nobiltà francese, la famiglia si è arricchita grazie al commercio dello zucchero durante il periodo napoleonico. A 14 anni comincia ad appassionarsi alla tecnica delle riprese utilizzando la cinepresa 8 mm del padre.
La famiglia tenta di distoglierlo dall'interesse per il cinema avviandolo a studi classici e a scienze politiche alla Sorbona, che abbandona per seguire i corsi della Scuola superiore di cinema di Parigi, per apprendere la professione di cameraman.
In questi anni sviluppa la collaborazione con Jacques Cousteau, esploratore oceanografico, partecipando ad alcune spedizioni in qualità di addetto alle riprese. Nel 1955, con il documentario subacqueo Il mondo del silenzio, vince assieme a Cousteau la Palma d'oro al Festival di Cannes; nel 1956, per lo stesso, Cousteau venne insignito del Premio Oscar[1]. Durante le riprese subisce la rottura di un timpano a causa di un'immersione in profondità, il che gli impedisce di proseguire il lavoro in questo tipo di documentari.
Incomincia così la sua carriera di regista, nel periodo della Nouvelle Vague, movimento al quale comunque Malle non dichiarerà mai di voler aderire, seguendo una sua linea parallela ma sempre distinta. Nel 1956 è aiuto regista di Robert Bresson per Un condannato a morte è fuggito.
L'anno dopo, a 25 anni realizza il primo lungometraggio a soggetto, Ascensore per il patibolo (Ascenseur Pour L'Echafaud), un giallo con Jeanne Moreau che ottiene il premio Louis-Delluc. La colonna sonora, composta ed eseguita da Miles Davis diventa un classico del jazz.
Il successivo Gli amanti (Les Amants) (sempre con Jeanne Moreau) suscita interesse e scalpore alla Mostra di Venezia dove nel 1958 conquista il premio speciale della giuria.
La carriera di Malle continua dirigendo i grandi attori francesi di quegli anni, da Brigitte Bardot a Jean-Paul Belmondo. Nel 1964 mette in scena a Spoleto un allestimento de Il cavaliere della rosa di Richard Strauss.
Nel 1969 partecipa come attore a La Fiancée du pirate, film diretto da Nelly Kaplan.
Nel 1987 esce il film Au revoir les enfants (in italiano Arrivederci ragazzi), vincitore del Leone d'oro al Festival del cinema di Venezia. Il film racconta l'esperienza realmente vissuta dal regista dell'amicizia con un giovane ebreo che verrà prelevato dall'istituto religioso dove studiava anche Malle e deportato ad Auschwitz.

Muore nel 1995 a causa di un linfoma.

Sposato tre volte, due figli avuti da relazioni esterne al matrimonio, si lega nel 1980 con l'attrice statunitense Candice Bergen, fino al termine della sua vita.

da Wikipedia


INVECE MAYMOVIES  di lui scrive :
Regista francese. Figlio di industriali (la madre appartiene alla famiglia Béghin, proprietaria della più grande fabbrica di zucchero a Thumeries; il padre è il direttore della fabbrica stessa), all'inizio dell'occupazione nazista si trasferisce con i genitori a Parigi, dove studia presso i gesuiti e poi presso il collegio dei carmelitani a Fontainebleau. Terminati gli studi liceali, si iscrive ai corsi di scienze politiche della Sorbona e contemporaneamente a quelli dell'IDHEC (Institut des Hautes Études Cinématographiques). Al termine del primo anno è l'unico studente a rispondere a una richiesta del comandante J. Cousteau, che cerca un aiuto-operatore di riprese subacquee. Con esperienze maturate esclusivamente con la piccola 8mm del padre, si imbarca sulla Calipso, la nave di Cousteau, e lavora alla realizzazione di Il mondo del silenzio (1956), straordinario documento subacqueo firmato dal celebre oceanografo, che comunque deve al giovane regista buona parte della sua eleganza formale per ammissione di Cousteau stesso. L'opera ottiene il massimo riconoscimento per il documentario a Cannes nel 1956 e M., tornato a Parigi, lavora con Bresson in qualità di assistente per Un condannato a morte è fuggito. Subito dopo, a nemmeno venticinque anni, mette mano al suo primo lungometraggio, Ascensore per il patibolo (1957). Se «tutta l'opera di un cineasta è contenuta nel suo primo film», come dice F. Truffaut, tutto il cinema di M., le sue qualità, i suoi difetti, si trovano, in nuce, dentro Ascensore per il patibolo, un film che diventa rapidamente un oggetto di culto, come I quattrocento colpi di Truffaut e Fino all'ultimo respiro di Godard, fondamenti della Nouvelle vague francese. Opera prima che presenta già un discreto equilibrio formale, Ascensore innesta elementi di innovazione nella tradizione del noir e sottrae l'immagine di Parigi all'oleografia, avvolgendola nelle sonorità struggenti della tromba di M. Davies, e spalancando la carriera a J. Moreau. Quest'ultima trova la sua cifra di grande interprete dal fascino ambiguo e sensuale proprio con il secondo lungometraggio di M., Les amants (1958), ispirato a un testo libertino del XVIII secolo, opera intensa e inquietante, che gioca con la storia adulterina di una ricca e annoiata signora come pretesto per mettere in scena l'arsura esistenziale di un ambiente provinciale e borghese. Di tutt'altra atmosfera è Zazie nel metrò (1960), tratto dal noto romanzo di R. Queneau, ambientato in una Parigi un po' fantastica e un po' grottesca. Zazie, ragazzetta sveglia e precoce, si muove in uno scenario popolato da una bizzarra fauna di travestiti, prostitute, lenoni e varia umanità mischiata al popolo minuto, seminando crisi e scompiglio con la sua irriverenza e il suo linguaggio cordialmente scurrile. Segue Vita privata (1962), un'opera piuttosto inconsistente fabbricata su misura per B. Bardot, allora all'apice della fama. Fuoco fatuo (1963) si presenta invece come una brusca virata, un repentino cambio di registro. Finemente calibrato, non privo di tonalità ambigue ma di grande intensità drammatica, mette in scena con acribia quasi eccessiva le ultime ventiquattro ore di un trentenne che ha deciso di suicidarsi, una ricognizione minuziosa delle mosse, dei gesti e della fredda determinazione che precedono l'atto finale. Dopo soli cinque lungometraggi, M. già divide la critica. Qualcuno lo definisce un regista «inutile», «superficiale e vacuo», capace di alte esercitazioni calligrafiche, ma privo di spessore, profondità e slanci passionali, un accademico, un manierista insomma. Qualcun altro ne esalta proprio la sofisticata cifra stilistica, e la capacità di perseguire alti valori formali. In effetti il regista – sempre contiguo, ma sostanzialmente estraneo alla Nouvelle vague – sembra avvalorare di volta in volta l'uno o l'altro giudizio, anche se in realtà forse gli stessi critici che ne avevano stroncato l'opera del primo periodo finiranno per considerarlo un autore classico, «incoronato», peraltro, da un Leone d'oro alla Mostra di Venezia del 1987 per Arrivederci ragazzi. Intanto nel 1965 dirige Viva Maria (1965), un specie di farsa ambientata in un folcroristico paese latinoamericano, in cui B. Bardot e J. Moreau, due soubrette di una compagnia ambulante, diventano leader di una rivoluzione contadina. Il film successivo, Il ladro di Parigi (1966), è un'altra opera tenuta sui toni di una commedia dai sapori piuttosto asprigni, non priva di un tocco di stile, in cui J.-P. Belmondo, ladro per vendetta, incarna una figura di bandito gentiluomo dai tratti esplicitamente anarcoidi e antiborghesi. Ma è dopo aver diretto William Wilson, episodio del film Tre passi nel delirio (1967), peraltro poco riuscito che M. imprime una svolta al suo cinema, a partire da Calcutta (1969), frutto di un viaggio in Asia, che rappresenta un documento sull'India alla fine degli anni '60, realizzato con sguardo personale e con tensione esplorativa. Un'opera che lascia un qualche segno nella visione esistenziale del regista, anche se il suo lato più patinato e il suo gusto della trasgressione scandalistica prendono il sopravvento in Soffio al cuore (1971), che tocca il morboso tema dell'incesto, però decisamente esangue sul piano narrativo. Di ben altra tempra è il lavoro seguente, Cognome e nome: Lacombe Lucien (1974). Lacombe Lucien è un collaborazionista di diciassette anni, di famiglia contadina, che si è arruolato nella Gestapo francese in una cittadina nel Sud-Ovest della Francia, sotto il governo fantoccio di Vichy. Perché il ragazzo è diventato un collaborazionista? Non è un fascista, non è un fanatico nazionalista, non un antisemita, non è neppure un anticomunista. In realtà non è niente: è solo un adolescente di bassa classe sociale, un po' selvatico e poco alfabetizzato. Non è chiaro se M. si renda conto, all'epoca, di essere stato tra i pochi, fino ad allora, a sollevare un coperchio calato su un verminaio doloroso e lacerante, fatto sta che il film suscita un nugolo di polemiche. Il grande e compianto S. Daney esprime un giudizio tranciante: «Questo film si pone sulla linea dritta delle ossessioni di Pompidou, il presidente della repubblica, che si dichiarava stanco della “mitologia della Resistenza”. Questo film non ricopre alcun ruolo e prima di tutto non aiuta a comprendere e a lottare contro il fascismo d'oggi, il quale è lontano dall'essere morto». In realtà l'interesse di M. è centrato sulla «banalità», sulla terrificante «normalità» del male. Quel meccanismo agghiacciante che scatta nella quotidianità di un essere umano, un qualunque essere che rientra sotto la norma, e che magari passa sotto la definizione di «persona per bene», quel processo oscuro che lo spinge a trasformarsi in un ordinario portatore di orrore, quel confine inattingibile che passa tra la normalità e la mostruosità. M. si cala di nuovo nelle vesti di documentarista con Place de la République (1974), e porta la sua mdp nelle strade di Parigi a intervistare i passanti, cogliendo un'immagine piuttosto cruda e sgombra dai luoghi comuni della grande metropoli francese. Allo stesso modo, in Umano troppo umano (1974) contrappone la «bestialità» della catena di montaggio della Citroën, all'appagamento giulivo e beota dei visitatori di un salone di automobili. Ritorna alla fiction con Luna nera (1975), che si rivela un tentativo non del tutto riuscito di dare un corpo filmico a surreali fantasie oniriche. È questo il film che precede il suo trasferimento negli Stati Uniti con la moglie, l'attrice americana C. Bergen. Il primo film hollywoodiano, Pretty Baby (1978), storia di una ragazzina che cresce in un bordello di Storyville (il quartiere di New Orleans che la leggenda vuole come luogo d'origine del jazz), sembra piuttosto adagiarsi sul côté calligrafico, con la sua elegante fotografia e la friabile struttura narrativa al limite della pruderie e dello scandalo. Il successivo Atlantic City (1980) risulta invece un'opera di alta densità drammatica, dominata dalla figura di B. Lancaster nelle vesti di un vecchio gangster di basso rango che prende sotto la sua protezione una giovane (S. Sarandon) finita nei guai per colpa di un fratello balordo. Un noir lancinante, amaro, asciutto nella messa in scena dell'avvento di una mafia rampante, intrecciata con i livelli più corrotti della politica, che scalza il vecchio e romantico milieu malavitoso di Atlantic City, ormai al crepuscolo. Dopo La mia cena con André (1981) e I soliti ignoti made in USA (1984), dirige Alamo Bay (1985), storia di un conflitto tra pescatori texani e vietnamiti immigrati per il controllo delle zone di pesca, girata con pochi mezzi ma con aspra tensione, cui fanno seguito God's Country (1986) e …E la ricerca della felicità (1987). Per realizzare una delle sue maggiori opere M. torna in Francia. Arrivederci ragazzi (1987, Leone d'oro alla Mostra di Venezia) è infatti un film della memoria, nel quale riaffiorano aspri e struggenti ricordi dell'infanzia, sedimentati per troppi anni nelle profondità del vissuto. Storia dell'amicizia di Julien e Jean, giovani convittori del collegio di Sainte-Croix (che allude a Fontainebleau, dove M. ha studiato), interotta bruscamente quando il secondo, insieme con due altri ragazzi, tutti ebrei, viene denunciato alla Gestapo da un giovane sguattero, povero e sciancato, e sparisce nell'orrore dei campi nazisti. A proposito di Lacombe Lucien, M. aveva detto: «Penso che questo sia forse il mio solo film dall'approccio in qualche modo marxista... la famosa tesi marxiana sui membri del sottoproletariato che collaborano con le forze repressive perchè politicamente sprovveduti». Curiosa affermazione per un regista dalle origini alto-borghesi. Come in Lacombe Lucien, anche qui un sottoproletario si schiera con il potere, forse per un'agghiacciante vendetta «di classe», forse senza una vera ragione. In Francia M. gira anche Milou a maggio (1989), eccentrica rivisitazione del '68 francese allestita in chiave di pochade, e non senza qualche affondo acido alla Buñuel e qualche sberleffo feroce verso quegli pseudo-rivoluzionari ereditieri, riuniti nella casa di campagna della nonna appena defunta, che fuggono nei boschi alla notizia delle barricate del quartiere latino. Riprende poi a giocare con le tematiche della morbosità erotica in Il danno (1992), che intreccia eros e tragedia in una storia ambigua di «amour fou» tra un maturo uomo politico e la fidanzata del figlio, satura però di estetismi ed estenuata da un senso un po' gratuito della trasgressione. Torna ad alti livelli con Vanja sulla 42a strada (1994), il suo ultimo film, tratto da Cšechov e girato negli Stati Uniti, magistrale lezione di regia, messa in scena e direzione degli attori. Muore quattro anni dopo, per un tumore.

Le Garzantina del Cinema
a cura di Gianni Canova

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 28 Gennaio 2013, 14:37:53
C'è un errore, la prima foto che dovrebbe rappresentare Louis Malle è sbagliata poichè la figura in oggetto rappresenta
Pipa Arshi.
Allego di seguito altra foto di Malle.
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 28 Gennaio 2013, 14:53:53
Arshi Pipa :

Arshi Pipa (1920 – July 20, 1997)
Nato in Albanian  deceduto in America- Filosofo, Scrittore, Poeta e studioso di letteratura e, critico letteraio.

" Montale e l'ombra di Dante "

Ha frequentato la scuola di Scutari fino al 1938. Pipa ha ricevuto un dottorato di ricerca in filosofia presso l'Università di Firenze nel 1942.
Dopo aver completato i suoi studi ha lavorato come insegnante di lingua italiana in diverse scuole in Albania.
È stato imprigionato per dieci anni (1946-1956) in Albania comunista  perché antagonizzata il regime comunista con la sua recitazione di un versetto da una "Song of the Flea" di Goethe trovato in una traduzione del Faust.  Dopo è stato liberato dal carcere (è stato condannato per 20 anni di prigione, ma dopo l'amnistia è stato tagliato a dieci) è scappato in Jugoslavia e ha vissuto a Sarajevo durante il periodo 1957-1959,  nel 1959 emigrò negli Stati Uniti dove è stato docente presso Adelphi College, Georgetown University, la Columbia University, UC Berkeley e poi nel 1966 al 1989 è stato professore di letteratura italiana presso l'Università del Minnesota, Dipartimento di Lingue romanze.
La prima poesia composta nel Pipa fine del 1930 ', Lundërtarë [Seamen], è stato pubblicato a Tirana nel 1944. Quando era in prigione ha pensato e in realtà ha scritto alcune parti della sua migliore collezione conosciuta di poesie Libri i burgut [Il Libro prigione], pubblicato nel 1959. [7] Il suo poema epico Rusha (1968), composto nel 1955 durante la prigionia di Pipa , descrive l'amore tra albanesi e serbi nel tardo 14 ° secolo.
 
Pipa ha affermato che l'unificazione della lingua albanese era sbagliato ma l'ha privata di lingua albanese la sua ricchezza a scapito di ghego. [8] Ha chiamato unificato letteraria lingua albanese una "mostruosità" prodotta dalla leadership comunista che Tosk militare conquistato anti-comunista del nord Albania e imposto il loro dialetto Tosk albanese sulle Ghegs.
Arshi Pipa, poeta e filosofo, critico e studioso di letteratura, sviluppò la sua attività creativa nel corso degli anni 1941-44 nella rivista “Critica”, della quale fu fondatore e direttore. I suoi scritti critici sono stati più di natura saggistica, sia quando scriveva appositamente per specifici autori, sia  quando scriveva per fenomeni letterari in generale, e anche quando si cimentava in teoria critica.
Fin dai primi scritti, Pipa cerca di appianare alcune questioni legate alla categoria di critica letteraria, con particolare accento sulla critica letteraria albanese. Concepiva la critica come una missione spirituale, che assume le dimensioni di una filosofia poetica e una filosofia d'arte. Pertanto, essendo esperto della teoria della critica, lui la definisce nel piano estetico così come in quello storico, individuando la critica d'arte e la critica letteraria.
Sul piano teorico, Pipa ritiene la critica come una attività logica, mettendo l’intuito al suo centro e portando la materia viva come una ricreazione. La sua definizione mette in mostra la critica come ricreazione di un’opera artistica, come metalegittimazione – legittimazione della legittimazione. Nonostante le premesse che derivano dal suo discorso teorico ed  saggistico, Pipa da sempre ha mirato ad una critica specializzata, che avrebbe visto la letteratura come  differenza specifica.
Fin dall'inizio, mentre scriveva e analizzava i testi di Noli, Fishta o Migjeni, la sua valutazione viene caratterizzata dall’approccio, mettendo sempre di fronte all'oggetto di studio un altro modello letterario.
In fin dei conti, l’erudizione di Pipa apparteneva di più al campo della filosofia, perciò i criteri di valutazione erano basati su una solida conoscenza teorica. 
Montale di fronte a Dante.
Il libro di Pipa, “Montale e Dante” è il primo studio scritto in lingua inglese e adesso anche in albanese che riguarda l’opera di uno dei più grandi poeti italiani, nonché del nobel Eugenio Montale.
“Professor Pipa si focalizza nel suo studio sull’influenza che la poesia di Dante ha avuto per Montale. Montale è stato chiamato “dantesco” da alcuni critici, per l’uso frequente della lingua dantesca e per certe affinità con il poeta fiorentino. Con la lettura di Montale attraverso le lenti di Dante, come egli descrive il suo metodo, il prof. Pipa rivela che Dante è stato per Montale non solo un modello per le opere letterarie o linguistiche, ma anche un ideale politico”
Questa è la valutazione  riguardo lo studio di Pipa dell'Università del Minnesota, Mineapolis, nel 1968.
Nella prefazione del libro, Pipa ritiene che l'impatto di Montale è stato forte. Tracce delle sue influenze possono essere trovate anche fuori Italia.
In realtà, i lavori in questione, come dice lui stesso, è un tentativo di determinare il livello di impatto di Dante su Montale, e di interpretare la poesia di Montale avendo come riferimento Dante. Pertanto, la conclusione che le opere comunicano tra di loro sempre diventa esplicita nei nostri studi letterari.
Struttura:
Lo studio in questione ha una struttura complessa, ma che risponde all’ordine scolastico, e anche alla natura delle letture personali di Pipa e alla interpretazione multidimensionale. Il libro è diviso in sette capitoli, come ad esempio: Leggere Montale attraverso la lente di Dante, La Discesa in Inferno di Montale, la Politica e l'Amore, La Battaglia con Cristo, Un Caso di Emulazione, Appendice e Bibliografia.
I titoli dei capitoli sono più dei titoli poetici piuttosto che critici, che testimoniano un processo di lettura selettiva.
I sottotitoli che si trovano all'interno si sottopongono ad un sistema di esaminazione e di argomentazione, che rispondono alla teoria critica, e specificamente alla critica accademica. Quindi, in questo studio si sono stese bene le note iniziali, l’oggetto e i metodi di studio, di ricerca e di indagine multidimensionale, fino all'esame dei risultati della ricerca, come caso di emulazione.
Mentre in Appendice, Pipa ha selezionato e ha tradotto numerosi testi saggistici di Montale, attraverso i quali meglio che altrove si esplora il suo concetto sull’arte e la cultura in generale. 
Ambito di Applicazione e Metodi di Studio
Come si è visto, Pipa ha come tema della propria ricerca una parte dell’opera di Eugenio Montale che si connota in vari livelli con quella di Dante, soprattutto creazioni, come ad esempio: Ossi, Occasioni, Bufera, Farfalla, mettendole di fronte alla Commedia Divina di Dante.
La questione dell’impatto di Dante su Montale è stato oggetto di indagine anche da parte di altri ricercatori, sui quali ci informa anche Pipa attraverso il saggio metacritico su Montale in cui si osservano chiaramente molti elementi linguistici dell’opera di Dante che sono incorporati nella struttura della poesia di Montale.
Anche se Montale non aveva mai accettato in modo diretto una cosa simile:
"Io non ho scritto con la Divina Commedia aperta vicino a me” - aveva detto a un critico, mentre quest’ultimo insisteva sulla influenza palese che si osservava. 
Arshi Pipa, attraverso il suo studio dimostra la doppia interpretazione; legge il testo poetico di Montale tramite il testo poetico di Dante. La lettura e l’interpretazione di un testo indagando i segni di un altro testo dentro ad esso è segno della scuola poststrutturalista e semiotica, i cui rappresentanti non credono che ci sia un discorso vergine (Barti). In realtà, questo ci riporta alla critica del testo, accompagnata dal metodo dell’analisi  logica con dei dati linguistici, stilistici e semantici. In questo modo la lettura dei testi di Dante fornisce una spiegazione argomentata riguardo la poesia di Montale: "La spiegazione non può essere deliberatamente perseguita da Montale", spiega Pipa, procedendo ulteriormente: "Un testo richiama l’altro tramite la risonanza musicale.” Questo accade perché Montale ha assimilato Dante. 
Da qui, l'analisi del testo si avvicina al metodo intertestuale, come una ricerca immanente del testo e come un’analisi logica. Pertanto, qui si dimostra che la questione principale, non tratta dei metodi di lavoro per studiare la letteratura, ma la questione dei metodi della letteratura come uno strumento di studio. (Ejhenbaum).
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 28 Gennaio 2013, 14:54:46
SEMPRE SU PIPA ARSHI ......SEGUE DALLA PRIMA


L’Allegorismo: Montale su Montale.

La critica di Pipa oltre alla lettura e l’interpretazione letteraria riconosce anche la lettura referenziale-contestuale.
Un passaggio questo dalla perifrasi all’allegorismo, perché fornisce dati non testuali che hanno avuto un impatto diretto sulla creatività di Montale, e nella letteratura italiana in generale. In questo modo la figura di Montale viene vista nel contesto socio-politico, mettendo in evidenza anche i valori della letteratura europea. 
Come per sottolineare lo spazio empirico, l’allegorismo, poiché siamo ancora alle porte dello studio e dell’interpretazione letteraria, Pipa scrive: "... il clima politico in Italia stava cambiando rapidamente e la nuova letteratura, che stava fiorendo, poneva l'accento su questioni politiche e sociali . Montale non è stato coinvolto come altri poeti, anche se il suo verso, dopo una prima immersione nella realtà della politica, generò nuove enfasi.”
Inoltre, Pipa oggettiva i testi di Montale, in cui viene accertata l’avventura dantesca, dalla poesia alla prosa (il racconto) con segni autobiografici, attraverso i quali il modello di vita viene visto con uno status intertestuale a prescindere dal fatto che  vengano descritti dall’alta fantasia del tipo dantesco.   
Così, passa dall’allegorismo alla lettura della perifrasi. Si scopre l’allusione che va di pari passo con l’allegoria, un corso questo seguito dall’autore empirico e dall’autore estetico.
Secondo Pipa, le tracce di Dante in Montale si esprimono sotto forma di vaghe reminiscenze. L’Analogia tra le figure concettuali di Dante contrassegnate nel testo insieme con i testi di Montale sono oggetto di indagine da parte di Pipa, contemporaneamente anche illustrate in versetti, il che testimonia una ricerca sistematica e argomentativa. L'argomento è una delle caratteristiche principali della critica letteraria.
Così, Pipa indaga le tracce dantesche nel poema intitolato Ossi, Meriggiare Pallido scritta nel 1916. Pipa trova che le idee e la struttura  poetica siano di Dante, facendo riferimento anche ad altri ricercatori che hanno concluso che il poema in questione è un esempio di imitazione costante, e ad un altro autore, Pascal. (Bunfiliali). 
L’ombra di Dante si manifesta in qualsiasi parte del lavoro di Montale, come dimostra l’analisi comparativa che viene fatta ai testi di Montale, anzi  fino alle constatazioni riguardo la fragranza ispiratrice dalla poesia “L’Inferno”, che secondo Pipa fornisce una spiegazione per la poesia di Montale, particolarmente richiamando l'attenzione alla implicazione politica della poesia.
Tuttavia, le creatività costanti dei due poeti sono spesso accompagnate da una divergenza nella formulazione concettuale e teologica.
Allegoria e Allusione
Pipa come punto in comune tra Dante e Montale, trova l’allegoria. Secondo Pipa, l’allegoria caratterizza la forma mentis di Dante. In questo modo Pipa vede le tecniche di scrittura di Montale come varietà dell’allegoria. 
L’Analisi testuale si mette alla ricerca di varianti equivalenti tra i due grandi poeti.
La lettura dell’allusione e dell’allegoria è una lettura di due estremità tematiche: Amore e Politica. Così, la ricerca e l'analisi delle figure del testo, in questo caso l’allusione e l’allegoria, confermano le vecchie tesi secondo cui la poesia di Montale si basa sui significati suggeriti da parole e frasi  interessanti. In questo contesto, si danno degli esempi di codici e figure narrative, come ad esempio: metonimia e omonimia.
In generale, come in altri casi, Pipa cerca le figure concettuali come figure significative estrapolandone l’origine, nel caso della poesia di Montale così come in quella di Dante.
Così, attraverso l'analisi sottile figurativa e le piccole unità della sintassi (sintassi-stilistica) si scoprono le idee politiche ed estetiche di Montale, che sono ben codificate all'interno del testo e che fungono da principali figure letterarie.
Pertanto, la figura poetica si scompone, si decodifica nel contesto stilistico come pure nel contesto semantico. Poi, si esaminano i poemi narrativi in base ad una analisi testuale e contestuale, scomponendo ogni parola e frase che corrisponde tra di loro. In questo modo, l'interpretazione si concentra sulla polivalenza del linguaggio poetico, in tutti i contesti.
La somma delle analisi
L’Analisi della struttura delle opere letterarie di Montale si accompagna ad un'analisi comparativa fono-stilistica. Tale interpretazione è in favore della più profonda comprensione della perifrasi, per aprire il grande dialogo con il testo, per convertire la sua critica in critica di dialogo, avendo per base l’analisi linguistica ed etimologica delle parole e delle frasi poetiche.
L’Analogia, il dettaglio, la reminiscenza, l'immagine, il gioco delle parole e la semantica delle figure concettuali sono nozioni che portano Pipa verso i risultati della ricerca per definire la figura come allegoria visionaria, qualcosa che va oltre la figura e che diventa una strategia, struttura letteraria, da sempre legata alla stretta lettura che legittima quasi tutti i piani del testo:
"Le analogie (del testo) non finiscono qui. ‘Arsenio’ in greco significa ‘male- cattiveria’ e ‘Adam’ in ebraico significa ‘uomo’". Segue l’analisi morfologica del testo (come microstruttura), nella quale si mette in evidenza l’analogia delle classi delle parole di Dante, che sono ben assimilate da Montale. 
Questo probabilmente dirige Pipa verso una ricerca poststrutturale, per vedere e concepire queste analogie come una reminiscenza e invariante del testo.
La lettura delle (in)varianti
Le invarianti linguistiche e letterarie funzionano in modo “dinamico” in tutta l'opera di Montale. Come tali, esse hanno a che fare con veri e propri elementi testuali, e in termini latu sensu del concetto, illustrano il profondo gioco di similitudine, dei constanti e dei diversi punti d’incontro. Le invarianti, come dimostrato, contribuiscono a dare una accurata descrizione della struttura dell’opera letteraria. Basato sul sistema che adopera il teorico e comparativìsta A. Marino, Pipa è un profondo ricercatore; indagando le versioni del testo, egli mette in evidenza anche le  invarianti strutturali, poiché Montale fa riferimento alla letteratura mondiale come la Divina Commedia, quindi fa riferimento alle invarianti relazionali e intra-comunicative come corrispondenza (contatti) tra le letterature nazionali (ricorda qui l'approccio Coleridge) come quella inglese, americana e francese, e anche le  invarianti universali e culturali, con accento sulla cultura biblica. Questi invarianti, sia nell’aspetto fono-stilistico, sintattico-stilistico e semantico-stilistico si mostrano sempre sotto forma di reminiscenza sfocata. 
Analisi testuale del lessico
L’Analisi di Pipa, essendo polivalente, lascia i principi metodologici e si lancia in analisi testuali di lessico indagando le connotazioni del lessico semantico. Per ogni parola Pipa osserva, scompone  il significato delle frasi o gruppo di parole, ma anche le connotazioni e il significato secondario. 
Pertanto, l'analisi di Pipa è analisi progressiva (Barti), poiché essa segue una procedura specifica: parola dopo parola, disintegra il testo in frammenti tematici, frasi e figure essenziali della poesia di Montale, che sono identificati come reminiscenze di Dante. Qui, dalla lettura estetico-semiotico si slitta nella lettura semantica, perciò il discorso critico-estetico si trasforma in discorso contestuale-referenziale. Tuttavia, la ricerca della allegoria è continua; attraverso essa si indagano le  linee di scrittura di Dante. Pipa, essendo sempre davanti o dietro al modello del suo oggetto, Montale, rafforza il testo con il discorso critico argomentativo, suo elemento base di approccio.
La natura di tale lettura, espone i primi significati e la figura viene letta come una figura doppia, o come l’avrebbe chiamato Pipa come multipla allegoria. 
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 28 Gennaio 2013, 15:05:12
Walter Bendix Schoenflies Benjamin :
 pronuncia tedesca valtɐ ˈbɛnjami
(Charlottenburg, 15 luglio 1892 – Portbou, 26 settembre 1940)

......è stato un filosofo, scrittore, critico letterario e traduttore tedesco.

Benjamin nasce a Berlino il 15 luglio del 1892, in una famiglia ebraica.
Il padre, Emil, era un ricco antiquario e la madre, Paula Schönflies, proveniva da un'agiata famiglia di commercianti. A Walter seguono altri due figli: Dora (che morirà a Zurigo nel 1946) e Georg (futuro dirigente del Partito Comunista Tedesco, che morirà nel 1942 nel campo di concentramento di Mauthausen).
 
Nel 1902 Walter frequenta a Berlino il Friedrich-Wilhelm Gymnasium dal quale verrà trasferito per motivi di salute nel 1905 e presso il quale tornerà nuovamente nel 1907 per terminare gli studi liceali con la maturità nel 1912. Nello stesso anno si iscrive al corso di filosofia dell'Università di Berlino. Alterna la frequenza a questi corsi con quella presso l'Università di Friburgo in Brisgovia. Qui conosce il giovane poeta Christoph Friedrich Heinle, cui dedicherà un cospicuo corpus di poesie, composte tra il 1915 e il '25. In questi anni intensifica la sua attività nella Jugendbewegung, un'organizzazione universitaria giovanile con la quale aveva iniziato a collaborare fin dai primi mesi universitari. Degli anni 1914-1915 è anche il manoscritto incompiuto di Metafisica della gioventù.
 
Il 21 luglio 1915, a Berlino, avviene il primo incontro con Gershom Scholem, col quale stringerà una profonda amicizia e un saldo legame intellettuale. Scholem, che abbandonerà poco dopo gli studi di matematica e filosofia per dedicarsi allo studio della mistica ebraica, favorirà l'avvicinamento di Benjamin agli studi sull'ebraismo e un'analisi approfondita del rapporto tra l'ebraismo e la filosofia. A tale proposito si veda il libro di Gershom Sholem: Walter Benjamin. Storia di un'amicizia, Adelphi, Milano, 1992.
 
Nel 1917 sposa Dora Kellner, già sposata con Max Pollak e da questo divorziatasi per la relazione con Benjamin. Nel 1918 nasce il suo unico figlio, Stefan (che morirà a Londra nel 1972).
 
Il 27 giugno del 1919 si laurea summa cum laude in filosofia discutendo una tesi su Il concetto di critica nel primo romanticismo tedesco. Tutt'altro che opera immatura, questo lavoro legge in modo del tutto originale la critica letteraria dei fratelli Schlegel, concentrandosi sul concetto di rispecchiamento (Wiederspiegelung), cioè di un'opera letteraria che sia commento e riflessione sulla letteratura stessa, anticipando così temi propri della letteratura postmoderna.
 
Gli anni dal 1920 al 1927 sono anni di grande impegno intellettuale; scrive, in ordine cronologico, Per la critica della violenza, Il compito del traduttore, Saggio su Le affinità elettive di Goethe e la complessa opera Il dramma barocco tedesco. In questi anni conosce Ernst Bloch, Franz Rosenzweig, Theodor W. Adorno, Erich Fromm. Nel 1924 aveva conosciuto Asja Lacis, una regista rivoluzionaria lettone con la quale inizierà un rapporto intellettuale e sentimentale che sarà determinante per la sua decisa svolta in senso marxista e comunista. Nello stesso anno fallisce il tentativo di ottenere l'abilitazione presso l'Università di Francoforte ed entrare così nel mondo accademico. La dissertazione presentata da Benjamin in quest'occasione è il fondamentale saggio che oggi conosciamo come Il dramma barocco tedesco. Sul fronte letterario si occupa anche di divulgare l'opera della cugina, la poetessa berlinese Gertrud Kolmar, che verrà deportata ad Auschwitz nel marzo del 1943, alla quale, proprio in questi anni, dedica diversi articoli e recensioni su alcune riviste.
 
Nel 1928 stringe un'altra importante amicizia anch'essa determinante per la sua ulteriore evoluzione intellettuale: incontra e si lega a Bertolt Brecht. A partire dagli anni trenta si avvicina all'Istituto per la ricerca sociale diretto da Max Horkheimer, con il quale i rapporti si faranno più intensi a partire dal 1934-1935. Negli stessi anni si impegna sempre più, oltre che in saggi letterari densi di riflessioni filosofiche (il Leskov, il saggio su Kafka, quello su Baudelaire e il saggio L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica), in un'opera filosofica che, contenuta nelle intenzioni, lo accompagnerà, incompiuta ed estremamente vasta, fino alla morte: il Passagen-Werk.
 
Ormai stabilitosi a Parigi ove sarà "un ascoltatore assiduo delle conferenze del Collège de sociologie"[2], nel settembre del 1939, allo scoppio della guerra, viene internato in un campo di lavori forzati in quanto cittadino tedesco. Tra la fine del 1939 e il maggio del 1940 scrive le Tesi sul concetto di storia, il suo ultimo lavoro e testamento spirituale. Le Tesi avrebbero dovuto essere l'introduzione del Passagen-Werk, che Benjamin non poté completare e che grazie a Georges Bataille fu nascosto e conservato alla Bibliothèque Nationale[3]; gli abbozzi sono stati pubblicati in Italia da Einaudi, prima nel 1986 col titolo Parigi, capitale del XIX secolo e poi nel 2000 col titolo I «passages» di Parigi.
 
Il 14 giugno del 1940 Parigi è occupata dai tedeschi. Benjamin fugge verso la Spagna nel tentativo di varcare il confine per raggiungere una località di mare e imbarcarsi verso gli USA dove già si erano rifugiati i suoi amici dell'Istituto per la ricerca sociale, tra cui Theodor W. Adorno.
 
Nella notte del 25 settembre del 1940, presso la località di Port Bou nella Catalogna spagnola, nel tentativo di sfuggire alla probabile cattura da parte della polizia di frontiera spagnola e alla conseguente espulsione dalla Spagna verso il territorio francese, ormai saldamente nelle mani dell'esercito nazista, Benjamin decide di togliersi la vita ingerendo della morfina. Aveva con sé una valigia nera che custodiva gelosamente, in cui erano contenuti probabilmente dei manoscritti o delle pagine incompiute. Il giorno dopo ai suoi compagni di viaggio sarebbe stato permesso di proseguire per la loro destinazione. Altri suoi amici — tra cui Henny Gurland, futura moglie di Erich Fromm — provvidero alla sua tumulazione nel cimitero di Port-Bou, pagando il fitto del loculo per soli cinque anni. Dopo tale periodo non si sa dove possa essere finito il suo corpo, né la sua valigia nera fu mai più ritrovata. Oggi a Portbou esiste un memoriale che ricorda la figura di Walter Benjamin.

Ironia della sorte vuole che il visto che stava attendendo per imbarcarsi per gli Stati Uniti arrivò il pomeriggio successivo al suo suicidio.

tratto da Wikipedia

seguono immagini
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 28 Gennaio 2013, 15:09:30
Segue dalla prima ....di Benjamin hanno scritto :

WALTER BENJAMIN   A cura di Diego Fusaro

"C'è un quadro di Klee che s'intitola 'Angelus Novus'. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, al bocca aperta, le ali distese. L'angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l'infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta. " (Tesi di filosofia della storia)

La Vita :
Walter Benjamin nasce a Berlino il 15 luglio 1892, da Emil, antiquario e mercante d'arte, e Paula Schönflies, di famiglia alto-borghese di origine ebraica. Dei suoi primi anni rimane il visionario scritto autobiografico degli anni Trenta Infanzia berlinese intorno al millenovecento. Dal 1905 per due anni si reca al "Landerziehungsheim" in Turingia, dove fa esperienza del nuovo modello educativo impartito da Gustav Wyneken, il teorico della Jugendbewegung, il movimento giovanile di cui Benjamin farà parte fino alla scoppio della Grande Guerra. Nel 1907 torna a Berlino, concludendo gli studi secondari nel 1912. In quello stesso anno comincia a scrivere per la rivista "Der Anfang", influenzata dalle idee di Wyneken. Dall'università di Berlino si trasferisce a quella di Friburgo in Bresgovia, dove, oltre a seguire le lezioni di Rickert, stringe un forte sodalizio col poeta Fritz Heinle, che morirà suicida due anni dopo. Scampato all'arruolamento dopo l'inizio della guerra, rompe con Wyneken, che aveva entusiasticamente aderito al conflitto. Nel 1915, trasferitosi a Monaco, dove segue i corsi del fenomenologo Moritz Geiger, conosce Gerschom Scholem, con cui inizia un'amicizia durata fino alla morte. L'anno dopo incontra Dora Kellner, che sposa nel 1917: dalla relazione nasce nel 1918 il figlio Stefan, quando la coppia si è ormai trasferita a Berna, dove Benjamin, già autore di importanti saggi ( Due poesie di Friedrich Hölderlin ; Sulla lingua in generale e sulla lingua degli uomini ), l'anno seguente si laurea in filosofia con Herbertz discutendo una tesi sul Concetto di critica d'arte nel Romanticismo tedesco . In Svizzera fa la conoscenza di Ernst Bloch, con cui avrà fino alla fine un rapporto controverso, tra entusiasmi e insofferenza. Nel 1920, tornato a Berlino, progetta senza successo la rivista Angelus Novus, scrive Per la critica della violenza e traduce Baudelaire. Nel 1923 conosce il giovane Theodor Adorno. Il suo matrimonio entra in crisi e nel 1924, durante un lungo soggiorno a Capri, conosce e s'innamora di Asja Lacis, una rivoluzionaria russa che lo induce ad avvicinarsi al marxismo. Pubblica un saggio su Le affinità elettive per la rivista di Hugo von Hoffmanstahl. Nel 1925 l'università di Francoforte respinge la sua domanda di abilitazione all'insegnamento accademico, accompagnata dallo scritto sull'Origine del dramma barocco tedesco, pubblicato infine tre anni dopo, insieme agli aforismi di Strada a senso unico. In questo periodo Benjamin si mantiene con la sua attività di critico e recensore per la "Literarische Welt" e traduttore (di Proust, con Franz Hessel) e viaggia tra Parigi e Mosca, cominciando a maturare il progetto (destinato a rimanere incompiuto) di un'opera sulla Parigi del XIX secolo (il cosiddetto Passagenwerk). Nel 1929 stringe un profondo rapporto con Brecht, che negli anni Trenta, dopo l'avvento del Terzo Reich, lo ospita a più riprese nella sua casa in Danimarca. Il 1933 segna infatti la definitiva separazione dalla Germania. Esule a Parigi, trascorre comunque lunghi periodi a Ibiza, Sanremo e Svendborg. Per la "Jüdische Rundschau" esce Franz Kafka, ma le sue condizioni economiche si fanno sempre più precarie: l'assegno garantitogli dallo "Zeitschrift für Sozialforschung" di Adorno e Horkheimer, per cui pubblica nel 1936 L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica e Eduard Fuchs, il collezionista e lo storico nel 1937, diventa il suo unico mezzo di sussistenza. Nel 1938-39 lavora su Baudelaire (Di alcuni motivi in Baudelaire), ma lo scoppio della seconda guerra mondiale lo induce a scrivere di getto il suo ultimo testo, le tesi Sul concetto di storia. Internato nel campo di prigionia di Nevers in quanto cittadino tedesco, viene rilasciato tre mesi dopo. Abbandona tardivamente Parigi e cerca di ottenere un visto per gli Stati Uniti. Nel settembre del 1940 viene bloccato alla frontiera spagnola dalla polizia: nella notte tra il 26 e il 27 si toglie la vita ingerendo una forte dose di morfina. Ai suoi compagni di viaggio fu concesso di passare il confine il giorno seguente.

tratto dal FilosoficoNet
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 28 Gennaio 2013, 15:10:45
SEGUE : Benjamin Walter


IL PENSIERO :

Benjamin è scrittore asistematico, privilegia la forma del saggio e dell'aforisma, e concepisce come compito specifico del critico il prendere posizione e la negazione dell'ordine esistente. Nei suoi lavori di critica letteraria riprende la pratica del commentario ebraico, diretta a restituire all'originale la forza distruttiva di cui neppure l'autore di esso era stato cosciente. Il linguaggio, infatti, ha funzione espressiva, non strumentale: attraverso di esso, l'uomo deve dare voce alle cose mute. Dunque, teoria critico-materialistica e pensiero utopico-messianico si congiungono in modo originale nell'opera di Benjamin. Nella genesi del suo pensiero sono presenti motivi della filosofia romantica (alla quale è dedicata la sua tesi di laurea sul Concetto di critica d'arte nel romanticismo tedesco , del 1918), il pensiero nietzscheano (per le critiche alle pretese sistematico-totalizzanti della ragione, l'atteggiamento ermeneutico critico nei confronti della tradizione culturale e della realtà sociale, l'attenzione per il rapporto tra i contenuti del pensare e i suoi modi espressivi), l'esperienza delle avanguardie artistico-letterarie (per tutto ciò che di che di rivoluzionario e di dirompente hanno avuto nei confronti di una concezione ottimistica-retorica dell'uomo). Una componente essenziale della formazione e del pensiero di Benjamin è poi il suo ebraismo, rivissuto in molti suoi aspetti (a cominciare dalla lacerante tensione tra attesa messianica e valorizzazione della memoria storica) attraverso il rapporto con Gershom Sholem, un grande studioso della mistica ebraica. E' al tema di una lingua pura, immediatamente simbolica (cui si oppone la violenza operata dall'astrazione e dal giudizio concettuale proprio delle moderne concezioni del pensiero e del linguaggio) che sono dedicati i primi saggi di Benjamin: Sulla lingua in generale e su quella degli uomini ( 1916 ); Per la critica alla violenza ( 1921 ); Il compito del traduttore ( 1923 ). Sull'interpretazione dell'opera d'arte è incentrato invece il Saggio sulle affinità selettive di Goethe ( 1924-1925 ). In esso s'annuncia un motivo decisivo della riflessione estetica di Benjamin: la conciliazione proposta o suggerita dall'opera d'arte è solo un'apparenza mistificante; quanto alla pretesa totalità essa è falsa e smentita dall'intima (benché talora non evidente) frammentarietà del prodotto artistico. Nell'opera d'arte non è immediatamente visibile una dimensione utopico-positiva. Questa semmai è presente nella forma dell'inespresso, "del non detto" dell'arte - ovvero in una speranza che peraltro possono solo cogliere solo coloro che ne sono radicalmente privi. L'opera più compiuta di Benjamin - la sola ch'egli potè portare a termine - è L'origine del dramma barocco tedesco ( 1928 ). Attraverso una ricca analisi delle forme e figure del dramma barocco (Trauerspiel) come impossibile tentativo di ripetere storicamente la tragedia greca, questo celebre saggio svolge un acuto e suggestivo discorso sui concetti di simbolo e allegoria - e più in generale sull'essere e sul conoscere umano. Benjamin presenta infatti l'allegoria barocca come critica dell'aspirazione classicista a riunificare la scissione originaria prodottasi nell'uomo ed espressa sia nella simbologia tecnologica (il creatore e la creatura, la caduta e la redenzione…), sia in alcune coppie antinomiche della tradizione occidentale (il finito e l'infinito, il sensibile e il sovrasensibile…). Sotto un diverso profilo, l'opera benjaminiana fornisce una chiave preziosa per interpretare anche alcune fondamentali aporie dell'arte (e della coscienza) moderna: Benjamin fa infatti vedere come la tensione a raggiungere nell'esperienza artistica il "simbolo" (e quindi l'unificazione effettiva di cosa, linguaggio e significato) esploda continuamente in "allegoria", ovvero in una dialettica eccentrica (priva di centro) tra quanto è figurato nell'espressione, le intenzioni soggettive che lo hanno prodotto e i suoi autonomi significati. Per questo scacco del simbolico la malinconia diviene, nell'indagine di Benjamin, il sentimento fondamentale del soggetto moderno. A un altro livello, ciò che il trionfo dell'allegoria rivela è un'insanabile lacerazione, una sempre più radicale perdita di senso, un decadimento dell'umano e della storia. A partire dagli anni '30 Benjamin si avvicinò in qualche misura alla "Scuola di Francoforte": pur senza mai entrare a far parte organica del gruppo, egli collaborò con la "Rivista per la ricerca sociale" ed ebbe un'intensa, seppur travagliata, amicizia con Adorno. Le molteplici differenze tra i due pensatori non debbono far dimenticare (come talora è accaduto) certe loro innegabili prossimità di interessi e anche, entro certi precisi limiti, di convinzioni teoriche. Sia Adorno sia Benjamin respingono il privilegiamento dell'esistente, la ubriV della ragione positivistica, la barbarie dell'organizzazione capitalistica e della società. Entrambi (ma soprattutto Benjamin) rifiutano un'interpretazione e una pratica della riflessione come ricerca del sistema, del fondamento assoluto. La filosofia, secondo loro, deve soprattutto mettere in luce le contraddizioni celate sotto le ingannevoli apparenze della realtà e, insieme, il bisogno di felicità e di emancipazione insito nel mondo umano. Tale bisogno si esprime (spesso in modo cifrato) nelle situazioni, nei testi, negli eventi più disparati. Per questo, entrambi i pensatori fanno filosofia interrogando le testimonianze o i segni più eterogenei e talvolta sconcertanti. Sotto tale profilo, il più caratteristico e suggestivo saggio di Benjamin è l'incompiuta opera su Parigi come " capitale del XIX secolo ", nella quale il pensatore ha cercato di afferrare il senso di un'intera epoca storica giustapponendo l'analisi della poesia di Baudelaire e quella dell'assetto urbanistico parigino, l'interpretazione di nuove figure psico-antropologiche (il "flaneur", il "dandy", la prostituta) e l'esame dei nuovi caratteri della produzione e della circolazione della merce. Molta attenzione egli dedica soprattutto alla figura di Baudelaire, di cui fu anche traduttore: in particolare, distingue il concetto di "esperienza" dal concetto di "esperienza vissuta"; la seconda permette di rielaborare razionalmente, attraverso la riflessione, gli "choc" della vita, così da impedirne la penetrazione nel profondo e da difenderne la coscienza dal loro assalto. La semplice "esperienza" è invece quella subita direttamente dallo choc, senza mediazione: è quest'ultimo il caso di Baudelaire, che nella vita cittadina subisce incessantemente l'esperienza degli choc prodotti dagli urti della folla, dalle luci, dalle novità dei prodotti e delle situazioni e insomma dall'esistenza stessa di una metropoli moderna. La folla sarebbe perciò la " figura segreta " (il suggello e insieme la potenza nascosta) della sua poesia: pur non essendo mai compiutamente rappresentata, tuttavia la folla è una presenza ossessiva nell'opera di Baudelaire e non va ricercata tanto nei temi e nei contenuti, quanto nella forma poetica, nel ritmo nervoso, ora ondulato, ora franto, del verso baudelairiano ( " questa folla, di cui Baudelaire non dimentica mai l'esistenza, non funse da modello a nessuna delle sue opere. Ma essa è iscritta nella sua creazione come figura segreta "). Nella propria anatomia della modernità, Benjamin si è spesso rivelato più aperto e spregiudicato di Adorno: ora interrogandosi sul fenomeno della droga, ora analizzando con simpatia produzioni socio-culturali in apparenza 'minori', come la letteratura per l'infanzia e il "feuilleton", la fotografia e i giocattoli. Un'altra e più sostanziale diversità fra i due filosofi è l'atteggiamento nei confronti dell'arte: convinto come Adorno che il fenomeno artistico sia un'esperienza particolarmente eloquente del disagio della civiltà, Benjamin ne ha una visione meno aristocratico-elitaria rispetto a quella dell'amico. Una significativa testimonianza di ciò è offerta dal saggio L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica (1936-37). In esso, Benjamin contrappone ad ogni interpretazione mistico-esoterica del fenomeno artistico una concezione in qualche modo secolarizzata di esso. Prodotto di uomini per altri uomini, l'arte va studiata " materialisticamente " sia nei suoi modi di elaborazione e di rappresentazione anche tecnica (non esclusi quelli fotografici e cinematografici) sai nelle particolari modalità percettive del suo fruitore. Lo sviluppo delle forze produttive, rendendo tecnicamente possibile la riproducibilità delle opere d'arte (pensiamo alla televisione, ai cd, alla radio, al computer, ecc), ha messo fine all'alone di unicità, originalità e irripetibilità dell'opera d'arte, ossia all' " aura " che la circonda di sacralità agli occhi della borghesia, la quale proietta in essa i suoi sogni e ideali aristocratici: l'aura è quindi l'alone ideale che rende sensibile al fruitore l'unicità irripetibile dell'atto creativo. Nella società di massa, in cui regna la riproducibilità dell'opera d'arte, l'opera d'arte " può introdurre la riproduzione dell'originale in situazioni che all'originale stesso non sono accessibili. In particolare, gli permette di andare incontro al fruitore, nella forma della fotografia o del disco. La cattedrale abbandona la sua ubicazione per essere accolta nello studio di un amatore d'arte; il coro che è stato eseguito in un auditorio oppure all'aria aperta può venir ascoltato in una camera. Ciò che vien meno è quanto può essere riassunto con la nozione di 'aura' e si può dire: ciò che vien meno nell'epoca della riproducibilità tecnica è l'aura dell'opera d'arte ". La riproducibilità tecnica segna il trionfo della copia e del " sempre uguale ", per uomini rimasti privi di saggezza; ma in ciò, secondo Benjamin, si annida un potenziale rivoluzionario, perché apre alle masse, soprattutto nelle forme del cinema e della fotografia, l'accesso all'arte e alle sue capacità di contestazione dell'ordine esistente. Solo attraverso la distruzione violenta di quest'ordine, ormai diventato inumano, si può aprire lo spazio per la redenzione e la felicità. Benjamin contesta le concezioni ottimistiche del progresso, condivise anche dal marxismo dei socialdemocratici tedeschi, secondo cui la storia è un cammino lineare di sviluppo crescente. Esse, infatti, si pongono dal punto di vista dei vincitori nella storia, anziché rimettere in questione le vittorie di volta in volta toccate alle classi dominanti. Si tratta, invece, di " spazzolare la storia contropelo ", strappandola al conformismo delle classi dominanti, ovvero accostandosi al passato come profezia di un futuro e arrestando la continuità storica con un salto e una rottura. Nella storia, infatti, non c'è un teloV , un "fine" garantito: e infatti anche sugli sviluppi della società sovietica Benjamin è pessimista. Solo recuperando e prendendo al proprio servizio la teologia e il messianesimo sarà possibile liberarsi dalla fede cieca in un progresso meccanico. La differenza più sostanziale tra Benjamin e Adorno è l'atteggiamento nei confronti del pensiero dialettico : profondo conoscitore ed estimatore della cultura tedesca, Benjamin 'ignora' Hegel. Il suo silenzio esprime un rifiuto che, lungi dal condannare i soli aspetti conciliativi/totalizzanti dell'hegelismo criticati anche da Adorno, investe la stessa concezione hegeliana dell'immanenza della ragione nel reale e, soprattutto, della storicità dialettico-progressiva di quest'ultimo. La critica benjaminiana dello storicismo (e, più in generale, della concezione moderna della temporalità e del suo senso) è radicale: la sua condanna Benjamin la esprime in "Tesi di filosofia della storia" (1940). Per Benjamin ogni rappresentazione del tempo/storia secondo moduli fisico/lineari è fuorviante: è falso, inoltre, che la storia sia un processo continuo e uniforme nel tempo; che tale processo sia accrescitivo e progressivo; che, quindi, i traguardi e le aspirazioni degli uomini si debbano necessariamente ed esclusivamente collocare 'davanti'. Alla redenzione umano/sociale si deve essere spinti, invece, dalla visione del passato, fatto di " rovine su rovine " e così orrendo da esercitare in chi (come l' Angelus Novus raffigurato in un acquerello di Paul Klee molto amato da Benjamin) sa voltarsi a guardarlo una spinta irresistibile verso un futuro diverso. Se il rifiuto di un tempo/storia monodimensionale e spaziale fa pensare a certe analoghe posizioni assunte da Bergson o da Dilthey, occorre subito aggiungere che Benjamin polemizza aspramente con tutti e due i filosofi. A suo avviso, la storia, ben lungi dall'essere riconducibile ad un' "Erlebnis" soggettiva, è qualcosa di estremamente oggettivo e corposo. Così oggettivo e corposo da costituire una realtà in larga misura estranea, o almeno 'altra' rispetto al soggetto. Sotto un certo aspetto, essa appare, come dicevamo, un " cumulo di macerie " , o anche un gioco di forze terribili, tanto più terribili in quanto sanno spesso mascherarsi sotto le forme di miti seducenti. Sotto un altro aspetto, essa contiene però princìpi e valori non solo preziosi, ma imprescindibili e insostituibili. Purtroppo, non sempre il presente vuole e sa interrogare il tempo che è stato: soltanto certe epoche riescono ad inoltrarsi per tale itinerario interrogativo; e solo in certi casi si riesce ad entrare in rapporto con ciò cui, più o meno consapevolmente, si tende. Ma la ricerca di questo rapporto è un compito al quale non ci si può e non ci si deve sottrarre: la decifrazione del passato consente infatti di cogliere e di rivitalizzare idee e "unità di senso" che erano rimaste come se sepolte e bloccate nei loro possibili sviluppi. Inoltre, le domande che rivolgiamo al passato sono in realtà le nostre domande: solo comprendendo il passato comprendiamo noi stessi. Solo liberandone le virtù nascoste liberiamo noi stessi. Il Novecento appare a Benjamin abitata da grandi potenzialità sia positive (le possenti spinte auto-emancipatorie degli oppressi) sia negative (i totalitarismi, il potere tecnologico non adeguatamente controllato). In veste di marxista sui generis , Benjamin sostiene la necessità che le classi rivoluzionarie sappiano svolgere approssimativamente il loro compito teorico e pratico: senza cullarsi nell'illusione di riforme graduali e indolori, senza sottomettersi ai miti del progresso e della tecnica, ma assumendo invece una responsabilità 'epocale': quella di capire e di far capire che viviamo in uno " stato di emergenza ". Nelle Tesi di filosofia della storia , composte negli ultimi mesi della sua vita in Francia, Benjamin si richiama (a partire dal titolo) alle 11 Tesi su Feuerbach di Marx: in esse, Benjamin conduce una dura critica nei confronti dello storicismo, che giustifica gli eventi storici e assume quindi il punto di vista di coloro che hanno vinto nella storia. Egli indica, invece, una possibilità di vittoria per il materialismo storico, se questo " prende al suo servizio la teologia ", che oggi " è piccola e brutta ". Il recupero della tradizione messianica consente infatti di concepire il tempo come un processo non lineare, bensì solcato da improvvisi istanti rivoluzionari che frantumano la continuità storica: " la coscienza di far saltare il 'continuum' della storia è propria delle classi rivoluzionarie nell'attimo della loro azione. […] Al concetto di un presente che non è passaggio, ma in bilico nel tempo ed immobile, il materialista storico non può rinunciare. Poiché questo concetto definisce appunto il presente in cui egli per suo conto scrive la storia. Lo storicismo postula un'immagine eterna del passato, il materialista storico un'esperienza unica con esso. Egli lascia che altri sprechino le proprie energie con la meretrice 'C'era una volta' nel bordello dello storicismo. Egli rimane signore delle sue forze: uomo abbastanza per far saltare il 'continuum' della storia ".

Tratto dal FilosoficoNet
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 28 Gennaio 2013, 15:21:03
HARALD BOHR :
(Copenaghen, 22 aprile 1887 – Copenaghen, 22 gennaio 1951)

...è stato un matematico e calciatore danese, di ruolo mediano.
 
Le sue qualità tecniche gli permisero di essere chiamato nel 1908 nella Nazionale di calcio per i Giochi olimpici del 1908, dove vinse una medaglia d'argento.

Dopo aver conseguito la laurea nel 1910 Harald Bohr divenne un eminente matematico, mettendo le basi al campo delle funzioni quasi periodiche, mentre suo fratello Niels fu premio Nobel per la fisica.
Harald Bohr nasce nel 1887 da Christian Bohr, un professore di fisiologia, ed Ellen Adler Bohr, figlia di una facoltosa famiglia ebrea. Harald ebbe sempre un'affinità particolare con suo fratello maggiore, che il The Times paragonò a quella esistente tra il capitano Cuttle ed il capitano Bunsby dell'opera di Dickens Dombey e Figlio. Matematico e accademico.
Come suo padre e suo fratello prima di lui, Harald si iscrisse all'Università di Copenaghen, dove studiò matematica ottenendo il master nel 1909 e la laurea l'anno seguente. Tra i suoi professori ci furono Hieronymus Georg Zeuthen e Thorvald N. Thiele. Bohr si occupò principalmente dell'analisi matematica, i suoi primi lavori concernevano soprattutto la serie di Dirichlet ed anche il suo dottorato intitolato: Bidrag til de Dirichletske Rekkers Theori (Contributi alla Teoria delle serie di Dirichlet). Una collaborazione con Edmund Landau portò al successivo sviluppo del teorema di Bohr-Landau, riguardante la distribuzione degli zeri in una Funzione zeta di Riemann.
Nel 1915 divenne professore al Politecnico di Copenaghen ed iniziò una fruttuosa collaborazione con il professore di Cambridge G. H. Hardy. La sua carriera al politecnico finì nel 1930, allorché prese una cattedra all'Università di Copenaghen, che mantenne fino al 1951, anno della sua morte, venendo sostituito dal matematico Jakob Nielsen. Børge Jessen fu uno dei suoi tanti studenti.
Nel 1930 divenne il leader del movimento di critica alle teorie anti-semite che si stavano diffondendo in Germania in quel periodo, e in un articolo sul Berlinske Aften criticò aspramente le idee di Ludwig Bieberbach riguardo alla razza.
Bohr fu anche noto per essere un insegnante modello e la medaglia annuale rilasciata dall'Università di Copenaghen al professore migliore fu intitolata Harald in suo onore. Con Johannes Mollerup scrisse anche un testo di analisi matematica per l'università: Lærebog i matematisk Analyse.

Calciatore :
Bohr fu anche un giocatore di calcio, nel ruolo di mediano. Esordì nel 1903 all'età di 16 anni nell'Akademisk Boldklub, insieme al fratello, che invece giocava come portiere. Nel 1908 fu giocato il torneo di calcio dei giochi olimpici, la prima volta che la Danimarca partecipava ad un torneo internazionale, ed il suo apporto fu decisivo nella partita contro la Francia, nella quale segnò due gol ed il cui risultato fu 17-1 per la Danimarca La Danimarca successivamente affrontò il Regno Unito in finale, e la partita fu a favore dei britannici che vinsero 2-0. Dato che partecipò alla finale, Bohr ricevette la medaglia d'argento.

Tratto da Wikipedia

Seguono Immagini

Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 28 Gennaio 2013, 16:02:39
CLAUDE CHABROL

Claude Chabrol :
(Parigi, 24 giugno 1930 – Parigi, 12 settembre 2010)

..... è stato un regista, sceneggiatore e attore francese.
 
È considerato, insieme a Truffaut, Godard, Rivette, Rohmer, uno dei padri fondatori della Nouvelle Vague
Figlio di un farmacista, Chabrol si avvicina, giovanissimo, alla settima arte lavorando come proiezionista in un piccolo paesino. Dopo gli studi in Scienze politiche, diventa critico dei Cahiers du Cinéma (nel 1957, pubblica con Eric Rohmer un libro su Alfred Hitchcock) fino a quando, nel 1958, grazie ai soldi dell'allora ricca moglie, Agnès, fonda insieme a Jacques Rivette una casa di produzione cinematografica.
In quello stesso anno, partecipa alla nascita della Nouvelle Vague francese con il suo film d'esordio, Le beau Serge, considerato il primo film del movimento[1][2], a cui seguirà I cugini (1959), che vincerà l'Orso d'oro al Festival di Berlino. I suoi primi film, Le beau Serge e I cugini (1958-59), che fanno esultare la critica, non entusiasmano però molto il pubblico, che ne scopre il talento solo negli anni sessanta con film più commerciali come La tigre ama la carne fresca, la cui sceneggiatura è scritta anche da Stéphane Audran, sua seconda moglie (la prima fu Agnès Marie-Madeleine Goute). Seguono altre pellicole dello stesso tenore (Landru, 1963; Les biches, 1968), fino a quando il regista riesce a conquistarsi una patente di coerenza e di moralità quale analista della borghesia di provincia (da Stéphane, una moglie infedele, 1968, e Il tagliagole, 1970, a L'amico di famiglia, 1973).
Negli anni settanta avviene l'incontro con l'attrice Isabelle Huppert, che diventa una delle interpreti preferite dal regista. Quegli anni saranno anni di cambiamenti per Claude Chabrol. Il regista non solo cambia molti dei suoi collaboratori, ma intraprende la sua carriera di film per la televisione e di opere dalle grandi coproduzioni.
Riservò alla televisione una serie di Histoires insolites, che influì sullo stile oggettivo di Una gita di piacere (1974), cruda indagine matrimoniale, e di Alice ou la dernière fugue (1977), girato alla maniera di Fritz Lang.
Ha poi realizzato Violette Nozière (1978), Le cheval d'orgueil (1980), tratto da un romanzo di Pierre-Jakez Helias, Volto segreto (1986), Il grido del gufo (1987), Un affare di donne (1988), Giorni felici a Clichy (1990), Madame Bovary (1991), Betty (1992), L'inferno (1994), Il buio nella mente (1995, Coppa Volpi alle due protagoniste, Isabelle Huppert e Sandrine Bonnaire, alla Mostra del Cinema di Venezia per la migliore interpretazione femminile).
La notorietà all'estero, però, gli arriva soprattutto con Un affare di donne (1988) e con le sue successive collaborazioni con la Huppert.
Ancora Isabelle Huppert è stata la protagonista di Rien ne va plus (1997) con Michel Serrault.
Nel 1998 Chabrol ha firmato uno dei migliori film della sua lunga carriera, Il colore della menzogna, mentre nel 2000 il suo Grazie per la cioccolata è stato presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia.
Nel 2003 ha presentato al Festival di Berlino Il fiore del male, tratto da Qui est criminelle?, romanzo di Caroline Eliacheff che ha come tema centrale la colpa quale malattia ereditaria.
Ha presentato fuori concorso a Venezia La damigella d'onore (2004) e L'innocenza del peccato (2007).
I suoi film raccontano, spesso basandosi sui romanzi di Georges Simenon, una provincia il cui apparente conformismo borghese serve a coprire un vaso di Pandora, colmo di vizi e odi.

tratto da Wikipedia

seguono immagini
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: rais - 28 Gennaio 2013, 16:04:09
chi è vissuto da giovane a Parigi lo ricorderà bene
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 28 Gennaio 2013, 16:05:43
DELLO STESSO CHABROL MYMOVIES SCRIVE :

Claude Chabrol : Data nascita: 24 Giugno 1930, Parigi (Francia)
Data morte: 12 Settembre 2010 (80 anni), Parigi (Francia)

Nato a Parigi nel 1930, cresce nel piccolo villaggio di Sardent (quella provincia che così spesso entrerà nei suoi film) dove il padre è farmacista e dove, a 13 anni, fonda il primo cineclub del paese, appassionandosi alla letteratura poliziesca. Laureatosi in Lettere a Parigi, frequenta gli ambienti del cinema e incontra i registi Godard, Truffaut e Rohmer, insieme al quale scrive nel 1957 un libro su Hitchcock, autore destinato a influenzare profondamente la sua opera. Inizia quindi a collaborare con le riviste specializzate di cinema Arts e Cahiers du cinéma.

Gli esordi :
Chabrol lavora anche nell'ufficio stampa della Fox e nel 1957 dirige il suo primo film, Le beau Serge (Pardo d'argento al festival di Locarno per la miglior regia) che inaugura di fatto la Nouvelle Vague, di cui Chabrol sarà uno degli artefici. Il film anticipa già quelli che diventeranno i tratti distintivi del cinema di Chabrol: l'introspezione psicologica dei personaggi e dei loro rapporti, una trama spesso poliziesca e la descrizione accurata di un ambiente sociale.
Da quel momento inizia per Chabrol una lunga e prolifica carriera, segnata quasi per intero dalla fedeltà al genere poliziesco, che il regista reinterpreta in modo personale, privilegiando con costanza alcuni aspetti: l'analisi psicologica dei personaggi, l'attenzione per ambiti spesso ristretti alla dimensione del piccolo paese, la condizione borghese come condanna all'insoddisfazione, l'ambiguità morale che sta alla base dei comportamenti delittuosi. Si può dire che Chabrol abbia ribaltato dall'interno la logica del giallo classico (genere deputato a rassicurare il pubblico confortandolo con la finale punizione del colpevole e con il ristabilimento dell'ordine turbato), immettendovi elementi di inquietudine e problematicità tali da lasciare piuttosto turbati. Tra drammi psicologici e polizieschi, Chabrol mette al centro della propria riflessione le ossessioni e le contraddizioni della classe borghese.

La lunga e prolifica carriera :
 Il regista francese ha diretto oltre cinquanta film fra i quali vanno sicuramente segnalati I cugini (1959, Orso d'oro al festival di Berlino), Donne facili (1960), Un affare di donne (1988), Madame Bovary (1991), Il buio nella mente (1995), Rien ne va plus (1997) e Grazie per la cioccolata (2000).

 Claude Chabrol è morto a Parigi a ottant'anni il 12 settembre 2010

Seguono immagini
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 28 Gennaio 2013, 16:07:11
Non ho avuto la fortuna Rais  ;)
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: rais - 28 Gennaio 2013, 16:10:46
Purtroppo neppure io
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 28 Gennaio 2013, 16:28:22
LECH WALESA

Lech Wałęsa :
(Popowo, 29 settembre 1943)

.......è un sindacalista, politico e attivista polacco.
 
Fu presidente della Polonia dal 1990 al 1995. Nel 1983 vinse il Premio Nobel per la pace.
 
Elettricista, si impegnò fin da giovane nel sindacato e combatté per la difesa dei diritti dell'uomo. Fondò Solidarność, la prima organizzazione sindacale indipendente del blocco sovietico: attraverso il movimento operaio cattolico, dopo una lunga e difficile stagione di confronto col regime comunista, giunse alla guida della Polonia, portando a termine una rivoluzione pacifica che, muovendo da comuni radici cattoliche, restituì la libertà al popolo polacco. Nel 1995 gli successe Aleksander Kwaśniewski.
Walesa è nato a Popowo, Polonia. Suo padre era un falegname Bolesław che è stato arrestato dai nazisti prima di Lech è nato e gettato nel campo di concentramento di Mlyniec. Boleslaw tornato a casa dopo la guerra, ma ha vissuto solo due mesi prima di soccombere alla stanchezza e la malattia - non aveva ancora 34 anni.
Nel 1961 Lech diploma di scuola elementare e professionale nella vicina Chalin e Lipno da un elettricista qualificato, ha lavorato 1961-1965 come meccanico di auto, poi ha intrapreso il suo stint due anni obbligatori di servizio militare, raggiungendo il grado di caporale, prima di iniziare il lavoro presso il cantiere Lenin di Danzica, Stocznia Gdańska im. Lenina, ora il cantiere navale di Danzica, Stocznia Gdańska, come elettricista, il 12 luglio 1967.
 L'8 dicembre 1969 è sposato con Danuta Golos. La coppia ha otto figli:. Bogdan, Sławomir, Przemysław, Jarosław, Magdalena, Anna, Maria-Wiktoria, Brygida.
Fin dall'inizio, Walesa era interessato a preoccupazioni dei lavoratori;. Nel 1968 ha incoraggiato i colleghi del cantiere di boicottare manifestazioni ufficiali che condannarono scioperi studenteschi recenti . Un leader carismatico,  era un organizzatore di scioperi illegali 1970 a Danzica Cantiere (i polacchi 1970 proteste) quando i lavoratori hanno protestato il decreto del governo aumento dei prezzi alimentari;  con la partecipazione estesa e putroppo con 30 morti di lavoratori, Walesa era galvanizzato a suo punto di vista, in merito alla necessità per il cambiamento.  Nel giugno del 1976, Wałęsa ha perso il lavoro presso i cantieri di Danzica per il suo costante impegno nei sindacati clandestini, scioperi e una campagna per commemorare le vittime delle proteste del 1970.  In seguito, ha lavorato come elettricista per molte altre aziende, ma è stato continuamente licenziato per il suo attivismo ed è stato senza lavoro per lunghi periodi . Lui e la sua famiglia erano sotto costante sorveglianza da parte della polizia segreta polacca. sua casa e sul posto di lavoro sono stati sempre sotto controllo.  Nel corso dei prossimi anni, è stato arrestato più volte per la partecipazione alle attività di dissidenti. 
Wałęsa ha lavorato a stretto contatto con il Comitato di difesa dei lavoratori '(KOR), un gruppo che è emerso a prestare aiuto alle persone arrestate dopo il 1976 scioperi e alle loro famiglie.  Nel giugno del 1978 è diventato un attivista dei sindacati sotterranei di libero scambio del Costa (Wolne Związki Zawodowe Wybrzeża).  Il 14 agosto 1980, dopo un altro aumento dei prezzi alimentari ha portato a uno sciopero presso il cantiere Lenin a Danzica, uno sciopero di cui è stato uno dei promotori-Wałęsa scalato la recinzione cantiere e , una volta dentro, è diventato rapidamente uno dei leader dello sciopero.  Lo sciopero ha ispirato alcuni scioperi simili, prima a Danzica, poi in tutta la Polonia. Wałęsa guidato l'Inter-Plant comitato di sciopero, coordinando gli operai a Danzica e, a 20 altri impianti della regione.  Il 31 agosto, il governo comunista, rappresentato dal Mieczysław Jagielski, hanno firmato un accordo (accordo di Danzica) con lo sciopero Comitato di Coordinamento.
L'accordo, oltre a garantire i lavoratori dei cantieri navali Lenin il diritto di sciopero, ha permesso loro di formare la loro sindacato indipendente in materia commerciale.
Con la metà degli anni 1980, Wałęsa ha continuato sotterranei Solidarietà attività connesse.  Ogni numero del settimanale leader della metropolitana, Tygodnik Mazowsze, portava il suo motto, "La solidarietà non sarà divisa o distrutta".  A seguito di una amnistia 1986 per Solidarietà attivisti, Wałęsa ha co-fondato il primo soggetto manifesta solidarietà giuridica in quanto la dichiarazione di legge marziale, il Consiglio provvisorio NSZZ Solidarietà (Tymczasowa Rada NSZZ Solidarność).  Dal 1987 al 1990, ha organizzato e guidato la " semi-illegale "Comitato esecutivo provvisorio del sindacato Solidarnosc. Alla fine dell'estate 1988, ha istigato lavoro arresto colpisce al cantiere navale di Danzica.
Dopo mesi di scioperi e le deliberazioni politiche, al termine della 10a sessione plenaria del Partito (POUP, il partito comunista polacco) dei Lavoratori Uniti polacco ', il governo ha accettato di entrare in negoziati della Tavola Rotonda che è durato da febbraio ad aprile 1989.
 Walesa è stato un leader informale del lato "non governativa" nei negoziati. Nel corso del colloquio, ha viaggiato in lungo e in largo la Polonia, dando discorsi a sostegno dei negoziati. Alla fine del i colloqui, il governo ha firmato un accordo per ristabilire il sindacato Solidarność e organizzare "semi-libere" elezioni per il parlamento polacco (semi-libero in quanto, in conformità con l'accordo tavola rotonda, solo i membri del partito comunista e suoi alleati potrebbe stare per il 65% dei seggi al Sejm).
Nel dicembre 1988, Wałęsa co-fondato la solidarietà dei cittadini 'comitato.  In teoria era solo un organo consultivo, ma in pratica era una specie di partito politico e ha vinto le elezioni parlamentari del giugno 1989 (Solidarietà ha preso tutti i posti a sedere il Sejm, che sono stati oggetto di elezioni libere, e tutti, ma un seggio nel nuovo ristabilito Senato) ] Wałęsa fu una delle figure più pubbliche della Solidarietà,. anche se non è stato eseguito per il parlamento stesso, era un sostenitore attivo, che appare sui manifesti della campagna molti.  In realtà, i vincitori Solidarietà alle elezioni Sejm sono stati denominati "team Wałęsa" o "Lech squadra", come tutti quelli che ha vinto era apparso sui loro manifesti elettorali con lui.
 
Segue
Mentre apparentemente solo presidente di Solidarnosc, Walesa ha svolto un ruolo chiave nella politica pratica. Nel mese di agosto 1989, ha convinto i leader degli ex comunista alleati partiti per formare un governo non comunista di coalizione - il primo governo non comunista del blocco sovietico. Il parlamento eletto Tadeusz Mazowiecki come primo
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 28 Gennaio 2013, 16:51:23
segue dalla prima : Walesa :

A seguito delle elezioni del giugno 1989 parlamentari, Walesa è stato deluso dal fatto che alcuni dei suoi ex compagni d'armi si accontentavano di governare insieme ex comunisti. ] Ha deciso di correre per la carica di nuova ristabilito del presidente, con lo slogan, " Io non voglio, ma non ho scelta "(" Nie chcem, ale muszem. ").  Il 9 dicembre 1990, Wałęsa ha vinto le elezioni presidenziali, sconfiggendo il primo ministro Mazowiecki e altri paesi candidati di diventare il primo presidente democraticamente eletto della Polonia  Nel 1993 ha fondato il suo partito politico, il Blocco non schierato per il sostegno delle riforme (BBWR -. iniziali fatto eco quelle di Józef Pilsudski "Bloc apartitica per la cooperazione con il Governo", di 1928-1935, anch'essa apparentemente non-politica).
Durante la sua presidenza, Walesa ha visto la Polonia attraverso la privatizzazione e la transizione verso una economia di libero mercato (il Piano Balcerowicz), Polonia 1991 prime elezioni completamente gratis parlamentari, e un periodo di ridefinizione delle relazioni estere della Polonia.  Ha negoziato con successo il ritiro delle truppe sovietiche dal suolo polacco e ha vinto una sostanziale riduzione dei debiti esteri della Polonia.
Iscrizione Wałęsa sostenuto Polonia nella NATO e nell'Unione europea (entrambi questi obiettivi sarebbe realizzato dopo la sua presidenza, nel 1999 e nel 2004, rispettivamente).  Nei primi anni 1990, Wałęsa ha proposto la creazione di un "NATO bis" come sub-regionale la sicurezza del sistema. Il concetto, sebbene sia sostenuta dai movimenti di destra e populista in Polonia, ha ottenuto scarso sostegno all'estero; Polonia vicini, alcuni dei quali (ad esempio, Lituania) hanno avuto l'indipendenza solo di recente riconquistata, tendevano a vedere la proposta polacca "neo-imperialismo". Walesa è stato criticato per uno stile di confronto e, di aver istigato "guerra al top", per cui gli ex alleati di solidarietà si sono scontrati tra loro, causando variazioni annue di governo.  Questo portò Wałęsa ad essere isolato sulla scena politica.  Ha perso alleati .Venuto a essere circondato da persone che sono state visualizzate dal pubblico come incompetenti e poco raccomandabili.  Durante le campagne elettorali ciò ha portato ad appannare la sua reputazione . L'ex elettricista, senza istruzione superiore è stato pensato da alcuni di essere troppo semplice,  poco dignitoso per la carica di presidente.  Altri hanno pensato a lui troppo irregolare nel suo visualizzazioni [12] [24] [28] o si lamentava che era troppo autoritario - che ha cercato di rafforzare il proprio potere a spese del Sejm [12] [24] [25] [27] Jacek Merkel, Walesa nazionale. consigliere per la sicurezza, accreditato le carenze della presidenza Wałęsa di incapacità Wałęsa di comprendere l'ufficio del presidente in quanto istituzione [29] [chiarificazione necessaria] Infine, Wałęsa i problemi sono stati aggravati dalla difficile transizione verso un'economia di mercato,. mentre nel lungo periodo è stato visto come un grande successo, ha perso il governo Walesa molto sostegno popolare. [24] [25] [30]
 BBWR Walesa scarsi risultati del 1993 elezioni parlamentari, a volte il suo sostegno popolare ridotta a circa il 10%, e ha strettamente perso del 1995 elezioni presidenziali, raccogliendo 48.72% dei voti al ballottaggio contro Aleksander Kwasniewski, che ha rappresentato il polacco risorgente post-comunisti (l'Alleanza democratica di sinistra, SLD) [3] [12] [25] il destino Walesa era segnato dalla sua cattiva gestione dei media;. nei dibattiti televisivi, è venuto fuori come incoerente e maleducato, alla fine del il primo dei due dibattiti, in risposta alla mano tesa Kwasniewski, ha risposto che il leader post-comunista potrebbe "scuotere la gamba". [25] Dopo l'elezione, Walesa ha detto che stava per andare in "pensione politica", e il suo ruolo nella politica divenne sempre più marginale.
Dalla fine della sua presidenza, Walesa ha tenuto conferenze su Central storia europea e della politica in varie università e organizzazioni.  Nel 1996 ha fondato l'Istituto di Lech Wałęsa, un think tank la cui missione è quella di sostenere i governi locali e la democrazia in Polonia e in tutto il mondo . Nel 1997 ha contribuito ad organizzare un nuovo partito, la Democrazia cristiana della Polonia terza Repubblica,.  ha inoltre sostenuto l'azione della coalizione elettorale di solidarietà (Akcja Wyborcza Solidarność), che ha vinto le elezioni parlamentari del 1997. [12] [14] Tuttavia, vero organizzatore leader e principale del partito è stato un nuovo sindacato Solidarność leader, Marian Krzaklewski. [35] Wałęsa corse di nuovo alle elezioni presidenziali del 2000, ma ha ricevuto solo l'1% dei voti.  Durante la Polonia elezioni presidenziali del 2005, Wałęsa sostenuto Donald Tusk, dicendo che era il candidato migliore.
Nel 2006 Wałęsa smettere di solidarietà, citando le differenze oltre il sostegno del sindacato della legge e del partito Giustizia, e l'ascesa al potere di Lech e Jaroslaw Kaczynski.  Il 27 febbraio 2008, presso il Methodist DeBakey Heart and Centro Vascolare, a Houston, Texas , negli Stati Uniti, Walesa ha subito un posizionamento di stent dell'arteria coronaria e l'impianto di un pacemaker cardiaco. [38] Nel periodo che precede le elezioni del 2009 del Parlamento europeo, è apparso in una manifestazione a Roma per approvare il pan-europeo euroscettico partito Libertas, descrivendolo e il suo fondatore Declan Ganley come "una forza per il bene nel mondo".  Wałęsa ha ammesso di essere stato pagato per dare il discorso, ma ha affermato di sostenere la Piattaforma Civica, esprimendo la speranza che candidati Libertas sarebbe stato eletto al Parlamento europeo. E 'membro del consiglio consultivo internazionale delle vittime del comunismo Memorial Foundation e un destinatario del Truman-Reagan Medal of Freedom, insieme a Anna Walentynowicz e Giovanni Paolo II. 
Nel 2011 Wałęsa ha scritto un articolo sostenendo che il comunismo non è una soluzione praticabile temporanea per i paesi poveri africani nel 21 ° secolo.  Egli ha anche espresso sostegno del movimento Occupy Wall Street.
Wałęsa è un devoto cattolico romano  e, uno strenuo oppositore di aborto, e ha detto che avrebbe preferito perdere la presidenza venti volte spiuttosto che accettare una legge che ammette l'aborto in Polonia.  In un'intervista per la televisione polacca in 2012, Walesa ha detto che, come cattolico, si oppone la fecondazione in vitro e il matrimonio omosessuale, aggiungendo che se suo figlio fosse un omosessuale avrebbe pregato per lui di smettere di andare in fondo alla strada sbagliata.
A parte il suo Nobel per la Pace 1983, Wałęsa ha ricevuto molti altri riconoscimenti internazionali e premi.  è stato nominato "Man of the Year" dalla rivista Time (1981),  The Financial Times (1980) e The Observer (1980)  e 'stato il primo a ricevere la Medaglia della Libertà, il 4 luglio 1989 a Philadelphia, Pennsylvania,  e nello stesso anno ha ricevuto la Medaglia Presidenziale della Libertà  è l'unico pole di aver affrontato una riunione congiunta del Congresso degli Stati Uniti (15 novembre 1989).
Nel corso degli anni, Walesa è stato accusato di essere stato un informatore per la polizia segreta polacca Sluzba Bezpieczenstwa (SB) nei primi anni 1970, nome in codice "Bolek". Anche se questo era molto prima Wałęsa emerso come un eroe della solidarietà, non si sa ancora se abbia avuto un effetto sulle sue decisioni successive, ad esempio, facendo di lui un obiettivo probabile di ricatto. In data 11 agosto 2000, la Corte d'appello di Varsavia, V Wydział Lustracyjny, ha dichiarato che la dichiarazione di lustrazione Walesa era vera - che non aveva collaborato con il regime comunista tuttavia, la questione riemerge periodicamente.



Tratto da Wikipedia ( Inglese ) ....per questo motivo la traduzione, il lesico ecc, sono spesso di difficile comprensione ed approssimativi.

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 28 Gennaio 2013, 16:56:44
SHEVACH WEISS

Shevach Weiss, politico ebreo ed ex ambasciatore di Israele in Polonia.
Shevah Weiss è uno scienziato politico israeliano ed ex politico.
Weiss è nato il 5 luglio 1935 a Borysław, Polonia (oggi in Ucraina).

Shevach Weiss è nata a Borislav, Polonia orientale (oggi Ucraina) nel 1935, in una famiglia benestante. Gli omicidi nazisti, iniziati dopo l'occupazione tedesca, obbligarono la sua famiglia ha trovare un nascondiglio, riparo, da locali non ebrei, da famiglie che furono disposte
a rischiare anche la loro vita, per proteggerli. Tutta la sua famiglia ha vissuto in clandestinità per circa due anni e mezzo, finché non furono liberati dall'Armata Rossa.
 Come un sopravvissuto all'Olocausto, è emigrato in Palestina nel 1947. Si è laureato presso l'Università Ebraica di Gerusalemme, con una laurea in Relazioni Internazionali nel 1961, prima di fare un master in scienze politiche e contemporanei studi ebraici e poi un dottorato di ricerca.
 Nel 1975 divenne professore presso l'Università di Haifa.
 E 'stato membro del consiglio di amministrazione del comune Haifa tra il 1969 e il 1981, quando è stato eletto alla Knesset come membro del allineamento.
 Tra il 1988 e il 1992, ha lavorato come Vice Presidente della Knesset, e tra il 1992 e il 1996 come Relatore. Ha perso la sua sede nelle elezioni del 1999.
 Nel 2000 è diventato presidente del Consiglio Yad Vashem.
 Dal 2001 al 2003, ha ricoperto il ruolo di ambasciatore israeliano in Polonia.
 Il 4 gennaio 2004, per il suo contributo alla cooperazione tra la Polonia e Israele, il presidente Aleksander Kwasniewski gli ha conferito la Gran Croce (1 ° classe) dell'Ordine al Merito della Repubblica di Polonia.

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 28 Gennaio 2013, 16:58:09
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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 28 Gennaio 2013, 16:59:15
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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 28 Gennaio 2013, 17:46:15
GILBERTO GOVI

Gilberto Govi, nome d'arte di Amerigo Armando Gilberto Govi
(Genova, 22 ottobre 1885 – Genova, 28 aprile 1966), 81 anni, ....
.............è stato un attore italiano.
Fondatore del teatro dialettale genovese, è considerato uno dei simboli della città della Lanterna.
 
Tra i suoi maggiori successi figurano classici di questo genere teatrale, diventati suoi cavalli di battaglia come I manezzi pe majâ na figgia, Pignasecca e Pignaverde, Colpi di timone. Inoltre, si devono ricordare anche Quello buonanima, Gildo Peragallo, ingegnere, I Guastavino ed i Passalacqua e Sotto a chi tocca.
Dotato di grande talento artistico, Govi, forte degli studi compiuti all'Accademia di Belle Arti, usava disegnare grottesche autocaricature che delineavano compiutamente ogni ruga e riproducevano su carta il suo viso in ogni sua parte; poté sviluppare in tal modo un sistema originale per creare personaggi nuovi per le sue interpretazioni.
Il trucco di scena era il risultato di grande abilità e di un lungo e paziente studio. Le sue ispirazioni venivano da una grande collezione di fotografie di personaggi più o meno noti, dai quali carpiva ora una barba o un pizzetto, oppure una ruga, una pettinatura o un'espressione che tornasse utile per creare un nuovo personaggio. Formidabile caratterista, era una miniera di fantasia.
All'apice della carriera era considerato in tutto il mondo un grande interprete: sapeva far muovere i suoi personaggi con una semplicità e una facilità solo apparenti; in realtà aveva la capacità e la spontaneità, un vero e proprio talento naturale, per far scaturire il riso anche con una sola espressione o un semplice ammiccamento.
Nelle sue interpretazioni Govi faceva rivivere la vita di tutti i giorni con una grande facilità. A chi lo accusava di non essersi mai esibito in un repertorio teatrale impegnato o di non avere affrontato argomenti più colti, lui replicava affermando che i teatri erano già pieni di attori impegnati che si atteggiavano in scena ma che non rappresentavano la vita di tutti i giorni; lui preferiva raccontare la storia della gente umile, dall'operaio al falegname, e raccontarla con semplicità, facendo divertire (ma anche riflettere) il pubblico fino a farlo ridere di cuore.
Nato nel popolare quartiere di Oregina-Lagaccio, in via Sant'Ugo 13 non lontano dalla stazione di Genova Piazza Principe, da Anselmo, funzionario delle ferrovie di origine modenese, e dalla bolognese Francesca Gardini, detta Fanny, gli venne dato il nome di Gilberto in onore di uno zio paterno, lo scienziato Gilberto di Mantova cui è tuttora dedicata una via nella città di Parma.
Frequentò le scuole insieme al fratello Amleto, ma fu durante una vacanza a Bologna presso lo zio materno Torquato, attore dilettante, che iniziò a entusiasmarsi per il teatro e a divertirsi nel vederlo recitare. Nonostante il padre desiderasse per lui una carriera di funzionario delle ferrovie, si appassionò sempre più per il teatro iniziando a frequentare una compagnia teatrale: a dodici anni, nel 1897, recitava già in una filodrammatica.
La predisposizione al disegno lo portò ad iscriversi all'Accademia di Belle Arti dell'Accademia Ligustica: questo studio gli risulterà utilissimo nella sua carriera di attore. A sedici anni completò il corso all'Accademia e venne assunto presso le Officine Elettriche Genovesi come disegnatore; nello stesso tempo entrò in una nuova compagnia teatrale dilettante facente parte dell'Accademia Filodrammatica Italiana con sede al Teatro Nazionale di Genova, struttura nella quale erano consentite solo recite in perfetto italiano.
Nel 1911 incontrò per la prima volta, in filodrammatica, Caterina Franchi, in arte Rina Gaioni (aveva scelto di usare il cognome del patrigno), divenuta poi sua moglie con una cerimonia intima e riservata il 26 settembre 1917 e che gli restò sino alla fine accanto, sia nella vita che come partner nella carriera teatrale.
Intanto formò una piccola compagnia di attori dilettanti, recitando in dialetto genovese e interpretando commedie scritte da Niccolò Bacigalupo; la sua massima aspirazione era quella di entrare a far parte della compagnia del celeberrimo Virgilio Talli, e quando questi ebbe modo di assistere ad una sua rappresentazione fu talmente entusiasta della sua figura e dei suoi personaggi che lo stimolò a proseguire la carriera suggerendogli di fondare un vero e proprio teatro dialettale genovese, che a quei tempi non aveva una tradizione consolidata.
Con Alessandro Varaldo e Achille Chiarella, intorno al 1913 fondò la compagnia "La dialettale", recitando a Genova ed in provincia con sempre crescente successo: si divideva tra il ruolo di capocomico, direttore artistico e animatore. Un po' accentratore (qualcuno dice anche stretto di borsa), di fatto instancabile. La compagnia continuò ininterrottamente a recitare anche durante la Prima guerra mondiale.
Dopo l'invito esplicito dell'Accademia filodrammatica a non recitare più in dialetto, nel 1916 decise di continuare per la sua strada (venne poi riammesso come socio onorario una quindicina di anni dopo, nel 1931). Fondò così una nuova compagnia, la Compagnia dialettale genovese, esibendosi nei maggiori teatri cittadini sempre con grande successo.
 Nel 1923 rappresentò al Teatro Filodrammatici di Milano la commedia I manezzi pe majâ na figgia (Gli artifici per maritare una figlia, di Niccolò Bacigalupo): fu l'inizio del successo, a livello nazionale e successivamente internazionale.
 A questo punto decise con grande coraggio di lasciare il posto fisso, sicuro, di disegnatore alle Officine Elettriche Genovesi per dedicarsi solo al teatro. Gli inizi non furono semplici, soprattutto per la scelta del repertorio da rappresentare, ma in breve tempo sopperì a questa necessità uno stuolo di autori pronti a mettersi a disposizione di un astro nascente teatrale, come Niccolò Bacigalupo, Emanuele Canesi, Carlo Bocca, Luigi Orengo, Aldo Aquarone, Emerico Valentinetti, Enzo La Rosa, Sabatino Lopez, e tanti altri.
 Tutti i testi che venivano scritti erano poi rielaborati dallo stesso Govi, tanto che gli autori lo contattavano con largo anticipo per concordare eventuali modifiche ai copioni in funzione delle sue preferenze. Redatti in italiano, i testi venivano poi tradotti dall'attore rigorosamente in dialetto genovese.
 Intanto Govi non smetteva di disegnare le sue maschere da cui nascevano i personaggi da portare in scena. Il suo volto, tracciato con mano ferma in tutte le posizioni, di fronte come di profilo, ed in ogni ruga ed espressione, campeggiava nei foyer dei teatri come una galleria di quadri che entusiasmava ulteriormente gli spettatori gratificandoli di un valore aggiunto.
Nel 1926 Govi lasciò per la prima volta l'Italia per la sua prima tournée in America Latina, una vera e propria spedizione in piroscafo, durata mesi, che lo portò a rappresentare in giro per il mondo ben settantotto commedie, direttamente nei luoghi dove vivevano numerosi italiani, che da pochi anni avevano ripreso un intenso movimento migratorio, specie verso l'Argentina e l'Uruguay.
 La compagnia goviana ripeté la tournée negli anni successivi e ad una di queste prese parte l'attrice Jole Fano che poi rimase in Sudamerica fondando una propria compagnia teatrale e diventando famosa come dirigente di un'emittente radiofonica - la Radio Caupolicàn - di Santiago del Cile.
Fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale la sua carriera fu sempre in ascesa, con ripetute tournée teatrali sia in Italia che all'estero. Il conflitto mondiale non risparmiò tuttavia neppure la sua abitazione genovese, colpita dai pesanti bombardamenti portati dal mare e dal cielo, e assieme ad essa l'attore avrebbe voluto ricostruire anche il proprio repertorio, che sentiva forse ormai superato da nuove istanze; in quel periodo era dubbioso, non avendo la certezza che il pubblico lo gradisse ancora, nonostante le sue commedie riscuotessero il consueto successo e la gente accorresse sempre numerosa ai suoi spettacoli in ogni città. Nel periodo bellico e post bellico si cimentò come attore cinematografico in quattro film dall'esito piuttosto insoddisfacente: i titoli che si ricordano - due dei quali tratti da suoi lavori teatrali - sono Colpi di timone (1942), diretto da Gennaro Righelli, Che tempi! (1947), diretto da Giorgio Bianchi, Il diavolo in convento (1950), diretto da Nunzio Malasomma ed infine Lui, lei ed il nonno (1961), girato a Napoli da Anton Giulio Majano e prodotto dall'armatore Achille Lauro; quest'ultimo fu il suo unico film a colori. Ma i ritmi del cinema, con le ripetute pause, e la tecnica recitativa differente rispetto a quella del palcoscenico non lo entusiasmavano. Ebbe però l'occasione di lanciare brillanti comici, che apparentemente lo lasciavano un po' in soggezione sul set, i giovanissimi Walter Chiari ed Alberto Sordi.
Non fece realmente neppure a tempo ad avere un rapporto approfondito con il mezzo televisivo, nato da pochi anni quando Govi stava ormai avviandosi verso la parte finale della carriera; il piccolo schermo, tuttavia, gli consentì, grazie alla registrazione dal vivo di alcuni spettacoli, di farsi conoscere dal grande pubblico e dalle generazioni successive.
 Fortunatamente oggi possiamo ancora vedere sei commedie rappresentate in televisione, salvate dalla distruzione in maniera rocambolesca negli anni settanta da un impiegato collezionista appassionato di teatro e proposte da Vito Molinari e Mauro Manciotti nel 1979 in una trasmissione di Rai 3 a lui dedicata.
 Si tratta di sei delle quattordici (o quindici, a seconda delle fonti) commedie registrate dalla RAI. Di un'altra di esse, Impresa trasporti, si è salvato in video soltanto il terzo atto, ed il primo ed il secondo si possono ascoltare in solo audio. Di altre cinque commedie (Articolo quinto, I Guastavino e i Passalacqua, Parodi & C., Il porto di casa mia, Tanto per la regola) si è salvato integralmente soltanto l'audio. Le dodici commedie sono state pubblicate in DVD nel 2004 (ma tali versioni presentano alcuni minuti di tagli rispetto alle corrispondenti versioni in VHS), insieme ai documentari sull'attore, alle partecipazioni televisive ed alle partecipazioni radiofoniche, per cui è ora disponibile al pubblico l'intera produzione residua, eccezion fatta per i frammenti, alcuni dei quali sono comunque visibili nell'ambito dei documentari.
L'ultima rappresentazione qula del 1960 fu la sua ultima stagione teatrale, quando portò in scena la commedia Il porto di casa mia scritta dal poeta Enrico Bassano; a settantacinque anni di età capì che era giunto il momento di lasciare il palcoscenico e dedicarsi ad un meritato riposo: sosteneva infatti che il teatro è come una bella donna: bisogna lasciarla prima che sia lei a lasciare te.
Apparve ancora sugli schermi televisivi in qualche rara intervista e in diversi Caroselli del 1961, per una marca di tè, dove interpretava il simpatico personaggio di Bàccere Baciccia, portiere di un caseggiato genovese, conosciuto da tutti per l'estrema tirchieria ma adorato dai bambini, ai quali ripeteva una frase rimasta celebre: Da quell'orecchio, non ci sento; da quell'altro, così così....
 Va ricordato che la macchietta era ripresa direttamente da una antica maschera genovese: quella, appunto, del Baciccia.
 Nel 1962 si ammalò; morì a Genova il 28 aprile 1966, a ottantuno anni. Ai funerali, celebrati nella centrale Chiesa di Santa Zita, affollata all'inverosimile, partecipò tutta la città. Tra i presenti alla cerimonia, anche Erminio Macario, visibilmente commosso. Govi è stato sepolto al cimitero di Staglieno a Genova
Govi fu molto amato dai suoi concittadini. Le opere pubbliche intitolate a lui all'ombra della Lanterna sono i Giardini Gilberto Govi, edificati negli anni ottanta nella zona di Punta Vagno, alla Foce, una scuola elementare nel quartiere di Albaro ed una sala del restaurato Teatro della Gioventù in centro, la cui programmazione è principalmente dedicata proprio al teatro dialettale genovese.
 Anche il Teatro Verdi di Genova Bolzaneto, dopo una lunga ristrutturazione, ha riaperto i battenti con il nome di Teatro Rina e Gilberto Govi. Esiste inoltre una compagnia dialettale a lui intitolata che continua a proporre le sue vecchie commedie, oltre a testi contemporanei in lingua genovese.

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 28 Gennaio 2013, 18:12:07
SAILOR JERRY

Norman Keith Collins
 (14 gen 1911 - 12 giugno 1973)

  ......è stato un importante artista del tatuaggio americano, famoso per il suo tatuaggio di marinai, era conosciuto anche come "Sailor Jerry"

Collins è nato il 14 gennaio 1911 a Reno, ma è cresciuta nella California del Nord. Da bambino saltò su treni merci di tutto il paese, imparò il tatuaggio da un uomo di nome "Big Mike" da Palmer, Alaska, inizialmente usando la mano-puntura, un vecchio metodo. Alla fine del 1920 ha incontrò Tatts Thomas da Chicago che gli insegnò come usare una macchina per il tatuaggio. Ha praticato ubriachi portati da bassifondi, viaggiò per nave in tutto il mondo, in seguito ad un primo inizio di carriera come tatuatore navigò l'Oceano Pacifico, prima di stabilirsi alle Hawaii nel 1930. Spesso indossava solo il bianco puro delle T-shirt che, esposonevano le sue braccia d'inchiostro colorate.
 A 19 anni Collins si arruolò nella Marina degli Stati Uniti. Durante i suoi viaggi successivi in mare, furono esposte l'immaginario da lui tatuate nel Sud-Est asiatico. E 'rimase un marinaio per tutta la vita. Già durante la sua carriera di artista del tatuaggio ha lavorato come skipper, per una grande goletta a tre alberi, su cui ha diretto tour delle isole hawaiane.
 Vela e tatuaggi erano solo due delle sue professioni. Ha suonato il sassofono nella sua band, ha creato un suo show radiofonico su KTRG (AM) dove era conosciuto come "Old Ironside".
 È stato uno scrittore prolifico e, ha portato avanti approfondite comunicazioni via posta con, molti amici di tutto il mondo.
Collins ha affidato le sue opere ai suoi due protetti, Ed Hardy e Mike Malone, entrambi i quali sono diventati figure di spicco nella loro propria arte. Hardy, che ha rifiutato una borsa di studio a Yale MFT per perseguire tatuaggio, è noto per la sua raffinatezza artistica e grandi tatuaggi. Malone, che ha progettato in base alle "Banche Rollo" il nome, era noto per la sua audacia concettuale e disegni distintivi, è morto nel 2007.
 Norman Collins è sepolto nel Cimitero Nazionale Memoriale del Pacifico, un cimitero militare situato nel cratere Punchbowl a Honolulu.
La sua tomba è 124/Section .

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 29 Gennaio 2013, 09:48:16
Vitaliano Gallo

Si diploma in Fagotto nel 1983 presso il Conservatorio G. Verdi di Milano sotto la guida del M° Lino Brandolini.
Dal 1980 ad oggi ha un'intensa attività solistica, cameristica ed orchestrale.
Si è esibito nei principali Concerti per fagotto con le seguenti Orchestre:
Orchestra Sinfonica della RAI di Milano, l'Orchestra dei "Pomeriggi Musicali" di Milano, Orchestra dell'Angelicum di Milano, l’Orchestra dell'Opera Giocosa di Trieste e l’ Orchestra Shinsei Philarmonic di Tokyo
presso il prestigioso Teatro Ueno Bunka Kaikan di Tokyo in Giappone.
Ha fondato nel 1998 l'Orchestra da Camera Principato di Seborga" della quale ne è direttore artistico.
L'orchestra da Camera "Principato di Seborga" creata da Maestro Vitaliano Gallo, nasce nel 1998 sotto l'Egida di SAS Giorgio 1° di Seborga. L'intento è quello di far conoscere a tutto il mondo tramite i suoi concerti, il territorio, la cultura e le tradizioni del Principato. La sua tradizione esoterico/religiosa risale a più di 5000 anni fa, attraverso una radice celtica-giudaica-cristiana.
L'orchestra da Camera "Principato di Seborga" ha un organico strumentale/vocale variabile da 6 a 12 componenti, si avvale della collaborazione di artisti di fama internazionale.
L'utilizzo costante del "pianoforte conduttore" con il quintetto d'archi, più il quintetto di fiati, permette all'Orchestra di ricoprire interamente sia il repertorio Operistico, che Sinfonico. Da Vivaldi, Handel, Rossini, Mozart, fino a Verdi Puccini e contemporanei.
L'Orchestra da Camera "Principato di Seborga" diretta da Vitaliano Gallo si esibisce diverse volte all'estero: Francia - Giappone - USA: in particolare New York ONU "Nazioni Unite" - Collabora felicemente con diverse ONG Organizzazioni "Non Governative"  -
Il Principato di Seborga è stato l'unico paese al mondo che non ha mai dichiarato guerra a nessuno, e a sua volta non è stato mai invaso, testimone di questo messaggio, l'Orchestra da Camera "Principato di Seborga" ai suoi concerti espone sempre la Bandiera del Principato Sovrano: Simbolo di Pace e Fratellanza Universale.
Ha un suo CD inciso in occasione del Giubileo 2000 dal titolo "meditazione sul Golgota" edito dalla Casa Discografica - Philarmonia -
Dal 1996 al 2000 ha ricoperto l'incarico di Addetto Culturale contemporaneamente presso i Consolati di Nizza ed il Principato di Monaco dove sempre per quest'ultimo si è occupato di organizzare i concerti per le chiese della Diocesi.
Questi incarichi gli hanno permesso di poter espandere le sue attività come solista a New York sotto il Patrocinio di diversi organismi culturali quali l'Istituto Italiano di Cultura, la Camera di Commercio Italiana, la N.Y. University, Dante Alighieri in N.Y., dal 1996 ad oggi si è esibito in numerosissimi concerti per queste associazioni in formazione di duo fagotto e pianoforte, l'11 Settembre 2002 si è esibito presso il Teatro delle Nazioni Unite ONU "Dag Hammarskjold Theater".
Sempre in duo si è anche esibito diverse volte in Giappone a Tokyo e Atami sotto il Patrocinio dell'Istituto Italiano di Cultura in Giappone.
Ha partecipato a diversi Festival nel repertorio della musica da camera; ricordiamo il Festival di Montepulciano con l'Ensemble Nuova Consonanza di Milano in collaborazione con il mimo M. Marccau ed il compositore E. Pousseur.
Ha portato in tournée in tutta Italia sotto il patrocinio di "Opera Barga" l'opera da camera l'Istorie du Soldat di I. Stravinskij in collaborazione con il coreografo e ballerino A. Amodio. Nuovo Ensemble Europeo in collaborazione con l'attore A. Foà musiche di L. Berio e M. De Falla.
Ha realizzato ed eseguito con suoi arrangiamenti in formazione vocale/cameristica inedita una collana di musiche del poeta E. Lehar sotto il patrocinio e commissionata dal Comune di Sanremo trasmessa su RAI uno.
Ha inoltre collaborato come 1° fagotto, con l’Orchestra Angelicum di Milano, con l’Orchestra del “Carlo Felice di Genova” e con l’Orchestra dell’Opera di Nizza.
Da 30 anni ricopre stabilmente il posto di 1° fagotto presso l'Orchestra Sinfonica di Sanremo.
Ha creato un metodo di insegnamento propedeutico musicale per bambini dai 6 ai 10 anni, ispirato al Dott. Patch Adams, sperimentato felicemente presso la Scuola "Marconi" di New York, e la “Fondazione Almerini" di Sanremo.
Ha inciso per la Edipan Roma, Philarmonia Genova, Kikko Music Milano.
Si occupa di diritti umani, è membro delle ONG: Unesco e IBISG.

Si è esibito al 61° Festival di Sanremo insieme al cantante Tricarico nella canzone “tre colori” ricevendo 2 riconoscimenti importanti.
Ha vinto nel 1998 il concorso di Stresa “ sez. musica contemporanea” con l'esecuzione di "Voliera" del grande compositore Sylvano Bussotti, per fagotto solo.

Ha collaborato infine con famosi musicisti ricordiamo:
Abbado, Semkov, De Burgos, Gusella, Inoue, Campori, Gelmetti, Gallino, Gandolfi, Bellugi, Gatti.
Ricciarelli, Cappuccilli, Dimitrova, Kabaiwanska, Desideri, Alaimo.
Canino, Ballista, Rattalino, Campanella, Ciccolini, Specchi, Lonquich, Lucchesini.
Mintz, Ricci, Accardo, Belkin, Krilov, Brodsky, Gruber, Gulli, Amoial.
Filippini, Brunello, Ormezowky, Dindo.
Mulligan, De Paula, Diaz, Touvron, Mildonian, Ifor James, Petracchi, Portal, Gazzelloni, Redel, Marion, Larrieu, Pay, Lethiec, Boykens, Marriner, Muller, Marion, Baumann.
compositori : Pousseur, Petrassi, Bettinelli, Berio, Tutino, Betta.
teatro : Marcel Marceau, Foà, Albertazzi, Dapporto, Villoresi.

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 29 Gennaio 2013, 10:01:06
Muḥammad Anwar al-Sādāt
( Mit Abu al-Kum, 25 dicembre 1918 – Il Cairo, 6 ottobre 1981) ( venne assassinato durante una parata al Cairo da Khalid al-Islambuli facente parte del gruppo Jihad islamica )

.......è stato un politico e militare egiziano, nonché Presidente della Repubblica dal 1970 al 1981.

Biografia :
Durante la seconda guerra mondiale fu imprigionato dai Britannici a causa dei suoi sforzi per ottenere aiuto dalle Potenze dell'Asse, per poter espellere le forze di occupazione britanniche.
Partecipò nel 1952 al colpo di Stato con cui i Liberi Ufficiali del gen. Muhammad Neghib e il col. Gamāl 'Abd al-Nāsser detronizzarono Re Faruq I.
Nel 1969, dopo aver ricoperto diversi incarichi nel governo egiziano, venne scelto come Vice Presidente dal Presidente Gamāl 'Abd al-Nāsser. Quando questi morì, l'anno seguente, Sādāt divenne Presidente.
Nel 1973 Sādāt, assieme alla Siria, guidò l'Egitto nella guerra del Ramadan (o guerra del Kippur) contro Israele, in seguito alla quale Sādāt fu poi noto come l'"eroe dell'attraversamento". Malgrado l'attacco che colse di sorpresa il suo esercito, Israele riuscì a riorganizzarsi e fermare l'avanzata degli egiziani, che comunque recuperarono buona parte del Sinai.
Con l'attacco l'Egitto poté rivendicare di aver "lavato l'onta" della sconfitta del 1967 e ne derivò una legittimazione a gestire la politica estera in modo autonomo dal nasserismo, l'adoperò per firmare la pace di Camp David.
 Nel settembre del 1981, Sādāt colpì duramente le organizzazioni musulmane, comprese quelle studentesche, e le organizzazioni copte, ordinando quasi 1600 arresti. Nel frattempo il sostegno internazionale a Sādāt si affievolì a causa del suo modo autoritario di governare, della crisi economica e della repressione dei dissidenti.
Il 6 ottobre dello stesso anno, Sādāt venne assassinato durante una parata al Cairo da Khalid al-Islambuli facente parte del gruppo Jihad islamica egiziana. Gli succedette il Vice Presidente Hosnī Mubārak.
Sādāt si sposò due volte. Divorziò da Ehsan Madi per sposare l'egiziano-britannica Jihān Ra'uf, appena sedicenne, il 29 maggio 1949. Ebbero tre figlie e un figlio. La signora Sādāt - che ha dato il suo nome a una legge estremamente progredita nel campo dell'uguaglianza dei diritti fra i sessi - ha ricevuto nel 2001 il Premio Pearl S. Buck.
L'autobiografia di Sādāt, In Search of Identity venne pubblicata nel 1973.

da wikipedia

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 29 Gennaio 2013, 10:06:48
DELLO STESSO AL SADAT ....hanno scritto :

Muḥammad Anwar al-Sādāt :
Muhammad Anwar al-Sadat nasce a Mit Abu al-Kum (Egitto) il 25 dicembre 1918. A soli sette anni si trasferisce al Cairo: studia presso la Regia accademia militare e consegue il diploma nel 1938.
Durante la seconda guerra mondiale viene imprigionato dalle truppe inglesi. Il 23 luglio 1952 partecipa al colpo di Stato con cui i Liberi Ufficiali ("Free officiers") del generale Muhammad Neghib e del colonnello Nasser, che porta alla deposizione dal trono del re Farouk.
 Naguib sale al potere ma il suo governo dura poco meno di due anni; viene deposto e sollevato dall'incarico da Gmal Abdel Nasser, uno dei suoi più stretti collaboratori. Con Nasser alla presidenza del paese, Sadat ricopre gli incarichi di segreterio dell'Unione nazionale (il partito unico) e di presidente dell'assemblea nazionale. Sadat sarà anche vicepresidente nei periodi 1964-1966 e 1969-1970. Dopo l'improvvisa morte di Nasser (28 settembre 1970) Sadat diviene Presidente. Stringe inizialmente un accordo con l'Arabia Saudita, prezioso tramite diplomatico con gli Stati Uniti, poi assieme alla Siria guida l'Egitto nella guerra del Ramadan (o del Kippur) contro Israele nel 1973: l'obiettivo di Sadat è il recupero del controllo di almeno una parte della Penisola del Sinai, precedentemente occupata da Israele durante la Guerra dei sei giorni. L'attacco a sorpresa mette in seria difficoltà le forze israeliane per alcuni giorni. Alla fine Israele bloccherà l'attacco minacciando di distruggere la III Armata egiziana che aveva attraversato il Canale di Suez. Il 19 novembre 1977 Sadat è il primo leader arabo che si reca in visita ufficiale in Israele; il presidente egiziano considera questa mossa come necessaria per superare quei problemi economici che derivano dai tanti anni di scontri con Israele. La sua visita a Gerusalemme sconvolge il mondo intero (gran parte del mondo arabo rimane scandalizzato dall'evento): Sadat tiene un colloquio con Menachem Begin, primo ministro israeliano e un discorso presso il parlamento (la Knesset).La conseguente distensione porta ad un incontro nel 1978, a Camp David: Sadat e Begin firmano (il 26 marzo 1979, a Washington) alla presenza del presidente statunitense Jimmy Carter, gli "Accordi di pace", patto per il quale ricevono entrambi il premio Nobel per la Pace. Nelle fasi successive Israele si ritirerà dalla Penisola del Sinai, restituendo all'Egitto l'intera area nel 1983.
Gli Accordi di Camp David sarebbero risultati molto impopolari nella comunià araba, in particolar modo tra i fondamentalisti islamici, che avrebbero visto nell'abbandono di una soluzione basata sulla forza da parte dell'Egitto - la maggior potenza militare araba - una dimostrazione di debolezza. Sadat viene addirittura condannato come traditore da parte dei palestinesi e dagli altri governi arabi.
Con il passare del tempo il sostegno internazionale a Sadat si affievolisce: a causare la perdita degli appoggi è il suo modo autoritario di governare, che vede l'avvicendarsi di una crisi economica che aumenta il divario tra ricchi e poveri, e la mano dura nella repressione dei dissidenti.
Nel settembre del 1981 Sadat colpisce duramente le organizzazioni musulmane, incluse quelle studentesche, e le organizzazioni copte, ordinando l'arresto di 1600 dissidenti, tra integralisti islamici e comunisti. Un mese più tardi, il 6 ottobre 1981 durante una parata al Cairo, il presidente Muhammad Anwar al-Sādāt viene assassinato; la morte avviene per mano di Khalid al-Islambul, componente del gruppo al-jihad, al cospetto della televisione che mostra al mondo intero le scioccanti immagini dell'accaduto.
Il successore alla guida del paese sarà Hosni Mubarak, già suo vice.

da Biografieonline.it

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 29 Gennaio 2013, 10:45:07
LUCIANO LAMA


Luciano Lama (Gambettola, 14 ottobre 1921 – Roma, 31 maggio 1996)

....... è stato un sindacalista, politico e partigiano italiano, noto per essere stato il segretario della CGIL dal 1970 al 1986.


Biografia :
Giovanissimo, aderì al Partito Socialista Italiano e partecipò alla Resistenza partigiana, inizialmente nella 8ª Brigata Garibaldi "Romagna", per diventare successivamente capo di stato maggiore della 29ª Brigata GAP "Gastone Sozzi".
Nell'ottobre 1944 guidò la delegazione del comando partigiano di Forlì che prese contatto con il comando alleato per definire la tattica per la liberazione della città romagnola.
Dopo la guerra, passò nel 1946 al Partito Comunista Italiano e divenne uno dei suoi dirigenti fino a far parte del Comitato centrale nel 1956. Due anni dopo fu eletto per la prima volta deputato nella III Legislatura e confermato nella IV e V.
Si dimette dal mandato parlamentare il 2 luglio 1969, in nome dell'incompatibilità tra l'attività di Parlamentare e quella di Sindacalista.
Positivamente distintosi nell'ambito sindacale, responsabile della Camera del Lavoro di Forlì, il suo ruolo di difensore dei diritti degli operai contribuì alla sua scalata nella CGIL, di cui divenne segretario nazionale nel 1970.
Operando in collaborazione con il socialista Piero Boni, Lama fu fautore dell'unità sindacale con CISL e UIL, ma questa strategia non fu sempre coronata dal successo.
Il 17 febbraio 1977 all'Università di Roma fu violentemente contestato da giovani aderenti a posizioni extraparlamentari.
Nel gennaio del 1978 in un'assemblea all'EUR di Roma propose ai lavoratori una politica di sacrifici, volta a sanare l'economia italiana, rivedendo la posizione del sindacato sul salario come variabile indipendente. Questa scelta venne definita la linea dell'Eur.
Contrario ad un diretto coinvolgimento del PCI e del PSI all'interno della CGIL, ebbe nel 1980 un violento diverbio con Gianni Agnelli dopo che la FIAT espulse, collocandoli in cassa integrazione, 23.000 dipendenti.
Al termine della sua segreteria (1986), la CGIL poteva dirsi rafforzata in termini di influenza politica in quanto divenne il principale punto di riferimento della maggior parte dei lavoratori dipendenti, in particolare del settore privato. Anche il numero degli iscritti aumentò, soprattutto nel triennio 1975-1977. Condusse, inoltre, il sindacato a svolgere un ruolo sempre più attivo ed importante nei dibattiti politici, economici e sociali nazionali.
Nel 1987 fu eletto Senatore come indipendente nelle liste del PCI e rieletto nel 1992, ma al termine del mandato, preferì non ricandidarsi per motivi di età e di salute. Nel 1988 venne eletto sindaco di Amelia, cittadina in provincia di Terni, dove da tempo possedeva una casa di campagna. Venne riconfermato nelle elezioni del 1993, le prime che prevedevano l'elezione diretta del sindaco, e restò in carica sino alla sua morte.
È sepolto presso il Cimitero del Verano di Roma

da wikipedia

di lui L'eciclopedia TRECANI ha scritto :
Lama, Luciano. - Uomo politico e sindacalista italiano (Gambettola 1921 - Roma 1996). Dopo gli studî universitarî (si laureò in scienze politiche e in scienze sociali) e la partecipazione alla Resistenza, si dedicò all'attività politica, nelle file del PCI, e a quella sindacale. Nel corso della sua carriera fu infatti: vicesegretario della CGIL (1947), segretario della Federazione italiana dei lavoratori chimici (1951) e della Federazione italiana operai metallurgici (1957), membro del Comitato centrale del PCI (dic. 1956), deputato dal 1958 al 1969. Divenuto segretario nazionale della CGIL nel 1961, si dimise nel 1969 dalle cariche politiche e parlamentari per incompatibilità con quelle sindacali. Successivamente, dal 1970 al 1986, fu segretario generale della CGIL. Convinto assertore dell'unità sindacale, caratterizzò la sua linea direttiva per l'attenzione alle mediazioni fra le varie componenti del movimento sindacale, alla moderazione salariale di fronte all'accentuarsi della crisi economica, alla lotta contro il terrorismo. Membro della direzione del PCI, dal 1987 al 1994 fu senatore e vicepresidente del Senato e dal 1991 membro del consiglio nazionale del Partito democratico della sinistra. Dal 1989 al 1996 ricoprì la carica di sindaco di Amelia.

seguono immagini
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 29 Gennaio 2013, 10:57:26
INTERESSANTE ANCHE QUESTO PEZZO, UTILE A FAR COMPRENDERE MEGLIO IL PERSONAGGIO E IL PERIODO STORICO

Ripubblichiamo l'articolo scritto per "Repubblica" da ..."Carlo Rivolta"
Il 17 febbraio 2007 gli incidenti all'Università di Roma

Quel giorno a Roma, l'assalto a Lama, va in scena la tragedia della sinistra italiana !

Carlo Rivolta raccontò il 1977 sulle pagine di Repubblica. Nel 1982 morì tragicamente. La sua cronaca dell'assalto a Lama è anche un modo per ricordarlo.

ROMA - Alle otto del mattino, sotto un cielo plumbeo e le prime gocce di pioggia, gli schieramenti nell'Università erano già formati, anche se la tensione era ancora minima. Nel piazzale della Minerva il servizio d'ordine del sindacato e del Pci con i cartellini rossi appuntati sul bavero della giacca, qualche giovane della Fgci, molte persone un po' attempate, due o tre tute blu, presidiava la piazza del comizio. Armati di pennelli e vernice sindacalisti e comunisti cancellavano le scritte degli "indiani metropolitani", (l'ala "creativa" del movimento, composta essenzialmente da militanti dei circoli del proletariato giovanile). Prima fra tutte una a caratteri cubitali accanto ai cancelli principali dell'ateneo: "I Lama stanno nel Tibet".
Gli "indiani" dal canto loro non restavano a guardare. Su una scala di quelle da biblioteca (con le ruote e un palchetto con ringhiere) avevano piazzato un fantoccio a grandezza naturale in polistirolo che doveva rappresentare il leader dei sindacati. Circondato da palloncini portava appesi tanti grandi cuori. C'era scritto: "L'ama o non Lama". "Non Lama nessuno" e altri giochi di parole del genere.
I sindacalisti e i servizi d'ordine del Pci erano perplessi, qualcuno sorrideva bonariamente: "Sono goliardi, non bisogna farci caso". Qualcun altro invece già alla vista del fantoccio si era innervosito: "E' una provocazione inammissibile. Lama è un leader dei lavoratori".
Assiepati intorno alla facoltà di Lettere gli indiani ballavano, cantavano, scandivano slogan polemici. Ritmavano ossessivamente: "Sa-cri-fi-ci-sa-cri-fi-ci". Ce l'avevano con il governo Andreotti ma soprattutto con i partiti dell'astensione.
Alle 8.30, davanti alla facoltà di Lettere c'è stato uno degli episodi chiave, rimasto ignorato però dalla gran parte della gente. Quattro persone, infreddolite, preoccupate, una delegazione dell'intercollettivo universitario aspettavano Aurelio Misiti, segretario romano della Cgil-scuola. "Avevamo un appuntamento", hanno detto ore dopo ai giornalisti, "per concludere un accordo già preso ufficiosamente la sera prima: al comizio dovevano esserci anche i nostri interventi. La posizione del movimento era quella della scontro politico, della critica aperta, ma in termini pacifici, e questa linea era legata, indissolubilmente, alla nostra partecipazione al comizio". Aurelio Misiti, invece, secondo quello che hanno raccontato i rappresentanti dell'intercollettivo, all'appuntamento non è venuto. L'attesa si è prolungata per una mezz'ora, poi quattro dell'intercollettivo, delusi, si sono mescolati tra la folla.Il clima intanto si andava surriscaldando. Intorno al "carroccio" degli indiani (ma c'erano dietro anche tutti gli altri collettivi, i militanti dei gruppi e un paio di rappresentanti del Fuori), il servizio d'ordine del Pci aveva steso un cordone sanitario che ritagliava una larga fetta della piazza. La gente cominciava ad affluire, erano circa le 9 del mattino, e gli indiani pigiavano sul pedale dell'ironia e del sarcasmo, anche pesante. "Più lavoro, meno salario", "Andreotti è rosso, Fanfani lo sarà". "Lama è mio e lo gestisco io", "Il capitalismo non ha nazione, l'internazionalismo è la produzione", "Più baracche meno case", "E' ora, è ora, miseria a chi lavora", "Potere padronale", "Ti prego Lama non andare via, vogliamo ancora tanta polizia" erano gli slogan più scanditi, parafrasi delle parole d'ordine delle manifestazioni e dei cortei della sinistra. Un gruppo cantava sull'aria di Guantanamera: "Fatte 'na pera, Luciano fatte 'na pera". Una pera, nel gergo freak è una endovena di eroina. I militanti del Pci erano a questo punto non più perplessi, ma dichiaratamente ostili. Rispondevano con altri slogan: "Via, via la nuova borghesia", "Pariolini, pariolini".
Dall'altra parte, settori del movimento, rimbalzavano slogan non più ironici ma di aperta contrapposizione politica: "Provocatori sono Pci e sindacato che pieni di paura invocano lo Stato", "Via, via la nuova polizia".
E' stato un crescendo polemico, di violenta contrapposizione, ma una contrapposizione fino a quel momento solo verbale. A ranghi serrati il servizio d'ordine sindacale e del Pci stringeva dappresso "indiani", collettivi e autonomi. La gente assisteva perplessa, qualcuno già spaventato. Il punto di attrito più caldo era intorno al "carroccio" degli indiani: lì davanti era schierato il servizio d'ordine della federazione romana del Pci e i giovani della Fgci. I sindacalisti e i consigli di fabbrica occupavano prevalentemente le "retrovie" e stavano sui bordi della grande fontana di piazza della Minerva.
Luciano Lama è entrato nell'Università con una grande puntualità. Circondato da una decina di tute blu, che lo rendevano quasi invisibile, è passato rapido tra la folla nel viale che porta a piazza della Minerva, ha attraversato la piazza nel varco lasciato libero dai servizi d'ordine ed è arrivato al palco, un camion parcheggiato diagonalmente nello spazio fra le aiuole della facoltà di Legge e il rettorato. Dagli altoparlanti le note delle solite "marce" da comizio non riuscivano a soffocare gli slogan ironici degli "indiani".
Il clima a quel momento era arrivato quasi al punto di rottura. Le contraddizioni fra due mondi completamente diversi ed estranei, quello dei sindacati e dell'ortodossia comunista e quello della "creatività obbligatoria", non avevano trovato neanche un punto di incontro, neanche un modo di evitare insulti reciproci. Erano ormai due blocchi contrapposti e nemici; la pentola in ebollizione da un paio d'ore era ormai sul punto di scoppiare.
Il primo piccolo incidente è avvenuto sui bordi della fontana. Due consigli di fabbrica vicini ad "autonomia operaia", si sono fatti largo per aprire i loro striscioni, rintuzzati dal servizio d'ordine dei sindacati stavano per venire alle mani. C'è stato un intervento di alcuni ragazzi del Pdup e la calma è tornata per poco.
Alle 10 del mattino Lama ha iniziato il suo comizio mentre crescevano le proteste, gli slogan si facevano più violenti. Il Corriere della Sera ha scritto "che saremo venuti qui con i carri armati, si è sbagliato, noi siamo qui...".
Dal carroccio degli indiani a questo punto sono partiti dei palloncini: pieni di acqua colorata o vernice. Nel servizio d'ordine del Pci c'è stato un attimo di sbandamento. Qualcuno deve aver pensato che si trattasse di qualcosa di pericoloso, molti si sono infuriati quando la vernice è piovuta sulla testa della gente. E' partita allora una carica per espugnare il "carroccio" degli indiani. Travolta "l'ala creativa" del movimento, il servizio d'ordine del Pci, che ormai aveva raggiunto il fantoccio di Lama è entrato in contatto con l'ala "militante". Sono volati pugni, schiaffi, calci, poi il carroccio è tornato in mano agli occupanti dell'Università che lo hanno usato come un ariete per controcaricare. A questo punto uno dei capi del servizio d'ordine della federazione romana del Pci ha usato un estintore contro i militanti dei collettivi. La nuvola bianca di schiuma è stata il segnale di partenza della rissa più selvaggia.
Mentre Luciano Lama continuava il suo discorso al centro della piazza, fra i due schieramenti ormai era un continuo avanzare e arretrare a pugni e botte. Poi dal fondo, verso la facoltà di Lettere, contro il servizio d'ordine del Pci, sono volate patate, pezzi di legno e qualche pezzo d'asfalto.
Lama ha concluso il suo discorso alle 10.30, mentre nella piazza in tumulto molti fuggivano, molti, soprattutto sindacalisti, restavano a guardare attoniti, alcuni cercavano disperati di dividere i contendenti, qualcuno già piangeva urlando "Basta, basta, non ci si picchia fra compagni". Dopo Lama saliva sul paco Vettraino, della Camera del lavoro di Roma. "Compagni", ha tuonato, "la manifestazione è sciolta. Non accettiamo provocazioni". L'ultima parola è stata quasi un segnale. Un'ultima carica violentissima ha spazzato via il servizio d'ordine del Pci e dei sindacati che ha protetto il deflusso dei suoi militanti.
Il camion è stato capovolto, distrutto, poi si sono scatenate le risse. A gruppi di due o tre, di dieci quindici persone, nei viali alle spalle del rettorato studenti e militanti del Pci e dei sindacati si sono affrontati, a bastonate, a colpi di spranga, di chiave inglese e sassate. Una rissa tragica, violentissima, con gente che piangeva, che imprecava, feriti portati via a braccia (molti militanti dei collettivi non sono andati all'ospedale perché temevano denunce). La facoltà di Lettere era trasformata in una infermeria, i militanti del Pci invece venivano portati di corsa al Policlinico.
La calma dentro l'ateneo è tornata solo quando i comunisti, usciti dall'Università, si sono schierati fuori dai cancelli. Dentro, una parte degli occupanti scandiva slogan contrapposti a quelli dei comunisti, un altro gruppo si riuniva in assemblea a Geologia e stilava una mozione: "La responsabilità degli scontri ricade sull'iniziativa provocatoria ed esterna al movimento presa dal Pci sotto una copertura sindacale unitaria...". In sostanza tutto l'intercollettivo si è assunto la responsabilità di quello che era accaduto, anche se fino a poche ore prima c'era stata violenta polemica fra l'ala di Autonomia e il resto del movimento.
Alle 12.30 circa il rettore Ruberti è uscito dall'Università da un cancello secondario. Aveva già chiesto l'intervento della polizia. Per qualche ora c'è stata una pausa, come se i contendenti dovessero tirare il fiato per riprendersi dalle emozioni, dal trauma di quello scontro violento fra bandiere rosse. Poi, mentre cominciava l'assemblea dei collettivi, alle 16.30, fuori dall'ateneo sono cominciati ad affluire i reparti della polizia e dei carabinieri.
Qualcuno ha improvvisato barricate con tavoli, travi, automobili rovesciate, distrutte, demolite pezzo per pezzo. Colonne di jeep, camion, "pantere", pullman di carabinieri hanno riempito rapidamente i viali intorno all'Università. Una sola strada è rimasta libera, quella dell'uscita di via dè Lollis, unica via di scampo per gli "assediati".
Alle 17.40, dopo un timido tentativo di resistenza degli occupanti che avevano incendiato le auto della barricata, la polizia ha marciato verso i cancelli. In testa una autoblindo, dietro file di uomini con giubbotti antiproiettile e maschere, sotto un fuoco di copertura di centinaia di gas lacrimogeni che in breve hanno avvolto tutta la zona in una nuvola di fumo acre. La barricata è stata demolita da un bulldozer, poi, sempre sparando candelotti, gli agenti sono entrati. La gran massa degli occupanti era già fuggita, gli ultimi hanno imboccato il cancello di via de Lollis verso le 16.15.
Padroni del campo, sotto la luce delle fotoelettriche, poliziotti e carabinieri hanno rastrellato gli edifici. Fuori, per le strade di San Lorenzo, si è acceso qualche focolaio di guerriglia. Forse sono stati sparati colpi di pistola (ma è una notizia ancora non confermata), secondo gli aderenti ai collettivi due giovani militanti di Lotta Continua sono stati picchiati dal servizio d'ordine della Fgci e del Pci fermo in via dei Frentani a presidiare le sue sedi.
Alle 20 tremila studenti erano riuniti ad Architettura. Scadenze per i prossimi giorni: una manifestazione cittadina sabato, una manifestazione nazionale in settimana, assemblee nelle scuole.
Necessità di trovare una nuova strategia
Gli interventi, brevi, incalzanti, disegnavano la nuova strategia del movimento. Al primo posto la necessità di darsi una forma di organizzazione "perché la sovranità dell'assemblea e delle sue decisioni venga rispettata". Ha parlato anche un giovane della Fgsi che ha espresso solidarietà ai collettivi e ai comitati di lotta contro la riforma Malfatti.
Da ieri mattina tutto il dibattito, le discussioni, le riunioni si sono spostate. Ad Economia e Commercio e Architettura, le due facoltà fuori dalla cinta dell'ateneo, le assemblee sono andate avanti fino a sera. E' stata votata una mozione: dopo aver ribadito che il movimento "è stato fatto bersaglio di una offensiva dell'apparato dello Stato e del gruppo dirigente del Pci" si afferma che "è in corso da parte della borghesia italiana guidata dal governo Andreotti un aperto tentativo di criminalizzare la lotta dei giovani". Gli obiettivi del movimento sono: "Ritiro del progetto Malfatti; sciopero generale nazionale contro il governo". "Il movimento", è scritto nel documento, "sa che questi obiettivi significano il rifiuto della politica sacrifici". Si conclude indicendo una manifestazione per oggi pomeriggio alle 17, "pacifica e di massa".

(16 febbraio 2007)  La Repubblica "Carlo Rivolta"
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 29 Gennaio 2013, 10:59:17
.....Forse nessuno si sarà accorto che, nella prima foto del secondo gruppo d'immagini, la persona che conversa con Luciano Lama è il
Senatore Mario Monti, era il 1980.
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 29 Gennaio 2013, 12:41:21
Robert Falcon Scott
(Plymouth, 6 giugno 1868 – Barriera di Ross, 29 marzo 1912)

....... è stato un marinaio ed esploratore britannico.

 
Divenne famoso per la "competizione" con Roald Amundsen sul raggiungimento del Polo Sud. Amundsen raggiunse il Polo poche settimane prima di Scott che, sfortunatamente, nella marcia di rientro al campo base perse la vita insieme ai membri della sua spedizione.

Scott era il terzo dei sei figli di John e Hannah Scott. Il padre era proprietario di una fabbrica di birra ma la carriera in marina era un'antica tradizione di famiglia. Così nel 1881, dopo aver terminato gli studi, Scott, su consiglio del padre, si arruolò nella Royal Navy.
Cominciò la sua carriera come cadetto sulla nave scuola HMS Britannia, rimase per quattro anni sulla Boadicea e successivamente frequentò il Royal Naval College presso il quale superò gli esami per diventare tenente. Nel 1889 venne nuovamente promosso. Ma Scott sognava un'attività più avventurosa di quella dell'ufficiale di marina in tempo di pace. Con l'avanzare del tempo si rese conto che da parte della famiglia di origine mancavano sia i mezzi economici sia le relazioni per accelerare la sua carriera in marina in modo adeguato alle sue ambizioni.

L'incontro con Clements Markham : 
La svolta nella carriera di Scott è dovuta in gran parte all'incontro con Clements Markham, anch'egli con un passato da esploratore e divenuto in seguito presidente della Royal Geographical Society. Il primo incontro con Markham avvenne quando Scott aveva appena 18 anni. Negli anni seguenti si rincontrarono numerose volte e, quando Scott si candidò per la guida della spedizione alla ricerca del Polo Sud, Markham ne appoggiò la candidatura. Secondo Markham l'esperienza di Scott nella marina militare era sufficiente per la conduzione della spedizione: fu così che sebbene gli scienziati della Royal Society avrebbero preferito uno scienziato, Markham riuscì ad imporre la sua decisione. A Scott venne quindi affidato il comando della "National Antarctic Expedition" benché - così ammise in seguito - ai tempi non avesse "una particolare predilezione per l'esplorazione polare". Ma comunque egli la considerava un mezzo per soddisfare le sue ambizioni.

L'inizio della spedizione:
Dopo la sua nomina, a Scott rimase un anno di tempo per preparare la spedizione. Fece parte dei preparativi anche una visita a Fridtjof Nansen, l'esploratore norvegese. Nansen consigliò a Scott l'utilizzo dei cani da slitta, un consiglio che Scott seguì, trascurando però il fatto che il loro efficace utilizzo richiedesse anche persone con capacità di conduzione di mute.
 
Una mongolfiera all'Antartide :
All'inizio di agosto del 1901 la Discovery salpò da Londra con a bordo 48 persone (di cui 39 erano membri della Royal Navy). Il 3 gennaio 1902 la nave attraversò il Circolo Polare Antartico, passò il mare di Ross e raggiunse la barriera di Ross.
 
Il 22 gennaio 1902 Scott e Edward Wilson sbarcarono a Capo Crozier e scalarono il monte Terror. Da qui avvistarono una distesa pianeggiante di ghiaccio che si estendeva fino all'orizzonte: quella vista alimentò il desiderio di Scott di provare a raggiungere il Polo Sud. La stagione era però già troppo avanzata per poter preparare l'impresa, per cui Scott decise di trascorrere l'inverno antartico a bordo della Discovery e di costruire una capanna di legno come magazzino e riparo d'emergenza nel caso la nave venisse schiacciata dalla banchisa. La località è nota ancora oggi come Hut Point.
 
Scott fu anche il primo ad utilizzare una mongolfiera nell'Antartico: a bordo si trovavano Scott e Ernest Shackleton. Il velivolo subì però dei danni durante il suo primo utilizzo e non poté essere impiegata nel prosieguo della spedizione.

Il tentativo di raggiungere il Polo Sud:
Il 1 novembre 1902 Scott, accompagnato da Edward Wilson e da Shackleton, lasciò Hut Point per dirigersi a sud con le slitte trainate dai pony. Scott, nell'erronea convinzione che il terreno sarebbe stato pianeggiante e agevole da percorrere, aveva previsto dei quantitativi di razioni alimentari molto ridotti. La spedizione incontrò all'inizio bufere con caduta di neve fresca che resero difficile il cammino, al punto che i tre erano costretti a trasportare metà del loro carico per mezzo miglio e poi tornare indietro per recuperare l'altra metà. I tre commisero inoltre alcuni errori tecnici: uno di questi fu quello di portare non delle mute di cani da slitta ma dei pony, che morirono dopo poche miglia, lasciandoli a piedi. Nessuno dei tre aveva esperienza di sopravvivenza in ambienti estremi come quello antartico: si pensi che Shackleton non aveva mai montato una tenda né dormito in un sacco a pelo.
 Quando i tre erano già sfiniti dalla cecità da neve, dalle scarse razioni, dal clima avverso e, nel caso di Shackleton, dallo scorbuto, avvistarono le catene montuose antartiche che eliminarono le speranze di poter raggiungere il Polo. Nonostante ciò Scott decise di proseguire e solo intorno all'82º parallelo si arrese all'evidenza dell'impossibilità di proseguire. Dai suoi diari si evince che Scott attribuì l'intera colpa del fallimento ai pony e non agli errori tecnici nella preparazione. Scott, Wilson e Shackleton raggiunsero il punto più meridionale il 31 dicembre 1902, a 480 miglia dal Polo.
I rapporti fra Scott e Shackleton :
Numerose biografie accennano ad un'intensa animosità fra Scott e Shackleton. Ranulph Fiennes nella sua biografia di Scott afferma che in realtà vi fossero poche prove della loro rivalità e definisce amichevoli i rapporti fra i due. È opinione di Fiennes che il reale motivo per il precoce allontanamento e rientro in patria di Shackleton fosse davvero lo stato di salute di quest'ultimo e non dovesse essere ricercato in eventuali sentimenti di invidia e di rivalità da parte di Scott

La spedizione Terra Nova (1910 - 1912) :
Secondo Scott, il raggiungimento del Polo da parte di un britannico non era importante solo per questioni di prestigio nazionale. Scott lo considerava anche un'opportunità di arricchimento personale e di miglioramento della qualità di vita per la sua famiglia.
Dopo il matrimonio con la scultrice Kathleen Bruce il 2 settembre 1908 e la nascita del loro unico figlio nell'anno 1909, Scott, partì per la sua seconda spedizione nell'Antartico. Il 1 giugno 1910 la nave Terra Nova salpò da Londra alla volta dell'Antartide, che distava circa 14.000km in linea d'aria.
Il fallimento della spedizione :
A Scott fu subito chiaro che il raggiungimento del Polo Sud sarebbe stato una sorta di gara con il norvegese Roald Amundsen.
Entrambe le spedizioni partirono nell'ottobre 1911 dai rispettivi campi base. Ma mentre Amundsen e i suoi quattro compagni erano in viaggio con sci e cani da slitta, Scott e i suoi utilizzarono pony della Manciuria e motoslitte che si rivelarono ben presto difettose, nonché cani da slitta che anche stavolta nessuno sapeva condurre.
La spedizione composta da Scott, Edward Wilson, Edgar Evans, Lawrence Oates e dal tenente Henry Bowers, raggiunse il Polo Sud tra il 17 e il 18 di gennaio del 1912. Ma qui la delusione fu enorme, quando i cinque si resero conto che Amundsen li aveva preceduti di diverse settimane: sul ghiaccio svettava ancora la bandiera norvegese, lasciata da Amundsen già il 14 dicembre 1911.
La migliore organizzazione della spedizione di Amundsen fu evidente anche (e soprattutto) nel durissimo viaggio di ritorno. Se infatti il norvegese era riuscito a percorrere tra le 15 e le 20 miglia al giorno (pur avendo previsto di percorrerne 30 al giorno), Scott raggiunse una prestazione massima di 13 miglia al giorno.
Mentre Amundsen riuscì a rientrare al campo base senza difficoltà, per Scott e i suoi il rientro divenne ben presto una lotta disperata. In gran parte contribuirono anche le pessime condizioni meteorologiche con temperature talmente rigide che, dall'introduzione delle moderne stazioni meteo negli anni sessanta, furono nuovamente registrate una sola volta.
Il primo che perse la vita nel corso della marcia di rientro fu Evans che si era infortunato in seguito ad una caduta ed ebbe un crollo fisico e psicologico. Poco dopo peggiorarono le condizioni di Lawrence Oates tanto da ostacolare la marcia degli altri membri della spedizione. Quando Oates si rese conto di avere poche possibilità di sopravvivenza (aveva perso un piede per il congelamento), ma soprattutto di rappresentare un fattore di rischio per i rimanenti membri della spedizione, abbandonò volontariamente la tenda durante una tempesta di neve, pronunciando le storiche parole: "Sto uscendo, può darsi che rimanga via un po' di tempo". Il suo corpo non fui mai ritrovato, tranne la sua borsa da viaggio.
Il gesto di Oates fu inutile. I cadaveri dei tre rimanenti membri della spedizione furono trovati, intatti e dentro la tenda, sei mesi dopo, a sole 11 miglia da un grande deposito di viveri allestito appositamente per la loro spedizione. Rimasero una macchina fotografica e i loro diari nei quali descrissero nel dettaglio le sofferenze patite. È celebre la frase di Scott:
« Fossimo sopravvissuti, avrei avuto una storia da raccontarvi sull'ardimento, la resistenza ed il coraggio dei miei compagni che avrebbe commosso il cuore di ogni britannico. »
Il diario di Scott termina con la frase: "For God's sake look after our people. R. Scott" significato "Per l'amore di Dio,abbiate cura delle nostre famiglie".
I corpi degli esploratori furono sepolti nel punto dove furono trovati dalla spedizione inglese mandata alla loro ricerca: dopo averla calata su di essi, la stessa tenda fu coperta di ghiaccio e sul tumulo venne posta una croce.


Da Wikipedia

seguono immagini
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 29 Gennaio 2013, 12:51:48
Roald Engelbregt Gravning Amundsen
 (Borge, 16 luglio 1872 – Mar Glaciale Artico, 18 agosto 1928)

..... è stato un esploratore norvegese delle regioni polari. Condusse la prima spedizione capace di raggiungere il Polo Sud nel 1911–1912.


Nel 1897 partecipa come secondo ufficiale sulla Belgica,alla spedizione di De Gerlache nell' Antartico.Dopo il 1903,acquistato un cutter di 22 m,la Gjoa,raggiunge lo stretto di Lancaster e la Terra di Guglielmo IV e studia in particolar modo il polo magnetico,di cui conferma lo spostamento.Amundsen diede prova del suo valore guidando la spedizione che nel 1905-1906 a bordo della nave Gjöa compì la prima traversata del Passaggio a Nordovest dalla baia di Baffin allo stretto di Bering. La missione ottenne anche un altro importante risultato scientifico riuscendo a determinare la posizione del polo magnetico boreale.
La Conquista del Polo Sud :
Amundsen, insieme a Olav Bjaaland, Helmer Hanssen, Sverre Hassel, e Oscar Wisting, arrivò al polo sud il 14 dicembre 1911, 35 giorni prima della spedizione guidata da Robert Falcon Scott,e pianta la bandiera norvegese al Polo Sud,precedendo di un mese l'inglese R.F. Scott.. Dal momento che nessuna delle due spedizioni aveva portato con sé il troppo ingombrante telegrafo senza fili, l'unica apparecchiatura che avrebbe consentito loro di comunicare direttamente dal Polo, il successo della spedizione di Amundsen fu reso noto solo il 7 marzo 1912. Amundsen raccontò il suo viaggio nel libro The South Pole: An Account of the Norwegian Antarctic Expedition in the Fram, 1910-1912
L'esplorazione del Polo Nord:
Amundsen tentò di raggiungere anche il Polo Nord. Provò prima con gli idrovolanti ma fallì.
 L'impresa invece ebbe successo il 12 maggio 1926, alle ore 1:30, quando Amundsen riuscì a sorvolare il Polo Artico con un dirigibile acquistato in Italia insieme al finanziatore americano Lincoln Ellsworth e all'italiano Umberto Nobile. I tre (oltre a cinque meccanici italiani e otto marinai norvegesi) volarono sul dirigibile Norge costruito e guidato dallo stesso Umberto Nobile. Dal dirigibile furono lanciate sul Polo le bandiere italiana, norvegese e statunitense.

La Morte :
Morì nel 1928 in un incidente aereo avvenuto sopra i cieli del Mare Glaciale Artico. Informato dell'incidente del dirigibile Italia, andò generosamente in soccorso dell'esploratore italiano Umberto Nobile e del suo equipaggio, nonostante avesse avuto con lui forti discussioni riguardo ai meriti della precedente avventura aeronautica con il dirigibile N1-Norge ("Norvegia"), ma l'idrovolante francese Latham 47 su cui salì, scomparve in mare senza mai essere ritrovato, nonostante varie ricerche.

Nella Culura :
Lo scrittore Roald Dahl, anch'egli di origini norvegesi, ricevette il proprio nome di battesimo proprio in omaggio all'esploratore.
Amundsen fu impersonato dall'attore Sean Connery nel film La tenda rossa.
In uno degli album del compositore minimalista italiano Stefano Ianne (Elephant - 2008) è presente un'opera sinfonica dal titolo "Amundsen" dedicata al celebre esploratore, eseguita da 50 elementi orchestrali de I Pomeriggi Musicali di Milano e diretta dal maestro Valter Sivilotti.
Le vicende dell'esploratore e la sua competizione con Robert Falcon Scott per la conquista del polo sud hanno ispirato la canzone "La regale sopravvivenza di Roald Amundsen e l'elegante morte bianca di R.F.Scott", scritta e interpretata dal cantautore Giuseppe Cutrò.

Onorifecenze :
Il nome di Amundsen è stato conferito ad un tratto del Mare Antartico, compreso tra l'isola di Thurston e Capo Dart, ad un ghiacciaio, ad una stazione polare, ad un cratere lunare e all'asteroide 1065 Amundsenia.
Una nuova struttura scientifica italiana, la Amundsen-Nobile Climate Change Tower installata a Ny-Ålesund, porta il suo nome, affiancato a quello di Umberto Nobile.

da wikipedia

seguono immagini
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 29 Gennaio 2013, 12:54:33
Tom Crean ....Irlandese e grande esploratore

in aggiunta foto
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 29 Gennaio 2013, 13:03:08
LA TRADUZIONE NON E' DELLE MIGLIORI....SORRY

Tom Crean :
(Annascaul, 20 luglio 1877 – Cork, 27 luglio 1938)

  .........è stato un esploratore e militare irlandese.
 

Nato nella città di Annascaul nella contea di Kerry nell'Irlanda del sud, e secondo ufficiale dell'imbarcazione Endurance, nella spedizione di Ernest Shackleton al polo sud.

Nell'agosto del 1914 il famoso esploratore Sir Ernest Shackleton e un equipaggio di 27 persone salpò per l'Antartide. Lo scopo dell'Imperiale Spedizione Transantartica era di attraversare via terra il Continente Antartico da ovest a est. A sole 80 miglia dalla destinazione la nave, l'Endurance, rimase intrappolata nei ghiacci del mare di Weddell. I partecipanti alla spedizione rimasero bloccati per 21 mesi durante i quali diedero prova di grande coraggio e incredibile resistenza e alla fine riuscirono a salvarsi tutti dopo un'incredibile odissea.

Muore il 27 luglio 1938 all'età di 61 anni.

di lui wikipedia dice :
Tom Crean, soprannominato il "gigante irlandese"
(20 luglio 1877 - 27 luglio 1938)
.... è stato un marinaio irlandese e da esploratore antartico Contea di Kerry. E 'stato membro di tre dei quattro grandi spedizioni britanniche in Antartide durante l'età eroica della esplorazione antartica, tra cui quella di Robert Falcon Scott 1911-1913 Terra Nova Expedition, che ha visto la gara per raggiungere il Polo Sud ha, persa vinta da Roald Amundsen e, si è conclusa nel morte di Scott e il suo partito polare. Durante questa spedizione Crean fece 35 miglia terrestri (56 km) a piedi in solitaria attraverso l'Ross Ice Shelf per salvare la vita di Edward Evans,
lo ha portato in salvo e, per questo, prese la Medaglia Albert.
 
Crean lasciò la fattoria di famiglia vicino Annascaul per arruolarsi nella Royal Navy britannica, all'età di 15 anni.
Nel 1901, mentre prestava servizio sulla HMS Ringarooma in Nuova Zelanda, si è offerto volontario per unirsi Scott 1901-1904 British National Antarctic Expedition su Discovery, iniziando così la sua carriera di esplorare. Dopo il suo ritorno dlla Terra Nova, inizio la terza e ultima spediazione, l' antartica, poi è stata la Trans-Antarctic Expedition imperiale Endurance guidata da Ernest Shackleton, in cui ha ricoperto la carica di secondo. Dopo Endurance divenne assediato nella banchisa e affondò, lui fu il partecipante di una serie drammatici eventi, tra mesi trascorsi alla deriva sul ghiaccio, un viaggio nelle imbarcazioni del salvataggio a Elephant Island, e un viaggio su una barca aperta di 800 miglia nautiche (1.500 km) da Elephant Island a South Georgia. Giunti Georgia del Sud, Crean è stato uno del gruppo dei tre che  giunse alla terra che attraversa l'isola, senza mappe o attrezzature alpinismo corrette, per ottenere gli aiuti.
 
Crean Il contributo di queste spedizioni suggellò la sua reputazione come un viaggiatore duro, e affidabile, reputazione di uomo dei poli, e gli valse un totale di tre medaglie polari. Dopo la spedizione Endurance è tornato alla Marina, e quando la sua carriera navale conclusa nel 1920 è tornato a Contea di Kerry. Nella sua città natale, Annascaul, Crean e sua moglie Ellen aperto una casa pubblica denominato "Polo Sud Inn". Ha vissuto lì in silenzio e con discrezione fino alla sua morte nel 1938


seguono immagini
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 30 Gennaio 2013, 16:11:09
JEAN GABIN

Ieri notte rivedevo un vecchio film, del 1958 tratto da un romanzo di Simenon, ( Maigret ), protagonista Jan Gabin così, ho pensato di
inserire oggi la biografia di Jan Gabin....nel film fumava la pipa, una pipa molto bella.
Film molto bello, Jena Gabin davvero molto bravo ...

Jean Gabin:.....AMAVA FUMARE LA PIPA E NEI SUOI FILM, EBBE MODO DI FARLO SPESSO
nome d'arte di Jean-Alexis Gabin Moncorgé
(Parigi, 17 maggio 1904 – Neuilly-sur-Seine, 15 novembre 1976)

....., è stato un attore francese, fra i più rappresentativi della storia del cinema francese.

Biografia :
Gabin è stato l'interprete ideale dei film della scuola realista, portando sugli schermi la fisionomia romantico-populista dell'uomo semplice e rude, oppresso da un destino ineluttabile. Una personificazione dell'antica tragedia umana, dolorosamente vissuta attraverso le fasi successive dell'immediata brutale violenza, della cupa disperazione e, infine, della rassegnazione liberatrice.
Gabin è riuscito a esprimere questa gamma di sentimenti con vigore e naturalezza, rivelando convincenti doti drammatiche, grazie anche alla sapiente guida di registi quali Julien Duvivier, Jean Renoir, Marcel Carné e Jacques Becker.
Proveniente dal teatro di rivista e dall'operetta (si era formato alle Folies Bergère, al Moulin Rouge, al Vaudeville, alle Buffes-Parisiennes), esordì nel 1930 col film Chacun sa chance. Ma il "vero" Gabin nacque negli anni 1934-1939 con una serie di fortunatissime interpretazioni: La bandera, Il bandito della Casbah, Verso la vita, La grande illusione, L'angelo del male, Il porto delle nebbie, Alba tragica.
In molti di questi film ebbe accanto la delicata Michèle Morgan, con la quale formò una romantica e indimenticabile coppia cinematografica.
Durante gli anni '40, in pieno periodo bellico, Gabin ebbe un'importante relazione sentimentale con Marlene Dietrich, un amore che però non sopravvisse alla fine della guerra.
Dopo una breve e negativa esperienza Hollywoodiana nel periodo bellico, Gabin passò a ruoli di più varia e matura caratterizzazione psicologica, secondo nuove dimensioni umane e sociali, complice anche l'aspetto fisico precocemente incanutito: La vergine scaltra (1950), La notte è il mio regno (1951), La traversata di Parigi (1956); Il clan dei Siciliani, (1969). In tutti comunque, come nel ruolo indimenticabile del commissario Maigret creato da Georges Simenon, si ritrova il razionale virtuosismo del personaggio Gabin che, come ha scritto Jacques Prévert in una lirica:
 
« è sempre lo stesso / è sempre uguale, sempre Gabin / sempre qualcuno »
 
Gabin ha ottenuto due volte il premio quale miglior attore alla Mostra cinematografica di Venezia, nel 1951 per La notte è il mio regno, e nel 1954 per Grisbì (Touchez pas au grisbi).

da wikipedia

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Jean Gabin :
Nome: Jean-Alexis Moncorgé
Data nascita: 17 Maggio 1904 (Toro), Parigi (Francia)
Data morte: 15 Novembre 1976 (72 anni), Neully-sur-Seine (Francia)

Attore francese. Nasce a Parigi il 17 maggio del 1904 e cresce a Mériel, un paesino a pochi chilometri dalla capitale francese. I genitori sono attori di cabaret che lo introducono ben presto al mondo del palcoscenico.
Grazie al padre, artista di primo piano dei caffè concerto parigini, entra nel 1924 nel «tempio» delle Folies-Bergère come figurante.
A soli 19 anni esordisce in una produzione delle Folies Bergères, continuando poi la sua gavetta nel teatro di varietà, genere fiorente nella Francia di inizio XX Secolo.Imitando lo stile, allora in voga, di Maurice Chevalier diventa così famoso da esibirsi nel celebre Moulin Rouge.
Apprende poi le basi del mestiere nelle compagnie di giro e sulle assi dei cabaret e music-hall e dal 1930 ottiene diverse parti come coprimario sui set, soprattutto in commedie brillanti e musicali. Notato da alcuni impresari cinematografici, grazie alla sua già evidente presenza scenica, comincia a recitare nel cinema muto a partire dal 1928. Pochi anni dopo, con la transizione al cinema sonoro, le case di produzione francesi cercano nuovi attori che sappiano anche cantare e recitare bene i dialoghi, Gabin è l’uomo giusto al momento giusto e viene scritturato dall’importante Pathé Film nel 1930. Dopo un periodo di gavetta nel quale ricopre ruoli secondari, ma con registi celebri come Jacques Tourneur, Anatole Litvak o Wilhelm Pabst, il suo fascino al tempo stesso duro e sensibile viene scoperto da Julien Duvivier che lo rende protagonista di “Il giglio insanguinato” (1934).
Nel 1934 incontra J. Duvivier, regista che assieme a J. Renoir e M. Carné si accingeva a codificare drammaturgicamente gli elementi peculiari del clima e del sentimento della Francia «frontista» di quegli anni nella corrente cinematografica del «realismo poetico», di cui G. con i suoi memorabili personaggi diviene l’attore-feticcio. Il sodalizio con Duvivier comincia da Il giglio insanguinato (1934), opera ancora di taglio romantico ma già marcata dalla capacità del protagonista di recitare «per sottrazione», conferendo cioè profondità e intensità al carattere da interpretare con minimi accenni gestuali e il semplice magnetismo dello sguardo («alla Gabin» appunto), che diviene celebre poiché i suoi occhi celesti, grazie alle luci di scena e alla pasta morbida della pellicola in b/n, divengono quasi trasparenti e carichi di intenzioni. Ecco così prendere vita il legionario dannato di La bandera (1935) e soprattutto Pépé le Moko di Il bandito della Casbah (1937), fuorilegge che si immola per amore. Tocca poi a Renoir plasmare ulteriormente l’arte di G. nel celebre La grande illusione (1937) e a Carné in Il porto delle nebbie (1938) e Alba tragica (1939), facendogli interpretare eroi tristi e malinconicamente rassegnati, atti a incarnare le emozioni e le paure di una orgogliosa nazione che si stava avviando alla imminente occupazione nazista.
Jean Renoir lo consacra definitivamente rendendolo protagonista del dramma pacifista “La grande illusione”, forse il suo capolavoro, nel quale recita accanto a uno straordinario Erich Von Stroheim, nel ruolo di un ufficiale francese prigioniero in un campo tedesco durante la Prima Guerra Mondiale. Gli anni Quaranta sono un periodo difficilissimo per Jean Gabin. Il suo paese viene invaso dai nazisti e rimane per lungo tempo diviso fra una zona occupata da truppe tedesche e un’altra sottoposta al regime-fantoccio del Maresciallo Pétain. Il numero e la qualità dei film che può interpretare diminuisce drammaticamente, mentre è in corso anche una tormentata storia d’amore con Marlene Dietrich. Nel 1943 si arruola nelle truppe della Francia Libera del Generale De Gaulle e combatte in marina agli ordini dell’ammiraglio Gélinet. Alla fine del conflitto, a 41 anni, viene decorato con la croce di guerra e la sua popolarità sembra non conoscere limiti. Nonostante, o forse proprio a causa, del suo fascino maturo, delle rughe e dei capelli bianchi, il successo ritorna quasi immediatamente. “La vergine scaltra” (1950) di Marcel Carné, tratta dal romanzo di George Simenon, è un incredibile successo di cassetta, a cui fa seguito il noir “Grisbi” (1954) di Jacques Becker, che descrive le vicissitudini di alcuni criminali che preparano il colpo della loro vita.Gabin dimostra di sapersi districare bene anche nei ruoli da commedia, sfruttando il suo intenso senso dell’umorismo, per esempio in “La traversata di Parigi” (1956) di Claude Autant-Lara.Nel 1960, ormai considerato una colonna del cinema francese, riceve anche la prestigiosa Legion d’Onore. A fine carriera Gabin, oltre ad interpretare più volte il celebre commissario Maigret, affianca i giovani Alain Delon, Jean-Paul Belmondo e Gerard Depardieu in una serie di film.
Il cinema transalpino post-bellico e degli anni ’50 lo trova intento a ritarare i suoi personaggi su registri meno mitizzanti e più consoni a una nuova stagione anche anagraficamente segnata dalla maturità. Le occasioni in tal senso non tardano a presentarsi: da Grisbi (1954) di J. Becker, storia dell’ultimo fatale colpo di un rapinatore invecchiato, fino alla miniserie dedicata al pacato e sensibile funzionario di polizia creato da G. Simenon, inaugurata con Il commissario Maigret (1957) di G. Delannoy. Nella galleria dei suoi personaggi memorabili è soprattutto da ricordare, il Jean Valjean di I miserabili (1957) di J.-P. Le Chanois, da V. Hugo. Nei ruoli successivi passa con consumata maestria da toni più leggeri e satirici (Le grandi famiglie, 1958, di D. de La Patellière) a maschere di drammatica autorevolezza come in L’affare Dominici (1973) di C. Bernard-Aubert. La sua ultima interpretazione, il grottesco La gang dell’Anno Santo di J. Girault, è del 1976. Muore poco dopo, pianto da tutta la Francia come un eroe nazionale.

Tratto da MyMovies

Seguono immagini
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: toscano f.e. - 30 Gennaio 2013, 16:17:46
Tom Crean ....Irlandese e grande esploratore

in aggiunta foto


questa è molto bella.
rudezza e tenerezza insieme
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 30 Gennaio 2013, 16:25:35
hai ragione, è bellissima....
questa foto a me ricorda molto l'immagine di mio nonno.
E' un immagine di altri tempi, in cui rudezza umana e durezza della vita erano un tratto saliente delle persone semplici, umane e forti, a contatto
con lavori duri e difficili, dal punto di vista fisico, non si spaventavano e accettavano la sfida che era parte della vita stessa. Persone che non si guardavno dello sporco, delle vesti, delle superficialità frivole della vita e che, in se, erano ricchi di semplice dignità umana.
Si, è una gran bella foto.
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 31 Gennaio 2013, 10:32:14
Julien Duvivier :
(Lilla, 8 ottobre 1896 – Parigi, 30 ottobre 1967)

......... è stato un regista francese.

Dal 1915 incomincia la sua carriera nel muto per continuarla poi anche con l'avvento del sonoro. Si afferma presso il grande pubblico con film come Pel di carota (1932, riedizione del 1925), La bella brigata e Il Golem (1936), Carnet di ballo (1937), I prigionieri del sogno ed Il carro fantasma (1939).
 
Il suo film di maggior successo fu Il bandito della Casbah (1937) in cui ebbe come interprete Jean Gabin, da lui già diretto in La bandiera (1935) e La bella brigata (1936).
 
Tra i film successivi di Duvivier si ricordano in particolare, per il loro successo commerciale, Don Camillo (1952) ed Il ritorno di Don Camillo (1953) con Gino Cervi e Fernandel, dai racconti di Giovannino Guareschi.

da wikipedia

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Julien Duvivier
 Data nascita: 3 Ottobre 1896 (Bilancia), Lilla (Francia)
Data morte: 30 Ottobre 1967 (71 anni), Parigi (Franci

Fattosi un solido mestiere con una serie di film muti d'ispirazione religiosa, s'impose negli anni Trenta come uno dei maggiori autori del cinema francese. Collegandosi a quella corrente di pessimismo che venava la cultura del paese in quegli anni, ne seppe trarre gli elementi più melodrammatici e in alcuni casi (Pel di Carota, 1932, La bella brigata, 1936, Il bandito della Casbah, 1937), i suoi film raggiunsero risultati artistici rimarchevoli. La sua opera più nota, Il bandito della Casbah, lo fece paragonare a Carné e a Renoir. Anche le sue opere artisticamente meno riuscite testimoniano di un eccezionale mestiere che si spiega soprattutto nella creazione di atmosfere e nella direzione degli attori, tutti i migliori della generazione francese tra le due guerre. Altri film: David Golder, 1930; Il giglio insanguinato, 1933; Golgota, 1934; La bandera, 1935; Golem, 1935; L'uomo del giorno, 1936; Carnet di ballo, 1937; I prigionieri del sogno, 1939; Il carro fantasma, 1939. Nel dopoguerra si limitò a dirigere produzioni commerciali caratterizzate da noti attori che diresse con l'abituale maestria, da Vivien Leigh a Jean Gabin, da Gérard Philipe a Brigitte Bardot. Un successo eccezionale ottennero Don Camillo e Il ritorno di Don Camillo dai libri di Giovannino Guareschi, girati in Italia con Gino Cervi e Fernandel nel 1951-52.

Da MyMovies

segue immagine
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 31 Gennaio 2013, 10:41:55
UN ALTRO INNAMORATO DELLA PIPA

Albert Préjean :
 (Parigi, 27 ottobre 1894 – Parigi, 1 novembre 1979)

     ........è stato un attore francese.

Attore francese. Dopo un passato avventuroso da pilota, acrobata e cantante, approda al cinema dove, con le sue interpretazioni dei film di R. Clair (Paris qui dort, 1923; Le fantôme du Moulin-Rouge, 1924; Un cappello di paglia di Firenze, 1927; Sotto i tetti di Parigi, 1930), diventa uno degli attori più celebri del cinema francese a cavallo tra il muto e il sonoro, identificato con il personaggio del giovane parigino, cinico ma sentimentale. Se il suo successo negli anni ’30 lo porta a collaborare con G.W. Pabst (L’opera da tre soldi, 1931), R. Siodmak (La crise est finie, La crisi è finita, 1934; Il capitano Mollenard, 1938), M. Carné (Jenny, regina della notte, 1936), J. Becker (L’Or du Cristobal, L’oro del Cristobal, 1940), dopo la seconda guerra mondiale viene messo in ombra da J. Gabin ed è relegato a ruoli di caratterista in film commerciali. Si dedica al teatro e alla televisione.
Albert Préjean, durante la prima guerra mondiale fece parte della cosiddetta Squadriglia delle Cicogne, gruppo di aviatori guidato da Georges Guynemer, meritandosi la decorazione con la Croce di guerra e la Legion d'onore.
Fece il suo debutto nel cinema girando cinque film sotto la regia di Henri Diamant-Berger tra il 1921 e il 1923. Il suo ruolo era quello del giovane di estrazione popolare, semplice, forte e generoso, in contrasto con quelli interpretati da attori come Jean Murat o Pierre Richard-Willm, che invece incarnavano ragazzi provenienti da un ceto sociale elevato.
Nel 1930 fu protagonista di Sotto i tetti di Parigi di René Clair, in cui cantava anche la canzone che dà il titolo al film.
Dopo la seconda guerra mondiale Préjean fu uno degli artisti che finirono sotto accusa per aver continuato a lavorare anche durante l'occupazione nazista e, per questo la sua carriera, pur proseguendo fino agli anni sessanta, non fu più brillante come un tempo.
Le sue memorie sono state raccolte dal figlio Patrick Préjean, anch'egli attore, in un libro pubblicato nel 1979.

da Wikipedia e Mymovies

seguono immagini
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: Cristiano - 31 Gennaio 2013, 12:22:52
Grazie Stefano per queste "perle"
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 31 Gennaio 2013, 12:30:12
JEAN GIONO.................AMAVA ANCHE LUI FUMARE LA PIPA


Jean Giono (Manosque, 30 marzo 1895 – Manosque, 9 ottobre 1970 )
  .......... è stato uno scrittore francese.
 
Nato a Manosque, in Provenza nel 1895 da una famiglia di origine piemontese, il padre era calzolaio e la madre stiratrice. La sua opera, che comprende una trentina di romanzi, trae ispirazione dalla Grecia antica e dipinge le condizioni dell'uomo nel mondo, tratta le questioni morali e metafisiche e ha una portata universale. Jean Giono è lontano dall'essere l'autore regionalista che si potrebbe credere.
Autodidatta, diventa amico di Lucien Jacques, di André Gide e di Jean Guéhenno.
Jean nato il 30 marzo 1895 a Monosque da padre come d'etto , d’origine italiana, era calzolaio e sua madre stiratrice e questo è importante poichè la sua formazione fu del tutto personale priva di interventi paterni e, materni. Leggerà da solo la Bibbia e Omero, tra l’officina del padre e l’atellier della madre.
Per venire incontro alle difficoltà finanziarie dei genitori, è costretto a lasciare il collegio e a diventare impiegato di banca, fino alla guerra del 1914. Nel 1919, passata la guerra, che l’ha enormemente segnato (Le grand troupeau, 1931), riprende il suo lavoro e, nel 1920, sposa un’amica d’infanzia, Elise, da cui avrà due figle, Aline e Sylvie. La sua cultura, immensa, è quella di un autodidatta con una curiosità universale. Nel 1930, dopo il successo di Collines e di Un de Baumugnes, abbandonerà la banca per dedicarsi completamente alla letteratura.
Giono lascerà Monosque soltanto per dei brevi soggiorni a Parigi e per dei brevi viaggi all’estero, tra cui quello che gli ha permesso di scrivere il suo Viaggio in Italia, nel 1953. Nello stesso anno ottiene il Premio Ranieri di Monaco, per l’insieme della sua opera. Nel 1954 entra a far parte dell’Accademia Goncourt e del Consiglio Letterario di Monaco, nel 1963.
La sua opera comprende una trentina di romanzi, tra i quali Le chant du monde, Que ma joie demeure, Un roi sans divertissement, L’ussaro sul tetto, Le moulin de Pologne, saggi, dialoghi, poesie e commedie teatrali.
Giono è l’autore che ha descritto la natura, in una lingua sana e naturale e in una scrittura spoglia.
E’ morto a Monosque nel 1970.

da Wikipedia e da ItaliaLibri

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 31 Gennaio 2013, 12:30:45
Ma di niente Cristiano, è un piacere  :)
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 31 Gennaio 2013, 12:51:59
GEORGE BRASSENS..............AMAVA FUMARE LA PIPA


Georges Brassens: (Sète, 22 ottobre 1921 – Saint-Gély-du-Fesc, 29 ottobre 1981)

   ........ è stato un cantautore, poeta, scrittore e attore francese.


L'infanzia e la giovinezza Georges Brassens, nacque a Sète, piccolo porto mediterraneo nella regione della Linguadoca-Rossiglione, il 22 ottobre 1921; crebbe in un ambiente familiare umile ma sereno: il padre, Jean-Louis Brassens, era un muratore francese; la madre, Elvira Dagrosa, era una casalinga italiana originaria di Marsico Nuovo, in Basilicata, vedova di guerra e già madre di una bambina. I suoi nonni materni si chiamavano Michele Dagrosa e Maria Dolce.
Il piccolo Brassens respirò musica sin dall'infanzia: la madre amava in ugual modo la musica lirica e la canzone popolare, soprattutto le melodie accompagnate con il mandolino. Fu proprio su questo strumento che il piccolo Georges apprese le basi che gli permisero, in seguito, l'apprendimento della chitarra; possedeva un buon orecchio musicale e si dimostrò sempre più interessato alla musica che alla scuola e agli studi; a quattordici anni cominciò a scrivere le sue prime canzoni.
Al liceo, Georges Brassens fece un incontro che si rivelò determinante per il suo avvenire: il suo professore di lettere, Alphonse Bonnafé, una personalità fortemente anticonformista, riuscì a catturare il suo interesse e, grazie a lui, il giovane Brassens conobbe la poesia francese; cominciò ad impegnarsi seriamente nella scrittura di poesie e testi di canzoni. In terza liceo, disgraziatamente, venne sospeso dalla scuola: in seguito ad alcuni piccoli furti compiuti dagli alunni della scuola nelle case degli allievi più benestanti, un compagno fece il suo nome (la canzone Les quatre bacheliers allude appunto a questo episodio); il padre lo prese allora a lavorare con sé, nell'impresa edile di famiglia. La passione per la musica, però, non si interruppe, al contrario; Georges si appassionò particolarmente ad un grande interprete del momento, Charles Trenet, del quale cercava di imitare lo stile.
Nel 1940, a diciott'anni, Brassens decise di stabilirsi a Parigi, presso una zia; nella capitale, oltre a lavorare come operaio alla Renault, cominciò a frequentare le biblioteche e a studiare i testi fondamentali della poesia francese, da Villon a Hugo, da Apollinaire a Verlaine. Con lo scoppio della guerra, la fabbrica di automobili presso cui Brassens lavorava venne bombardata, e i tedeschi entrarono a Parigi; fu allora costretto a rientrare a Sète, dalla sua famiglia.
Soltanto in seguito all'Armistizio, Brassens poté far ritorno a Parigi; questa volta, non provò nemmeno a cercare un lavoro: aveva deciso di consacrarsi interamente alla musica e alla poesia. Fu così che, nel 1942, pubblicò a proprie spese le sue prime raccolte poetiche A la venvole e De coups d'épée dans l'eau, che rivelavano già la sua vena satirica e anticonformista. Nel 1943, in seguito ad un decreto di lavoro obbligatorio (STO) imposto dai tedeschi al governo francese, Brassens si trovò costretto a lavorare presso la Bmw, nel campo di lavoro di Basdorf, vicino a Berlino; fu qui che conobbe Pierre Onteniente (soprannominato da Brassens Gibraltar), prigioniero come lui, il quale diverrà uno dei suoi migliori amici e il suo uomo di fiducia.
In questo periodo, Brassens fu costretto ad interrompere i suoi studi, ma non smise di scrivere canzoni; a questo periodo risale, per esempio, il testo di Pauvre Martin. Nel 1944, approfittando di una licenza di quindici giorni, Brassens fece ritorno a Parigi, dove si nascose presso i coniugi Jeanne e Marcel Planche, figure fondamentali per la vita e l'opera del cantautore; fu a loro, la sua nuova famiglia, che Brassens dedicò canzoni quali Jeanne, La cane de Jeanne e Chanson pour l'Auvergnat.
Inizialmente, avrebbe dovuto restare a casa Planche finché la guerra non fosse finita e lui non fosse stato libero; in realtà, vi restò più di vent'anni, fino al 1966, conducendo un'esistenza serena, malgrado le ristrettezze. Fu proprio nella casa al numero 9 dell'Impasse Florimont (nel XIV arrondissement), tra gatti e animali di ogni specie, che Brassens compose la maggior parte delle sue canzoni. Componeva cominciando dalla scrittura dei testi, adattando poi la melodia al pianoforte, senza avere nessuna conoscenza in materia di solfeggio e di armonia.
A partire dal 1946 cominciò la sua collaborazione al Libertaire, rivista anarchica; simpatizzante degli ideali anarchici, per tutta la vita Brassens esprimerà, con l'irriverenza delle sue canzoni, la sua volontà di lottare contro l'ipocrisia della società e le convenzioni sociali; nei suoi testi, prende posizione in favore degli emarginati, degli ultimi e contro ogni tipo d'autorità costituita. In particolare lungo tutto l'opera di Brassens ritroviamo una viva opposizione contro le figure del giudice e del poliziotto, nel celebre brano l'Hécatombe, Brassens tifa dalla sua finestra per le "massaie gendarmicide" che si stanno battendo contro degli agenti venuti a sedare una rissa. Nel 1947, Brassens pubblicò il suo primo romanzo, La lune écoute aux portes; nello stesso anno, scrisse alcune tra le sue più grandi canzoni, come Brave Margot, La mauvaise réputation e Le gorille; quest'ultimo brano, nel quale Brassens si oppone con forza alla pena di morte, fu boicottato dalla radio di Stato per molti anni.
In questo periodo, Brassens conobbe Joha Heiman (che lui chiamava Püppchen, 'bambola'), la donna d'origine estone che sarebbe diventata la compagna di una vita; i due non vissero mai assieme e non ebbero figli, ciononostante restarono uniti fino all'ultimo giorno di vita del cantautore. Fu a lei che dedicò La non-demande en mariage (la 'non domanda di matrimonio).Gli anni Cinquanta videro Brassens impegnato in una lunga ed ostinata gavetta nei cabaret parigini; Jacques Grello, un celebre chansonnier, lo sentì cantare ed, entusiasta, lo invitò ad esibirsi nel suo cabaret, il Caveau de la République, e in altri locali in voga, come il Lapin agile a Montmartre e la Villa d’Este; il pubblico, però, non condivideva il giudizio di Grello, e i primi concerti furono dei veri e propri fiaschi.
All'inizio del 1952, alcuni amici convinsero Brassens a sottomettersi ad un provino nel celeberrimo cabaret di Montmartre, Chez Patachou; la proprietaria, la stessa Patachou, rimase estasiata e volle cantare i suoi brani nel proprio locale, facendolo così conoscere al grande pubblico; fu sempre lei a convincere Brassens, che si vedeva soltanto nei panni del compositore, ad interpretare lui stesso le sue canzoni. Fu l'inizio del successo.Brassens cominciò ad esibirsi in numerosi locali parigini e a raccogliere un certo successo presso il pubblico e i critici, malgrado alcuni suoi testi suscitino scalpore e scandalo. La consacrazione arrivò quando Patachou presentò a Brassens Jacques Canetti, direttore artistico della casa discografica Polydor e proprietario del cabaret Les Trois Baudets; grazie all'impegno di Canetti, Brassens poté, dopo una tournée estiva, registrare il suo primo album, La mauvaise réputation, che ottenne un grande successo.
Nel 1953, il 16 ottobre Brassens debuttò al prestigioso music-hall parigino dell'Olympia; proponeva, oltre ai suoi testi, brani ripresi da poeti celebri come François Villon (Ballade des dames du temps jadis), Victor Hugo (Gastibelza), Paul Fort (Le petit cheval); il 1953 fu anche l'anno di pubblicazione del romanzo La tour des miracles. Nel 1954, oltre a ricevere il Gran Premio del Disco dell'Accademia Charles Cros, pubblica il suo secondo album, Les amoureux des bancs publics, a cui fece seguito, l'anno seguente, Chanson pour l'Auvergnat.
Negli anni successivi, spinto da Jacques Canetti, fu più volte in tournée in Europa e in Africa del Nord; si dedicò a recital e, anche se per una volta soltanto, al cinema: nel 1956, interpretò un ruolo quasi autobiografico nel film Porte des Lilas di René Clair. Con i primi guadagni ottenuti, Brassens comprò la casa dell'Impasse Florimont, dove viveva con Jeanne e Marcel. Nel 1957, assieme a Pierre Onteniente, Brassens creò le Editions Musicales 57 e pubblicò Je me suis fait tout petit, mentre continuava a dividersi tra l'Olympia, l'Alhambra e Bobino.
Sin dalla fine della guerra, Brassens aveva sofferto di coliche nefritiche e di calcoli renali che gli impedirono, talvolta, di portare a termine i suoi spettacoli; pur rallentato dalle sue condizioni di salute, Brassens non mancò mai all'appuntamento e continuò a pubblicare dischi a cadenza regolare: del 1958 è Le Pornographe, mentre Le Mécréant e Les trompettes de la renommée uscirono rispettivamente nel 1960 e nel 1961. Nel 1964, Brassens fece nuovamente capolino al cinema: la sua canzone Les copains d'abord (pubblicata lo stesso anno nell'album omonimo) rientra nella colonna sonora del film Les Copains di Yves Robert.
Nel 1966, oltre a lasciare definitivamente l'abitazione condivisa con Jeanne e Marcel per stabilirsi poco lontano, nel XV arrondissement, Brassens pubblicò l'album Supplique pour être enterré à la plage de Sète; la canzone che dà il titolo al disco diverrà il suo testamento messo in musica. Nel 1967 ricevette il Premio di poesia dell'Académie française. L'anno seguente, all'epoca degli avvenimenti politico-sociali del '68, Brassens si trovava in un letto d'ospedale, dopo un'operazione di asportazione di calcoli; ciononostante, appoggiò, anche se non direttamente, la causa dei rivoluzionari. Poco prima della sua morte, qualcuno gli chiese che cosa facesse durante le giornate del maggio '68, perché non si fosse schierato pubblicamente; la sua risposta ('Soffrivo di coliche nefritiche') venne interpretata come un'irriverenza tra le tante, ma rispecchiava la realtà; Brassens, senza che nessuno lo sapesse, affrontava la sua malattia in silenzio. Nello stesso anno, il 24 ottobre, Jeanne morì, all'età di settantasette anni. Nel gennaio del 1969, su iniziativa della rivista Rock et Folk e della radio RTL, Brassens partecipò ad un'intervista che divenne un evento storico, in compagnia di Léo Ferré e Jacques Brel, altri due pilastri della canzone d'autore francese; nello stesso anno, oltre a continuare le esibizioni a Bobino, Brassens pubblicò La Religieuse, il suo decimo disco. Negli ultimi anni, i problemi di salute l'avevano fatto invecchiare prematuramente: dopo aver acquistato una casa a Lézardrieux, in Bretagna (regione che amava al punto da studiare la lingua bretone), nel 1973 disse addio alle scene, con un'ultima tournée in Francia e in Belgio e pubblicando il suo penultimo disco, Fernande.
Due anni dopo, nel 1975, Brassens ricevette il Gran premio della città di Parigi; nel 1977, in seguito all'uscita del suo ultimo lavoro, Don Juan, salì un'ultima volta sul palco di Bobino; fu il suo ultimo concerto. Nel 1979 Brassens accettò la proposta del musicista Moustache, suo vecchio amico, di partecipare alla registrazione di un album in cui i suoi titoli più celebri venivano ripresi in versione jazz. Alla fine dell'anno ricevette il Gran Premio del disco dalle mani del sindaco di Parigi, Jacques Chirac.
Affetto da un cancro, nel novembre del 1980, Brassens si sottopose all'ennesima operazione. Dopo aver passato l'estate nella sua casa in Bretagna, trovò ricovero presso il suo amico e medico Maurice Bousquet, a Saint-Gély-du-Fesc, vicino a Montpellier. È lì che, alle 23.15 del 29 ottobre 1981, Georges Brassens si spense all'età di sessant'anni.
Fu inumato a Sète, nel cimitero du Py, soprannominato il cimitero dei poveri, per distinguerlo dal Cimitero marino, in cui giace il poeta Paul Valéry, che sovrasta il paese. In questo modo, la sua volontà, espressa nella canzone-testamento Supplique pour être enterré à la plage de Sète, di essere sepolto nella spiaggia del suo villaggio natale, fu quasi rispettata.

tratto da wikipedia

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 31 Gennaio 2013, 15:16:43
DOMINIQUE STRAUSS-KAHN...................AMA FUMARE LA PIPA.....

Dominique Gaston André Strauss-Kahn (Neuilly-sur-Seine, 25 aprile 1949)

........ è un economista e politico francese.
Membro del Partito Socialista, è stato più volte ministro in dicasteri economici nei governi a guida socialista. Economista, è professore di macro-economia a Sciences Po (Institut d'Etudes Politiques di Parigi)
 

Dal 1º novembre 2007 al 18 maggio 2011 è stato direttore generale del Fondo Monetario Internazionale (FMI).
Il 14 maggio 2011 viene arrestato a New York con l'accusa di tentata violenza sessuale ai danni di una cameriera di un albergo presso cui alloggiava a New York] e quattro giorni dopo rassegna le sue dimissioni dalla carica di Direttore del FMI.
Le accuse si sono però poi rivelate insussistenti e la procura ne ha chiesto l'archiviazione il 23 agosto 2011.
Sulla stampa francese il suo nome viene spesso abbreviato in "DSK".
Dalla vicenda ne uscì pressochè pulito, ma la sua immagine e il suo ruolo subì pesanti contraccolpi.

Biografia :
Il padre, Gilbert Strauss-Kahn (1918-1992), era figlio di un ebreo ashkenazita alsaziano e di una donna francese, originaria della Lorena e di religione cattolica; la madre, Jacqueline Fellus (1919-2006), era figlia di una coppia di ebrei sefarditi tunisini.
Nato in un quartiere residenziale alle porte di Parigi, Dominique ha vissuto in Marocco, ad Agadir, per poi trasferirsi a Montecarlo in seguito al terremoto del 1960 ed ha studiato all'HEC Paris e all'Institut d'études politiques (Sciences Po) di Parigi. Non superò il concorso di ammissione all'École nationale d'administration (Ena) ma conseguì la laurea magistrale in diritto pubblico e il dottorato in scienze economiche - materia che ha insegnato a Nancy e a Nanterre - ed è oggi professore ordinario di macro-economia a Sciences Po, a Parigi. Nel 1993 ha fondato lo studio legale DSK Consultants per esercitare la professione di avvocato.
Nel 1995 ha sposato in sinagoga la sua terza moglie: la giornalista televisiva Anne-Élise Schwartz, meglio conosciuta come Anne Sinclair.
Il suo percorso politico è strettamente legato a quello di Lionel Jospin, divenuto segretario del Partito socialista francese (PS), in seguito all'elezione di François Mitterrand alla presidenza della Repubblica.
Nel 1986 fu eletto per la prima volta deputato, nell'Alta Savoia. Rieletto nel 1988 in un collegio uninominale della Val-d'Oise, nell' hinterland parigino, fu in seguito nominato presidente della Commissione Finanze dell' Assemblée Nationale.
Nel 1991 entrò come ministro dell'Industria e del Commercio estero nel governo di Édith Cresson, funzione che mantenne nel governo di Pierre Bérégovoy fino alle elezioni politiche del 1993, vinte da una coalizione di centro-destra. In seguito alla sconfitta elettorale, fu nominato presidente del gruppo di esperti del PS, creato da Claude Allègre e rilanciato da Michel Rocard.
Nel 1994 partecipò al Cercle de l'Industrie, un circolo in difesa dell'industria francese a Bruxelles, insieme all'imprenditore Vincent Bolloré e Louis Schweitzer, amministratore delegato del gruppo Renault.
Eletto sindaco di Sarcelles per la prima volta nel 1995, ha in seguito rinunciato alla carica dopo la nomina a ministro dell'Economia, delle Finanze e dell'Industria nel governo di Lionel Jospin, nel 1997.
Nel 1997, Lionel Jospin, nuovo Primo ministro francese, lo nominò ministro dell'Economia, delle Finanze e dell'Industria. Dominique Strauss-Kahn divenne così uno dei personaggi di punta del governo. I buoni risultati dell'economia francese, la forte crescita e la creazione di nuovi posti di lavoro nel settore privato contribuirono a consolidare la popolarità del ministro nel partito e nell'opinione pubblica.
Capolista alle elezioni regionali del 1998 nell'Île-de-France, portò i socialisti alla vittoria, rinunciando però alla presidenza della Regione a favore di Jean-Paul Huchon per rimanere ministro.
Le principali iniziative del suo mandato ministeriale furono l'abbassamento dell'IVA al 5,5% nel settore edile per rilanciare l'attività del settore e disincentivare l'evasione fiscale. Attraverso una politica di rigore economico e di privatizzazioni riuscì a fare rientrare il deficit pubblico sotto la soglia del 3%, imposta dai parametri di Maastricht, garantendo alla Francia l'ingresso nella zona dell'euro. Malgrado la sua opposizione, non riuscì a impedire la riduzione del tempo di lavoro a 35 ore settimanali, misura fortemente voluta dal ministro delle Politiche sociali Martine Aubry.
Indagato in diversi processi legati alla sua attività di avvocato nei primi anni novanta, Dominique Strauss-Kahn rassegnò le proprie dimissioni da ministro nel novembre 1999. Il primo ministro Lionel Jospin era talmente certo della sua estraneità, da sostituirlo in un primo momento con il segretario di stato Christian Sautter e quindi manifestando l'intenzione di reintegrarlo quanto prima alla guida dell'economia. Alcuni esponenti del suo stesso partito gli riservarono un sostegno tiepido e qualcuno, come Ségolène Royal, usò addirittura parole aspre nei suoi riguardi, ma lui preferì non tenerne conto. Nel 2001 venne interamente scagionato da ogni accusa e fu rieletto deputato poco dopo in un'elezione suppletiva.

Ambizioni Presidenziali :
Dopo la vittoria di Jacques Chirac alle elezioni presidenziali del 2002, Dominique Strauss-Kahn venne rieletto deputato nel collegio uninominale di Sarcelles alle elezioni politiche immediatamente successive.
Tuttavia, il Partito socialista, stroncato dal sorpasso da parte di Jean-Marie Le Pen al primo turno delle presidenziali, perse le elezioni politiche a favore della destra.
Insieme a Michel Rocard fondò il club di riflessione À gauche en Europe (A sinistra in Europa) e presiedette la corrente del partito socialista Socialisme et Démocratie (Socialismo e democrazia), d'ispirazione riformatrice.
Dopo avere sostenuto la mozione maggioritaria presentata dal segretario François Hollande al congresso del Partito socialista di Le Mans, annunciò nel maggio 2006 la sua intenzione di partecipare alle primarie organizzate dal partito per designare il candidato ufficiale alle elezioni presidenziali del 2007. Gli altri concorrenti erano l'ex primo ministro Laurent Fabius e la presidente della regione Poitou-Charentes Ségolène Royal. Nel novembre 2006 gli iscritti al partito socialista votarono il loro candidato e Strauss-Kahn ottenne il 20% dei voti, appena davanti a Fabius, in una elezione nettamente favorevole a Royal, vincitrice fin dal primo turno con il 60% dei voti.

Direttore generale del Fondo Monetario Internazionale :
Nel luglio 2007 Dominique Strauss-Kahn venne candidato ufficialmente alla direzione generale del Fondo Monetario Internazionale (FMI) dal presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy. La sua designazione fu appoggiata, oltre che da Sarkozy, da Jean-Claude Juncker e da Romano Prodi. Con questo sostegno europeo e col consenso degli Stati Uniti, vinse su quella dell'unico antagonista, l'ex premier ceco Josef Tosovsky, sostenuta dal presidente russo Putin; il 28 settembre 2007 Strauss-Kahn fu nominato alla testa dell'FMI, entrando così nell'esclusivo club dei francesi che dirigono istituzioni economiche internazionali. Gli altri sono Jean-Claude Trichet (BCE), Pascal Lamy (OMC) e Jean Lemierre (BERS).
Strauss-Kahn ebbe a dichiarare che se fosse stato eletto al vertice del FMI sarebbe rimasto in carica per tutta la durata del suo mandato senza fonte (dal 1º novembre 2007 al 1º novembre 2012), escludendo implicitamente di essere intenzionato a presentarsi alle elezioni presidenziali francesi del maggio 2012.

Il primo scandalo a sfondo sessuale: l' affaire Piroska Nagy
Il 18 ottobre 2008 il Wall Street Journal rivelò che un'inchiesta interna era stata aperta per accertare se DSK avesse dato prova di favoritismi all'interno dell'organizzazione a favore della sua amante Piroska Nagy, da lungo tempo responsabile del dipartimento FMI che si occupa dei problemi finanziari dell'Africa. Quest'ultima lo accusò di abuso della sua posizione. Dominique Strauss-Kahn presentò pubblicamente le sue scuse alla moglie Anne Sinclair, così come al personale del Fondo monetario internazionale per aver commesso un erreur de jugement (errore di valutazione) nell'aver avuto una relazione con una sua subordinata ed il 25 ottobre fu discolpato dalla commissione d'inchiesta del Fondo, ove però il decano del Consiglio di Amministrazione del Fondo sottolineò che egli aveva commesso atti «regrettables et reflétant une grave erreur de jugement (incresciosi e rivelatori di un grave errore di valutazione)» (Il 6 maggio 2011, a seguito dell' affaire Piroska Nagy, la molestia [a fini sessuali, n.d.r. ] è divenuta motivo di licenziamento nel Fondo Monetario Internazionale.

Il secondo scandalo a sfondo sessuale: l'arresto negli USA
Il 14 maggio 2011 Dominique Strauss-Kahn è stato arrestato a New York con l'accusa di tentata violenza sessuale ai danni della cameriera di un hotel di Times Square ove DSK era alloggiato. La notizia ha destato molto scalpore in Francia in quanto Strauss-Kahn era ritenuto uno dei possibili candidati "di prestigio" del Partito Socialista Francese alle elezioni presidenziali del 2012. Quattro giorni dopo l'arresto, ha rassegnato le sue dimissioni dalla carica di direttore del FMI: a sostituirlo, l'ex ministro dell'economia francese Christine Lagarde. Dopo 6 giorni di detenzione nel carcere di massima sicurezza di Rikers Island, previo pagamento di una cauzione di 6 milioni di dollari, all'economista sono stati concessi gli arresti domiciliari.
Il 1º luglio il New York Times ha annunciato una svolta nell'indagine. Gli investigatori avrebbero difatti rilevato pesanti incongruenze nel racconto dell'accusatrice, nonché eventi specifici che hanno minato seriamente la sua credibilità.
Secondo il procuratore, la donna avrebbe deliberatamente mentito davanti al Gran Giurì: dalla ricostruzione è emerso infatti che la cameriera, dopo la presunta violenza e prima di riferire l'accaduto ai suoi superiori, avrebbe rassettato un'altra stanza. Per questo, a Strauss-Kahn sono stati revocati i domiciliari e la cauzione milionaria restituita. Il 23 agosto 2011, la procura di New York ha definitivamente archiviato le accuse nei suoi confronti. Tuttavia l'accusatrice ha intentato, per questo episodio, una causa civile contro l'ex direttore del FMI.
 
A fine 2012 Dominique Strauss Kahn ha chiuso anche la vertenza civile con la cameriera dell'hotel che lo aveva accusato, versandole un indennizzo concordato davanti al giudice a New York.

Vita familiare:
Dopo aver incontrato Hélène Dumas nel 1963 (nel corso di un pic-nic sulla spiaggia di Mentone con alcuni allievi del liceo Alberto I, nel Principato di Monaco), la sposò nel 1967 e la coppia ebbe tre figli (Vanessa, Marine e Laurin).
DSK divorziò da Hélène Dumas e si risposò nel 1986 con Brigitte Guillemette, presidente e direttore generale del gruppo Corolle PR, controllata dal gruppo Mattel, dalla quale ebbe, nel 1985, una figlia: Camille.
Nel 1989 divorziò dalla seconda moglie e sposò in terze nozze, il 26 novembre 1991 Anne Sinclair, allora giornalista della rete televisiva TF1 e presentatrice della trasmissione politica domenicale Sept sur sept (Sette su sette), ella stessa divorziata dal giornalista Ivan Levaï. In quell'occasione gli fu testimone di nozze, insieme a suo padre, Lionel Jospin.
La coppia tuttavia si è ufficialmente separata nell'estate del 2012.

Pensiero Politico :
Per Dominique Strauss-Kahn la globalizzazione è un'opportunità che deve sapere essere colta nel modo giusto perché tutti i francesi possano approfittare dei suoi vantaggi.
Le nuovi condizioni economiche e sociali implicano un rinnovamento dei principi socialisti rispetto al passato che devono appoggiarsi su tre punti fondamentali: la ridistribuzione della ricchezza, la regolazione dell'economia e la lotta alle ineguaglianze alla nascita.
Le istituzioni europee rappresentano per Dominique Strauss-Kahn una grande opportunità per garantire il futuro ed i diritti dei cittadini francesi, quindi europei. È favorevole ad un rafforzamento delle istituzioni europee e allo sviluppo dell'integrazione economica e la cooperazione politica tra l'Europa e i paesi dell'area del Mediterraneo per risolvere i problemi di immigrazione e sicurezza. In ambito economico auspica una riforma del Patto di stabilità e di crescita e dello statuto della Banca centrale europea per permettere la coordinazione delle politiche fiscali e monetarie (policy mix) e un aumento considerevole delle risorse a disposizione della Commissione.
Nel 2005 ha preso posizione favorevole al progetto di Costituzione europea, bocciato da parte del 54% dei cittadini francesi.
Dominique Strauss-Kahn è favorevole ad una riforma radicale del sistema universitario che permetta un aumento significativo dei mezzi a disposizione degli atenei. La percentuale di francesi che ottengono la laurea è del 30% contro l'80% della Corea del Sud e della Svezia ed il 50% degli Stati Uniti. Il sistema dovrebbe essere rinnovato attraverso la concessione di una maggiore autonomia dei singoli atenei che incentivi la concorrenza e la sinergia con il settore delle imprese. L'uguaglianza ed il merito personale devono ritornare al centro del sistema che comunque deve restare pubblico.

Aneddoti :
Jacques Chirac non ha mai fatto mistero di provare della simpatia umana per "DSK". Durante la coabitazione con il governo Jospin, nel corso di un viaggio di stato, l'allora Presidente della Repubblica si è accorto che il ministro dell'economia, rimasto in maniche di camicia, incominciava ad avere freddo. Così Chirac si è tolto immediatamente la giacca e gliel'ha messa sulle spalle.
Al primo turno delle elezioni presidenziali del 2002, esattamente cinque minuti dopo che erano stati resi noti i risultati che vedevano Lionel Jospin escluso dal ballottaggio, "DSK", fissando l'obiettivo della telecamera, non esitò ad affermare che al ballottaggio avrebbe votato per Jacques Chirac. François Fillon, che partecipava alla trasmissione, ha replicato rendendo omaggio a Strauss-Kahn.
Sempre nel corso di un dibattito televisivo, all'indomani delle elezioni legislative del 2002, Strauss-Kahn ha esordito felicitandosi con l'esponente del Raggruppamento per la Repubblica (RPR) Alain Juppé per i brillanti risultati elettorali conseguiti dal suo partito. In collegamento diretto da Bordeaux Juppé, di solito molto caustico con gli avversari politici, ha ringraziato "DSK" con le parole: «Lei è un bon joueur, ed è un'ottima cosa».


Da Wikipedia

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: Cristiano - 31 Gennaio 2013, 15:41:51
che DSK qualche attinenza con le pipe dovesse averla era immaginabile...
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 31 Gennaio 2013, 15:44:13
UN ALTRO FUMATORE DI PIPA MA, MENO NOTO E'...


Robert Paynter

Robert Paynter è direttore della fotografia di numerosi progetti cinematografici.
Ricordiamo il suo contributo a:
 Un Lupo mannaro americano a Londra , Superman II,  Superman III,  La piccola bottega degli orrori,  Spie come noi,
 Una Poltrona in due , Tutto in una notte, Quando vennero le balene, Eddy e la banda del sole luminoso ...ed altri ancora.

notizie da siti di amanti di cinema e fotografia

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 31 Gennaio 2013, 15:46:06
Cristiano, concordo in pieno con te, non so coma mai ma,....era immaginabile gli piacessero  ;D
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 31 Gennaio 2013, 16:05:57
Daniel Day-Lewis

Oscar al miglior attore 1990
 Oscar al miglior attore 2008

Daniel Michael Blake Day-Lewis (Londra, 29 aprile 1957)
  .... è un attore britannico con cittadinanza irlandese.

Daniel Day-Lewis nasce a Londra il 29 aprile 1957 figlio di Cecil Day-Lewis, poeta britannico di origine irlandese, e di Jill Balcon, attrice teatrale britannica nata da una famiglia ebraica di origini lettoni e polacche. Ha vinto il premio Oscar al miglior attore protagonista nel 1990 per l'interpretazione ne Il mio piede sinistro (My Left Foot) di Jim Sheridan e nel 2008 per il film Il petroliere di Paul Thomas Anderson.

Nel 1993 ottiene la doppia cittadinanza, diventando cittadino irlandese oltre che britannico. Ha molta esperienza teatrale in quanto, dopo il debutto-fiasco al cinema con Domenica, maledetta domenica (1971), decide di dedicarsi al teatro, tralasciando il cinema, a parte piccole eccezioni (per esempio fa una piccola parte in Gandhi del 1982 e nel successivo Il Bounty del 1984 al fianco di Anthony Hopkins e Mel Gibson). La notorietà arriva nel 1985 quando gira Camera con vista e My Beautiful Laundrette, mentre la vera fama lo travolge quando partecipa a Il mio piede sinistro di Jim Sheridan del 1989, per il quale vince il premio Bafta ed il premio Oscar per il migliore attore protagonista battendo l'agguerrita concorrenza di Tom Cruise (per Nato il 4 luglio, vincitore del Golden Globe qualche mese prima), Robin Williams (per L'attimo fuggente), Morgan Freeman (per A spasso con Daisy) e Kenneth Branagh (per Enrico V), interpretando Christy Brown, un ragazzo completamente paralizzato con l'eccezione del piede sinistro con il quale ha poi scritto la sua biografia e dipinto diversi quadri. Nel 1992 lavora ne L'ultimo dei Mohicani, regia di Michael Mann; poi è la volta di L'età dell'innocenza di Martin Scorsese e nello stesso anno (1993) di nuovo con Sheridan il drammatico Nel nome del padre nel quale interpretando la parte sentitissima di Gerry Conlon riceve un'altra nomination al premio Oscar per miglior attore protagonista, non riuscendo però a vincerlo, battuto da Tom Hanks per Philadelphia.

Torna nel 1996 nel drammatico La seduzione del male, mentre nel 1997 è di nuovo protagonista in un film di Sheridan The Boxer ma il film non riscuote un gran successo e Day-Lewis riceve solo una candidatura al Golden Globe come attore protagonista nella sezione drammatica non riuscendo ad aggiudicarsi la statuetta. Forse stanco, decide di ritirarsi per qualche tempo a Firenze dove trova casa a piazza Santo Spirito e si fa assumere come apprendista calzolaio di scarpe per vip. Tocca a Martin Scorsese riuscire a convincerlo ad interpretare di nuovo un film come protagonista, Gangs of New York, dove la sua intensa interpretazione nel ruolo di Bill il macellaio gli consente per la terza volta di essere candidato al premio Oscar, di nuovo come protagonista, non riuscendo però a vincerlo (battuto a sorpresa da Adrien Brody per Il pianista); vince d'altro canto il premio IOMA come migliore attore protagonista

Dopo aver recitato in La storia di Jack & Rose del 2005, torna al cinema nel 2007 ne Il petroliere di Paul Thomas Anderson dove la strepitosa interpretazione del cercatore di petrolio Daniel Plainview gli fa ottenere il Golden Globe (il primo nella sua carriera), il premio IOMA, il premio Bafta (il suo terzo dopo Il mio piede sinistro e Gangs of New York) e il suo secondo Oscar, riuscendo a battere la concorrenza di George Clooney (per Michael Clayton), Johnny Depp (per Sweeney Todd), Viggo Mortensen (per La promessa dell'assassino) e Tommy Lee Jones (per Nella valle di Elah).
 
Ultima pellicola uscita nelle sale cinematografiche della quale Day-Lewis è protagonista è il musical del 2009 Nine, di Rob Marshall, già regista di Chicago, ispirato al film di Federico Fellini 8½. Day-Lewis veste i panni di Guido Contini, un regista in crisi creativa. La storia ruota intorno al rapporto con le donne della sua vita. Accanto all'attore Sophia Loren, Marion Cotillard, Nicole Kidman, Penélope Cruz, Judi Dench, Kate Hudson, Stacy Ferguson.
 
Ottiene la quinta nomination all'oscar come migliore attore protagonista in Lincoln di Steven Spielberg, nel quale Daniel Day Lewis interpreta il presidente Abramo Lincoln .
 
Vita privata :
Day-Lewis è sposato con Rebecca Miller, figlia del drammaturgo Arthur Miller, conosciuta sul set de La seduzione del male nel 1996, dalla quale ha avuto due figli. In precedenza aveva avuto un figlio dall'attrice Isabelle Adjani; la loro relazione, iniziata nel 1989, fu troncata da Day-Lewis all'annuncio della gravidanza della compagna; nonostante ciò riconobbe il figlio, tuttavia senza mai crescerlo. Ha avuto anche relazioni con Winona Ryder e Julia Roberts.
 Tifa per la squadra londinese del Millwall ed è agnostico.

Curiosità :
E' un perfezionista: prima di girare "Il mio piede sinistro" è stato per giorni su una carrozzella, ha passato una settimana in carcere a pane e acqua per prepararsi a "Nel nome del padre" e ha vissuto nella foresta per girare "L'ultimo dei Mohicani". D'accordo con Harvey Weinstein, Daniel Day Lewis stava passando un periodo di tempo lontano dal lavoro, facendo il ciabattino a Firenze, quando Scorsese e Di Caprio lo persuasero a tornare a New York con false scuse in modo da poterlo convincere ad accettare il ruolo in Gangs of New York.

Ama molto l'Italia a tal punto che, si trasferì a Venezia dove l'interesse per le Gondole lo condusse a stare lontano dal cinema a lungo e,
studiare come artigiano per imparare a costruire gondole.

Tratto da MyMoviese e Wikipedia

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 31 Gennaio 2013, 16:16:00
WOLSTENHOLME.............UN GIOVANE CHE AMA LA PIPA

Christopher Anthony Wolstenholme :
(Rotherham, 2 dicembre 1978)

.......è un bassista britannico membro del gruppo britannico Muse...


Nazionalità : Gran Bretagna - Genere : Alternative rock  Pop rock  Rock elettronico  Rock progressivo
Periodo di attività : 1997 – in attività
Strumento : Basso
Etichetta : Taste Media Mushroom  East West  Warner Bros.  Helium-3
Gruppo attuale : Muse
Gruppi precedenti : Fixed Penalty - Gothic Plague
Album pubblicati : 8
Studio : 5
Live : 3

Biografia :
Chris nasce e cresce a Rotherham, prima di trasferirsi a Teignmouth (Devon) nel 1989. Nei primi anni novanta, suonava la batteria in un gruppo locale chiamato Fixed Penalty, mentre Matthew Bellamy e Dominic Howard, i suoi futuri compagni nei Muse, ne avevano un altro denominato Carnage Mayhem. Il gruppo di Matt e Dom continuava a cambiare bassista e, dopo due anni di fallimenti, decisero di chiamare Chris. Con grande spirito di sacrificio abbandonò la batteria e iniziò a suonare il basso. Il trio si rinominò così Rocket Baby Dolls, che in seguito divenne Muse. Oggi è considerato uno dei migliori bassisti nel suo genere: ricevette persino i complimenti di Sir Paul McCartney dopo la sua performance al Glastonbury Festival del 2004.
Attualmente risiede a Teignmouth con sua moglie Kelly e i suoi sei bambini: Alfie (12 anni), Frankie (10 anni), Ava-Jo (8 anni), Ernie (3 anni), Buster (nato il 4 novembre 2010) e Teddi Dorothy, nata il 5 gennaio 2012.
Wolstenholme ha utilizzato diversi bassi dall'inizio della sua carriera, partendo con un Warwick Bass Collection e, parallelamente, un contrabbasso elettrico. Wolstenholme utilizza spesso distorsori, favorendo l'Electro Harmonix Russian Big Muff distorsore / sustainer; utilizzato accanto ad un BOSS Bass overdrive, un sintetizzatore Akai Deep Impact e altri effetti. In Origin of Symmetry, Wolstenholme utilizzò un Pedulla basses. Per il terzo album, Absolution, Wolstenholme mantenne il Pedulla bass, ma partecipò alle regitrazioni dell'album con bassi Warwick e altri, oltre anche a un Fender Jazz Bass.
In Black Holes and Revelations, Wolstenholme ha cambiato quasi completamente la sua attrezzatura, utilizzando soprattutto Rickenbacker 4003 e Fender Jazz Bass. Nelle registrazioni dell'album ha anche usato un Custom Manson 8 string Bass. Utilizza un plettro su un numero limitato di nuove canzoni, tra cui Assassin, le introduzioni di Map of the Problematique e di Invincible e buona parte di Knights of Cydonia. In Soldier's Poem invece si avvale di un contrabbasso. L'Electro Harmonix Russian Big Muff è stato usato più spesso in questo album, quasi in ogni traccia, e la sua voce a volte è cantata con un vocoder, si nota soprattutto in Supermassive Black Hole. Inoltre, durante le esecuzioni di Hoodoo, Wolstenholme esegue le parti chitarra (le parti di basso vengono eseguite da Morgan Nicholls). Dal V Festival 2008, prima di iniziare con Knights of Cydonia, Wolstenholme esegue mediante l'uso di un'armonica a bocca A Man with Harmonica (brano originariamente composto da Ennio Morricone).

Curiosità:
Mentre i Muse erano impegnati al The Cure's Curiosa Festival nel 2004, Chris si ruppe il polso giocando a football con The Cooper Temple Clause, rimanendo impossibilitato a suonare. Per questo motivo, il gruppo, in occasione del V Festival 2004 e in alcune date successive, reclutarono Morgan Nicholls (proveniente dagli Streets) al basso, mentre Chris fu relegato alla tastiera.

Da wikipedia

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: rais - 31 Gennaio 2013, 16:32:11
Scusa, ma dove li trovi ?  :o :o :o
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 31 Gennaio 2013, 16:53:17
navigo, cerco, scartabello, sono come un investigatore, hai presente ?
collego una notizia ad un altra, lego un filo ad un altro, seguo le briccioline che trovo per strada...risalgo alle immagini e poi in seguito scarico la biografia o, la notizia....a volte le notizie escono da sole, altre volte c'è da sudare, a volte c'è l'immagine ma mancano notizie o, viceversa.
Ma di fatto si trova sempre qualcosa, su internet c'è tanta roba, il problema è .....che c'è nè troppa.
Ma è solo un fatto di tempo, è solo un mero fatto di pazienza e tempo.
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: Giala - 31 Gennaio 2013, 18:00:33
Vorrei tanto poter scrivere qualcosa su questo argomento ma non ne sono capace.
Scusatemi, spero di poter dare il mio contributo a questo forum in un'altra discussione in un prossimo futuro. Per il momento mi limito a seguire e leggere con grande interesse l'intelligente dibattito caratterizzato dall'intreccio di opinioni alle volte contrastanti ma sempre espresse nel pieno rispetto delle opinioni altrui e della persona con la quale si interloquisce.
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 31 Gennaio 2013, 18:06:09
....grandee Gialaaa eehh aahh  :D
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: rais - 01 Febbraio 2013, 09:08:22
stacce !!  ;)
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 01 Febbraio 2013, 09:58:03
FELICE BONETTO..................FUMAVA LA PIPA ANCHE IN GARA.....


Felice Bonetto (Manerbio " Brescia", 9 giugno 1903 – Silao" Messico" de la Victoria, 21 novembre 1953) è stato un pilota automobilistico italiano.
 
Per quanto riguarda la Formula 1 ha debuttato con la Maserati al Gran Premio di Svizzera del 1950 ed ha conquistato in carriera un totale di 17,5 punti.
Ben diverso il discorso delle competizioni automobilistiche destinate alle vetture a ruote coperte: nel suo palmares spiccano infatti la vittoria alla Targa Florio del 1952, due secondi posti alla Mille Miglia nel 1949 su Ferrari e nel 1953 con la Lancia.
L'ultima vittoria l'ottenne durante la VI edizione della Bologna - Passo della Raticosa, il 27 settembre 1953 a bordo della Lancia D24.
Due mesi dopo, durante la IV Carrera Panamericana, alla quale partecipa con i compagni di squadra Piero Taruffi, Eugenio Castellotti, Juan Manuel Fangio e Giovanni Bracco, dopo essere in testa alla classifica provvisoria con un 1º posto e due seconde posizioni di tappa, Felice Bonetto rimase vittima di un grave incidente in Silao de la Victoria in Messico, dove morì il 21 novembre 1953. È sepolto nella sezione italiana del cimitero di Dolores, nella Città del Messico.

Il “leone” José Alfredo Hernández Padilla, noto come uno dei principali realizzatori della replica della D24 di Felice Bonetto ha segnalato un evento svoltosi il 21 novembre di quest’anno. A 59 anni di distanza dalla morte di Felice Bonetto infatti, è stato inaugurato nella cittadina di Silao il Parco dedicato a questo grande pilota, morto durante la IV Carrera Panamericana a bordo della sua Lancia D24 per una banale distrazione avvenuta nella stessa città in cui è successa la tragedia e dove si è inaugurato il parco.
 L’evento, organizzato dallo stesso José Alfredo Hernández Padilla, il quale ha poi donato una delle repliche della D24 di Bonetto da lui realizzate, ha coinvolto numerose personalità in ambito motoristico e politico. Iniziata alle 11 di mattina, la cerimonia di inaugurazione è stata presieduta dal sindaco di Silao, il signor Enrique Solis; dal segretario dello sviluppo del turismo nello stato di Guanajuato, il signor Fernando Olivera Rocha; da Eduardo León Camargo, presidente onorario della Carrera Panamericana e dall’architetto Fernando Garcia, direttore del Museo Old Car di Puebla, il quale ha espresso parole commoventi davanti agli ospiti di questo speciale evento che si sono riuniti per assistere all’apertura del parco che posiziona ancora una volta Silao come importante centro storico internazionale nel mondo dei motori.
 Alla fine della cerimonia, si è voluto omaggiare il pilota presentando una lapide intenta a ricordarne la sua scomparsa in quel preciso luogo, offrendo anche un omaggio floreale per commemorarne la sua morte 59 anni dopo.

Nato il 9.11.1903 a Manerbio (Brescia), morto il 21.11.1953 a Silao (Messico). Gran Premi disputati 16. Piazzamenti 8. Grande pilota sulle vetture Sport prima della seconda guerra mondiale, debutta a 47 anni in Formula 1 nel 1950 su una Maserati privata. Nel 1951 è all’Alfa Romeo, con cui conquista il terzo posto nel Gran Premio d’Italia. Nel 1952 vince la Targa Florio alla guida di una Lancia. L’anno successivo è ancora terzo a Zandvoort. L'ultima vittoria l'ottenne durante la VI edizione della Bologna - Passo della Raticosa, il 27 settembre 1953 a bordo della Lancia D24. Due mesi dopo, durante la IV Carrera Panamericana, alla quale partecipa con i compagni di squadra Piero Taruffi, Eugenio Castellotti, Juan Manuel Fangio e Giovanni Bracco, dopo essere in testa alla classifica provvisoria con un 1° posto e due seconde posizioni di tappa, Felice Bonetto rimase vittima di un grave incidente in Silao, Messico, dove morì il 21 novembre 1953. È sepolto nella sezione italiana del cimitero di Dolores, nella Città del Messico.

L'ANGOLO DEL RICORDO
21 NOVEMBRE, 1953; FELICE BONETTO, UNA GRANDE PERDITA
Il 21 novembre 1953 si disputa la quarta tappa della Carrera Messicana, una delle più grandi e affascinanti maratone stradali. La vittoria sembra un affare privato tra i piloti della Lancia che ha schierato ben cinque D24. In testa è Felice Bonetto, alla sua quarta apparizione nella corsa messicana, con una quarantina di secondi di vantaggio sul compagno di squadra Piero Taruffi che ha già vinto la gara nel 1951. Terzo è Juan Manuel Fangio sempre con la Lancia. La gara è già stata funestata da un grave incidente nella prima tappa, fatale ad Antonio Stagnoli e al meccanico Giuseppe Scotuzzi, a bordo di una Ferrari 375 MM che ha capotato più volte dopo lo scoppio di un pneumatico. I 420 km da Città del Messico a Leòn e i successivi 530 km della quinta tappa da Leòn a Durango, sempre nella stessa giornata, promettono di essere decisivi. In effetti, Umberto Maglioli con la Ferrari 375 MM supera Fangio e si porta all’attacco del duo di testa. Lo stesso Taruffi è ora in scia di Bonetto. A Silao l’epilogo. Taruffi va fuori strada in una curva a destra. Bonetto continua ma poche centinaia di metri dopo è tradito da uno dei tanti “vados”, un canale di scolo che attraversa l’asfalto, che pure erano stati segnalati dai piloti con tratti di vernice rossa o blu durante le ricognizione. La Lancia N°34 finisce contro il muro di una casa e per Bonetto non c’è niente da fare. Dopo l’ulteriore rallentamento di Maglioli, Gianni Lancia impone ai suoi piloti di mantenere le posizioni e fa salire un meccanico a bordo di ogni vettura. La vittoria finale va a Manuel Fangio, che coglie una delle sue rare vittorie tra le sport. Felice Bonetto, che è ricordato da un monumento nel cimitero di Dolores a Città del Messico, era un pilota molto amato. Aveva appena vinto in Italia la Pontedecimo -Giovi. Nato a Manerbio il 9 giugno 1903, dopo le prime gare negli anni trenta, si era affermato ai massimi livelli dopo la guerra, brillando alla Mille Miglia, dove si era piazzato secondo nel 1949 con una Ferrari 166 MM Touring alle spalle di Clemente Biondetti, e nel 1953 con la Lancia, con la quale l’anno precedente aveva centrato la sua vittoria più prestigiosa alla Targa Florio. Ma non era solo un grande stradista, come dimostra la sua carriera in F1 dove ha corso con Maserati e Alfa Romeo. Tra i migliori risultati di Bonetto ricordiamo i terzi posti al Gran Premio d’Italia del 1951 e al Gran Premio d’Olanda del 1953. (Franco Carmignani).
 
Per quanto riguarda la Formula 1 ha debuttato con la Maserati al Gran Premio di Svizzera del 1950 ed ha conquistato in carriera un totale di 17,5 punti.
Ben diverso il discorso delle competizioni automobilistiche destinate alle vetture a ruote coperte: nel suo palmares spiccano infatti la vittoria alla Targa Florio del 1952, due secondi posti alla Mille Miglia nel 1949 su Ferrari e nel 1953 con la Lancia. L'ultima vittoria l'ottenne durante la VI edizione della Bologna - Passo della Raticosa, il 27 settembre 1953 a bordo della Lancia D24. Due mesi dopo, durante la IV Carrera Panamericana, alla quale partecipa con i compagni di squadra Piero Taruffi, Eugenio Castellotti, Juan Manuel Fangio e Giovanni Bracco, dopo essere in testa alla classifica provvisoria con un 1° posto e due seconde posizioni di tappa, Felice Bonetto rimase vittima di un grave incidente in Silao, Messico, dove morì il 21 novembre 1953. È sepolto nella sezione italiana del cimitero di Dolores, nella Città del Messico.
Partecipa alla Targa Florio del 1950 e 1952, nel 1950 con Alfa Romeo sport 4500 numero di gara 450 1° di classe ma ritirato per incidente. Nel 1952 vince la Targa Florio in 7.11'52'' su Lancia Aurelia B20 2000 con numero di gara 34
 
Nazionalità : Italiana
Automobilismo
Categoria Formula 1
Carriera : Carriera in Formula 1
Stagioni : 1950-1953
Scuderie : Alfa Romeo, Maserati
Miglior risultato finale : 8° (1951)
GP disputati : 15
Podi : 2
Punti ottenuti : 17,5

Tratto da Wikipedia e TargaFlorio.it

seguono immagini
 
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 01 Febbraio 2013, 10:00:52
....Altre due immagini Bonetto Auto
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 08 Febbraio 2013, 17:27:08
MARIO SOLDATI

MARIO SOLDATI.....più che un forte fumatore di Pipa fu un grande fumatore di Sigari
Mario Soldati è stato anche, in un certo senso, l’inventore del Toscano Garibaldi. Era solito ordinare i suoi sigari direttamente alla Manifattura tabacchi di Cava de’ Tirreni. Riempiva il modulo indicando il «Magazzino vendita generi di monopolio» nel quale avrebbe ritirato la scatola da 200 o 400 sigari,  attendeva fiducioso e, quando gli giungeva comunicazione, si presentava al Magazzino con la ricevuta attestante l’avvenuto versamento del diritto di cernita. Una volta, venuto in possesso del suo tesoro, notò che quei sigari erano più chiari e di gusto più dolce del solito. Prese carta e penna e scrisse alla Direzione generale dei Monopoli, chiedendo chiarimenti. Enrico D’Anna, che all’epoca era amministratore del Monopolio e al quale si deve il racconto di questo annedoto, si rivolse al dirigente dello stabilimento campano «per rispondere con esattezza ed in modo esauriente all’illustre interlocutore», e da questi venne a sapere che quel fenomeno era dovuto al fatto che, non essendoci sempre abbastanza kentucky prodotto in Toscana e in Umbria, di tanto in tanto si rimediava utilizzando kentucky coltivato in Campania. Il quale sarebbe del tutto identico al tabacco usato «a regola d’arte» per il Toscano, se non fosse che condizioni climatiche e pedologiche innescano una qualche differenza. Tanto doveva D’Anna a Soldati e tanto gli scrisse, e questi «soddisfatto della spiegazione, prospettò una sua idea: perché non usare abitualmente il kentucky campano per produrre un altro Toscano a latere di quello, per così dire, classico?». L’idea fu raccolta, fece il giro degli uffici preposti e, superate «le consuete, lunghe e defatiganti procedure burocratiche, nel 1982, venne prodotto un nuovo Toscano, in duplice versione: normale ed “ammezzato”, originariamente concepito per il mercato nordamericano. Il sigaro fu battezzato Garibaldi – sia per la ricorrenza, in quell’anno, del centenario della morte dell’Eroe dei due mondi, che per la ben nota predilizione di quest’ultimo per i Toscani – e si aggiunse agli altri prodotti del Monopolio, con grande soddisfazione di Mario Soldati che se ne sentiva, quantomeno, il padrino».

Il giornalista Giuseppe Bozzini, autore del libro Il signor sigaro, pubblicato nel 1982 da Mursia, ha scrupolosamente descritto il rito “toscano” di Mario Soldati:
«Ne fuma sette-otto il giorno, né antichi né stravecchi, Toscani semplici, che giudica i migliori, anzi i veri, unici. Li ordina alla manifattura di Cava de’ Tirreni. […] A Soldati piace ricevere la scatole di legno, si diverte a togliere uno per uno i chiodini del coperchio. […] I sigari li lascia in una stanza aerata, su dei vassoi. Prima di fumarli li spezza in due con le mani, dopo averli incisi al centro con una lametta. Secondo lui questo è il sistema consigliabile, con una frattura frastagliata il sigaro acquista un tiraggio normale […]. S’intende che prima il sigaro va “auscultato”: premuto leggermente al centro – dice Soldati – deve fare “croc”, ma un croc secco; se fa cric o crac, non va, o è troppo asciutto o è troppo bagnato. Lo scrittore e regista piemontese è arrivato al punto da farsi costruire una macchinetta che fuma per lui, quando gli sembra di esagerare: la macchinetta fuma e lui si gode il profumo».
Mario Soldati, impareggiabile fumatore di sigari Toscani, disse in un’intervista televisiva che il tabacco è il contrario della droga: «Con la droga non si capisce più niente, col tabacco si capisce sempre di più».

Mario Soldati (Torino, 17 novembre 1906 – Tellaro, 19 giugno 1999)
.... è stato uno scrittore, giornalista, regista cinematografico, sceneggiatore e autore televisivo italiano.
« Quando riusciamo a vedere la bellezza, essa è sempre perduta. »
 (Mario Soldati, La messa dei villeggianti, Mondadori)
Biografia :
Mario Soldati nasce in via Ospedale 20 (oggi via Giolitti), a Torino, figlio di Umberto e Barbara Bargilli. Nel 1912 inizia gli studi all'Istituto Sociale dei Gesuiti, dove rimane fino alla terza liceo classico. La lezione dei Gesuiti è in questo momento molto importante per lui, ed è un fervente praticante (penserà anche di entrare nell'Ordine, salvo poi giungere a un modo molto personale e libero di concepire la fede conciliandola con la sua visione razionalistica, come trasparirà nella sua produzione letteraria). Si diploma a diciassette anni e s'iscrive alla facoltà di lettere.
La Torino degli anni venti è quella dell'intelligenza di Piero Gobetti, della pittura di Felice Casorati e del mecenatismo di Riccardo Gualino.
Gli amici più cari sono Mario Bonfantini, Giacomo Debenedetti, Carlo Levi, Giacomo Noventa, Agostino Richelmy.
 
Nel 1925 pubblica il dramma Pilato. Nel 1927 si laurea in storia dell'arte con Lionello Venturi discutendo una tesi su Boccaccio Boccaccino
( pubblicata nel 2009 ), pittore del Cinquecento, e cura il catalogo della Galleria civica d'arte moderna e contemporanea di Torino. Ottiene poi, con l'aiuto di Venturi, una borsa di studio della durata di tre anni presso l'Istituto d'Arte di Roma dove incontra Adolfo Venturi e Pietro Toesca. Nel 1929 vi è l'esordio come narratore, con il libro di racconti, Salmace che ha rappresentato, come ha ben notato Cesare Garboli, una delle prime esplorazione narrative, del tutto nuove per l'Italia, della vasta terra dei sentimenti loschi. All'inizio del terzo anno, l'offerta di una nuova borsa di studio lo induce a lasciare Roma e a partire per New York, dove insegna alla Columbia University.
 
Nel 1931 ritorna in Italia deluso di non essere riuscito a diventare cittadino americano.
Si sposa con Marion Rieckelman (si lasceranno tre anni più tardi), che è stata sua studentessa alla Columbia, e insieme hanno tre figli: Frank, Ralph e Barbara. In primavera inizia a lavorare per la Cines-Pittaluga, la realtà più importante del cinema italiano.
 
Sul set, inizia come ciacchista, ha l'impressione che i suoi studi umanistici e artistici non servano più a nulla così come i suoi libri e i suoi articoli. L'incontro, però, con l'allora presidente della Cines Emilio Cecchi, e la sua stima, lo conducono nel settore 'soggetti', dove inizia la carriera di sceneggiatore, continuando a collaborare con Mario Camerini come aiuto regista.
 
Nel 1934, a causa dell'insuccesso del film Acciaio (tratto da un soggetto di Pirandello a cui collabora come sceneggiatore), Soldati viene licenziato.
 
Si trasferisce a Corconio, frazione di Orta San Giulio, un piccolo paese sul lago d'Orta. Lontano da Roma e dal cinema, vi rimane per due anni, durante i quali scrive America primo amore, diario e racconti del giovanissimo intellettuale europeo della sua esperienza di vita negli Stati Uniti, e vari altri scritti tra cui la prima parte del 'La confessione'.
 
Nel 1936 il regista Mario Camerini lo rivuole a Roma.
Nel 1939 esordisce come regista con Dora Nelson, una commedia nello stile di Ernst Lubitsch.
Del 1941 il film che lo renderà il regista più popolare di quell'anno, Piccolo mondo antico, un successo che metterà d'accordo la critica e il pubblico, un classico del cinema italiano, dove la ventenne Alida Valli, al suo primo ruolo drammatico, vince la coppa Volpi come migliore attrice protagonista.
Piccolo Mondo Antico è un film entrato a tutti gli effetti nella storia del Cinema Italiano.
Nel 1941 aveva intanto conosciuto una ragazza di Fiume, Giuliana Kellermann, attrice croata con cui passerà il resto dei suoi giorni.
Insieme concepiranno Wolfango, Michele e Giovanni, gli altri tre figli dello scrittore.
 
La notte del 14 settembre 1943 fugge da Roma con Dino De Laurentis, e l'avventura diventerà il diario di viaggio intitolato Fuga in Italia. Trascorrerà nove mesi a Napoli lavorando, tra l'altro, ai microfoni di "Radio Napoli"; al ritorno a Roma sarà corrispondente di guerra per l'Avanti e L'Unità sulla linea Gotica.
 
Nel 1948 scioglie il contratto con il grande produttore di Hollywood David O. Selznick, perché il consolato americano nega il visto d'ingresso alla sua compagna.
 
Nel 1949 dirige "Fuga in Francia" al quale contribuirono anche Cesare Pavese e Ennio Flaiano, e pubblica "La giacca Verde" uscito in un volume edito da Longanesi insieme a "Il padre degli orfani e La finestra", che gli valse il premio letterario San Babila.
 
Nel 1952, dal romanzo di Alberto Moravia, dirige "La provinciale". Nel 1954 pubblica il romanzo "Lettere da Capri" che gli valse il premio Strega e la popolarità come scrittore.

La Televisione :
Nel 1956, a due anni dalla nascita della televisione italiana, Soldati inventa il 'reportage enogastronomico' è infatti l'ideatore, regista e conduttore dell'inchiesta televisiva: "Viaggio lungo la Valle del Po alla ricera dei cibi genuini".
Una delle trasmissioni più originali della TV degli inizi, considerata un documento d'importanza antropologica: con il Soldati del viaggio sul Po nasce in Italia la figura del giornalista enogastronomico. Proprio nel corso di quella trasmissione stabilisce un forte e duraturo legame con i luoghi del Po, dove ha ambientato, tra l'altro, tutti "I Racconti del Maresciallo" e con la provincia di Ferrara, nella quale si era già recato in precedenza per girare a Comacchio "La donna del fiume" con Sofia Loren, e con le specialità gastronomiche di quella terra. Dopo le anguille de La donna del fiume scopre la salama da sugo della quale scriverà un famoso elogio. Con uno sguardo sempre attento all'identità italiana il suo viaggiare nel paese confluirà nel libro Vino al Vino (i tre volumi, del 1969, 1971 e 1976, verranno riuniti nel 2006 in un volume degli Oscar Mondadori) considerato da alcuni uno dei più bei viaggi in Italia mai scritti.
 
Il suo ultimo film Policarpo, ufficiale di scrittura, a cui prendono parte Renato Rascel e Carla Gravina, vince al Festival di Cannes del 1959 il premio per la migliore commedia.
 
Un'altra fuga, questa volta da Roma e dal cinema; dal 1960 vivrà tra Milano e Tellaro sull'estrema costa ligure di levante. Nel 1964 pubblica
"Le due città", romanzo di respiro balzachiano che abbraccia cinquant'anni di storia italiana e che nella seconda parte è ambientato nel mondo del cinema delle origini.
Presso Arnoldo Mondadori Editore pubblica il romanzo L'attore, best-seller nel 1970, che si aggiudica il Premio Campiello.
Nel 1974 collabora con Folco Quilici nella serie L'Italia vista dal cielo, curando il commento del documentario dedicato al Piemonte e Valle d'Aosta.
Nel 1981 esce "L'incendio", romanzo stevensoniano ricco di colpi di scena, ambientato nel mondo dell'arte.

È sepolto nel Cimitero monumentale di Torino, in una tomba di famiglia, insieme alla moglie Jucci Kellermann.
 
Il figlio Giovanni Soldati, nato nel 1953, è anch'egli un regista cinematografico, ed è l'ormai storico compagno dell'attrice Stefania Sandrelli.
 
Nel 2006 a 100 anni dalla nascita di Mario Soldati viene istituito un "Comitato Nazionale per le celebrazioni" sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica presieduto da Volfango Soldati. Le numerose iniziative che hanno coinvolto il mondo della letteratura, del giornalismo, del cinema, della televisione,del teatro e dell'arte visiva hanno rafforzato l'immagine del "l'interprete dell'identità italiana" che ha attraversato il novecento con un'opera che per prima ha fatto dialogare la scrittura con il cinema e gli altri "media". Nel 2007 nasce l'"Associazione culturale Mario Soldati" guidata da Anna Cardini Soldati che intende rappresentare un punto di riferimento per tutti coloro che sono interessati alla figura e all'opera di Mario Soldati.

« Fra gli scrittori del novecento italiano, Soldati è l'unico che abbia amato esprimere, costantemente e sempre, la gioia di vivere. Non il piacere di vivere, ma la gioia; il piacere di vivere è quello del turista che visita i luoghi del mondo assaporandone le piacevolezze e le offerte ma trascurandone o rifuggendone gli aspetti vili, o malati, o crudeli; la gioia di vivere non rifugge nulla e nessuno: contempla l'universo e lo esplora in ogni sua miseria e lo assolve. »
 (Natalia Ginzburg)
« L'assoluta leggerezza della scrittura di Soldati significa fraternità. Il suo rapporto col lettore non è autoritario, ma mitemente fraterno »
(Pier Paolo Pasolini)
« Una delle grandi qualità di Soldati, come è noto, è la capacità di farci apparire degna di racconto, e quindi interrogabile dall'intelligenza qualunque realtà, grande o piccola indifferentemente: la tragica immensità di Manhattan nell'età del proibizionismo non meno della vita di un pollaio al di là dello squallido cortiletto di un hotel della Valtellina »
 (Cesare Garboli)
« Qualcosa che somiglia alla felicità... e questo è, esattamente definito, il mio sentimento di lettore di Soldati da quando, per la prima volta su "Il Mondo" di Pannunzio, lessi un suo racconto. »
 (Leonardo Sciascia)

IL Regista :
Nella sua carriera di sceneggiatore e regista cinematografico ha diretto ventotto film fra gli anni trenta e cinquanta, allestendo cast con i più grandi attori dell'epoca, ma il fatto di essere anche uno scrittore di talento e di successo ha rischiato spesso di far passare Soldati come un regista mancato o come uno scrittore frustrato dall'incapacità di trasferire nelle pellicole un uguale talento artistico.
In realtà il regista, come sostenne egli stesso, era per lui una cosa diversa dallo scrittore:
 « Il cinema non è come lo scrivere, appartiene meno a chi la fa ed i registi sono meno individuali, più collettivi, sono più a contatto con il popolo. »
 Soldati pertanto alternò l'attività di scrittore, vissuta come prolungamento romantico di un esercizio privato e soggettivo dello spirito, a quella di regista, vissuta in costante compromesso con la dimensione commerciale e in "ascolto" dei gusti del pubblico:
 « Il cinematografo talvolta è arte, ma è sempre industria; l'artista che fa del cinema deve per forza venire a patti con questa industria... »
 Il filo che tiene unita tutta la produzione cinematografica di Soldati, così varia e multiforme, consiste proprio nella messa a punto di una pratica creativa plasmata sulle logiche dell'industria culturale e dell'impatto col pubblico.
 Il primo filone è caratterizzato da opere come Piccolo mondo antico, Malombra e Daniele Cortis, tratte tutte dai romanzi di Antonio Fogazzaro, romantici e romanzeschi, melodrammatici e popolari. Nel 1948 dirige Fuga in Francia e nel 1954 La provinciale, due classici del cinema italiano. Il secondo filone, con Botta e risposta, È l'amor che mi rovina, O.K. Nerone e Italia Piccola, film girato ad Arena Po in provincia di Pavia nel 1957 purtroppo andato perduto (non esiste più una copia proiettabile)
è invece la coabitazione tra popolare ed élite, che caratterizza i primi anni cinquanta Le varie fasi della cinematografia di Soldati hanno sempre in comune il contatto ravvicinato con il popolo, e, sia pure con tanti stili diversi, uno per ogni film, con un minimo di continuità poetica.

Il Personaggio :
È stato sicuramente un protagonista, seppur discusso e controverso (come sempre accade agli anticonformisti e ai pionieri), della cultura italiana della prima e della seconda metà del Novecento, considerato un "personaggio' per il coraggio di conciliare la cultura cosiddetta alta all'arte popolare e quindi allo spettacolo: ritenuto, da sempre, in ambito letterario un "buon narratore" (America primo amore, del 1935, più volte rieditata, è considerata da alcuni la sua opera migliore insieme a La giacca verde definito, da alcuni letterati autorevoli, il più bel racconto del Novecento italiano, Lettere da Capri e Il vero Silvestri[4]), non è stato solo uno scrittore di primissimo ordine, ma anche l'autore di alcuni capolavori del cinema italiano (Piccolo mondo antico, Malombra, Fuga in Francia, La provinciale). Da non sottovalutare poi, l'opera pionieristica che questo scrittore portò avanti nel piccolo schermo. Senza essere stato considerato dalla critica militante del secondo dopoguerra, tra i più grandi registi del cinema italiano, attualmente è considerato uno dei maestri del cinema italiano moderno, è però sempre stato annoverato tra i "registi intellettuali" o meglio tra gli "intellettuali registi" (lo storico del cinema Mario Verdone, padre del regista Carlo Verdone, lo ha definito un formalista, al pari di Alberto Lattuada). Ebbe peraltro un'ampia popolarità sia tra il pubblico cinematografico sia tra i lettori italiani. In occasione del centenario della nascita, il regista Carlo Lizzani il 27 giugno 2006 all'Archiginnasio di Bologna ha spiegato che Soldati ha tracciato l'altra strada del cinema italiano; una strada parallela a quella intrapresa dal cinema neorealista; Marco Müller, direttore artistico della Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, ha presentato il film di Soldati Fuga in Francia del 1948 al pubblico della sala Perla nel 2006 come l'opera di uno dei maestri del cinema italiano moderno.
 « Mario Soldati è stato un dispensatore d'allegria. Nel senso dell'allegria vera, quella che qualche essere raro riesce a diffondere intorno a se. Lo scrittore torinese aveva infatti il potere di alleggerirti lo spirito. Non era fatuo. Era alacre e inquieto. (...) Nei tanti anni in cui l'ho frequentato, non l'ho mai visto un istante accasciato, in disarmo o scettico. Al pari di tanti suoi personaggi, Mario intendeva la realtà come 'suspense'. (...) Stando con Soldati si aveva la sensazione di abitare in uno dei suoi racconti. Di diventare un colore della sua tavolozza, un comprimario sul suo palcoscenico. (...) Come dissipatore di se Soldati non ha conosciuto uguali. La sua capacità di spendersi era l'altra faccia del suo narcisismo: il suo lato pìù commovente, se l'aggettivo non fosse disadatto al personaggio. Non alludo soltanto al fatto che una grande firma della narrativa italiana del Novecento abbia prodotto le sue opere più nitide e mature sottraendo qualche ora (o qualche giorno)al lavoro di regista in cinema e tivù, quasi fosse un dilettante della letteratura, uno scrittore 'domenicale'. Mi riferisco,in generale, a quel desiderio di non perdersi mai nulla che per Soldati era un imperativo esistenziale. La prodigalità di sé faceva corpo con il suo talento. (...) Un altro grande scrittore, Pier Paolo Pasolini, decretò una trentina d'anni fa che le lucciole erano scomparse dai campi, vittime dell'industria e dei suoi veleni. Mario pur ammirandolo, s'era assunto la missione di smentirlo: a cercarle bene, sosteneva, le lucciole si trovano ancora. Così come è ancora possibile scoprire, in tanti angoli di un'Italia da lui prediletta ed esplorata, vini dal sapore antico, gatti ammiccanti ed enigmatici, pretini che sbucano da sorprendenti chiesette campestri, osti, ostesse e cantinieri, contadini e marescialli. L'importanza è accostarsi a questa archeologia dell'anima senza sussiego. Non negarsi emozioni. Non tirarsi indietro. (...) »
 (Nello Ajello, Mario Soldati. Racconto d'una vita allegra, "Illustrissimi", Laterza, Bari-Roma 2006.)
 « Del talento di Soldati c'era poco da dubitare: bastava una serata con lui per rendersene conto. E a qualunque cosa lo avesse applicato – letteratura, cinema, teatro, forse anche musica -, purché lo avesse fatto a tempo pieno, cioè con totale dedizione, sarebbe diventato un numero uno. Malauguratamente per lui, e per tutti, egli era capace di fare qualsiasi cosa – racconto, saggio, sceneggiatura – ma senza riuscire ad esserne nessuna. Perché la sua vera natura e vocazione erano quelle dell'attore. In ogni momento e circostanza, anche nella conversazione tra amici come Longanesi, Maccari, Flaiano, il sottoscritto, anche – credo – a letto, Soldati recitava una parte in cui s'immedesimava, ma a scadenza. »
 (Indro Montanelli)

Tratto da Wikipedia

Seguono immagini
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 11 Febbraio 2013, 14:21:21
KARL BARTH

Karl Barth (Basilea, 10 maggio 1886 – Basilea, 10 dicembre 1968)
........è stato un teologo e pastore riformato svizzero.

Barth ha fatto irruzione sulla scena teologica e filosofica europea all'inizio degli anni venti del Novecento con quella che è poi rimasta la sua opera più letta e commentata: L'epistola ai Romani (Römerbrief). Con questo testo egli ha dato inizio a un movimento teologico denominato "teologia dialettica" contrapposto alla "teologia liberale" di matrice storicista e romantica. Compito della teologia è quello di riaffermare, secondo Barth, la relazione "dialettica", paradossale, inconcepibile, di "rottura" tra Dio e il mondo (l'uomo, la cultura, la storia) contrariamente a quanto affermato dai teologi liberali (Harnack, Troeltsch) che asserivano invece una continuità tra Dio e l'uomo, considerando la fede come un elemento dell'interiorità psicologica dell'uomo e la teologia come l'analisi storico-critica della Scrittura.
Dopo la fase polemica iniziale, Barth si assesterà su posizioni più morbide. Senza smentire mai l'originaria affermazione della trascendenza di Dio, che nei termini di Rudolf Otto è «totalmente Altro» (der ganz Andere) rispetto all'uomo e al mondo, Barth affermerà la predominanza dell'aspetto della relazione e dell'incontro tra uomo e Dio nell'evento di Gesù Cristo. Testo fondamentale di questa fase è la monumentale Dogmatica Ecclesiale (Kirchliche Dogmatik) in 13 tomi che ha impegnato l'Autore dal 1932 alla morte (1968).
 
Nel pensiero di Barth si possono individuare quattro momenti cruciali di sviluppo:
1. la formazione alla scuola della teologia liberale fino alla rottura con essa
2.  il Römerbrief, cioè la "fase dialettica"
3.  la fase di passaggio del Fides quaerens intellectum
4.  la fase dogmatica matura della Kirchliche Dogmatik.

Karl Barth studia presso varie università svizzere e tedesche acquisendo una formazione in linea con le tendenze dominanti nel mondo protestante di inizio Novecento. Suoi maestri sono i teologi liberali Herrmann e Harnack, sue letture preferite Schleiermacher e Kant. In linea con questa corrente teologica Barth matura interesse per l'indagine storico-critica, l'interpretazione della fede come "sentimento interiore", la riduzione del cristianesimo a messaggio morale di cui Cristo sarebbe stato il più esemplare portatore.
Nel tempo varie influenze si sovrappongono a questa base e portano Barth a maturare una sensibilità molto diversa... L'attività pastorale, iniziata nel 1909, il contatto con la questione operaia, la povertà materiale e culturale dei suoi parrocchiani, la difficoltà a trasmettere e insegnare il Regno di Dio... maturano in lui la convinzione della abissale distanza tra la teologia liberale, che aveva imparato all'Università, e la condizione esistenziale concreta della chiesa. Il Regno di Dio diventa una realtà "indicibile", problematica, trascendente e che se agisce, agisce al di fuori delle capacità umane e delle istituzioni storiche.
Lo scoppio della prima guerra mondiale, nel 1914, porta Barth a prendere le distanze dai suoi maestri tedeschi che avevano dichiarato il loro sostegno alla guerra. Egli vive così il "tramonto degli dei", è portato a valutare criticamente i suoi maestri e le sue convinzioni.
L'incontro con i Blumhardt, due pastori carismatici, padre e figlio, che si fanno portatori di un messaggio carico di speranza (presso di loro avvenivano pellegrinaggi e malati mentali guarivano...) alimenta in Barth l'idea di un Dio liberatore e rinnovante, che libera, salva, e dà speranza al mondo con il suo intervento miracoloso e di grazia. La lettura di Platone, attraverso il fratello Heinrich, lo porta a evidenziare il concetto di un'«origine» trascendente, di un piano ideale, «altro» e trascendente rispetto al mondo limitato e carico di problematicità e non-senso. Il teologo Overbeck e l'influsso illuminista di cui egli è debitore introducono in Barth la concezione di un cristianesimo in totale contraddizione rispetto al mondo e alla cultura. Il messaggio cristiano e Gesù Cristo possono essere compresi solo al di fuori degli schemi storici come fatti appartenenti alla Urgeschichte (protostoria o storia originaria). La scoperta di Dostoevskij si traduce in una lettura del mondo e dell'esistenza come di una realtà problematica, stratificata, piena di contraddizioni. La chiesa stessa viene vista come una istituzione umana, limitata e al tempo stesso prometeica in quanto intende sostituirsi a Dio.
Infine un influsso non determinante, ma chiarificatore, è quello di Kierkegaard: grazie al filosofo danese, Barth mette ordine nel "materiale mentale" raccolto attraverso tutti questi stimoli, e trova la formula dell'«infinita differenza qualitativa tra il tempo e l'eternità» che sta alla base di tutta la sua speculazione in particolare negli anni venti, ma anche dopo. In questa prospettiva la fede è un dono di grazia, un incontro indeducibile tra uomo e Dio, un salto abissale che non si può spiegare con le categorie filosofiche e che si situa al di fuori del tempo e della storia. Gli influssi di Dostoevskij e Kierkegaard avvicinano Barth ai temi e alla sensibilità dell'esistenzialismo, pur senza identificalo con questo movimento, in quanto per Barth la centralità sta in Dio e non nell'uomo e nella sua esistenza.

Risultato maturo del travaglio e dell'evoluzione giovanile di Barth è il Römerbrief del 1922 (una prima edizione, poi totalmente rifatta, era uscita nel 1919). Esso è il manifesto della cosiddetta "teologia dialettica". Il termine "dialettica" sta ad indicare la tendenza di fondo di questa teologia per cui:
 Dio e l'uomo si trovano in un rapporto statico-dualistico irriducibile, secondo una dialettica di matrice kierkegaardiana, tra i due termini non c'è sintesi, ma solo contrasto e differenza;
 in virtù di questo, Dio stesso si manifesta all'uomo in termini dialettici, contraddittori, paradossali, di Lui quindi non si può parlare mai in termini lineari, logici e definitivi;
 di conseguenza l'esistenza stessa dell'uomo, la storia, il mondo sono immersi nella paradossalità, nella problematicità, nel non-senso in un circolo chiuso che umanamente non si può rompere.
 
Alla base del Römerbrief stanno due affermazioni su Dio "dialettiche" che attraversano tutto il testo e che non trovano mai una conciliazione suprema:
 1.Dio è "totalmente Altro" rispetto all'uomo, al mondo, alla storia, al tempo. Tra Dio e mondo vi è una irriducibile e infinita "differenza qualitativa". L'uomo è perciò immerso "a priori" in un circolo chiuso di peccato e problematicità che lo porta a porsi continue domande senza trovare risposte definitive. L'uomo è posto in una crisi insolubile di cui è consapevole, ma che non riesce a superare. Questa crisi apre uno spazio: dall'esistenza emerge un interrogativo su una "origine" al di là del mondo e della storia in cui possano superarsi tutte le contraddizioni, ma tale origine non è mai umanamente possedibile e raggiungibile.Da questa considerazione di fondo seguono alcune conseguenze: L'uomo è peccatore e luogo privilegiato della domanda su Dio (ma non trova risposta).
 Le conoscenze umane sono tutte relative, fallaci e deboli, la teologia non può fare affermazioni "forti" su Dio, la fede è un salto indeducibile, uno spazio vuoto lasciato all'iniziativa di grazia divina.
 L'etica non può fondarsi sull'uomo, ma deve essere testimonianza del fallimento dell'uomo nella dimensione del "sacrificio". La politica deve fuggire dagli estremismi di rivoluzione e conservazione, perché entrambi finiscono con lo sfidare Dio e la sua salvezza.
 La religione corre costantemente il rischio del titanismo, di volere cioè raggiungere Dio.
 La chiesa si rivela spesso come il tentativo storico di "umanizzare Dio".
 
2.Dio può entrare in una indeducibile relazione di grazia con il mondo. Nonostante la sua infinita trascendenza, Dio non rinuncia a entrare in relazione con l'uomo, a incontrarlo e intervenire "tra i tempi" senza entrare "nel tempo". Ciò avviene in un atto indeducibile che può partire solo da Dio stesso che è la grazia o l'elezione divina. Con quest'atto Dio, nella sua assoluta libertà, fonda la fede nell'uomo permettendogli di uscire dalla sua problematicità e facendogli scorgere un barlume di eternità. Il risultato è che la realtà problematica e insensata del mondo acquisisce senso, si carica di un significato e diviene "simbolo", "parabola", "testimonianza" di qualcosa che va oltre il mondo. Lo scorrere indeterminato del tempo e la corruttibilità trovano una fissazione "simbolica" e un significato. Le conseguenze sono molteplici. L'uomo è "rinnovato" dalla fede in Dio e diviene "figlio" di Dio, pur senza identificarsi con Lui, la speranza della fede getta una luce nuova sull'esistenza, pur senza cancellare e annullare la condizione di peccato dell'uomo e quindi un suo margine di libertà e scelta.
 Le conoscenze acquisiscono significato alla luce di Dio, la teologia deve mettersi in ascolto della rivelazione, rinunciare a speculazioni metafisiche troppo umane e saper cogliere la "contemporaneità" che parla attraverso la Parola di Dio, la fede è l'accettazione di un dono che viene da Dio, l'obbedienza accettata a una chiamata.
 In campo etico occorre vivere come se noi fossimo Cristo, cioè amare il prossimo in modo totalmente gratuito.
 La religione diventa la più alta delle possibilità umane, perché è il luogo in cui l'uomo si apre alla trascendenza e alla grazia.
 La chiesa non mira più ad affermare se stessa, ma rinvia oltre sé, divenendo simbolo e testimonianza di una realtà trascendente.
 

Di questi due aspetti del pensiero del Römerbrief quello più dirompente è il primo ed è quello più valorizzato dalla critica e anche dallo stesso Barth.

Dopo la prima fase duramente polemica contro la teologia liberale, Barth ammorbidisce i suoi toni e descrive il rapporto tra fede (grazia divina) e ragione (intelletto umano) non più in termini così fortemente contrastanti, ma cerca di conciliare i due termini. La fede mantiene il suo assoluto primato, essa è dono di Dio, proveniente dalla grazia e indeducibile dalla storia e dalla psicologia. Tuttavia l'intelletto non è escluso dallo svolgere un suo ruolo: all'interno del dato della fede tocca all'intelletto infatti cercare di capire e comprendere. Barth vede questa impostazione in Anselmo d'Aosta e nel suo Proslogion. Quest'opera, lungi dall'essere la dimostrazione dell'esistenza di Dio sola ratione è in realtà la ricerca di conferme e di approfondimenti una volta che ci si trova già all'interno dalla fede stessa e che la si è accettata. Lo schema a cui Barth si rifà è il «credo ut intelligam» agostiniano, in cui il credo ha il primato sull'intelligo. Superata la fase polemica contro i teologi liberali, Barth recupera un ruolo alla ragione umana. In quest'opera più matura, Dio e uomo, fede e ragione, eternità e tempo si trovano dunque in un rapporto di maggiore collaborazione.
A partire dagli anni trenta fino alla morte avvenuta nel 1968, il pensiero di Barth porta a compimento quell'ammorbidimento di posizioni che già si era intravisto nello studio su Anselmo d'Aosta. Testo cruciale di questa fase è la monumentale Dogmatica Ecclesiale (Kirchliche Dogmatik - KD) in 13 volumi che impegnerà l'Autore per oltre trent'anni. Di rilievo e decisamente più accessibile è una conferenza del 1956 intitolata L'umanità di Dio in cui già dal titolo si nota un'evoluzione, senza tuttavia smentite, del suo pensiero. Tratti salienti di questa fase sono fondamentalmente tre:
 1.L'incontro Dio-uomo. Barth mette sempre più in evidenza che il cuore del messaggio cristiano è la resurrezione, la salvezza, l'elezione, la grazia e non la condanna, la trascendenza, l'ira di Dio che rifiuta l'uomo e il mondo... Quest'ultimo aspetto e quindi l'idea del Dio «totalmente Altro» rispetto al mondo, cruciale nel RB, non viene mai eliminato da Barth, ma viene definito come «il duro involucro» che bisogna ammettere, ma che non rappresenta e non esaurisce affatto il «nocciolo buono» dell'amicizia tra uomo e Dio e quindi l'«umanità di Dio». Quel rapporto tra trascendenza di Dio e incontro con l'uomo (la kenosis) che nelle prime opere era più sbilanciato a favore del primo elemento (anche per ragioni di polemica intellettuale), si capovolge qui a favore del secondo elemento, senza perdere nulla (Dio rimane sempre una realtà trascendente all'uomo e mai possedibile).
 1.La concentrazione cristologica. Come conseguenza di questa valorizzazione dell'incontro Dio-uomo il centro attorno a cui ruota la teologia è sempre più il Cristo, l'umanità di Dio, il luogo in cui Dio si fa uomo e ridà così una dignità al piano umano e storico.
 1.Primato della Rivelazione e della Parola. Legato a questi due punti e corollario di essi è la presa di coscienza che quando si parla di Dio in un discorso teologico occorre in primo luogo ascoltare la Rivelazione che Dio stesso ha dato di sé, la sua Parola.
 
L'idea di un Dio-uomo è filosoficamente problematica, ma va accolta sulla base della stessa autorivelazione di Dio, al contrario della trascendenza di Dio, filosoficamente più coerente, ma che va corretta e calibrata sulla base della Rivelazione e in particolare sulla persona di Gesù Cristo. In questa prospettiva la filosofia non è rigettata dalla teologia, ma essa diviene uno strumento per interpretare meglio la Rivelazione (sulla linea di quanto già detto da Barth nel Fides quaerens intellectum). L'importante è evitare di assolutizzare un sistema filosofico, ma essere sempre consapevoli dei limiti del pensiero umano mettendo ogni filosofia al servizio di una maggiore comprensione della fede (in questo senso la posizione di Barth riguardo alla filosofia si può definire "eclettismo ermeneutico"[2].
 
Punto di arrivo di questa evoluzione è l'elaborazione del metodo della analogia fidei all'interno della KD. Con questo termine si intende il metodo con cui Barth, nella sua fase matura, ha voluto esprimere la possibilità di una relazione tra uomo e Dio.
 
Il primo termine «analogia» presenta una sfumatura di significato diversa e intermedia rispetto a "uguaglianza" (che implica coincidenza o identità) e a completa diversità (che implica contraddizione o inconciliabilità), essa è corrispondenza o "accordo parziale". Se ci fosse uguaglianza Dio cesserebbe di essere Dio e verrebbe meno la sua infinita differenza qualitativa rispetto alla creatura. Se ci fosse totale diversità Dio sarebbe assolutamente inconoscibile e contraddirebbe l'incarnazione di Cristo.
 
Il secondo termine «fidei» intende essere una contrapposizione al termine «entis». L'«analogia entis» infatti era il modo in cui la Scolastica aveva definito il rapporto tra Dio e l'uomo: in questa prospettiva si riteneva di poter dire qualcosa su Dio, sulla sua natura, sui suoi attributi, partendo dall'essere degli enti creati (la natura). Barth, per i suoi presupposti rifiuta ovviamente questa posizione e contrappone l'«analogia fidei». Con essa egli intende sottolineare il fatto che Dio non si può conoscere mai a partire dalla natura creata, appunto a causa della infinita differenza qualitativa che la separa da Dio, al contrario se conosciamo qualcosa su Dio è solo in virtù della sua stessa auto-Rivelazione che possiamo accogliere solo nella fede, al di là delle categorie della razionalità.
 
Nel Barth maturo la relazione tra Dio e uomo è forte, ma essa non è mai una identificazione, poiché il presupposto della fase dialettica, la trascendenza di Dio, non viene mai meno. Trascendenza e kenosis (abbassamento, svuotamento nell'incarnazione in Cristo) di Dio rappresentano due momenti inscindibili che confermano la vocazione autenticamente dialettica del pensiero barthiano.
Sebbene la teologia di Barth si contrapponga criticamente al liberalismo protestante tedesco, la sua teologia non ha generalmente trovato favore all'altra estremità del ventaglio teologico: coloro che si attengono alle confessioni di fede protestanti classiche, gli evangelicali ed i fondamentalisti. La sua dottrina della Parola di Dio, per esempio, non procede dall'affermazione o dalla proclamazione che la Bibbia sia uniformemente accurata dal punto di vista storico e scientifico, per poi stabilire altre affermazioni teologiche su quel fondamento.
 
Alcuni critici evangelicali e fondamentalisti spesso si riferiscono alle concezioni di Barth come "neo-ortodossia", perché, sebbene la sua teologia conservi la maggior parte dei concetti della teologia cristiana ortodossa, si rileva come egli respinga il presupposto di base del loro sistema teologico, cioè quello dell'inerranza biblica. È soprattutto per questo che Barth è stato criticato duramente dal teologo evangelico conservatore Francis Schaeffer, studente di un altro grande avversario di Barth, Cornelius Van Til. Questi critici sostengono che proclamare una teologia cristiana rigorosa su un testo biblico di supporto che non sia considerato storicamente accurato, significa separare la verità teologica dalla verità storica. I barthiani rispondono a questo dicendo che affermare come il fondamento della teologia sia l'inerranza biblica, significa, di fatto, far uso di un fondamento diverso da Gesù Cristo, e che la nostra comprensione dell'accuratezza ed il valore delle Scritture può solo emergere propriamente dal considerare ciò che significa per esse essere vere testimonianze alla Parola incarnata, Gesù Cristo.
 
Il rapporto fra Barth, il liberalismo ed il fondamentalismo, però, va molto oltre alla questione dell'inerranza. Dalla prospettiva di Karl Barth, il liberalismo, come era compreso nel XIX secolo da Friedrich Schleiermacher e Hegel (suoi esponenti principali) e non necessariamente come espresso da una qualsiasi ideologia politica, non è altro che divinizzazione del pensiero umano. Questo, per Barth, conduce inevitabilmente ad uno o più concetti filosofici che diventano un falso Dio, bloccando, così, la vera voce dell'Iddio vivente. Questo, a sua volta, conduce la teologia a diventare prigioniera delle ideologie umane. Nella teologia di Barth, egli mette sempre in evidenza come concetti umani di qualsiasi tipo – non importa quanto larghi o stretti – non possano mai essere considerati identici alla rivelazione di Dio. Sotto questo aspetto, anche la Scrittura è considerata linguaggio umano che esprime concetti umani. Essa non può essere considerata identica alla rivelazione di Dio. Però, nella Sua libertà ed amore, Dio veramente rivela Sé stesso attraverso linguaggio e concetti umani perché determinato a comunicare con l'umanità decaduta. È così che Barth afferma che Cristo sia realmente presente nelle Scritture e nella predicazione della chiesa, facendo così eco alla Confessione elvetica della fede cristiana riformata scritta nel XVI secolo.
 
In generale Barth si pone sulla linea classica della Riforma quando si oppone ai tentativi di rapportare troppo strettamente teologia e filosofia. Il suo approccio a questo tema è chiamato "kerigmatico" in contrapposizione a quello "apologetico".

Da Wikipedia

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 11 Febbraio 2013, 14:30:58
KENNETH REXROTH

Kenneth Charles Marion Rexroth (South Bend, 22 dicembre 1905 – Montecito, 6 giugno 1982)
........ è stato un poeta statunitense....

Kenneth Rexroth fu uno dei primi poeti statunitensi ad esplorare le tradizioni poetiche giapponesi come l'haiku. È indicato come il promotore del rinascimento poetico di San Francisco ed è correlato alla Beat generation, sebbene più tardi criticò questo movimento. Le poesie, i saggi e gli articoli di Rexroth riflettono i suoi interessi nei confronti del jazz, della politica, della cultura e dell'ecologia. La poetica di Rexroth è simile a quella di Du Fu, che tradusse, poiché esprimeva indignazione nei confronti delle ineguaglianze del mondo da un punto di vista esistenziale.
 
Kenneth Charles Marion Rexroth era figlio di Charles Rexroth, un promotore farmaceutico, e di Delia Reed. Sua madre morì nel 1916 e suo padre nel 1918, per cui egli andò a vivere con la zia a Chicago dove studiò al Chicago Art Institute. Nel 1923 e nel 1924 fu incarcerato come coproprietario di un bordello. Sposò Andree Dutcher nel 1927, un'artista di Chicago, che morì per le complicanze dell'epilessia nel 1940. Rexroth ebbe due figlie, Mary e Katherine, dalla sua terza moglie, Marthe Larsen.
 
Durante gli anni Settanta, insieme al discepolo Ling Chung, tradusse l'opera della famosa poetessa della dinastia Song Li Qingzhao e una antologia di altre poetesse cinesi, con il titolo The Orchid Boat.
 
Con la pubblicazione di The Love Poems of Marichiko, Rexroth dichiarò di aver tradotto la poesia di un poeta giapponese morto da tempo; si scoprì successivamente che ne fu invece egli l'autore ed acquisì riconoscimenti dalla critica per essere riuscito a tradurre le sensazioni autentiche di un'altra cultura e periodo storico.
 
Kenneth Rexroth fu incluso nell'influente serie antologica Penguin Modern Poets della Penguin Books, che gli permise di ampliare la sua reputazione al di fuori degli Stati Uniti d'America.
 
I suoi lavori indicano la familiarità con temi che spaziano dall'anarchia, alla pittura, alle religioni del mondo, alla filosofia e letteratura cinese classica.

Da Wikipedia

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Rexroth ‹rèksrotℎ›, Kenneth. - Poeta statunitense (South Bend 1905 - Montevideo, California, 1982).

Si stabilì negli anni Venti a Chicago, dove svolse attività politica e frequentò gli ambienti degli intellettuali bohémien; nel decennio successivo, a San Francisco, s'impegnò nelle organizzazioni sindacali. Nel 1940 pubblicò In what hour, primo di una lunga serie di volumi di versi che comprende: The phoenix and the tortoise (1944); The art of wordly wisdom (1949); In defence of the earth (1956); The homestead called Damascus (1963); The heart's garden, the garden's heart (1967); New poems (1974); The silver swan (1976). A metà degli anni Cinquanta, con L. Ferlinghetti e A. Ginsberg, contribuì a dar vita alla cosiddetta San Francisco poetry renaissance, divenendo uno dei modelli della beat generation. Traduttore di poesia europea e orientale (One hundred poems from the Japanese, 1955; Poems from the Greek anthology, 1963), redattore della casa editrice New Directions di J. Laughlin, R. fu attivo sin dagli anni Venti anche come pittore. Pubblicò importanti volumi di saggi (Bird in the bush, 1959; Assays, 1961; The elastic retort, 1973) e le autobiografie An autobiographical novel (1966) e Excerpts from a life (1981).

da Inciclopedia Treccani
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Enciclopedia Italiana - V Appendice (1994)
di Cristina Giorcelli

Poeta, traduttore e saggista statunitense, nato a South Bend (Indiana) il 22 dicembre 1905, morto a San Francisco il 6 giugno 1982. Tenace oppositore del materialismo contemporaneo, R. nutrì palingenetiche speranze nelle filosofie orientali e nella poesia. Nella sua visione, mistica e sensuale a un tempo, la poesia costituisce l'atto comunicativo, ''sacramentale'', per eccellenza: in poesia, infatti, il suono, il ritmo, l'attenzione alla calligrafia (quale si rivela nella resa grafica delle traduzioni di R. di poesia cinese e giapponese), la cura tipografica del testo, devono partecipare all'''estasi del senso''. R. praticò e promosse la lettura pubblica di poesia come momento in cui, da un lato, suono e semantica si fondono così da raggiungere la loro pienezza di significato; dall'altro, poeta e pubblico si fondono in profonda comunione di sentire.

La poesia diventa così un atto d'amore o, piuttosto, un atto contemplativo, che partecipa dell'organica consapevolezza universale (evidente l'influsso di R.W. Emerson). La poesia è, dunque, un momento di unione e di dinamica trasformazione tra chi percepisce e la cosa percepita; essa è, però, anche chiarezza e ''purezza'' di percezione, non fantasia o sogno o allucinazione, come per i dadaisti o i surrealisti o gli stessi Beats. Poeticamente, R. si colloca nella tradizione di W. Wordsworth, di W. Whitman, e di W.B. Yeats; ideologicamente, in quella radicale-anarchica, pacifista, libertaria, ecologica alla P. Goddes e alla A. Huxley. Ammirato dai Beats, R. fu sostenitore veemente e appassionato di ogni forma di avanguardia artistica.

Le sue opere più importanti sono: In what hour (1940); The phoenix and the tortoise (1944); The art of wordly wisdom (1949), di carattere cubista e fortemente influenzata dalla poesia di G. Stein; The signature of all things (1950); The dragon and the unicorn (1952), sequenza poetica di speculazioni etiche; Thou shalt not kill, in memoria di D. Thomas (1955); In defense of the earth (1956); The homestead called Damascus (1963), lungo poema di viaggio, di gusto simbolista e di tono filosofico; Natural numbers: new and selected poems (1968), in cui R. cerca di rendere − ancora più tenacemente e felicemente che nelle altre opere − il ritmo e il lessico dell'idioma parlato; The collected shorter poems (1966); The collected longer poems (1968); An autobiographical novel (1966; nuove edd., 1978 e 1991); The heart's garden, the garden's heart (1967); The morning star (1979). Notevoli sono anche i sette volumi di saggi: Bird in the bush: obvious essays (1959); Assays (1961); Classics revisited (1968); With eye and ear (1970); The alternative society: essays from the other world (1970); The elastic retort: essays in literature and ideas (1973); Communalism: from its origins to the twentieth century (1974). Creativamente straordinarie sono le sue traduzioni dalle lingue orientali (One hundred poems from the Chinese, 1956, Love in the turning year, 1970; One hundred more poems from the Japanese, 1976), dal francese, dallo spagnolo e dalle lingue classiche. Molto interessante è la sua corrispondenza con J. Laughlin (Selected letters, a cura di L. Bartlett, 1991).

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: rais - 11 Febbraio 2013, 14:34:03
Mi stupisci sempre di più, veramente una bella bibliografia.
Bravo !!
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 11 Febbraio 2013, 14:43:10
Grazie  ;D
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 11 Febbraio 2013, 14:50:43
CARLO LAZZERINI   filosofo antifascista

7 febbraio 1920 - 02 gennaio 2011

Il toscanaccio se n'è andato a novant'anni, dopo aver insegnato la relatività dell'umana esistenza a centinaia di studenti del liceo classico Carducci, dopo aver partecipato a centinaia di convengi di filosofia e, effettuato ricerche.
Coltissimo, gran fumatore di pipa, raro era vederlo senza una pipa in mano. libero pensatore, antifascista, comunista sì ma sempre indipendente, docente di filosofia, pubblicista, traduttore e studioso di filosofi greci latini e tedeschi, per tre decenni colonna portante del classico bolzanino, tra i fondatori del Centro di cultura dell'Alto Adige, membro del comitato di redazione della rivista Il Cristallo dal 1959, Carlo Lazzerini già a inizio anni Sessanta era stato fra i primi a teorizzare l'importanza di istituire un'ateneo a Bolzano che, necessariamente, sarebbe dovuto essere bilingue. Fu sempre lui a premere affinché i docenti delle scuole superiori altoatesine, seppure amministrati dalla Provincia, rimanessero comunque dipendenti statali per limitare in qualche modo lo strapotere monocratico Svp.  Il professor Lazzerini era nato a Livorno il 7 febbraio 1920. Studente modello, destinato a brillante carriera accademica, era stato ammesso alla scuola Normale di Pisa, dove si era brillantemente laureato in lettere e filosofia nonostante tre anni di guerra combattuti in Grecia e altri due di prigionia nei terribili lager polacchi. L'8 settembre 1943, infatti, lo aveva colto in quel di Corfù. I soldati nazisti, alleati fino al giorno prima, lo catturarono assieme ai compagni e lo deportarono in Polonia a bordo di un treno sigillato. Come i commilitoni Imi - gli Internati militari italiani di cui quasi mai si parla - per due anni venne sballottato da un lager polacco all'altro. Si rifiutò di salvarsi dalla prigionia, tornando in Italia come soldato della Repubblica di Salò. «Non fu eroismo - ha raccontato solo di recente alla figlia Anna - semplicemente, anche chi prima fosse stato fascista, dopo aver visto ciò che avevamo visto nei lager, non avrebbe potuto accettare». Alla fine della guerra, 39 chili di peso e la tubercolosi, Carlo arrivò per curarsi al sanatorio di Merano. Rimasto affascinato dalla bellezza dell'Alto Adige, decise di rimanerci a vita. Vinta la cattedra liceale, insegnò per qualche anno, anche a Bressanone; poi, dal 1958 al 1990, insegnò storia e filosofia al Carducci. Se n'andò in pensione, di gran lunga fuori tempo massimo, a 70 anni suonati. Amatissimo dagli studenti - che affettuosamente lo chiamavano il vecchio, intendendo il vecchio saggio - era capace di perdere un'ora di lezione per spiegare un teorema di matematica o una legge fisica a chi, l'ora successiva, avrebbe dovuto sostenere una interrogazione o un compito in classe di una materia non di sua competenza. La sua onniscienza era talmente vasta da aver alimentato leggende sul numero delle sue lauree. Mito consolidatosi quando, un pomeriggio, venne scovato in biblioteca: avendo terminato i libri, aveva iniziato a leggere sistematicamente l'enciclopedia.

Tratto da un articolo di Davide Pasquali  ( giornale AltoAdige )

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 11 Febbraio 2013, 15:39:34
WOLFANG PAULI

Wolfgang Ernst Pauli (Vienna, 25 aprile 1900 – Zurigo, 15 dicembre 1958)
.....................è stato un fisico austriaco.
 

Fu fra i padri fondatori della meccanica quantistica. Suo è il principio di esclusione, per il quale vinse il Premio Nobel, secondo il quale due elettroni in un atomo non possono avere tutti i numeri quantici uguali.

Pauli nacque nel quartiere viennese di Döbling da Berta Camilla Schütz e Wolfgang Joseph Pauli; il padre, di origine ebraica, aveva cambiato cognome nel 1898 da Pascheles a Pauli poco prima di convertirsi al cattolicesimo e sposarsi. Il secondo nome di Pauli, Ernst, gli fu dato in onore del suo padrino di battesimo Ernst Mach.
 
Studiò presso il Döblinger Gymnasium di Vienna, dove si laureò nel 1918. Dopo appena due mesi, pubblicò il suo primo articolo sulla Teoria della relatività generale di Albert Einstein. Nel luglio del 1921 conseguì, sotto la guida di Arnold Sommerfeld, presso l'Università Ludwig-Maximilian di Monaco, il dottorato in fisica.
 
Sommerfeld chiese a Pauli di realizzare un articolo sulla relatività per la Encyklopaedie der mathematischen Wissenschaften, un'opera enciclopedica ideata da Felix Klein che avrebbe dovuto raccogliere articoli descrittivi dedicati alla matematica e alla fisica teorica. Due mesi dopo aver ricevuto il suo dottorato, Pauli completò l'articolo, di 237 pagine, ottenendo gli elogi di Einstein: pubblicato come monografia, esso è ancora oggi uno dei riferimenti base sull'argomento.
 
Passò un anno all'Università di Göttingen come assistente di Max Born, e l'anno seguente andò all'Istituto Niels Bohr di Fisica Teorica a Copenaghen. Dal 1924 al 1928 fu docente all'Università di Amburgo, dove contribuì ad elaborare i fondamenti della meccanica quantistica. In particolare formulò il Principio di esclusione che porta il suo nome e la teoria non-relativistica sullo spin.
 
Nel 1928, venne nominato professore di Fisica Teorica all'Istituto Federale di Tecnologia di Zurigo, in Svizzera. Nel maggio 1929, Pauli abbandona la Chiesa Cattolica Romana e in dicembre sposa Käthe Margarethe Deppner, dalla quale divorzia nel 1930, dopo poco meno di un anno.
 
Dal 1930 al 1937 partecipò ai principali congressi di Fisica in Russia, negli Stati Uniti e in Italia (dove incontrò Fermi). Nel 1934, sposa Franciska Bertram, alla quale resterà legato fino alla morte.
 
L'annessione dell'Austria da parte della Germania, avvenuta nel 1938, fa di lui un cittadino tedesco. A causa dello scoppio della Seconda guerra mondiale, Pauli, nel 1940, emigra negli Stati Uniti, dove diventa professore di Fisica Teorica a Princeton. Con la fine delle ostilità, rientra in Europa, a Zurigo.
 
Quindi nel 1945 ricevette il Premio Nobel per la fisica per la scoperta del Principio di esclusione.
Morì il 15 dicembre 1958 a Zurigo per un cancro al pancreas.

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 11 Febbraio 2013, 15:41:28
Wolfgang Pauli: La Resurrezione dello Spirito nel Mondo

Il dialogo tra la religione e la scienza avviene non solo come dibattito aperto tra due discipline. Wolfgang Pauli, uno dei più importanti fisici del ventesimo secolo.
Pauli nacque nel 1900 a Vienna e pubblicò il suo primo scritto scientifico due mesi dalla fine della scuola superiore. A vent'anni aveva scritto un articolo di 200 pagine sulla teoria della relatività che fu elogiato da Einstein con le seguenti parole, “nessuno che studiasse questo lavoro maturo e magnificamente concepito potrebbe credere che l'autore sia un uomo di 21 anni (sic).
Ci si chiede cosa dovremmo ammirare di più … la comprensione psicologica dello sviluppo delle idee, la sicurezza della deduzione matematica, la profonda visione fisica, la capacità di presentazione.” Le conversazioni di Pauli con Heisenberg spianarono la strada per la teoria quantistica e, ad alcuni mesi dalla scoperta di Heisenberg, Pauli aveva applicato la nuova teoria per calcolare lo spettro dell'atomo di idrogeno. Le sue successive discussioni con Bohr aiutarono a formulare l'interpretazione di quella teoria. Il suo famoso Principio di Esclusione spiega perché c'è struttura nell'universo. Elettroni, protoni ed altre particelle chiamate fermioni sono governate da un principio di asimmetria, che significa che non possono essere tutti nello stesso stato quantistico.
Questa restrizione dà inizio alla differenziazione del mondo materiale in uno di vari elementi chimici. Dall'altra parte, le particelle bosone sono governate dal principio della simmetria che permette loro di aggregarsi in un singolo stato coerente, com'è il caso dei laser, dei superconduttori e dei superfluidi.
La visione di Pauli dell'importantissima simmetria in natura lo portò anche a predire il neutrino, venticinque anni prima che fosse scoperto sperimentalmente. Da parte sua, Max Born, credette che Pauli fosse uno scienziato più grande di Einstein. Però il nome di Pauli non è mai stato molto conosciuto al pubblico in generale come gli altri giganti della scienza degli ultimi trecento anni. Il motivo è che Pauli preferì lavorare dietro le quinte proponendo nuove idee e fornendo commenti critici in conversazioni, lezioni e lettere. Nella sua personalità Pauli fu un po' un paradosso. Mentre alcuni si riferirono a Pauli come “la coscienza della fisica” altri lo soprannominarono “il tremendo Pauli” e “la frusta di Dio” a causa dei suoi commenti brutali e severi durante i seminari. Riferendosi ad un articolo di un collega, ad esempio, disse, “Questo non è corretto. E non è nemmeno sbagliato. Pauli era molto attaccato a sua madre che si suicidò nel 1927 quando scoperse che suo marito aveva una relazione. Da questo punto in avanti la vita di Pauli cadde a pezzi.
Il suo matrimonio con una cantante di nightclub durò solo alcune settimane. Iniziò a bere sempre più e divenne aggressivo nei bar al punto di essere buttato fuori. Finalmente a trent'anni consultò Carl Jung che lo trovò “un individuo estremamente unidirezionale il cui inconscio era divenuto turbato ed attivato; così si proiettava su altri uomini che gli apparivano come suoi nemici … divenne molto solitario … iniziò a bere … litigare … fu picchiato”.
Nella tipologia junghiana, Pauli era il tipo di pensatore la cui funzione dei sentimenti era stata così repressa e non riconosciuta che ora minacciava di esplodere e di travolgerlo. Jung trovò Pauli così “stracolmo di materiale arcaico” che, non volendo influenzare o “contaminare” questo materiale in alcun modo, lo indicò ad un collega, Erna Rosenbaum, per l'analisi dei sogni. La Rosembaum si era appena laureata perciò Jung sapeva che non avrebbe “interferito” col suo paziente. Ed invero durante i cinque mesi di analisi Pauli riportò centinaia di sogni eccezionali. Aveva aperto un dialogo con i più profondi livelli della sua mente inconscia e, a sua volta, aveva iniziato ad insegnargli. L'incontro di Pauli con l'inconscio culminò in una visione di una tale sublime armonia - l'Orologio del Mondo - che produsse qualcosa di simile ad una conversione religiosa nel fisico. Questo sogno espresse la misteriosa armonia del cosmo e nel suo simbolismo unì due mondi - rappresentati da dischi rotanti.
Questo tema di unificazione di due mondi sarebbe ricorso ripetutamente durante la vita da sveglio ed onirica di Pauli. Grazie a questi messaggi dall'inconscio Pauli iniziò ad avere intuizioni sulla sua stessa natura ed avvertì il pericolo della sua personalità nell'oscillare da un estremo all'altro. Si rese conto che era stato freddo, cinico, ateo ed intellettuale. Poteva oscillare, scrisse, dal delinquente e criminale all'eremita non intellettuale che aveva manifestazioni d'estasi e visioni. Verso il 1935 Pauli sognò che Einstein venne da lui e gli disse che la teoria quantistica era unidimensionale ma che la realtà era bidimensionale. Pauli doveva accettare una nuova dimensione della realtà ed egli credette che la dimensione mancante fosse l'inconscio ed i suoi archetipi. Jung aveva proposto gli archetipi come princìpi strutturali della mente inconscia ma Pauli ora affermava che essi erano anche i princìpi sottostanti per le strutture ed i processi nel mondo fisico. A questo proposito intraprese un programma di ricerca per sviluppare quello che definì un “linguaggio neutro”, uno che si fosse applicato ugualmente bene alla fisica come alla psicologia.
Collaborò con Jung sul lavoro di quest'ultimo sulla sincronicità (il “principio di connessione acasuale” di Jung o la “connessione significativa). Indipendentemente iniziò a studiare il modo in cui l'archetipo della Trinità aveva influenzato Keplero nella sua formulazione delle leggi del movimento planetario. Ma Pauli stava ora facendo altri sogni in cui una “donna esotica” gli andava a far visita. Pauli credeva che lei fosse la sua anima. Iniziò a capire che la questione più importante era “la mancanza dell'anima nella moderna concezione scientifica del mondo”. Lo “spirito della materia”, credeva, era stato negato per 300 anni ed ora stava lottando per la resurrezione. Era guidato da una visione del ritorno dell'anima nel mondo. Mentre aveva parlato con pochissime persone del suo nuovo lavoro, una volta disse al suo assistente, H.B.G. Casimir, “Credo di sapere cosa succederà. Lo so esattamente. Ma non lo dico agli altri. Perciò sto facendo piuttosto teoria a cinque dimensioni della relatività benché non ci creda veramente. Ma so cosa succederà. Forse te lo dirò qualche altra volta.”
Contemporaneamente al suo lavoro sulla psiche, Pauli continuò a lottare con i princìpi della simmetria e dell'asimmetria in fisica che, nelle sue numerose conversazioni con Heisenberg, egli definì come un tentativo di riconciliare “Cristo e il Demonio”. Se seguiamo l'ingiunzione di Carl Jung che l'alchimia non era tanto primitiva sperimentazione chimica ma un movimento psicologico verso la completezza, in cui i processi interni della psiche sono proiettati esternamente sulla materia, allora l'opera di Pauli in fisica è tutt'uno col suo tentativo di ottenere un matrimonio mistico tra la materia e lo spirito. Secondo Jung, il sogno di Pauli dell'Orologio del Mondo aveva prodotto qualcosa di simile ad una conversione religiosa ed un cambiamento radicale nella vita di Pauli.
Ciò nonostante nella sua mezza età iniziò a diventare depresso. All'età di 47 anni ebbe il primo di una serie di sogni preoccupanti in cui un “persiano” lo andava a trovare. Nella prima occasione lo straniero arrivò portando delle lettere. Voleva entrare nell'università di Pauli e studiare ma non gli era concesso. Quando iniziò a parlare a Pauli con voce acuta Pauli gli chiese se fosse la sua ombra. “No,” disse lo straniero, “tu sei la mia ombra”. Pauli gli chiese se voleva studiare fisica. Il visitatore disse che non riusciva a comprendere il linguaggio di Pauli e Pauli non avrebbe compreso la fisica nel suo linguaggio. Ma avrebbe aiutato Pauli portandogli una sedia perché non c'era una sedia nello studio di Pauli. Pauli avrebbe dovuto lasciar andare le sue illusioni. “Ha molte donne ma ce ne può essere soltanto una.” Ripensando al sogno Pauli si rese conto che il suo tentativo di un matrimonio mistico era stato troppo accademico.
Malgrado le sue intuizioni psicologiche egli stesso rimase scollegato dalla realtà - il suo ufficio non aveva neppure una sedia. Nonostante questa visione di unificazione continuò a vivere in un mondo dove c'era una chiara divisione tra spirito e materia. Il messaggio del persiano era chiaro, il linguaggio neutrale di Pauli non sarebbe mai stato sufficiente per colmare quel divario. Pauli si rese conto che l'elemento fondamentale nel nostro mondo moderno è la mancanza d'anima nella concezione scientifica del mondo, però ora gli si dice di essere fedele soltanto ad una donna - la sua stessa anima. I sogni di Pauli continuarono a metterlo in guardia. Due anni dopo sognò che era nel dipartimento di fisica di un alto edificio. Lesse un annuncio che ci sarebbe stata una lezione di cucina fatta dal Professor Pauli. Improvvisamente scoppiò un incendio nell'edificio. Pauli riuscì a fuggire e trovò un taxi all'entrata. Il conducente era lo “straniero” che disse “Ti porterò dove appartieni”. Di nuovo Pauli era stato avvisato che aveva perso contatto con la realtà. La cucina lo avrebbe portato alla materia grezza della vita, alla trasformazione alchemica. Credette che lo straniero fosse Ermes o Mercurio che lo tentava ad entrare nel mondo dei sensi. Se Pauli non riuscì a fare questo passo nella sua vita come avrebbe mai potuto trasformare la visione scientifica per includerne l'anima? In una lettera a Jung scrisse che l'elemento mancante era Eros; solo l'amore avrebbe saputo colmare il divario tra la fisica, lo spirito e la psicologia.
Sempre più Pauli si sentì diviso nella sua vita. I suoi sogni avevano mostrato la direzione in cui avrebbe dovuto muoversi, però gli mancava il coraggio di cambiare. Iniziò a far visita all'assistente di Jung, Maria von Franz, e formò una relazione che ebbe un profondo significato spirituale per lui. Perseverò nell'analisi dei suoi sogni però, secondo von Franz, “non voleva arrendersi alle richieste dell'inconscio e soffrirne le conseguenze.” Nella scienza il calore è la chiave di trasformazione. Come metafora si applica ugualmente all'alchimia come pure alla psicoterapia. I processi entro una storta alchemica sono rispecchiati da quelli dell'incontro terapeutico. Solo il calore, che sale con l'amore, scongelerà “gli incidenti ghiacciati della vita” come dice la junghiana Beverly Zabriski. Attraverso questo dialogo con l'inconscio e le sue proiezioni nel mondo della fisica, come pure i suoi tentativi di riconciliare materia e spirito nel mondo, Pauli stesso stava facendo lavoro alchemico. Però l'oro alchemico non apparì mai. Eros era sempre stato assente dalla sua vita. Verso la fine della sua vita al fisico fu concesso un sogno finale. Una donna gli insegnerà a suonare il pianoforte. Lei prende un anello dal suo dito e lo dà a lui. Gli dice che quest'anello unirà i due mondi perché è l'anello della sua scuola di matematica. È “l'anello di i.” Il significato di quest'anello è che in matematica “i” sta per quelli che sono conosciuti come numeri immaginari. Assieme ai numeri reali essi creano un piano bidimensionale.
Ancora il simbolismo ritornava al sogno trasformatore di Pauli dell'Orologio del Mondo, un congegno che univa due mondi nell'armonia più sublime. Ma le figure nei suoi sogni stavano diventando arrabbiate ed iniziarono a perseguitarlo. Aveva perso il suo orientamento ed alla fine abbandonò il suo sogno di unificare il mondo interno e quello esterno. Per qualche tempo continuò con la fisica e con il suo tentativo di riconciliare “Cristo e il Diavolo”. Durante il Natale del 1957, scrisse ad Heisenberg, “Se solo i due divini contendenti - Cristo e il Diavolo - potessero riconoscere che sono diventati molto più simmetrici!” Poco tempo dopo Pauli si recò negli Stati Uniti per spiegare la sua nuova teoria.
Da là Heisenberg ricevette una brusca lettera che gli diceva che lui, Pauli, ritirava il suo lavoro. Alcuni mesi dopo Pauli si ammalò e, a seguito di un'operazione, morì di cancro. Pauli stesso poteva credere che la sua vita era finita in fallimento - il fallimento di unire “Cristo e il Demonio” entro la sua teoria del campo unificato della fisica ed il fallimento di effettuare un'unione di materia e spirito entro il mondo della fisica. Ciò nonostante la validità del suo sogno vive ancora. L'esempio di Pauli è salutare. Ci dice che questo desiderio di un matrimonio tra la materia e lo spirito, la scienza e la religione, rimane unilaterale quando è fatto solo a livello astratto o intellettuale. Eros deve entrare, non si deve solo cercare l'unità all'esterno, nel mondo delle idee, ma all'interno nella propria vita. Quest'ultima, questa ricerca per la completezza interiore, può essere un processo infinito. A dire il vero, il processo stesso potrebbe essere più significativo di qualche fantasia di uno scopo finale.
Questo mi porta ad una considerazione finale, che, spero stimolerà il dibattito. È che la religione in …. che, io credo la scienza (com'è praticata al momento), e la religione si separino, o almeno rivelino un atteggiamento diverso verso la conoscenza e la certezza. La religione tollera il mistero, il vivere con l'incertezza e l'accettazione del dubbio. I filosofi lavorano in una lunga tradizione, rivedendo ed illuminando eterni problemi di verità, morale e comportamento. Scrittori, artisti e compositori aggiungono continuamente, consolidano o trasformano le loro stesse tradizioni. La scienza però, particolarmente la fisica teorica della seconda metà del ventesimo secolo, ha costantemente cercato una chiusura. Vuole raggiungere il livello più fondamentale, l'equazione suprema, la particella “Dio”.
La fisica ha creato questo scopo finale per se stessa e crede che sia un fine raggiungibile. L'incapacità di raggiungere una tale ipotetica meta può perciò essere facilmente vista come un fallimento personale. È vero che il livello o la spiegazione suprema possono effettivamente esistere. Allo stesso modo possono non esistere. È del tutto possibile che, in un certo senso, la fisica possa continuare a dialogare con la natura nell'immediato futuro. È possibile che sia stato a questo livello che Pauli ha confuso il suo fallimento di unificare la simmetria (Cristo e il Demonio) in fisica con l'apertura della sua ricerca per la completezza della materia e dello spirito e con la natura interiore della sua stessa ricerca interiore. Io credo che la vita di Pauli ci insegni che il dialogo tra la scienza e la religione deve anche continuare nella vita di ciascun individuo che si impegni nel dibattito. A questo proposito mi ricordo di una storia che Carl Jung spesso raccontava.
Si tratta della storia di un uomo della pioggia che fu invitato in un villaggio che aveva avuto un lungo periodo di siccità. Dopo essere entrato nel villaggio il vecchio andò in una capanna dove restò per qualche tempo. Finalmente le piogge iniziarono e gli abitanti del villaggio chiesero all'uomo come aveva fatto la pioggia. “Io non ho fatto la pioggia,” fu la sua risposta.
“Quando sono entrato nel villaggio l'ho trovato in grande disarmonia, così i processi della natura non operavano nel modo che avrebbero dovuto. Questo ha prodotto disarmonia anche in me. Perciò sono andato dentro alla capanna per ricompormi finché la mia armonia interna fu ritornata e l'equilibrio ristabilito. Poi iniziò a piovere.”

Tratto da Scienza e Conoscenza .....
....articolo di F. David Peat - 03/05/2006
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 11 Febbraio 2013, 16:13:27
Sveinbjörn Beinteinsson (Dragháls, 4 aprile 1924 – Dragháls, 24 dicembre 1993)
......è stato un religioso e scrittore islandese, promulgatore della riscoperta della religione

Figlio del fattore Beinteinn Einarsson e di Helga Pétursdóttir, Sveinbjörn fu egli stesso agricoltore per tutta la vita nella tenuta agricola di famiglia a Dragháls presso Borgarfjörður. Qui egli innalzò una statua di Thor alta oltre due metri.
 
Nel 1965 sposò Svanfríður Hagvaag (da cui divorziò anni dopo) e da questo matrimonio nacquero due figli.
 
Morì il 24 dicembre 1993 a causa di un attacco cardiaco.

Nell'inverno tra il 1971 e il 1972 organizzò la prima formazione di Ásatrúar islandesi (circa 12 persone), che nel corso del 1972 prese il nome di Íslenska Ásatrúarfélagið ("Associazione islandese per la fede negli dèi"), l'organizzazione per la fede ancestrale islandese, della quale è stato il góði (letteralmente "invocatore") principale fino alla sua morte. L'organizzazione scelse il termine Ásatrú quale definizione per la propria religione per evitare l’utilizzo dei termini "pagani" o heathens in quanto si tratta di definizioni che possono racchiudere una moltitudine di significati.
 
La nuova organizzazione religiosa nacque in netta antitesi con la diffusione di diverse sette di stampo cristiano nell’isola e pose tra i suoi riferimenti principali l’eredità spirituale degli antichi islandesi sopravvissuta nel sostrato popolare e contadino.
 
Dopo un'accesa battaglia legale, l'organizzazione ottenne nello stesso anno il riconoscimento giuridico e Beinteinsson fu nominato Allherjarsgóði ("invocatore di tutto il popolo"), di fatto il capo della nuova comunità religiosa islandese che in quel momento aveva raggiunto la quarantina di affiliati in tutta l'Islanda.
Parallelamente al suo impegno religioso, Sveinbjörn coltivò l'attività di scrittore e poeta: si distinse nella raccolta e nella creazione di rímur ("rime", cioè poemi epici scritti nella forma definita rímnahættir, "metrica rímur"). Nel 1945 pubblicò il primo libro dei rimur intitolato Gömlu lögin. Sveinbjörn fu anche kvæðamaður ("poeta cantore").
 
Sveinbjörn Beinteinsson è stato inoltre una figura chiave nella protesta contro l'installazione di armi nucleari della NATO in Islanda.

Opere :
Gömlu lögin (Libro dei rimur) (1945).
 Bragfræði og Háttatal (Libro e nastro contenenti raccolta di rimur e carmi eddici) (1953).
 AllsherjargodinnReiðljoð (strofe rimur create da Beinteinsson stesso) (1957).
 Heiðin, libro di poesie (1984.
 Bragskogar (1989).
 biografia di Sveinbjörn Beinteinsson (1992).

da Wikipedia

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 11 Febbraio 2013, 16:32:07
Theodorus "Dorus Rijkers"
(28 gen 1847 - 19 aprile 1928)
..... è stato un famoso capitano di salvataggio olandese ed, eroe popolare,  famoso per il suo salvataggio in mare di 487 vittime di naufragi su un totale di 38 operazioni di soccorso, - almeno il 25 prima di entrare nella scialuppa di salvataggio -

Dorus deve il suo soprannome "nonno" (olandese: Opa) quando era ancora giovane: aveva sposato Neeltje Huisman, vedova di un pescatore che aveva già 6 figli. Poco dopo il matrimonio, la più grande delle figlie Neeltje ebbe un figlio, e così a soli 23 anni divenne noto come Dorus Opa a Den Helder dove ha vissuto. Anche se il soprannome era stato dato come uno scherzo, Dorus in realtà aveva un l'aspetto di un nonno,
ma molto probabilmente egli recitava la parte per motivi ignoti,  Dorus guadagnò la maggior parte della sua fama a causa del suo servizio alla en Noord-Zuid-Hollandsche Redding Maatschappij (NZHRM), uno dei delle principali società olandese di salvataggio. Il NZHRM sarebbe poi diventato il Koninklijke Nederlandse Maatschappij Redding (KNRM).
 
Tuttavia i suoi salvataggi in carriera iniziano nel 1872 prima di entrare al NZHRM, mentre era capitano della sua barca. In mare, salvaò tutti i 25 membri dell'equipaggio di una barca Australiana che, stavano annegando in mare. A causa di questo evento, Dorus guadagnato una reputazione come soccorritore che, ha preceduto la sua adesione al NZHRM come volontario. Sulla base della sua reputazione, gli fu concessa la posizione del timoniere al momento dell'adesione NZHRM senza dover dimostrare le sue qualifiche. Il suo rango, di diritto a, timoniere lo condusse a comandare, immediatamente. Ebbe così una propria barca ed ecquipaggio.
 
Dorus aderì al NZHRM come volontario, lavorò tante ore che gli precluse di prendere un altro lavoro ben retribuito. Dorus e tutti i suoi membri d'equipaggio ha ricevuto una somma per ogni prova e ogni servizio.
 
Durante il suo quasi 30 anni di servizio con il NZHRM, Dorus salvò centinaia di persone da annegamento certo in mare, diventando leggendario molto prima del suo pensionamento. Nelle acque dove ha servito, ha salvato un gran numero di persone con tale efficacia che le statistiche di sopravvivenza aumentarono drammaticamente. Alla fine della sua carriera, anche se rimase attivo, il suo ruolo è diventò più di natura simbolica, egli divenne il primo luogo conosciuto con il suo soprannome.

Nel 1911, Dorus andò pensione all'età di 64 anni, ricevette solo una pensione minima.
Lottò per far quadrare il bilancio famigliare, faticava ad arrivare a fine mese a tal punto che arrivò a mangiare solo cibi semplici ed essenziali e, di vivere per lo più all'aperto.
Durante un'intervista 1922 Ottobre con il Dr. LA Rademaker, direttore del quotidiano dell'Aia 'Het Vaderland', Dorus si lamentò della sua situazione. Egli affermò che era stato costretto a vendere la medaglia d'oro d'onore per comprarsi una bicicletta e il cibo per arrivare a fine mese. Il Helden der Zee Fonds 'Dorus Rijkers' (Dorus Rijkers Fondo per gli Eroi del Mare) fu creato dopo che si scoprì questa situazione di Dorus, e quella di altre vite in pensione.

Nel mese di aprile 1928, Rijkers Dorus morì all'età di 81 anni.
Visse una vita semplice, pura e vera, onesta e dura, ed una vita ricca di veri successi umani.
Fù organizzato un funerale così grande che, sembrava un funerale di stato per dimensioni e stile e, adesioni di persone provenienti da ogni ramo sociale, amici e partenti e colleghi, stimato ed amato da tutti, come uomo e professionista. C'era la musica, una grande parata, migliaia di persone che venivano a rendere l'ultimo omaggio tra cui un gran numero di ufficiali della marina, anche alti funzionari del governo rango, tra i quali rappresentanti del Ministero della Marina.
La grandezza del suo funerale dimostrò la grande stima pubblica in cui  visse Dorus, al momento dell'ultimo comiato. Rijkers Dorus era diventato un eroe nazionale ed è stato di gran lunga il più popolare olandese di quegli anni (secondo un sondaggio che ha esaminato molte persone nei Paesi Bassi nel corso del 1920).

Vi è una enorme statua eretta in suo onore, eretta nel 1935. Questa statua è in realtà eretta in onore di tutti i soccorritori e, in onore e memoria dei caduti in mare. Infatti, vi è una statua di Dorus separata, più piccola, eretta nel 1939, ed una imbarcazione di salvataggio del KNRM,  porta ancora il suo nome con orgoglio. Dorus è generalmente riconosciuto come uno dei più grandi soccorritori di tutti i tempi.

tratto e tradotto da Wikipedia

MI SCUSO PER LA TRADUZIONE IN ITALIANO APPROSSIMATIVA

seguono immagini


Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 12 Febbraio 2013, 10:11:17
ALFRED LOTHAR WEGENER

Alfred Lothar Wegener (Berlino, 1º novembre 1880 – Groenlandia, 3 novembre 1930)
........ è stato un geologo, meteorologo ed esploratore tedesco.
 
È ricordato soprattutto per aver formulato, nel 1912, la teoria della deriva dei continenti, da cui derivò la teoria della tettonica a placche. Divenne famoso per il suo lavoro come meteorologo e come pioniere della ricerca polare.

Wegener nacque a Berlino nel 1880; egli era il più piccolo di cinque figli, di un Pastore protestante. Il padre, Richard Wegener era teologo ed insegnava lingue antiche al Ginnasio Grauen Kloster di Berlino. L'amore per la natura fu ispirato dal trasferimento definitivo della famiglia Wegener nella dimora estiva di Zechlinerhütte, vicino a Rheinsberg, avvenuto nel 1886 (nella casa ora si trovano un punto di informazione turistica ed un sito memoriale dedicato ad Alfred Wegener). Frequentò il Köllnische Gymnasium sulla Wallstraße - come ricorda una targa ivi affissa - dove fu il migliore della sua classe. Dopo di che egli studiò, dal 1900 al 1904, fisica, meteorologia e astronomia presso le Università di Berlino, Heidelberg e Innsbruck. Durante i suoi studi, dal 1902 al 1903, fu anche assistente presso l'Osservatorio astronomico Urania di Berlino.
Conseguì la laurea in astronomia all'Università di Berlino nel 1905, tuttavia era più interessato alla meteorologia e alla fisica. La sua opinione era che un astronomo non avesse molto da ricercare, ed era costretto a lavorare in un osservatorio senza potersi spostare molto.
Nel 1905 iniziò a lavorare presso l'Osservatorio Meteorologico Lindenberg a Beeskow.
Lavorò all'Osservatorio assieme al fratello Kurt, due anni più vecchio di lui, sviluppando il proprio interesse per la meteorologia e lo studio per l'esplorazione dei Poli.
 
Dal 5 al 7 aprile 1906 i fratelli Wegener fissarono un nuovo record di 52 ore ininterrotte di volo di palloni ad aria usati per l'osservazione meteorologica.

Primo viaggio in Groenlandia e gli anni di Magdeburgo :Wegener in Groenlandia nell'inverno 1912-1913 :
Nel 1906 Wegener partecipò alla prima delle sue tre spedizioni esplorative in Groenlandia.
Egli considerò questa come la decisione più importante della sua vita !
Lo scopo della spedizione, guidata dal danese Ludvig Mylius-Erichsen, era di esplorare l'ultimo tratto della costa nordorientale della Groenlandia. Wegener costruì la prima stazione di osservazione meteorologica in Groenlandia presso Danmarks Havn, dove installò misuratori aerei e palloni aerostatici per l'osservazione meteorologica del clima artico. Fece anche la sua prima conoscenza con la morte nell'artico: durante un viaggio di esplorazione con una slitta, il capo della spedizione e due altri membri della stessa morirono.
Al suo ritorno nel 1908, e fino all'inizio della prima guerra mondiale, Wegener fu docente di meteorologia, astronomia pratica e fisica cosmica a Magdeburgo. Dal 1909 al 1910 egli lavorò al suo libro Termodinamica dell'Atmosfera, per il quale usò anche numerosi risultati ottenuti dalla sua spedizione in Groenlandia.
Gli studenti e i colleghi di Wegener a Magdeburgo stimavano particolarmente il suo talento; riusciva a rendere semplici le questioni complesse e spiegava con chiarezza i risultati delle nuove scoperte. Questi anni segnarono il periodo più creativo di Wegener: il 6 novembre del 1912 egli presentò le sue prime ipotesi sulla deriva dei continenti. Fu in questi anni che conobbe Else Köppen, che divenne sua moglie nel 1913.

Secondo viaggio in Groenlandia :
Prima del matrimonio Wegener partecipò ad una seconda spedizione in Groenlandia. Dopo una sosta intermedia in Islanda, dove furono comperati e testati i pony da carico, la spedizione raggiunse nuovamente Danmarks Havn.
Prima di iniziare ad addentrarsi all'interno della zona da esplorare, la spedizione fu quasi annullata a causa degli esiti infausti di un tentativo di scalata di un ghiacciaio. Cadendo nella crepa del ghiacciaio, il capo della spedizione - il danese Johan Peter Koch - si ruppe un arto, e fu costretto a rimanere fermo per mesi al campo base. Tuttavia la spedizione riuscì a proseguire, nonostante i rischi di assideramento del campo base, passando alla storia come la più lunga traversata a piedi della calotta polare. I partecipanti alla spedizione poterono raccogliere diversi carotaggi da un ghiacciaio in movimento e fecero molte osservazioni meteorologiche.
Nel 1913 Wegener prese il posto del suocero come direttore del dipartimento di ricerche meteorologiche dell'Osservatorio marino di Amburgo, e dal 1924 insegnò meteorologia e geofisica all'Università di Graz, in Austria.

Nella sua terza missione in Groenlandia, nel 1930, Wegener morì, forse per attacco cardiaco.

La Deriva Dei Continenti :
Wegener viene ricordato soprattutto per aver elaborato la teoria della deriva dei continenti.
Iniziò a lavorare a quest'idea nel 1910.
Nel libro La formazione dei continenti e degli oceani, Wegener ricorda che la teoria si sviluppò a partire dall'osservazione della straordinaria concordanza delle coste dei continenti affacciati attorno all'Oceano Atlantico.
Nel 1911 Wegener venne a conoscenza delle nuove teorie che stavano emergendo dallo studio dei fossili, in particolare quella di un antico collegamento fra Brasile e Africa, e quella di Roberto Mantovani che ipotizzava una deriva dei continenti per dilatazione del pianeta. L'anno successivo Wegener annunciò la teoria della deriva dei continenti in una conferenza della Società Geologica di Francoforte sul Meno dal titolo La formazione dei continenti e la geofisica, a cui seguì una seconda conferenza dal titolo "Gli spostamenti orizzontali dei continenti", tenuta presso la Società per il Progresso delle Scienze naturali di Magdeburgo.
La teoria della deriva dei continenti tuttavia non fu accettata dalla comunità scientifica nel corso della vita di Wegener, perché non riusciva a spiegare né come si muovessero i continenti, né il perché. Le sue teorie cercavano la causa di questi movimenti in forze esogene, come la rotazione terrestre e l'attrazione gravitazionale, tuttavia proprio per queste teorie di bassa scientificità ed efficacia non trovò una grande approvazione nel mondo scientifico. Solo alla metà del Novecento grazie alle esplorazioni dei fondali oceanici, si trovarono le spiegazioni che mancavano, che vennero individuate nelle dorsali medio-oceaniche.

Da Wikipedia

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 12 Febbraio 2013, 10:46:41
RODOLFO VALENTINO

Rodolfo Valentino, o Rudolph Valentino, nome d'arte di Rodolfo Alfonso Raffaello Pierre Filibert Guglielmi di Valentina D'Antonguella
     (Castellaneta, 6 maggio 1895 – New York, 23 agosto 1926),

............è stato un attore e ballerino italiano del cinema muto.
 
Fu uno dei più grandi divi cinematografici della sua epoca, noto anche per esser stato il sex symbol di quegli anni, tanto che gli fu affibbiato il soprannome di "Latin Lover" . Il suo stile recitativo fu ammirato da altri grandi, tra cui lo stesso Charlie Chaplin.

« La morte di Valentino è una delle più grandi tragedie che abbia mai colpito il mondo cinematografico. Come attore egli possedeva arte e distinzione. Come amico, riscuoteva affetto e ammirazione. Noi che apparteniamo all'arte cinematografica, con la sua morte perdiamo un carissimo amico ed un compagno di grande valore. »
(Charlie Chaplin)

Secondo di tre figli (Alberto e Maria erano i suoi fratelli), era nato a Castellaneta, in provincia di Taranto, da padre italiano, Giovanni Guglielmi di Valentina D'Antonguella, un veterinario ex capitano di cavalleria originario di Martina Franca appassionato d'araldica (i suoi studi lo convinsero d'essere imparentato a certi nobili papalini e decise, di conseguenza, di aggiungere al proprio cognome il titolo "di Valentina D'Antonguella"), e da madre francese, Marie Gabrielle Bardin, dama di compagnia della marchesa del posto. La madre nata in Francia, da genitori nobili di origine piemontese al servizio dei Savoia, poi, per lavoro, trasferitisi in Francia. Il cognome italiano della madre non è altro che Bardini, poi francesizzato per motivi pratici e di costume.A Castellaneta frequentò le classi elementari per proseguire gli studi dapprima (1904) a Taranto, dove si trasferì con la sua famiglia, in un appartamento sito in via Massari 16 sul lungomare e poi (1906) a Perugia, anche in seguito alla difficile situazione che si ebbe dopo la prematura morte del padre, presso l'O.N.A.O.S.I. (Opera Nazionale Assistenza Orfani Sanitari Italiani), dove rimase tre anni. Il caso vuole che in collegio fu ricordato come bruttarello e fu spesso preso in giro per l'accentuata forma a punta delle sue orecchie. Dal collegio fu radiato a causa della sua indisciplina. Nel 1909 tentò di entrare nell'Accademia della Marina a Venezia, ma fu scartato per problemi fisici e di vista. Si diplomò a Genova in agraria, nell'istituto Bernardo Marsano di Sant'Ilario ed infine tornò a Taranto.
Dopo qualche mese a Taranto partì in vacanza per Parigi. Qui si diede alla vita frivola, ben presto rimase senza denaro e fu costretto a chiedere alla famiglia del denaro per poter tornare a casa. Questa esperienza non fu poi così negativa, poiché affinò le sue doti di ballerino. Ritornato a Taranto decise di partire per l'America per avverare il suo sogno. Ad aumentare il fascino dell'America su Rodolfo contribuirono anche i racconti dei successi del musicista tarantino Domenico Savino che anni addietro, era partito per l'America. I Guglielmi conoscevano bene la famiglia Savino e la sorella di Domenico talvolta raccontava a Rodolfo della fama del fratello.
Nel 1913 si imbarcò sul mercantile Cleveland e raggiunse New York il 23 dicembre dello stesso anno. Nuovamente Rodolfo rimase in breve tempo "al verde" e quindi iniziò ad intraprendere mestieri di fortuna come il cameriere e il giardiniere. Grazie all'amico Domenico Savino, che gli regalò un tight, si presentò al Night-Club Maxim dove riuscì a fare una buona impressione e venne immediatamente assunto come Taxi-dancer. Con le mance cospicue ricevute dalle signore riuscì a superare il periodo di crisi economica nel quale era incappato. Nel frattempo ebbe dapprima una relazione con la nota ballerina Bonnie Glass, che si era appena separata dal compagno Clifton Webb. Da questa "relazione" Rodolfo ebbe anche vantaggi economici, poiché fu ingaggiato dalla stessa per cinquanta dollari alla settimana. In seguito Valentino fece coppia con un'altra ballerina, Joan Sawyer, con la quale lavorò per sei mesi. Valentino dopo queste esperienze si trasferì sulla costa occidentale degli Stati Uniti, a San Francisco, dove venne ingaggiato da una compagnia teatrale di operetta. Qui incontrò Norman Kerry, vecchia conoscenza newyorkese che lo convinse a trasferirsi a Hollywood. Qui girò una serie di film di secondo piano da comparsa, prima di interpretare I quattro cavalieri dell'Apocalisse (The Four Horsemen of the Apocalypse, 1921) il film che gli diede il successo a lungo sognato. Al successo arriva anche e soprattutto grazie anche alla sua bellezza e al magnetismo che la sua figura sprigionava; fu forse uno dei primi sex symbol maschili portati alla ribalta dal cinema; divenne in breve – forse anche in conseguenza della sua morte precoce – un'icona destinata ad entrare nella memoria collettiva.
Valentino (come lo chiamavano le sue fan in delirio) recitava e dettava la moda (gli abiti alla, i capelli alla, gli stivali alla Valentino, e soprattutto lo sguardo alla Valentino). Fu il primo "divo" – o meglio, "iperdivo" maschile del cinema degli albori. Altri suoi film importanti sono Lo sceicco (The Sheik, 1921), Sangue e arena (Blood and Sand, 1922), Aquila nera (The Eagle 1925) e Il figlio dello sceicco (The Son of the Sheik, 1926), in cui impersonava l'eroe romantico e mascalzone, che col suo fascino magnetico ipnotizzava l'attraente protagonista.
Si dice che il suo sguardo magnetico incantasse senza possibilità di scampo il pubblico, specialmente quello femminile, che per Valentino stravedeva. Subito dopo la morte della madre (1918) Valentino conobbe la sua prima moglie, Jean Acker, in occasione di una festa danzante organizzata dal suo amico Douglas Gerrard (direttore del Circolo Atletico di Los Angeles). Si sposarono il 5 novembre 1919. Dopo appena un mese i due però si separarono. Grazie al film Camille Valentino incontrò Natacha Rambova che sarebbe diventata la sua seconda moglie.
La Rambova fu molto importante sia per la sua vita sentimentale che per la sua carriera artistica. A Hollywood era molto apprezzata per gli scenari e i costumi che disegnava. La Rambova era molto ambiziosa e si indignava quando il marito veniva impiegato in ruoli di scarso valore qualitativo. Valentino sposò la Rambova, ma otto giorni dopo il matrimonio, fu arrestato con l'accusa di bigamia, per non aver rispettato una legge californiana che obbligava i divorzianti a non contrarre matrimonio prima di un anno dalla sentenza di divorzio. Un anno dopo i due si sposarono definitivamente. La delusione del film "The Young Rajah", portò alla rottura definitiva di Valentino con la Paramount. Fu ingaggiato poi dalla United Artists che vietò per contratto alla Rambova di intervenire sulle scelte artistiche del marito. Anche per questo motivo i due si separarono. Nell'ultimo periodo della sua vita Valentino ebbe una relazione con l'attrice Pola Negri.
La sceneggiatrice June Mathis intuì per prima il fascino che Rodolfo Valentino esercitava sulle donne e fu, in sostanza, l’artefice del suo mito. La Metro le aveva affidato il compito di sceneggiare “I Quattro Cavalieri dell’Apocalisse” di Vicente Blasco Ibáñez, un romanzo di successo, considerato, tuttavia, poco adatto allo schermo, dal quale, contro ogni previsione, riuscì a trarre un’eccellente sceneggiatura. Richard Rowland, direttore dello Studio, decise allora di ricorrere al suo intuito per la scelta del regista e del protagonista maschile. June Mathis indicò Rex Ingram per la regia, e impose Rodolfo Valentino per il ruolo di Julio, malgrado le resistenze dello Metro, riluttante ad affidare il ruolo di protagonista ad uno sconosciuto. Il sei marzo 1921 il film uscì nelle sale di New York, riscuotendo un enorme successo. Rodolfo Valentino entrò a passo di tango nella storia del cinema mondiale e nell’immaginario femminile, consolidando il mito dell’amante latino, del cavaliere senza macchia e senza paura che muore giovane, come tragicamente accadde, a soli trentuno anni, all’apice di un successo per molti versi ancora insuperato. Nemmeno il genio dissacrante di Ken Russell (Valentino, 1977, interpretato da Rudolph Nureyev) riuscì a scalfire il suo mito.June Mathis contribuì alla sua folgorante e breve carriera, anche dopo il successo dei Quattro Cavalieri. Firmò, infatti, la sceneggiatura di “Camille” (La signora delle Camelie) dove Valentino interpretava il ruolo di Armand, al fianco di Alla Nazimova, regina della Metro e stella delle scene teatrali. Valentino, conscio del richiamo commerciale legato al asuo nome, decise, malgrado il diverso parere della Mathis, di firmare un contratto con la Famous Players-Lasky (futura Paramount) che gli proponeva un considerevole aumento retributivo per interpretare “Lo Sceicco”, un film che avrebbe immortalato l’immagine esotica dell’attore, connotandolo, tuttavia, in modo non sempre positivo. L’anno successivo sceneggiò “Sangue e Arena”, un altro romanzo di Vicente Blasco Ibáñez intriso d’amore, di fatalità e di morte. Il soggetto calzava molto bene con il temperamento di Valentino che riuscì a trasformarsi realisticamente nel torero Gallardo. Un'interpretazione che lo confermò attore di talento oltre che divo di successo, agevolato in questo dalla duttile regia di Fred Niblo che assecondò la sua recitazione.Dopo aver girato “L’Aquila”, nel 1925, diretto da Clarence Brown, considerata una delle sue migliori interpretazioni, Valentino ritornò ad interpretare lo “Sceicco”, il ruolo che tanto aveva contribuito alla sua immagine. Il figlio dello sceicco amplificato dalla sua scomparsa, a soli trentuno anni, all’apice del successo, diretto da George Fitzmaurice, con Vilma Banky come attrice protagonista, usci nelle sale il sei settembre 1926, pochi giorni dopo la morte del suo protagonista, scatenando scene d’isteria collettiva che non hanno più avuto uguali nella storia del cinema statunitense.

La Morte :
Nessun interprete maschile prima di lui era diventato così famoso a livello mondiale grazie alla settima arte. La sua stella era però destinata a non durare a lungo: si spense infatti all'età di trentuno anni al Polyclinic Hospital di New York dove era stato ricoverato per un malore dovuto ad un'ulcera gastrica di cui soffriva e ad una infiammazione dell'appendice; era destinato a non percorrere alcun "viale del tramonto", fu colpito da un attacco di peritonite. L'intervento chirurgico a cui venne sottoposto si rivelò inutile ed alle 12:10 del 23 agosto, un lunedì, Valentino morì, senza nemmeno poter vedere sugli schermi il suo ultimo film (Il figlio dello Sceicco).
Due Cortei Funebri :
Scene di isteria e fanatismo, oltre che una trentina di suicidi – non si sa quanto legati alla sua morte – si registrarono nel giorno dei suoi funerali, a New York. Nello stesso giorno furono organizzati due cortei funebri, uno appunto a New York, l'altro a Hollywood; quando, il 30 agosto, il corteo funebre attraversò un quartiere di New York, furono decine di migliaia le persone che vi parteciparono. C'era anche una corona con nastro che si diceva inviata da Mussolini e quindici giovanotti in camicia nera, ma un giornale scoprì che la corona era una trovata del capoufficio stampa delle pompe funebri, il quale aveva anche provveduto a mascherare almeno due dei quindici giovanotti.
Le sue spoglie furono sepolte nel Mausoleo della Cattedrale all'Hollywood Memorial Park (ora Hollywood Forever Cemetery ) di Los Angeles, California.
Negli anni a seguire, una misteriosa donna, velata di nero, continuò a portare dei fiori sulla sua tomba il giorno dell'anniversario della morte dell'attore. Nonostante in molte siano professate come la "Donna in Nero", nessuna ha poi saputo comprovare la veridicità delle sue parole e questa figura è tuttora avvolta nel mistero. Mistero che ha lanciato una sorta di tradizione, ancora viva adesso, che vede parecchie figure femminili velate di nero portare fiori sulla tomba di Valentino.

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 12 Febbraio 2013, 11:00:51
ERWIN SCHRODINGER

Erwin Rudolf Josef Alexander Schrödinger (Vienna, 12 agosto 1887 – Vienna, 4 gennaio 1961)
................ è stato un fisico e matematico austriaco.
 
È famoso per il suo fondamentale contributo alla meccanica quantistica, in particolar modo per l'equazione di Schrödinger, per la quale vinse il Premio Nobel nel 1933. Propose l'esperimento mentale del gatto di Schrödinger ed ebbe da sempre un interesse per i Vedānta.

Schrödinger nacque nel 1887 a Vienna (Erdberg), da Rudolf Schrödinger (produttore di tela cerata e botanico) e da Georgine Emilia Brenda (figlia di Alexander Bauer, Professore di Chimica, alla Technische Hochschule di Vienna).
Nel 1898, frequenta l'Akademisches Gymnasium. Tra il 1906 e il 1910, Schrödinger studia a Vienna con Franz Serafin Exner (1849 - 1926) e Fritz Hasenöhrl (1874 - 1915).
Egli inoltre, conduce dei lavori sperimentali a Kohlrausch. Nel 1911, Schrödinger diventa assistente di Exner.Nel 1914, Schrödinger consegue l'abilitazione (venia legendi). Dal 1914 al 1918, viene coinvolto dalla partecipazione austriaca alla prima guerra mondiale (Gorizia (Görz), Duino, Sistiana, Prosecco, Vienna). Nel 1920, il 6 aprile, Schrödinger sposa Annemarie Bertel. Sempre nel 1920, diventa assistente di Max Wien a Jena, e nel settembre dello stesso anno ottiene la posizione di "Ausserordentlicher Professor" a Stoccarda. Nel 1921, diventa "Ordentlicher Professor" (ovvero professore a pieno titolo), a Breslavia (attualmente in Polonia).
Nel 1922, passa all'Università di Zurigo. Nel 1926, Schrödinger pubblica negli Annalen der Physik lo scritto "Quantisierung als Eigenwertproblem" (Quantizzazione come problema agli autovalori) dove espone la sua equazione. Nel 1927, segue Max Planck a Berlino, all'Università Humboldt. Nel 1933, Schrödinger finito il termine, diventa Fellow del Magdalen College, all'Università di Oxford, e riceve il Premio Nobel per la fisica assieme a Paul Adrien Maurice Dirac. Nel 1934, Schrödinger tiene lezioni all'Università di Princeton (dove non accetterà una posizione permanente).
Nel 1936 tornò in Austria all'Università di Graz.
Nel 1938, dopo che Hitler ebbe occupato l'Austria, ebbe dei problemi per aver lasciato la Germania nel 1933 e, per la sua nota opposizione al nazionalsocialismo,  fu sottoposto a perquisizioni e investigazioni. In seguito rinnegò la propria opposizione al regime (gesto di cui si pentì negli anni successivi) e poté lasciare l'Austria per ritirare la nomina a membro della Pontificia Accademia delle Scienze.
Abbandonò quindi definitivamente il suo paese natale: passò per l'Italia e la Svizzera e giunse a Oxford, sebbene il Reich gli avesse sconsigliato di lasciare il paese. All'Istituto di Studi Avanzati di Dublino divenne direttore della Scuola di Fisica Teorica.
Scrisse altre 50 pubblicazioni su vari argomenti, che si possono considerare un tentativo in direzione di una teoria di campo unificata.
 
Nel 1944, scrisse What is Life? (che contiene Negentropy, concepts for genetic code).
Questo libro è molto importante in ambito biologico in quanto contiene la definizione di vita dal punto di vista fisico.
Secondo le memorie di James D. Watson, DNA, The Secret of Life, il libro del 1944 di Schrödinger, diede a Watson l'ispirazione per ricercare il gene, che portò alla scoperta della struttura a doppia elica del DNA.
Schrödinger rimase a Dublino fino al suo pensionamento.
Nel 1955, fece ritorno a Vienna (cattedra ad personam). All'importante Conferenza sul Potere Mondiale, si rifiutò di parlare dell'energia nucleare, a causa del suo scetticismo sull'argomento (tenne invece una conferenza filosofica).

Nel 1961, Schrödinger morì a Vienna, all'età di 73 anni, per via della tubercolosi.
Venne sepolto ad Alpbach (Austria).

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 12 Febbraio 2013, 11:09:33
MARCEL DUCHAMP

Marcel Duchamp (Blainville-Crevon, 28 luglio 1887 – Neuilly-sur-Seine, 2 ottobre 1968)
 .........è stato un pittore, scultore e scacchista francese, naturalizzato statunitense nel 1955.
 
"Fontana", un esempio di ready-made
Considerato fra i più importanti e influenti artisti del XX secolo, nella sua lunga attività si occupò di pittura (attraversando le correnti del fauvismo e del cubismo), fu animatore del dadaismo e del surrealismo, e diede poi inizio all'arte concettuale, ideando il ready-made e l'assemblaggio.

Biografia :
Nell'anno 1912 incontrò il fotografo e pittore americano Man Ray: la loro amicizia durerà tutta la vita. L'anno successivo fondò con i mecenati Katherine Dreier e Walter Arensberg la Society of Independent Artists.
Nel 1918 si trasferì a Buenos Aires dove rimase fino alla metà dell'anno seguente; nel 1923 tornò a Parigi. A partire dal 1923, Duchamp diradò progressivamente la produzione artistica, e per dieci anni si occupò quasi esclusivamente di scacchi, arrivando ad alti livelli (fu capitano della squadra olimpica francese, nella quale giocava anche il campione del mondo Alexander Alekhine). Decise di stabilirsi definitivamente a New York nel 1942 dove, nel 1951, fu indagato da Joseph McCarthy ma rimase al sicuro grazie a suoi «amici potenti»[1]. Nel 1954 sposò Alexina "Teeny" Sattler Matisse, che gli rimarrà accanto per tutta la vita.

L'Opera : Il poeta messicano Octavio Paz ha mirabilmente riassunto l'essenza dell'attività di Duchamp: «le tele di Duchamp non raggiungono la cinquantina e furono eseguite in meno di dieci anni: infatti abbandonò la pittura propriamente detta quando aveva appena venticinque anni. Certo, continuò "a dipingere", ma tutto quello che fece a partire dal 1913 si inserisce nel suo tentativo di sostituire la "pittura-pittura" con la "pittura-idea". Questa negazione della pittura che egli chiama olfattiva e retinica (puramente visiva) fu l'inizio della sua vera opera. Un'opera senza opere: non ci sono quadri se non il Grande Vetro (il grande ritardo), i ready-mades, alcuni gesti e un lungo silenzio.

La Pittura :
« Il futurismo era l'impressionismo del mondo meccanico. [...] A me questo non interessava. [...] Volevo far sì che la pittura servisse ai miei scopi e volevo allontanarmi dal suo lato fisico. A me interessavano le idee, non soltanto i prodotti visivi. Volevo riportare la pittura al servizio della mente [...] Di fatto fino a cento anni fa tutta la pittura era stata letteraria o religiosa: era stata tutta al servizio della mente. Durante il secolo scorso questa caratteristica si era persa poco a poco. Quanto più fascino sensuale offriva un quadro - quanto più era animale - tanto più era apprezzato.
 La pittura non dovrebbe essere solamente retinica o visiva; dovrebbe aver a che fare con la materia grigia della nostra comprensione invece di essere puramente visiva [...] Per approccio retinico intendo il piacere estetico che dipende quasi esclusivamente dalla sensibilità della retina senza alcuna interpretazione ausiliaria.
Gli ultimi cento anni sono stati retinici. Sono stati retinici perfino i cubisti. I surrealisti hanno tentato di liberarsi da questo e anche i dadaisti, da principio. [...] Io ero talmente conscio dell'aspetto retinico della pittura che, personalmente, volevo trovare un altro filone da esplorare. »
Se Duchamp avesse realizzato solo le tele dipinte prima del Grande Vetro, si sarebbe abbondantemente guadagnato un ruolo di primo piano nella storia delle avanguardie storiche. Dopo una giovinezza influenzata dall'impressionismo, nel 1911, a ventiquattro anni realizzò i notevoli Corrente d'aria sul melo del Giappone, Giovane e fanciulla in primavera e Macinino da caffè, di gusto fauve. I celebri dipinti del 1912: Nudo che scende una scala, Il passaggio dalla vergine alla sposa, Sposa, La sposa messa a nudo dagli scapoli, segnano un passaggio importantissimo nella storia del cubismo e del futurismo, per lo studio del movimento, e allo stesso tempo chiudono definitivamente l'esperienza di Duchamp con la pittura comunemente intesa. Le tele "in movimento" (culminate nel Nudo che scende una scala, n. 2) potrebbero essere etichettate come futuriste, ma il contatto di Duchamp con questi artisti fu nullo, e l'unica ispirazione dichiarata era la cronofotografia di Eadweard Muybridge. Il trattamento del movimento nel futurismo era infatti ben lontano dagli obiettivi di Duchamp, che virò ben presto verso la Sposa e il suo mondo. Il resto dell'opera grafica sarà rivolto a schemi, disegni e studi per elementi del Grande Vetro, o variazioni sullo stesso tema (la Macinatrice di cioccolato (1913), Cols alités (1959), Il Grande Vetro completato (1965), ai disegni degli ultimi due anni, e a clamorosi gesti di "ritocco" come i baffi affibbiati alla Monna Lisa di L.H.O.O.Q. (1919).
 Un'esperienza emblematica del valore della casualità nel pensiero dell'artista potrebbe considerarsi 3 stoppages étalon (3 rammendi tipo) del 1913 che esprime appunto l'uso pianificato e incondizionato di un procedimento aleatorio. In essa 3 fili di un metro ciascuno vennero fissati per sempre, mediante lacca, nelle tre diverse curve che essi assunsero, naturalmente e casualmente, una volta lasciati cadere da un metro d'altezza su di una superficie di stoffa blu. Quelle tre curve costituirono il profilo di altrettante sagome in legno conservate come "campioni" metrici: una unità di misura fissata per sempre da un evento istantaneo e casuale.
 Come sempre, il più vasto e completo materiale interpretativo su Duchamp è fornito da Duchamp stesso, che durante la sua vita lavorò spesso a stretto contatto con i critici impegnati nel decifrare le sue opere, dispensando indizi e suggerimenti ambigui. A questi si aggiungono, nelle interviste, numerose prese di posizione estremamente nette riguardo al concetto di arte e alla pittura: tra le più famose, il rifiuto della pittura "retinica" o "olfattiva" (con riferimento all'odore di trementina) puramente superficiale, nata dall'impressionismo e proseguita con le avanguardie storiche cubiste e futuriste.

Marcel Duchamp muore il 2 ottobre 1968 a Neuilly-sur-Seine e viene sepolto nel cimitero di Rouen.

 Sulla sua tomba si può leggere l'epitaffio, composto da lui stesso:
      «D'ailleurs c'est toujours les autres qui meurent» ("D'altronde sono sempre gli altri che muoiono").

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 12 Febbraio 2013, 11:24:15
GERALD FORD
                                                                                        UN AMANTE DELLA PIPA

Gerald Rudolph Ford Jr., nato Leslie Lynch King, Jr.
 (Omaha, 14 luglio 1913 – Rancho Mirage, 26 dicembre 2006),
...... è stato un politico statunitense, 38º presidente degli Stati Uniti d'America.
 
È stato l'unico a divenire Presidente senza essere stato eletto nemmeno come vicepresidente. Infatti venne nominato da Nixon alla seconda carica dell'Unione, dopo le dimissioni del vicepresidente eletto con Nixon, Spiro Agnew.

Gerald Rudolph Ford nasce il 14 luglio 1913 con il nome di Leslie Lynch King Jr. a Omaha, cittadina dello Stato americano del Nebraska. I genitori sono Dorothy Ayer Garner e Leslie Lynch King. Presto la madre e il padre divorziano e il piccolo prende il nome del patrigno Gerald Rudolph Ford Sr, poiché la madre si risposa. Gerald vive nello Stato del Michigan e frequenta l'Università del Michigan. In questi anni tra l'altro il giovane gioca nella squadra di football americano dell'Università. E' un buon atleta, ma decide di non avere un futuro sportivo, perché si vuole dedicare agli studi. Nel 1935 ottiene l'incarico di assistente allenatore presso l'Università di Yale. In quell'anno, Gerald prende la decisione di studiare giurisprudenza. Nel 1938, dopo avere lasciato l'Università del Michigan, inizia i suoi studi presso l'Università di Yale in cui è stato ammesso come studente di giurisprudenza a tempo parziale. Nel 1939 ottiene il consenso dell'Università per poter studiare a tempo pieno. Nel 1941 Ford si laurea. Prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, apre uno studio legale insieme al collega universitario Buchen. Dopo solo un anno però lo studio chiude a causa del coinvolgimento degli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale. In occasione del conflitto si arruola nell'esercito americano, assumendo il grado di tenente. Sul finire del 1945 Ford viene congedato e torna negli Stati Uniti, iniziando a militare in politica. Nel 1947 il padre adottivo eredita il 27% delle quote del gruppo industriale di suo zio Henry Ford, per cui Gerald Rudolph Ford Jr. diventa il nuovo direttore legale di una delle più grandi imprese americane. Il 17 marzo 1948 però uno scandalo colpisce il gruppo e Ford deve lasciare la carica assegnatagli. Il gruppo industriale è accusato di corruzione, per cui finisce in bancarotta. Nel 1948 si dedica alla sua carriera politica candidandosi alle elezioni primarie del partito repubblicano, che poi però perde. L'8 novembre 1948 viene eletto in seno alla Camera dei Rappresentanti e presto diventa uno dei leader di spicco del partito repubblicano.
Resta alla Camera dei Rappresentanti dal 1949 al 1973. Nel 1949 conosce Richard Nixon all'interno del gruppo Chowder Marching Club. I due si scambiano le loro idee politiche; l'influenza di Nixon su Ford sarà forte, condizionando così la sua carriera politica. Nel 1960 valuta l'idea di sostenere la candidatura di Richard Nixon alle elezioni presidenziali. L'anno seguente il politico repubblicano è designato Presidente della Camera dei Rappresentanti. In quell'anno viene anche nominato Uomo del Congresso dall'American Political Science Association. Nel 1965 Ford viene eletto leader della minoranza repubblicana.
Egli non ha mai sostenuto la campagna militare americana in Vietnam e si è opposto a molte decisioni politiche del Presidente statunitense Lyndon Johnson. Nel 1972 lo scandalo Watergate colpisce il Presidente Richard Nixon, che però riceve il sostegno morale di Ford. In seguito alle dimissioni del vicepresidente Spiro Agnew, Nixon nomina vicepresidente Ford. Dopo lo scandalo, Nixon rassegna le dimissioni e l'8 agosto 1974 Gerald Ford Jr. assume l'incarico di (trentottesimo) Presidente degli Stati Uniti d'America.
Nel corso del suo mandato presidenziale Ford aumenta le tasse, diminuisce la spesa, deregolamenta le industrie e cerca di tenere sotto controllo i prezzi energetici per cercare di far riprendere la produzione, abbattere l'inflazione e stroncare la disoccupazione.
In politica estera invece il Presidente americano deve affrontare le conseguenze che si ripercuotono nel suo Paese a causa della crisi internazionale che ha comportato l'aumento dei prezzi petroliferi e l'acutizzarsi della crisi mediorientale. Riesce a sopravvivere in occasione di due attentati alla sua vita: nel settembre 1975 un uomo appartenente alla setta di Charles Manson tenta di ucciderlo in California, così come Sara Jane Moor a San Francisco.
Il Presidente perdona Richard Nixon per ciò che ha commesso, perdendo così le elezioni presidenziali del 1976 che decretano la vittoria del candidato repubblicano Jimmy Carter.
Con la fine del suo mandato presidenziale Ford continua a operare per il suo Paese sia nel settore pubblico sia nel settore privato e nel 1979 scrive la sua autobiografia. Il politico repubblicano continua a presentarsi nelle reti televisive americane, partecipando a interviste politiche molto interessanti in cui analizza la geopolitica mondiale.
Nel 2000 Ford partecipa alla Convenzione repubblicana. Il 14 gennaio 2006 il vecchio Presidente è ricoverato nell'ospedale Eisenhower Medical Center nel sud della California a causa di una polmonite. Non si riprende fisicamente del tutto e nell'ottobre 2006 viene nuovamente ricoverato.

Rudolph Gerald Ford muore all'età di novantatre anni il 26 dicembre 2006.

Il 30 dicembre 2006 viene svolto il suo funerale di Stato. Dopo la sua morte numerosi dei suoi avversari politici lo definiscono come un leader politico che ha fatto tanto per gli Stati Uniti, servendo sempre la patria che ha amministrato politicamente in tempi difficili.

Tratto da Biografie It
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Il 15 ottobre 1948 sposò Elizabeth Ann Bloomer da cui ebbe 4 figli.
Membro del Congresso dal 1949 e per 24 anni per il Partito Repubblicano, dichiarò più volte di non aver mai voluto correre per la Nomination presidenziale: il suo maggiore sogno politico era, infatti, quello di diventare Speaker della Camera.
Fece parte della Commissione Warren, che indagò sull'assassinio di John Fitzgerald Kennedy, avvenuto a Dallas il 22 novembre 1963.
Era il leader del partito repubblicano alla Camera dei Rappresentanti, carica che detenne dal 1965 al 1973. Dopo le dimissioni di Spiro Agnew, il 6 dicembre 1973 venne scelto da Nixon come vicepresidente.
Divenne presidente il 9 agosto 1974, allorquando Nixon dovette rassegnare le dimissioni a seguito del cosiddetto scandalo Watergate. In seguito ricordò che dovette accettare controvoglia quel gravoso incarico.
Circa un mese dopo la sua entrata in carica, concesse il Perdono presidenziale a Nixon: utilizzando un potere previsto dalla Costituzione degli Stati Uniti d'America cancellò ogni addebito penale per quanto l'ex presidente poteva aver commesso di illegale.
Fu un provvedimento molto discusso, tanto che Ford è ricordato come "The man who pardoned Nixon", l'uomo che perdonò Nixon.
Fu presidente dal 1974 al 1977, e scelse quale vicepresidente il Governatore dello Stato di New York, Nelson Aldrich Rockefeller.
Dick Cheney era il suo Capo di gabinetto.
Onesto e dal carattere mite, ma decisamente privo di carisma, il nuovo presidente scelse di mantenere un profilo basso.
Oppose il veto a molte leggi promosse dal Congresso a maggioranza democratica.
Alle elezioni presidenziali del 2 novembre 1976, in cui ebbe come candidato vicepresidente Bob Dole (futuro sfidante di Clinton nelle elezioni del 1996), fu sconfitto da Jimmy Carter.
Lyndon Baines Johnson, suo acerrimo rivale, aveva coniato una frase perfida su Ford, che rimase celebre e che venne ricordata dalla stampa all'indomani di una clamorosa caduta dalle scalette dell'aereo presidenziale, all'arrivo all'aeroporto di Vienna:
Ford non è capace di camminare e masticare una gomma contemporaneamente.
Cadde poi in pubblico una seconda volta suscitando perplessità (anche in campo repubblicano) sul suo stato di salute.
 
È morto all'età di 93 anni a Rancho Mirage (Los Angeles), rivalutato da molti dei suoi avversari, che riconoscono in lui un servitore dello Stato in tempi difficili, maturati per colpe non sue, un servitore dello stato ecquilibrato e prudente, accorto e mite.

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 12 Febbraio 2013, 14:36:02
CLAUDE BROSSET

Claude Brosset, nato  24 décembre 1943 à Juvisy-sur-Orge, morto a 63 anni il 25 juin 2007 a Pontoise.

......attore francese....

Claude Brosset è conosciuto per i suoi ruoli di supporto ed interprete in film per la televisione francese.
 
Si rivolge a inizio carriera di attrice. Diplomato presso Drama Centre Street e bianco Conservatorio Nazionale di Arte Drammatica, dove è stato allievo di Fernand Ledoux, ha vinto il primo premio per la commedia classica, moderna commedia 1 ° premio e il 2 ° premio della tragedia.
A 20 anni, ha interpretato il suo primo ruolo nella soap opera Le allegre comari di Windsor Lazzaro Iglesis. Sarà quindi interprete in più di un centinaio di film per il cinema e, la televisione, tra cui intrepreta l'agenti di polizia, Jean-Paul Belmondo, era un amico.
 
Claude Brosset è uno dei pochi attori in grado di destreggiarsi in una carriera nel cinema e, in televisione. Nei primi anni 1990, è diventato il proprietario di un ristorante chiamato "Le Cyrano" a Carcassonne, una città che aveva scoperto con Philippe Noiret e Pierre Richard.
Sul piccolo schermo, ha preso parte alle avventure dei primi grandi saghe come re maledetti, nel 1972, di semi di ortica nel 1973, nessuna famiglia nel 1983, La Rivière Espérance nel 1993. Si gioca con il suo amico Sylvain Joubert nel cuore fedele Ardèche nel 1974 e Félicien Grevèche nel 1986.
Cerca di commedia in The Carapate, The Ripoux, si gioca contro i ruoli di tipo fianco di Jean Yanne in Ti ho preso, tu mi tieni per la barba, Cayenne Palace e La zattera della Medusa.
La sua principale attività nel mondo del cinema è stata quella di interprete e tra i lavori più interessanti possiamo citare la partecipazione nel film A mort l'arbitre! (1984) di Jean-Pierre Mocky dove ha interpretato la parte di Albert.
Nel 1996 ha inoltre lavorato con Bertrand Tavernier per la realizzazione del film Capitan Conan.
Claude Brosset ci lascia all'eta di 64 anni spegnendosi in una triste giornata del 25 Giugno 2007 a Pontoise (Francia).

Della filmografia di Claude Brosset si ricorda:

Il Cadavere del mio Nemico (1976) di Henri Verneuil
Capitan Conan (1996) di Bertrand Tavernier

Da MyMovies e da Wikipedia

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 12 Febbraio 2013, 16:00:53
BARRY FITZGERALD

Barry Fitzgerald, pseudonimo di William Joseph Shields
(Dublino, 10 marzo 1888 – Dublino, 14 gennaio 1961),

.......... è stato un attore irlandese.


Vinse l'Oscar al miglior attore non protagonista nel 1945 per l'interpretazione del vecchio Padre Fitzgibbon in La mia via (Going My Way).
Per lo stesso ruolo ricevette anche la nomination come miglior attore protagonista, caso unico nella storia degli Academy Awards.
 
Ha interpretato altri numerosi film di successo, fra i quali Com'era verde la mia valle (1941), Dieci piccoli indiani (1945), Un uomo tranquillo (1952). Morì per infarto 3 mesi dopo l'elezione di John Kennedy.

Attore irlandese. Acquisita una certa notorietà come attore di punta dell’Abbey Theatre di Dublino, esordisce nel cinema in Giunone e il pavone (1930) di A. Hitchcock.
Notato da J. Ford durante una tournée statunitense dell’Abbey, viene scritturato, insieme ad altri colleghi, per interpretare L’aratro e le stelle (1936), sulla rivolta di Dublino del 1916.
Del 1938 è la partecipazione a uno dei capolavori di H. Hawks, Susanna!, mentre nel 1942 gira ancora con Ford, il celebre film
 " Com’era verde la mia valle" .
 Nel 1944 ottiene l’Oscar come migliore attore non protagonista per La mia via di L. McCarey, in cui ricopre il ruolo a lui congeniale dell’anziano burbero, qui alle prese col giovane e brillante padre O’Malley impersonato da B. Crosby.
Sotto la regia di R. Clair interpreta quindi Dieci piccoli indiani (1945), adattamento intriso di umorismo nero di un romanzo di A. Christie.
 È ancora protagonista nei panni di un anziano poliziotto di origini irlandesi nel celebre noir di J. Dassin La città nuda (1948) e dell’ubriacone amico di J. Wayne nella briosa commedia di J. Ford Un uomo tranquillo (1952).
Attore longevo e sempre molto ricercato, conclude la carriera in Irlanda con due film di G. Pollock, Rooney (1958) e A Broth of a Boy (Una perla di ragazzo, 1959).

Da quello è più facile farsi rompere i denti che farsi dire buongiorno.
..... dal film Un uomo tranquillo (1952) Barry Fitzgerald è Michaleen Oge Flynn .

Da Wikipedia e MyMovies

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Fitzgerald, Barry. - Nome d'arte dell'attore cinematografico statunitense William Joseph Shields (Dublino 1888 - ivi 1961); dapprima attore teatrale, partecipò a moltissimi film come caratterista, acquistando vasta popolarità; ricordiamo: The long voyage home (1940); Going my way (1944); And then they were none (Dieci piccoli indiani, 1946); Welcome stranger (1947); The naked city (1947); The quiet man (1950).

da inciclopedia treccani

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 12 Febbraio 2013, 16:16:31
MAX PECHSTEIN

Max Pechstein (Zwickau, 31 dicembre 1881 – Berlino, 26 giugno 1955)

.................... è stato un pittore e incisore tedesco.

Figlio di un operaio tessile specializzato, Hermann Max Pechstein nasce a Eckersbach, non lontano da Zwickau, il 31 dicembre 1881.

 Malgrado provenga da una famiglia umile – motivo per il quale è costretto già a quindici anni a lavorare come imbianchino –, il padre decide di appoggiare il suo talento artistico e gli permette di iscriversi all’Istituto di Arti applicate di Dresda nell’ottobre del 1900; nel 1902 passa all’Accademia di Belle Arti.
 Per guadagnarsi da vivere esegue lavori di grafica pubblicitaria, disegna lampade e poltrone e si esercita in esperimenti di ornamenti parietali decorativi e monumentali, distinguendosi per l’abilità artigianale.

 Proprio grazie a uno di questi dipinti murali per la Saxon House, progettata da Wilhelm Kreis, nel cui studio lavorava Erich Heckel, nel 1906 è accettato all’interno del gruppo della “Brücke”.
Dopo aver frequentato la scuola d’arte di Zwickau, dal 1902 al 1906 studiò all’accademia d’arte di Dresda.
 Nel 1906 incontrò Erich Heckel, uno dei fondatori del gruppo espressionista Die Brücke (Il Ponte).
 Nel 1907 fece un viaggio in Italia, poi visitò Parigi, dove ebbe modo di ammirare da vicino le opere dei Fauves, di Matisse e di Van Gogh.
Anche se in Pechstein si ritrovano i medesimi temi degli altri artisti della “Brücke” – nudi, ritratti, scene di bagnanti, paesaggi – diverso è per lui, il modo di stendere il colore e l’uso dei contrasti, nei ritratti, caratterizzati ancora dall’influenza del modello naturalistico, da una rappresentazione anatomicamente corretta del corpo e da un’impostazione prospettica dello spazio.Tutto questo gli deriva dalla sua solida formazione accademica: le sue opere evidenziano una notevole abilità artigianale, la tecnica sicura e la padronanza della prospettiva. Per questi motivi non fu facile per Pechstein adeguarsi all’approccio immediato alla pittura analogo a quello degli altri membri della “Brücke”.
I dipinti più vicini allo stile della “Brücke”, con paesaggi e bagnanti, sono quelli realizzati durante i mesi estivi trascorsi insieme a Heckel e a Kirchner, soprattutto quelli realizzati nell’estate del 1910, sui laghi di Moritzburg.I corpi, in questi quadri, sono rapidamente abbozzati e i volti accennati con poche linee.Le forme del paesaggio sono contornate con tratti neri, ma più morbidi e decorativi; Pechstein rinuncia ai forti contrasti creati dai colori complementari stesi in modo piatto.È il primo artista del gruppo a trasferirsi a Berlino, ma non per trovare nuovi stimoli pittorici; il mondo del varietà, le scene urbane, i locali da ballo entrano raramente nella sua opera. La sua decisione è dettata da motivi economici: lì avrebbe trovato più facilmente committenti per i suoi lavori di decorazione e così avrebbe potuto dedicarsi liberamente alla pittura.
 In questi anni il suo stile cessa di rifarsi all’impressionismo per evolvere verso un "espressionismo dal cromatismo acceso" ma allo stesso tempo temperato: a differenza di molti altri espressionisti, Pechstein ha uno stile con minore violenza drammatica.
 
Dopo essersi trasferito a Berlino nel 1908, si fece promotore della Nuova Secessione, per poi avvicinarsi al gruppo del Blaue Reiter.
 Nel 1913 tornò in Italia per un lungo soggiorno a Firenze e in Liguria e nel 1914 si recò alle isole Palau, nel Pacifico del sud; questo mondo totalmente nuovo, senza le costrizioni delle convenzioni europee, sarà da lui romanticamente idealizzato come un paradiso terrestre.
 In questi anni, ispirato dai suoi viaggi, crea i suoi lavori migliori, pieni di violenta sensualità, di fascino per l’esotico e di ideali di comunione con la natura.

 Le sue opere tendono a diventare sempre più primitive, in cui la componente decorativa finisce per prevalere su quella puramente emotiva.
 Il colore è ricco e modulato, ma più morbido rispetto ad altri pittori espressionisti, ed incorpora spesse linee nere che bloccano le forme in una strana immobilità, carica di stupore e contemplazione.
 
Negli anni immediatamente successivi alla prima guerra mondiale si guadagnò un considerevole successo, ottenendo anche numerose commissioni per mosaici e vetrate; nel 1922 fu nominato membro dell’Accademia di Berlino.
 In questi anni la sua pittura si fa più naturalistica, senza però raggiungere i picchi artistici e gli slanci emotivi del passato.
 
Nel 1933, con l’avvento dei nazisti, Pechstein fu destituito dall’Accademia e le sue opere furono rimosse dai musei tedeschi; molte di esse furono mostrate nella mostra d’arte degenerata del 1937.

 Dopo la seconda guerra mondiale fu reintegrato all’Accademia.
 
Morì a Berlino il 26 giugno 1955.

da Wikipedia

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 12 Febbraio 2013, 16:31:27
CESAR DOMELA

Notizie biografiche :
Cesar Domela-Nieuwenhuis nasce ad Amsterdam il 15 gennaio 1900.
Inizia a dipingere nel 1918 e decide di dedicarsi interamente all arte nel 1919 dopo la morte del padre, il pastore luterano e celebre leader politico Ferdinand Domela-Nieuwenhuis.
Si trasferisce in Svizzera, ad Ascona, dove entra a far parte della comunità del Monte Verità.
Nel 1920 iniziano le sue ricerche sulla geometrizzazione.
Partecipa con alcune opere astratte all'esposizione del "Novembergruppe" a Berlino nel 1923.
L'anno seguente, a Parigi, conosce Mondrian e Theo Van Doesburg e aderisce a De Stijl.
Dal 1925, tuttavia, si allontana dalle regole troppo rigorose del movimento e introduce nella composizione la diagonale ed in seguito la terza dimensione ( primi reliefs a Berlino nel 1928).
D'ora in poi nelle sue composizioni accosta i materiali più diversi:
legno, ottone, rame, vetro, plexiglas, che gli permettono di giocare con la trasparenza dei piani e dal 1932 impiega la linea curva.
Dal 1927 al 1933 la sua molteplice attività d'avanguardia nel campo della pittura, della fotografia e della grafica si svolge tra Parigi e la Berlino prenazista; aderisce al "Ring Neue Verbegestalter" fondato da Schwitters che riunisce, tra gli altri, Lissitzky, Heartfield, Moholy-Nagy, Richter .
Collabora alle riviste "Cercle et Carré" e "Abstraction Création". A seguito delle sue ricerche sul mezzo fotografico organizza nel 1931 per la Staatliche Kunstbibliothek di Berlino l'esposizione "Fotomontage".

Nel 1933, con l'avvento del nazismo in Germania, si stabilisce definitivamente a Parigi dove ritrova molti amici artisti tra cui Mondrian, Delaunay, Arp e Pevsner e dove continua la sua attività di ricerca e la sua partecipazione a movimenti d'avanguardia fondando, tra l'altro, nel 1937, insieme a Sophie Tauber ed Hans Arp, la rivista "Plastique".

A partire dagli anni 30 partecipa a tutte le principali manifestazioni internazionali di arte astratta.

Muore a Parigi il 31 dicembre 1992.

tratto da martini-ronchetti

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Domela ‹dóomëlaa›, César (propr. César Domela Nieuwenhuis). -
Pittore e scultore olandese (n. Amsterdam 1900 - m. 1992). Partecipò a Berlino all'esposizione della Novembergruppe (1923), poi a Parigi conobbe Mondrian (1924) e si unì al gruppo De Stijl. Dopo un periodo di permanenza a Berlino, di nuovo a Parigi fece parte del gruppo Cercle et carré, di AbstractionCréation, di Réalités nouvelles. Allontanandosi sempre più dal neoplasticismo, il suo stile si è arricchito con l'introduzione della curva, che si svolge in arabeschi complessi ed eleganti, e con l'uso di materiali diversi, dal ferro al rame al legno al vetro.

Tratto da inciclopedia Treccani

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 12 Febbraio 2013, 16:48:43
BOYTON PRIESTLEY

John Boynton Priestley (Bradford, 13 settembre 1894 – Stratford-upon-Avon, 14 agosto 1984)

....................... è stato un romanziere e drammaturgo inglese.


Raggiunse la notorietà con il romanzo The Good Companions (I buoni compagni; 1929) scritto sulla linea narrativa di Henry Fielding e Charles Dickens, con cui vinse il James Tait Black Memorial Prize, ridotto poi nel 1931 per il teatro. Seguirono, tra gli altri, Angel Pavement (La via dell'angelo; 1930), The Magicians (I maghi; 1954), Saturn over the water (Saturno sopra le acque; 1961), e altri.
Meno convenzionali i drammi, ispirati spesso ad un vago ideale socialistico, nei quali Priestley, dotato di una felice capacità di rappresentazione di ambienti e situazioni e di una fresca vena umoristica, sperimenta sovente nuove tecniche drammatiche.
Alcuni di essi come Dangerous Corner (Svolta pericolosa; 1932), I Have Been Here Before (Ci sono già stato; 1937), riflettono le teorie seriali di John William Dunne sconvolgendo la sequenza temporale.
 
Nella sua vasta produzione per il teatro, ricordiamo ancora:
 Laburnum Grove del 1933.
 Eden End (I cari inganni; 1934).
 Music at Night (Concerto di sera; 1938).
 An Inspector Calls (Un ispettore in casa Birling; 1946).
 The Glass Cage (La gabbia di vetro; 1957).
 
Ha scritto inoltre una biografia su Charles Dickens nel 1961, un volume di ricordi (Lost Empires, nel 1965) e i romanzi Salt is Leaving del 1966 e It's an old Country del 1967.

da Wikipedia
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John Boynton Priestley nasce a Bradford, nella regione inglese dello Yorkshire, il 13 settembre 1894.
 
Questo scrittore inglese raggiunge la notorietà con il suo primo romanzo best-seller intitolato "The Good Companions" (I buoni compagni) nel 1929. Questo lavoro pur facendo a volte intravedere il tetro sfondo del mondo delle fabbriche, alla fine fornisce soluzioni di spensierata allegria ai problemi dei suoi personaggi e protagonisti.
Scritto nella linea narrativa di Henry Fielding e Charles Dickens, verrà poi ridotto nel 1931 per il teatro.
Il romanzo successivo di Priestley è "Angel Pavement" (La via dell'angelo, 1930), un lavoro più amaro, che racconta una storia incentrata sulla crisi economica; il protagonista è un imbroglione che giunge al porto di Londra per rovinare la vita di alcuni piccoli impiegati di un ufficio della City.
"English Journey" (Viaggio inglese) è il suo libro documentario più toccante; in questo lavoro esprime il senso di rabbia che prova l'uomo dello Yorkshire nel vedere tanta povertà in mezzo a tanta ricchezza.
Quella di Priesley appare come una polemica moderata e benevola nei confronti della società del suo tempo, e a questa contrappone un'umanità pittoresca, descritta in modi umoristici e sentimentali. Queste caratteristiche sono ancor più visibili nelle commedie di sua produzione, dove Priestley mostra una notevole abilità scenica e un dialogo molto brillante.
Meno convenzionali sono i drammi, ispirati spesso ad un vago ideale socialistico, nei quali John Boynton Priestley, dotato di una felice capacità di rappresentazione di ambienti e situazioni e di una fresca vena umoristica, sperimenta sovente nuove tecniche drammatiche.
Alcuni di essi come "Dangerous Corner" (Svolta pericolosa, 1932) o "I Have Been Here Before" (Ci sono già stato, 1937), sconvolgono la sequenza temporale riflettendo le teorie seriali di John William Dunne.
Tra le commedie di Priestley ricordiamo: "Laburnum Grove" (1933), "Eden End" (I cari inganni, 1934), "Time and the Conways" (Il tempo e la famiglia Conways, 1937), "Music at Night" (Concerto di sera, 1938), "An Inspector Calls" (Un ispettore in casa Birling, 1946), "The Glass Cage" (La gabbia di vetro, 1957), "The pavillion of masks" (Il padiglione delle maschere, 1963), "The severed head" (La testa tagliata, 1964), quest'ultima realizzata assieme alla scrittrice inglese Iris Murdoch.
Della produzione letteraria di Priestley ricordiamo invece "The Magicians" (I maghi, 1954), "Saturn over the water" (Saturno sopra le acque, 1961).
Tra i suoi ultimi lavori: "The English way of life" (Il modo di vivere inglese, 1976), "Lost Empires", un volume di ricordi pubblicato nel 1965, e i romanzi "Salt is Leaving" (1966) e "It's an old Country" (1967).
E' inoltre autore di una biografia su Charles Dickens pubblicata nel 1961.

John Boynton Priestley è morto a Londra il 14 agosto 1984 all'età di... 90 anni.

Tratto da Biografieonline.it
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 12 Febbraio 2013, 17:32:49
ETIENNE DAVIGNON

Étienne (Stevie o Stevy) Davignon (Budapest, 4 ottobre 1932)

........ è un diplomatico, politico e dirigente d'azienda belga.


È stato commissario europeo ed ha avuto un'influenza significativa sull'evoluzione dell'integrazione europea negli ultimi decenni.
Davignon è un visconte e proviene da una famiglia influente, attiva nell'amministrazione pubblica del Belgio fin dalla fondazione dello stato nel 1830.
Il nonno di Davignon fu ministro degli esteri tra il 1907 e il 1916, mentre il padre era un diplomatico, attivo in Ungheria all'epoca della nascita di Davignon e ambasciatore del Belgio a Berlino nel 1939.
Davignon studiò presso il collegio di Maredsous e poi studiò giurisprudenza presso l'Università Cattolica di Lovanio.
Studiò anche filosofia tomistica ed economia.Davignon cominciò la sua carriera come diplomatico in Congo, e fu tra coloro che gestirono la problematica concessione dell'indipendenza al Congo, al Ruanda e al Burundi e le controverse politiche del governo belga nella regione.
Nel 1961 venne nominato membro del gabinetto del ministro degli esteri, poi dal 1964 al 1966 fu capo di gabinetto del ministro degli esteri socialista Paul-Henri Spaak, anche se Davignon era ritenuto vicino al Partito sociale cristiano.
Dal 1966 al 1969 fu capo di gabinetto del ministro degli esteri Pierre Harmel.
Nel 1969 Davignon venne nominato direttore esecutivo per gli affari politici del ministero degli esteri.
Giocò un ruolo significativo nella redazione del Rapporto Harmel sul futuro dell'alleanza atlantica.
Al vertice europeo dell'Aja del 1969 Davignon venne nominato presidente di un comitato incaricato di elaborare proposte per il rilancio della cooperazione europea in materia di politica estera e l'istituzione della Cooperazione politica europea.
Il 27 ottobre 1970 il Consiglio dei ministri delle Comunità europee approvò il Rapporto Davignon, che prevedeva un sistema di informazione e consultazione regolare tra i ministeri degli esteri degli stati membri e di incontri periodici tra i ministri.
Un secondo Rapporto Davignon nel 1973 invitò gli stati membri a non assumere posizioni in politica estera prima di avere consultato gli altri stati membri.Dopo la crisi energetica del 1973 Davignon presiedette la conferenza internazionale che condusse ad un trattato sull'uso delle risorse petrolifere.
Nel 1974 venne nominato primo presidente dell'Agenzia internazionale dell'energia.

Nel gennaio 1977 Davignon entrò in carica come commissario europeo per il mercato interno, l'unione doganale e gli affari industriali nell'ambito della Commissione Jenkins.
Nel gennaio 1981 Davignon venne confermato come commissario europeo del Belgio, e fece parte della Commissione Thorn come vicepresidente e commissario per l'energia e gli affari industriali.
Svolse l'incarico fino al gennaio 1985.
 
Come commissario agli affari industriali Davignon promosse la ristrutturazione del settore industriale europeo, in particolare dei settori siderurgico e tessile, auspicò una maggiore competitività e una minore regolamentazione del mercato europeo e negoziò accordi di collaborazione con gli Stati Uniti, il Giappone e la Cina.
Il Piano Davignon del 1981 promosse la riduzione della produzione siderurgica, la fine dei sussidi pubblici al settore e un drastico ridimensionamento del numero degli addetti.
Come commissario alla ricerca definì il primo programma quadro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico, promosse la creazione di uno spazio europeo della ricerca e programmi specifici di collaborazione ed investimento, soprattutto nelle tecnologie dell'informazione e della comunicazione.
 
Nell'ambito della Commissione Thorn Davignon si affermò come una personalità di spicco, tanto che si racconta che ogni domenica sera Davignon presiedesse riunioni informali in cui si decidevano le principali attivitò della Commissione per la settimana successiva.
Nel 1984 Davignon venne seriamente preso in considerazione come possibile presidente della Commissione europea a partire dal gennaio 1985, ma gli venne infine preferito Jacques Delors.
L'ipotesi di una nomina di Davignon a presidente della Commissione venne ripresa anche nel 1994, ma in quel caso gli venne preferito Jacques Santer.
Davignon è stato uno dei protagonisti principali del mondo degli affari in Belgio degli ultimi decenni. Dal 1985 al 1989 Davignon fu membro del consiglio esecutivo della Société Générale del Belgio e dal 1989 al 2003 ne fu presidente. Dopo la cessione della Societé Générale a SUEZ nel 2001 e la fusione tra Société Générale e Tractabel nel novembre 2003 Davignon venne nominato vicepresidente di SUEZ-Tractabel.
È stato o è inoltre membro del consiglio di amministrazione e direttore di Gilead Sciences, presidente di Recticel, Compagnie Maritime Belge, SN Air Holding, Brussels Airlines e Genfina, vicepresidente di GDF Suez e direttore di Sofina ed Accor.
Davignon presiede la rete per la responsabilità sociale d'impresa CSR Europe, il think-tank "Friends of Europe", la Fondazione P.-H. Spaak, l'Istituto reale per le relazioni internazionali e nel 2008 ha presieduto il Forum delle imprese per il multilinguismo.
Presiede inoltre l'Istituto cattolico di alti studi commerciali e il Palais des Beaux-Arts di Bruxelles.
Presiede anche il consiglio dello Royal Sporting Club di Anderlecht e dal 2006 presiede la società che organizza il Gran premio del Belgio di Formula 1.
Davignon è stato molto attivo come lobbysta. È presidente del gruppo Bilderberg ed è stato tra i fondatori della Tavola rotonda europea degli industriali, che comprende una quarantina tra i maggiori imprenditori europei e che ha esercitato un'influenza considerevole sulle politiche europee sulla concorrenza, la flessibilità del mercato del lavoro e la creazione del mercato unico. Nel 1991 è stato nominato presidente dell'associazione per l'unione monetaria in Europa, attiva nella campagna per l'adozione di una moneta unica europea.
Davignon è molto vicino a Louis Michel e il loro rapporto venne criticato quando Michel era commissario europeo per lo sviluppo e Davignon dirigente di una multinazionale come SUEZ, fortemente interessata all'apertura di nuovi mercati in Africa.
Davignon è anche vicino al presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy.

Vita Privata :
Davignon è sposato ed ha tre figli.
È legato anche in maniera personale con alcune delle altre famiglie di notabili del Belgio: una sorella sposò un Boël e una figlia uno Janssen.

Da Wikipedia

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 12 Febbraio 2013, 17:58:06
LEO MALET

Léo Malet (Montpellier, 7 marzo 1909 – Parigi, 3 marzo 1996)

................... è stato uno scrittore francese.
 
Insieme a Georges Simenon e ad André Héléna è stato uno dei maggiori rappresentanti del romanzo poliziesco in lingua francese.

Vita:
Entrambi i genitori (la madre è sarta e il padre impiegato) muoiono di tubercolosi tra il secondo e il terzo anno di vita di Leo. Rimasto orfano, viene allevato dal nonno, che lo inizia alla letteratura.
 
A sedici anni si trasferisce a Parigi e incontra André Colomer, che lo introduce negli ambienti anarchici.
Collabora come freelance alle pubblicazioni del movimento (l'En dehors, l'Insurgé, Journal de l'Homme aux Sandales, La Revue Anarchiste).
 
In gioventù esercita diversi mestieri:
commesso, impiegato di banca, magazziniere da Hachette, operaio, lavatore di bottiglie, venditore di giornali e comparsa, soprattutto per i film sceneggiati dall'amico Jacques Prévert.
Vagabonda per Parigi e, nel 1925, debutta come chansonnier al cabaret Vache énragée.
 
Nel 1931, su invito di André Breton, si lega all'ambiente surrealista, facendo amicizia con Dalí, Tanguy, Prévert.
Nel 1932 il suo nome compare nel primo dei dodici manifesti del surrealismo e vi resta legato fino al 1949.
Scrive tra l'altro alcune raccolte di poesie surrealiste: Ne pas voir plus loin que le bout de son sexe (1936), J'arbre comme cadavre (1937) e Hurle a la vie (1940). Viene espulso dal movimento perché accusato di essere diventato "il seguace di una pedagogia poliziesca". Si sposa con Paulette Doucet e insieme fondano il Cabaret du Poète Pendu.
 
Dopo una dura esperienza in un campo di concentramento nazista, nel 1941 inizia a scrivere polizieschi firmandosi con svariati pseudonimi:
Frank Harding, Leo Latimer, Louis Refreger, Omer Refreger, Lionel Doucet, Jean de Selneuves, John Silver Lee. In particolare, con lo pseudonimo di Frank Harding, crea il personaggio del reporter Johnny Métal, protagonista di una decina di romanzi gialli.
 
Nel 1943 pubblica 120, Rue de la Gare, con cui esordisce il suo personaggio più celebre, l'investigatore privato Nestor Burma, che sarà protagonista di una trentina di avventure, inclusa un'interessante "serie nella serie" intitolata I nuovi misteri di Parigi, che va dal 1954 al 1959 e che comprende quindici racconti, ognuno dei quali dedicato a un diverso arrondissement di Parigi. Sarà proprio il personaggio di Nestor Burma a far riscuotere a Malet i primi consensi di pubblico (mentre la critica lo "riscoprirà" parecchi anni più tardi), guadagnandosi l'onore di alcune trasposizioni cinematografiche e di una serie televisiva (1991-1995) di 85 episodi, con protagonista l'attore Guy Marchand.
 
In secondo piano rispetto a quella di giallista, ma comunque degna di nota, è la sua attività di scrittore di romanzi del genere cappa e spada, circoscritta al periodo tra il 1944 e il 1945. Nel 1948 viene insignito del Grand prix de littérature policière. Nel 1958 la serie I nuovi misteri di Parigi viene premiata con il Gran Prix de l'Humour noir.

In italiano i libri di Malet sono pubblicati da Fazi.

Fazi Editore di lui scrive :
Léo Malet, l’anarchico conservatore, come amava definirsi, è uno dei padri del romanzo noir francese.
Nato al numero cinque di Rue du Bassin, a Montpellier, figlio di una sarta e di un impiegato, rimane prestissimo orfano. Quando Léo ha due anni muoiono prima il padre e il fratellino e, a distanza di un anno, la madre. Tutti e tre di tubercolosi. Così, è il nonno bottaio e grande lettore che si prende cura del nipote e lo inizia, in modo non certo canonico, alla letteratura. A sedici anni Léo Malet si trasferisce a Parigi in cerca di fortuna. Determinante è l'incontro con André Colomer, disertore e pacifista: Colomer gli dà una famiglia e soprattutto lo introduce in ambienti anarchici. In questo periodo Malet collabora anche a vari giornali e riviste (En dehors, Journal de l'Homme aux Sandales, Revue Anarchiste).
A Parigi abita in molti posti, anche sotto il ponte Sully, vive alla giornata, fa l'impiegato, il manovale, il vagabondo, il gestore di un negozio d'abbigliamento, il magazziniere, il giornalista, la comparsa cinematografica, lo strillone, il telefonista.
Nel 1931 l’incontro con André Breton gli dà accesso al mondo delle case editrici e degli scrittori; Malet entra a far parte del Gruppo dei Surrealisti. Per qualche tempo il suo vicino di casa è Prévert, uno dei suoi migliori amici Aragon.

Si sposa con Paulette Doucet e insieme fondano il Cabaret du Poète Pendu. Dopo una dura esperienza in un campo di concentramento nazista, nel 1941 inizia a scrivere polizieschi firmandosi con svariati pseudonimi: Frank Harding, Leo Latimer, Louis Refreger, Omer Refreger, Lionel Doucet, Jean de Selneuves, John Silver Lee. Con lo pseudonimo di Frank Harding crea il personaggio del reporter Johnny Métal, protagonista di una decina di romanzi gialli. Nel 1943 pubblica 120 Rue de la Gare con cui esordisce la sua creazione narrativa più celebre, l'investigatore privato Nestor Burma. Burma sarà protagonista di una trentina di avventure, inclusa una “serie nella serie” intitolata I nuovi misteri di Parigi, che comprende quindici racconti, ognuno dei quali dedicato a un diverso “arrondissment” di Parigi. Con Nestor Burma, Malet da un lato riscuote i primi consensi di pubblico, anche attraverso successive trasposizioni cinematografiche, una serie televisiva (1991-1995) di 85 episodi e l’adattamento a fumetti. Ma d’altro canto si allontana dal movimento anarchico: nel 1949 il gruppo dei Surrealisti lo espelle con l’accusa di essere diventato “seguace di una pedagogia poliziesca”.
 
In realtà Malet è uno scrittore dai mille volti: accanto al poliziesco, si cimenta nei romanzi di cappa e spada e, soprattutto, nel noir.
La critica gli concede proprio in questo filone i maggiori riconoscimenti: la Trilogie noir, di cui fanno parte Nodo alle budella, La vita è uno schifo e Il sole non è per noi, viene considerato il suo capolavoro.

Malet muore nel 1996.

Tratto da Wikipedia e da Fazi Editore

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 12 Febbraio 2013, 18:03:36
Altre foto di Leo Malet

Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 13 Febbraio 2013, 10:36:26
JOHN CROMWELL

John Cromwell (Toledo, 23 dicembre 1887 – Santa Barbara, 26 dicembre 1979)

............... .....è stato un regista statunitense.

Data di nascita: 23 dicembre 1887, Toledo
Data di morte: 26 settembre 1979, Santa Barbara...92 anni.
Altezza: 1,89 m
Coniuge: Ruth Nelson (s. 1946–1979), Kay Johnson (s. 1928–1946)
Figli: James Cromwell, John Oliver Cromwell

È stato presidente della Screen Directors Guild dal 1944 al 1946.
Durante gli anni '50, fu inserito nelle liste del senatore Joseph McCarthy per affiliazione politica ad associazioni comuniste (dal 1951 al 1958).
Cromwell si è sposato quattro volte:
la prima con un'attrice di teatro, Alice Lindhal che morì di influenza nel 1918;
la seconda con l'attrice teatrale Marie Goff da cui divorziò per poi sposare :
l'attrice Kay Johnson nel 1928.
Il matrimonio durò fino al 1946:
la coppia adottò due bambini, uno dei quali, James Cromwell divenne anche lui attore.
L'ultima moglie fu l'attrice Ruth Nelson, con cui fu sposato dal 1946 al 1979, l'anno della sua morte, morì a 92 aqnni.

John Cromwell ha partecipato come attore a due film di Robert Altman, Tre donne, nel ruolo di Mr. Rose e in Un matrimonio nel ruolo del vescovo Martin. Nel film appare in una piccola parte anche Lillian Gish.

Tratto da  Wikipedia

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lungo interprete giovane in teatro, poi, dal 1928, attore cinematografico e, nel giro di un paio d'anni, regista. Fu un autore di buone anche se correnti qualità; non si discostò mai da un cinema tradizionale, di gusto letterarioromanzesco, e in questo ambito firmò la sua opera più ricordata nel 1934: Schiavo d'amore, una delle più belle interpretazioni di Bette Davis. Altri film degni di menzione furono: Il piccolo lord Fauntleroy, 1936; il popolare (ai suoi tempi) Prigioniero di Zenda con Ronald Colman, 1937; Made For Each Other, una delicata commedia intimista, con più d'un tratto realistico con Carole Lombard e James Stewart, nel 1939; un film sulla giovinezza di Lincoln (Abe Lincoln in Illinois, 1940); un racconto antinazista ispirato da un romanzo di Rernarque. Così finisce la nostra notte, 1941; il popolare e lacrimoso melodramma Da quando te ne andasti, 1944, con Jennifer Jones, prodotto dal di lei marito David O'Selznick; infine, nei dopoguerra, un buon film su un riformatorio femminile, Prima colpa, 1955, e un rifacimento non inutile del famoso film gangster di Milestone, The Racket, intitolato in quest'altra versione La gang, 1959. Tornato al teatro e lasciato il cinema alla fine degli anni Cinquanta, muore a Santa Barbara nel 1979 dopo essere comparso a quasi novant'anni in due film di Robert Altman, Tre donne e Un matrimonio.

Tratto da MyMovies

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 13 Febbraio 2013, 10:45:16

CROMWELL  ‹kròmuël› , JOHN

Enciclopedie on line Treccani :


Cromwell ‹kròmuël›, John. - Attore e regista cinematografico statunitense  -
(Toledo, Ohio, 1888 - Santa Barbara, California, 1979);

dal 1907 attore di teatro, passò nel 1928 al cinema prima come attore, poi come regista.
Oltre al suo film più noto, Of human bondage (Schiavo d'amore, 1934), di particolare suggestione e incisività, ha diretto: The prisoner of Zenda (1937); Abe Lincoln in Illinois (1940); So ends our night (1941); The enchanted cottage (1945); Dead Reckoning (Solo chi cade può risorgere, 1946); Caged (Prima colpa, 1950); The racket (La gang, 1951). Nel 1952 tornò al teatro.
John Cromwell lavorò principalmente come regista a numerosi lavori per il grande schermo.
Tra le sue opere di maggior rilievo: Il prigioniero di Zenda, Il villino incantato e La gang.

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 13 Febbraio 2013, 11:03:41
ANTON WALBROOK

Anton Walbrook, nato Adolf Wilhelm Anton Wohlbrück, (Vienna, 19 novembre 1896 – Garatshausen, 9 agosto 1967),

............................ è stato un attore austriaco.

Svolse la propria attività principalmente nel Regno Unito, dove prese la cittadinanza nel 1947.
 
Noto attore di area tedesca, cambiò il nome con cui era conosciuto in Germania, Adolf Wohlbrück, in quello anglicizzato di Anton Walbrook, quando, durante il nazismo, fuggì in Gran Bretagna dove divenne uno degli attori più popolari del cinema inglese e uno degli attori preferiti di Michael Powell.
Nacque a Vienna, discendente da una famiglia di attori da dieci generazioni. Il padre, nato ad Amburgo, aveva rotto con la tradizione e lavorava nel circo come clown. Sua madre era Gisela Rosa Cohn, un'ebrea austriaca. Il giovane Adolf studiò in una scuola cattolica nelle vicinanze di Vienna. Finiti gli studi liceali, Walbrook si iscrisse alla scuola teatrale del famoso regista Max Reinhardt il quale, resosi conto del suo talento, gli fece un contratto di cinque anni per recitare al Deutsches Theater.
Durante la prima guerra mondiale, servì l'esercito in un reggimento di granatieri. Catturato dai francesi, durante la prigionia organizzò un gruppo teatrale cui diede il nome Auricher Gefangenschaftstheater.
Nel 1936 soggiornò a Hollywood per rigirare alcune scene di Michele Strogoff (1937), un film di produzione internazionale, e cambiò il proprio nome di battesimo da Adolf in Anton.

La tomba di Anton Walbrook al cimitero di Hempstead .

Con l'ascesa al potere in Germania del nazismo, Walbrook, che era omosessuale e per metà ebreo, riparò in Inghilterra e continuò a lavorare come attore cinematografico.
Tra le sue migliori interpretazioni si ricordano il focoso ed emotivo ufficiale tedesco Theo Kretschmar-Schuldorff in Duello a Berlino (1943), il tirannico impresario di Scarpette rosse (1948) e il presentatore di Il piacere e l'amore (1950). Uno dei suoi film più curiosi è La donna di picche (1949), uno stravagante thriller dalle atmosfere gotiche ispirato ad un racconto di Aleksandr Sergeevič Puškin, in cui Walbrook recitò al fianco di Edith Evans.
Secondo Moira Shearer, la coprotagonista di Scarpette rosse, Walbrook sul set aveva abitudini da solitario e spesso indossava occhiali scuri e pranzava da solo.
L'attore si ritirò dal mondo del cinema verso la fine degli anni cinquanta, continuando però ad apparire saltuariamente a teatro e in televisione. Morì nel 1967 per un attacco di cuore a Garatshausen presso Feldafing (Germania).
Le sue ceneri furono sepolte nel cimitero della chiesa di St. John a Hempstead, rispettando le sue volontà testamentarie.

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 13 Febbraio 2013, 11:15:24
JEREMY CLARKSON

Jeremy Charles Robert Clarkson (Doncaster, 11 aprile 1960)

...........è un giornalista, saggista e conduttore televisivo inglese.
 
Scrive per The Sun e per The Sunday Times su temi che riguardano il mondo dell'automobile ed è conduttore del programma Top Gear in onda sulla BBC nel Regno Unito (il programma ha vinto un Emmy nel 2005) e, tutt'ora in onda in Italia su Dmax.

Fra le sue partecipazioni e produzioni: presentatore di Top Gear dal 1988 al 1999 e ancora dal 2002 quando è stato proposto nuovamente con un nuovo format, attualmente presenta il programma la domenica alle 20.00 UTC; ha condotto gli show Clarkson e Clarkson Meets the Neighbours. È anche co-conduttore dello show motoristico NEC a Birmingham, con Tiff Needell e Richard Hammond. Assieme a James May è stato il primo a raggiungere il Polo Nord magnetico su un'auto, episodio ripreso e trasmesso dalla trasmissione Top Gear il 25 luglio 2007 sul canale BBC Two.
È autore di diversi libri.
 
L'Economist, in merito al pedaggio urbano nel Regno Unito, lo ha descritto come un «abile propagandista al servizio della lobby dei motori»

Curiosità :
La madre di Clarkson, Shirley, ideò e realizzò nel 1972 i primi giocattoli dell'orso Paddington, inizialmente come regalo per i suoi figli Jeremy e Joanna, poi divenuti un business di scala internazionale.
È un grande fan della prog band britannica Genesis; ha scritto le note presenti sul booklet della ristampa dell'album Selling England by the Pound, contenuta nel cofanetto Genesis 1970-1975.

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 13 Febbraio 2013, 11:25:11
LEO GENN

Leo John Genn (Londra, 9 agosto 1905 – Londra, 26 gennaio 1978)

........... è stato un attore cinematografico e teatrale inglese.

Nato al 144 di Kyverdale Road, distretto di Stamford Hill, nel quartiere londinese di Hackney, Genn era figlio del gioielliere Wolfe (William) Genn e di Rachel Asserson. Compì gli studi di giurisprudenza all'Università di Cambridge, iscrivendosi nel 1928 all'Ordine degli Avvocati. Durante i successivi anni di praticantato, scoprì la passione per la recitazione e iniziò a lavorare come attore dilettante, debuttando sui palcoscenici londinesi nel 1930 in A Marriage has been Disarranged. Nel 1933 sposò Marguerite van Praag, responsabile di casting presso gli studi cinematografici Ealing, e apparve nella pièce Ballerina di Rodney Ackland. L'anno successivo entrò a far parte della prestigiosa Old Vic Company, con la quale si cimentò in diversi ruoli shakespeariani, tra cui quello di Horatio nella tragedia Amleto, interpretata nel 1937 a fianco di Laurence Olivier.
 
Nel frattempo Genn fece il suo debutto cinematografico in Immortal Gentleman (1935), una biografia su Shakespeare in cui interpretò il ruolo del mercante Shylock. L'attore apparve successivamente in una serie di piccoli ruoli non accreditati in pellicole quali Il principe Azim (1938) di Zoltan Korda, e Pigmalione (1938), in cui recitò una breve scena nei panni di un giovanotto che balla con la protagonista Eliza Doolittle (Wendy Hiller). Sempre nel 1938, Genn apparve nella pièce The Flashing Stream di Charles Langbridge Morgan, un successo che varcò l'oceano e venne rappresentato a Broadway.
 
Nonostante le crescenti e allettanti scritture, Genn non abbandonò del tutto la carriera forense fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, quando venne arruolato nella Royal Artillery, con la quale raggiunse nel 1943 il grado di tenente colonnello , guadagnandosi inoltre la Croix de guerre, prestigiosa onorificenza militare francese.

Terminato il conflitto, fu nominato componente della giuria al Processo di Norimberga, durante il quale sfruttò la sua esperienza legale e raccolse le confessioni dei comandanti nazisti del campo di concentramento di Bergen-Belsen..

Malgrado l'impegno sul fronte bellico, Genn partecipò ad alcune prestigiose produzioni britanniche del periodo, tra cui La via della gloria (1944), dramma di Carol Reed ambientato sul fronte nordafricano, ed Enrico V, riduzione cinematografica dell'omonima tragedia shakespeariana, diretta da Laurence Olivier, in cui Genn interpretò il ruolo del Connestabile di Francia.
 
Nella seconda metà degli anni quaranta, Genn si dedicò a tempo pieno alla recitazione, diventando un interprete richiesto sia in patria che negli Stati Uniti. Il suo aspetto distinto e i suoi modi compiti furono apprezzati a Hollywood[1][2], dove Genn interpretò alcuni memorabili ruoli, tra i quali quello dello psichiatra Mark Kik nel dramma La fossa dei serpenti (1948), accanto a Olivia De Havilland, e quello di Petronio, consigliere di Nerone, nel kolossal Quo vadis? (1951), interpretazione che gli valse una nomination all'Oscar quale miglior attore non protagonista.
 
La successiva carriera cinematografica di Genn rimase improntata a ruoli prevalentemente di caratterista, con apparizioni in celebri film come Moby Dick la balena bianca (1956) di John Huston, in cui impersonò Starbuck, il primo ufficiale della baleniera Pequod, L'affare Dreyfus di José Ferrer (1958), nel ruolo del tenace colonnello Georges Picquart, Il giorno più lungo (1962), spettacolare rievocazione dello sbarco in Normandia, e 55 giorni a Pechino (1963), interpretato accanto ad Ava Gardner, Charlton Heston e David Niven. Da ricordare la partecipazione all'intenso dramma bellico Era notte a Roma (1960), per la regia di Roberto Rossellini, in cui Genn interpretò il ruolo di Michael Pemberton, un maggiore americano in fuga dai lager tedeschi.

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 13 Febbraio 2013, 12:47:11
AUBREY SMITH

Sir C. Aubrey Smith, nome completo Charles Aubrey Smith (Londra, 21 luglio 1863 – Beverly Hills, 20 dicembre 1949),

  ........................ è stato un crickettista e attore britannico.


Gli è stata assegnata una stella al 6327 Hollywood Blvd. della Hollywood Walk of Fame.
Data nascita: 21 Luglio 1863 (Cancro), Londra (Gran Bretagna)
Data morte: 20 Dicembre 1948 (85 anni), Los Angeles (California - USA)

Attore inglese. Durante gli studi all’Università di Cambridge diventa campione nazionale di cricket e coltiva la passione per il teatro frequentando i corsi di recitazione. L’esordio sulle scene avviene nel 1892, ad Hastings. Durante un soggiorno negli Stati Uniti è chiamato a recitare per il cinema in The Builder of Bridges (Il costruttore di ponti, 1915) di G. Irving. Inizia così una lunga carriera cinematografica che lo vede dapprima interpretare alcuni film muti e poi raggiungere il successo negli anni ’30 e ’40 al fianco di star come G. Garbo, L. Howard e S. Temple. Nel 1926 si trasferisce stabilmente negli Stati Uniti. Interpreta ruoli di alti ufficiali, ministri, uomini d’affari, conferendo loro un tono di nobiltà e raffinatezza. Tra i moltissimi titoli cui presta il proprio volto, si ricordano Mancia competente (1932) di E. Lubitsch, I lancieri del Bengala (1935) di H. Hathaway, Il prigioniero di Zenda (1937) di J. Cromwell, Le quattro piume (1939) di Z. Korda e l’esordio hollywoodiano di A. Hitchcock Rebecca, la prima moglie (1940). Nel 1943 è nominato sir. Continua a lavorare fino alla morte.

da Wikipedia e da MyMovies

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 13 Febbraio 2013, 15:51:03
NIELS BOHR

Niels Henrik David Bohr  (Copenaghen, 7 ottobre 1885 – Copenaghen, 18 novembre 1962)

..................... è stato un fisico, matematico, filosofo della scienza, teorico della fisica e accademico danese.
 
Diede contributi essenziali nella comprensione della struttura atomica e nella meccanica quantistica.

Bohr nacque a Copenaghen il 7 ottobre 1885.
Suo padre, Christian Bohr, era un fisiologo danese di religione luterana, docente alla facoltà di Fisiologia all'Università di Copenaghen e scopritore di un comportamento dell'emoglobina detto effetto Bohr, e sua madre, Ellen Adler Bohr, era una ricca borghese danese di origine ebraica assai importante nell'ambiente bancario e parlamentare danese. Suo fratello, Harald Bohr, era un matematico e calciatore della nazionale danese, convocato alle Olimpiadi. Anche Niels era un calciatore dilettante, e giocò per un periodo insieme al fratello in una delle squadre di Copenaghen e venendo convocato, pur senza scendere in campo, per la Nazionale. Bohr si laureò all'Università di Copenaghen nel 1911.
Si trasferì poi all'Università di Manchester, in Inghilterra, dove studiò con Ernest Rutherford.
Rutherford aveva proposto un modello di atomo in cui quasi tutta la massa dell'atomo è concentrata in una porzione molto piccola, il cosiddetto nucleo (caricato positivamente) mentre gli elettroni ruotano attorno ad esso con gusci concentrici detti orbitali. In base alle teorie di Rutherford, Bohr pubblicò il suo modello della struttura atomica, introducendo la teoria degli elettroni che viaggiano in orbite ben definite, che corrispondono ai diversi stadi di energia intorno al nucleo dell'atomo. Bohr, inoltre, introdusse l'idea che un elettrone possa cadere da un'orbita di alta energia a una con energia più bassa, emettendo un fotone di energia definita. Questa teoria fu la base della teoria dei quanti.
Niels Bohr divenne professore all'Università di Copenaghen e direttore "dell'istituto recentemente costruito della fisica teorica". Nel 1922 Bohr ricevette il Premio Nobel per la fisica "per i suoi servizi nell'indagine sulla struttura degli atomi e della radiazione che emana da essi". L'istituto di Bohr fu il punto di riferimento per i fisici teorici negli anni venti e trenta.
Bohr sviluppò inoltre il principio di complementarità, secondo il quale nella descrizione della natura dei processi microfisici entrano in gioco aspetti complementari ma mutuamente esclusivi, come l'aspetto ondulatorio e corpuscolare della luce. L'impossibilità da parte dello sperimentatore di tenere conto simultaneamente, nell'atto della misura, delle proprietà quantistiche complementari, è all'origine del carattere aleatorio e probabilistico delle leggi della meccanica quantistica. Il principio di complementarità si propose fin dall'inizio come cornice concettuale della meccanica quantistica, al cui interno veniva inglobato il principio di indeterminazione di Heisenberg come caso particolare del generale carattere complementare dei processi della fisica atomica. Il principio di complementarità e il principio di indeterminazione sarebbero stati i pilastri portanti della grande interpretazione fisica "ufficiale" della meccanica quantistica, l'interpretazione di Copenaghen.
L'interpretazione di Copenaghen fu attaccata da Albert Einstein, il quale non credeva in una natura intrinsecamente probabilistica dei processi fisici, anche su scala atomica. Egli pensava alla natura come un sistema perfettamente ordinato di leggi naturali semplici e deterministiche. Per questo Einstein e Bohr ebbero vivaci discussioni sui fondamenti fisici e filosofici del mondo naturale.
Il più famoso allievo di Bohr, Werner Karl Heisenberg, fu inoltre per due anni alla testa del programma nucleare tedesco, il progetto del regime nazista finalizzato alla costruzione della bomba atomica. Anche se il ruolo effettivamente avuto da Heisenberg nel programma nucleare tedesco è ancora oggetto di discussione, la sua collaborazione con i nazisti mise fine all'amicizia con Bohr.
Niels Bohr e la sua moglie Margrethe ebbero sei bambini. Due morirono giovani. Uno, Aage Niels Bohr (1922-2009), è stato un Premio Nobel per la fisica nel 1975. Nel settembre 1943, durante l'occupazione nazista della Danimarca, Niels Bohr fuggì in Svezia per evitare l'arresto da parte della polizia tedesca e da lì a Londra. Nel novembre dello stesso anno, invece, Bohr e il figlio Aage si trasferirono negli Stati Uniti, prima a New York e poi a Los Alamos, dove, oltre alla sua competenza in materia, risultò importante per informare gli altri scienziati del progetto sullo stato di avanzamento dei progetti nucleari tedeschi.
Dopo la guerra tornò a Copenaghen e sostenne l'uso pacifico dell'energia nucleare. Nel 1957, su iniziativa sua e del politico svedese Torsten Gustafsson, nacque il NORDITA, l'Istituto Nordico per la Fisica Teorica, con sede a Copenaghen. Morì nella capitale danese nel 1962.
L'elemento chimico Bohrio è così chiamato in suo onore.
Gli è stato dedicato un asteroide, 3948 Bohr.
Sulla Luna gli sono stati dedicati un cratere di 71 km di diametro e una valle di 80 km di lunghezza.
Nel 1965, tre anni dopo la sua morte, l'Istituto di Fisica all'Università di Copenaghen ha assunto il nome di "Istituto Niels Bohr".
È ritratto sulla banconota da 500 corone danesi.
Il lavoro teatrale Copenaghen, rappresentato a Broadway e poi con successo in tutto il mondo, scritto da Michael Frayn, è un'interpretazione romanzata di quello che potrebbe essere accaduto nel 1941 durante l'incontro tra Heisenberg e Bohr.
Niels Bohr è protagonista anche di un fumetto, la graphic novel Un pensiero abbagliante di Jim Ottaviani e Leland Purvis che ne ripercorre la vita ed espone le teorie sue e dei suoi contemporanei, con uno stile didattico e vivace.

Curiosità :
Albert Einstein fu amico di Bohr, ed è in una lettera a lui indirizzata nel 1926, nella quale Einstein fece la sua famosa osservazione sulla meccanica quantistica, spesso parafrasata come "Dio non gioca a dadi con l'universo", a cui lui rispose "Non dire a Dio come deve giocare". Più tardi, in una discussione dove John Wheeler proponeva la sua (e di Richard Feynman) interpretazione sui positroni, Einstein ripropose la famosa frase "Non riesco ancora a credere che Dio giochi a dadi", aggiungendo anche "Ma forse mi sono guadagnato il diritto di commettere degli errori".

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 13 Febbraio 2013, 16:02:14
R.A. FISHER

Ronald Aylmer Fisher (Londra, 17 febbraio 1890 – Adelaide, 29 luglio 1962)

............è stato uno statistico, matematico e biologo britannico.

Viene considerato colui che ha fatto della statistica una scienza moderna, in quanto ha fondato i concetti di riferimento della statistica matematica moderna.

Dal 1919 al 1933 è stato docente presso la stazione sperimentale di Rothamsted, poi, dal 1933 al 1943 a capo del dipartimento di eugenetica all'University College di Londra e infine, dal 1943 al 1957 titolare della cattedra di genetica a Cambridge.
Nel 1918 dimostrò matematicamente che i caratteri genetici (argomento di forte interesse per il neodarwinismo) seguono le regole indicate da Mendel e che si distribuiscono secondo una curva di Gauss.
È stato tra i primi a comprendere l'importanza del campionamento casuale per poter generalizzare i risultati, in opposizione ai campionamenti fatti secondo criteri vari di opportunità.
Nel 1925 perfezionò il metodo ideato da William Sealy Gosset (alias Student) per confrontare due medie, ideando il test "t di Student" attualmente usato e introducendo il concetto di gradi di libertà.
Importante sua innovazione è stata la cosiddetta analisi della varianza, ma è un suo allievo (George W. Snedecor) a utilizzare una distribuzione diversa da quella gaussiana, introducendo la variabile casuale F di Snedecor, dove la F è in onore al maestro (Fisher).
Con The Design of Experiments (1935) introdusse la regola che gli esperimenti devono essere programmati (designed, progettati) prima di essere effettuati, affinché i test statistici possano avere una loro validità. In questo ambito coniò i concetti di ipotesi nulla (H0) e ipotesi sperimentale (H1).
Ha affermato (e si tratta di una grande novità in ambito del metodo scientifico) che nessuna ricerca sperimentale può dimostrare l'ipotesi sperimentale, ma solo "accettare" o "respingere" l'ipotesi nulla, anche se effettuare tanti esperimenti in cui si rigetta l'ipotesi nulla aumenta la credibilità che l'ipotesi sperimentale sia vera.
Nel 1930 propose la Teoria genetica della selezione naturale (The genetical theory of natural selection) nella quale studiava in maniera innovativa diversi concetti nel campo dell'evoluzione, come la selezione sessuale e il mimetismo, arrivando ad enunciare il teorema fondamentale della selezione naturale che afferma che in presenza di selezione naturale la fitness media di una popolazione tende ad aumentare.
Parte di questo lavoro fu volta ad applicare la teoria evoluzionistica alla specie umana secondo i metodi dell'eugenetica. In base al fenomeno per cui una popolazione prolifica ha più probabilità di sopravvivere in virtù della sua maggiore variabilità genetica, Fisher postulò che la tendenza delle classi agiate ad avere pochi figli avrebbe portato al declino la specie umana, e propose quindi di favorire economicamente solo quelle famiglie che avessero un alto numero di figli.
Richard Dawkins ha definito Fisher «il più grande biologo dopo Darwin».
Nonostante la sua abbondante produttività scientifica, è stato presidente della Royal Statistical Society, primo presidente della International Biometric Society, presidente della Société de Biométrie e presidente dell'Istituto Internazionale di Statistica (IIS).
Il fatto che, in seguito alle divergenze con il proprio maestro Karl Pearson, divenne direttore della stazione agraria di Rothamsted, alimenta tutt'ora la leggenda che la statistica moderna e la sua metodologia sia nata in ambito agrario, mentre in realtà Fisher come i suoi predecessori si forma nell'ambito della biometria, psicologia sperimentale o eugenetica. Infatti dopo aver diretto per 14 anni la stazione sperimentale gli venne assegnata la cattedra di eugenetica fondata da Galton e appartenuta a Pearson, e successivamente la Cattedra di Genetica all'Università di Cambridge.
Nel 1936 introdusse con The use of multiple measurements in taxonomic problems l'analisi discriminante (nella fattispecie quella lineare).

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 13 Febbraio 2013, 16:13:15
RAYMOND ARON

Raymond Claude Ferdinand Aron (Parigi, 14 marzo 1905 – Parigi, 17 ottobre 1983)

.........................è stato un sociologo, filosofo e giornalista francese.
 

Fu noto al grande pubblico per l'amicizia di lunga data con Jean-Paul Sartre (anche se i due non si risparmiarono critiche reciproche) e per la sua analisi critica della popolarità che riscosse l'ideologia marxista in Francia nella seconda metà del XX secolo.
Frequenta il Liceo «Hoche» a Versailles, poi il Liceo «Condorcet» a Parigi; nel 1924 consegue il diploma di maturità.
Dal 1924 al 1928 studia filosofia presso la Scuola Normale Superiore di Parigi. Conosce Jean-Paul Sartre: i due si legheranno a un rapporto di amicizia che durerà per tutta la vita.
Terminati gli studi, si iscrive al concorso per la cattedra di insegnamento della filosofia nella scuola superiore e lo vince.
 Nel 1930 inizia un periodo di perfezionamento degli studi che lo porta in Germania. Studia all'università di Colonia (1930-31), poi a Berlino (1931-33).
Per nove anni, Raymond Aron gestisce un circolo privato che si interessa del pensiero storico e sociale.
Tornato in patria, inizia la professione di insegnante al liceo di Havre (1933-34). Poi si trasferisce a Parigi. Nella capitale lavora e studia: è professore presso l'École Normale Supérieure (dove svolge anche l'incarico di segretario del centro di “Documentation sociale” dell'istituto) e studia Lettere. Nel 1938 si laurea; nello stesso anno pubblica i suoi primi due libri: una Introduzione alla filosofia della storia ed un saggio sulla teoria della storia nella Germania contemporanea.
 Nel 1939 decide di cambiare università: è professore incaricato di filosofia sociale presso la Facoltà di lettere di Tolosa.
 Dal 1939 al 1940 partecipa al secondo conflitto mondiale nell'esercito francese. Dopo la presa nazista di Parigi (23 giugno 1940) si trasferisce in Inghilterra. A Londra, rincontra Charles de Gaulle. Durante il periodo inglese è impegnato nelle Forze francesi libere.
 Nel 1945 ritorna a Parigi, dove si stabilisce definitivamente.
Il suo primo incarico accademico è svolto alla Scuola nazionale d'amministrazione di Parigi (1945-47). Dal 1948 al 1954 insegna all'Istituto di studi politici della capitale.
Prosegue l'insegnamento come professore incaricato; dal 1958 insegna presso la Facoltà di lettere e scienze umane della Sorbona. Tra i suoi assistenti spicca Pierre Bourdieu (1930-2002). Aron tiene principalmente corsi su Karl Marx, ciò che ne fa un marxologo giudicato "neutrale" (poiché non-marxista). Dal 1970 alla morte è professore di sociologia della cultura moderna al Collège de France.
La carriera giornalistica di Aron inizia in Inghilterra durante la seconda guerra mondiale: Aron è redattore capo del giornale La France Libre (giornale in lingua francese con sede a Londra).
 Tornato in Francia, fonda con Jean-Paul Sartre la rivista Les Temps Modernes. Nel 1946 dà vita, insieme ad Albert Camus al giornale Combat . Dal 1947 al 1977 è editorialista al quotidiano Le Figaro .
Dal 1977 fino alla morte scrive per L'Express , di cui è anche presidente del comitato direttivo del giornale . Aron scrive anche per due quotidiani italiani: Corriere della Sera e Il Giornale.
 Durante lo stesso periodo, Aron è stato cronista radiofonico all'emittente Europe numéro 1 (dal 1968 al 1972).
Dopo aver vinto la cattedra in filosofia, Aron assiste agli autodafé organizzati dai nazisti, appena saliti al potere, nel maggio del 1933: questa disfatta del pensiero gli ispira un profondo disprezzo per i regimi totalitari.
 Nel resto degli anni Trenta si dedica quasi totalmente all'attività accademica. Nel 1939 scoppia la seconda guerra mondiale; nel maggio 1940 i nazisti avviano la Campagna di Francia. Dopo nemmeno due mesi, il 24 giugno 1940 la Francia viene sconfitta. Aron sceglie di non compromettersi col regime di Philippe Pétain e parte per Londra seguendo Charles de Gaulle. In Inghilterra si impegna nelle “Forces Françaises Libres”.
Dopo la Liberazione, lavora per un certo periodo al ministero dell'Informazione, diretto dall'amico André Malraux. In più, s’impegna al fianco del "Raggruppamento del Popolo Francese" (RPF), il primo partito fondato da de Gaulle, nel 1947.
Militante negli anni ’50 per l'indipendenza dell'Algeria con il suo opuscolo La tragedia algerina, Aron colpisce l'opinione pubblica francese, che si divide tra lui e Jean-Paul Sartre, l'ideologo della sinistra. Il dibattito tra Aron e Sartre costituisce l'immagine del dibattito intellettuale dell'epoca. I due si ritroveranno, per una volta, a metà degli anni Settanta, per denunciare il regime vietnamita, responsabile del fenomeno dei cosiddetti “boat people”. Scelse Giscard d'Estaing nel 1981. Aron rimane per alcuni il simbolo dell'ideologia tecnocratica e l'immagine della polemica contro gli intellettuali di sinistra.
Molti sono coloro che seguirono il suo insegnamento: Pierre Bourdieu, Pierre Manent, Albert Palle, Jean-Claude Michaud, Jean-Claude Casanova, André Glucksmann, Pierre Hassner, Raymond Boudon e Dominique Schnapper.
 La maggior parte di essi collabora, o ha collaborato, alla rivista Commentaire, fondata insieme a Raymond Barre ed altri allievi. Commentaire può essere considerata una "rivista aronniana". La rivista è anche il punto d'incontro della scuola di pensiero aronniana, fondata su un liberalismo moderato, venato di conservatorismo, con un occhio verso la cultura anglo-sassone.
 È attivo un centro di studi di filosofia politica che porta il nome Centre Raymond Aron presso la Scuola di alti studi e scienze sociali (EHESS) a Parigi.
La cultura francese ha spesso contrapposto Raymond Aron a Jean-Paul Sartre. Considerati tra i massimi intellettuali del secondo dopoguerra, amici nella vita, furono gli epigoni di due stili diversi: Aron l'intellettuale «controcorrente», Sartre la personificazione del «maître à penser».
 Nati nello stesso anno, i due effettuarono un percorso culturale comune. I differenti stili intellettuali emersero presto e le loro vicende si separarono nel 1940, quando Parigi fu occupata dai nazisti. Aron seguì Charles de Gaulle a Londra, mentre Sartre rimase nella capitale occupata dai nazisti.
Dopo la fine della guerra Aron denunciò i crimini del totalitarismo comunista. Quindi si schierò contro l'ideologia marxista, venendo a scontrarsi più volte con Sartre.
 Durante gli anni della contestazione, quando le piazze erano infiammate, Aron prese le distanze dai movimenti. Nel 1968 coniò il termine groupuscules per bollare la tendenza volta all'esasperazione ideologica dell'estrema sinistra.
Nel 1975 denunciò lo scandalo dei «boat people», i rifugiati vietnamiti scappati con ogni mezzo dall'inferno della guerra. Il ruolo di intellettuale scomodo, in questo caso, risultò vincente: lo stesso Sartre riconobbe la correttezza della sua valutazione .

Il Pensiero : Il Totalitarismo :
Definizione di totalitarismo: «Mi sembra che i 5 elementi principali siano i seguenti:
 1.Il fenomeno totalitario sopraggiunge in un regime che concede ad un partito il monopolio dell'attività politica.
 2.Questo partito è animato o armato da un’ideologia alla quale conferisce un'autorità assoluta e che, di conseguenza, diventa la verità ufficiale dello stato.
 3.Per diffondere questa verità ufficiale, lo stato si riserva a sua volta un doppio monopolio: il monopolio dei mezzi per l'uso della forza e quello dei mezzi di persuasione. L'insieme dei mezzi di comunicazione, radio, televisione, stampa, viene diretto dallo stato e da coloro che lo rappresentano.
 4.La maggior parte delle attività economiche e professionali sono subordinate allo stato e vengono, in un certo qual modo, integrate nello stato stesso. Così come lo stato è inseparabile dalla sua ideologia, la maggior parte delle attività economiche e professionali viene “colorata” dalla verità ufficiale.
 5.Essendo ormai tutte le attività attività di stato, ed essendo tutte le attività subordinate all'ideologia, un errore commesso nell'ambito di un’attività economica o professionale diventa al contempo un errore ideologico. Ne scaturisce, in ultima istanza, una politicizzazione, una trasfigurazione ideologica di tutti gli errori che è possibile commettere e, in conclusione, un terrore al contempo poliziesco ed ideologico. (...) Il fenomeno è perfetto allorché tutti questi elementi si realizzano insieme in maniera compiuta».
R. Aron, Démocratie et Totalitarisme, Folio Essais, Gallimard, 1965.

Relazioni Internazionali :
Raymond Aron è un teorico del realismo, fortemente influenzato da Clausewitz e Alexis de Tocqueville.
Per Aron, le relazioni internazionali hanno una loro specificità, essendo ben distinte dalla politica interna degli stati. Nelle relazioni internazionali, vi è una certa «legittimità e legalità nel ricorso per primi alla forza armata»: «Max Weber definiva lo stato come colui che detiene il monopolio della violenza legittima. Noi diciamo che la società internazionale è caratterizzata dall'assenza di un’istanza che detenga il monopolio della violenza legittima. » (Qu'est-ce qu'une théorie des Relations Internationales ? RFSP 1967)
Egli considera impossibile una teoria generale delle relazioni internazionali, rifiutando la concezione causale (esplicativa) in favore di una concezione comprensiva emergente dall'analisi sociologica degli scopi che gli stati possono perseguire. È questo indirizzo "pratico" delle relazioni internazionali che Aron tenterà di sviluppare Paix et guerre entre les nations (1962).
Ogni stato può ricorrere alla guerra per tre motivi: la potenza; la sicurezza; la gloria.
 Aron definisce i sistemi internazionali come degli «insiemi di unità che interagiscono regolarmente, suscettibili di essere implicati in una guerra generale». «La caratteristica di un sistema internazionale è la configurazione dei rapporti di forza».
Egli distingue tra sistemi multipolari e bipolari, così come distingue tra sistemi omogenei (quelli costituiti da stati di uno stesso tipo, che hanno cioè la stessa concezione della politica), e sistemi eterogenei (quelli in cui gli stati sono organizzati secondo principi diversi ed esigono valori contrastanti).
Infatti, la condotta di uno stato non è soltanto governata dai rapporti di forza. Gli interessi nazionali non possono essere definiti senza tener conto dell'ideale politico di uno stato. Il sistema internazionale è determinato dai valori che esistono in seno agli stati, e questi valori influenzano la stabilità del sistema. Aron appartiene alla tradizione del realismo classico delle relazioni internazionali, quello di Edward Carr, Hans Morgenthau e Henry Kissinger. Questo orientamento verrà rimesso in discussione negli anni seguenti, al sorgere delle teorie sistemiche come il neorealismo di Kenneth Waltz (Theory of international politics, 1979).
Nell'opera Pace e guerra tra le nazioni (tr. it. Edizioni di Comunità, Milano, 1970), sulla base di Quincy Wright, distingue quattro tipi di guerra (ivi p. 413): 1) Guerre meramente difensive; 2) Guerre sociali per vendicare un'ingiuria; 3) Guerre economico-politiche per raggiungere obiettivi materiali; 4) Guerre aristocratiche di puro prestigio.

Aron e Marx
Aron studiò a lungo Marx. La sua ammirazione per il filosofo Karl Marx fu ampia soltanto quanto il suo disprezzo per il pensiero marxista-leninista. Aron si dichiarava "marxiano" piuttosto che marxista.
«Sono giunto a Tocqueville partendo dal marxismo, dalla filosofia tedesca e dall'osservazione del mondo attuale... Mi appassionano più i misteri del Capitale che la prosa limpida e triste della Democrazia in America. Le mie conclusioni appartengono alla scuola inglese, la mia formazione viene dalla scuola tedesca», ha scritto. Tutto ciò perché «ho letto e riletto i libri di Marx per 35 anni» (Les étapes de la pensée sociologique, Introduction).

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 14 Febbraio 2013, 10:25:43
DOUGLAS BADER

Sir Douglas Robert Steuart Bader (Londra, 21 febbraio 1910 – Londra, 5 settembre 1982)

................................ è stato un aviatore britannico, asso della Royal Air Force durante la seconda guerra mondiale.

Accreditato di 20 vittorie aeree, quattro vittorie in comune, sei probabili, una condivisa probabile e 11 aerei nemici danneggiati.

Bader si arruolò nella RAF nel 1928 e ottenne la nomina ad ufficiale nel 1930.
Nel dicembre del 1931 durante delle acrobazie aeree cadde con il proprio aeroplano e perse entrambe le gambe.
Dopo essere stato sul punto di morte, riuscì a guarire, riprese l'addestramento aereo e chiese la riabilitazione come pilota. Malgrado l'assenza di norme specifiche applicabili alla sua situazione, fu messo a riposo per motivi medici. Tuttavia, dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale nel 1939, a Bader fu permesso di tornare a far parte della RAF. Mise a segno i primi abbattimenti sui cieli di Dunkerque, durante la battaglia di Francia nel 1940. Prese quindi parte alla battaglia d'Inghilterra e divenne amico e sostenitore di Trafford Leigh-Mallory e della tattica aerea da lui proposta, nota come Big Wing.
Nel mese di agosto 1941 Bader venne catturato dai tedeschi in Francia.
Incontrò e divenne amico di Adolf Galland, un asso dell'aviazione tedesca di primo piano.
Le circostanze nelle quali Bader venne abbattuto nel 1941 sono controverse e recenti ricerche suggeriscono che il suo aereo fu vittima di fuoco amico. Nonostante il suo handicap, Bader tentò numerosi tentativi di fuga e alla fine fu inviato al campo di prigionia del castello di Colditz.
Rimase lì fino a quando il campo non venne liberato dalla Prima Armata del United States Army nell'aprile 1945.
 
Bader lasciò definitivamente la RAF nel febbraio 1946 e in seguito lavorò nel settore petrolifero.

Bader promosse alcune campagne per i disabili, per le quali fu nominato Knight Bachelor nel 1976, e continuò a volare fino a quando la cattiva salute lo costrinse a fermarsi nel 1979. Morì tre anni dopo, il 5 settembre 1982, per un improvviso attacco di cuore.

Curiosità:
La sua vita e la sua carriera nella RAF fino alla fine del conflitto furono il soggetto di un libro, scritto da Paul Brickhill (egli stesso pilota di Spitfire durante la guerra) da cui fu tratto un film di successo negli anni cinquanta: Bader il pilota (Reach for the Sky)

Capitano Sir Douglas Robert Steuart Bader
21 febbraio 1910 - 5 settembre 1982
Nato a Londra
Morto a Londra
Cause della morte infarto
Dati militari : Nazione servita - Regno Unito
Forza armata Royal Air Force
Anni di servizio 1928–1933  1939–1946
Grado Capitano di gruppo
Guerre Seconda guerra mondiale
Campagne Campagna di Francia - Battaglia d'Inghilterra - Fronte occidentale
Decorazioni : Knight Bachelor  Ordine dell'Impero Britannico  Distinguished Service Order  Distinguished Flying Cross
 

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 14 Febbraio 2013, 10:28:09
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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 14 Febbraio 2013, 12:07:47
FRANCIS BLANCHE

Francis Blanche (Parigi, 20 luglio 1919 – Parigi, 6 luglio 1974)

........................è stato un attore e comico francese.
 


Creò assieme a Pierre Dac il celebre sketch del Sar Rabindranath Duval così come la serie radiofonica intitolata Signé Furax .
 
Fu anche l'autore di farse telefoniche esilaranti che vennero regolarmente trasmesse alla radio negli anni 1960. Scrisse inoltre qualche poesia e parole per canzoni sgangherate e per musica classica.Francis Blanche amava ripetere di essere il solo artista a Parigi con una piazza e una via dedicati al suo nome. La cosa era tanto rimarchevole in quanto egli era ancora in vita.

Suora: Io fatto opera di Bene...
Padre Schrieder: Ja, tu fatto grande opera di Pene!
.....dal film All'onorevole piacciono le donne (1972) Francis Blanche è Padre Scirer

Classe 1919, Francis Blanche nasce a Parigi (Francia) sotto il segno del Cancro.
Figlio dell'attore Louis Blanche, Francis Blanche nasce a Parigi il 21 luglio 1921. Entra nel mondo dello spettacolo come paroliere di canzoni, scrivendone numerosissime, per debuttare poi come attore nel film "L'Ombre" di Trénet.
Contemporaneamente svolge una notevole attività radiofonica con numerose e popolari trasmissioni come "Signé Furax" e "Malheur aux barbus". La sua fantasia ed il suo gusto dell'humour nero lo fanno incontrare con Robert Dhéry (assieme al quale scrive "Branquignol" e, soprattutto, di Pierre Dac, con il quale formerà una coppia ("Dac & Blanche") inossidabile del music hall.
Collabora anche volentieri alle sceneggiature, e la parte che lo rende famoso anche all'estero è quella del funzionario nazista nell'esilarante "Babette s'en va-t-en guerre"; diviene particolarmente amato in Italia.
I suoi film si succedono a ritmo frenetico: in una trentina d'anni, Francis Blanche appare in circa 100 produzioni.
Il 6 luglio 1974 Francis Blanche scompare, vittima di un attacco cardiaco all'età di 53 anni.
 
La sua principale attività nel mondo del cinema è stata quella di interprete e tra i lavori più interessanti possiamo citare la partecipazione nel film Bella di giorno (1967) di Luis Buñuel.
Nel 1963 ha inoltre lavorato con Georges Lautner per la realizzazione del film In famiglia si spara dove ha interpretato la parte di Maître Folage.
Francis Blanche ci lascia all'eta di 55 anni spegnendosi in una triste giornata del 6 Luglio 1974 a Parigi (Francia).
Francis Blanche ha recitato in 28 film dal 1958 al 1974 in Francia, Italia, Francia, Italia sotto la direzione di 20 registi tra i quali Georges Lautner (3 film), Jean-Pierre Mocky (3 film), Camillo Mastrocinque (2 film), Christian-Jaque (2 film), lavorando in film di genere comico, commedia, drammatico, episodi, erotico, giallo, poliziesco, spionaggio.

Della filmografia di Francis Blanche si ricorda:
Bandito sì... ma d´onore () di Jean Cherasse - Totò a parigi (1958) di Camillo Mastrocinque
Babette va alla guerra (1959) di Christian-Jaque - Babette va alla guerra (1959) di Christian Maudet
La giumenta verde (1959) di Claude Autant-Lara - Match contro la morte (1959) di Claude Bernard Aubert
Anonima cocottes (1960) di Camillo Mastrocinque  - Il miliardo l´eredito io (1960) di Jean Bastia
Le olimpiadi dei mariti (1960) di Giorgio Bianchi - La casa del peccato (1961) di Edmond T. Gréville
La ragazza di mille mesi -tognazzi e la minorenne (1961) di Stefano Vanzina  - I fortunati (1962) di Philippe De Broca
Operazione gold ingot (1962) di Georges Lautner - Il cielo chiude un occhio (1963) di Jean-Pierre Mocky
In famiglia si spara (1963) di Georges Lautner - Le più belle truffe del mondo (1963) di Hiromichio Horikawa, Roman Polanski, Claude Chabro
Le vergini (1963) di Jean-Pierre Mocky - L´amore e la chance (1964) di Bertrand Tavernier, Claude Berri, Charles L. Bitsc
Il pasto delle belve (1964) di Christian-Jaque  - Quattro spie sotto il letto (1964) di Georges Lautner
La feldmarescialla (rita fugge... lui corre... egli scappa) (1967) di Steno - La contestazione del tubo (1968) di Jean-Pierre Mocky
Cinque matti in mezzo ai guai (1970) di Philippe Clair - Il terrore con gli occhi storti (1972) di Steno
Quattro Supermatti in Viaggio (1972) di Denis Héroux - Racconti Romani di una Ex Novizia (1972) di Pino Tosini
Ultimatum alla polizia (1974) di Marc Simenon - Un Matto Due Matti tutti Matti (1974) di Philippe Clair

Da Wikiopedia e MyMovies e okepedia

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 14 Febbraio 2013, 12:30:20
JOHN FORD

John Martin "Jack" Feeney, ...
...più noto come John Ford, ma anche come Jack Ford (Cape Elizabeth, 1 febbraio 1894 – Palm Desert, 31 agosto 1973)

.............., è stato un regista e attore statunitense.

Jhon Ford è famoso soprattutto per l'imponente produzione di film western e il record di 4 Oscar alla regia.
Attivo fin dagli anni del cinema muto, John Ford è unanimemente riconosciuto come uno dei più grandi registi della storia del cinema:
registi quali Akira Kurosawa, Martin Scorsese, Sam Peckinpah, Peter Bogdanovich, Sergio Leone, Clint Eastwood, Wim Wenders, Francois Truffaut, hanno apertamente ammesso la notevole influenza che i film di Ford hanno avuto sulle loro opere. Orson Welles lo ha considerato a più riprese come «...il più grande regista di sempre.».
Della sua prolifica opera si sono occupati grandi critici, da Truffaut a Jean-Luc Godard.
 
Alla fama e al successo di Ford, a cui la cinematografia western è indissolubilmente associata, contribuì anche la collaborazione con attori di grande successo popolare, in particolare John Wayne (insieme girarono 21 film), ma anche Henry Fonda, John Carradine e Lee Marvin.

Biografia : Le Origini...
John Ford nacque nei pressi di Portland ed era uno dei quattordici figli di Sean O'Feeney, un immigrato irlandese.
Compì i suoi studi alla Portland High School diplomandosi nel 1913 e tentò di essere ammesso, senza successo, all'Accademia navale di Annapolis. Dopo aver lavorato per breve tempo in una fabbrica di calzature, raggiunse a Hollywood il fratello maggiore Francis (1882-1953), che si era affermato come attore cinematografico al fianco di Grace Cunard e come regista di B-movies presso la Universal di Carl Laemmle.
Questo spiega anche l'origine dello pseudonimo con cui oggi è conosciuto. Come raccontò egli stesso, il fratello (Francis Ford) era direttore di scena di una compagnia che stava allestendo uno spettacolo a Broadway. Qui, sfruttando la sua notevole memoria, imparò varie parti così che, quando un attore risultò indisponibile la sera della prima, gli fu facile sostituirlo. Le locandine erano però già stampate e riportavano il nome dell'altro - Francis Ford, appunto - che il nuovo attore adottò di buon grado. Quando il futuro John Ford si trovò a lavorare con il fratello, gli sembrò naturale assumere lo stesso cognome Ford. Dapprima venne accreditato come Jack Ford e, solo nel 1923, dopo aver diretto decine di pellicole, cominciò a firmarsi John Ford.
 
I primi passi di John Ford nel cinema sono rimasti in buona parte sconosciuti: il regista non amava parlare delle sue origini e la Fox, la casa di produzione per cui Ford girò la maggior parte dei suoi film muti, sosteneva che moltissimi vecchi film erano andati distrutti in una serie di incendi. C'è chi ha sospettato che questi incendi fossero stati un pretesto, cioè solo dichiarati dalla stessa casa di produzione per evitare i costi necessari alla conservazione e al restauro delle copie in celluloide, giacché dopo attente ricerche, finanziate a cavallo tra i sessanta e i settanta da un dirigente della Fox Television, sono riemersi numerosi film del primo Ford, in un primo momento dichiarati perduti.
La riscoperta di questi film ha permesso di individuare fin dall'inizio della carriera del regista una sorprendente coerenza di temi e di ambientazioni rispetto alle più note opere successive. Fin dalle prime pellicole, Ford fu infatti sempre attento ai valori della vita quotidiana e a temi come la famiglia, la patria, l'immigrazione.
 
Peter Bogdanovich, in un volume pubblicato dalla University of California Press nel 1968, ha contribuito a dare certezza riguardo molte pellicole alla cui realizzazione contribuì con vari ruoli il futuro regista di Ombre rosse. Sicuramente Ford svolse vari ruoli: trovarobe, assistente alla regia, comparsa, controfigura (del fratello), attore. Questi ruoli furono svolti soprattutto nelle pellicole dirette dallo stesso fratello Francis, che era un discreto regista anche se poi abbandonò la macchina da presa per svolgere esclusivamente il ruolo di attore. L'episodio che artisticamente lo arricchì di più fu la partecipazione nel 1915 a La nascita di una nazione (The Birth of a Nation) di David Wark Griffith. Il suo ruolo, pur limitato ad una piccola parte, gli permise di vedere da vicino come lavorava il maestro americano.
 
Nel 1966 John Ford ricordava così l'episodio: «Griffith io lo conoscevo, ma non intimamente. All'epoca ero appena un ragazzo e soltanto un suo grande ammiratore. Eppure lui era molto affabile con me. Mi dava pacche sulla schiena. Quando fui licenziato dalla Universal, dove facevo il secondo aiuto-trovarobe, mi trovò una parte tra gli uomini del Ku Klux Klan in The Birth of a Nation (...) Sì, posso dire che eravamo amici.
E quando invecchiò, lo diventammo ancora di più».

L'esordio come regista :
Nel 1917 Ford si trovò a dirigere il suo primo film per la 101 Bison, casa di produzione distribuita dalla Universal.
Il cortometraggio, intitolato Il tornado (The Tornado), era una storia western rifiutata dai registi più quotati della casa di produzione. Recitando anche come protagonista, ebbe modo di dare prova delle sue qualità di acrobata, di cavallerizzo e di stuntman, balzando da un cavallo a un treno in corsa. A questo film fecero seguito numerosi altri dello stesso genere, tutti girati con lo stesso gruppo di attori, tra i quali faceva spicco Harry Carey, attore di teatro che interpretava gli avventurieri del West nei melodrammi di repertorio. Con lui John Ford sviluppò un solido legame artistico, ideando decine di sceneggiature, desunte da romanzi di scrittori western, che poi venivano rapidamente girate nel corso di pochi giorni. Uno dei trucchi usati da Ford e da Carey era quello di utilizzare più volte lo stesso canovaccio e di riproporlo in ambientazioni diverse, con nuovi titoli. Tra il 1917 e il 1920 Ford diresse Carey in ben 26 pellicole. L'abitudine di lavorare con gli stessi attori di primo piano, comprimari, caratteristi e addirittura con le stesse comparse fu una caratteristica che John Ford conservò fino alla fine della sua carriera. I membri di questo clan furono considerati a Hollywood una vera e propria associazione, la Ford Stock Company.
 
Il primo lungometraggio fu Centro! (Straight Shooting), sempre del 1917. Realizzato anch'esso con Harry Carey nel ruolo fisso di Cheyenne Harry, Centro! descrive il conflitto tra coltivatori e allevatori di bestiame. Il fatto che la pellicola sia pervenuta fino a noi ha permesso agli studiosi del cinema di notare come alcune delle inquadrature di questo film siano identiche a quelle di uno dei suoi capolavori della maturità, Sentieri selvaggi del 1956. Del 1920 è Il principe di Avenue A (The Prince of Avenue A), primo film non-western.
 
Il 3 luglio dello stesso anno, John Ford sposò Mary McBride Smyth, da cui ebbe due figli: Patrick Roper, nato nel 1921, che divenne scrittore e giornalista e collaborò con il padre al soggetto de La carovana dei mormoni e come assistente alla produzione di Sentieri selvaggi, e Barbara Nugent, nata nel 1922, che sposò Robert Walker e, in seconde nozze, l'attore Frank Curtiss. Dalla moglie non si separò mai, anche se sono note diverse sue relazioni extraconiugali.
 
Sempre nel 1920 Ford si staccò dalla Universal, per la quale aveva realizzato una trentina di pellicole, per passare alla Fox, con la quale avrebbe lavorato per i successivi dieci anni. Alla Fox il regista ebbe come operatore George Schneiderman, che seppe conferire alle pellicole uno stile di fotografia particolarmente luminoso. Il gusto dell'inquadratura veniva invece dallo stesso Ford, che si è in seguito dichiarato sempre attento alla composizione dell'immagine, con un gusto per l'equilibrio formale e per il raggruppamento dei personaggi in "quadri". Fin dalle prime pellicole girate per la Fox si notano spazi regolari, ben definiti da tende, balaustre, palizzate, ferrovie, cancelli, orizzonti. La sua predilezione per le scene di gruppo girate in campo lungo (parate, balli, funerali, processi) si spiega proprio con il gusto di disporre i personaggi secondo schemi ordinati e formali.
 
La prima pellicola girata per la Fox fu Amici per la pelle (Just Pals), la storia di un vagabondo che vive di piccoli reati, che cambierà vita grazie all'amicizia con un orfano tredicenne. Il film si sofferma su alcuni episodi di intolleranza che subiscono i due, come un tentativo di linciaggio del barbone, ingiustamente accusato di un furto all'ufficio postale, e il dileggio dei giovani del luogo nei confronti del ragazzo, colpevole solo di essere uno straccione. Nel 1923 avvenne il "salto di qualità" da produzioni seriali girate con personaggi fissi a film di maggior prestigio con interpreti affermati. Ladro d'amore (Cameo Kirby), ad esempio, rievocazione del vecchio Sud fatta di battelli fluviali e di case coloniali dipinte di bianco, vedeva il famoso John Gilbert come protagonista. Non ancora trentenne, il giovane regista volle celebrare la "promozione" firmandosi per la prima volta John Ford anziché Jack Ford.

I Successi :
L'anno successivo ottenne un grande successo con Il cavallo d'acciaio (The Iron Horse), primo western dalle dimensioni epiche sullo sfondo della Prima ferrovia transcontinentale, che vide la concorrenza tra la Union e la Central Pacific. La ferrovia è la vera protagonista del film, elemento di progresso e di unità nazionale, alla cui costruzione collaborano uomini di diverse origini etniche, cinesi, irlandesi, italiani, simbolicamente uniti in uno spirito di fratellanza. Oltre che sugli aspetti capitalistici dell'impresa, Ford si sofferma sulla vita quotidiana di questi personaggi e sulla presenza di Abramo Lincoln, che vede nella ferrovia il simbolo dell'unificazione di una nazione. L'impegno produttivo e il grande consenso di pubblico imposero finalmente John Ford come regista di fama.
Negli anni della Fox, John Ford ebbe l'opportunità di mettere a fuoco il secondo dei suoi temi dominanti: l'Irlanda. Il paese, visto come un sogno con gli occhi di un emigrato, compariva già nel primo film Il tornado: il protagonista, nell'ottenere la ricompensa per la cattura dei banditi, la utilizzava infatti per pagare il viaggio alla madre rimasta in Irlanda e potersi ricongiungere a lei. The Shamrock Handicap del 1926 racconta la storia di un'aristocratica famiglia irlandese che, rimasta senza un soldo, decide di emigrare in America e porta il suo cavallo da corsa riuscendo a fargli vincere un premio. Nel film la realtà idilliaca di un paese tranquillo come l'Irlanda del XIX secolo si contrappone al fermento degli Stati Uniti, civiltà multietnica che offre a tutti le stesse opportunità.
Nel 1928, in una piccola parte, apparve per la prima volta John Wayne in Hangman's House (La casa del boia). In questo film l'Irlanda è ricostruita totalmente in studio, in un'atmosfera nebulosa e lucida, tra vicoli stretti e paludi immerse nella foschia, per creare la storia della vendetta di un ribelle irlandese.
L'anno successivo Ford girò il suo primo lungometraggio parlato, The Black Watch, mentre nel 1930 il film bellico Il sottomarino (Men without Women) fu l'occasione per il primo incontro professionale con lo sceneggiatore Dudley Nichols, al quale rimase legato per moltissime opere successive.
Dopo il distacco dalla Fox, Ford girò alcune pellicole considerate "minori" dalla critica, quali Un popolo muore (Arrowsmith) per la United Artists (1931), L'aeroporto del deserto (Air Mail) (1932) per la Universal, e Flesh (1932) per la Metro Goldwyn Mayer. Nel 1934, insieme a Nichols, per la RKO realizzò La pattuglia sperduta (The Lost Patrol), che portò a casa un Oscar alla migliore colonna sonora con la partitura scritta da Max Steiner. Nello stesso periodo Ford realizzò una trilogia di film con l'attore Will Rogers. Il primo grande successo di critica arrivò l'anno dopo con Il traditore (The Informer), film ancora una volta ambientato in Irlanda, durante la rivolta del Sinn Féin, a Dublino nel 1922. Il film, girato a percentuale e in tre sole settimane contro il parere negativo dei dirigenti della RKO, gli valse l'Oscar per la migliore regia e ottenne altri tre Oscar, che andarono rispettivamente a Victor McLaglen (miglior attore protagonista), a Dudley Nichols (migliore sceneggiatura) e a Max Steiner (miglior commento musicale).

segue ...
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 14 Febbraio 2013, 12:31:45
...segue dalla prima

I Capolavori della maturità :
 Verso la fine degli anni trenta, Ford aveva già girato un centinaio di pellicole, ma i lavori migliori dovevano ancora arrivare. Il 1939 fu l'anno di Ombre rosse (Stagecoach), unanimemente considerato il prototipo del western classico. A Ombre rosse è stato attribuito il merito di aver rilanciato il tema del West, ma questo è vero solo in parte, giacché nello stesso anno furono realizzate, più o meno contemporaneamente, anche altre significative testimonianze del genere, quali Jess il bandito di Henry King, Il terrore dell'Ovest di Lloyd Bacon, Gli avventurieri di Michael Curtiz e La via dei giganti di Cecil B. DeMille, film quest'ultimo che è esplicitamente debitore, per alcune scelte stilistiche, del già citato Il cavallo d'acciaio. Alcuni di questi film ebbero, rispetto a Ombre rosse, maggiori incassi al botteghino. È vero tuttavia che le case di produzione a cui Ford aveva sottoposto il progetto volevano utilizzare attori di maggior richiamo, come Gary Cooper e Marlene Dietrich, nel timore che il film non facesse presa sul pubblico, ma il regista si era imposto un budget meno impegnativo e volle rispettarlo non solo contenendo i tempi di lavorazione (gli esterni girati nella Monument Valley richiesero solo quattro giorni di riprese) ma anche scegliendo un cast più a buon mercato. John Wayne non era ancora un nome di punta, Claire Trevor era "solo" una brava attrice di teatro e il resto del cast era fatto di semplici caratteristi. Ombre rosse non gli fece ottenere l'Oscar come miglior regista (era anche l'anno di Via col vento), ma Ford ebbe modo di rifarsi nei due anni successivi rispettivamente con Furore (The Grapes of Wrath), girato nel 1940, e con Com'era verde la mia valle (How Green Was My Valley) del 1941. Le sequenze cariche di emozione e la sapiente costruzione delle inquadrature divennero un marchio di fabbrica di John Ford. Tra le sue fonti di ispirazione figurativa, il regista amava citare il pittore Frederic Remington, che più di ogni altro seppe descrivere nei suoi dipinti la vita e l'epopea della vecchia frontiera.

Nello stesso 1939 Ford lavorò ad altri due film: Alba di gloria, in cui Henry Fonda dà vita a un commosso e intenso ritratto di Abramo Lincoln da giovane, e La più grande avventura, primo film a colori della sua carriera.
Dal 1941, dopo aver girato Com'era verde la mia valle, Ford si mise al servizio dell'esercito per effettuare riprese di guerra o per realizzare documentari di propaganda o documenti storici. Nel 1942 prese personalmente parte alla battaglia delle Midway e, benché ferito al primo attacco, in seguito al quale perse un occhio, continuò a filmare gli avvenimenti, lasciando un'importante testimonianza, per di più girata a colori, nel documentario La battaglia delle Midway. Il documentario didattico Sex Hygiene, sempre commissionato dall'U.S. Army, parlava esplicitamente per la prima volta di prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale e fu destinato alla proiezione nelle caserme e presso i campi militari. Un altro documentario, December 7th, fu assemblato da lui con materiale girato durante e dopo l'attacco di Pearl Harbor. Dopo la convalescenza, Ford fu trasferito a Washington, dove lavorò presso l'Office of Strategic Service e si dedicò, tra l'altro, alla raccolta dei documenti filmati che dovevano servire al processo di Norimberga.

Subito dopo la guerra, Ford tornò al western con Sfida infernale (My Darling Clementine). Molti film di Ford sono legati a canzoni del folklore americano o irlandese e in qualche caso gli stessi titoli dei film sono tratti da canzoni popolari: Mother Machree (La canzone della mamma), When Willie Comes Marchin' Home (Bill sei grande!), She Wore a Yellow Ribbon (I cavalieri del Nord Ovest) e questo My Darling Clementine sono alcuni esempi. Le famose Red River Valley e I Gonna Down This Road Feelin' Bad furono inserite in Furore, mentre per Viaggio senza fine furono scelte canzoni della tradizione marinaresca, così come nella trilogia della cavalleria ricorrono le classiche canzoni delle "giubbe blu".
Sfida infernale si ispira, come molti altri film venuti in seguito, alla storia di Wyatt Earp e della sfida all'O.K. Corral. Nel presentare il leggendario sceriffo, qui interpretato da Henry Fonda, Ford lo cala in un vissuto quotidiano, senza cercare di esaltarne le gesta ma conferendogli uno spessore di verità. Mentre l'eroe del western tradizionale è animato da motivazioni individualistiche come odio, vendetta o rivalità, Wyatt Earp, pur mosso da risentimento nei confronti del clan che gli ha ucciso il fratello, rinuncia alla vendetta e sceglie la strada della legalità. La veloce sparatoria all'O.K. Corral è un esempio di come la violenza sia esposta senza retorica e senza compiacimenti: non come mezzo di soddisfazione personale, ma come estrema risorsa, quasi un dovere.

Il successivo La croce di fuoco venne realizzato nel 1947 dalla casa di produzione da lui stesso fondata con Merian C. Cooper, la Argosy Pictures ma, dopo l'insuccesso al botteghino, Ford volle ritornare a lavorare per le grandi case, decidendo tra l'altro di porre fine alla sua collaborazione con Dudley Nichols.Altro motivo dominante nel cinema di Ford è il viaggio: ne sono tipici esempi l'odissea della diligenza in Ombre rosse, la peregrinazione di un gruppo di contadini che abbandonano le terre troppo aride dell'Oklahoma in Furore, la navigazione dell'equipaggio di marinai in Viaggio senza fine (1940), la missione dei soldati in Il massacro di Fort Apache (Fort Apache), realizzato nel 1948 e considerato dai critici il primo film di una trilogia sulla Cavalleria dell'Esercito dell'Unione. Gli altri due film sono: I cavalieri del Nord Ovest (She Wore a Yellow Ribbon) del 1949 e Rio Bravo (Rio Grande) del 1950. In questi film le storie individuali sono complementari alle vicende dell'intera comunità, e il comportamento dei protagonisti è animato da una coscienza sociale e dal senso di appartenenza ad un gruppo. Con questa trilogia, John Ford riconquistò la fama e il successo del passato.

Nell'agosto del 1951, per conto della marina statunitense realizzò il documentario This is Korea, che venne premiato con la Air Medal. Con il successivo Un uomo tranquillo (The Quiet Man) del 1952, girato in Irlanda, Ford ottenne un nuovo Oscar per la migliore regia. Questo film inaugurò la sua collaborazione con un nuovo sceneggiatore, Frank S. Nugent, marito della figlia Barbara. Anche in Un uomo tranquillo si ascoltano molti motivi popolari, questa volta della tradizione irlandese.
Dopo aver realizzato un remake di Il giudice, un suo vecchio film che nella nuova versione si intitolava Il sole splende alto, nel 1955 Ford diresse il suo primo film in cinemascope, La lunga linea grigia. Per il successivo La nave matta di Mr. Roberts il regista impose come protagonista, contro il volere della produzione, ancora una volta l'attore Henry Fonda, che aveva già interpretato la parte in teatro. La Warner lo considerava superato e avrebbe preferito Marlon Brando, ma Ford non si piegò. Durante la lavorazione, tuttavia, una serie di dissensi con il produttore e con lo stesso Henry Fonda provocarono il suo abbandono del set appena dopo aver terminato le riprese in esterni. L'attore ebbe in seguito a dichiarare: «Non farò più film con Ford, la luna di miele è finita» e il film dovette essere completato da Mervyn LeRoy.

La malattia e il declino :
Nel 1960 Ford andò a trovare l'amico John Wayne sul set del film La battaglia di Alamo che stava realizzando come produttore e regista, oltre che come protagonista. Dietro insistenze di Wayne, John Ford girò moltissimo materiale, ma la gran parte venne eliminata dal montaggio. La battaglia di Alamo secondo alcuni critici segna la fine del western classico, il genere realizzato secondo la tradizione della vecchia frontiera. Con gli anni sessanta, un nuovo genere di western si afferma nella cinematografia non solo americana, e Ford non si lascia cogliere di sorpresa. Esempi di western moderno saranno i suoi due film successivi, entrambi interpretati da James Stewart: Cavalcarono insieme, del 1961, che si propone di affrontare il tema spinoso del razzismo, e L'uomo che uccise Liberty Valance del 1962, che descrive una società in cui la violenza prende a poco a poco il posto della legge. Anche Il grande sentiero, realizzato nel 1964, è una riflessione sul grande sterminio dei nativi americani, mentre il successivo Il magnifico irlandese è un ritorno al suo secondo tema preferito. Dopo aver lavorato per quasi tre mesi alla sua preparazione, Ford partì per l'Irlanda per effettuare le riprese, ma dopo due sole settimane fu costretto ad abbandonare il set per motivi di salute, e la regia fu affidata a Jack Cardiff.
La carriera registica di John Ford si concluse poco felicemente nel 1966 con Missione in Manciuria, un insuccesso di critica e di pubblico.
Ford avrebbe voluto continuare a svolgere il lavoro che amava: era impossibile per lui rimanere lontano dai set, ma le inesorabili regole dettate dalle compagnie di assicurazione gli impedirono di realizzare i progetti su cui continuava a lavorare nonostante le precarie condizioni di salute.
 
John Ford si ritirò a vita privata; il 31 marzo 1973 fu insignito della Medaglia presidenziale della libertà dall'allora Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon.  Pochi mesi dopo morì di cancro a Palm Springs.

Da Wikipedia   Seguono Immagini
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 14 Febbraio 2013, 12:45:23
MERIAN COOPER


Merian Caldwell Cooper
Data nascita: 24 Ottobre 1893 (Scorpione), Jacksonville (Florida - USA)
Data morte: 21 Aprile 1973 (79 anni), San Diego (California - USA)

........................... è stato un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense.

Durante la prima guerra mondiale svolge l'attività di cineoperatore militare sul fronte polacco dove incontra il collega Ernest B. Schoedsack, i due dopo essere tornati alla vita civile, decidono di fondare una casa di produzioni cinematografiche specializzata in documentari, successivamente passano ai lungometraggi a soggetto, tra cui il più famoso film sarà King Kong del 1933.

Produttore e regista statunitense. Abbandonati gli studi universitari, esercita per alcuni anni la professione di giornalista per poi arruolarsi nella Guardia nazionale della Georgia e partecipare alle spedizioni contro Pancho Villa in Messico.
Pilota aereo durante la prima guerra mondiale, viene abbattuto e catturato mentre sorvola le linee tedesche.
Liberato, si arruola nell’aviazione polacca ma viene nuovamente abbattuto e fatto prigioniero dai cosacchi.
Dopo un anno di lavori forzati riesce a fuggire e, rientrato a Varsavia, è insignito di una decorazione di guerra.
Al termine del conflitto, insieme a E.B. Schoedsack realizza alcuni documentari e, rientrato negli Stati Uniti, diventa assistente di D.O. Selznick alla RKO, dove produce l’esotico thriller La pericolosa partita (1933) di Schoedsack e I. Pichel, e sugli stessi set e con gli strabilianti effetti speciali di W. O’Brien, produce e dirige King Kong (1933), ottenendo subito un clamoroso successo. Abbandonata la regia, succede a Selznick alla vicepresidenza della RKO e poi della Selznick International e nel 1957 fonda insieme a J. Ford la Argosy Pictures, per la quale produce molti film del grande regista irlandese, da Il massacro di Fort Apache (1948) a I cavalieri del Nord-Ovest (1949), da Rio Bravo (1950) a Un uomo tranquillo (1952). Nel 1952 coproduce il primo film in Cinerama, This Is Cinerama, e nello stesso anno gli viene assegnato un Oscar speciale «per i suoi notevoli contributi all’arte cinematografica».

da wikipedia e da MyMovies

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 14 Febbraio 2013, 12:48:00
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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 14 Febbraio 2013, 13:58:21
JOSPEH GREW

Ambasciatore per USA in Giappone nel 1939.

Il 17 novembre 1941, durante la Seconda Guerra Mondiale l’ambasciatore statunitense in Giappone, Joseph Grew  invia un telegramma sul rischio di attacco alla propria flotta a Pearl Harbour ma la segnalazione viene ignorata. L’attacco  (nella terminologia della Marina Imperiale giapponese, Operazione Hawaii o Operazione Z) avrà luogo il 7 dicembre dello stesso anno.

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 14 Febbraio 2013, 14:09:18
WILLIAM WELLAMN

William Augustus Wellman (Brookline, 29 febbraio 1896 – Los Angeles, 9 dicembre 1975)

............................... è stato un regista statunitense.


Discendente di uno dei firmatari della Dichiarazione di Indipendenza americana, Wellman era figlio di un agente di cambio e sua madre si preoccupava del reinserimento di giovani delinquenti.
Buon giocatore di hockey era una testa calda, tanto che a 17 anni fu espulso da scuola per aver ferito il preside alla testa, rinuncia agli studi e prova diversi mestieri senza successo, finché viene notato da Douglas Fairbanks mentre recita in un teatri di Boston.
Diventare attore però non è nei suoi piani, vuole fare il pilota e così si arruola nell'esercito che lo manda a fare l'aviatore dopo un corso di addestramento.
Spericolato e coraggioso combatte numerose battaglie, finché viene ferito e rimandato in patria perché insegni le tecniche di combattimento alla scuola di volo.
 
Finita la guerra scopre che Douglas Fairbanks non si era dimenticato di lui, e questa volta non esita ad accettare di recitare al cinema, tuttavia fare l'attore non gli piace, (anzi sarà sempre famoso per la sua idiosincrasia per gli attori, compresi quelli che lavoreranno per lui) e circa un anno dopo chiede al suo mentore di aiutarlo a diventare regista.
Nel 1920 va a lavorare per la Fox, dapprima come fattorino, poi come assistente di montaggio, assistente al regista della seconda unità fino al debutto ufficiale del 1923.
Per quattro anni gira opere minori, poi nel 1927 dirige Ali, con un giovane Gary Cooper e si porta a casa il primo oscar della storia al miglior film.

La sua vita privata fa da contraltare ai suoi primi successi professionali, nel 1928 era già stato sposato due volte e un'altra sarebbe seguita, prima di trovare nel suo quarto matrimonio, celebrato nel 1934, con la ballerina Dorothy Coonan, l'equilibrio che gli mancava. Nel 1931 gira Nemico pubblico altro bel noir, da lì in poi inanella alcuni film mediocri per non dire deludenti fino a che nel 1937 non scrive e dirige il celebre È nata una stella portandosi a casa il secondo oscar per la miglior sceneggiatura originale (del film ci sono due remake, il più celebre è quello di George Cukor del 1954). Il suo più grande capolavoro vede la luce nel 1943 Alba fatale, tratto dal romanzo di Walter Van Tilburg Clark, è il primo western che scardina il mito della frontiera e del cow-boy. A questo seguono numerose altre opere mediocri, l'unica che si fa notare è Donne verso l'ignoto un western decisamente atipico.
 
Il suo addio alle scene lo dà nel 1958 con il film semi-biografico La squadriglia Lafayette che parla proprio della squadriglia in cui aveva combattuto da giovane.
 
Muore nel 1975 di leucemia.

da wikipedia

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 14 Febbraio 2013, 14:18:40
DAVID BRIAN

David Brian (New York, 5 agosto 1914 – Sherman Oaks, 15 luglio 1993)

............................. è stato un attore cinematografico e televisivo statunitense.

Dopo gli studi compiuti al City College di New York, Brian iniziò la carriera artistica alla fine degli anni trenta come ballerino in spettacoli musicali a Broadway. Raggiunse Hollywood nel 1948 per tentare la carriera cinematografica, e venne scritturato dalla Warner Brothers per il melodramma Viale Flamingo (1949), interpretato accanto a Joan Crawford. Il successo di Brian fu immediato e l'attore ottenne subito un altro ruolo da co-protagonista nel drammatico Peccato (1949), con Bette Davis e Joseph Cotten, e la parte di protagonista in Nella polvere del profondo sud (1949) di Clarence Brown.
Brian lavorò con Joan Crawford in due pellicole di genere sentimentale, I dannati non piangono (1950) di Vincent Sherman e Perdono (1952), in cui le sue caratteristiche fisiche (alta statura, capelli biondi, sguardo dai lineamenti severi) fecero da perfetto contraltrare alla bruna bellezza e al temperamento passionale dell'attrice. Più portato a ruoli di freddi uomini di legge, politici e figure dal carattere inflessibile, Brian lavorò sul grande schermo per tutti gli anni cinquanta, ma senza diventare mai un divo di primo piano. Tra i suoi film del periodo, sono da ricordare i western L'ultima sfida (1951), al fianco di Randolph Scott, e La maschera di fango (1952), accanto a Gary Cooper, e gli avventurosi Prigionieri del cielo (1954) di William A. Wellman e Il fantasma dei mari della Cina (1958), di cui fu anche sceneggiatore.
 
Sempre negli anni cinquanta l'attore iniziò a lavorare per la televisione, ottenendo il ruolo di protagonista in Mr. District Attorney, una serie poliziesca che in versione radiofonica era da molti anni popolare negli Stati Uniti. Il successo televisivo consentì a Brian di abbandonare gradualmente l'attività cinematografica in favore del piccolo schermo. L'attore interpretò ancora alcuni ruoli in film celebri come la commedia Angeli con la pistola (1961) di Frank Capra e il kolossal western La conquista del West (1962). Negli anni sessanta fu interprete e guest star in serie televisive famose come Star Trek, in cui interpretò l'episodio Gli schemi della forza (1968 ).

Vita Privata :
Divorziato nel 1948 da Bonita Fiedler, Brian si risposò nel 1949 con l'attrice Lorna Gray, nota anche con il nome d'arte di Adrian Booth. Il matrimonio durò fino alla morte di Brian che, già colpito da un cancro, si spense il 15 luglio 1993 per un attacco cardiaco, all'età di 78 anni.

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 14 Febbraio 2013, 14:29:14
JACQUES MARITAIN

Jacques Maritain (Parigi, 18 novembre 1882 – Tolosa, 28 aprile 1973)

........................... è stato un filosofo francese, allievo di Henri Bergson, convertitosi al cattolicesimo.
 
Autore di più di 60 opere, è generalmente considerato come uno dei massimi esponenti del neotomismo nei primi decenni del XX secolo e uno tra i più grandi pensatori cattolici del secolo. Fu anche il filosofo che più di ogni altro avvicinò gli intellettuali cattolici alla democrazia allontandandoli da posizioni più tradizionaliste. Papa Paolo VI lo considerò il proprio ispiratore. A conferma di ciò, alla chiusura del Concilio Vaticano II fu a Maritain, quale rappresentante degli intellettuali, che Paolo VI consegnò simbolicamente il proprio messaggio agli uomini di scienza e del pensiero.
Nasce a Parigi in una famiglia protestante, il padre Paul Maritain è avvocato, la madre Geneviève Favre è la figlia del politico Jules Favre. Frequenta il liceo Henri-IV e studia poi chimica, biologia e fisica alla Sorbona, dove conosce Raïssa Oumançoff, immigrata russa di origine ebraica, che sposerà nel 1904 e che lo seguirà appassionatamente nella sua ricerca della verità.
 
Lo scientismo, allora in voga alla Sorbona, lo delude rapidamente; lo ritiene incapace di rispondere alle fondamentali questioni esistenziali. Su consiglio di Charles Péguy, segue con la futura moglie i corsi di Henri Bergson al Collège de France. Bergson comunica ai Maritain, oltre alla critica dello scientismo, pure il senso dell’assoluto. Anche grazie all’influenza di Léon Bloy i Maritain si convertono nel 1906 al cattolicesimo.
 
I coniugi Maritain si trasferiscono nel 1907 a Heidelberg, dove Jacques Maritain studia biologia sotto la direzione di Hans Driesch, la cui teoria neovitalista lo attira in quanto apparentatata alle concezioni di Bergson. Durante una lunga convalescenza della moglie, il consigliere spirituale dei Maritain, il domenicano Humbert Clérissac, le fa scoprire l’opera di San Tommaso d'Aquino. L’entusiasmo di Raissa contagia il marito, che vede in San Tommaso la conferma di molte sue idee. Dal “Dottore angelico” Maritain passa ad Aristotele, di cui San Tommaso aveva cristianizzato il pensiero e alla neoscolastica.
 
Nel 1912 Jacques Maritain inizia la propria attività di docente, prima al Collegio Stanislao, poi all’Istituto cattolico di Parigi e al piccolo seminario di Versailles. Nel 1920 partecipa con Henri Massis alla fondazione della Revue Universelle.
 
Sotto l’influenza di Clérissac si avvicina ad ambienti vicini alla destra cattolica dell’Action Française. Quando nel 1926 il Vaticano metterà in guardia dall’operato dell’ Action Française, dopo un periodo di riflessione, Maritain difenderà tali interventi con la pubblicazione di "Primauté du spirituel". Negli anni successivi egli approfondisce la propria riflessione politico – sociale che nel 1936 esprime in "Humanisme Intégral" e si avvicina ad ambienti della democrazia cristiana francese.
 
Nel 1933 è nominato professore al Pontificio Istituto di Studi Medioevali di Toronto. Egli insegnò pure alla Columbia University e alle Università di Chicago e Princeton. La Seconda guerra mondiale lo blocca nell'America del Nord da dove si oppone strenuamente al regime filonazista di Vichy.
 
Con la fine della guerra è nominato, dal 1945 al 1948, ambasciatore francese in Vaticano. Dopo tale esperienza tornerà a Princeton, di cui diventerà professore emerito nel 1956.
 
Dal 1961 Jacques Maritain vive a Tolosa presso la Comunità religiosa dei Piccoli Fratelli di Gesù, ordine creato nel 1933, sul quale Maritain da sempre esercitava un’influenza. Nel 1971 egli stesso diventerà un piccolo fratello.
 
Jacques Maritain è sepolto – con la moglie - a Kolbsheim in Alsazia nel dipartimento francese del Basso Reno.
Il pensiero di Jacques Maritain è elaborato partendo dalla filosofia di Aristotele e di San Tommaso d'Aquino. Come quella dei suoi due maestri, la visione di Maritain si appoggia anzitutto sulla percezione della realtà, e, poi, sulla comprensione dei principi fondamentali della metafisica. Maritain è un metafisico che difende una concezione della filosofia come scienza – anzi come la regina delle scienze - contro coloro che vorrebbero negare alla filosofia tale statuto.
 
Nel 1910 Maritain completa il suo primo grande contributo alla filosofia contemporanea, un articolo di 28 pagine intitolato Raison et Science contemporaine, ossia Ragione e scienza contemporanea, che apparve nel numero di giugno della Revue de Philosophie. Maritain denunciava la divinizzazione della scienza e la confisca che questa faceva del ruolo della ragione e della filosofia e l’eccesso di importanza che veniva attribuito alle scienze rispetto alle lettere.
 
Nel 1917 un gruppo di vescovi francesi incaricò Maritain di preparare una serie di manuali destinati a essere utilizzati nelle università cattoliche e nei seminari. Maritain ne terminò tuttavia uno soltanto: gli Elementi di filosofia, il quale è, da allora, un’opera di riferimento per i seminari cattolici.
 
Con la pubblicazione delle opere Riflessioni sulla intelligenza e sulla sua propria vita (1924) e Distinguere per unire o i gradi per sapere (1932), il pensiero filosofico di Maritain apparve sempre più orientato verso una visione della filosofia, che mettesse come prioritaria l'evidenza dell'essere prima dei sensi e la metafisica prima della epistemologia. Per quest'ultima, auspicò un realismo critico, nel senso di una pratica riflessiva, tramite la quale fosse lecito difendere la conoscenza alla luce di quella già acquisita, sempre considerando che l'esistenza e la natura di Dio, rivelabili anche attraverso l'esperienza mistica, restano un punto fermo per ogni aspetto della vita.
 
Nel 1936 Jacques Maritain pubblicò il testo di sei lezioni, tenute nel 1934 presso l'Università di Santander con il titolo Umanesimo integrale (Humanisme intégral), in cui delineava l'ideale storico di una nuova cristianità e di un nuovo umanesimo, alternativo da una parte al marxismo, al liberalismo e al fascismo ma dall'altra anche alla vecchia cristianità medioevale. Al contrario delle opere precedenti il termine storico di confronto non è più la Terza Repubblica francese, prototipo della società borghese, bensì l'Unione sovietica e le dittature fasciste.
 
Durante la Seconda guerra mondiale, Maritain – che insegnava all’Istituto Pontificio canadese per gli Studi medievali - protestò contro la politica del regime di Vichy e, soprattutto, condannò in tutti modi possibili, l'atrocità della Shoah.
 
Nella sua opera egli distingue l’azione en tant que chrétien, che consiste nell’obbedienza ai riti e ai dogmi della chiesa, dall’azione en chrétien, la quale è l’applicazione individuale o ad opera di organizzazioni laiche delle idee cristiane in ambito temporale, in quest’ultimo caso la Chiesa non deve interessarsi.
 
La maggior parte dei manoscritti di Maritain è conservata dall’Associazione di studio Jacques e Raïssa Maritain a Kolbsheim in Alsazia, mentre il Maritain Center della University of Notre Dame, nello stato dell'Indiana, detiene una parte importante degli archivi americani del filosofo. Obiettivo di quest’ultima istituzione è incoraggiare lo studio e la ricerca sul pensiero di Maritain, ma anche svilupparne le idee

Opere :
Le singole opere sono state raccolte in: Oeuvres Complètes, a cura di J.-M. Allion, M. Hany, D. et R. Mougel, M. Nurdin, H.R. Schmitz, Paris, Editions Saint Paul-Fribourg, Editions Universitaires, 1986-2008, 17 voll. I volumi XIV e XV comprendono gli scritti di Raïssa Maritain. Il volume XVI riporta inediti e testi, compresi tra il 1920 e il 1973, rintracciati dopo la pubblicazione dei precedenti volumi. Il volume XVII contiene indici e apparati. L'edizione delle opere complete in lingua inglese è stata pubblicata dalla University of Notre Dame Press, Notre Dame (Indiana), USA.

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 14 Febbraio 2013, 15:13:48
JEAN PIERRE PETIT

Jean-Pierre Petit (Choisy-le-Roi, 5 aprile 1937)

......................... è uno scienziato francese, membro in pensione del CNRS
                                 (Centre National de la Recherche Scientifique, centro nazionale per ricerca scientifica).
 

È autore di libri a fumetti in lingua francese intitolati Anselme Lanturlu, volti a spiegare i principi della scienza ai bambini ed alle persone senza preparazione scientifica. È autore di un articolo di matematica nel quale spiega come ottenere una Superficie di Boy a partire da una sfera e le implicazioni che derivano dal considerare la sfera (e il pianete Terra) un solido monolatero.
 
Reputazione scientifica :
Petit è un pioniere nella magnetoidrodinamica. Ha cominciato lavorare a questo proposito negli anni sessanta.
 
Petit ha perso il rispetto di una parte della comunità scientifica a causa di certe sue controverse affermazioni. Sostiene che gli alieni di un pianeta chiamato Ummo hanno contattato tramite lettere dattiloscritte alcune persone selezionate, compreso lui stesso.
Afferma che l'aeronautica degli Stati Uniti ora possiede un velivolo incredibilmente veloce, chiamato Aurora, grazie alla ricerca segretamente condotta sulla magnetoidrodinamica. Aurora userebbe un sistema di propulsione convenzionale a turbina alimentato da un flusso di aria ipersonico controllato tramite la magnetoidrodinamica. Petit sostiene inoltre che i militari degli Stati Uniti possiedono una bomba ad antimateria che hanno fatto esplodere con successo sul pianeta Giove. A causa di queste posizioni, non è preso seriamente da molti scienziati francesi.

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 14 Febbraio 2013, 15:23:26
JOSEF ALLEN HYNEK

Josef Allen Hynek (Chicago, 1º maggio 1910 – Scottsdale, 27 aprile 1986)

......................... è stato un astronomo e ufologo statunitense.
 
Era un professore d'astronomia.
Fu anche protagonista del Progetto Blue Book come consigliere scientifico dal 1952 al 1969.
Hynek nacque a Chicago da genitori cecoslovacchi. Studiò all'Università di Chicago, dove nel 1931 ottenne il Bachelors of Sciences. Nel 1935 completò il suo Ph.D. in astrofisica allo Yerkes Osservatory. Entrò quindi nel Dipartimento di Fisica e Astronomia della Ohio State University, nel 1936, e si specializzò nello studio dell'evoluzione stellare e nell'identificazione delle binarie spettroscopiche.
 Nel 1942 sposò Miriam (Mimi) Curtis. Durante la II Guerra Mondiale, Hynek lavorò come scienziato civile nel laboratorio di scienza applicata Johns Hopkins Applied, dedito allo sviluppo delle telecomunicazioni navali di prossimità.
 
Dopo la guerra Hynek ritornò al Dipartimento di Fisica e Astronomia nello stato dell'Ohio, divenendo professore a tempo pieno solo nel 1950. Nel 1956 abbandonò la cattedra per associarsi al professore e astronomo Fred Whipple, che dall'Osservatorio Astrofisico Smithsoniano si era spostato all'Osservatorio di Harvard.
 
Ad Hynek fu affidato il compito di dirigere le osservazioni ed il flusso di dati da un satellite spaziale americano progettato per l'Anno Geofisico Internazionale. Dopo il completamento del suo lavoro nel programma satellitare, nel 1959 Hynek ritornò al ruolo d'insegnante alla Northwestern University.
 
Nel 1960 divenne direttore del Dipartimento di astronomia della Northwestern University e assunse anche la direzione del Dearborn Observatory, che dipendeva dalla stessa università. Nel 1961 Hynek fece installare un telescopio per l'osservazione di satelliti e asteroidi a Organ Pass, una località a nord-est della città di Las Cruces, in Nuovo Messico; la nuova struttura prese il nome di Organ Mountain Station of Dearborn Observatory. Poco tempo dopo, sulla stessa area della nuova struttura Hynek fece costruire il Corralitos Observatory. Nel 1967, nell'ambito del Dearborn Observatory fu costituito il Lindheimer Astronomical Research Center, di cui lo stesso Hynek assunse la direzione.
In risposta ai presunti avvistamenti di molti Oggetti Volanti Non Identificati (UFO), la U.S. Air Force diede inizio nel 1948 al Progetto Sign, che nel 1949 divenne dapprima Progetto Grudge ed infine, nel 1952, Progetto Blue Book.
 
Hynek, come ha raccontato lui stesso, venne contattato dai responsabili del progetto Sign per fornire una consulenza scientifica nell'investigazione dei rapporti UFO, col compito di stabilire se le diverse testimonianze potevano essere riconducibili o meno all'osservazione di oggetti o fenomeni astronomici noti.
 
Hynek era scettico riguardo molte testimonianze, e già a partire dal 1948 affermò che "l'intera questione sembrava grottescamente ridicola", e finì per descriverla come un grosso abbaglio collettivo che sarebbe presto passato di moda. Le sue osservazioni portarono alla conclusione che non vi era nulla di anomalo negli UFO, e nonostante l'analisi di rapporti che includevano alcuni avvistamenti fatti da testimoni credibili – quali astronomi, piloti, ufficiali di polizia, e personale militare – Hynek arrivò a definirli come "nuove osservazioni empiriche".
 
Il fenomeno tuttavia non passò di moda e i rapporti di avvistamenti UFO continuarono ad arrivare a ritmi sostenuti lungo tutti gli anni cinquanta. Hynek intraprese nuovi studi più approfonditi sui rapporti pervenuti e ritenne alcuni di essi realmente inspiegabili. Una volta disse:
« Come uno scienziato devo tener presente il passato, troppo spesso è accaduto che materie di grande valore per la scienza venivano tralasciate perché il nuovo fenomeno non si adattava alla visione scientifica del tempo. »

Nel 1952 Hynek fu incaricato nell'ambito del Progetto Stork (uno studio statistico sugli avvistamenti di UFO) di condurre un sondaggio informale tra i suoi colleghi astronomi. Su 44 astronomi intervistati, cinque (cioè più dell'11%) erano stati testimoni di avvistamenti aerei inspiegabili secondo le loro conoscenze scientifiche. Tra questi astronomi figuravano Clyde Tombaugh, scopritore del pianeta Plutone, e Lincoln LaPaz, astronomo studioso di meteore..
 
Hynek ritenne che dal momento che gli astronomi erano presumibilmente più sagaci nell'osservazione e nella valutazione dei cieli rispetto agli individui meno competenti in materia, le loro osservazioni dovevano avere in qualche modo maggiore fondatezza.
 
Il cambiamento di opinione di Hynek sugli UFO cominciò a trasparire nel 1953. Nel mese di aprile di quell'anno, la rivista The Journal of the Optical Society of America pubblicò un articolo dello studioso, intitolato "Unusual Aerial Phenomena". A proposito dell'atteggiamento di certi scienziati verso i rapporti UFO e le relative testimonianze, Hynek scrisse:
« Il ridicolo non è parte del metodo scientifico e la gente non dovrebbe ricevere l'insegnamento che si possa agire così. Il costante flusso di avvistamenti, spesso effettuato da un insieme di testimoni affidabili, solleva imperativi di dovere scientifico e responsibilità. »
 
Hynek continuò a lavorare col Progetto Grudge anche dopo che questo venne incrementato e rinominato Progetto Blue Book. Il capitano dell'Air Force Edward J. Ruppelt (primo direttore del Blue Book) tenne Hynek in grande considerazione:
« Il dr. Hynek era uno dei più eclatanti scienziati che io abbia mai incontrato mentre lavoravo al progetto UFO, e ne ho incontrati molti. Non faceva due cose che alcuni di loro facevano: ti dava la risposta prima che sapesse la domanda; o cominciava subito ad esporre le proprie scoperte nel campo della scienza. »
 
Ruppelt diresse il Blue Book solo per alcuni anni. In seguito alla sua esperienza di coordinatore del progetto, egli scrisse il libro The Report on Unidentified Flying Objects, a proposito del quale Hynek commentò che era "una lettura obbligatoria per tutti quelli che si interessavano seriamente di UFO".
 
Hynek fu anche membro aggregato di un'altra commissione di studi sugli UFO, il Giurì Robertson.
 
Nel marzo 1966 due giorni di massicci avvistamenti UFO vennero registrati nel Michigan scatenando l'attenzione pubblica[5]. Dopo aver studiato i rapporti pervenuti Hynek offrì un'ipotesi provvisoria per alcuni degli avvistamenti: parte dei circa 100 testimoni avevano semplicemente confuso gas di palude infiammato per qualcosa di molto più spettacolare, pur senza voler con questo ricondurre tutti i resoconti UFO in generale a una simile spiegazione.
 
Le ipotesi di Hynek vennero ampiamente sovrastimate, e le parole "gas di palude" vennero messe impropriamente in relazione a tutti gli avvistamenti UFO avvenuti in quel periodo in Michigan e ad altri ancora, suscitando polemiche e ilarità[6].
 
Attività successive :
Dopo la conclusione del Progetto Blue Book, Hynek continuò ad occuparsi di ufologia e nel 1972 pubblicò il suo primo libro sull'argomento (The UFO Experience-A scientific Enquiry).
 
Nel 1973 Hynek fondò il CUFOS, un centro di studi ufologici. Nello stesso anno indagò sul cosiddetto rapimento alieno di Pascagoula. Nel frattempo cominciò a collaborare con l'astronomo Jacques Vallée, di cui divenne il mentore. Nel 1975 pubblicò insieme a Vallée il libro The Edge of Reality.
 
Gli ultimi anni :
Negli ultimi anni della sua vita Hynek divenne un critico della Ipotesi extraterrestre popolare. Cominciò ad esprimere i suoi dubbi sul fatto che gli UFO fossero astronavi come oggetti fisici provenienti da altri pianeti. Come lo stesso Hynek disse nell'Ottobre 1976:
« Io comincio a sostenere sempre meno l'idea che gli UFO siano nella loro fisicità astronavi da altri pianeti. Vi sono troppe cose che depongono contro questa teoria. A me sembra ridicolo che intelligenze superiori viaggino per lunghissime distanze siderali per fare cose relativamente stupide come fermare le macchine, raccogliere campioni di terreno, e spaventare la gente. Credo che dobbiamo cominciare a riesaminare l'evidenza. Dobbiamo guardare più vicino a casa. »
 
Hynek cominciava a riferirsi a un possibile legame tra certi avvistamenti UFO e fenomeni psichici; dato che molti resoconti UFO sembravano più pertinenti a racconti di poltergeist e ad altri tipi di manifestatione psichica, piuttosto che "oggetti solidi fatti di hardware con bulloni e scocche saldate". "Questa è una delle ragioni," aggiunse "del perché io non possa accettare l'ovvia spiegazione degli UFO come visitatori dallo spazio più esterno".
 
Nel giugno del 1978 si ritirò dall'insegnamento universitario e nel 1981 lasciò anche il Dearborn Observatory, dedicandosi a tempo pieno all'ufologia.
Nell'ultimo periodo della sua vita, Hynek sviluppò la scala degli Incontri Ravvicinati per poter meglio catalogare i vari resoconti UFO.
 
Morì il 27 aprile 1986 di un tumore al cervello al Memorial Hospital di Scottsdale, Arizona, a 75 anni.
 
Influenze culturali :  Hynek fu invitato come consulente per la Columbia Pictures nel famoso film di Steven Spielberg, Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo, dove comparve con un cameo.
L'asteroide 1842 Hynek, scoperto da Luboš Kohoutek il 14 gennaio 1972, è a lui dedicato.
Dopo la morte di Hynek, il Center for UFO Studies (CUFOS), da lui fondato, fu intitolato a suo nome.

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 14 Febbraio 2013, 15:35:55
LALO SCHIFRIN

Boris Claudio Schifrin (Buenos Aires, 21 giugno 1932)
...................................è un compositore e pianista argentino.
 
Sono sue le colonne sonore di film come Bullitt, Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo, Una 44 Magnum per l'ispettore Callaghan, I tre dell'Operazione Drago, Brubaker, il tema di Mission: Impossible e le musiche del film Tango di Carlos Saura del 1998.
 
Schifrin ha vinto quattro Grammy Awards ed ha ricevuto sei nomination all'Oscar per i suoi lavori originali nei film Nick mano fredda, La volpe, La nave dei dannati, Amityville Horror, Competition e per la colonna sonora riadattata del film La stangata II.
 
Nel 2012 ha presentato il cd del compositore italiano Andrea Ferrante contenente musiche originali per quartetto d'archi eseguite dal macedone Axios String Quartet. Ha inciso per diverse case discografiche, fra cui la MGM Records.

Nazionalità :  Argentina
Genere : Spy Sounds  Jazz  Bebop  Rock  Colonna sonora
Periodo di attività : 1956 – in attività
sito : Sito web
 http://www.schifrin.com

Strumento : pianoforte
Etichetta : MGM Records

da wikipedia
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Boris Claudio Schifrin (Buenos Aires, 21 giugno 1932),
Lalo Schifrin, pianista, arrangiatore e compositore argentino di musica classica, jazz e musica popolare.
Grande risultato è stato prendere premi per le sue colonne sonore cinematografiche e televisive, come ad esempio la serie Mission: Impossible.

Incoraggiato dal padre, violinista sinfonica, Lalo ha iniziato a suonare il pianoforte all'età di sei anni.
Ha completato la scuola secondaria al Collegio Nazionale di Buenos Aires. Nel 1952, andò a studiare al Conservatorio di Parigi e ha partecipato nel jazz vita notturna parigina. Dopo il ritorno a Buenos Aires, Schifrin formata un'orchestra jazz composta da 16 musicisti. Nel 1956 incontra il trombettista Dizzy Gillespie e si offrì di scrivere una grande suite di cinque movimenti, intitolato Gillespiana, che termina nel 1958, lo stesso anno, è diventato il arrangiatore di musicista spagnolo Xavier Cugat. Nel 1960, si trasferisce a New York e si unì al quintetto Gillespie che, dopo aver registrato "Gillespiana", ha ottenuto un grande successo.
Schifrin è diventato direttore musicale Gillespie fino al 1962.
A partire da quell'anno, si concentra sulla sua carriera di compositore e direttore d'orchestra, spesso con il jazz latino guida e bossa nova, accetta, e nel 1963 la sua prima collaborazione con il mondo del cinema. Schifrin si trasferì a Hollywood, ottenendo un grande successo con i loro temi per spettacoli come Mission: Impossible e Mannix. Durante gli anni Settanta, scrive musiche per film come The Cincinnati Kid, Bullitt, Cool Hand Luke, Dirty Harry e Enter the Dragon. Come un musicista jazz, ha scritto la "Messa Jazz" suite nel 1965, e si avvicinò al funk jazz con il suo album dei Black Widow 1975. Schifrin ha continuato il suo lavoro per il cinema gli anni novanta, ha registrato, inoltre, una serie di album di jazz orchestrale chiamato Jazz Meets Symphony e divenne il principale arrangiatore per I Tre Tenori, che porta alla sua attuale grande interesse per la musica classica.

tradotto da jazzeando, sito Argentino

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 14 Febbraio 2013, 15:49:52
JACQUES LE GOFF

Jacques Le Goff (Tolone, 1º gennaio 1924)
.................................... è uno storico francese.

Studioso della storia e della sociologia del Medioevo, tra i più autorevoli studiosi nel campo della ricerca agiografica.

Jacques Le Goff, uno dei massimi medievalisti del Novecento, nasce a Tolone nel 1924.
Dopo la formazione giovanile in Francia e all’estero diventa professore alla Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi.
Esponente di rilievo del gruppo delle “Annales” ha sempre portato avanti l’idea di una storia globale, possibile grazie all’apporto delle scienze sociali. Conoscitore della storia e della cultura italiana, mantiene uno stretto legame con Parma ed il suo territorio: nell’ottobre 2000 l’Università degli Studi di Parma gli ha conferito la laurea honoris causa in Lettere e Filosofia e il Comune di Fidenza gli ha tributato la cittadinanza onoraria.
Raffinato scrittore è stato in grado di comunicare e diffondere i risultati del suo lavoro storiografico anche fra i non specialisti: le sue opere e i suoi saggi sono tradotti in tutto il mondo. Tra le opere più significative La civiltà dell’Occidente medievale, Tempo della chiesa e tempo del mercante, La nascita del Purgatorio, L’immaginario medievale.

Docente nelle Università di Lilla e Parigi, dirige dal 1962 l'École pratique des hautes études di Parigi. Scrittore di molti saggi di storia medioevale ha pubblicato nel 1957 Gli intellettuali del Medioevo, nel 1967 Il basso medioevo, nel 1964 La civiltà dell'Occidente medioevale, nel 1976 Mercanti e banchieri del Medioevo, nel 1977 Tempo della Chiesa e tempo del mercante, nel 1982 La nascita del Purgatorio e Intervista sulla storia, nel 1983 Il meraviglioso e il quotidiano nell'Occidente medioevale che raccoglie saggi pubblicati in periodi differenti e alcuni lavori inediti.
 
Con il saggio L'Italia nello specchio del Medioevo del 1974 ha collaborato alla "Storia d'Italia" dell'Einaudi. Nel 1980 ha curato i volumi La nuova storia della Mondadori e nel 1981 Fare storia dell'Einaudi e Famiglia e parentela nell'Italia medievale del Mulino. Nel 1987 riceve la menzione speciale della Giuria del Premio Internazionale Città di Ascoli Piceno. Nel 1993 dirige la collana "Fare l'Europa" (pubblicata in italiano da Laterza).
Nel suo testo Tempo della Chiesa e tempo del mercante, pubblicato in Italia nel 1977, ha analizzato il tema della lotta di san Marcello con il drago traendo gli spunti dalla biografia scritta intorno al VI secolo da Venanzio Fortunato in Vita Sancti Marcelli. Nel capitolo X è narrata la storia di una donna adultera "di nobile famiglia ma di pessima fama" che, terminati i suoi giorni, venne portata al sepolcro. Dopo che la donna fu tumulata spuntò all'improvviso un enorme serpente, quasi un drago, che si mise a dilaniarne i resti con grande spavento della popolazione.
 
San Marcello, venuto a conoscenza del fatto, decide di andare a combattere il serpente, sotto la guida di Cristo, riuscendo a domarlo. "Alla fine San Marcello, rivolgendosi aspramente al drago, disse: "A partire da questo giorno, vattene nel deserto o immergiti nel mare". La bestia si allontanò subito e mai nessuna traccia fu segnalata. Ecco che la difesa della patria fu sostenuta da un solo sacerdote che, con un fragile bastone, domò il nemico più efficacemente che se si fossero adoperate le balestre... Così, le armi di una persona sola sconfissero il nemico di tutti, e nella preda di uno si riportò la vittoria generale".
 
In questo testo agiografico dell'età merovingia si trovano segni di differenti culture. Vengono fusi elementi che appartengono a tradizioni leggendarie diverse riguardanti gli animali, vengono inseriti nuovi simboli cristiani e si rileva il persistere di temi che ricorrono frequentemente nelle mitologie primitive adattati al contesto cristiano dove il nuovo eroe che protegge la comunità è il vescovo.

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 14 Febbraio 2013, 15:58:00
JACQUES DERRIDA

Jacques Derrida, nato Jackie Derrida (Algeri, 15 luglio 1930 – Parigi, 9 ottobre 2004),

........................ è stato un filosofo francese.
 
È stato fino alla morte direttore di ricerca presso l'École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi.

Derrida nacque ad El Biar, quartiere di Algeri (nell'allora Algeria francese), il 15 luglio 1930, terzogenito di cinque figli di una famiglia ebraica sefardita spagnola originaria di Toledo. Dopo un iniziale percorso di istruzione nella scuola pubblica, in seguito ai provvedimenti antisemiti della repubblica collaborazionista di Vichy viene espulso e prosegue i suoi studi in una scuola ebraica. Consegue la maturità nel 1948, dopo essere stato respinto l'anno precedente. Derrida stesso ricorderà in seguito di aver avuto grandi difficoltà nel periodo scolastico e universitario, essendo respinto a numerosi esami, spesso per problemi di adattamento e di disciplina nello studio.
 
Nell'immediato dopoguerra si appassiona alla filosofia, leggendo Nietzsche, Bergson, Sartre, la letteratura esistenzialista, e Heidegger. Si trasferisce nel 1949 a Parigi e nel 1951, al terzo tentativo, viene ammesso alla École Normale Supérieure (ENS), dove è suo tutor Althusser e fra gli insegnanti c'è già Michel Foucault. Nel 1954 consegue il diploma con una tesi sul problema della genesi nella filosofia di Husserl.
 
Dopo aver vinto una borsa di studio per l'università Harvard, si sposa e nel 1957 compie il servizio militare in Algeria. Nel 1959 svolge il suo primo intervento pubblico, sulla fenomenologia di Husserl, e negli anni successivi insegna alla Sorbona, tenendo numerosi seminari soprattutto su Hegel, Husserl e Heidegger.
 
La sua fama crescente lo porta, nel 1963, a scontrarsi direttamente con Foucault, a causa delle critiche che Derrida muove alla sua Storia della follia. La riconciliazione con Foucault avverrà solo nel 1981.
 
Nel 1966 tiene la prima di una lunga serie di conferenze negli Stati Uniti, dove conosce Paul De Man e dove si afferma soprattutto come studioso della lingua e della scrittura. L'anno successivo escono le prime opere di grande diffusione, La scrittura e la differenza, La voce e il fenomeno e Della grammatologia; le sue conferenze gli assicurano una grande notorietà, ma Derrida, durante gli avvenimenti del 1968, preferisce restare defilato, irritato per gli aspetti più ideologici del movimento. In questo stesso periodo, a Parigi, frequenta Blanchot e il poeta Paul Celan.
 
Sempre di più la sua attività filosofica si svolge a livello internazionale, viaggiando e tenendo conferenze in tutto l'Occidente, fra l'Europa (ad esempio in Germania, Svizzera) e gli Stati Uniti, dove sempre più forte è la polemica con i filosofi analitici e in particolare con Searle.
 
Essendo stata approvata una legge che aboliva, in Francia, l'insegnamento della filosofia nelle scuole, Derrida convoca nel 1979 i cosiddetti "Stati generali della filosofia", ovvero 1200 studiosi della materia, in una manifestazione di protesta; è in questa occasione che accetta per la prima volta di essere fotografato in pubblico.
 
Sul finire del 1981 recatosi a Praga per tenere un seminario organizzato da Charta 77, viene arrestato per motivi politici con la falsa accusa di detenzione di stupefacenti. Verrà rilasciato solo grazie all'intervento di Mitterrand.
 
Si moltiplicano negli anni ottanta le critiche all'oscurità e all'ambiguità del suo pensiero, ad es. da parte di Jürgen Habermas e dei filosofi analitici; nel 1992 questi ultimi pubblicheranno una lettera sul Times di Londra, per accusare Derrida di non essere un vero filosofo ma solo uno scrittore, e contesteranno perciò l'assegnazione della laurea honoris causa a Cambridge, avvenuta quello stesso anno.
 
Negli ultimi anni il pensiero di Derrida si concentra maggiormente sui temi etici dell'amicizia, della morte, e sulle questioni politiche, in particolare riguardo l'attualità del problema del terrorismo e del Medio Oriente; nel 2003 viene insignito della laurea honoris causa a Gerusalemme. La sua morte avviene l'anno dopo, nel 2004, in un ospedale parigino, a causa di un tumore al pancreas già in corso da lungo tempo.
 
Pensiero :
Prendendo spunto da alcuni motivi emergenti dalla fenomenologia di Husserl, dal pensiero di Heidegger e dalla linguistica strutturalista di de Saussure, nonché riprendendo temi propri alla riflessione di Nietzsche e di Freud, Derrida ha elaborato un percorso filosofico, originale e provocatorio, che si caratterizza come decostruzione della "metafisica della presenza". Quest'ultima costituirebbe l'aspetto più evidente ed egemone della filosofia occidentale. Nel definire il suo approccio alla filosofia e al testo in generale, Derrida ha insistito nel mettere in guardia dal concepire la decostruzione semplicemente come un metodo d'interpretazione. La nozione di metodo, infatti, è stata elaborata nell'ambito di quella stessa filosofia che la decostruzione coinvolge e pertanto ne condivide taluni presupposti. La decostruzione non riguarda semplicemente l'approccio soggettivo alla materia d'indagine, poiché è ciò che accade alle "strutture" e alle istituzioni che nel complesso costituiscono una cultura; è la trasformazione di quelle stesse strutture e istituzioni. In questo senso si tratta di qualcosa che è "sempre già" incominciato nel momento in cui se ne può prendere atto. Se si considera l'implicazione circolare dell'elemento oggettivo e di quello soggettivo in gioco in un simile approccio, le analogie della decostruzione con l'ermeneutica filosofica sono evidenti. Tuttavia non mancano da parte di Derrida riserve critiche e prese di distanza rispetto a quei principi che mantengono l'ermeneutica aderente alla metafisica della presenza e al cosiddetto "logocentrismo".
 
La riflessione di Derrida ha esercitato qualche influenza in svariati campi del sapere, in particolare nell'ambito della letteratura, del diritto, dell'architettura e dell'arte in generale.
 
Per lo stile di scrittura, particolarmente complesso ed ellittico, da più parti il suo pensiero è stato ritenuto più vicino a una forma letteraria che a una rigorosa elaborazione filosofica. Le reazioni dei critici più autorevoli sono spesso state riprese dallo stesso Derrida in opere successive e fatte oggetto di analisi.
 
In Italia il suo pensiero fu diffuso da Gianfranco Dalmasso professore ordinario di Filosofia Teoretica presso l’Università degli Studi di Bergamo.
 
Il rapporto con la fenomenologia:
I primi lavori di Derrida si situano all'interno del dibattito fra storicismo e strutturalismo impostosi negli anni quaranta e cinquanta, e riguardano in particolare le soluzioni al problema della genesi delle idee (genesi storica o metastorica, ovvero strutturale?) esposte da Husserl nella sua filosofia. Com'è noto, Husserl riteneva di poter dedurre la sussistenza di un io trascendentale, cui corrisponderebbe una logica pura, cui si potrebbe accedere attraverso un processo di riduzione a partire dalle condizioni empiriche della conoscenza effettiva del soggetto. La critica di Derrida a questa impostazione resterà un motivo di fondo e fondativo del suo pensiero: per il filosofo francese, un trascendentale puro non può che essere totalmente astratto e vuoto, quindi indifferente alla storia; il vero trascendentale non può che quindi convivere con il reale pur non essendone direttamente determinato, in altre parole si tratta di un a priori materiale(riempito di contenuti) e non formale: la decostruzione, intesa come analisi dell'esperienza che ne esibisce le strutture necessarie, è a sua volta anche una costruzione, ovvero l'esibizione delle condizioni a priori celate nel mondo e che lo rendono possibile.
 
La questione dell'animalità :
Per Derrida la «questione dell'animalità» rappresenta «il limite su cui sorgono e prendono forma tutte le altre grandi questioni [...]. I rapporti tra uomini e animali dovranno cambiare. E dovranno farlo nella duplice accezione di questo termine, nel senso di una necessità "ontologica" e di un dovere "etico"».[1] Finora agli animali non abbiamo negato la facoltà di parlare, ma la possibilità di risponderci (rispondere a) rendendoci responsabili (rispondere di), in maniera da dar corpo alla riflessione con e su l'Altro.[2] Occorre non «limitarsi a sottolineare che, guardando meglio, ciò che viene attribuito al "proprio dell'uomo" appartiene anche ad altri esseri viventi, ma anche, al contrario, che ciò che viene attribuito al proprio dell'uomo non gli appartiene in modo puro e rigoroso, e che bisogna quindi ristrutturare tutta la problematica»[3].
 
Critiche :
Le principali critiche rivolte al pensiero di Derrida riguardano, da un lato, come detto, la presunta oscurità con cui egli espone i suoi concetti; questa oscurità secondo alcuni sarebbe sinonimo di arbitrarietà, ovvero di mancanza di rigore filosofico; dall'altro canto, la centralità del tema della decostruzione nella filosofia di Derrida, ha spinto alcuni a ritenere il suo un pensiero nichilista, che esita nello scetticismo e nel solipsismo più assoluti, giacché la decostruzione mostrerebbe l'infondatezza e la precarietà di tutta la tradizione del pensiero occidentale. Derrida sostiene invece che il decostruzionismo è affermativo, produttivo, e non mira a togliere fondamento ai concetti, ma solo a esibire le modalità del loro sviluppo e funzionamento.
 
Nikos Salingaros critica aspramente il decostruttivismo in architettura e della sua applicazione a-critica della filosofia del post-strutturalismo. Nel suo saggio The Derrida Virus egli sostiene che le idee di Jaques Derrida, applicate in modo poco critico, costituiscono un “virus” di informazione che distrugge il pensiero logico e la conoscenza. Salingaros utilizza il modello del "meme", già introdotto da Richard Dawkins per interpretare la trasmissione delle idee. Nel fare ciò egli offre un modello che conferma le precedenti affermazioni del filosofo Richard Wolin secondo le quali la filosofia di Derrida è in senso logico nichilista.
 
I maggiori esponenti della filosofia continentale (J. Habermas e K.O. Apel) si sono sempre schierati contro i principi della decostruzione e del decostruzionismo e hanno proposto, al contrario, l'idea di una dialettica progressiva tra la comunità storica e ideale degli interpreti che miri alla progressiva risoluzione dei conflitti economico e sociali attraverso i principi di un'etica della comunicazione, ovvero di una strategia discorsiva pienamente democratica.

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 14 Febbraio 2013, 16:08:05
LE CORBUSIER

Le Corbusier, pseudonimo di Charles-Edouard Jeanneret-Gris (La Chaux-de-Fonds, 6 ottobre 1887 – Roquebrune-Cap-Martin, 27 agosto 1965)

.......................... è stato un architetto, urbanista, pittore e designer svizzero naturalizzato francese.

 
Tra le figure più influenti della storia dell'Architettura, viene ricordato – assieme a Ludwig Mies van der Rohe, Walter Gropius, Frank Lloyd Wright e Alvar Aalto – come maestro del Movimento Moderno. Pioniere nell'uso del calcestruzzo armato per l'architettura, è stato anche uno dei padri dell'urbanistica contemporanea. Membro fondatore dei Congrès Internationaux d'Architecture moderne, fuse l'architettura con i bisogni sociali dell'uomo medio, rivelandosi geniale pensatore della realtà del suo tempo.

Nasce il 6 ottobre 1887 a La Chaux-de-Fonds, Svizzera, dove studia alla scuola d'arte, orientandosi poi verso l'architettura. Anche se era svizzero, visse in Francia,dove lavorò tutta la sua vita a progettare piante per case e città.
 
All'età di quattordici anni, si iscrisse alla Scuola d'Arte del suo paese natale e quando compì i diciotto anni realizzò la sua prima abitazione. Dal 1906 al 1914 fece numerosi viaggi in Europa, compresa l'Italia, soggiornando soprattutto a Vienna, poi a Berlino dove conobbe Walter Gropius e Mies van der Rohe. Visitando le principali città italiane ricavò un abbondante quaderno di schizzi delle architetture del passato con a margine di ogni disegno annotazioni e appunti sui materiali, sui colori, sulle forme. Ciò gli consente di acquisire un bagaglio culturale che affonda le radici nel passato e di evidenziare la sua passione per l'architettura, nonostante egli non abbia mai compiuto studi regolari in questo ambito.
 
Solo nel 1920 cominciò realmente a lavorare come architetto,infatti apre uno studio a Parigi per dedicarsi a quest'ultima. Durante la fase di apprendistato lavorò a Berlino e poi a Parigi, dove avrà modo di approfondire fra l'altro il suo interesse per la pittura moderna.
Inizialmente lavora nello studio di Auguste Perret (fino al 1922), poi con Pierre Jeanneret apre il suo mitico studio di architettura a Parigi, situato in Rue de Sèvres al 35. Nello stesso periodo, fonda insieme a A. Ozenfant e Dermèe, la rivista "Avant-garde e L'Esprit Nouveau". Quasi subito contrastato dagli accademici per il suo presunto stile rivoluzionario, viene successivamente riconosciuto a livello mondiale, lasciando una traccia profonda nelle moderne concezioni architettoniche ed urbanistiche.Il problema più grande che si pone l'architetto è che da un lato doveva organizzare lo spazio urbano, in modo che la città possa accogliere agevolmente le grandi masse di lavoratori di ogni livello sociale,dall'altro lato costruire edifici capaci di rispondere alle esigenze di vita collettiva ed individuale di quelle stesse masse.
Il suo sistema progettuale è improntato dunque all'uso di sistemi razionali, con moduli e forme estremamente semplici, secondo i principi del "Funzionalismo". Inoltre, molte nuove metodiche per l'ingegneria furono introdotte proprio da Le Corbusier. Il tetto piatto con giardino pensile, ad esempio, rappresenta un importante contributo dell'architettura: esso è formato da un ampio spazio situato su banchi di sabbia, con l'aggiunta di ampie zone verdi poste al di sotto dell'abitazione. Nella sua infaticabile sperimentazione riesce anche a toccare gli estremi opposti in una varietà di linguaggi plastici, come testimoniano le villas La Roche-Jeanneret e Savoye (1929/31), "l'unite d'abitation" di Marsiglia (1947/52), La Cappella di Notre-Dame-Du-Haut sulla sommità di una collina che domina la borgata di Ronchamp (1950/54), il convento dei domenicani La Tourette, La Maison De L'homme a Zurigo e L'ospedale di Venezia.
 
Nello stesso anno mostra, al Salon d'Automne, il suo progetto di una Città per Tre Milioni d'Abitanti, che sarà un caposaldo per i futuri studi urbanistici.
L'anno successivo pubblica Verso una Architettura, il libro d'architettura più importante della prima metà del secolo scorso, un esplosivo manifesto in cui sostiene che l'impegno nel rinnovamento dell'architettura può sostituire la rivoluzione politica, può realizzare la giustizia sociale. Nel libro tratta di tre dei cinque punti: i pilotis, i tetti-giardino e la finestra a nastro. A questi tre elementi si aggiungeranno qualche anno dopo la facciata libera e la pianta libera. Sono i famosi "cinque punti di una nuova architettura" applicati con intenti teorematici in una delle opere più importanti del razionalismo architettonico, villa Savoye a Poissy del 1929.
 
Nel 1927 vinse il primo premio in un concorso internazionale di idee per il progetto del palazzo della Lega delle nazioni di Ginevra. Il progetto non fu, in realtà, mai realizzato. Nel 1925-29 il suo progetto per il Centrosoyus (Ministero Centrale della Pianificazione Economica) a Mosca fu posto in atto; nel 1932 fu costruito a Parigi il Dormitorio Svizzero della Citè Universitarie. Nel 1936 Le Corbusier progettò la sede del Ministero dell'educazione del Brasile a Rio de Janeiro. Fra i progetti di pianificazione urbanistica elaborati da Le Corbusier meritano di essere ricordati quello di Algeri (iniziato nel 1930), di San Paolo, di Rio de Janeiro, di Buenos Aires, di Barcellona (1933), di Ginevra, di Stoccolma, di Anversa e di Nemour (1934). Un suo progetto per un nuovo museo fu realizzato a Tokyo nel 1929.
In quegli anni, poi, scrisse un importante libro sui problemi connessi alla progettazione della città, La Ville Radiouse, che venne pubblicato nel 1935.
 
Da non trascurare anche la sua produzione non strettamente architettonica, ma più legata al design. I mobili di Le Corbusier, ad esempio, creati con la collaborazione di P.Jeanneret e C. Perriand, esposti nel 1929 al Salon d'automne a Parigi, lasciarono perplessi i visitatori, per via del fatto che sembravano voler esaltare un concetto sopra ogni altra considerazione: quello di essere l'espressione concreta della loro stessa funzione. Cos'è una seduta, se non un oggetto che assolve il proprio compito accogliendo il corpo umano in una postura semi-eretta? Il progettista concentra la sua azione sul concetto dell'utile e delle necessità all'uso. Intorno alla struttura più semplice, quella di un tubo metallico eletto a supporto primario dell'oggetto, si organizzano i componenti base di ogni tipo di seduta: la struttura si fa gabbia di contenimento o sistema di appoggio. Questi mobili furono concepiti come degli strumenti idonei ad abitare in modo corretto gli spazi costruiti per l'uomo moderno: ancora oggi, si integrano perfettamente nell'habitat quotidiano, e ciò è dovuto principalmente alla convinzione di Le Corbusier di esprimere nella concretezza dell'oggetto di utilità, il nuovo valore proposto dal binomio forma- funzione. In tal modo l'oggetto, spogliato dell'ornamento, recupera la sua irriducibile intima bellezza, esprimendo la propria natura nell'armonia della nuova forma, semplice ed essenziale.
 
Nel 1944 ritornò all'atelier di Parigi e nel 1946 si trasferì a New York dove il suo genio innovatore fu definitivamente riconosciuto. Morì nell'agosto del 1965 a Roquebrune, in Costa Azzurra.
Nel suo testo teorico Vers une architecture Le Corbusier aveva enunciato i cinque punti dell'architettura moderna:
 I Pilotis (pilastri) sostituiscono i voluminosi setti in muratura che penetravano fin dentro il terreno, per fungere infine da fondazioni, creando invece dei sostegni molto esili, poggiati su dei plinti, su cui appoggiare poi i solai in calcestruzzo armato. L'edificio è retto così da alti piloni puntiformi, di cemento armato anch'essi, che elevano la costruzione separandola dal terreno e dall'umidità. L'area ora disponibile viene utilizzata come giardino, garage o – se in città – per far passare strade.
 Il Toit terrasse (tetto a terrazza) restituisce all'uomo il verde, che non è solo sotto l'edificio ma anche e soprattutto sopra. Tra i giunti delle lastre di copertura viene messo il terreno e seminati erba e piante, che hanno una funzione coibente nei confronti dei piani inferiori e rendono lussureggiante e vivibile il tetto, dove si può realizzare anche una piscina. Il tetto giardino è un concetto realizzabile anche grazie all'uso del calcestruzzo armato: questo materiale rende infatti possibile la costruzione di solai particolarmente resistenti in quanto resiste alla cosiddetta trazione, generata dalla flessione delle strutture (gravate del peso proprio e di quanto vi viene appoggiato), molto meglio dei precedenti sistemi volti a realizzare piani orizzontali.
Plan libre (pianta libera) è resa possibile dalla creazione di uno scheletro portante in cemento armato che elimina la funzione delle murature portanti che 'schiavizzavano' la pianta dell'edificio, permettendo all'architetto di costruire l'abitazione in tutta libertà e disponendo le pareti a piacimento.
 La Façade libre (facciata libera) è una derivazione anch'essa dello scheletro portante in calcestruzzo armato. Consiste nella libertà di creare facciate non più costituite di murature aventi funzioni strutturali, ma semplicemente da una serie di elementi orizzontali e verticali i cui vuoti possono essere tamponati a piacimento, sia con pareti isolanti che con infissi trasparenti.
 La Fenêtre en longueur (o finestra a nastro) è un'altra grande innovazione permessa dal calcestruzzo armato. La facciata può infatti ora essere tagliata in tutta la sua lunghezza da una finestra che ne occupa la superficie desiderata, permettendo una straordinaria illuminazione degli interni ed un contatto più diretto con l'esterno.
 
Questi canoni esposti da Le Corbusier verranno applicati in una delle sue più celebri realizzazioni, la Villa Savoye a Poissy, nei dintorni di Parigi
Il principale contributo di Le Corbusier all'architettura moderna consiste nell'aver concepito la costruzione di abitazioni ed edifici come fatti per l'uomo e costruiti a misura d'uomo[senza fonte]: "solo l'utente ha la parola", afferma in Le Modulor, l'opera in cui espone la sua grande teorizzazione (sviluppata durante la II guerra mondiale), il modulor appunto. Il modulor è una scala di grandezze, basata sulla Sezione aurea, riguardo alle proporzioni del corpo umano: queste misure devono essere usate da tutti gli architetti per costruire non solo spazi ma anche ripiani, appoggi, accessi che siano perfettamente in accordo con le misure standard del corpo umano. Albert Einstein elogiò l'intuizione di Le Corbusier affermando, a proposito dei rapporti matematici da lui teorizzati: «È una scala di proporzioni che rende il male difficile e il bene facile». La produzione standardizzata, basata su un modulo replicabile all'infinito, è un concetto che domina tutta la produzione di Le Corbusier. Nel 1925 egli, insieme al cugino, in meno di un anno edifica il quartiere Pessac di Bordeaux voluto da Henry Frugès, un industriale che trova in Le Corbusier la sintesi del taylorismo e dell'edificio a misura dell'abitante, dell'utente. Gli edifici di Pessac vengono costruiti a tempo di record poiché la loro pianta si basa su un modulo replicabile: le abitazioni sono costruite allo stesso modo di un'auto in una catena di montaggio. Stessa cosa con le case "Citrohan", ideate fin dal 1920 ma realizzate compiutamente a Stoccarda nel 1927: s'intuisce l'assonanza con la 'Citroen', le case non sono altro che nuove realizzazioni a catena di montaggio. «Occorre creare lo spirito della produzione in serie, lo spirito di costruire case in serie, lo spirito di concepire case in serie», è l'idea di Le Corbusier, già presente nel 1910 con lo studio delle case a "Domino", basate su una struttura portante su cui può venir costruito qualsiasi edificio.Tra il 1945 e il 1952 Le Corbusier edifica la prima delle sue "Unités d'Habitation", unità di abitazione, a Marsiglia. Più che semplici abitazioni, si tratta di veri e propri edifici-città. Su diciassette piani costruisce più di trecento appartamenti a 'tagli' diversi (singoli, coppie, famiglie da 3, 4, 5, 6 persone), al posto dei corridoi tra gli appartamenti ben sette 'strade interne' dove sono presenti negozi di ogni tipo, e il tetto (come già teorizzato in Verso un'architettura) diviene un'immensa piazza-terrazza dove viene restituito il verde tolto dal cemento e una grande piscina. È una città-edificio per il proletariato, dove i bambini possono giocare nel parco sul tetto quando il padre è a lavoro e le madri fanno la spesa nelle strade interne. «Le risorse sensazionali della nostra epoca sono messe a servizio dell’uomo», afferma orgoglioso Le Corbusier, che replica le unités anche a Berlino e in alcune città francesi. L'edificio – è l'idea di Le Corbusier – è una macchina da abitare.

Le utopie Urbanistiche :
Le ardite teorie architettoniche di Le Corbusier giungono a una loro razionale compiutezza nei suoi avveniristici progetti urbanistici. Già nel 1922, nel presentare al Salon d'Autumne il suo progetto sulla Città per Tre Milioni d'Abitanti, Le Corbusier illustrava i punti principali della sua città modello. Essa si basa essenzialmente su una attenta separazione degli spazi: gli alti grattacieli residenziali sono divisi gli uni dagli altri da ampie strade e lussureggianti giardini. Le Corbusier destina alle grandi arterie viarie il traffico automobilistico privandolo della presenza dei pedoni, garantendo così alte velocità sulle strade. Ai pedoni è restituita la città attraverso percorsi e sentieri tra i giardini e i grandi palazzi. Il grande maestro vuole non solo realizzare la casa secondo i canoni del Le Modulor, ma anche un nuovo Ambiente costruito che sia nella sua interezza a misura d'uomo.
 
Nel 1933 queste sue idee vengono meglio sviluppate nel capolavoro teorico del progetto della Ville Radieuse, «La città di domani, dove sarà ristabilito il rapporto uomo-natura!». Qui si fa più marcata la separazione degli spazi: a nord gli edifici governativi, università, aeroporto e stazione ferroviaria centrale; a sud la zona industriale; al centro, tra i due lati, la zona residenziale. Il centro viene decongestionato dall'odiata giungla d'asfalto e solo il 12% di superficie risulta coperta dagli edifici residenziali, che si sviluppano in altezza destinando al verde tutte le altre zone. La ferrovia circonda ad anello la città, restando in periferia, mentre le arterie viarie hanno uscite direttamente alla base dei grattacieli residenziali dove sono situati i parcheggi; le autostrade sono rialzate rispetto al livello di base dai pilotis; i trasporti urbani si sviluppano in reti metropolitane sotto la superficie
 
Il grande sogno di poter realizzare la città ideale delle utopie rinascimentali e illuministe si concretizza nel 1951. Il primo ministro indiano, Nehru, chiamò Le Corbusier e suo cugino Pierre per destinare al "più grande architetto del mondo" l'edificazione della capitale del Punjab. Iniziano i lavori per Chandigarh (la "città d'argento"), probabilmente il punto d'arrivo dell'ardito e pionieristico sviluppo di Le Corbusier[non chiaro]. La divisione degli spazi qui giunge a chiudere definitivamente il divario tra uomo e costruzione: la città segue la pianta di un corpo umano; gli edifici governativi e amministrativi nella testa, le strutture produttive ed industriali nelle viscere, alla periferia del tronco gli edifici residenziali – tutti qui molto bassi – vere e proprie isole autonome immerse nel verde. Si concretizza anche la sua grande innovazione del sistema viario, con la separazione delle strade dedicate ai pedoni e quelle dedicate al solo traffico automobilistico: ogni isolato è circondato da una strada a scorrimento veloce che sbocca nei grandi parcheggi dedicati; un'altra strada risale tutto il 'corpo' della città fino al Campidoglio ospitando ai lati gli edifici degli affari; una grande arteria pedonale ha alle sue ali negozi della tradizione indiana, con in più due strade laterali automobilistiche a scorrimento lento; una grande strada, infine, giunge fino a Delhi. La città di Chandigarh fonde tutti gli studi architettonici compiuti da Le Corbusier nei suoi viaggi giovanili per l'Europa e le sue innovazioni del cemento e della città a misura d'uomo. Simbolico il monumento centrale della città, una grande mano tesa verso il cielo, la mano dell'uomo del Modulor, «una mano aperta per ricevere e donare».

Nella sua lunghissima carriera, durata – dai primissimi passi della "Villa Fallet" – quasi 60 anni, Le Corbusier realizzò 75 edifici in 12 nazioni, una cinquantina di progetti urbanistici, tra cui il piano di fondazione di una nuova città, Chandigarh la capitale del Punjab in India, centinaia di progetti non realizzati, tra cui due importanti in Italia.

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 14 Febbraio 2013, 16:23:15
HEMITO VON DODERER

Heimito von Doderer (Hadersdorf-Weidlingau, 5 settembre 1896 – Vienna, 23 dicembre 1966)

................. è stato uno scrittore austriaco.

Opere pubblicate in italiano:
 Le finestre illuminate ovvero come il consigliere Julius Zihal divenne uomo, trad. di Clara Bovero, Torino, Einaudi "I Nuovi Coralli", 1978 (I ed. Einaudi 1961).
 La scalinata, trad. di Ervino Pocar, introd. di Margaret Contini, Torino, Einaudi, 1965.
 I demoni. Dalla cronaca del caposezione Geyrenhoff, introd. e nota bio-bibliografica di Anton Reininger, trad. di Clara Bovero, Anita Rho, Laura Mancinelli, Torino, Einaudi, "Gli Struzzi 199", e voll., 1979.
 L'occasione di uccidere (Ein Mord den jeder begeht), trad. di Aldo Busi, con una nota di Claudio Magris, Milano, Garzanti, 1983
 Divertimenti e variazioni, trad. di Angela Di Donna, Milano, SE, 1999.
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 14 Febbraio 2013, 16:31:34
ROBERT BLONDIN

Robert Blondin (Magog, 23 febbraio 1942 -)

.................................è uno scrittore e regista.
 
Blondin è nato nel 1942 a Magog nelle borgate orientali (Estrie oggi), Canada.
Egli è meglio conosciuto per la sua brillante carriera come regista, disegnatore e animatore di Radio-Canada ed, è considerato uno degli artefici più importanti di questa istituzione Canadese.
 
La sua attività di romanziere e saggista, meno conosciuto, è una somma forfettaria di osservazioni e conoscenza dei meccanismi della felicità negli esseri umani. Le sue lezioni sono particolarmente popolari con le organizzazioni, le istituzioni e le imprese. Workshop di formazione in comunicazione, è il massimo in questo campo. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali. Attualmente è presidente di CIBL Radio Montreal. I suoi film di documentari esplorazioni geografiche.
Le sue lezioni sui meccanismi della felicità sono molto popolari.
 
Il sito Cinépomme (cinepomme.ca) è la visita ci sono filmati e interventi filmati le sue conclusioni sulla felicità

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 14 Febbraio 2013, 16:36:09
PHILIPPE  BEAUSSANT

Philippe Beaussant (Caudéran, 6 maggio 1930)

................................. è un musicologo e scrittore francese, membro dell'Académie française.
 
Esperto di musica barocca francese, sulla quale ha scritto numerose opere, è il fondatore del Centre de Musique Baroque di Versailles, del quale è stato direttore artistico dal 1987 al 1996. Ha anche prodotto programmi musicali per Radio France a partire dal 1974. Dalla sua biografia di Jean-Baptiste Lully, Lully ou le musicien du soleil (Éditions Gallimard, 1992), è stato ricavato il film Le Roi Danse (2000).
 
Nel 1993 Beaussant ha vinto il Grand Prix du roman de l'Académie française per il suo romanzo Héloïse.

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 14 Febbraio 2013, 16:49:00
JEAN MALAQUAIS

Jean Malaquais (1908 - 22 dicembre 1998)

.................scrittore.

Jean Malaquais è nato a Varsavia nel 1908 da una famiglia ebrea, scomparsa nei campi di sterminio nazisti.
Parte per la Francia nel 1926, dove per diversi anni lavora tra le miniere in Provenza e i mercati di Parigi.
Grazie al sostegno di André Gide porta a termine il romanzo " I giavanesi ", con il quale si afferma come scrittore di grande talento.
Dopo la Seconda guerra mondiale, nel 1943 si rifugia in Messico per poi, trasferirsi negli Stati Uniti.

Muore a Ginevra nel 1998 con la cittadinanza americana.

Jean Malaquais (1908 - 22 dicembre 1998) è stato uno scrittore francese.
E 'nato come Wladimir Jan Pavel Malacki a Varsavia nel 1908, di una non-religiosa famiglia polacca di origine ebraica.
Nel 1926, ha lasciato la Polonia, viaggiando in Europa orientale e nel Medio Oriente, ha scritto: "Ho avuto la sensazione che la fine del mondo si stava avvicinando in Polonia, così ho voluto scoprire la vita di altre terre prima che sparisse del tutto.
Moralmente e intellettualmente ero un vagabondo, un compagno dei diseredati ".
Si stabilì in Francia, dove lavorò come operaio, e ha adottato il nome di Jean Malaquais (che ha preso dal Quai Malaquais).
Egli è stato associato con, anche se non formalmente membro, diverse organizzazioni francesi di sinistra, tra cui il trotzkista Lega comunista, e durante la guerra civile spagnola si unì con le forze repubblicane, come membro delle colonne miliziane del Partito dei Lavoratori di sinistra "di unificazione marxista (POUM). Ha ottenuto il Premio Renaudot nel 1939 per il suo romanzo Les Javanais, sulla base della sua esperienza come minatore immigrato in Provenza, ma è stato ammirato da André Gide, ha fatto il segretario di Malaquais.
 
All'inizio della seconda guerra mondiale, fu arruolato nell'esercito francese, anche se non era un cittadino francese. Fu catturato dai tedeschi, ma riuscì a fuggire, e fuggì nel sud della Francia. Nel 1943, riuscì a lasciare la Francia con l'assistenza di Varian Fry e il Comitato di salvataggio di emergenza, andò in Messico, e, alla fine gli Stati Uniti, dove diventò un cittadino naturalizzato, i suoi genitori sono morti nei campi di concentramento nazisti. Tornò in Francia nel 1947, che lasciaò ancora una volta per gli Stati Uniti nel 1948.

 (A partire dal 1942 e, dopo la guerra, fu membro del gruppo di Sinistra Comunista Sinistra comunista di Francia, negli Stati Uniti, è stato vagamente collegate con un certo numero di gruppi di sinistra non comunisti.)

La sua opera più famosa, è in merito ad un gruppo internazionale di esuli.

I Giavanesi :
Nel 1939 un immigrato ebreo di origine polacca pubblicava in Francia, con lo pseudonimo di Jean Malaquais, il romanzo I giavanesi, vincendo il prestigioso premio letterario Renaudot.
Fino a qualche anno prima, Jean Malaquais lavorava e viveva tra la Provenza e Parigi negli ambienti dei proletari immigrati.
I giavanesi è un romanzo ambientato nella Provenza degli anni Trenta, quella delle vecchie miniere di piombo e argento in cui si condensa quella fauna poco raccomandabile costituita dagli immigrati di mezzo mondo. Sono tedeschi che fuggono la Germania nazista, russi in rotta con il padre dei popoli, spagnoli con l’odio dei falangisti, italiani già stanchi di Mussolini, ma anche croati, polacchi, armeni, cinesi e arabi. Per la Francia sono tutti «giavanesi», una masnada arrivata da chissà dove, e le baracche in cui vivono diventano semplicemente l’«isola di Giava»


Informazioni tradotte dall'Inglese, prese da Wikipedia

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 14 Febbraio 2013, 17:11:28
CHARLES VANEL

Charles-Marie Vanel (Rennes, 21 agosto 1892 – Cannes, 15 aprile 1989)

.........................è stato un attore cinematografico e teatrale francese.

Figlio di due commercianti stabilitisi a Parigi, il suo percorso scolastico ebbe poco successo e il giovane Vanel sembrò inizialmente destinato a una carriera in Marina, che però abbandonò per problemi di vista.
Dal 1908 passò a calcare il palcoscenico e, nel 1912, affrontò il suo primo impegno cinematografico con il cortometraggio Jim Crow di Robert Péguy, cui seguirono numerosi altri ruoli nel cinema muto degli anni dieci e venti.
 
Specializzatosi in ruoli di personaggi burberi o amari, Vanel continuò la sua attività cinematografica anche dopo l'avvento del sonoro durante gli anni trenta, ma trovando la definitiva consacrazione e consolidando la propria popolarità presso il pubblico soprattutto nel secondo dopoguerra.
 
Tra le sue innumerevoli interpretazioni, resta memorabile il personaggio di Jo in Vite vendute (1953), l'autista parigino di camion accanto a Yves Montand in uno dei più tesi e drammatici film di Henri-Georges Clouzot.
Il ruolo di Jo, un duro che rivela a poco a poco la propria fragilità interiore, valse a Vanel il premio per la migliore interpretazione maschile al Festival di Cannes nel 1953. L'attore fu nuovamente diretto da Clouzot due anni più tardi ne I diabolici (1955), nel ruolo del commissario in pensione Alfred Fichet.
 
Nello stesso anno, Vanel fu scritturato per il celebre Caccia al ladro (1955) diretto da Alfred Hitchcock, in cui interpretò il ruolo del mellifluo e ambiguo Bertani, proprietario di un ristorante a Nizza ed ex compagno nella Resistenza del protagonista John Robie (Cary Grant).
 
Tra i più longevi e versatili attori francesi di tutti i tempi, Vanel assicurò sempre un alto professionismo e una garbata sobrietà, interpretando i più svariati personaggi con sensibilità e acume. Vincitore di un premio speciale al Festival di Cannes nel 1970, fu ancora attivo nel decennio, in particolare con ruoli di anziano e autorevole uomo di legge in prestigiose pellicole quali La più bella serata della mia vita (1972) di Ettore Scola e Cadaveri eccellenti (1976) di Francesco Rosi.
 
Il suo ultimo memorabile ruolo fu in Tre fratelli (1981), sempre diretto da Rosi, in cui - quasi novantenne - interpretò magistralmente il personaggio di un vecchio contadino pugliese che, rimasto vedovo, riceve la visita dei suoi tre figli (un giudice, un insegnante e un operaio).

da wikipedia

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Data nascita: 21 Agosto 1892 (Leone), Rennes (Francia)
Data morte: 15 Aprile 1989 (96 anni), Cannes (Francia)

Nel cinema dal 1920 (è l'attore che vanta la carriera cinematografica più lunga con oltre 200 film) .
interpretò diversi film muti tra i quali spicca Waterloo (1929) in cui fu Napoleone; tra i sonori d'anteguerra (antagonista duro o caratterista bonario) si ricordano I miserabili (1934), L'equipaggio (1935), La bella brigata (1936), Jenny (1936), La legge del nord (1939). Germi lo rilanciò nel 1949 con In nome della legge, dov'era il capomafia. Fu premiato al Festival di Cannes per Vite vendute (1953), cui seguirono I diabolici (1955), La verità (1960), Lo sciacallo (1963) e Ballade pour un chien (1968). Lavorò ancora per il cinema italiano con La più bella serata della mia vita (1972), Cadaveri eccellenti (1976), Tre fratelli (1981). Tra gli altri suoi film si ricordano: Caccia al ladro (1955, di A. Hitchcock), Alice, ovvero l'ultima fuga (1977), Se il sole non tornasse (1987, di C. Goretta.).
 
La sua carriera fu all'inizio scostante e difficoltosa, per la sua incapacità (e una tecnica non molto solida) ad affermarsi nel cinema (scelse lui stesso di iscriversi ad una scuola militare piuttosto che ad una scuola di arte drammatica dopo il liceo), affermandosi poi però con il personaggio a lui più congeniale: l'uomo lacerato e addolorato da intimi conflitti, dal rimorso, da un passato oscuro e tormentato.
Grande attore, per la professionalità e la perseveranza dimostrata negli anni, ottenne nel 1970 un premio speciale al Festival di Cannes.

"Ah, un buon amico vale tutte le donne di tutti i paesi vicini e lontani!"
 dal film La bella brigata (1936) Charles Vanel è Charles

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 14 Febbraio 2013, 17:20:17
AARON SPELLING

Aaron Spelling (Dallas, 22 aprile 1923 – Los Angeles, 23 giugno 2006)

...................................è stato un produttore televisivo e produttore cinematografico statunitense,

Attualmente detiene il record del mondo come produttore televisivo più prolifico.

Spelling nasce in Texas, a Dallas da genitori polacchi di religione giudaica e frequenta la Forest Avenue High School.
A 8 anni, a causa delle prese in giro dei compagni razzisti, Aaron è costretto a rimanere a casa da scuola per un crollo nervoso.
In quei giorni il regista inizia a leggere romanzi d'amore, che come affermato dal regista gli sono stati di grande insegnamento per il suo lavoro.
 
Dal 1942 al 1945, partecipa alla guerra prestando servizio nell'United States Army Air Force, dalla quale al termine dell'arruolamento otterrà una croce di bronzo e un Purple heart, decoro dei feriti in combattimento.
In seguito si iscrive alla Southern Methodist University e si laurea nel 1949. Nel 1953 sposa Carolyn Jones (famosa per aver dato il volto a Morticia Addams nella serie televisiva) e si trasferiscono in California, divorzieranno nel 1965.

Vita e carriera a Hollywood :
Spelling vende la sua prima sceneggiatura per la serie Jane Wyman Theater nel 1954. Continua scrivendo soggetti per le serie Dick Powell, Playhouse 90 e Carovane verso il West. In seguito, trova lavoro come attore.
Dopo aver recitato nel western Gunsmoke, e aver preso parte a pellicole come Criminali contro il mondo, L'amante sconosciuto e Hanno ucciso Vicki, Spelling compare in qualche episodio di Alfred Hitchcock presenta e Dragnet.
Dopo aver sceneggiato i film per il grande schermo Tuoni su Timberland e Un Piede nell'inferno, il regista dà anima e corpo alla produzione, lavoro che gli frutterà i maggiori successi.
I primi risultati li ottiene grazie alle serie La legge di Burke e I ragazzi di Greer, che gli permettono di entrare alla ABC dove le sue produzioni finiscono per dominare il palinsesto.
Tra il 1960 e il 1980 produce serie come Cuore e batticuore, Love Boat, Starsky & Hutch, Charlie's Angels, Fantasilandia, la soap opera Dynasty, e la serie In casa Lawrence che si aggiudicò diversi Emmy Award.
Alla fine degli anni '80 si dedica ai giovani, e assieme a Darren Star crea Beverly Hills 90210. La serie è un trampolino per Tori Spelling, attrice figlia del regista. Visto il successo, crea anche una serie simile dedicata a un target più adulto, Melrose Place.
Nel 1972 insieme al collega Leonard Goldberg, fonda la casa di produzione Aaron Spelling Production, che dal 1986 prende il nome di Spelling Entertainment e in seguito Spelling Television.
Dal 1997 al 1999 produce per la NBC la soap opera Sunset Beach, che con ben 751 puntate batte in longevità Beverly Hills 90210 (292) e Love Boat (241) e dove lo stesso Spelling appare in veste di guest star per due episodi.
 
Appare in più di 27 programmi televisivi tra il 1992 e il 2005, anche se dopo l'inizio del nuovo secolo, raramente concede interviste.
 
Dopo aver ceduto il controllo della Spelling Television ai suoi colleghi in affari, nel 2004, Spelling viene interpretato da Dan Castellaneta nel film per la NBC Behind the Camera, The Unauthorized Story of Charlie's Angels.
 
Da metà anni '90, fino alla morte nel 2006, Spelling produce altre serie di successo, tra le quali Streghe e Settimo cielo, che con le sue undici stagioni, si aggiudica il trofeo per essere la serie più longeva prodotta da Spelling.
Aaron Spelling nella sua carriera ha prodotto oltre 100 film tra i quali Scuola diabolica per ragazze e Guerra al virus (per la televisione), il primo recitato da Shannen Doherty, e il secondo interpretato da Richard Gere. Charlie's Angels, Bolle di sapone, California Poker e Gli infiltrati (per il cinema). Spelling ha diretto anche dieci commedie teatrali.
Spelling, con un totale di oltre 200 produzioni, ha prodotto più di 5.000 ore di messa in onda televisiva.
Molti gli attori lanciati dal produttore, tra i quali John Travolta, Nick Nolte e Julia Roberts, che Spelling produsse nel film Femmine sfrenate. Altri nomi sono Heather Locklear, Shannen Doherty e Joan Collins.
Alcuni personaggi fittizi hanno ricevuto una seconda vita sul grande schermo, grazie ai film Charlie's Angels, Starsky & Hutch e S.W.A.T. - Squadra speciale anticrimine.
 
La sua importanza come produttore gli è valse una stella nella Hollywood Walk of Fame.
 
Vita privata:
Dopo il divorzio dalla Jones, nel 1968 sposa Carol Jean Marer, che cambia nome in Candy Spelling. Diventa padre di Tori e Randy Spelling che iniziano a recitare da adolescenti e che partecipano a molte delle produzioni del padre, una su tutte Beverly Hills, 90210. Era un padre molto affettuoso.
Nel 1996, ha scritto la sua autobiografia, intitolata A Prime Time Life.
 
La sua villa di Los Angeles di 123 stanze costruita su rulli (per evitare le scosse sismiche), viene costruita per 47 milioni di dollari e viene chiamata The Manor, Il maniero. La costruzione, che contiene tra l'altro un'intera ala riservata al guardaroba della moglie, una pista da pattinaggio e da bowling, uno studio apposito per l'incartamento dei pacchi regalo, e una piscina, è considerata la più grande di Hollywood. È infatti più grande del Taj Mahal, ma più piccola del Pentagono.
La Grande Villa è situata nella prestigiosa zona di Holmby Hills, al 594 South Mapleton Drive, non lontana dalle ville, tra gli altri del creatore di Playboy Hugh Hefner, del Produttore ed Ex Presidente di Paramount Pictures Frank Mancuso Sr e del Musicista Jimmy Iovine.
L'intero edificio è stato ufficialmente messo in vendita agli inizi del 2009 dalla moglie Candy, per una cifra pari a 150 milioni di dollari.

La figlia è l'attrice Tori Spelling nota per aver interpretato il ruolo di Donna Martin nella fortunata serie tv Beverly Hills 90210.
 
Malattia, denuncia e morte :
Nel 2001 gli viene diagnosticato un cancro orale.
Il 28 gennaio 2006 viene denunciato dalla sua infermiera che lo accusa di non specificati danni per sei capi d'accusa, inclusi abuso sessuale, discriminazione, assalto e infliggimento volontario di stress.
Il 18 giugno 2006 Spelling ha un serio attacco di cuore nella sua residenza a Beverly Hills, Los Angeles, California.
Muore cinque giorni dopo, il 23 giugno 2006 per complicazioni derivate dall'attacco di cuore all'età di 83 anni.
Il funerale che si celebra molti giorni dopo, è strettamente privato. Viene sepolto in una cripta in un mausoleo all'Hillside Memorial Park a Culver City, California.
 
L'ex produttore ha lasciato i suoi beni, stimati intorno ai 500 milioni di dollari, alla moglie Candy (primaria beneficiaria), ai figli Tori e Randy e al fratello Dean.

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 14 Febbraio 2013, 17:35:34
ANDRE BLAVIER

André Blavier, nato il 23 ottobre 1922 a Verviers-Hodimont e morì 12 giu 2001 a Verviers,

....................era soprattutto uno studioso di grande curiosità, un critico letterario e pittorico e un poeta di lingua francese del Belgio.

Nato in una famiglia della classe operaia, André Blavier leggendario uomo con la pipa come Simenon, sposato Odette, Odette ha detto Blavier, autore di testi, collage, e traduttore della lingua tedesca (tra cui Le avventure del Barone di Munchausen, Carl Leberecht Ed Immermann. cartuccia).
La sua scoperta per Raymond Queneau cambierà la sua vita. Limo letture per bambini e The Quack sono stati determinanti. "Queneau mi ha permesso di sfuggire alla disperazione e al suicidio che ho guardato negli anni 1942-1943 ... Non posso dire che ho letto tutti i libri, ma la carne era già stanco, e tutto il m ' annoiato ". L'amicizia e la corrispondenza regolare legare sia MEN2. E 'stato il creatore del Centro di Documentazione di Raymond Queneau Verviers, entrato in funzione nel 1976, alla morte di quest'ultimo. E 'stato eletto al Oulipo come corrispondente estero nel 1961.
Verviers Librarian comuni, specialista René Magritte - che ha organizzato a Verviers nei primi anni del 1950 l'esposizione - che ha fondato nel 1952, con Jane Graverol, Meles rivista Time, che si accende e il titolo: "Il mese è odioso La fame e me difficile.
Dichiariamo il tempo impiegato. "Questa recensione è apparso per quasi 25 anni (150 numeri): ha permesso di scoprire o far conoscere gli artisti in Belgio e autori come René Magritte, René Crevel, Raymond Queneau, Boris Vian e Eugène Ionesco. André Blavier ha scoperto anche pittori ingenui e d'avanguardia, o il pittore Maurice Pirenne.
 
Il suo libro di riferimento, un vero e proprio monumento è la compilazione ombra letteraria di pazzi letterari ed eccentrici della letteratura (Veyrier, 19823). Secondo lui, la parola pazzo non è un peggiorativo. Tra questi "pazzi letterari" sono Bouzeran Joseph, Charles Callet, Charles-Joseph de Grave, J.-M. Boisseau, Boncors Auguste, Jacques Lambrecht, Sir John George Tollemache Sinclair ...
 
Scrisse anche un'ode alle donne alessandrini superando in numero alla Chanson de Roland, il male del paese o di lavoro forzato (a) ed (l'allume, 1983) ha descritto come epico morale e, pornografia. Pessimistico Blavier divertente ricevuto il Grand Prix 1977 de l'Humour nero Xavier vi riserva Forneret omelie. Una delle sue ultime opere è stata la notte 6-74, a meno di 'Patafisica elementari con Cécile de France, diretto da Patrice Bauduinet.
 
Vallone convinto ha firmato il Manifesto per la cultura della Vallonia nel 1983.
 
Fu sepolto a Verviers.

I suoi riconoscimenti che ci raccontano l'pataphysician carattere del personaggio e delle attività: Università satrapo di 'Patafisica, e corrispondente membro affittuario reale del Collegio di' Patafisica, Commendatore dell'Ordine ha richiesto la grande gidouille, corrispondente estero l'Oulipo, certificato Seminario Debonair Quercicanin, membro della Libera Accademia del Belgio, la Confraternita dei Cavalieri del Gusto-Ass e canne di varie aziende e / o scientifica Patacon il Grand Imperial Impero, Ufficiale della dell'Ordine delle Arti e delle Lettere, per inciso Cavaliere dell'Ordine di Leopoldo.

da wikipedia
Tradotto dal Francese.....mi scuso per la traduzione approssimativa

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 14 Febbraio 2013, 17:43:26
BLAISE CENDRAS

Blaise Cendrars, pseudonimo di Frédéric-Louis Sauser (La Chaux-de-Fonds, 1 settembre 1887 – Parigi, 21 gennaio 1961),

................................è stato uno scrittore svizzero naturalizzato francese.

 
La sua opera è stata fin dagli inizi caratterizzata dal viaggio e dall'avventura.
Nella sua poesia come nella sua prosa (romanzi, corrispondenze, memorie) all'esaltazione della modernità si aggiunge la volontà di crearsi una leggenda dove l'immaginario s'intreccia inestricabilmente al reale.
 
Attivo nella legione straniera francese, partecipa alla prima guerra mondiale.
Il 28 settembre 1915, perde in combattimento l'avambraccio destro, la sua mano di scrittore.
Questa menomazione marca profondamente l'opera di Cendrars, facendogli scoprire la sua identità di mancino. Il suo rapporto con la scrittura ne sarà completamente cambiato.
 
Poeta, scrittore, reporter, realizzatore cinematografico, sceneggiatore, fondatore di riviste culturali, uomo d'affari, Blaise Cendrars avrà una forte influenza su tutte le avanguardie artistiche e letterarie di inizio XX secolo. La sua opera è di grande respiro e un inno alla vita.
 
Scrisse una delle pagine più sconvolgenti sulla guerra nel romanzo del 1918 J'ai tué ("Ho ucciso"). Qui in versione originale francese:
« Mille millions d'individus m'ont consacré toute leur activité d'un jour, leur force, leur talent, leur science, leur intelligence, leurs habitudes, leurs sentiments, leur cœur. Et voilà qu'aujourd'hui j'ai le couteau à la main. L'eustache de Bonnot. « Vive l'humanité ! » Je palpe une froide vérité sommée d'une lame tranchante. J'ai raison. Mon jeune passé sportif saura suffire. Me voici les nerfs tendus, les muscles bandés, prêt à bondir dans la réalité. J'ai bravé la torpille, le canon, les mines, le feu, les gaz, les mitrailleuses, toute la machinerie anonyme, démoniaque, systématique, aveugle. Je vais braver l'homme. Mon semblable. Un singe. Œil pour œil, dent pour dent. À nous deux maintenant. À coups de poing, à coups de couteau. Sans merci. Je saute sur mon antagoniste. Je lui porte un coup terrible. La tête est presque décollée. J'ai tué le Boche. J'étais plus vif et plus rapide que lui. Plus direct. J'ai frappé le premier. J'ai le sens de la réalité, moi, poète. J'ai agi. J'ai tué. Comme celui qui veut vivre. »

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 14 Febbraio 2013, 17:56:00
EDGARD JACOBS

Edgard Félix Pierre Jacobs, più noto con lo pseudonimo di Edgard P. Jacobs (Bruxelles, 30 marzo 1904 – Bruxelles, 20 febbraio 1987),


................................è stato un fumettista belga, creatore della serie Blake e Mortimer.

Collaboratore di Hergé, a sua volta creatore di Tintin, è, nell'ambito della letteratura disegnata, tra gli autori legati allo stile detto ligne claire (linea chiara).

Dopo aver lavorato come comparsa e baritono tra il 1917 e il 1940, Jacobs decise di dedicarsi al disegno collaborando al settimanale Bravo, qui introdotto dall'amico Jacques Laudy, fino al 1946. Dopo l'entrata in guerra degli Stati Uniti, non essendo più possibile ricevere le tavole di Flash Gordon di Alex Raymond pubblicate dalla rivista, a Jacobs, nel 1942, fu affidato il compito di terminare la serie statunitense. Riuscì ad imitare alla perfezione lo stile di Raymond tanto che i lettori non si resero conto dell'inganno benché l'autore belga avesse apposto la sua firma. Ben presto l'occupante tedesco proibì la pubblicazione della serie e Jacobs dovette abbandonare l'incarico. Su proposta di Bravo realizzò il suo primo fumetto, Il Raggio U (Le Rayon U), serie di fantascienza ispirata a Flash Gordon che uscì sulla rivista nel febbraio del 1943. Si ritrovano personaggi con le stesse caratteristiche (il militare gentile, lo scienziato buono, il traditore al servizio dei malvagi militari).
 
Nel 1941, Jacobs conobbe e divenne amico di Hergé. Lavorò con lui al rimaneggiamento degli albi Tintin in Congo (Tintin au Congo), Tintin in America (Tintin en Amérique), Lo Scettro d'Ottokar (Le Sceptre d’Ottokar) e Il Drago Blu (Le Lotus bleu) nel 1943 quindi, l'anno successivo, collaborò a Le 7 Sfere di cristallo (Les 7 Boules de cristal) e a Il Tempio del sole (Le Temple du Soleil). Furono apportate correzioni, modifiche al formato, furono ridisegnate certe strisce e colorati gli albi in bianco e nero.
 
Nel 1946 entrò a far parte del gruppo del nuovo Journal de Tintin che pubblicò il 26 settembre, nel primo numero dell'edizione belga, un suo fumetto Il segreto dell'Espadon (Le secret de l'Espadon), primo della serie Blake et Mortimer, a tavole settimanali in quarta di copertina e La guerra dei mondi dal romanzo di fantascienza di H. G. Wells.
 
Nel 1947 cessò la sua collaborazione con Hergé per consacrarsi ai suoi eroi pur continuando a lavorare per il settimanale. Il mistero della grande piramide (Le mystère de la grande pyramide) uscì nel 1950 e nel 1953 fu la volta di un suo albo diventato leggendario, Il marchio giallo (La marque jaune). Seguiranno L'enigma di Atlantide (L'énigme de l'Atlantide) nel 1955, S.O.S. meteore (S.O.S. Météores) nel 1958, La diabolica trappola (Le piège diabolique) nel 1960, Il caso del collier (L'affaire du collier) nel 1965.
 
Nel 1971 Tintin pubblicò il primo episodio della nuova serie Le 3 formule del professor Sato (Les 3 formules du professeur Satō). Solo nel 1990 uscirà postumo il secondo episodio completamente disegnato da Bob de Moor seguendo fedelmente le indicazioni della sceneggiatura di Jacobs.
 
Nel 1981 Edgar P. Jacobs diede alle stampe le sue memorie dal titolo Un opéra de papier, Les mémoires de Blaker et Mortimer e il 23 dicembre 1983, creò la Fondation Edgard P. Jacobs il cui presidente è Philippe Biermé.
 
Dopo la morte di Jacobs, le avventure di Blake et Mortimer proseguiranno e nella realizzazione dei nuovi albi si cimenteranno Van Hamme e Ted Benoit, autori dei due episodi Il caso Francis Blake (L'Affaire Francis Blake, 1996) e Lo strano appuntamento (Un étrange rendez-vous, 2001), e Yves Sente e André Juillard, autori di La macchinazione Voronov (La Machination Voronov, 1999) e I sarcofagi del sesto continente (Les Sarcophages du 6e continent), pubblicato in due tomi: tomo 1 Minaccia Universale 2003, tomo 2 Il duello degli spiriti 2004.

da wikipedia

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 15 Febbraio 2013, 11:07:04
CHARLES COLSON

Charles Wendell Colson, chiamato talora Chuck Colson (Boston, 16 ottobre 1931 – Falls Church, 21 aprile 2012),

.........................................è stato un politico e predicatore statunitense.

Dopo aver servito come ufficiale nel Corpo dei Marine dal 1951 al 1953, Colson lavorò dapprima nel Dipartimento della Marina (1953-1956) e successivamente per il senatore repubblicano Leverett Saltonstall (1956-1961) e per una società di avvocati di Washington (1961-1969).
Nel 1969 fu nominato dal presidente Nixon consigliere giuridico della Casa Bianca.
Come uno dei principali collaboratori di Nixon, Colson fu implicato nelle attività illegali di spionaggio ai danni del Partito Democratico; coinvolto nello scandalo Watergate che, causò la fine della carriera di Nixon, Colson fu condannato a tre anni di prigione.
Fu poi condannato ad altri sette mesi per spionaggio ai danni dell'economista Daniel Ellsberg:
Colson aveva mandato infatti i suoi uomini nello studio di uno psichiatra affinché rubassero la cartella clinica di Ellsberg, affinche le informazioni venissero usate contro l'esponente liberal.

Liberato dopo aver scontato solo sette mesi di prigione[1], Colson rivelò di aver ritrovato in prigione la fede cristiana. Divenne divulgatore dell'evangelicismo con interventi sui mezzi di comunicazione di massa e con libri, ed espresse posizioni della destra conservatrice in politica. Fondò l'associazione Prison Fellowship per l'assistenza ai detenuti, agli ex detenuti e alle loro famiglie. Nel 1993 ricevette il Premio Templeton per la sua attività in ambito religioso.
 
È scomparso nel 2012 all'età di 80 anni a seguito di un'emorragia cerebrale.

da Wikipedia
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Colson in pratica fu il braccio " sinistro " di Nixon.
Il braccio destro più sinistro d'America è morto a 80 anni portandosi nella tomba i segreti del Watergate:
tra le lacrime dei suoi amici senza tempo, da George W. Bush a Rick Santorum, il primo a piangere "un patriota che amava il proprio Paese e amava servire Dio".
Dio, per la verità, Charles "Chuck" Colson, il braccio destro di Richard Nixon, l'uomo che più di ogni altro si distinse nelle trame sinistre del Watergate, ha cominciato a servirlo soltanto quando lo sbatterono in prigione: e naturalmente a servirlo a modo suo.
Più di un giudice ha aperto un'inchiesta sui predicatori della sua Prison Fellownship, l'associazione cristiana per il recupero spirituale dei detenuti accusata di fare confusione tra Stato e Chiesa, usando tasse dello Stato per fini religiosi. Ma tant'è.
Colson non solo aveva conservato nel Partito repubblicane amicizie altolocate: fu addirittura riverito e premiato da George W. Bush, dopo che suo fratello Jeb aveva provveduto una quindicina d'anni fa a lavargli la fedina penale, restituendogli i diritti civili.
Il vecchio Chuck, ricorda il New York Times, salì alla Casa Bianca per spingere il presidente, cristiano rinato come lui, a fare della religione il pilastro delle sue scelte. "Non devi venire a dirlo a me" gli rispose George W: "Se non fosse per Cristo io starei ancora lì a bere".

La religione Chuck l'aveva riscoperta soltanto dopo la batosta del carcere. Oltre alle porcherie del Watergate,
l'intrigone fu condannato a sette mesi per aver cercato di mettere ancora più nei guai Daniel Ellsberg, l'uomo che ai tempi passò al New York Times i segreti del Pentagono sul Vietnam e oggi è diventato un apostolo di WikiLeaks e sostenitore di Julian Assange.
Per incastrarlo, Chuck aveva fatto quello che sapeva fare meglio: rubare. Mandando i suoi uomini a frugare nelle carte del suo psichiatra in modo da distruggere l'immagine pubblica del povero Daniel.
Che tipetto, eh? D'altronde l'aveva confessato lui stesso, arrivato neppure quarantenne alla corte del Presidente: "Per Nixon sarei pronto a passare sulla tomba di mia nonna". Passò sicuramente, più e più volte, sopra la legge. Quando spararono a un noto repubblicano, Nixon chiese: chi è stato? E lui sicuro: sicuramente uno di sinistra. E tanto per non sbagliare fece piazzare dai servizi deviati pamphlet di sinistra nell'appartamento dello sparatore. Fu lui, sopratttutto, ad "assumere" quell'Howard Hunt della Cia che fu poi arrestato nel tentativo di rubare e piazzare le cimici alla sede dei democratici lì al Watergate di Washington: nacque così lo scandalo che solo l'inchiesta di Carl Bernstein e Bob Woodward del Washington Post riuscì a portare la luce.
Il resto è storia. Tutti gli uomini del Presidente è diventato un famosissimo film. Ma la vita dell'uomo che ispirò quelle trame non sarebbe da meno: da Nixon a Bush, dalla prigione a Rick Santorum.

da un articolo della Repubblica
(22 aprile 2012)

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Charles ”Chuck” Colson, una delle personalita’ della Casa bianca coinvolte nella scandalo Watergate che nel 1974 porto’ alle dimissioni del presidente degli Stati Uniti Richard Nixon, e’ morto all’eta’ di 80 anni in un ospedale della Virginia.
Inseguito per anni dalla fama di essere ”un artista degli sporchi trucchi” e ”un genio malefico”, capace di dire, e di confermare a distanza di anni, che sarebbe stato pronto ”a passare sul cadavere di mia nonna” pur di ottenere la rielezione di Nixon, dopo aver scontato una condanna a sette mesi di prigione divenne un leader evangelico, affermando di essere ”nato di nuovo”.
Tra gli ”sporchi trucchi” di cui si rese protagonista spicca in particolare la compilazione che fece di una ”lista di nemici”, in cui comparivano i nomi di uomini politici, giornalisti e attivisti che riteneva rappresentassero una minaccia per Nixon.
Tra di loro c’era  un alto funzionario del Pentagono, Daniel Ellsberg, contro cui orchestro’ una campagna di diffamazione sospettandolo di aver fatto filtrare al Washington Post e al New York Times informazioni top-secret sulla guerra in Vietnam, le cosiddette, celeberrime ”Pentagon Papers”
Nella vicenda del Watergate Colson non ebbe un ruolo da diretto protagonista, ricorda il Washington Post, ma fu comunque lui a telefonare nel febbraio del 1972 al Comitato per la Rielezione del Presidente per chiedere di avviare al piu’ presto un non meglio precisato ”programma di intelligence”, e fu proprio il ‘team’ che aveva reclutato per il lavoro contro Ellsberg a fare irruzione in una suite del Watergate, un famoso albergo di Washington, per spiare il quartier generale del partito democratico in un anno elettorale. Dopo varie vicende gli infiltrati vennero arrestati e le loro testimonianze fecero esplodere lo scandalo.
A causa della sua reputazione, Colson lascio’ lo staff della Casa Bianca nel 1973, un’anno prima delle dimissioni di Nixon, e fu per la vicenda Ellsberg che fini’ in prigione, dove ebbe l’idea di creare un’associazione che si occupasse di promuovere riforme del sistema carcerario e di favorire la conversione cristiana dei detenuti. Ma la sua attività di predicatore non fu mai presa sul serio. Scrisse in proposito il Boston Globe nel 1973: ”Se Colson può pentirsi per i suoi peccati, allora lo possiamo fare tutti”.Diversamente la pensava l’ex-presidente George W. Bush che lodò l’attività di Colson e lo invitò alla Casa Bianca, citando il suo esempio e sostenendo che le iniziative basate sulla fede possono aiutare l’America.
Colson ammise di aver sbagliato nell’aver ideato e di aver partecipato alle malefatte di Nixon, ma ha sempre conservato un profondo astio per Mark Felt, con cui aveva lavorato, l’ex-agente dell’Fbi passato alla storia come ”Gola Profonda” che segretamente forniva informazioni sugli ”sporchi trucchi” della Casa Bianca ai giornalisti del Washington Post Bob Woodward e Carl Bernstein. La vera identità di ”Gola Profonda” è stata svelata solo nel 2005.

da blitzquotidiano.it

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 15 Febbraio 2013, 11:26:19
CHARLES  RUGGLES

Charles Ruggles (Los Angeles, 8 febbraio 1886 – Hollywood, 23 dicembre 1970)

.......................................è stato un attore statunitense specializzato in ruoli brillanti.


Nella sua carriera, che copre sei decenni, girò oltre un centinaio di film.

Charles Sherman “Charlie” Ruggles nacque a Los Angeles nel 1886.
Studiò medicina, ma abbandonò la carriera medica per imbracciare quella dell'attore, apparendo nel 1905 sul palcoscenico.
Nel febbraio 1914, fece il suo debutto a Broadway in Help Wanted, una produzione di Oliver Morosco.
L'anno seguente, girò il suo primo film, iniziando una carriera che sarebbe durata fino agli anni sessanta, lavorando negli ultimi anni anche per la televisione.

da wikipedia

Attore statunitense. Fratello del regista Wesley R., nella sua lunga carriera cinematografica recita in oltre cento film, senza contare le apparizioni televisive, radiofoniche e teatrali. Compare in alcune delle più belle sophisticated comedies dei primi anni del sonoro, come Mancia competente (1932) di E. Lubitsch, Il maggiordomo (1935) di L. McCarey e il celeberrimo Susanna! (1938) di H. Hawks. Tra il 1949 e il 1951 recita in una delle prime situation comedy americane, The Ruggles. Trascorre gli anni ’50 lontano dagli schermi, per poi tornare nel decennio successivo in alcune commedie per ragazzi prodotte dalla Disney, come Il cowboy con il velo da sposa (1960) di D. Swift, Un professore a tutto gas (1963) di R. Stevenson, Quattro bassotti per un danese (1966) e I ragazzi di Camp Siddons (1966) entrambi di N. Tokar.

da MyMovies

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 15 Febbraio 2013, 11:37:06
CHARLES  EAMES

Charles Ormond Eames, Jr (Saint Louis, 17 giugno 1907 – Saint Louis, 21 agosto 1978)

..............................è stato un designer, architetto e regista statunitense.


Charles Eames iniziò molto precocemente l'attività di progettista tanto da essere impiegato, già all'età di soli 14 anni, nei laboratori della Laclede Steel Company.
 
Studiò architettura alla Washington University a St. Louis. Propose ai suoi professori lo studio dell'opera di Frank Lloyd Wright ma, dapprima dissuaso dall'intento, fu poi espulso dalla scuola in quanto – si legge nel commento di uno dei professori - "il suo punto di vista era troppo moderno".
Una grande influenza ebbe su di lui l'architetto finlandese Eero Saarinen con cui condivise alcune esperienze professionali e di cui divenne amico. Nel 1938, su invito di quest'ultimo, si trasferì nel Michigan, dove studiò architettura alla Cranbrook Academy of Art, per poi insegnarvi successivamente divenendo anche direttore del dipartimento di Disegno industriale.
Nel 1941 vinse, con Eero Saarinen, il concorso per il MoMA di New York relativo all'"Organic Design in Home Furnishing" (Design organico nell'arredamento domestico). Il loro lavoro mostrò un nuovo modo di concepire il mobile in legno, sperimentando l'uso di compensato in legno curvato, come fatto pochi anni prima da Alvar Aalto.
Nel 1941 si congiunse in seconde nozze con Ray Kaiser, anche lei architetto e designer, con cui condivise la successiva vita professionale. A seguito del matrimonio si trasferì a Los Angeles in California, dove fondò con la moglie quello che da allora in poi fu conosciuto come lo studio degli "Eames".
Alla fine degli anni '40 fu coinvolto nel programma sperimentale Case Study Houses di edilizia residenziale, disegnando tra l'altro la propria casa, successivamente indicata come un esempio antesignano dell'architettura high-tech.
La produzione poliedrica degli Eames si sviluppò in diversi campi comprendendo, oltre al design, anche l'architettura e il cinema.

Fu insignito di diversi prestigiosi premi tra cui si citano: il Kaufmann International Design Award nel 1961, il 25 Year American Institute of Architects Award nel 1977, il Queen's Gold Medal for Architecture nel 1979.

da wikipedia
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Charles Eames (1907-1978)
Considerato come uno dei designer più influenti del 20 ° secolo, Charles Eames è nato a St. Louis, Missouri. Premiato come il miglior designer americano della sua generazione, Eames è stato fortemente influenzato dal lavoro dello zio, il grande architetto William S. Eames.

Durante la sua carriera universitaria studiando architettura alla Washington University di St. Louis, Eames meglio ha cominciato a mettere le sue idee in moto mentre lavorava come operaio presso la Laclede Steel Company nella città della sua nascita. Qui, ha ereditato conoscenze pratiche  e l'esperienza di ingegneria, il disegno e l'architettura, l'apprendimento delle tecniche di stampaggio  che l'avrebbero poi reso famoso.

Sia Charles Eames e sua moglie Ray sono ancora fortemente celebrati a livello internazionale, in particolare per il loro lavoro nel campo dell interior design. Entrambi hanno collaborato a numerosi progetti, guadagnandosi il premio AIA Venticinque anni nel 1977 e il prestigioso Royal Gold Medal Award nel 1979, un anno dopo la morte di Charles. Il loro lavoro è ancora in mostra al MoMA di New York, mentre nel 1985  IDSA ha accreditato i coniugi Eames come " designer più influenti del 20 ° secolo".
 
da infurn.com

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 15 Febbraio 2013, 12:07:09
CHARLES LIGHTOLLER

Charles Herbert Lightoller (Chorley, 30 marzo 1874 – Richmond, 8 dicembre 1952)

.................................... è stato un marinaio britannico.  " Secondo Ufficiale a bordo del Titanic "

Fu Comandante militante nelle compagnie marine DSC & Bar, RD e RNR, ma è maggiormente ricordato per aver ricoperto il grado di secondo ufficiale a bordo del Titanic, nonché l'ufficiale più anziano ad essere sopravvissuto al disastro.
Lightoller venne decorato per il coraggio dimostrato nella marina durante la Prima guerra mondiale e, successivamente, in pensione; si distinse anche durante la Seconda guerra mondiale, fornendo navi di soccorso durante l'Operazione Dinamo.

Charles Herbert Lightoller nacque a Chorley, nel Lancashire, il 30 marzo 1874, in una famiglia che coltivava cotone, la quale possedeva un mulino; sua madre, Sarah Lightoller, morì poco dopo il parto. Suo padre, Fred Lightoller, abbandonò il figlio in giovane età, trasferendosi in Nuova Zelanda. Evitando di trovare lavoro in fabbrica, come la maggior parte dei giovani inglesi di quegli anni, all'età di 13 anni Charles iniziò un apprendistato di quattro anni nella marina, a bordo della Primrose Hill. Nel suo secondo viaggio, partì con l'equipaggio della Holt Hill. Durante una tempesta nel Sud dell'Atlantico, la nave venne costretta ad sostare presso Rio de Janeiro, a quel tempo nel bel mezzo di una epidemia di vaiolo e durante una rivoluzione. Un'altra tempesta, il 13 novembre 1889, nel nell'Oceano Indiano, causò un'arenata ai danni della nave dove si trovava Lightoller, presso l'Isola Saint Paul. Venne tratto in salvo, insieme ai compagni, dalla Coorong e portato ad Adelaide, Australia.
Lightoller prese parte all'equipaggio della nave Duke of Abercorn, per tornare in Inghilterra.
 
Lightoller ritornò a servire sulla Primrose Hill, per il suo terzo viaggio. Arrivato a Calcutta, in India, fu promosso a secondo marinaio.
A bordo della Knight of St. Michael, il carico di carbone prese fuoco e per i suoi sforzi nel sedare l'incendio e salvare la nave, Lightoller venne promosso secondo ufficiale.
 
Nel 1895, all'età di 21 anni, come veterano di pericoli in mare, ottenuta la promozione a secondo ufficiale, lasciò le navi a vela per le navi a vapore. Dopo tre anni di servizio alla Elder Dempster's African Royal Mail Service, sulla costa dell'Africa occidentale, riuscì a sopravvivere dopo l'attacco di una pericolosa malaria.
 
Lightoller si recò presso lo Yukon, nel 1898, lasciando temporaneamente la marina, partecipando alla Corsa all'oro del Klondike.
Non trovò alcun oro e divenne in seguito un cowboy, senza successo, dell'Alberta, Canada.
Divenuto un vagabondo col passare del tempo, progettò di ritornare in Inghilterra, prima attraversando a cavallo tutto il Canada seguendo la linea ferroviaria. Lavorò come guardiano di bestiame su una nave che trasportava animali dall'America all'Europa per ritornare in patria.
Nel 1899, tornò a casa senza un soldo.
Superò gli esami di capitano e si unì alla Greenshields and Cowie per lavorare su navi porta bestiame, questa volta come secondo ufficiale della Knight Companion.
Nel gennaio del 1900, iniziò la sua carriera con la White Star Line, come quarto ufficiale della Medic.

Sulla Medic, in un viaggio dalla Gran Bretagna al Sudafrica ed Australia, Lightoller venne rimproverato per uno scherzo che lui ed alcuni compagni fecero sui cittadini di Sydney, a Fort Denison, presso Port Jackson. Nel 1900, durante le Guerre boere, le truppe australiane combatterono a fianco degli inglesi; la Medic entrò nel porto di Sydney e gettò l'ancora in un Baia Naturale. Insieme ai compagni di viaggio, il giovane Lightoller fu stupito delle preoccupazioni espresse dalla popolazione locale al riguardo del conflitto in Sudafrica, così decise di divertirsi un po' a loro spese. Nelle prime ore del mattino, Lightoller, accompagnato da quattro Guardiemarine, remò tranquillamente nel buio prima dell'alba presso la fortezza locale e salì sulla torre. Issarono una bandiera Boera improvvisata su un parafulmine, caricarono un cannone da 14 libbre (6.4 kg) di polvere di sabbia, aggiunsero rifiuti di cotone bianco e versarono polvere a grana fine prima di accendere la miccia che con l'esplosione causò fiammate da 50 piedi (15 m); i marinai scapparono sulla Medic a guardare lo spettacolo dal ponte.
 
Vi fu un botto clamoroso, che fece saltare le finestre nel vicinato e svegliò le persone che vivevano intorno al porto. Purtroppo per Lightoller, i passeggeri sulla Medic avevano assistito a tutta la scena. La polizia si recò immediatamente sul ponte della nave per discutere con l'equipaggio.
 
La White Star Line venne costretta a pagare i danni e chiedere scusa alla città ed ai cittadini coinvolti. La carriera di Lightoller sembrava ormai volgere al termine, ma nonostante tutto il suo nome non venne nemmeno accennato e la colpa dell'incidente andò su tutto il resto dell'equipaggio.
I suoi superiori, tacitamente, avevano apprezzato l'umorismo del suo scherzo e poco tempo dopo ebbe una promozione.
 
In seguito, si imbarcò sul Majestic, sotto il comando del capitano Edward John Smith. Da lì, venne promosso a terzo ufficiale sulla RMS Oceanic, anch'essa della White Star Line. Si trasferì di nuovo sul Majestic e poi nuovamente sulla RMS Oceanic come primo ufficiale.

IL TITANIC :
Nel marzo del 1912, due settimane prima del viaggio inaugurale, Lightoller salì a bordo del Titanic, a Belfast, ricoprendo il grado di primo ufficiale per le prove in mare. Il comandante Edward John Smith nominò Henry Tingle Wilde capitano in seconda, abbassando così i ruoli di William McMaster Murdoch a primo ufficiale e Lightoller a secondo ufficiale. Inizialmente a ricoprire il grado di secondo fu David Blair, ma venne escluso dal viaggio. La partenza senza Blair causò un grave problema: Blair era il possessore della chiave per i binocoli della nave[senza fonte].
Poiché le vedette in coffa non ebbero la possibilità di usare alcun binocolo, Lightoller promise di acquistarne quando il Titanic sarebbe arrivato a New York.
 
La sera del 14 aprile, dopo quattro giorni di viaggio, Lightoller era di turno in plancia in qualità di responsabile della condotta di navigazione.
Alle 21.00 arrivò il comandante Smith, che si intrattenne a parlare con l'ufficiale per qualche minuto. Uno stralcio del dialogo fu ricostruito dallo stesso Lightoller durante l'Inchiesta Britannica n. 13611-35 successiva al disastro.
Smith notò che faceva molto freddo e l'ufficiale rispose che aveva già chiamato il maestro d'ascia:
 "C'è un grado sopra zero. Ho avvertito il maestro d'ascia che gelerà durante la notte."
 "Non c'è molto vento."
 "No, è calma piatta."
Lightoller aggiunse che l'assenza di vento non avrebbe rivelato la presenza di iceberg causata dello sciabordio delle onde alla base del ghiaccio. Detto questo, il comandante lo avvertì che avrebbero dovuto diminuire la velocità in caso di foschia, quindi se ne andò a dormire.
Alle 22.00 Lightoller fu rilevato dal Primo Ufficiale Murdoch e si ritirò a sua volta in cabina.
Intorno alle 23.40, quando era già steso sul letto e stava per addormentasi, sentì una leggera anomalia nel moto della nave:
egli la definì come "un'improvvisa vibrazione" e "un'interruzione nella monotonia del movimento".
Con indosso solo il pigiama, Lightoller uscì sul ponte per vedere cosa era successo, ma non avendo visto niente tornò nel suo alloggio. Egli rimase comunque sveglio fino a quando entrò il Quarto Ufficiale Joseph Boxhall per convocarlo sul ponte. Venuto a conoscenza dell'impatto contro un iceberg, Lightoller si premurò, insieme ai colleghi, nell'evacuare la nave.

Lightoller fu incaricato dal comandante di abbassare le scialuppe di salvataggio sul lato di babordo e fu duramente ligio al regolamento nell'imbarcare esclusivamente donne e bambini; negò l'imbarco perfino al milionario John Jacob Astor IV, il passeggero più facoltoso presente a bordo. Intorno alle 2.00, Lightoller salì sul tetto degli alloggi ufficiali per mettere in mare la scialuppa gonfiabile B ma senza successo. Gli ultimi istanti prima dell'affondamento, quando già il comandante aveva diramato l'ordine "si salvi chi può", Lightoller abbandonò il suo ruolo e si tuffò in acqua: corse il rischio di venire risucchiato dentro un fumaiolo ma fu risospinto da un getto d'aria calda. In seguito vide la chiglia di una scialuppa capovolta e si avvinghiò ad essa, finché un'altra scialuppa di salvataggio tornò indietro per recuperarlo insieme ad altri naufraghi.
Lightoller fu l'ultimo ad imbarcarsi a bordo della nave di soccorso RMS Carpathia.

Come unico ufficiale superiore superstite, Lightoller fu un testimone chiave durante le indagini americane e britanniche. Descrisse le condizioni meteorologiche di quella notte come le più tranquille che avesse mai visto nella sua vita, parlando di un "concorso di circostanze sfavorevoli che non potrebbero più verificarsi per almeno cent'anni". Difese abilmente la White Star Line accennando appena alla velocità eccessiva e giudicando "normali" - come infatti erano - le precauzioni prese prima della collisione. Aggiunse anche che l'amministratore della Compagnia, Joseph Bruce Ismay, fu letteralmente spinto in una scialuppa dal comandante in seconda Wilde, cercando di discolparlo dalle accuse di codardia che il mondo intero muoveva contro di lui.

Lightoller tornò a lavorare per la White Star Line, sulla RMS Oceanic. Allo scoppio della Prima guerra mondiale, in qualità di ufficiale del Royal Naval Reserve, fu chiamato per servire la Royal Navy. Nel 1915, prestò servizio come primo ufficiale durante le prove di un'altra ex nave per passeggeri, la RMS Campania, che era stata appena convertita in una portaerei della Marina. Alla fine del 1915, gli fu dato il comando sulla torpediniera HMTB 117. In seguito, a Lightoller venne successivamente affidato il comando del cacciatorpediniere HMS Garry e fece affondare il cacciatorpdiniere tedesco U-Boat B110.

Dopo la guerra, Lightoller si avviò al ritiro dalla marina. Prese dei lavori saltuari, come oste ed allevatore di polli e di speculazione edilizia più tardi,nella quale lui e sua moglie ebbero un discreto successo. Durante i primi anni Trenta, scrisse una sua autobiografia, sul Titanic e sulle altre navi. Anche se ormai pensionato, Lightoller non abbandonò il mondo delle navi del tutto; dopo l'acquisto di uno yacht a motore, voluto dalla moglie Sylvia, si trovò nel ruolo di soccorritore durante l'Operazione Dinamo. La barca è tutt'oggi conservata nel Ramsgate Maritime Museum. Dopo la Seconda guerra mondiale, Lightoller gestì un piccolo cantiere denominato Richmond Slipways, a Londra.

I fratelli di Lightoller erano Richard Ashton e Caroline Mary Lightoller, il primo morto di scarlattina in età infantile. In una corsa australiana, a bordo della SS Suevic, nel 1903 Lightoller conobbe Sylvia Hawley-Wilson, mentre tornava a casa a Sydney dopo un soggiorno in Inghilterra. Sulla via del ritorno, i due si erano sposati. La coppia ebbe cinque figli: Frederick Roger, Richard Trevor, Mavis, Claire Doreen e Herbert Brian. Il loro figlio più giovane, Brian, un pilota della RAF, venne ucciso in un bombardamento a Wilhelmshaven, in Germania, la prima notte di entrata in guerra della Gran Bretagna, nella Seconda guerra mondiale. Il loro figlio maggiore, Roger, servì anch'esso nella Royal Navy e morì in Francia nell'ultimo mese della guerra. Richard guadagnò il rango di tenente-colonnello, sotto il comando del generale Bernard Montgomery, per tutta la durata della guerra. Mavis servì nel Pronto Soccorso e Doreen fu un membro dell'Unità d'Intelligenza Politica.

Lightoller morì l'8 dicembre 1952, a 78 anni, per malattie cardiache croniche.

Fumò la pipa per tutta la vita, oltre a vivere costantemente sotto l'inquinamento delle all'ora navi a carbone mercantili e, lo smog londinese.
Il suo corpo, come da sua richiesta, fu cremato e le sue ceneri sono state sparse nel Mortlake Crematorium di Richmond, a Londra.

da Wikipidia

FU UN ACCANITO FUMATORE DI PIPA

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 15 Febbraio 2013, 12:55:59
GUSTAF GRUNDGENS

Gustaf Gründgens (Düsseldorf, 22 dicembre 1899 – Manila, 7 ottobre 1963)

.................................... è stato un attore e regista tedesco.


Principalmente attore teatrale, noto appunto per questo, ma anche regista e produttore televisivo. Il ruolo che lo rese famoso fu quello del boss malavitoso di M - Il mostro di Düsseldorf (1931) di Fritz Lang. Il 24 luglio 1926, sposò Erika Mann, la figlia dello scrittore Thomas Mann, ma i due divorziarono nel 1929. Dal 1936 al 1946, fu sposato con l'attrice Marianne Hoppe.
 
Dal 1955 al 1963 fu direttore del Deutsches Schauspielhaus ad Amburgo.
Sotto la sua direzione, il Deutsches Schauspielhaus divenne uno dei principali teatri della Germania.
 
Nel 1936, Gründgens è protagonista di un romanzo del cognato Klaus Mann, Mephisto, ostacolato dallo stesso Gründgens, che dopo la sua morte viene trasposto al cinema, con l'omonimo titolo, da István Szabó.
 
La sua ultima performance di attore è in Das Glas Wasser (Il bicchiere d'acqua, 1960) di Helmut Käutner.

da wikipedia

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Attore tedesco.
Più conosciuto per aver lavorato a teatro da attore, regista e produttore, va ricordato nei panni del boss malavitoso di M, il mostro di Düsseldorf (1931) di F. Lang.
Sposato a E. Mann, sorella dello scrittore Thomas, è protagonista di un romanzo del cognato Klaus, Mephisto, ostacolato dallo stesso G., che dopo la sua morte viene trasposto al cinema, con l’omonimo titolo, da I. Szabó nel 1981. La sua ultima performance di attore è in Das Glas Wasser (Il bicchiere d’acqua, 1960) di H. Käutner

da MyMovies

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 15 Febbraio 2013, 14:00:27
ROGER FRISON - ROCHE

Data di Nascita: 10/02/1906
Luogo di Nascita: Parigi
Data della Morte: 17/09/1999
Luogo della Morte: Chamonix Mont Blanc - Haute-Savoie, Francia

Parlando di letteratura di montagna, non si può certo dimenticare lo scrittore francese Roger Frison-Roche.
Nato a Parigi nel 1906 da famiglia di origine savoiarda, lascia la capitale a 17 anni e decide di trasferirsi a Chamonix.
Dapprima impiegato di un'agenzia viaggi, ottiene poi il brevetto di guida e maestro di sci e fonda la prima scuola di alpinismo.
 
Al di là delle sue grandi qualità di alpinista, egli ha saputo far condividere la sua grande passione scrivendo dei romanzi divenuti veri e propri "fenomeni letterari", come "Primo di cordata", scritto in due mesi e mezzo.
Pubblicato nel 1941 durante l'occupazione, questo romanzo, che racconta la vita dura delle guide alpine negli anni 20, ha venduto più di 3 milioni di copie in 50 anni.
Nonostante il successo tributatogli dal pubblico, Frison-Roche non è mai stato riconosciuto dai grandi intellettuali francesi come uno di loro.
Fu corrispondente di guerra in Tunisia nel 1942; fatto prigioniero dai tedeschi, fu trasferito in Francia, dove evase e prese parte attiva alla Resistenza.
A partire dal 1947 esplorò il Sahara, l'Africa nera e l'Artico e nel 1955 attraversò il Sahara a bordo di una delle prime Citroën 2 cavalli.
E' stato una delle grandi figure dell'alpinismo francese, giornalista, scrittore, viaggiatore e soprattutto grande amante della montagna.
Decano delle guide di Chamonix, ove viveva, è morto il 17 settembre 1999 all'età di 93 anni, a causa di un'insufficienza respiratoria.

da inalto.org

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Primo di Cordata

Roger Roche

Un romanzo storico, un grande classico che ha venduto più di un milione di copie in tutto il mondo.
Jean Servettaz, guida alpina di Chamonix, non ha dubbi sul futuro di suo figlio: "In famiglia c'è n'è già uno che rischia la pelle, Pierre farà l'albergatore." E Pierre ubbidisce con la morte nel cuore.
Ma in un giorno tragico, per strappare alla montagna il corpo del padre folgorato sui Drus, Pierre tenta l'impossibile e cade. Comincia così il travagliato itinerario del ragazzo: una lunga strada che, con l'aiuto degli amici e dell'amore, ma soprattutto di una tenace e divorante passione per la montagna, lo porterà a scoprire e a realizzare se stesso. La vicenda si svolge nel 1925-26.
Nato a Parigi nel 1906, Roger Frison-Roche a 17 anni lascia la capitale per trasferirsi a Chamonix dove, nel 1930, diventa guida alpina. Nel 1935, nel corso di una spedizione sahariana, si innamora del deserto, aprendo numerose vie nuove nel gruppo dell'Hoggar.
Proprio ad Algeri, dove ha abitato stabilmente dal 1937, è nato il best seller "Premier de cordeè". Nel 1942, corrispondente di guerra sul fronte tunisino, Frison-Roche viene imprigionato e rimpatriato in Francia.
Fugge da Vichy e si unisce alla Resistenza sui monti della Savoia. Dopo la guerra riprende l'attività di romanziere, prima in Algeria ("La grande crevasse" , "Bivouacs sous la lune") e poi a Chamonix ("Retour à la montagne").
Ricopre importanti cariche pubbliche, occupandosi in particolare della professione di guida, poi viaggia nelle regioni artiche ambientandovi altri libri.
"Le versant du soleil", del 1981, raccoglie tutte le avventure della sua vita intensa e longeva.


da Alpina.net


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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 15 Febbraio 2013, 14:17:03
GRAHAM  CHAPMAN

Graham Arthur Chapman (Leicester, 8 gennaio 1941 – Maidstone, 4 ottobre 1989 - 48 anni )

......................................è stato un comico, attore, scrittore, sceneggiatore e medico britannico.


Famoso per la sua appartenenza al gruppo dei Monty Python. È stato anche un attivista per i diritti delle persone LGBT.
Studente in medicina a Cambridge, cominciò a scrivere e recitare nel 1961 nella storica compagnia universitaria Footlights. Qui incontrò un altro futuro Monty Python, John Cleese, oltre ad altri futuri comici di professione.
Laureatosi nel 1962 continuò gli studi all'ospedale St Bartholomew di Londra, partecipando saltuariamente a spettacoli di cabaret.
L'anno successivo lo spettacolo della Footlights A clump of plinths ("Un cumulo di piedistalli") ebbe un tale successo che fu rinominato Cambridge Circus e venne presentato a Londra per quattro mesi. Chapman fu chiamato a sostituire uno degli attori che si era ritirato.
Di fronte alla proposta di un tour dello spettacolo in Nuova Zelanda, si trovò nel dubbio se sospendere per questo il suo corso di studi. In occasione di una visita ufficiale della Regina Madre all'ospedale, provò ad esporle il dubbio e quest'ultima gli rispose: "Oh, bisogna viaggiare!" e così si unì al tour.
Il tour continuò poi a Broadway, New York e lo spettacolo fu trasmesso all'Ed Sullivan Show.
 
Tornato a Londra, Chapman finì il corso di studi e divenne medico, ma la sua attività nello spettacolo divenne presto predominante.
Cleese chiese di nuovo la sua collaborazione quando arrivò la proposta di scrivere e recitare per il programma The Frost Report di David Frost, dove incontrarono per la prima volta gli altri Python Michael Palin, Terry Jones e Eric Idle. Frost poi propose a Cleese un programma autonomo, che questi realizzò assieme a Chapman, Tim Brooke-Taylor e Marty Feldman intitolandolo At Last the 1948 Show. Ancora, scrissero per Sheila Hancock e Peter Sellers e realizzarono lo speciale How to Irritate People.
Nel 1969 la BBC assegnò a Chapman e Cleese, insieme a Eric Idle, Terry Jones, Michael Palin e Terry Gilliam, la produzione di un programma comico, che divenne il Monty Python's Flying Circus.
Chapman fu co-autore e recitò nel Monty Python's Flying Circus dal 1969 al 1973. Scrisse principalmente con Cleese, anche se il suo contributo nella scrittura consisteva più che altro nell'arricchire il lavoro degli altri con trovate estemporanee e bizzarre. Per esempio, in uno sketch in cui un cliente litigava con un venditore per un tostapane rotto, ebbe l'idea di sostituire il tostapane con un pappagallo, dando vita così al famoso Sketch del Pappagallo. Aveva anche un ottimo intuito nel capire se una cosa fosse davvero comica. Per esempio, nello scrivere lo sketch del Negozio di formaggi, Cleese continuava a chiedere: "Ma è divertente?" e Chapman rispondeva, fumando la pipa: "È divertente. Va' avanti."

Secondo la testimonianza dei suoi colleghi, era una persona esteriormente calma e controllata (lo si vedeva tipicamente con una pipa in mano)
in cui covava costantemente un tarlo di follia stravagante che si manifestava nei momenti più inaspettati.
I personaggi da lui interpretati riflettevano spesso questa personalità. Era il membro del gruppo che più di tutti riconosceva gli schemi sociali e puntava alla loro rottura in senso oltraggioso e scioccante.
Ad opinione del gruppo, comunque, era anche il membro più di ogni altro in grado di interpretare personaggi "umani" ("molto probabilmente il miglior attore di tutti noi" - John Cleese). Per questo ebbe il ruolo di protagonista nei film Monty Python e il Sacro Graal (1974) e Brian di Nazareth (1979).
Fin dai tempi dell'università Chapman soffrì di alcolismo. Questo non ebbe tante ricadute sul suo atteggiamento, sempre controllato, quanto sulla sua memoria, costringendo spesso a ripetere i ciak più volte a partire dalla seconda stagione del Flying Circus. Dalla terza, si cominciò a fare attenzione alle parti da affidargli. Questo problema si fece tanto grave che si paventò la necessità di sostituire Chapman nelle riprese imminenti di Brian di Nazareth. Proprio in quel periodo, tuttavia, successe un fatto che distolse completamente Chapman dall'alcol: per la prima volta perse l'equilibrio e cadde, sbattendo la testa. Da allora il suo recupero fu totale.
Fu uno dei primi personaggi pubblici inglesi a dichiarare pubblicamente la propria omosessualità presentando il suo compagno, David Sherlock, e diventando un aperto sostenitore dei diritti gay. Chapman raccontava che una fan del Flying Circus scrisse una lettera denunciando di avere sentito dell'omosessualità di uno del gruppo, e aggiungendo che la Bibbia prescrive che ogni uomo che giaccia con un uomo dovrebbe essere lapidato. Essendo il suo orientamento sessuale già noto al gruppo, Eric Idle rispose scrivendo: "Abbiamo scoperto chi era e gli abbiamo fatto sparare." Questo successe poco prima che Cleese lasciasse il programma, e Chapman si chiese cosa potesse pensare la donna della sua scomparsa dopo aver ricevuto la risposta di Idle.
 
Nel 1971 Chapman e Sherlock adottarono un ragazzo di Liverpool scappato di casa, John Tomiczek. Il padre di Tomiczek concordò che Chapman diventasse il tutore legale di John. Più tardi John sarebbe diventato l'agente di Chapman. Tomiczek morì d'infarto nel 1992. Terry Gilliam fu spaventato da come il rapporto tra Chapman e Tomiczek ricordasse Dorian Gray: mentre Graham migliorava in forma, specialmente dopo aver smesso con l'alcol, Tomiczek da bel ragazzo si trasformava in un adulto tarchiato e segnato dall'età, fino ad essere sfregiato da alcune persone che Graham aveva cacciato da una festa.
 
Nel 1983 uscì l'ultimo film dei Monty Python, Monty Python - Il senso della vita. Dopo questo film, i Monty Python praticamente si sciolsero, anche se non ci fu mai un annuncio ufficiale.
Verso la fine degli anni '70, Chapman si trasferì a Los Angeles dove partecipò come ospite a molti programmi televisivi. Tornato in Inghilterra partecipò alle attività del Dangerous Sports Club. Nei primi anni '80 fu occupato in una lunga serie di tour per i college americani, in cui raccontava aneddoti sui Monty Python, sul Dangerous Sports Club e su altri soggetti. Scrisse per un certo tempo con il giovane e ancora sconosciuto Douglas Adams, ma il suo personale modo di lavorare non diede mai i risultati raggiunti con Cleese.
Per diversi anni progettò e cercò fondi per il film Barbagialla, il terrore dei sette mari e mezzo, che uscì nel 1983 con scarso successo di critica e di pubblico.
 
La morte prematura :
Nel 1989 Graham Chapman morì di polmonite, complicazione creata da un tumore maligno alla gola.

Le sue ceneri furono disperse nel 2005 dal compagno David Sherlock sulla vetta del Monte Snowdown, in Galles. Nel 2000, tuttavia, la BBC diffuse la notizia che le ceneri fossero state sparate in cielo su un razzo dai membri del Dangerous Sports Club.
I Monty Python non parteciparono al suo funerale per limitare nel possibile la presenza della stampa.
Tennero un memoriale privato all'ospedale St Bartholomew due mesi dopo e John Cleese proclamò un discorso dal tono spensierato e ironico in sua memoria.
Disse tra l'altro: "Ieri sera stavo scrivendo questo discorso e Graham mi ha sussurrato all'orecchio: "Molto bene, Cleese. So che sei orgoglioso di essere la prima persona ad aver detto 'shit' alla TV britannica. Se questo discorso è davvero per me, giusto per cominciare voglio che tu sia la prima persona ad un memoriale britannico ad aver detto 'fuck' ".
 
Anche Palin parlò, e disse che gli piaceva pensare che Chapman fosse lì con loro quel giorno, "o almeno, che ci sarà tra 25 minuti", riferendosi agli abituali ritardi di Chapman ai loro incontri di lavoro. Idle, per non essere da meno di Cleese, disse alla fine della canzone Always Look on the Bright Side of Life: "Vorrei solo essere l'ultima persona a questo memoriale a dire 'fuck'."
Con la morte di Chapman scemarono le speculazioni su una riunione dei Monty Python. Idle disse: "Ci riuniremmo solo se Chapman ritornasse dalla morte. Quindi stiamo negoziando con il suo agente." Negli sporadici incontri dei Monty Python era presente un'urna che si diceva contenesse le ceneri di Chapman. All'incontro di Aspen del 1998 l'urna fu "accidentalmente" urtata da Terry Gilliam e le ceneri si sparsero sul palco, per essere subito raccolte con un aspirapolvere.
Varie opere inedite di Chapman, tra cui quelle scritte in collaborazione con Douglas Adams, sono state pubblicate negli anni successivi, così come CD e DVD contenenti i suoi tour nei college americani. Un asteroide, 9617 Grahamchapman, è chiamato così in suo onore.

da wikipedia

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 15 Febbraio 2013, 15:27:46
HUNTER THOMPSON

Hunter Stockton Thompson (Louisville, 18 luglio 1937 – Woody Creek, 20 febbraio 2005 - 67 anni )

......................................... è stato un giornalista e scrittore statunitense.
 
È famoso per aver creato il cosiddetto gonzo journalism, uno stile di scrittura che combina il giornalismo convenzionale, le impressioni personali e gli artifici narrativi del racconto per produrre un personale punto di vista sugli avvenimenti e le situazioni.
Thompson spesso fa riferimento a sé stesso come "Raoul Duke", "Dr. Gonzo" o "Dr. Duke"[1]. Ha ricevuto quest'ultimo titolo (dottore in teologia) per corrispondenza dalla Chiesa della Nuova Verità negli anni sessanta. A lui è ispirato il personaggio di Zio Duke della striscia a fumetti Doonesbury di Garry Trudeau.
Agli inizi Thompson è stato giornalista sportivo per diverse riviste. Ha lavorato per Rolling Stone dalla fine degli anni Sessanta e per tutti i settanta e ha pubblicato diversi libri e numerosi articoli. Lo stile dei reportage di Thompson mescola i fatti alle sue esperienze stupefacenti, ne è un esempio Paura e disgusto a Las Vegas: pubblicato nel 1971, è un resoconto del viaggio che Thompson fece (insieme al suo avvocato Oscar Zeta Acosta) per seguire dapprima la Mint 400, una corsa motociclistica nel deserto, e successivamente i lavori della conferenza antidroga dell'Associazione nazionale dei procuratori distrettuali. In realtà, Thompson e Acosta si mettono alla ricerca del Sogno Americano a Las Vegas, con l'aiuto di notevoli quantità di LSD, etere, adrenocromo, mescalina e numerose altre droghe. A tale vicenda è ispirato il film Fear and Loathing in Las Vegas (tradotto in italiano con il titolo Paura e delirio a Las Vegas), girato nel 1998 da Terry Gilliam, con Johnny Depp nel ruolo dello stesso Thompson e Benicio del Toro in quello del suo avvocato.
 
Gli altri libri di Thompson includono Fear and Loathing on the Campaign Trail '72, un'antologia di articoli scritti per la rivista Rolling Stone durante la campagna elettorale del Presidente Richard Nixon e del suo avversario, il Senatore George McGovern, e Hell's Angels, un resoconto dei suoi viaggi con la famigerata banda motociclistica. Il suo ultimo libro, Kingdom of Fear, è un appassionato commento sulla morte del Secolo Americano. Thompson ha curato una rubrica, dal titolo Hey Rube, per l'edizione in linea una testata sportiva ESPN. Spesso ha intrapreso cicli di conferenze, una volta anche con John Belushi[senza fonte]. Thompson era un devoto simpatizzante delle armi da fuoco ed è risaputo che conservasse un deposito di polvere da sparo in cantina[senza fonte].
 
Una biografia di Thompson è rintracciabile anche nell'edizione italiana di Paura e disgusto a Las Vegas, tradotta da Sandro Veronesi, la quale contiene in appendice la Piccola Enciclopedia Psichedelica, un elenco di oltre 200 voci redatte da scrittori, registi, critici cinematografici e musicali, storici e giornalisti.
 
Thompson è morto con un colpo d'arma da fuoco nella sua abitazione presso Aspen, nel Colorado, il 20 febbraio 2005. Ufficialmente si tratta di suicidio; tuttavia Paul William Roberts, giornalista e amico dello scrittore, sostiene che sia stato ucciso. Roberts afferma infatti che Thompson gli aveva confidato, pochi giorni prima della morte, di lavorare a un'inchiesta sugli attentati dell'11 settembre 2001, che confermava la teoria secondo cui il governo americano sarebbe stato al corrente da tempo dei piani degli attentati ma avrebbe deciso di far sì che avvenissero per acquisire maggior potere. Roberts sostiene anche che lo stesso Thompson temesse che qualcuno lo uccidesse, facendolo passare per suicidio. Thompson inoltre è morto mentre era al telefono con la moglie, e la dinamica non sembra confermare l'ipotesi del suicidio[senza fonte].
 
Hunter Thompson aveva chiesto nel testamento che le sue ceneri venissero sparate nel cielo del Colorado, dove abitava qui. Johnny Depp, grande amico dello scrittore, organizzò una grande festa il 20 agosto 2005 durante la quale le ceneri di Thompson furono sparate in cielo con un cannone. "Hunter era un eroe e il mio migliore amico. Voglio che i suoi desideri siano esauditi", ha detto Depp in un'intervista[senza fonte].
 
Il Biografilm Festival di Bologna del 2008, tra gli altri, è stato dedicato anche allo scrittore.
Il film Paura e delirio a Las Vegas è ispirato al quasi omonimo romanzo di Thompson Paura e disgusto a Las Vegas, in cui lo scrittore usa lo pseudonimo di Raoul Duke, mentre l'avvocato Oscar Zeta Acosta viene chiamato Dr. Gonzo.
 
Gli stessi personaggi erano già stati portati sul grande schermo nel 1980 rispettivamente da Bill Murray e Peter Boyle nella pellicola mai distribuita in Italia Where the Buffalo Roam, basata anch'essa sui testi dello stesso Thompson.
 
Un film tratto dal romanzo di Thompson Cronache del Rum (The Rum Diary) è stato più volte rimandato. Nel 2011 l'attore statunitense Johnny Depp ha prodotto ed interpretato il film ispirato al romanzo di Thompson, The Rum Diary - Cronache di una passione. [2]. I diritti del libro erano stati acquistati dalla Infinitum Nihil, la casa di produzione di Depp, mentre l’adattamento per il cinema è stato affidato alla Warner Bros[3].
 
Alla regia è stato confermato Bruce Robinson[4] alla radio BBC. Il film lo ha visto anche nel ruolo di sceneggiatore.
 
Johnny Depp è stato il primo attore a prendere parte al film nel ruolo del protagonista. In seguito anche Amber Heard è stata confermata nel ruolo di Chenault[5]. Per la parte sono state considerate anche Scarlett Johansson e Keira Knightley, ma si sono tirate indietro a causa delle numerose scene di nudo previste dalla sceneggiatura. Aaron Eckhart, e il candidato all’Oscar Richard Jenkins sono stati confermati nel ruolo di Sanderson, un proprietario terriero convinto che tutto abbia un prezzo, e Lotterman, un responsabile del giornale in cui lavora Kemp[6]. Giovanni Ribisi, attore di origini italiane, è stato l'ultimo attore ad essere confermato nel film[7].
 
In Italia il film viene proiettato nelle sale dal 24 aprile 2012.
Il gruppo indie-rock "The Killers" ha preso spunto da un suo commento in cui affermò che l'America stava crescendo "una generazione di ballerini" inserendo il verso "Are we human or are we dancer?" nel primo singolo estratto dal loro album "Day and age".

da wikipedia

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: Onofrio del Grillo - 15 Febbraio 2013, 15:44:18
Ammazza Ste' !

Jean Désiré Gustave Courbet (Ornans, 10 giugno 1819 – La Tour-de-Peilz, 31 dicembre 1877) è stato un pittore francese, il più rappresentativo del movimento realista francese del XIX secolo, qui in un ritratto di Joseph Auguste Brunier (1860-1929).
A seguire una famosa opera dell'artista: "L'origine du monde"  del 1866 esposta al Museo d'Orsay, Parigi (come tutti sanno Parigi è una pinacoteca mobile).

Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: bekkaccia - 15 Febbraio 2013, 15:45:35
e che pipone!!  :o
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 15 Febbraio 2013, 15:52:17
grandeee Gialaaa :))

òa piponaa ci volevaa   ;D
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 15 Febbraio 2013, 16:01:55
WALT DISNEY

Walter Elias Disney, più noto come Walt Disney (Chicago, 5 dicembre 1901 – Burbank, 15 dicembre 1966 - 65 anni ),

............................è stato un animatore, fumettista, imprenditore e cineasta statunitense.

È stato anche produttore, regista, sceneggiatore e doppiatore di cinema d'animazione. Walt Disney ha inoltre creato Disneyland, il primo e più famoso dei parchi a tema.
Walt Disney è altresì noto per la sua grande abilità nella narrazione di storie, per essere stato una grande star televisiva e uno dei più grandi artisti del XX secolo nel campo dell'intrattenimento; il suo contributo più grande alla settima arte risiede però probabilmente nell'aver portato allo stato dell'arte il rapporto fra immagine e musica. Con i suoi collaboratori ha creato molti dei più famosi personaggi dei cartoni animati del mondo; uno di questi, Topolino, è secondo molti il suo alter ego. Inoltre detiene tutt'oggi il record di nomination di suoi film all'Oscar (59 in totale, di cui 22 vinti più altri 4 alla carriera). È annoverato come uno dei cineasti principali del XX secolo e riconosciuto come il padre dei film d'animazione.
Il cognome di famiglia è l'anglicizzazione di d'Isigny, derivante da Isigny-sur-Mer, villaggio della Francia settentrionale dove viveva Hugues D'Isigny. Questi, insieme al figlio Robert, prese parte all'invasione dell'Inghilterra, dove si stabilirono. Nel 1834 due suoi discendenti da Liverpool si trasferirono negli Stati Uniti, dove, nel 1888, Elias Disney (1859-1941) , loro nipote, sposò Flora Call (1868-1938) : saranno i futuri genitori di Walt.Walter Elias Disney Junior nasce a Chicago (Illinois) da famiglia americana ma di discendenza irlandese-canadese da parte di padre e tedesca da parte di madre, quarto di cinque figli, da Flora Call e Elias Disney. Il secondo nome lo eredita dal padre, mentre il primo proviene dal nome di un suo caro amico, il reverendo Walter Parr, che lo battezzò l'8 giugno 1902 nella St. Paul Congregational Church di Chicago. Nel dicembre 1903 nasce la sorella di Walt, Ruth Flora Disney.
Nel 1906, la sua famiglia si trasferisce in Missouri, vicino allo zio Robert Disney, a Marceline dove acquistano una fattoria di 200 ettari per 3.000 dollari. Walt andrà alla scuola elementare di Marceline solamente all'età di otto anni, in modo da andarci con sua sorella. La fattoria viene poi venduta nel 1909 poiché suo padre si ammala e non può più farsi carico dei lavori. La famiglia vive in una casa affittata fino al 1910, quando traslocano a Kansas City per ricongiungersi con i fratelli maggiori di Walt, Herbert e Raymond. All'epoca Walt Disney ha nove anni e questo cambierà la sua vita.
Walt e suo fratello Roy lavorano nel tempo libero nell'impresa paterna di distribuzione di giornali, per contribuire ogni fine mese alle spese della famiglia. Secondo gli archivi della scuola pubblica regionale di Kansas City, Walt Disney segue i corsi della scuola secondaria di Benton a partire dal 1911, e si diploma l'8 giugno 1917. Contemporaneamente, Walt Disney è iscritto ad uno dei corsi dell'Istituto Artistico di Chicago (Chicago Art Institute). Quando torna dal collegio con la sorella, Roy deve lavorare per un certo periodo di tempo nella fattoria dello zio Robert e, in seguito, in una banca, sempre per poter essere di aiuto alla famiglia.
Sembra che sia stato durante un'estate tra il 1911 e il 1917 che Walt Disney, grazie allo zio Michael Martin, ingegnere delle ferrovie, lavorò come venditore a bordo dei treni della Missouri Pacific Railroad. Il suo compito consisteva nella vendita di giornali, dolciumi, frutta e bibite. Sarebbe stata questa esperienza a fargli scoprire la passione per i treni a vapore
Nel 1917, quando in Europa imperversa la prima guerra mondiale, Elias decide di acquistare una fabbrica di gelatina a Chicago. Walt preferisce invece restare a Kansas City dove, grazie al fratello Roy, trova un lavoro come venditore sui treni che gli permette di viaggiare molto. In autunno raggiunge la famiglia a Chicago approfittando di un trasferimento. Entra quindi nel liceo McKinley dove si occupa delle illustrazioni del giornalino scolastico degli alunni intitolato The Voices. Durante l'estate sebbene distribuisca giornali e corrispondenza per la posta e vada al cinema alla sera con delle ragazze, un pensiero lo assilla: "vincere la guerra".
Nel frattempo, a sedici anni, Walt lascia la scuola e si impegna come autista volontario di ambulanze durante la prima guerra mondiale, dopo aver modificato, con l'aiuto di un amico, la data di nascita indicata sul passaporto in 1900 in modo da poter essere reclutato. Fa parte della divisione delle ambulanze della Croce Rossa americana in Francia fino al 1919. Walt si ricongiunge prima con la famiglia a Chicago nell'autunno di quell'anno, poi a Kansas City con suo fratello Roy, congedato dalla marina militare statunitense.
Walt Disney torna negli Stati Uniti d'America e comincia a cercare lavoro. Ha sempre voluto realizzare dei film e si è persino candidato per lavorare per Charlie Chaplin. Inizia presso l'agenzia pubblicitaria Pesman-Rubin Commercial Art Studio, percependo 50 dollari al mese, dove si occupa del programma settimanale del Newman Theatre.
È durante questa sua prima esperienza lavorativa che incontra un talentuoso animatore suo coetaneo, Ubbe Ert Iwerks, il quale poi cambierà il proprio nome in Ub Iwerks. Con lui nel gennaio 1920 fonda la società Iwerks-Disney Commercial Artists. La società si trova in difficoltà, ma presto i due verranno contattati dalla «Kansas City Film Ad Company», una società di filmati pubblicitari di Kansas City, che commissiona loro delle animazioni pubblicitarie per i cinema locali. Tuttavia, le animazioni della Kansas City Film Ad Company erano tutt'altro che innovative poiché le immagini venivano semplicemente ritagliate su carta. Walt invece iniziò a fare degli esperimenti in un garage per i quali si fece dare in prestito una vecchia cinepresa.
Le animazioni pubblicitarie non bastano più a Walt; nel tempo libero comincia a creare autonomamente dei filmati che vende alla «Newman Theater Company» e che sono chiamati Newman Laugh-O-Grams. Sebbene durino solo un minuto, piacciono molto al pubblico perché trattano problemi locali e criticano i politici locali.
Nel 1922, Disney lancia la Laugh-O-Grams, Inc., che produce dei cortometraggi animati ispirati alle fiabe popolari e alla storie per bambini. Tra i dipendenti vi sono Ub Iwerks, Hugh Harman, Rudolph Ising, Carmen Maxwell e Friz Freleng. I cortometraggi sono ben accolti nella regione di Kansas City, ma i costi superano le entrate. Dopo aver creato un ultimo cortometraggio con la tecnica della live action, il cartone animato Alice's Wonderland, lo studio dichiara fallimento nel luglio 1923. Il fratello di Walt, Roy Oliver, lo invita a venire a Hollywood. Quando Walt riesce a trovare abbastanza denaro per comprarsi un biglietto ferroviario di sola andata per la California, lascia i propri collaboratori ma porta con sé Alice's Wonderland, che era appena stato completato. Si dice che Walt sia partito con soli 40 dollari in tasca e che abbia promesso ai collaboratori di aiutarli a venire in California
Disney si mette in affari con il fratello Roy Oliver nel campo dell'animazione: nascono così nel garage del loro zio Robert i Disney Brothers Studio. Ottengono un contratto con Margaret Winkler, distributore di diritti di New York, fidanzata di Charles Mintz. Winkler e Mintz già distribuivano la serie Felix the Cat.
Virginia Davis, protagonista di un film dal vivo tratto da Alice nel Paese delle Meraviglie, e Ub Iwerks vengono chiamati da Mintz e Winkler e lasciano così il Kansas. Il 16 ottobre 1923 Disney firma con loro un contratto per realizzare dodici film. Nel 1926 i Disney Brothers Studio cambiano nome in Walt Disney Studio, per poi diventare Walt Disney Productions nel 1928. Lillian Bounds, una delle dipendenti dello studio con mansioni di intercalatrice/assistente animatore, sposa Walt Disney il 13 luglio 1925.
Le Alice Comedies hanno un discreto successo. Dawn O'Day e Margie Gay vestono i panni di Alice dopo la defezione di Virginia Davis voluta dai genitori di lei a causa di un assegno a vuoto. Anche Lois Hardwick la sostituisce per un breve tempo. Fino alla fine della serie nel 1927, il soggetto sarà sempre più incentrato sui personaggi animati, soprattutto un gatto chiamato Julius che ricorda Felix the Cat, e meno sul personaggio di Alice. La serie diventa sempre più simile alle altre produzioni che non usano attori reali.
Nel 1927, Charles Mintz sposa Margaret Winkler e assume il controllo della società della moglie. Decide di produrre una nuova serie di cartoni animati che verrà distribuita da Universal Pictures. La nuova serie, Oswald the Lucky Rabbit (Oswald il coniglio fortunato), riscuote un buon successo e il personaggio di Oswald diventa un'icona popolare. Gli studi della Disney vengono ampliati e Walt assume Harman, Ising, Maxwell e Freleng, venuti da Kansas City.
Nel febbraio 1928, Disney si reca a New York per ottenere da Mintz una quota maggiore di guadagni per ogni film. Invece, con suo grande stupore, Mintz gli annuncia non solo di dover al contrario ridurgli la quota versata, ma anche che la maggior parte dei principali animatori di Walt (come Harman, Ising, Maxwell e Freleng, ma non Ub Iwerks) ha un contratto con Mintz. Quest'ultimo aggiunge che avrebbe creato un proprio studio se Disney non avesse accettato di ridurre i costi di produzione.
Oltre a ciò, è Universal e non Disney a detenere il marchio commerciale di Oswald e perciò può produrre film senza Disney. Disney rifiuta l'offerta e perde la maggior parte dei suoi collaboratori. Così, insieme a Iwerks e a pochi fedeli, comincia segretamente a lavorare su un nuovo personaggio che sostituisca Oswald (Topolino). Gli animatori che abbandonano Disney diventano il nocciolo duro dello studio Winkler, diretti da Mintz e dal cognato George Winkler.
Disney non dimenticherà mai questo colpo basso e da allora protegge i propri diritti su ogni sua creazione.
In seguito, gli studi Winkler chiudono dopo la decisione di Universal di far produrre i cartoni animati di Oswald a una divisione interna diretta da Walter Lantz. Mintz concentra la propria attenzione sugli studi che producono i film di Krazy Kat, che diventano poi Screen Gems. Harman, Ising, Maxwell e Freleng decidono di mettersi in proprio e formano la Arabian Nights Cartoon Studio, poi Harman-Ising Studio. Vendono Bosko, un personaggio simile a Oswald, a Leon Schlesinger e alla Warner Bros.. Poi iniziano a lavorare sui primi episodi della serie Looney Tunes.
La Walt Disney Company ha riottenuto i diritti su Oswald The Lucky Rabbit grazie a un accordo del 13 febbraio 2006 dopo che un commentatore sportivo ha lasciato la ESPN per passare al canale NBC, affiliato a Universal. Il coniglio sarà uno dei protagonisti della platform esclusiva Wii Epic Mickey, sviluppato dal nuovo team di Warren Spector
Secondo la leggenda, in viaggio su un treno da New York a Los Angeles Walt disegna un personaggio ispirato a Oswald il coniglio, ma senza orecchie a penzoloni, e quindi più facile da disegnare. Aggiungendo più tardi a matita orecchie tonde e una semplice coda crea un personaggio più simile a un topo: era nato Mortimer Mouse. Ub Iwerks in seguito avrebbe solo leggermente rielaborato il personaggio per giungere al risultato definitivo a tutti ormai noto.
La verità però sembra discostarsi dalla leggenda: sembra che Walt elabori la personalità del personaggio mentre Ub ne sviluppi l'aspetto fisico.
Ribattezzato da Lillian Disney Mickey Mouse perché suonava più carino (liberamente tradotto in Topolino in lingua italiana), il personaggio debutta nel cortometraggio Plane Crazy, che come tutte le opere precedenti di Disney è un film muto.
Non essendo riuscito a trovare un distributore interessato né a Plane Crazy, né al suo seguito The Gallopin' Gaucho, Disney capisce che a questi film manca qualcosa. L'autunno dell'anno precedente, il 1927, la Warner Bros aveva sfornato un film rivoluzionario, The Jazz Singer (Il cantante di jazz), il primo film con il sonoro. Disney allora pensa di creare un cartone animato di Topolino con il sonoro intitolato Steamboat Willie.
Disney deve vendere l'auto per procurarsi il denaro necessario al film. Pat Powers, un uomo d'affari, fornisce a Disney la distribuzione e il Cinephone, un sistema di sincronizzazione sonora ottenuto di contrabbando
Il 18 novembre 1928 al Colony Theater di New York, Steamboat Willie viene proiettato per il pubblico: si tratta del primo cartone animato con il sonoro sincronizzato prodotto da Walt Disney[2]. Questa data sancisce la nascita non solo di Topolino ma anche di Minnie Mouse (Minni in italiano) e di Bootleg Pete (Gambadilegno in italiano). Steamboat Willie riscuote un enorme successo.
Plane Crazy e The Gallopin' Gaucho vengono pubblicati nuovamente, ma con l'aggiunta del sonoro e tutti i successivi cartoni animati di Topolino saranno accompagnati dall'audio. Fino al 1947 è Disney stesso ad interpretare la voce inglese di Topolino nei primi cartoni animati.
Disney autorizza ulteriormente molti prodotti derivati: come i fumetti su Topolino, che da giornali di grande formato diventano poi giornalini.
 Il primo giornale di Topolino viene pubblicato in Italia alla fine del 1931.Dal 1930 aumentano esponenzialmente i successi cinematografici e commerciali di Walt, ma la necessità di ricorrere a nuove tecniche non permette di riassorbire i debiti contratti da Walt e Roy Oliver. Walt cade in depressione nel 1931 e, per ordine del medico, parte in vacanza con la moglie Lilly. Ritorna ben riposato dopo aver visitato Washington ed aver fatto una crociera nei Caraibi.
La passione per lo sport :Una volta tornato si iscrive all'Athletic Club di Hollywood dove pratica equitazione e golf. Nel 1932, spinge i suoi collaboratori a giocare a baseball e alcuni lo seguono nella sua passione, il polo.
Nonostante fosse cocreatore e produttore di Topolino, Disney è tanto celebre quanto il suo topo, mentre la sua vita privata è molto meno nota. Uno dei suoi più grandi desideri era di avere un figlio, possibilmente maschio, come suo fratello Roy Oliver e la moglie Edna, che il 10 gennaio 1930 diventano genitori di Roy Edward Disney. Comunque Walt e Lillian tentarono senza successo. Alla fine, Lillian partorì una bambina, Diane Marie il 19 dicembre 1933 e la coppia decise di adottarne un'altra, Sharon Mae, nata il 21 dicembre 1936.Nel 1947, durante i primi anni bui della Guerra fredda, Walt Disney deve comparire davanti alla Camera del Comitato delle Attività Non-Americane e denuncia vari suoi dipendenti come simpatizzanti comunisti. Alcuni storici[3] ritengono che si tratti solo di animosità che risale agli scioperi del 1941 agli studi Disney; il malcontento e la diffidenza di Disney nei confronti dei sindacati possono anch'essi aver contribuito alle sue testimonianze.
L'ipotesi che Disney avesse simpatie filocomuniste, avanzata dopo un'errata lettura di alcuni dati dell'FBI, si è rivelata inconsistente; è certo invece che nei suoi primi anni di attività fosse vicino al Partito Democratico ed all'amministrazione Roosevelt[3], e che poi si sia gradualmente spostato verso quello Repubblicano. Il padre di Disney, peraltro, era un convinto socialista che ha educato i figli con i suoi principi politici.
Una serie di gravi accuse contro Walt Disney, tra cui quelle di essere stato antisemita, simpatizzante nazista e agente in incognito dell'FBI, furono raccolte e divulgate da un biografo di Disney nel 1993 in un libro che ebbe larga eco[4]. Tali accuse furono tutte smentite da familiari, ex collaboratori di Disney ed ex agenti dell'FBI in un ampio e circostanziato dossier, destinato alla difesa legale della memoria di Walt Disney, preparato dalla moglie e dalla figlia di lui e rimasto finora inedito[5]. Inoltre a smentire l'ipotesi che Disney fosse filo-nazista ci sono cortometraggi di propaganda prodotti dalla Walt Disney Company come "La faccia del Führer", in cui scredita e ridicolizza il nazismo e lo stile di vita nazista o "Education for Death".
All'inizio degli anni sessanta, l'impero Disney è un enorme successo e Walt Disney Productions si è affermato come primo produttore mondiale di intrattenimenti per la famiglia. Dopo decenni di tentativi, Disney alla fine ottiene i diritti del libro di Pamela Lyndon Travers a proposito di una balia magica: Mary Poppins esce nel 1964, diventando il film di Disney degli anni sessanta ad aver riscosso il maggior successo. Molte persone considerano che l'unione tra film d'animazione e live action abbia ormai raggiunto l'apice dello splendore. Lo stesso anno, Disney apre quattro attrazioni nei padiglioni dell'esposizione mondiale di New York 1964-1965, inclusi degli animatronic. In seguito, tutte le attrazioni verranno integrate a Disneyland e confermano a Disney la praticabilità di un nuovo parco sulla costa; Disney prospettò l'apertura di questo nuovo parco già poco dopo l'apertura di Disneyland.
Il 14 settembre 1964 il Presidente Lyndon B. Johnson gli conferisce la più alta onorificenza civile statunitense: la Medaglia presidenziale della libertà.
L'impegno di Walt in Disney World finisce nell'inverno 1966.
Nell'estate di quell'anno gli viene diagnosticato un tumore al polmone sinistro; viene curato nell'ospedale St. Joseph, situato proprio di fronte agli studi Disney di Burbank. In autunno la sua salute peggiora finché Walt lascia i suoi personaggi e milioni di fan sparsi nel mondo a causa di un collasso cardiocircolatorio il 15 dicembre del 1966 alle 9.30 circa (ora locale), due settimane dopo il suo sessantacinquesimo compleanno. Si ricorda spesso il commento dell'allora governatore della California, successivamente Presidente degli Stati Uniti d'America Ronald Reagan: «Da oggi il mondo è più povero». In Italia Epoca mise in copertina Topolino che piangeva in sua memoria.

da wikipedia
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 15 Febbraio 2013, 18:13:30
RENE CLEMENT

René Clément (Bordeaux, 18 marzo 1913 – Principato di Monaco, 17 marzo 1996 - 82 anni )

............................. è stato un regista francese.

Da giovane studia architettura alla Scuola di Belle Arti e in questo periodo realizza la sua prima opera, il film d'animazione Cesare fra i galli (1934) e inizia delle collaborazioni come aiuto regista ed operatore. Gira anche documentari in Arabia e nell'Africa del Nord dove si ammala di tifo e viene più volte arrestato durante le riprese del cortometraggio, L'Arabia proibita (1937).
 
In Francia lavora con il fotografo Henry Alekan e nel 1946 realizza il suo primo lungometraggio, Operazione Apfelkern: film di stile realistico si rivelò un successo di pubblico e di critica, premiato con il Premio della giuria al Festival di Cannes. In seguito, Clément collabora con Jean Cocteau per La bella e la bestia (1946).
Torna alla regia con I maledetti (1947), seguito da Le mura di Malapaga (1949), che vince il Prix de la mise en scène a Cannes e l'Oscar al miglior film straniero. Nel 1952 Clément gira il suo terzo film ambientato durante la guerra: Giochi proibiti, che vince il Leone d'Oro alla Mostra del Cinema di Venezia e l'Oscar come migliore film straniero. Con Le amanti di Monsieur Ripois (1954), si aggiudica il terzo Premio speciale della giuria a Cannes.
 
Tra gli altri film: Gervaise (1956), La diga sul Pacifico (1958), Delitto in pieno sole (1959), Che gioia vivere (1961), Il giorno e l'ora (1963), Parigi brucia? (1966), La corsa della lepre attraverso i campi (1972), Babysitter - Un maledetto pasticcio (1975).

DA WIKIPEDIA

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René Clément
Regista francese. Abbandonati gli studi di architettura, nel 1933 comincia la carriera di professionista come sceneggiatore di filmetti comici (scritti a quattro mani con J. Tati) e operatore di documentari, uno dei quali, Arabie interdite (Arabia proibita, 1937), diretto personalmente. Passa subito dopo a un film a soggetto, Soigne ton gauche (Cura il tuo sinistro, 1937), cosceneggiato con J. Tati, che ne è anche il protagonista. Alla fine della seconda guerra mondiale, alla quale partecipa come soldato semplice, si trasferisce a Nizza; lavora ancora come operatore, poi come aiuto-regista, e dirige quindi il suo primo lungometraggio, Operazione Apfelkern (1946), che porta sullo schermo la vicenda di un attentato ferroviario durante l'occupazione nazista della Francia. Girato sui veri luoghi della vicenda e con autentici operai delle ferrovie, il film imprime una virata al cinema francese innestandovi una dose di asciutto realismo, e ottiene il Gran premio della giuria per la miglior regia a Cannes. Nel frattempo collabora con J. Cocteau alla regia di La Bella e la Bestia (1946) e subito dopo realizza I maledetti (1947), Le mura di Malapaga (1949), ambientato a Genova, che vince l'Oscar come migliore film straniero, e L'amante di una notte (1950). Segue il suo film più famoso, Giochi proibiti (1952), che vince il Leone d'oro a Venezia, il premio della critica a Cannes e l'Oscar. È un'opera che tenta di scrutare, senza morbosità, il fondo oscuro che la tragedia della guerra ha sedimentato nella psiche di due bambini, i quali per i loro giochi si sono costruiti un finto cimitero. Quasi per contrappasso, il film successivo è una brillante e arguta commedia, Le amanti di Monsieur Ripois (1953), interpretato da un incontenibile G. Philipe, che vince il premio speciale della giuria a Cannes. Ritorna al realismo drammatico con Gervaise (1956), tratto da Zola, mirabile equilibrio di regia e interpretazione, che vale alla protagonista M. Shell il premio a Venezia. Fino al 1975, quando si ritira, gira un'altra decina di film, tra i quali, La diga sul Pacifico (1957, dal romanzo di M. Duras), Che gioia vivere! (1961), Parigi brucia? (1967, dal best seller di D. Lapierre e L. Collins sugli ultimi giorni dell'occupazione nazista), L'uomo venuto dalla pioggia (1970), Unico indizio: una sciarpa gialla (1971).

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 18 Febbraio 2013, 11:13:35
FRANCHOT  TONE

Franchot Tone (Niagara Falls, 27 febbraio 1905 – New York, 18 settembre 1968)

.................................... è stato un attore cinematografico e teatrale statunitense.


Il suo nome completo era Stanislas Pascal Franchot Tone. Nacque a Niagara Falls, nello stato di New York, da Frank Jerome Tone, presidente della Carborundum Company (produttrice del carborundum o carburo di silicio) e Gertrude Franchot.
 
A differenza di suo fratello maggiore Jerry, Tone non manifestò interesse per gli affari e per una carriera nell'impresa industriale di famiglia, preferendo seguire la propria vocazione artistica e dedicarsi alla recitazione teatrale.ù
Durante gli studi presso la Cornell University fu infatti il presidente del Club Drammatico di quell'ateneo e, dopo la laurea, si trasferì nel Greenwich Village e ottenne il primo ruolo a Broadway nel 1929, nella produzione di Katharine Cornell de L'età dell'innocenza.
 
L'anno seguente si unì al Theatre Guild e in seguito divenne uno dei membri fondatori del celebre Group Theatre, il collettivo teatrale che sarebbe poi divenuto l'Actor's Studio, assieme a Harold Clurman, Cheryl Crawford, Lee Strasberg, Stella Adler, Clifford Odets e altri. Questi furono per lui anni intensi e produttivi: tra gli allestimenti teatrali del Gruppo si possono ricordare Green Grow the Lilacs (in seguito divenuto il famoso musical Oklahoma!) (1931), 1931 (1931), e Success Story (1932), tutte produzioni grazie alle quali Tone venne universalmente considerato dai critici come uno degli attori più promettenti della sua generazione.
 
Quello stesso anno, tuttavia, Tone fu il primo del gruppo a voltare le spalle al teatro e a tentare la via di Hollywood, quando la Metro-Goldwyn-Mayer gli offrì un contratto; ciò nonostante, egli manifestò sempre una maggior considerazione nei confronti del teatro, ricordando gli anni passati sul palcoscenico con nostalgia (ed effettivamente, dopo gli anni quaranta, egli tornò sporadicamente sulle scene).
 
Il suo debutto sul grande schermo fu nel film Il sesso più astuto (1932), ma la celebrità giunse nel 1933, anno in cui comparve in ben sette film, tra cui Rivalità eroica (1933), da una sceneggiatura di William Faulkner, sul set del quale incontrò per la prima volta la sua futura moglie Joan Crawford, Argento vivo (1933), con Jean Harlow (con la quale recitò in altri tre film), e la commedia musicale di grande successo La danza di Venere (1933), sempre con la Crawford e con Clark Gable. Nel 1935, probabilmente il suo anno più fortunato, recitò ne La tragedia del Bounty (1935), che gli fece ottenere una nomination all'Oscar per il miglior attore protagonista, I lancieri del Bengala (1935) e Paura d'amare (1935), assieme a Bette Davis, con la quale si vociferò avesse una relazione [senza fonte].
 
Dopo un tormentato corteggiamento, l'11 ottobre 1935 si sposò nel New Jersey con Joan Crawford, ma i due divorziarono nel 1939.
Dopo Rivalità eroica e La danza Venere, la coppia comparve insieme in altri cinque film: Tormento (1934), Non più signore (1935), Troppo amata (1936), Amore in corsa (1936) e La sposa vestiva di rosa (1937).
 
Tone continuò a lavorare assiduamente durante gli anni quaranta, ma senza mai riuscire veramente a sfondare come star di prima grandezza.
I ruoli che gli venivano offerti erano prevalentemente quelli di playboy dell'alta società, e ben pochi dei film di questo periodo sono degni di ricordo. L'eccezione è costituita da I cinque segreti del deserto (1943), il terzo film diretto dall'allora giovane regista Billy Wilder, una brillante storia di guerra e di spionaggio, interpretata anche da Erich von Stroheim, nel ruolo del feldmaresciallo tedesco Erwin Rommel, Akim Tamiroff e Peter van Eyck.
 
Dopo il divorzio da Joan Crawford, Tone si sposò e divorziò altre tre volte: dal 1941 al 1948 con la modella Jean Wallace, divenuta poi attrice, dalla quale ebbe due figli. Dopo il divorzio, lei si risposò con il collega Cornel Wilde. Tone si risposò con l'attrice Barbara Payton (1951-1952) (prima del matrimonio Tone venne aggredito fisicamente dall'amante della Payton, Tom Neal[senza fonte]), mentre l'ultimo matrimonio fu con la molto più giovane attrice Dolores Dorn (1956-1959).
 
Negli anni cinquanta, Tone passò alla televisione e tornò al teatro di Broadway, dove aveva iniziato la carriera. Partecipò al medical drama Ben Casey dal 1965 al 1966 nel ruolo del superiore di Casey. Inoltre, interpretò, diresse e produsse il suo primo film, un adattamento dell'opera teatrale Zio Vanya di Anton Čechov (1957) con l'allora moglie Dolores Dorn.
 
Morì di cancro ai polmoni nel 1968 a New York, all'età di 63 anni.
Secondo una biografia dell'ex moglie Joan Crawford, con la quale era rimasto sempre in buoni rapporti di amicizia, stava nell'appartamento di lei, e Crawford lo accudiva nonostante a sua volta fosse malata. Una volta, un visitatore chiese chi fosse quell'uomo anziano sulla sedia a rotelle, e Joan replicò: "Quello? È Franchot". Il suo corpo venne cremato e le sue ceneri disperse.
 
Franchot Tone ha la sua stella nella Hollywood Walk of Fame al n. 6558 dell'Hollywood Blvd.

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 18 Febbraio 2013, 11:23:51
ROBERT MONTGOMERY

Robert Montgomery (Beacon, 21 maggio 1904 – New York, 27 settembre 1981- 77 anni )

................................ è stato un attore e regista statunitense.

Nato a Beacon, nello stato di New York, da Henry Senior (presidente di un'importante azienda che operava nel campo della gomma) e Mary Weed. In seguito alla morte del padre, la famiglia ebbe un tracollo finanziario e il giovane Robert si trasferì a New York per intraprendere la carriera di attore e regista cinematografico.
 
Nel 1929 debuttò sul grande schermo nel film Fatemi la corte di Sam Wood e divenne famoso al grande pubblico due anni più tardi allorquando fu partner sulla scena di Norma Shearer in Vite private; nel 1933 ebbe un ruolo nella prima versione cinematografica di Quando le signore si incontrano.
 
Nel 1935 divenne Presidente del sindacato di attori Screen Actors Guild, carica per la quale fu rieletto nel 1946.
Nel 1937, per la sua interpretazione di uno psicopatico in Notturno tragico (tratto dal lavoro del drammaturgo Emlyn Williams), ricevette la nomination agli Oscar come miglior attore (la statuetta sarà vinta poi da Spencer Tracy). Fu nuovamente nominato come miglior attore agli Oscar nel 1942 per L'inafferrabile signor Jordan, ma la statuetta fu poi vinta da Gary Cooper.
 
Arruolatosi in Marina durante la Seconda guerra mondiale, rientrò ad Hollywood nel 1945 per debuttare come regista, dirigendo alcune scene de
I sacrificati, in sostituzione del regista John Ford, ammalato. Ma la sua prima vera regia fu quella del giallo Una donna nel lago del 1947, in cui si ritagliò un ruolo non convenzionale, quello del protagonista che, voce narrante, praticamente non appare mai sullo schermo.
Fu impegnato anche in politica, attivista del Partito Repubblicano.
 
Nel 1949 fu chiamato a presentare la cerimonia dei Premi Oscar tenutasi quell'anno a Hollywood e negli anni '50 presentò la popolare serie televisiva americana Robert Montgomery Presents.
 
Nel 1960 diresse e co-produsse, con il suo amico James Cagney, il film Guadalcanal ora zero
 
Morì di cancro all'età di 77 anni a New York, nel 1981.
 
Sua figlia, Elizabeth Montgomery, scomparsa nel 1995 a soli 62 anni, fu un'apprezzata attrice.

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 18 Febbraio 2013, 11:38:40
ROBERT MONTGOMERY

Robert Douglass Montgomery (October 29, 1907 – July 23, 1966)

.................................was an American film actor.


Figlio di un gioielliere, usò il nome d'arte di Douglass Montgomery .
Appariva sulle scene come, robusto bello e biondo, spesso un po' ingenuo, il classico belloccio. Ha iniziato la sua carriera a Hollywood, spesso giocando nel secondo ruolo maschile. Montgomery si trasferì in Gran Bretagna nel 1940 dove girò vari film.
 
Nel 1933 girò un film importante nel ruolo di, Laurie in Piccole donne (1933), al fianco di Katharine Hepburn Jo March.
Ha anche interpretato il Hollis Johnny ("Johnny-in-the-Clouds") in The Way to the Stars (1945).
 
Montgomery tornato negli Stati Uniti si dedicò ad una serie di programmi televisivi.

Douglass Montgomery sposò l'attrice britannica Kay Young (Kathleen Tamar giovane) il 14 marzo 1952 a Betlemme federati Chiesa di Betlemme, nel Connecticut.  Per lei, fù il suo secondo marito. 

La sua principale attività nel mondo del cinema è quella di interprete e tra i lavori più interessanti possiamo citare la partecipazione nel film Piccole donne  (1933) di George Cukor dove ha interpretato la parte di Laurie.
Nel 1939 ha inoltre lavorato con Elliott Nugent per la realizzazione del film Il fantasma di mezzanotte.

da Wikipedia e MyMovies

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 18 Febbraio 2013, 15:06:57
WRIGHT MILLS

Charles Wright Mills (Waco, 28 agosto 1916 – West Nyack, 20 marzo 1962 - 45 anni )

................................................ è stato un sociologo statunitense.


 È ricordato soprattutto per aver studiato la struttura del potere negli Stati Uniti nel suo libro Le élite del potere.
Tale struttura secondo Mills è costituita dalla triade della élite economica, di quella politica e di quella militare.
 

C.W.Mills era un convinto sostenitore della responsabilità degli intellettuali nella società successiva alla seconda guerra mondiale. Secondo lui erano necessari prese di posizione ed impegno al posto di un disinteressato interesse accademico, in modo da costituire un "apparato di comprensione pubblica" e di "coscienza collettiva" in grado di contrastare le politiche delle elites istituzionali, espresse nella triade economica, politica, militare.
Dal 1941 al 1945 è professore associato di sociologia alla University of Maryland di College Park (Maryland). Dal 1945 al 1948 è direttore del Labor Research Division del Bureau of Applied Social Research (BASR) della Columbia University di New York City, N.Y. coordinato da Paul F. Lazarsfeld (1901-1976). Dal 1945 al 1962 lavora al dipartimento di sociologia della Columbia University prima come lettore (1945-1946), poi come professore assistente (1946-1950), poi ancora come professore associato (1950-1956), infine come Full Professor (1956-1962). Dal 1954 al 1956 è anche lettore esterno al William Alanson White Institute of Psychiatry, Psychoanalysis, and Psychology in New York. Morì prematuramente nel marzo 1962 di un attacco cardiaco.
Sociologo di fama internazionale, considerato da alcuni uno dei maggiori del nostro tempo, ogni sua opera sollevò accese polemiche e scandalo specialmente negli Stati Uniti, la cui società fu esaminata con grande profondità nella sua analisi. Mentre i conservatori lo bollavano come "uomo di sinistra", i liberal si stupivano non avesse tenuto nella debita considerazione l'importanza politica ed istituzionale della Corte Suprema. D'altro canto l'ex Unione Sovietica, pur pubblicando il suo libro Le élite del potere come critica della società americana, concludeva nell'introduzione che l'autore era comunque schierato "nelle speranze e nelle simpatie dalla parte del mondo occidentale".
In realtà l'analisi di Mills prendeva in considerazione i profondi cambiamenti maturati nella società americana anche e soprattutto a causa della seconda guerra mondiale, al punto di arrivare a definirla "post-moderna". Tali cambiamenti spazzavano via le illusioni settecentesche di una possibile divisione dei poteri e vedevano anzi crescere in modo irresistibile la concentrazione dei poteri politico, militare, industriale. Concentrazione che si sarebbe poi chiaramente manifestata in quello che lo stesso presidente Eisenhower definì nel suo ultimo discorso "il pericoloso complesso militare-industriale".
Le élite del potere fu attentamente studiato da Fidel Castro e Che Guevara nelle prime fasi della rivoluzione cubana, che all'epoca Mills vedeva con simpatia come possibile terza alternativa tra capitalismo e comunismo. Per dare un'idea dell'importanza di C.W. Mills, si pensi che alcuni studiosi (John H.Summers che insegna storia delle idee ad Harvard) [1] sostengono che: "In relazione ai movimenti di rivolta globale del sessantotto, la CIA identificava C.W. Mills come uno dei più influenti intellettuali della Nuova Sinistra a livello mondiale, nonostante fosse morto già da sei anni".
I suoi libri sui nuovi leader, The new men of the power: America's Labor Leaders (1948), e sulla classe media americana, Colletti bianchi (1951), nonché quelli sulle strutture di potere USA, Le élite del potere (1956) e Politica e Potere (1960), esaminano le contraddizioni di questa società in cui l'uomo si crede libero, mentre sta diventando sempre più uomo-massa, strumentalizzato dall'alto attraverso la burocrazia, l'informazione, l'industrialismo, l'urbanesimo. C.W.Mills rimette totalmente in discussione l'idea che le cosiddette democrazie siano regimi di effettiva libertà. Altri importanti lavori sono: The Causes of World War Three (1958), Listen, Yankee: The Revolution in Cuba (1960), e The Marxists (1962). Il romanzo The Death of Artemio Cruz (1962), del romanziere messicano Carlos Fuentes, è a lui dedicato. La dedica dice: " A C.Wright Mills, vera voce del Nord America, amico e compagno di lotta dell'America Latina".The new men of the power: America's Labor Leaders) Vi si studia la Labor Metaphysic e la dinamica secondo cui i leader sindacali collaborano con gli industriali e i finanzieri. C.W.Mills conclude che il lavoro, come attività sociale, viene servito su un piatto d'argento, trasformandosi da sfida strutturale in comodo ingranaggio del sistema. Attraverso questa incorporazione nel sistema i leader sindacali giocano un ruolo, per quanto subordinato, nella élite di potere degli USA.(White Collars: The American Middle Classes) del 1951 ristampato come Colletti bianchi da Edizioni di Comunità, Torino 2001, pagg.XXI+472. Sostiene che le varie burocrazie esercitano una tale sopraffazione sul singolo lavoratore cittadino da privarlo del suo pensiero indipendente e ridurlo ad una specie di robot che sia allo stesso tempo sfruttato ma contento di ciò.(The power elite) (1956), trad. it. L'élite del potere, Feltrinelli, 1986. Descrive il nesso sociale e psicologico tra le élite politica, militare ed economica, intendendo come élite il gruppo organizzato di persone che si trovano ai vertici di queste tre istituzioni. Queste persone condividono una comune visione del mondo:
 la metafisica militare: una definizione militare della realtà
 la identità di classe: si riconoscono separati e superiori al resto della società
 la interscambiabilità: si muovono all'interno e attraverso le tre strutture istituzionali mantendendo comitati direttivi di collegamento
 la cooptazione / socializzazione: l'assimilazione o socializzazione di nuovi membri candidati della élite avviene solo in base al successo della loro immedesimazione o autoclonazione all'interno di tali élite.
Queste élite organizzate negli ordini istituzionali dei "tre grandi" (big three) si appoggiano su un'alleanza "precaria" basata sulla loro "comunità di interessi". Tale precaria comunità è comunque saldamente guidata dalla metafisica militare che ha trasformato l'economia in una permanente economia di guerra. Per il lettore italiano tale struttura sociale può presentare singolari affinità con il fenomeno mafioso.(The Sociological Imagination) 1959 tradotto da Q.Maffi per Il Saggiatore 1995 collana Il Saggiatore Economici pag.256 ISBN 8842801550. Si tratta di un atteggiamento mentale che porti ad una sociologia capace di collegare le esperienze individuali e le relazioni sociali. Le tre componenti della immaginazione sociologica sono:
 La storia: come una società viene in essere, come cambia e come fluisce in essa il processo storico
 La biografia: il carattere della "natura umana" in una determinata società; quale tipo di persona vive in una particolare società
 La struttura sociale: come operano i vari ordini istituzionali in una società, quali sono dominanti, che rapporti hanno tra loro, come appare la loro evoluzione, ecc.
 
La immaginazione sociologica dà a chi la possiede l'abilità di vedere, al di là del suo proprio ambiente e della sua individuale personalità, le più ampie strutture sociali e la relazione tra storia, biografia, struttura sociale. Alcuni ritengono che sia questa l'opera più importante di C.W.Mills.

C'è stato un lungo dibattito sulle vere posizioni teoriche di Mills. Mills viene visto spesso come un marxista ortodosso per via dell'enfasi che pone sulle classi sociali e sul loro ruolo nel processo storico. Altrettanto spesso altri deducono che Mills si identifica più strettamente con il lavoro di Max Weber, cui molti sociologi guardano come ad un esponente del liberalismo moderno decisamente contrario al marxismo, positivo, sofisticato e di adeguato spessore intellettuale.
 
Mills non ha mai accettato l'etichetta di marxista, ma confidava ai suoi più stretti collaboratori che si sentiva più vicino alle migliori correnti di un marxismo flessibile ed umanistico che ai loro oppositori. In una lettera del 3 novembre 1956 ai suoi amici Harvey and Bette Swados, Mills dichiarava "...ma non dimentichiamo che ci sono più elementi utili nel marxismo di Sweezy [2] che in tutti i tirapiedi di J.S.Mill messi assieme" (gli intellettuali liberali).[3] Nella stessa lettera manifestava l'intenzione di esporre in modo chiaro e diretto la sua posizione. Una frase interessante è quella abbozzata nel seguente passaggio in nota, dalle Lettere a Tovarich(autobiographical essay) datata Fall 1957 con il titolo "On Who I Might Be and How I Got That Way".[4] Queste due citazioni sono consigliate da Kathryn Mills per una migliore comprensione delle sfumature esatte del pensiero di C.W.Mills[5]
 
Sulla questione se Mills avesse o no coscienza della sua posizione come più vicina a quella di Marx che a quella di Weber, sebbene sicuramente debitore ad entrambi a livello teorico, è conclusiva l'argomentazione di Stanley Aronowitz in A Mills Revival? [6] Questa ipotesi si basa sulla visione di Mills di una società in cui si contrappongono, in modo antagonistico e secondo una logica di dominio, strati sociali sottomessi e ordini istituzionali che impongono le loro regole nelle più nascoste fessure della società.
 
Mills argomenta che i livelli di micro e di macro analisi si possono fondere nella immaginazione sociologica, che permette una profonda comprensione del senso storico dell'esperienza di una varietà di individui, riflessa nei vari aspetti e significati della loro vita intima e delle loro attività esteriori. Gli individui possono pienamente capire le loro esperienze solo se si collocano nel periodo storico all'interno del quale vivono. Il fattore decisivo è la combinazione di problemi privati e di questioni pubbliche: la combinazione di attività personali, legate al vissuto immediato dell'individuo ed alle sue relazioni con gli altri, con elementi che invece hanno a che fare con le istituzioni e con la società come unità complessiva in quel certo periodo storico.
 
Mills condivide con la sociologia marxista ed altri teorici del conflitto l'idea che la società americana sia drammaticamente divisa e sistematicamente forgiata dalle continue interazioni tra chi detiene il potere e chi ne è totalmente privo. Condivide con loro pure l'interesse per l'alienazione, per gli effetti della struttura sociale sulla personalità, per la manipolazione della gente comune realizzata dalle élite e dai mass media. Mills è riuscito a combinare queste prospettive tipicamente marxiane con un'attenta osservazione delle dinamiche psicologiche dell'individuo e delle motivazioni dei piccoli gruppi di persone, elementi nei quali i seguaci di Weber sono particolarmente dotati. Soprattutto Mills intendeva la sociologia, propriamente vissuta, come un'impresa squisitamente politica al servizio del processo democratico.
 
Ne L'immaginazione sociologica Mills scriveva che: "è compito politico dello scienziato sociale, come di qualsiasi altro educatore liberale, tradurre continuamente le questioni personali in problemi pubblici e questi nei termini del loro significato umano per una varietà di individui. È suo compito dimostrare nel lavoro - e come educatore altrettanto nella vita - questo tipo di immaginazione sociologica. È suo obbiettivo coltivare questa attitudine mentale tra gli uomini e le donne con cui viene a contatto pubblicamente. Per raggiungere questi obbiettivi si deve seguire la ragione e la propria individualità e farne i valori principali di una società democratica".

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 18 Febbraio 2013, 15:13:14
ZYGUMUNT  BAUMAN

Zygmunt Bauman (Poznań, 19 novembre 1925)

.......................................... è un sociologo e filosofo polacco di origini ebraiche.

Nato da genitori ebrei a Poznań, città in Polonia, nel 1925, Bauman fuggì nella zona di occupazione sovietica dopo che la Polonia fu invasa dalle truppe tedesche nel 1939 all'inizio della seconda guerra mondiale, e successivamente divenuto comunista si arruolò in una unità militare sovietica. Dopo la guerra, egli iniziò a studiare sociologia all'Università di Varsavia, dove insegnavano Stanislaw Ossowsky e Julian Hochfeld. Durante una permanenza alla London School of Economics, preparò la sua maggiore dissertazione sul socialismo britannico che fu pubblicata nel 1959.
 
Bauman collaborò con numerose riviste specializzate tra cui la popolare Socjologia na co dzien ("La Sociologia di tutti i giorni", del 1964), che raggiungeva un pubblico più vasto del circuito accademico. Inizialmente, egli rimase vicino al marxismo-leninismo ufficiale; si avvicinò in seguito ad Antonio Gramsci e Georg Simmel soprattutto dopo il 1956 e la destalinizzazione..
 
Nel marzo del 1968, la ripresa dell'antisemitismo, utilizzato anche nella lotta politica interna in Polonia, spinse molti ebrei polacchi a emigrare all'estero; tra questi, molti intellettuali distaccatisi dal regime. Bauman, che aveva perso la sua cattedra all'Università di Varsavia, fu uno di questi. Egli dapprima emigrò in Israele per andare a insegnare all'Università di Tel Aviv; successivamente accettò una cattedra di sociologia all'Università di Leeds, dove dal 1971 al 1990 è stato professore. Dal 1971 ha quasi sempre scritto in lingua inglese. Sul finire degli anni ottanta, si è guadagnato una fama internazionale grazie ai suoi studi riguardanti la connessione tra la cultura della modernità e il totalitarismo, in particolar modo sul nazismo e l'Olocausto. Ha assunto anche la nazionalità inglese.

Bauman ha focalizzato le sue ricerche sui temi della stratificazione sociale e del movimento dei lavoratori, prima di elevarsi ad ambiti più generali come la natura della modernità, ecc. Il periodo più prolifico della sua carriera iniziò dopo il ritiro dalla cattedra di Leeds, quando si guadagnò una vasta stima fuori dal circolo dei sociologi del lavoro con un libro sulle connessioni tra l'ideologia della modernità e l'Olocausto. Le sue più recenti pubblicazioni si sono concentrate sul passaggio dalla modernità alla post-modernità, e le questioni etiche relative. Con una espressione divenuta proverbiale Bauman ha paragonato il concetto di modernità e postmodernità rispettivamente allo stato solido e liquido della società.Nei suoi ultimi lavori, Bauman ha inteso spiegare la postmodernità usando le metafore di modernità liquida e solida. Nei suoi libri sostiene che l'incertezza che attanaglia la società moderna deriva dalla trasformazione dei suoi protagonisti da produttori a consumatori [1]. In particolare, egli lega tra loro concetti quali il consumismo e la creazione di rifiuti umani, la globalizzazione e l'industria della paura, lo smantellamento delle sicurezze e una vita liquida sempre più frenetica e costretta ad adeguarsi alle attitudini del gruppo per non sentirsi esclusa, e così via.
 
L'esclusione sociale elaborata da Bauman non si basa più sull'estraneità al sistema produttivo o sul non poter comprare l'essenziale, ma sul non poter comprare per sentirsi parte della modernità. Secondo Bauman il povero, nella vita liquida, cerca di standardizzarsi agli schemi comuni, ma si sente frustrato se non riesce a sentirsi come gli altri, cioè non sentirsi accettato nel ruolo di consumatore. La critica alla mercificazione delle esistenze e all'omologazione planetaria si fa spietata soprattutto in Vite di scarto, Dentro la globalizzazione e Homo consumens.
Secondo Bauman, l'"omogeneizzarsi" indica, relativamente ai rapporti tra i soggetti, un processo affine all'omologazione, all'assorbimento passivo dovuto ad usi e consuetudini, a modelli culturali e di condotta prevalenti in un dato contesto sociale. Oppure si può riferire anche a comportamenti o valori che aprioristicamente ed in maniera dogmatica vengono accettati e tramandati tra le generazioni di individui, senza alcuno spirito critico o alcuna capacità riflessiva. Passo successivo a ciò sono processi quali la spersonalizzazione e l'alienazione.Secondo Bauman, nella modernità la morale è la regolazione coercitiva dell’agire sociale attraverso la proposta di valori o leggi universali a cui nessun uomo ragionevole (la razionalità è caratteristica della modernità) può sottrarsi. Non si può invece parlare della morale post-moderna, perché la fine delle "grandi narrazioni" del Novecento, cioè le ideologie, ha reso impossibile la pretesa di verità assolute, e quindi ci possono essere tante morali.
 
Bauman propone un tipo di morale: la morale nasce come (ed è sostanzialmente) il consegnarsi totalmente dell’io al tu (ovvero di me all’altro). È un fatto assolutamente e totalmente individuale e libero. Poiché non può esistere un terzo che mi dice se la mia azione sia morale oppure no, non c’è più società, la quale necessita sempre di almeno tre persone. Ma come si traduce questa definizione individuale nella concreta pratica sociale? Bauman specifica che questa libertà di donarsi è sempre dentro a certi vincoli e costruzioni dati da una struttura che è, appunto, la società.
 
L’impulso ad essere per l’altro, a donarsi all’altro, indipendentemente da come l’altro si atteggia nei suoi confronti (questo impulso è stato formulato da Emmanuel Lévinas, filosofo francese contemporaneo) non è razionale; per questo per Bauman la morale (originata da tale impulso) è del tutto irrazionale. L’origine della morale è sempre un atto individuale, implica necessariamente un io (è la mia decisione), mai un noi (non è un atto collettivo, né l’esito di un accordo, perché è sempre la scelta del singolo di atteggiarsi in un certo modo nei confronti dell’altro). Se non c’è l’io l’atto morale non c’è. La morale quindi è un atto del tutto individuale, ma crea la società. La società nasce da una scelta etica individuale, l’atto etico individuale va fatto da me e non da altri, e però crea un vincolo: viviamo in società, siamo in società, solo in virtù del nostro essere morali. Per Bauman solitamente si incontra l’altro "non come persona": Bauman usa il termine “persona” nel senso in cui viene usato dall’interazionismo simbolico, per cui il concetto di persona è inteso nel senso di una maschera che ricopre un ruolo. L’identità di ogni individuo è la somma di tutti i ruoli che copre, per questo si parla solo di persone, cioè di attori che ricoprono ruoli. L’atto morale ci permette di incontrare l’altro non come persona/maschera, ma come volto, cioè nella sua vera identità e non nel ruolo. Con l’atto morale mi consegno a una debolezza assoluta (l’atto morale è l’antitesi del potere o della sua logica, che è forza) perché riconosco all’altro la possibilità di comandarmi, accetto di consegnarmi a lui.
 
Il paradosso della morale per Bauman è che da un lato crea disordine, dall'altro è necessario come atto fondante della società (senza l'impulso di aprirsi all'altro non ci sarebbero le relazioni sociali). Tuttavia, essendo l'impulso della morale irrazionale e libero, è in antitesi all'ordine sociale, e pertanto la morale rischia di non avere molto spazio in una società sempre più complessa che ha bisogno di regole sempre più sofisticate. Bauman non risolve questo paradosso del ruolo della morale, pur essendo cruciale nella sua visione.
A giudizio di Zygmunt Bauman, l'autoassoluzione della memoria storica tentata dai negazionisti è [2] un segno di cecità pericolosa e potenzialmente suicida, che si sviluppa attraverso due processi:

 1. Il processo di ramificazione, per cui
« mentre la quantità, lo spessore e la qualità scientifica dei lavori specialistici sulla storia dell'Olocausto crescono a un livello impressionante, lo spazio e l'attenzione ad essa dedicati nelle opere di storia generale non fanno altrettanto »
(Z. Baumann, Modernità ed Olocausto)

2. Il "processo di sterilizzazione dell'immagine dell'Olocausto sedimentata nella coscienza popolare". Le cerimonie commemorative e le solenni dichiarazioni non portano avanti nessuna analisi dell'esperienza dell'Olocausto, anche se sono di estrema importanza perché mantengono viva l'attenzione della gente comune, non specializzata sull'argomento, e cercano di sensibilizzare quanti non si sono mai posti il problema della memoria storica collettiva dell'intera enormità dell'evento "shoa".

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 18 Febbraio 2013, 18:34:51
VITTORIO ARRIGONI

« Restiamo Umani »
(Adagio con il quale Vittorio Arrigoni terminava ogni suo articolo, a volte ripetuto nella forma inglese Stay Human )
 
Vittorio Arrigoni (Besana in Brianza, 4 febbraio 1975 – Gaza, 15 aprile 2011 - 36 anni )

...................................... è stato un reporter, scrittore e attivista italiano.

Vittorio Arrigoni, qui merita un ricordo, se non altro proprio perchè era uno dei nostri, nostri in quanto amante del fumo lento, amava
sia il sigaro toscano che la pipa, ma in specie amava fumare la pipa. Non discuto gli aspetti ideologici-politici, giornalistici della persona
poichè non mi pare sia il caso, ogni persona sia libera di trarre le libere considerazioni sul pensiero ed opera socio-politica ed giornalistica
della persona Arrigoni, qui mi limito a ricordare quelli che erano/sono dei nostri.

Nasce a Besana in Brianza, non lontano da casa mia e da casa dei miei svariati cugini, oggi provincia di Monza, da Ettore Arrigoni ed Egidia Beretta, piccoli imprenditori.
Aveva una sorella, Alessandra.
I nonni, antifascisti, avevano combattuto nella seconda guerra mondiale, la madre Egidia diverrà successivamente sindaco di Bulciago, il padre Ettore morirà nel dicembre 2011.
Dopo il diploma di ragioneria, lavora inizialmente nell'azienda di famiglia, nel mentre si dedica all'aiuto umanitario.
Era soprannominato "Vik".

Operazione Umanitaria :
Inizia all'età di vent'anni nell'Europa dell'est, in prevalenza con l'organizzazione non governativa IBO.
In Croazia, Russia, Ucraina, Estonia, Polonia, Repubblica Ceca ma anche in seguito in Perù e poi ancora in altri paesi, opera nella ristrutturazione di sanatori, nella manutenzione degli alloggi per disabili o senzatetto e nell'edificazione di nuove abitazioni per profughi di guerra. Successivamente lavora in Africa (Togo, Ghana e Tanzania) con una cooperativa impegnata contro il disboscamento delle foreste alle pendici del Kilimangiaro e con l'ong YAP, per la quale si occupa della creazione di centri di socialità e centri sanitari.
 
Nel 2002 è inviato con la ong IPYL a Gerusalemme Est, nella stessa esperienza che vedrà la morte di Angelo Frammartino.
A Nablus, nel 2003, collabora con l'organizzazione del politico francese José Bové.
Da quell'anno diventa membro dell'ong International Solidarity Movement, una Omg non politica e, si interessa della causa palestinese dal punto
di vista umanitario, ma in seguito crescerà in lui una ideea che lo condurrà a schierarsi da una parte ideologica/politica ecc, schierandosi contro il comportamento dello Stato di Israele verso la popolazione della Striscia di Gaza, ma anche criticando apertamente la politica autoritaria e teocratica di Hamas nell'amministrazione della Striscia e, quella di al-Fath in Cisgiordania.
In breve tutto ciò lo condurrà a divenire persona scomoda ed invisa a svariate organizzazioni politiche, militari.
 
Nel 2005 viene inserito a sua insaputa nella lista nera delle persone sgradite ad Israele.
Il 26 marzo dello stesso anno, per questa ragione, è fermato in ingresso alla frontiera con la Giordania.
Picchiato dai militari israeliani viene poi abbandonato in territorio giordano e soccorso da militari giordani.
Dopo un'interrogazione parlamentare sulla vicenda da parte del senatore Sauro Turroni al Ministero degli Esteri italiano, lo scrittore Amos Oz spiegherà ad Arrigoni che la presenza a Gaza era a suo parere sgradita poiché avrebbe potuto testimoniare contro Israele per crimini di guerra alla Corte Internazionale di Giustizia dell'Aia.
 
Nell'estate 2006 partecipa come osservatore internazionale alle prime elezione libere nella Repubblica Democratica del Congo, accompagnato dal sottosegretario del Ministero degli Esteri italiano Patrizia Sentinelli e col supporto logistico-finanziario del II Governo Prodi.
 
Nel settembre 2007 parte in missione umanitaria in Libano, e presso il campo rifugiati di Beddawi lavora all'ampliamento della clinica locale.
 
Dopo la precedente espulsione, torna passando via mare nell'agosto 2008 a vivere a Gaza come attivista umanitario; al suo arrivo riceve la cittadinaza onoraria palestinese.
Dalla Striscia, diffonde informazioni sulle condizioni dei palestinesi gazawi. Nel novembre dello stesso anno è ferito, incarcerato e espulso dall'esercito israeliano per aver difeso 15 pescatori palestinesi che cercavano di pescare nelle proprie acque territoriali.
Rientra definitivamente a Gaza il 21 dicembre, a bordo della nave Dignity del movimento Free Gaza.
 
Arrigoni era un sostenitore della soluzione binazionale (uno stato laico, e unico per i due popoli) per risolvere il conflitto israeliano-palestinese, nonché un pacifista, nel processo di pacificazione palestinese, contro la pulizia etnica nei confronti dei palestinesi.

Reporter e Scrittore
Particolarmente attivo nella comunicazione via Internet, gestendo più canali di informazione su YouTube e alcuni blog, tra i quali anche uno personale di critica e poesia,[23] Arrigoni era reporter per il quotidiano Il manifesto, per PeaceReporter, per Radio 2 (Caterpillar),
Radio Popolare, per l'agenzia stampa InfoPal e commentatore per numerose altre testate italiane ed internazionali.
Con ManifestoLibri pubblica nel 2009 il libro Restiamo umani, raccolta dei propri reportage da Gaza, tradotto in inglese, spagnolo, francese e tedesco, con l'aggiunta di un'introduzione dello storico israeliano Ilan Pappé.
 
Durante l'Operazione Piombo fuso, il suo blog Guerrilla Radio, nato nel luglio del 2004,e i suoi reportage ottengono notorietà internazionale in quanto unico cronista sul campo all'inizio dell'operazione.
Il sito di Arrigoni diviene per alcune settimane uno dei blog più visitati in Italia.
 
In quel periodo è anche oggetto, assieme ad altri membri dell'International Solidarity Movement (ISM), di minacce esplicite da parte di un sito web ("Stoptheism"), ritenuto essere vicino ad ambienti dell'estrema destra israeliana.
 
Nel 2010, dopo aver in più occasioni dichiarato stima per lo scrittore Roberto Saviano e il giornalista Marco Travaglio («antipode del giornalista medio italiano, a cui una intera generazione di disinformati deve la Ricomparsa dei Fatti», al quale nel 2008 aveva dedicato un canale YouTube), critica duramente alcune forti affermazioni pro-israeliane di entrambi.
All'inizio del 2011 viene querelato per diffamazione con il parroco Giorgio De Capitani dalla giornalista del TG1 Grazia Graziadei, a causa di un duro articolo sulla giornalista scritto da Arrigoni nel giugno 2010.
 
Il 4 gennaio 2011 ripubblica sul proprio blog il manifesto dei giovani di Gaza Gaza Youth Breaks Out in segno di protesta e a favore della loro rivendicazione di libertà e democrazia sia dall'occupazione israeliana sia dall'oppressivo regime di Hamas che, contrastava in modo pacifico.
Nelle ultime settimane della sua vita prende posizione a favore delle rivoluzioni del 2011 in corso in diversi Paesi arabi, con l'auspicio di giungere a maggiore libertà e istituzioni democratiche per le popolazioni musulmane coinvolte.

Rapimento e Morte :
Dopo aver ricevuto minacce di morte da parte di alcuni esponenti dell'area filoisraeliana, m anche da esponenti di Hamas, la sera del 14 aprile 2011 venne rapito da un gruppo terrorista dichiaratosi afferente all'area jihadista salafita, all'uscita dalla palestra di Gaza nella quale era solito recarsi. In un video immediatamente pubblicato su YouTube, in cui Arrigoni viene mostrato bendato e legato, i rapitori accusano l'Italia di essere uno "stato infedele" e l'attivista di essere entrato a Gaza "per diffondere la corruzione". Viene inoltre lanciato un ultimatum, minacciando l'uccisione di Arrigoni entro il pomeriggio del giorno successivo, e chiedendo in cambio della sua liberazione la scarcerazione del loro leader, Hisham al-Saedni, più noto come sceicco Abu al Walid al Maqdisi, e di alcuni militanti jihadisti detenuti nelle carceri palestinesi.
 
Il giorno successivo, il corpo senza vita di Arrigoni viene rinvenuto dalle Brigate Ezzedin al-Qassam nel corso di un blitz in un'abitazione di Gaza; secondo le forze di sicurezza di Hamas, la morte sarebbe avvenuta nella notte tra il 14 e il 15 aprile per strangolamento.
L'autopsia svolta successivamente all'Istituto di medicina legale dell'Università Sapienza di Roma confermò i rilievi palestinesi.

Indagini e Processo :
Nei giorni seguenti, le indagini delle forze di sicurezza di Hamas conducono all'individuazione dei presunti responsabili del rapimento; il 19 aprile 2011 le forze armate di Gaza penetrano nel campo profughi di Nuseirat per eseguire gli arresti. Due terroristi - tra cui il capo, il giordano Abdel Rahman Breizat - rimangono uccisi in un conflitto a fuoco mentre un terzo viene fermato.
Fonti dell'organizzazione salafita hanno successivamente dichiarato che la responsabilità del rapimento sarebbe da attribuirsi a una loro cellula impazzita e fuori controllo.
 
Il processo per omicidio inizia a Gaza l'8 settembre 2011 a carico di quattro soggetti (Abu Ghoul, 25 anni, Khader Jram, 26 anni, Mohammed Salfi, 23 anni, e Hasanah Tarek) e si conclude il 17 settembre 2012 con due condanne all'ergastolo per omicidio e altre due a 10 anni e 1 anno di carcere rispettivamente per rapimento e favoreggiamento.
La famiglia Arrigoni in quell'occasione si era dichiarata contraria alla pena di morte per gli assassini.

Reazioni Internazionali e funerali :
L'omicidio di Arrigoni ha suscitato sdegno e proteste in tutto il mondo, ed è stato condannato unanimemente dalle Nazioni Unite e da vari capi di stato. Le autorità della striscia di Gaza hanno tributato un "saluto solenne" con centinaia di partecipanti alla salma di Arrigoni prima del suo trasferimento verso l'Italia.
 
Per rispettare le volontà di Arrigoni, la famiglia ha disposto che la salma tornasse in Italia passando dall'Egitto e dal valico palestinese di Rafah anziché dal territorio di Israele.I funerali, svoltisi a Bulciago, hanno visto la partecipazione di migliaia di persone giunte da tutta Europa. L'assenza di rappresentanti del governo italiano e di un riconoscimento pubblico in memoria di Arrigoni hanno causato forti polemiche.
 
Tra le molte manifestazioni di affetto, vi fu anche quella di Moni Ovadia, che ha definito Arrigoni "un essere umano che conosceva il significato di questa parola.

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 19 Febbraio 2013, 11:23:00
ORSON  WELLES

George Orson Welles (Kenosha, 6 maggio 1915 – Hollywood, 10 ottobre 1985 - 70 anni )

.................................... è stato un attore, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense.

 
È considerato uno degli artisti più poliedrici del Novecento in ambito teatrale, radiofonico e cinematografico, tutti campi in cui raggiunse risultati di eccellenza. Conquistò il successo all'età di ventitré anni grazie allo spettacolo radiofonico La guerra dei mondi, trasmissione che scatenò il panico in buona parte degli Stati Uniti, facendo credere alla popolazione di essere sotto attacco da parte dei marziani.
Questo sensazionale debutto gli diede la celebrità e gli fece ottenere un contratto per tre film con la casa di produzione cinematografica RKO, da realizzare con assoluta libertà artistica.
Nonostante questa vantaggiosa clausola, solo uno dei progetti previsti poté vedere la luce: Quarto potere (1941), il più grande successo cinematografico di Welles, considerato tutt'oggi "il più bel film della storia del cinema" secondo un sondaggio di Sight & Sound che ha interpellato oltre 250 critici e registi cinematografici.
 
La carriera successiva di Welles fu ostacolata da una lunga serie di difficoltà e inconvenienti che non gli permisero di continuare a lavorare a Hollywood e che lo costrinsero a trasferirsi in Europa, dove il regista continuò a cercare di realizzare le sue opere finanziandosi soprattutto con apparizioni in film altrui. Fra i suoi molti progetti, Welles riuscì a realizzare e dirigere film come:
Macbeth (1948), Otello (1952), L'infernale Quinlan (1958), Il processo (1962), F come falso (1975) ed altri.
 
La sua fama è aumentata dopo la sua morte, avvenuta nel 1985, e attualmente viene considerato uno dei più grandi registi cinematografici e teatrali del XX secolo.
Nel 2002 è stato votato dal British Film Institute come il più grande regista di tutti i tempi.
Palma d'oro a Cannes nel 1952 (all'epoca sotto la denominazione di Gran Prix du Festival), ha ricevuto tra gli altri riconoscimenti l'Oscar alla carriera nel 1971.

« Ho avuto più fortuna di chiunque altro. Certo, sono anche stato scalognato più di chiunque altro, nella storia del cinema, ma ciò è nell'ordine delle cose. Dovevo pagare il fatto d'aver avuto, sempre nella storia del cinema, la più grande fortuna... »
 (Orson Welles)

Orson Welles nasce a Kenosha (Wisconsin), secondogenito di Beatrice Ives, pianista e suffragetta che aveva scontato una condanna per posizioni politiche fortemente radicali, e di Richard Welles, proprietario di una catena di fabbriche di furgoni e inventore dilettante, discendente da una ricca famiglia della Virginia. Fin dalla nascita, gli eclettici e facoltosi genitori impartiscono al figlio un'educazione poco convenzionale e lo trattano come il ragazzo prodigio della famiglia, indirizzandone il precoce talento verso differenti forme artistiche: il piccolo Orson impara subito a suonare grazie agli insegnamenti di sua madre e inizia presto a dedicarsi anche alla pittura.
Welles fa la sua primissima apparizione teatrale all'età di tre anni, in qualità di comparsa nel Sansone e Dalila, rappresentato all'Opera di Chicago, cui segue la parte del bambino in una versione della Madama Butterfly. Nel 1919 i suoi genitori si separano, al culmine di un tempestoso matrimonio, e Orson segue la madre a Chicago, a fianco della quale frequenta ambienti artistici e intellettuali. Il 10 maggio 1924, Beatrice Welles muore improvvisamente all'età di quarantatré anni. La dolorosa perdita della madre avrà un profondo effetto nelle scelte artistiche di Orson, che torna a vivere con il padre e abbandona per sempre la carriera musicale.
Il dottor Maurice Bernstein, vecchio amico di famiglia dei Welles, stimola nel ragazzo l'amore per il teatro, regalandogli una lanterna magica, una scatola di colori e un teatrino di marionette, con i quali il giovanissimo Orson inizia a cimentarsi nella messa in scena di spettacoli tutti suoi, dove fornisce di volta in volta personalmente la voce a tutti i personaggi.
All'età di dieci anni, durante il periodo della sua prima formazione scolastica a Madison (Wisconsin), Welles si dedica alle rappresentazioni studentesche della scuola e dirige ed interpreta il suo primo spettacolo teatrale a Camp Indianola: Il Dottor. Jekyll e Mr. Hyde. Successivamente intraprende gli studi alla Todd School di Woodstock (Illinois), una scuola d'avanguardia diretta dal professor Roger Hill, che Orson citerà più volte come maestro e come colui che gli ha fornito gli spunti artistici e letterari su cui si baserà la sua futura carriera.
Durante i cinque anni trascorsi alla Todd School, Welles prosegue le proprie esperienze teatrali e letterarie, recitando in tragedie e drammi storici shakespeariani, e cimentandosi perfino nella magia e nell'illusionismo, forme artistiche che rimarranno tra i suoi più grandi interessi futuri. In questo periodo dirige anche una versione del Giulio Cesare di Shakespeare, con la quale vince il premio dell'Associazione Drammatica di Chicago per la migliore realizzazione teatrale scolastica.
 
Nel 1930 il padre muore e lascia il quindicenne Orson sotto la tutela del dottor Bernstein (in seguito immortalato dall'attore Everett Sloane nel personaggio di Mr. Bernstein in Quarto potere). L'anno seguente il ragazzo si diploma alla Todd School e, dopo aver frequentato brevemente il Chicago Art Institute, ottiene dal dottor Bernstein il permesso di rinviare l'iscrizione all'Università Harvard e di partire per l'Irlanda per una sorta di "giro artistico" con l'obiettivo principale di sfondare nel mondo della pittura. Spostandosi per mezzo di un carretto trainato da un asino, che molte volte usa come tetto per la notte, Welles dapprima visita le Isole Aran e poi si trasferisce a Dublino, dove esaurisce il denaro a sua disposizione.
« Quando arrivai a Dublino dovetti vendere l'asino all'asta, ed anche me stesso. Penso che avrei potuto trovare un onesto lavoro come giardiniere o lavapiatti: purtroppo diventai attore »
(Orson Welles)
 
Welles decide di tentare la strada del teatro e si presenta quindi a Hilton Edwards, direttore del Gate Theatre di Dublino, sostenendo di essere un "famoso attore newyorkese" e ottenendo un ingaggio fra gli attori principali. La sua prima interpretazione è il duca Karl Alexander del Wűrtenberg nell'edizione teatrale di Jew Sűss.
Nel 1933, dopo aver lavorato per due anni come regista e attore in diversi spettacoli anche presso l'Abbey Theatre, Welles decide di trasferirsi a Londra per cimentarsi nel teatro inglese, ma gli viene rifiutato il permesso di lavoro; è costretto quindi a rientrare negli Stati Uniti, dove torna a realizzare spettacoli presso la Todd School e collabora con Roger Hill alla stesura di una serie di saggi su Shakespeare che appariranno nella collana editoriale Everybody's Shakespeare.
Nel 1934 il diciannovenne Welles si sposa con Virginia Nicholson, dalla quale avrà una figlia, dall'insolito nome di Christopher, nata nel 1937 quando Welles aveva 23 anni. Nello stesso anno gira il suo primo cortometraggio alla Todd School, The Hearts of Age (1934) nel quale interpreta la grottesca figura della Morte e a cui partecipa anche la moglie Virginia nel ruolo di un'anziana gentildonna.
 
Questo breve film muto in 16 mm, dal contesto simbolico e drammatico, si ispira all'opera di registi dell'epoca, da Erich von Stroheim a Luis Buñuel, ai surrealisti francesi. Già in questo cortometraggio, si nota come la composizione dell'immagine caratterizzi in maniera evidente la tecnica registica di Welles e come la accompagni nel suo svolgersi. L'immagine presenta luci forti, in contrasto con sequenze oscure più delineate, e ricca di elementi scenografici che ne rendono l'aspetto barocco e ridondante.
In soli quattro minuti la pellicola, che si rifà evidentemente a registi come Griffith, Stroheim, Murnau (immagini in negativo) ed all’avanguardia surrealista francese, contiene in nuce già tutti gli elementi della futura produzione cinematografica di Welles.
Anche l'accuratezza del trucco è già un elemento fondamentale e rivela una tendenza che Welles svilupperà nel corso della sua carriera di attore, quella del camuffamento e del travestitismo dei propri lineamenti, attraverso l'utilizzo di elaborate tecniche.

La Radio :
Nell'estate del 1938 Welles (che nel mese di maggio è già apparso sulla copertina di Time) e la compagnia Mercury Theatre diventano una presenza quotidiana nelle trasmissioni dell'emittente radiofonica CBS, con il programma Mercury Theatre on the Air, nel quale vengono proposte reinterpretazioni audio di classici od opere letterarie popolari. Alcuni dei testi reinterpretati sono: Dracula, L'isola del tesoro, The 39 Steps, Il conte di Montecristo, Giulio Cesare, Sherlock Holmes, Oliver Twist.
Memorabile rimane la trasmissione del 30 ottobre 1938, durante la quale il ventitreenne Welles interpreta un adattamento radiofonico scritto da Howard Koch de La guerra dei mondi, romanzo di fantascienza di H. G. Wells; il programma scatena il panico in gran parte degli Stati Uniti, dato che molti radioascoltatori credono che la Terra stia effettivamente subendo l'invasione da parte di una bellicosa flotta di astronavi marziane.
Welles sa che la CBS trasmette su frequenze vicine a quelle della più seguita NBC, dove nello stesso momento vanno in onda le trasmissioni di Edgar Bergen e Charlie McCarthy, ma sa anche che Bergen, in un momento ben preciso della sua trasmissione, manda sempre in onda uno stacco musicale durante il quale il pubblico tende a cambiare stazione: è in quel momento che Welles decide di far atterrare i suoi marziani. La scelta si rivela efficace perché gli Stati Uniti piombano nel caos. Secondo la testimonianza di molti collaboratori, tra cui l'assistente personale Alland, l'executive della CBS Davison Taylor piomba in camera di registrazione dopo 15 minuti ed esclama, rivolto a Welles: "Per Dio, interrompi questo coso! Là fuori la gente è impazzita!". Poco dopo Welles risponde al direttore generale della CBS Paley (giunto in ciabatte e accappatoio) che gli intima di chiudere la trasmissione: "Interrompere? Perché? Devono avere paura, mi lasci continuare!" Salvo poi dichiarare il contrario in tutte le interviste successive. A dire il vero, Welles pensa che l'adattamento sia noioso, e non vorrebbe proporlo, ma è costretto ad usarlo in mancanza di altro materiale interessante a disposizione.
Credendo che gli eventi descritti nella trasmissione siano autentici, gli ascoltatori del programma sono presi dal panico, senza capire che si tratta in realtà di un semplice spettacolo radiofonico. La vicenda narrata nel romanzo viene interpretata da Welles come una reale radiocronaca, con l'unico intento di risultare avvincente per il pubblico. L'adattamento del romanzo simula infatti un notiziario speciale, che a tratti si inserisce sopra gli altri programmi del palinsesto, per fornire aggiornamenti sull'atterraggio di astronavi marziane a Grovers Mill (New Jersey). Il risultato è fin troppo realistico e va oltre le aspettative dell'autore stesso. La vicenda si trasforma in un enorme ritorno pubblicitario per Welles, tanto che la RKO si fa avanti proponendogli un contratto per la realizzazione di tre film a Hollywood.
« Per quello che abbiamo fatto sarei dovuto finire in galera, ma al contrario, sono finito a Hollywood »
(Orson Welles)

Welles a Hollywood :
« Il cinema è un mestiere... Nulla può essere paragonato al cinema. Il cinema appartiene al nostro tempo. È la cosa da fare. »
(Cahiers du cinema n. 165, 1965)
Welles ha già realizzato due film prima del suo vero debutto in Quarto potere. Il primo, Too much Johnson (1938), è destinato a essere inserito all'interno dell'omonima farsa teatrale (in tutto mezz'ora) che però non viene mai messa in scena. Welles ha detto del film, dopo che l'unica copia andò perduta nel 1970 nell'incendio della sua villa di Madrid: "Era un bel film. Avevamo creato una Cuba da sogno a New York. L'ho guardato 4 anni fa e la stampa era in ottime condizioni. Sapete, non l'avevo mai montato. Pensavo di metterlo insieme per darlo a Joe Cotten come regalo di Natale qualche anno, ma non l'ho mai fatto."
Anche il secondo film, The Green Goddess, non è mai stato visionato da nessuno.
Fin dal momento del suo arrivo a Hollywood, il 22 luglio 1939, Welles riceve tiepide accoglienze: pochi invitati presenziano al ricevimento in suo onore, mentre i giornali e i caricaturisti ironizzano subito sulla sua barba (che aveva fatto crescere per un ruolo teatrale). Welles però ignora questi atteggiamenti e si concentra sul suo progetto e sulle sue ambizioni di regista.
 
Il successivo 21 agosto sottoscrive con la RKO Pictures il più vantaggioso contratto mai offerto da uno studio:
in qualità di attore, sceneggiatore, regista e produttore, il cui compenso è previsto in 50.000 dollari di anticipo, oltre al 20% degli incassi lordi, per la realizzazione di tre film. Il contratto concede inoltre a Welles la libertà artistica assoluta, una libertà che chiunque a Hollywood avrebbe desiderato, e che costituiva probabilmente uno dei motivi che tanta invidia stava suscitando nei confronti del nuovo arrivato.
 
Per il suo primo progetto alla RKO, Welles rimane a lungo indeciso, lavorando inizialmente ad un adattamento del romanzo Cuore di tenebra (Heart of Darkness) di Joseph Conrad. La sceneggiatura, che viene realizzata in poco tempo, prevede alcune variazioni rispetto al romanzo: nel testo originale di Conrad, la storia si svolge partendo dal Tamigi a Londra fino ad arrivare nel cuore della giungla attraverso la risalita del fiume Congo; nella versione di Welles, l'azione viene attualizzata e si sposta a New York, con il fiume Hudson che sostituisce il Tamigi. Il personaggio di Marlow diventa americano e quello di Kurtz assume delle caratteristiche che lo etichettano come un nazista. Ma l'elemento essenziale di questa versione di Welles non sta nella concezione della trama, quanto soprattutto nell'originalità di concepire la tecnica filmica, aspetto che mai prima di allora era stato affrontato a Hollywood.
 
Nella visione del giovane regista, Marlow non è infatti mai visibile in scena, in antitesi con la versione di Conrad, in cui invece Marlow è il narratore in prima persona di tutta la vicenda; la concezione wellesiana in effetti sostituisce il personaggio con l'obiettivo della macchina da presa, nel quale si identifica lo sguardo del protagonista. Solo in alcuni punti si può vedere una sigaretta accesa o l'ombra del personaggio.
L'idea di Welles è quella di prestare la voce a Marlow e di interpretare anche il personaggio di Kurtz (anche se, poco prima del fallimento del progetto, ha già deciso di rinunciare).
Il ruolo di protagonista femminile viene affidato all'attrice Dita Parlo, mentre parte del cast è composto da attori provenienti dal Mercury Theatre, i quali, grazie a Welles, hanno ottenuto a loro volta un contratto con la RKO.
Il progetto però fallisce per molteplici circostanze. La Parlo viene arrestata in Francia con l'accusa di collaborazionismo, la RKO non si dimostra disposta a riporre fiducia in una tecnica registica così rivoluzionaria, mentre il budget del film si rivela troppo alto, vista anche la necessità di allestire un set che ricostruisca gli ambienti africani.
« Credo di essere fatto per Conrad. Secondo me, ogni storia di Conrad è un film. Non c'è mai stato un film da Conrad, per la semplice ragione che nessuno l'ha mai fatto com'è scritto. La mia sceneggiatura era fedelissima a Conrad. E io credo che appena qualcuno farà come dico si ritroverà un successo fra le mani »
(Orson Welles)
 Senza perdersi d'animo, Welles si dedica al secondo progetto con la RKO e decide di girare Smiler with a Knife, un film poliziesco.
Anche in questo caso, la pellicola non vedrà mai la luce, si dice per la rinuncia da parte delle due interpreti scelte, Carole Lombard e Rosalind Russell, le quali temevano di rovinare la propria reputazione partecipando ad un film diretto da un regista alle prime armi. Come in seguito dichiarò Welles, in realtà Carole Lombard gli era amica e lo appoggiava, ma la casa di produzione dell'attrice non le diede il permesso di partecipare al film.

Quarto Potere :
« Quarto potere racconta la storia dell'inchiesta fatta da un giornalista di nome Thompson per scoprire il senso delle ultime parole di Charles Foster Kane. Poiché il suo parere è che le ultime parole di un uomo devono spiegare la sua vita. Forse è vero. Lui non capirà mai cosa Kane volesse dire, ma il pubblico, invece, lo capisce. La sua inchiesta lo porta da cinque persone che conoscevano bene Kane, che lo amavano e lo odiavano. Gli raccontano cinque storie diverse, ognuna delle quali molto parziale, in modo che la verità su Kane possa essere dedotta soltanto - come d'altronde ogni verità su un individuo - dalla somma di tutto quello che è stato detto su di lui. Secondo alcuni Kane amava soltanto sua madre, secondo altri amava solo il suo giornale, solo la sua seconda moglie, solo se stesso. Forse amava tutte queste cose, forse non ne amava nessuna. Il pubblico è l'unico giudice. Kane era insieme egoista e disinteressato, contemporaneamente un idealista e un imbroglione, un uomo grandissimo e un uomo mediocre. Tutto dipende da chi ne parla. Non viene mai visto attraverso l'occhio obiettivo di un autore.
Lo scopo del film risiede, d'altra parte, nel proporre un problema piuttosto che risolverlo. »
(Orson Welles)


da Wikipedia .....segue

vedi immagini allegate
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 19 Febbraio 2013, 11:50:50
Segue dalla Prima

ORSON WELLES

Quarto Potere :
Come afferma Welles, il terzo film previsto dal contratto con la RKO inizia a prendere forma già durante la progettazione di The smiler with a knife. Oltre a Welles, lavorano alla sceneggiatura anche John Houseman e il neo assunto Herman J. Mankiewicz. Il film in principio deve intitolarsi Welles, poi passa a chiamarsi American, fino a prendere il suo titolo definitivo, Citizen Kane (letteralmente Il cittadino Kane, titolo italiano: Quarto potere).
 
Questa volta Welles punta a scrivere un soggetto completamente originale, senza trarre spunto dalla letteratura, come era solito fare anche in teatro. Il soggetto viene ispirato dalla figura del magnate della stampa William Randolph Hearst e la trama del film riprende a grandi linee molti riferimenti alla vita di Hearst: la ricchezza dei genitori di Kane dipende da una miniera d'oro, esattamente come per i genitori di Hearst; nonostante i grandi possedimenti ereditati, Kane si interessa quasi esclusivamente del suo piccolo giornale, e lo amplia fino a farlo diventare una pubblicazione a tiratura nazionale, creando un impero editoriale le cui prese di posizione saranno tutt'altro che imparziali; Kane si sposa due volte, la seconda con un'attrice-cantante-ballerina (Hearst era legato all'attrice Marion Davies), e tenta senza successo di entrare in politica; la realizzazione di Xanadu ricorda la residenza che Hearst si fece costruire (un castello che divenne famoso anche per gli avvenimenti mondani legati al mondo del cinema e a Hollywood); Kane acquista ogni genere di opera d'arte per il solo gusto di possederla, esattamente come fa Hearst con la sua mania per il collezionismo; negli ultimi anni di vita, Kane si ritira a vita privata, isolandosi per evitare ogni contatto umano.
Altre interpretazioni ritengono invece che il film possa essere stato ispirato da Julien Brulatour, proprietario della Kodak, oppure dall'eccentrico produttore Howard Hughes, come riportato in F come Falso.
Quale co-protagonista del film, nel ruolo di Jedediah Leland, giornalista e amico di Kane, Welles chiama uno dei componenti della compagnia del Mercury Theatre, l'attore Joseph Cotten, la cui amicizia e collaborazione professionale con Welles proseguirà anche negli anni futuri.
Le riprese di Quarto potere, la cui sceneggiatura ha richiesto tre mesi di lavoro, prendono il via il 30 luglio 1940, mentre il montaggio inizia il 23 ottobre dello stesso anno. La stampa specializzata in gossip inizia ad interessarsi al film e i pettegolezzi arrivano all'orecchio di W.R. Hearst, grazie a Louella Parsons, una celebre columnist che scrive sui suoi giornali e che, allo stesso tempo, è un'estimatrice di Welles; secondo la Parsons, Welles sta girando un film basato sulla vita di Hearst, e quest'ultimo va su tutte le furie. Grazie alla potenza del proprio impero editoriale, il grande magnate della stampa inizia un'opera di boicottaggio nei confronti del film e della RKO.
La data d'uscita di Quarto potere è prevista in origine per il 14 febbraio 1941, ma viene rimandata più volte, tanto che Welles minaccia la RKO di inadempienza contrattuale per questo ritardo. La polemica smuove la casa di produzione, che sta cercando di sfruttare la pubblicità creata dalla controversia per lanciare il film; la data di uscita nelle sale di New York e Los Angeles viene finalmente fissata per il 9 aprile 1941.
Quarto potere non ottiene un grande successo di pubblico, principalmente a causa dell'opera di boicottaggio intrapresa dai periodici dell'impero editoriale Hearst, mentre le recensioni della critica accolgono invece il film come uno dei più grandi capolavori del cinema di sempre. Con Quarto potere, Orson Welles scardina le pratiche del cosiddetto 'cinema delle origini' rifondando, di fatto, le tecniche della ripresa cinematografica. Rielaborando meccanica, ottica e illuminotecnica, ricostruisce e migliora lo stile di maestri del 'primo cinema' come David Wark Griffith (autore de La nascita di una nazione) dai quali trae ispirazione e suggestioni. Welles fonde elementi eterogenei del teatro e del cinema, ricostruendo il punto di vista dello spettatore con inquadrature virtuose e mai osate fino a quel momento, o cambi di luci fondamentali, come per esempio la dissolvenza della luce da punti diversi dello schermo e la sparizione degli attori uno dopo l'altro (innovazione poco considerata da Welles, che la credeva in uso nel cinema e che ritiene ripresa dalle sue abitudini teatrali, ma una delle poche che ammette di aver inventato).
Con il ruolo del protagonista Charles Foster Kane, Welles dimostra inoltre la propria sensibilità e abilità interpretativa, arrivando a coprire tutte le fasi dell'esistenza del personaggio, dalla prima giovinezza, in cui Kane è un baldo e idealista direttore di giornale, passando per la mezza età, quando Kane è all'apice del suo carisma e della sua spavalderia, fino alla vecchiaia, in cui si è ormai trasformato nel megalomane magnate dell'editoria, la cui umanità è rimasta soffocata dall'immenso potere conquistato.
Di fondamentale importanza per l'interpretazione di Welles è anche l'abilità del truccatore Maurice Siederman, il cui impegno riesce a rendere estremamente convincenti i vari passaggi dell'esistenza di Kane, dai venti ai settantasette anni. Anche nelle scene che ritraggono Kane da giovane, Welles è sempre pesantemente truccato.
« Riuscivo appena a muovermi, per via del corsetto e del cerone sul viso. Norman Mailer, una volta, ha scritto che quando ero giovane ero il più bell'uomo che mai si fosse visto. Grazie tante! Era tutto merito del trucco di Quarto potere »
(Orson Welles)
 
Ma l'aspetto più innovativo del film è costituito dall'uso, per la prima volta consapevole e sistematico, della profondità di campo (deep focus) e del piano sequenza. La prima tecnica viene studiata e approfondita dal celebre direttore della fotografia Gregg Toland, che ricorse a speciali lenti e ad una potentissima illuminazione del set.
A livello di scrittura, l'innovazione principale sta invece nel ricorso all'uso sistematico di flashback, contrario allo stile classico dei film.
Il regista, nelle interviste successive, ha poi sempre affermato che molte delle innovazioni a lui attribuite non erano affatto tali; per essere riuscito a farle apparire come sue, Welles si definirà - nel film F come Falso (1973) - un illusionista.

« Il film appare subito come qualcosa di incommensurabile, tanta è la sua portata e la sua novità, summa della tecnica cinematografica, laboratorio di nuove sperimentazioni, tragedia shakespeariana avvolta in atmosfere dell'assurdo e nel vuoto esistenziale. Il significato del film è ancora più complesso. La personalità di Kane è misteriosa nella sua linearità: un idealista? un approfittatore? un megalomane? Perché ci teneva tanto che la moglie diventasse una star? Un egoista incapace di amare? Perché costruì la finzione del giornale? Perché costruì la finzione della moglie star? Perché la finzione di Xanadu? "Rosebud" rimane un mistero, e tale rimane la personalità di Kane, e anche la congettura che il primo spiegherebbe la seconda. Forse non esisteva nessun movente, e nessun significato. O forse quell'informazione da sola non sarebbe servita a nulla. Il vero senso del film sta nella "ricerca del significato", più che nel significato in sé, una potente metafora della condizione umana. La risposta a questa ricerca sta nel cartello NO-TRESPASSING. Ma Kane "non ha significato": è un uomo senza principi e senza personalità. Kane è soltanto l'insieme dei propri gesti e delle proprie parole, che non hanno altro significato che quello di essere i suoi gesti e le sue parole. Esattamente come il grande ammasso di oggetti nel castello di Xanadu, che non fornisce altra personalità al castello che quella di essere un ammasso disordinato di oggetti. Kane riduce tutto e tutti ad oggetti: perciò è incapace di comunicare emozioni. Kane è inutile; e non a caso il suo ruolo nel film è trascurabile, fa soltanto da tema di discussione per i protagonisti, che sono i narratori e il giornalista »
(Piero Scaruffi su Quarto potere)
 Secondo le classifiche dell'AFI e del BFI, e di molti altri critici, Quarto potere viene considerato il "Più bel film della Storia del Cinema".

Il secondo film che Welles dirige per la RKO (in cui non compare come attore, ma solo come voce narrante) è il più sobrio e tradizionale L'orgoglio degli Amberson (The Magnificent Ambersons, 1942), adattato dall'omonimo romanzo di Booth Tarkington, vincitore del premio Pulitzer. Con questa pellicola, i dirigenti della casa di produzione ripongono le speranze di recuperare gli investimenti persi con il parziale flop commerciale del film precedente.
Il film racconta la saga degli Amberson, una famiglia dell'alta borghesia che vive a Indianapolis durante il periodo in cui il progresso tecnico e industriale proveniente dall'Europa (simboleggiato dall'arrivo e dall'affermazione dell'automobile) inizia a minarne la supremazia sociale. L'inventore Eugene Morgan (Joseph Cotten), divenuto proprietario di una fabbrica di automobili, è da sempre innamorato di Isabel Amberson (Dolores Costello), la matriarca della famiglia, la quale torna a frequentarlo dopo la morte del marito. Questo amore viene ostacolato dal di lei figlio George Minafer (Tim Holt), il quale continua a mantenere lo spirito altezzoso e l'atteggiamento aristocratico che ha sempre caratterizzato gli Amberson.
Welles considera questa pellicola addirittura migliore di Quarto potere, ritenendola una realizzazione più matura, più studiata e con una tecnica registica già differente dal primo film. La composizione dell'immagine ha un taglio meno barocco e le innovazioni sono meno coraggiose di quelle apparse in Quarto potere, ma si nota comunque un'abilità registica enorme, con un'eccellente fotografia, diverse creazioni di montaggio e un uso eccezionale dei piani sequenza.
In sostanza, il film ha tutte le premesse per diventare un grande successo e una grande opera d'arte cinematografica; ma anche in questo caso Welles trova davanti a sé una strada irta di difficoltà, poiché sono in agguato nuovi scontri con la casa produttrice.
Durante le riprese, il governo degli Stati Uniti chiede a Welles di realizzare un film documentario sull'America meridionale. Welles lascia dunque il paese per cominciare le riprese di It's All True, dopo aver montato la prima copia di bozza di L'orgoglio degli Amberson, pensando di poter continuare a inoltrare tramite telegramma le istruzioni finali ai suoi collaboratori.
A questo punto la RKO, già in difficoltà finanziarie e spaventata da un possibile nuovo insuccesso commerciale, prende il controllo della pellicola dallo staff della Mercury Production di Welles e opera un taglio di oltre 50 minuti di girato, mentre alcune scene, comprese quelle finali, vengono rifilmate ed aggiunte o sostituite a quel che resta della prima versione. La pellicola originale tagliata, compreso il finale originale che Welles aveva girato, va irrimediabilmente perduta. L'intervento della RKO, che attenua fortemente i toni nostalgici e agrodolci de L'orgoglio degli Amberson, è solo il primo di una lunga serie di persecuzioni e dannose interferenze da parte dei produttori, che Welles dovrà affrontare nel corso di tutta la sua carriera a Hollywood.
 Durante la lavorazione de L'orgoglio degli Amberson, Welles è contemporaneamente impegnato come attore sul set di un'altra pellicola, la spy-story Terrore sul Mar Nero, tratta da un romanzo di Eric Ambler e girata in simultanea in un vicino teatro di posa. Scritto e interpretato assieme a Joseph Cotten, il film viene frettolosamente realizzato di notte e non convince la casa di produzione, che lo farà uscire soltanto nell'agosto del 1943, limitandone la durata a 71 minuti e ricavandone scarso successo. Welles, che nel film impersona il sanguinario e caricaturale colonnello Haki, capo della polizia segreta turca, riesce in un primo tempo ad ottenere dalla RKO la facoltà di rigirare il finale e di integrare la storia con la voce narrante di Joseph Cotten, ma questo tentativo non gioverà comunque al film.
 
da Wikipedia

seguono immagini
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 19 Febbraio 2013, 11:58:07
ORSON WELLES

segue da seconda


Allo scoppio della seconda guerra mondiale, molti artisti si impegnano in campo politico, o addirittura si arruolano, ma Welles cerca di evitare il servizio di leva; la storica cinematografica Giuliana Muscio ha ritrovato una lettera indirizzata alla MGM e datata 28 aprile 1943, diretta all'Office War Information, nella quale il regista chiede l'esonero dal servizio militare per partecipare a una produzione cinematografica basata su Guerra e pace di Lev Tolstoj, mai però realizzata.

« Non mi piace parlare di cinema, ne ho abbastanza di parlare di film. [...] Se il nostro amato cinema (e naturalmente quando dico "amato" sono serissimo, perché in effetti noi lo amiamo appassionatamente), beh, se il nostro amato cinema smette di essere la grande ossessione contemporanea, allora la creta per le nostre amate statue resterà in mano ai distributori. Cioè, sarà gettata ai cani - e noi dove andiamo a finire? »
(Orson Welles)

La débacle di Terrore sul Mar Nero e di It's all True rappresenta la fine di quella che per Welles era stata preannunciata, poco più di un anno prima, come la folgorante carriera di un genio.
Per alcuni anni, durante il periodo della seconda guerra mondiale, Welles rimane lontano dal mondo del cinema, dedicandosi a trasmissioni radiofoniche di propaganda per la CBS e, in particolare, ad attività di carattere politico quali un ciclo di conferenze sulla natura del fascismo, che egli presiede in tutto il paese, unitamente al sostegno all'amministrazione del presidente americano Roosevelt, per il quale scrive diversi discorsi politici.

Nel frattempo Welles, che nel 1939 ha divorziato dalla prima moglie Virginia Nicholson, e che ha avuto una successiva relazione con l'attrice messicana Dolores del Rio (sua partner in Terrore sul Mar Nero), nel 1943 si risposa con Rita Hayworth, la cui interpretazione in Gilda (1946) ne farà uno dei maggiori sex symbol del dopoguerra.[46] Dal matrimonio con la Hayworth nasce una figlia, Rebecca (1944-2004).
Welles ritorna al cinema grazie al produttore David O. Selznick, che lo scrittura per interpretare il dramma in costume La porta proibita (1944), tratto dal romanzo Jane Eyre, accanto a Joan Fontaine. Con il vigoroso ritratto del protagonista Edward Rochester, l'ombroso eroe romantico nato dalla penna di Charlotte Brontë, Welles può sfruttare al meglio la propria imponente presenza scenica.
Welles e Loretta Young in Lo straniero (1946)

Il successivo impegno cinematografico di Welles rappresenta uno dei momenti più curiosi e affascinanti della sua carriera. Nel film La nave della morte (1944), un tipico prodotto hollywoodiano del periodo bellico, infarcito di sketch e numeri musicali di intrattenimento, Welles ricorre a una sua antica passione, l'illusionismo, producendosi nel Mercury Wonder Show, un famoso spettacolo di magia durante il quale esegue con eleganza alcuni numeri da prestigiatore e si esibisce nel trucco della donna segata a metà, con l'ausilio di una partner d'eccezione, Marlene Dietrich.
Dopo l'interpretazione di un veterano della prima guerra mondiale nel dramma sentimentale Conta solo l'avvenire (1945), accanto a Claudette Colbert, Welles riesce a realizzare ancora tre film a Hollywood: nel primo, Lo straniero (1946), Welles dirige Loretta Young e Edward G. Robinson, interpretando anche il ruolo del protagonista, un ex nazista che tenta di nascondere il proprio passato sotto l'identità di un professore che insegna in un college di un piccolo centro del Connecticut.

Nel 1946 Welles ritorna al teatro con Around the world, un adattamento musicale de Il giro del mondo in ottanta giorni. Lo spettacolo ottiene un grande successo di critica ma lo scarso riscontro di pubblico lascia Welles in disastrose condizioni finanziarie e lo costringe a raggiungere un frettoloso accordo con Harry Cohn, boss della casa produttrice Columbia, per dirigere La signora di Shanghai, un curioso mix di dramma e elementi noir, in cui recita anche nel ruolo del protagonista, il marinaio Michael O'Hara, e affida alla moglie Rita Hayworth il personaggio di Elsa Bannister, una femme fatale falsa e amorale.

Welles ricorre ad alcune originali ambientazioni, come nella scena dell'incontro tra O'Hara e la Bannister tra le vasche di un grottesco acquario, e come la lunga sequenza da incubo in un tentacolare luna park, che culmina nella sparatoria finale all'interno di un labirinto di specchi. Sua è anche la rielaborazione del look della Hayworth, le cui celeberrime chiome lunghe e rosse vengono sacrificate da Welles in favore di un'acconciatura più corta e di un biondo più freddo e più aderente al cliché di spietata dark lady.

L'uscita del film, oggi considerato un "classico", viene bloccata da Harry Cohn, inorridito dalla possibile reazione del pubblico di fronte alla drastica trasformazione dell'immagine della Hayworth. "La signora di Shanghai" verrà distribuito solo nel 1948, all'epoca in cui Welles e la Hayworth avviano le pratiche di divorzio, dopo un matrimonio durato cinque anni. La Hayworth, in seguito, lodò in più di un'occasione la pellicola, sostenendo di aver creduto moltissimo nelle capacità dell'ex marito, affidandosi senza timori al suo genio.

Archiviata l'esperienza nel genere noir, nell'estate del 1947 Welles si dedica alla trasposizione cinematografica del Macbeth di Shakespeare (di cui è regista e interprete), ottenendo dalla casa produttrice Republic Pictures un tempo di soli 23 giorni per terminare la lavorazione, un singolo teatro di posa e un budget così ridotto da costringere il regista a ricorrere a scenari e sfondi di cartapesta. Nonostante i mezzi tecnici limitati e le restrizioni in termini di tempo, la versione del Macbeth realizzata da Welles è da considerarsi parzialmente riuscita, ma non basta ad evitare la conclusione della prima fase hollywoodiana della sua carriera.
 
I primi anni in Europa (1949-1957)
Nel 1948 Welles lascia definitivamente la cittadina californiana e si trasferisce in Europa, dove inizia a concentrarsi su una nuova trasposizione di un dramma shakesperiano, l'Otello, che intende dirigere e interpretare. La necessità di finanziare questo progetto lo costringe ad accettare alcune parti in film americani realizzati in Europa, quali Gli spadaccini della serenissima (1949), Il principe delle volpi (1949) e La rosa nera (1950) (gli ultimi due accanto a Tyrone Power). Si tratta di pellicole in costume, con scenografie ridondanti, in cui Welles si produce in annoiate interpretazioni di personaggi intriganti e appesantiti da eccessivi orpelli.
 
Il terzo uomo : « Odiavo Harry Lime. Non aveva passioni, era freddo: era Lucifero, l'angelo caduto »
(Orson Welles)

Nel 1949, Welles ottiene un ruolo che si rivela di fondamentale importanza per la sua carriera e in cui verrà spesso identificato, quello del bieco Harry Lime ne Il terzo uomo (The Third Man, 1949), diretto da Carol Reed e sceneggiato dallo scrittore inglese Graham Greene, che dal film trarrà successivamente un romanzo di successo.

Ambientato nella Vienna dell'immediato dopoguerra, il film ruota attorno alla misteriosa figura di Harry Lime, un ignobile avventuriero che traffica in penicillina adulterata in una città sconvolta dagli eventi bellici. La trama prevede che il personaggio di Lime compaia solo in un numero limitato di scene, ma il fatto che nel film si continui a parlare di lui (sono state calcolate ben 57 allusioni verbali a Lime, prima della sua entrata in scena), lo colloca automaticamente al centro dell'attenzione dello spettatore.
Il film ottiene un enorme successo di pubblico, e la carismatica presenza di Welles, che appare per pochi minuti ma il cui cinico e sfrontato personaggio è continuamente citato per tutto il film, contribuisce a consolidare la sua popolarità, già nel frattempo rafforzata fin dal pubblicizzato matrimonio con Rita Hayworth.

L'infernale Quinlan :« Quinlan è un personaggio degno di Shakespeare, e può essere considerato la sintesi di molti "cattivi" della carriera di Welles: ha l'energia dittatoriale di Kane, il sarcasmo ironico di Rochester, la mancanza di limiti morali di Macbeth, la brutalità volgare di Renchler ed il sentimentalismo nascosto di Varner. In più, c'è un aspetto di Quinlan che lo rende quasi nobile, perfino degno di stima: il suo amore ossessivo per la giustizia. » (Joseph McBride)

Nel 1958 Welles accetta un incarico dalla Universal Pictures per dirigere e interpretare L'infernale Quinlan, un film inizialmente di ambizioni modeste che si rivela invece, secondo il parere degli storici del cinema e di parecchi estimatori, come un altro capolavoro assoluto di Welles,[57] che qui ritrova la sua inesauribile creatività di regista, ricorrendo a lunghissimi piani sequenza, ad audaci movimenti aerei di gru, e a delicate carrellate senza stacchi per assicurare la continuità dell'azione.
L'ormai celeberrimo incipit de L'infernale Quinlan è costituito da un lungo piano sequenza introduttivo, che Welles dirige in maniera magistrale e per mezzo del quale può coinvolgere immediatamente il pubblico, fornendo un meccanismo narrativo di forte tensione emotiva, dal quale lo spettatore può trarre una molteplicità di indicazioni sulla trama e sui personaggi protagonisti del film, ambientato a Los Robles, una cittadina di confine tra gli Stati Uniti e il Messico.

Di costituzione robusta fin dalla nascita, Welles raggiunge un certo grado di obesità negli ultimi anni di vita, anche a causa di alcune disfunzioni fisiche accumulate con l'avanzare dell'età. In questo periodo compare in numerose campagne pubblicitarie di vini, hot dog e altri prodotti alimentari, consolidando la propria fama di buongustaio (evidente anche nel film-documentario F come Falso) e di viveur.
 
Orson Welles muore nell'amata/odiata Hollywood, per un attacco cardiaco, il 10 ottobre 1985.
Lo stesso giorno della scomparsa di Yul Brynner, altra leggenda del cinema americano.
Solo il giorno precedente, aveva registrato una puntata televisiva del Merv Griffin Show, in cui si era esibito in un abile gioco di prestigio.
 
Le sue ceneri riposano a Ronda (Spagna), nella hacienda (fattoria) che fu residenza del torero Antonio Ordoñez e dove il diciannovenne Welles trascorse qualche mese durante i suoi vagabondaggi giovanili.

da wikipedia

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 19 Febbraio 2013, 12:21:26
JAMES WHITMORE

James Whitmore (White Plains, 1º ottobre 1921 – Malibù, 6 febbraio 2009 - 87 anni )

....................................è stato un attore cinematografico e attore televisivo statunitense.


Nato nello stato di New York, Whitmore si laureò all'Università Yale, dove fece parte dell'associazione Skull and Bones, e fu arruolato durante la Seconda guerra mondiale nella Marina statunitense, servendo nella zona del Canale di Panama.
 
Ritornato in patria al termine del conflitto, iniziò a recitare a Broadway proprio nei panni di un militare in Command Decision, con cui vinse un meritato Tony Award nel 1948.
La MGM gli offrì un contratto ma il suo ruolo nella riduzione cinematografica della pièce, trasporta sullo schermo con il titolo Suprema decisione (1948), andò a Van Johnson.
 
Il successo tuttavia non tardò ad arrivare per Whitmore. Dopo il noir d'esordio, Mani lorde (1949), interpretato al fianco di Glenn Ford, l'attore apparve nel suo primo grande film, Bastogne (1949), che gli valse la prima nomination al premio Oscar come miglior attore non protagonista nel 1950.
 
Volto scolpito e fisico massiccio, prototipo dei grandi caratteristi, Whitmore apparve come comprimario in molti film bellici, polizieschi e fantascientifici, lavorando con grandi registi quali John Huston, Raoul Walsh, Anthony Mann, Don Siegel.
Fu nuovamente candidato all'Oscar nel 1976 come miglior attore protagonista per Give 'em Hell, Harry! (1975), film su Harry Truman, e recitò anche in diverse pellicole di produzione europea.
 
Tra i suoi ruoli più conosciuti, va ricordata la figura dolente di Brooks, l'anziano carcerato suicida in Le ali della libertà (1994), oltre a una serie di brevi cameo in altri film degli anni ottanta e novanta. Intensa anche la sua attività sul piccolo schermo, come nella serie Tony e il professore, con Enzo Cerusico, e in episodi di Ai confini della realtà, Gunsmoke, OZ e CSI: Scena del crimine.
 
Ammalato da tempo di cancro ai polmoni, Whitmore si è spento il 6 febbraio 2009 nella sua casa di Malibù, all'età di 87 anni.


da wikipedia

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 19 Febbraio 2013, 12:29:58
DAVID OGILVY

David MacKenzie Ogilvy (West Horsley, 23 giugno 1911 – Touffou, 21 luglio 1999 - 88 anni )

.................................. è stato un pubblicitario britannico. Nel 1948 ha fondato l'agenzia Ogilvy & Mather.
 
Nel periodo in cui Bill Bernbach dava il via alla cosiddetta Seconda rivoluzione creativa, Ogilvy ridiede visibilità e vigore alla corrente scientifica della pubblicità moderna. Formulò il concetto di Brand image.
David Ogilvy nasce nel villaggio di West Horsley, nei pressi di Guilford, da una famiglia agiata e di nobili origini, il padre è scozzese e la madre irlandese. Trascorre la propria infanzia nella casa che una volta era appartenuta a Lewis Carroll, l'autore di Alice nel Paese delle Meraviglie.
 
Nel 1920, all'età di nove anni, viene iscritto al Dotheboys Hall, college aristocratico di Eastbourne.
A partire dal 1924 frequenta il Fettes College di Edimburgo, prestigiosa scuola che annoverava tra i suoi direttori un prozio dello stesso Ogilvy, ministro di grazia e giustizia scozzese. Qui stringe amicizia con ragazzi che un giorno sarebbero diventati deputati del parlamento inglese (Ian MacLeod, Nial Macpherson, Knox Cunningham).
Successivamente vince una borsa di studio per frequentare i corsi di storia presso la Christ Church, Università di Oxford, ma verrà espulso poco dopo perché ritenuto troppo distratto e irrequieto, e non proseguirà con la carriera accademica.
 
A partire dal 1931, e più o meno fino il 1948, gira il mondo e si cimenta nei mestieri più disparati: è chef nel ristorante dell'Hotel Majestic di Parigi, è venditore porta a porta in Inghilterra, è assistente sociale nei quartieri poveri di Edimburgo, è aiutante di George Gallup negli Stati Uniti d'America, è collaboratore di Sir William Stephenson presso la British Security Coordination, è contadino in Pennsylvania.
 
In particolare, nel periodo in cui è venditore porta a porta di forni AGA a Londra, ottiene un notevole successo, tanto che il suo principale lo invita a scrivere un manuale di vendita. Tale manuale desta l'interesse del fratello maggiore di Ogilvy, Francis, all'epoca account manager dell'agenzia pubblicitaria Mather & Crowther, che lo fa leggere ai propri datori di lavoro. L'impressione ottenuta è più che favorevole, e David Ogilvy viene assunto.
Nel 1938 convince la Mather & Crowther a mandarlo a New York per imparare le tecniche pubblicitarie americane: non ritornerà più a casa.
Trova impiego presso l'entourage di ricerche statistiche di George Gallup, e trascorre i tre anni successivi a girare gli Stati Uniti e a studiare speranze, ambizioni e abitudini del popolo americano negli anni della Seconda guerra mondiale.

Annovera tra i suoi grandi maestri "spirituali" i copywriter Claude C. Hopkins, Raymond Rubicam, George Cecil, James Webb Young e John Caples.
Tuttavia, ad un tratto, inspiegabilmente, decide di abbandonare il mondo della pubblicità e delle ricerche di marketing e di comprare una fattoria Amish per andare a fare l'agricoltore. Rimane a coltivare tabacco in Pennsylvania per circa tre anni, ma gli scarsi risultati lo spingono ad abbandonare tutto un'altra volta e a ritentare col mondo degli affari, consapevole però che a 38 anni non sarebbe mai riuscito a farsi assumere da un'agenzia pubblicitaria americana.
Riesce però a farsi assumere da una inglese, in un certo senso: nel 1948 decide di fondare una propria agenzia pubblicitaria, col sostegno del fratello Francis, che nel frattempo era salito a capo della Mather & Crowther, della agenzia britannica S. H. Benson, e della filiale americana della Wedgwood China.
La nuova impresa sarebbe stata inaugurata nella città di New York, ma solo dopo aver fatto fronte a quell'imposizione dei soci che prevedeva che la direzione fosse affidata ad un americano. Viene così chiamato dagli uffici di Chicago della J. Walter Thompson Anderson Hewitt, e la neonata agenzia viene battezzata col nome di Hewitt, Ogilvy, Benson & Mather.
Da qui in poi la storia di Ogilvy sarà indissolubilmente legata a quella della propria agenzia. Egli diventerà uno dei più importanti e famosi pubblicitari della seconda metà del Novecento.
 
Nell'estate del 1962, sulla falsa riga di quanto aveva già fatto Claude C. Hopkins nel lontano 1927, decide di scrivere un memoriale nel quale raccontare i successi ottenuti nell'arco della propria carriera: Confessioni di un pubblicitario. Il libro ottiene un notevole apprezzamento generale, e vanterà addirittura una seconda edizione (riveduta e corretta) pubblicata nel 1987.
Nel 1983 darà alle stampe anche un vero e proprio manuale del pubblicitario: Ogilvy on Advertising
Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 19 Febbraio 2013, 12:39:08
PABLO CASALS

Pau Casals i Defilló,  noto anche col nome spagnolizzato Pablo Casals, (El Vendrell, 29 dicembre 1876 – San Juan, 22 ottobre 1973 - 96 ANNI ),


............................................... è stato un violoncellista, compositore e direttore d'orchestra spagnolo.

 Costretto dalle imposizioni delle dittature in Spagna ad utilizzare nei documenti ufficiali il nome spagnolizzato Pablo Casals, divenne famoso con questo nome, pur avendolo ripudiato insieme alla nazionalità spagnola in molte occasioni, sostenendo fieramente la nazionalità catalana e opponendosi al regime franchista. È considerato il fondatore della moderna tecnica violoncellistica, ed è noto per la sua registrazione delle Suites per violoncello solo di Johann Sebastian Bach e per l'opera di recupero che compì su di esse.

A 5 anni era soprano del coro della chiesa del suo paese, a 7 suonava il pianoforte, il violino e l'organo, e componeva.
Ribellatosi alla decisione del padre (che pure era stato il suo maestro) che lo voleva carpentiere, Casals si recò a studiare il violoncello a Barcellona, poi a Madrid, quindi a Parigi, suonando nei bistrò e nelle sale da ballo per vivere.
A 23 anni debuttò a Parigi e cominciò una carriera di successi in Europa e nelle Americhe. Nel frattempo si dedicava al progresso della cultura musicale del suo paese, fondando l'Orchestra Pau Casals e la Associazione Concertistica dei Lavoratori.
Allo scoppio della Guerra civile spagnola si schierò contro i rivoluzionari franchisti. Per nove anni visse ritirato a Prada in Francia, e solo dal 1956, trasferitosi a Porto Rico, riprese la sua attività.
Ha insegnato all'Accademia Musicale Chigiana di Siena; fra i suoi allievi diventati celebri vi sono Gaspar Cassadó, Jacqueline du Pré, Angelica May ed anche Leopold Rostropovich, padre e primo insegnante di Mstislav Rostropovich.
 
Morì a Porto Rico a 96 anni, nel 1973.

Opere:
Virtuoso della tecnica violoncellistica, sostenne un approccio allo strumento di Libertà con ordine (in inglese Freedom with Order)
 studiando un equilibrio fra tensione e rilassamento nella mano sinistra del violoncellista, funzionale alla trasmissione dei significati emotivi della musica. Nell'ambito delle sue esecuzioni, è ricordato per le Sei Suites per violoncello solo di Bach, che lui ha riscoperto facendole rientrare nel repertorio violoncellistico trasformando la sua esecuzione nell'apice del virtuosismo violoncellistico del XX secolo.
Dopo la sua registrazione delle suites per violoncello, in molti compositori maturò il riconoscimento del violoncello come strumento solista, tanto che il repertorio per violoncello solo nella prima metà del XX secolo crebbe a dismisura: fra il 1900 e il 1960 furono scritte oltre 160 composizioni per violoncello, di cui molti concerti per violoncello.
Sebbene virtuoso del violoncello, Casals considerava l'orchestra lo "strumento" più completo. Come compositore ha scritto sinfonie, quartetti d'archi, canzoni, sonate per piano e violoncello, pièces per solo violino e violoncello e il monumentale oratorio El Pessebre (Il presepio) per solisti, coro e orchestra sinfonica. Mentre era in vita, comunque, ha permesso che solo alcune venissero pubblicate.
 
Il 1972 ricevette l'incarico di comporre l' Inno delle Nazioni Unite su testo del poeta W. A. Auden

Nazionalità :
Pau Casals è di origine catalana, ma le dittature in Spagna imponevano ai cittadini di utilizzare il loro nome in lingua spagnola. Pau Casals fu costretto così ad utilizzare nei documenti ufficiali un nome spagnolizzato, Pablo Casals, con cui è diventato noto nella sua carriera violoncellistica. Ripudiò manifestamente la nazionalità spagnola e il regime franchista in più occasioni, come quando eseguì nel Palazzo di Vetro un inno per le Nazioni Unite e fu insignito da U Thant della medaglia della pace delle Nazioni Unite per la sua presa di posizione per la pace, la giustizia e la libertà nel regime franchista[4]. In quest'occasione pronunciò un famoso discorso in inglese sulla nazionalità catalana reso noto anche dal suo esordio I am a Catalan (Io sono catalano).

da wikipedia

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 19 Febbraio 2013, 15:15:12
JACK LEMMON

Jack Lemmon, nato John Uhlerin Lemmon III (Newton, 8 febbraio 1925 – Los Angeles, 27 giugno 2001 - 76 anni ),

..............................................è stato un attore statunitense.
 

Era figlio di John Uhler Lemmon Jr. e di Mildred Burgess Larue Noel. Il padre era un uomo d'affari di successo della zona di Boston.
Lemmon studiò all'Università di Harvard. Dopo alcuni anni, tra gli anni quaranta e i cinquanta, passati in televisione, ottenne il primo importante ruolo in La nave matta di Mr. Roberts, del 1955, con il quale vinse il suo primo Oscar, come migliore attore non protagonista per l'interpretazione del pigro ed egoista ufficiale minore Frank Pulver; il secondo lo otterrà 18 anni dopo, questa volta come attore protagonista, per Salvate la tigre.

Lemmon fu uno degli interpreti preferiti del regista Billy Wilder che ne sfruttò con abilità l'innato talento brillante, e con il quale girò diversi film, tra i quali A qualcuno piace caldo (1959), L'appartamento (1960), Irma la dolce (1963), Che cosa è successo tra mio padre e tua madre? (1972), e Prima pagina (1974).

Assieme a Walter Matthau formò per anni un proficuo sodalizio artistico, iniziato con Non per soldi... ma per denaro (1966), diretto proprio da Wilder, che ebbe la geniale intuizione di farli recitare insieme, e proseguito con diverse pellicole, delle quali forse la più rappresentativa ed emblematica è La strana coppia (1968), che avrà trent'anni dopo un seguito in La strana coppia 2 (1998), rimasto il loro ultimo film: in mezzo titoli di successo quali Prima pagina (1974) e Buddy Buddy (1981), sempre di Billy Wilder, Gli impenitenti (1997) e il dittico Due irresistibili brontoloni (1993) e That's Amore - Due improbabili seduttori (1995). Inoltre i due apparvero, sebbene in scene diverse, nei film drammatici JFK - Un caso ancora aperto (1991) e Storie d'amore (1995), e nella sua unica regia Lemmon diresse proprio Matthau (Vedovo aitante, bisognoso affetto offresi anche babysitter, 1971).
 
Il figlio Chris recitò con lui in Airport '77 (1977), Così è la vita (1986) e Dad - Papà (1989). L'ultima apparizione di Lemmon sul grande schermo fu un cameo, peraltro non accreditato, nel film di Robert Redford, La leggenda di Bagger Vance (2000).
 
Nel giugno 2001 Lemmon scomparve a causa di un cancro alla vescica: aveva 76 anni e fu sepolto al Westwood Village Memorial Park Cemetery di Westwood (Los Angeles), accanto al suo fraterno amico Walter Matthau.

Lemmon si sposò due volte, la prima con Cynthia Stone (1950 – 1956), dalla quale ebbe il figlio Chris (1954) e dalla quale divorziò, e la seconda con Felicia Farr (1962 – 2001). Quest'ultimo fu un matrimonio che durò quasi 40 anni e dal quale nacque la figlia Courtney (1966).


da wikipedia

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 19 Febbraio 2013, 15:28:29
GLENN  FORD

Glenn Ford, nome d'arte di Gwyllyn Samuel Newton Ford, (Sainte-Christine, 1 maggio 1916 – Beverly Hills, 30 agosto 2006- 90 anni ),

................................................ è stato un attore statunitense di origine canadese.
 
Ford è conosciuto per le sue interpretazioni in film di genere western e noir, nei quali ha ricoperto ruoli di uomo comune immerso in circostanze inusuali.Si trasferì con la famiglia a Santa Monica in California in giovane età e venne naturalizzato cittadino statunitense nel 1939. La sua prima interpretazione, ancora accreditato col suo vero nome, fu nel film Night in Manhattan (1937). Nel 1942, la sua promettente carriera cinematografica fu interrotta dalla Seconda guerra mondiale: l'attore partì come volontario con la Marina statunitense. In seguito, sia durante la guerra di Corea che la guerra del Vietnam, si recò a visitare le truppe statunitensi.

Dopo il servizio militare, la carriera di Ford prese slancio e gli consentì di ricoprire ruoli in film memorabili come Gilda (1946), in cui recitò a fianco di Rita Hayworth. Con lei interpretò altri quattro film e in seguito recitò con altre grandi attrici come Bette Davis, Gloria Grahame, Ingrid Thulin.
 
La carriera di Ford proseguì durante gli anni cinquanta e gli anni sessanta, e continuò fino ai primi anni novanta con un maggior numero di ruoli televisivi. Tra le sue interpretazioni più famose in film d'azione, thriller e drammi si annoverano: L'anima e il volto (1946), Il grande caldo (1953), Il seme della violenza (1955), Oltre il destino (1956), Operazione terrore (1962), I quattro cavalieri dell'Apocalisse (1962), Superman (1978), in cui interpretò la parte del padre adottivo del supereroe, western come Il segreto del lago (1951), La pistola sepolta (1955), Quel treno per Yuma (1958) e Cimarron (1960), e commedie come La casa da tè alla luna d'agosto (1956) e Una fidanzata per papà (1963).

Ford si sposò (e divorziò) quattro volte, rispettivamente con l'attrice e ballerina Eleanor Powell, Jeanne Baus, Kathryn Hays e Cynthia Hayward. Da Eleanor Powell ebbe un figlio, Peter Ford, anche lui attore.

Dopo esser stato nominato nel 1957 e nel 1958, Glenn Ford vinse il Golden Globe come miglior attore per la sua interpretazione nel film Angeli con la pistola (1961) di Frank Capra. Per il suo contributo all'industria del cinema, Glenn Ford ha meritato una stella nella Walk of Fame di Hollywood al numero 6933 di Hollywood Boulevard. Nel 1978 fu ammesso alla Western Performers Hall of Fame del National Cowboy And Western Heritage Museum di Oklahoma City. Nel 1992 fu insignito della Legion d'onore per le sue azioni durante la Seconda guerra mondiale.

Nel 1991, a seguito di un attacco cardiaco, si ritirò dalle scene.
Ha vissuto con la famiglia del figlio a Beverly Hills dal 2005 fino alla sua morte, il 30 agosto 2006.
 
Nel 2011 è stata pubblicata una sua biografia, A Life in Film, curata dal figlio Peter Ford insieme a Christopher Nickents

da wikipidia
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Nato in Canada e si è trasferito in California con la famiglia a otto anni. Attore di teatro e poi di cinema, durante la guerra si arruola nei marines.
Da Broadway al grande schermo:
Da Broadway passò al cinema nel 1939 dove esordì in Heaven with a Barbed Wire Fence, di R. Cortez, cui seguirono: Seduzione, 1940, di K. Vidor, che lo vide a fianco di una futura"diva": Rita Hayworth; Così finisce la nostra notte, un film antinazista di J. Cromwell, tratto nel 1941 da un romanzo di E.M. Remarque; Martin Eden, 1942, da J. London. Militare nella Marina dal 1942 al 1946, Ford tornò sugli schermi in Gilda, 1946, di C. Vidorr, ancora accanto alla Hayworth, con la quale successivamente interpretò Gli amori di Carmen, 1948, di C. Vidor e Trinidad, 1952, di V. Sherman.
Re del western e del noir :
Nonostante abbia frequentato un po' tutti i generi, Ford si trova particolarmente a proprio agio nel western e nel noir-poliziesco, con molti film in cui può dar prova delle proprie doti d'attore, trasformando la propria faccia da uomo qualunque nella maschera di pietra del duro che affronta un'impresa difficile. Vediamo questa trasformazione in Il grande caldo (1953), di Fritz Lang, in cui Ford è un poliziotto che spazza via un'organizzazione criminale che gli ha ucciso la moglie. Simpatico, ben portante, attore piuttosto solido e versatile, Ford tratteggiò una vasta galleria di"tipi" tra i quali spicca il personaggio del"duro", ma dotato di una coscienza in nome della quale agisce: La bestia umana, 1954, entrambi di F. Lang; Il seme della violenza, 1955, di R. Brooks; Il ricatto più vile, 1956, di A. Segal; Quel treno per Yuma, 1957, di D. Daves; La legge del più forte, 1958, di G. Marshall. Oltre ai ruoli di duro, Ford dimostra di sapersi calare anche in contesti più leggeri o addirittura comici (Gazebo, 1960; Angeli con la pistola, 1961; Una fidanzata per papà, 1963). Nel 1962 tentò con successo il genere brillante in Angeli con la pistola, di F. Capra, con B. Davis e successivamente interpretò Il granduca e Mr Pimm, 1963; Tre donne per uno scapolo, 1964; Destino in agguato, 1964; La trappola mortale e Gli indomabili dell'Arizona, 1965, entrambi di B. Kennedy. L'ultima interpretazione degna di nota è il piccolo ruolo del padre di Superman, nel film dedicato al supereroe nel 1978. A questo film succedono Stridulum (1979), sempre nel 1979 Day of Assassin, Virus. Ultimo rifugio: Antartide (1980), Compleanno di sangue (1981) , Casablanca Express (1989), Border Shootout (1990) e infine Intuizioni mortali (1991).

Cala il sipario :
 Il 1991, a seguito di un attacco cardiaco, segna il suo definitivo ritiro dalle scene. Da quel momento momento vive con la sua famiglia fino al suo decesso (30 agosto del 2006).

da MyMovies

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 19 Febbraio 2013, 15:39:24
JOHN  MILLS

Sir John Mills, pseudonimo di Lewis Ernest Watts Mills (North Elmham, 22 febbraio 1908 – Denham, 23 aprile 2005),

.........................................................è stato un attore britannico.
 
Vinse il premio Oscar al miglior attore non protagonista nel 1971 per la sua interpretazione in La figlia di Ryan.

Nato nella Watts Naval School a North Elmham nel Norfolk, venne educato alla Norwich School High School for Boys.
 
Mills si appassionò fin da giovane alla recitazione, facendo il suo debutto teatrale nel 1929 al London Hippodrome nella pièce The Five O'Clock Girl. La sua prima apparizione cinematografica risale invece al 1932 nella pellicola The Midshipmaid, ma il suo primo ruolo di una certa rilevanza fu nel film Addio, Mr. Chips! (1939), versione cinematografica dell'omonimo romanzo di James Hilton.
 
Nel 1979 interpreta il personaggio del professor Bernard Quatermass, nel quarto episodio televisivo della saga creata da Nigel Kneale, Quatermass conclusion: la Terra esplode, successivamente distribuito anche al cinema in un condensato dal titolo The Quatermass Conclusion (1979).
 
Tra le sue ultime apparizioni, da ricordare quella in Cats (1998), versione filmata del celebre musical omonimo di Andrew Lloyd Webber.
 
È padre delle attrici Hayley Mills e Juliet Mills.


da wikipedia

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 19 Febbraio 2013, 15:52:00
HARRY MANCINI

Henry Mancini, nome d'arte di Enrico Nicola Mancini (Cleveland, 16 aprile 1924 – Beverly Hills, 14 giugno 1994 - 70 anni ),

....................................... è stato un compositore, direttore d'orchestra e arrangiatore statunitense.

In particolare di musica da film, nonché autore di brani celeberrimi come Moon River e il tema della Pantera Rosa o Baby Elephant Walk (dal film Hatari!).

Henry Mancini nacque a Cleveland, in Ohio, il 16 aprile 1924 figlio di immigrati italiani originari di Scanno (in provincia de L'Aquila)
che si trasferì poco dopo in Pennsylvania. Si avvicinò alla musica a otto anni, grazie al padre Quinto, un lavoratore dell'industria siderurgica con la passione per il flauto che scelse per il piccolo Henry l'ottavino come primo strumento. A dodici anni iniziò a studiare pianoforte, per proseguire poi con la composizione sotto la guida di Mario Castelnuovo-Tedesco.
 
Nel 1942, terminate le scuole superiori, si trasferì a New York per frequentare la scuola musicale Juilliard School. La seconda guerra mondiale gli impedì però di completare gli studi: fu chiamato sotto le armi, e fino al 1945 servì in aeronautica e in fanteria.
 
Finita la guerra fu chiamato come pianista e arrangiatore nell'orchestra di Glenn Miller, in via di riorganizzazione dopo la prematura scomparsa del grande musicista, avvenuta durante il conflitto. Si innamorò della cantante dell'orchestra, Virginia O'Connor, che sposò nel 1947. Dal loro matrimonio nacquero tre figli.
 
Cinema e colonne sonore :
L'ingresso di Henry Mancini nel mondo del cinema avvenne nel 1952, quando fu assunto nel dipartimento di musica della Universal Pictures. Il successo arrivò al suo secondo lavoro con la casa produttrice: il film La storia di Glenn Miller (1954), basato sulla vita del grande musicista, fece guadagnare a Mancini la sua prima nomination all'Oscar.
 
I principali successi di Henry Mancini furono legati alla sua lunga e felice collaborazione con il regista Blake Edwards. Il loro primo lavoro insieme fu la serie televisiva Peter Gunn (1958), il cui tema principale, molti anni più tardi, sarà ripreso e inserito nella colonna sonora di The Blues Brothers.
 
Successivamente Edwards affidò a Mancini la colonna sonora del suo film Colazione da Tiffany (1961): nacque così Moon River, uno dei suoi brani più celebri e amati. Mancini fu premiato con due Oscar. L'anno successivo ottenne un altro Oscar per The Days of Wine and Roses, canzone che dava il titolo all'omonimo film (1962) con Jack Lemmon.
 
Nel 1964 fu la volta di un altro grande successo internazionale, il tema della Pantera Rosa, composto da Mancini per l'omonimo film di Edwards, e poi inserito in tutti i successivi episodi della serie e nei cartoni animati della Pantera Rosa.
 
Mancini curò inoltre la colonna sonora di Peter Gunn: 24 ore per l'assassino (1967), ancora diretto da Blake Edwards e ispirato alla serie televisiva a cui aveva già lavorato in precedenza.
 
Sua la colonna sonora del film ufficiale intitolato " Visions of Eight " dedicato ai XX Giochi Olimpici di Monaco di Baviera 1972 e girato da otto registi, tra cui Milos Forman, Kon Ichikawa, Claude Lelouch, John Schlesinger, Mai Zetterling, ...
 
Mancini venne poi insignito del quarto Oscar per le musiche originali di Victor Victoria (1982), anche questo diretto da Blake Edwards.
 Il suo unico musical teatrale è l'adattamento del film che, sempre diretto da Edwards e con Julie Andrews che riprese il suo ruolo cinematografico, debuttò a Broadway nel 1995, poco dopo la morte del compositore.
 
Altro suo successo da menzionare, è la colonna sonora della miniserie TV Uccelli di rovo, in particolare con il brano Meggie's Theme, di grande impatto emotivo.
 
I riconoscimenti :
In oltre quarant'anni di carriera nel cinema, Henry Mancini firmò le musiche di oltre cento film e vinse quattro Oscar su 18 nomination, a cui vanno aggiunti 20 Grammy e due Emmy. Pubblicò più di 50 album, con oltre 300 milioni di copie vendute in tutto il mondo, e compose oltre 500 canzoni.
 
Il 13 aprile 2004 gli Stati Uniti hanno emesso un francobollo commemorativo in suo onore da 37 cents, dove Mancini è ritratto mentre dirige davanti ad una platea di spettatori, con la Pantera Rosa che lo indica da un angolo. Sullo sfondo scorrono i titoli dei film più famosi di cui ha curato le musiche.

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 19 Febbraio 2013, 16:00:06
H.L. MENCKEN

Henry Louis Mencken (Baltimora, 12 settembre 1880 – Baltimora, 29 gennaio 1956 - 75 anni )

..................................................è stato un giornalista e saggista statunitense, nonché curatore editoriale.

Conosciuto come il "Saggio di Baltimora", ed è noto soprattutto per la pungente satira della società puritana del suo Paese e per i suoi studi di linguistica, attività che lo hanno reso uno dei più influenti scrittori americani della prima metà del XX secolo.Mencken nasce da August Mencken, di origine tedesca, proprietario di una fabbrica di sigari. A tre anni, la sua famiglia trasloca in una nuova casa al 1524 Hollins Street, nel quartiere di Union Square, a Baltimora. Tranne che per una parentesi di cinque anni, durante il matrimonio, Mencken vivrà in quella casa per tutto il resto della sua vita.
 
I genitori di Mencken insistono perché la sua educazione superiore verta più sul lato pratico che su quello intellettuale; Mencken allora s'impegna in un corso serale di copista per l'editoria e per il commercio. Quelle lezioni rappresentano tutta l'educazione convenzionale di Mencken nel campo del giornalismo, e in realtà in ogni altra materia, poiché Mencken non frequenterà mai il college.
Mencken diventa reporter del Baltimore Morning Herald nel 1899; si trasferisce al The Baltimore Sun nel 1906. Continua a contribuire al Sun, prima a tempo pieno, poi occasionalmente, fino al 1948, anno in cui smette di scrivere.
Nel giro di pochi anni, Mencken comincia a scrivere gli editoriali e i corsivi grazie a cui diventerà famoso. Al contempo, Mencken scrive racconti brevi, un romanzo e persino dei componimenti poetici – che successivamente disconoscerà. Nel 1908, diventa critico letterario per lo Smart Set, e nel 1924, insieme a George Jean Nathan, fonda e dirige l'American Mercury, pubblicato da Alfred A. Knopf. Il magazie ottiene presto diffusione Nazionale e diventa molto influente nei campus universitari di tutta America. Nel 1933, Mencken si dimette da direttore.
Nel 1930, Mencken sposa Sara Haardt, professoressa di inglese al Goucher College di Baltimora e scrittrice, di diciotto anni più giovane di lui. La Haardt era stata impegnata nella lotta per la ratifica del Diciannovesimo Emendamento in Alabama. I due si sono conosciuti nel 1923, durante una lezione di Mencken a Goucher, a cui fanno seguito sette anni di corteggiamento. Il matrimonio ottiene le prime pagine dei giornali nazionali. Molti si dicono sorpresi che Mencken, che aveva definito il matrimonio come "la fine della speranza" e che era ben noto per farsi beffe delle relazioni tra i sessi, avesse deciso di convolare a nozze. "Lo spirito santo mi ha informato e ispirato", afferma Mencken. "Come tutti gli infedeli, io sono superstizioso e seguo sempre i presentimenti: questo sembra essere superbo". Il matrimonio è ancora più sorprendente perché Mencken sposa una cittadina dell'Alabama, nonostante abbia scritto dei saggi aspramente critici sul Sud degli Stati Uniti.
 
La Haardt soffre di tubercolosi per tutta la durata del matrimonio e muore nel 1935 di meningite, lasciando Mencken nel dolore. Mencken ha sempre supportato gli scritti di sua moglie e, dopo la sua morte, ha fatto in modo che una raccolta dei suoi racconti brevi venisse pubblicata con il titolo Southern Album.
 
La Grande depressione e il New Deal, che Mencken non sosteneva, sono i fattori per cui Mencken esce di moda, nonché per il suo mancato supporto alla partecipazione degli Stati Uniti alla Seconda guerra mondiale e per la sua avversione personale nei confronti del Presidente Franklin Delano Roosevelt. Smette di scrivere sul Baltimore Sun per alcuni anni, concentrandosi sulle sue memorie e su altri progetti da direttore, ma continuando a prestarsi come consigliere per il giornale che gli ha fatto da casa durante tutta la sua carriera. Nel 1948, torna brevemente sulla scena politica, seguendo l'elezione presidenziale che vede il Presidente Harry S. Truman opposto al repubblicano Thomas Dewey e a Henry A. Wallace del Progressive Party (US, 1948). Dopo le elezioni, Mencken è vittima di un colpo apoplettico che lo lascia sveglio e completamente cosciente ma impossibilitato a leggere, scrivere e parlare. Oltre alla sua ultima campagna politica, i suoi ultimi lavori consistono in saggi ironici, aneddotici e nostalgici, pubblicati prima dal The New Yorker e poi raccolti nei libri Happy Days, Newspaper Days e Heathen Days.
 
Dopo l'ictus, Mencken si dedica all'ascolto della musica classica Europea e alle conversazioni con gli amici, ma a volte si riferisce a se stesso parlando al passato remoto, come se fosse già morto. Preoccupato di come sarebbe stato percepito dopo la morte, Mencken mette in ordine le sue carte, le sue lettere, le colonne e i ritagli di giornale, persino le pagelle scolastiche, nonostante sia impossibilitato a leggere. Questi materiali sono disponibili agli studiosi in apposite occasioni (nel 1971, 1981 e 1991) e includono centinaia di migliata di lettere inviate e ricevute - le uniche omissioni sono le lettere "strettamente personali" ricevute dalle donne.

Mencken muore il 29 gennaio del 1956. Viene seppellito nel cimitero di Loudon Park, a Balitmora. Il suo epitaffio recita:
« Se, quando avrò abbandonato questa valle, vi ricorderete mai di me e avrete intenzione di accontentare il mio spirito, perdonate qualche peccatore e strizzate l'occhio a una ragazza bruttina. »
(Epitaffio di H.L. Mencken)
 
Dopo la sua morte, questa frase viene incisa su una placca posizionata nell'atrio del Baltimore Sun. Mencken ha suggerito questo epitaffio per se stesso in un pezzo scritto per lo Smart Set molte decadi prima.
Grazie alle sue capacità di editor e "uomo di idee", Mencken divenne amico intimo delle principali figure letterarie del suo tempo, tra cui Theodore Dreiser che lo presenta a Charles Fort e alla Fortean Society, Francis Scott Fitzgerald, Ben Hecht, Sinclair Lewis, James Branch Cabell, and Alfred Knopf, così come divenne mentore per molti giovani reporter, tra cui Alistair Cooke. Si batté inoltre per i lavori di quegli artisti che considerava meritevoli. Per esempio, affermò che opere come Caught Short! A Saga of Wailing Wall Street (1929), di Eddie Cantor facevano di più per tirare l’America fuori dalla Grande depressione che tutte le misure governative messe insieme. Fu anche mentore di John Fante. In una lettera del luglio 1934, Ayn Rand si riferì a Mencken come "il maggiore rappresentante di una filosofia" a cui desiderava dedicare la sua vita e, negli anni successivi, lo indicò come il suo columnist preferito.
Mencken fu un ammiratore sincero di Friedrich Nietzsche – fu il primo autore di lingua inglese a produrre un’analisi accademica delle opere e della filosofia di Nietzsche – e di Joseph Conrad. Il suo humour e la sua satira erano debitrici di Ambrose Bierce e di Mark Twain. Si schierò in difesa di Theodore Dreiser, ammettendo francamente i suoi errori, affermando in maniera schietta che Dreiser spesso scrivesse male e che fosse un credulone. Mencken espresse anche il suo apprezzamento per William Graham Sumner e il rimpianto per non averlo mai conosciuto personalmente.
Per Mencken, Le avventure di Huckleberry Finn è l’opera migliore della Letteratura americana. Gran parte del libro si riferisce a quanto ingenui e ignoranti siano i "cafoni" (come Mencken li chiamava) che vengono imbrogliati da truffatori come i patetici "Duke" e "Dauphin", gli scagnozzi con cui Huck e Jim viaggiano lungo il Mississippi. I due artisti della truffa raggirano la gente esibendosi in ispirati discorsi sulla temperanza alcoolica (in modo da ottenere denaro per ubriacarsi), come pii uomini "redenti" che cercano fondi per delle lontane missioni evangeliche (e per pirati d'alto mare, nondimeno), e come colti dottori in frenologia (parola che a stento riescono a pronunciare).
Mencken interpretò il romanzo come un’allegra rappresentazione del lato oscuro dell’America, un posto dove la democrazia, seconda la definizione di Mencken, è l’adorazione degli sciacalli da parte dei somari.
 
Mencken era in cima alla sua professione durante i ruggenti anni venti, quando un backlash contro l’era dell’eccezionalismo americano, successivo alla vittoria nella Prima guerra mondiale, e contro l’espansione del governo (esemplificata dagli attacchi anti-radicali del procuratore Palmer), condusse molti letterati americani a trasferirsi in Europa, o a protestare; Mencken fu probabilmente il più battagliero tra questi ultimi. L’etichetta di antiamericano è un epiteto negativo al giorno d’oggi (e, in forma minore, anche ai tempi di Mencken); ma il termine non veniva usato per diffamare Mencken. Egli sarebbe stato felicissimo di essere chiamato "anti-Americano"; il suo spirito da bastian contrario e la sua ammirazione per la cultura europea (tedesca, in particolare) lo portarono a produrre montagne di aspri attacchi, senza rimorsi, su quasi tutti gli aspetti della cultura americana.
 
Come autore di libri e opinionista noto in tutto il Paese, attaccò soprattutto l’ignoranza, l’intolleranza, le "frodi", il fondamentalismo cristiano, l’osteopatia, la chiropratica e quelli che chiamava i “Booboise” (cafoni), ossia la classe media ignorante. Nel 1926, si fece deliberatamente arrestare per aver venduto un numero del The American Mercury che era stato censurato a Boston a causa della legge Comstock contro le oscenità. Mencken non solo si fece beffe delle figure pubbliche che non gli piacevano, ma anche dello stato in cui versava la stessa democrazia Americana: nel 1931, in Arkansas, passò una mozione che invitava a pregare per l’anima di Mencken dopo che questi aveva definito lo Stato come la "capitale di Moronia" (la terra dei cretini).
 
Non era raro che Mencken, nei suoi scritti, prendesse posizione più col proposito di scioccare che per una convinzione radicata, come nel saggio in cui suggeriva che fosse possibile dimostrare come la razza anglosassone fosse la più codarda nella storia dell’umanità. Mencken lo scrisse in un periodo in cui molti dei suoi lettori consideravano gli anglosassoni come il vertice massimo della civiltà occidentale.
 
Mencken è forse maggiormente ricordato, al giorno d’oggi, per The American Language, uno studio in più volumi su come veniva parlato l’Inglese negli Stati .

Piuttosto che sostenere la superiorità di una razza su un’altra, Mencken credeva che ogni comunità, da quella dei portabagagli, ai neri, ai giornalisti o agli artisti; producesse poche persone di chiara superiorità. Considerava i gruppi di pari come uguaglianze gerarchiche, che conducevano a una sorta di elitarismo spontaneo, a un’aristocrazia naturale. Gli individui "superiori", dal punto di vista di Mencken, sono quelli che vengono ingiustamente oppressi e disprezzati dalla loro stessa comunità; ma che, tuttavia, si distinguono per la loro forza di volontà e per la realizzazione personale; e non certo per la razza o per il censo di nascita. Certamente, basandosi sul suo retaggio culturale, sul successo e sull’etica del lavoro, Mencken si considerava membro di questa categoria.
 
Nel 1989, seguendo le sue istruzioni, Alfred A. Knopf ha pubblicato il “diario segreto” di Mencken col titolo The Diary of H. L. Mencken. Secondo un articolo del 5 dicembre 1989, apparso sul Daily Breeze e intitolato Il diario segreto di Mencken mostra inclinazioni razziste, le opinioni di Mencken turbarono persino Charles A. Fecher di Baltimora, lo "studioso simpatizzante di Mencken che ne ha curato l'edizione". C’era un club a Baltimora chiamato il Maryland Club che aveva un solo membro ebreo e questo membro morì. Secondo l’articolo, Mencken disse: "Non c’è nessun altro ebreo a Baltimora che sembri adatto al ruolo". E il diario riportava, nel 1943, a proposito dei neri: "Non si può trovare niente che somigli a discrezione o giudizio in una donna di colore" Ma la violenza contro i neri faceva imbestialire Mencken. Per esempio, disse a proposito di un linciaggio avvenuto in Maryland:
 

"Non un solo pezzo grosso venne fuori durante l’emergenza, benché l’intera città sapesse cosa stava succedendo. Chiunque, in quel mucchio di cotanti papaveri, avrebbe potuto fermare quel crimine, se solo avesse minacciato di denunciare quelli che lo stavano perpetuando; invece nessuno parlò. Così Williams è stato puntualmente impiccato, bruciato e mutilato".
 
Un’altra accusa sollevata contro di lui riguardava quanto fosse ossessionato dall’importanza dello status sociale o dalle classi sociali. Per esempio, Mencken interruppe una relazione duratura con la sua fidanzata, Marion Bloom, quando stavano per sposarsi. I critici dissero che era successo perché la Bloom non era sufficientemente ricca, di ceto elevato e sofisticata per lui. Mencken, d’altro canto, affermò di aver messo fine alla relazione perché la donna si era convertita alla Christian Science, che lui disprezzava.

da wikipedia

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 19 Febbraio 2013, 16:06:14
LIONEL  BARRYMORE

Lionel Barrymore, pseudonimo di Lionel Herbert Blythe (Filadelfia, 28 aprile 1878 – Van Nuys, 15 novembre 1954- 76 anni),

...........................................è stato un attore statunitense celebre sullo schermo e sui palcoscenici teatrali.
 

Figlio di Maurice Barrymore e di Georgiana Drew, appartiene alla cosiddetta Famiglia Reale di Hollywood. Suo zio, era il famoso attore teatrale John Drew. Fratello maggiore degli attori Ethel e John, vinse il premio Oscar al miglior attore nel 1931 per l'interpretazione in Io amo.
Nel 1930 fu inoltre candidato al premio Oscar al miglior regista per Madame X.
Diventò una star di Broadway nel 1918, protagonista di The Copperhead, un lavoro teatrale di Augustus Thomas che, due anni dopo, avrebbe interpretato anche sullo schermo, in The Copperhead, dove fu diretto da Charles Maigne.
Si distinse nel suggestivo Grand Hotel (1932) assieme al fratello John ed a Greta Garbo
Ha recitato in tantissimi film, incominciando la carriera nel cinema muto, ed è ricordato anche per la sua interpretazione del personaggio del Dr. Leonard Gillespie nella serie di film sul Dottor Kildare, girati alla fine degli anni trenta. Memorabile anche la sua interpretazione del ricco ed avaro Potter ne La vita è meravigliosa (It's a Wonderful Life, 1946) a fianco di James Stewart.
 
Nella sua carriera mostrò di sapere affrontare sia ruoli di protagonista che di caratterista. Nell'ultimo periodo della sua vita, una sopravvenuta paralisi agli arti inferiori lo costrinse su una sedia a rotelle, ma l'infermità non gli impedì, comunque, di continuare a recitare. Tra i suoi ultimi film si ricorda Duello al sole (1946), dove ritrovò Lillian Gish, con la quale aveva recitato anche in passato.

Oscar al miglior attore nel 1931 per Io amo (A Free Soul) di Clarence Brown.

Fu anche uno scrittore, musicista e pittore.
 
Era sposato all'attrice Irene Fenwick (1887 – 1936). La moglie morì nel 1936 a causa di un'anoressia nervosa: durante la funzione funebre, l'attore svenne in chiesa. Non si risposò mai.

da wikipedia

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 19 Febbraio 2013, 16:15:04
ATHOL  FUGARD

Athol Fugard (Middelburg, 11 giugno 1932)

............................ è un drammaturgo, scrittore, attore e regista sudafricano.
 
Autore in lingua inglese, è conosciuto soprattutto per le sue opere teatrali contro il regime sudafricano dell'Apartheid e per il film del 2005 Tsotsi, tratto dal suo omonimo romanzo e vincitore dell'Oscar come miglior film straniero l'anno successivo. Attualmente, Athol Fugard insegna drammaturgia, regia e recitazione all'Università della California di San Diego.
 
Nel 2005 è stato insignito dell'Ordine di Ikhamanga d'Argento "per i suoi eccellenti contributi e successi nel mondo del teatro" dal governo del Sudafrica, ed è anche Socio Onorario della Reale Società di Letteratura.

Biografia :
Figlio di madre Afrikaner e padre irlandese, Athol Fugard ricevette un'istruzione cattolica nella città di Port Elizabeth, dove la sua famiglia si trasferì a partire dal 1935. Dopo aver frequentato un istituto tecnico locale, si iscrisse alla facoltà di Filosofia e Antropologia all'Università di Città del Capo, ma lasciò gli studi nel 1953, pochi mesi prima della laurea.

Lasciati gli studi, girò l'Africa e l'Asia in autostop con un amico, e trovò lavoro su un battello a vapore in estremo oriente.
Qui iniziò la sua attività di scrittore, celebrata nel 1999 nell'opera autobiografica The Captain's Tiger: a memoir for the stage.

Tornato in Sudafrica sposò nel 1956 Sheila Meiring, anch'essa studentessa a Città del Capo e destinata a una discreta carriera di scrittrice col nome di Sheila Fugard. I due ebbero una figlia, Lisa Fugard, anche lei scrittrice. Due anni dopo si trasferì a Johannesburg per lavorare alla Native Commissioners' Court; l'esperienza gli fece scoprire le ingiustizie dell'Apartheid e lo portò ai primi scontri con l'autorità. Per questo le opere di Fugard trovarono a lungo pubblicazione solamente all'estero. Nel 1984 Athol Fugard ottenne anche una parte nel film Urla del silenzio, in cui interpretò il Dottor Sundesval. Nel 1982 mise in scena a Broadway il suo testo più famoso, Master Harold... and the boys che gli valse una nomination ai Tony Awards di quell'anno. Il testo fu poi adattato alla televisione nel 1985 e per il cinema nel 2010. Nel 2006 il film Tsotsi diretto da Gavin Hood vinse il premio Oscar come miglior film straniero, mentre il 13 giugno 2011 Fugard stesso ha ricevuto il premio alla carriera asseganato annualmente nel contesto dei Tony Awards.

Lui e la moglie vivono oggi a San Diego, in California, dove Athol è professore universitario.

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Titolo: Re:Il fumatore di pipa
Inserito da: StefanoG - 19 Febbraio 2013, 16:27:39
GEORGE  GERSHWING

George Gershwin (Brooklyn, 26 settembre 1898 – Hollywood, 11 luglio 1937 - 38 anni )

................................................è stato un compositore, pianista e direttore d'orchestra statunitense.
 
La sua opera spazia dalla musica colta al jazz. È considerato l'iniziatore del musical americano.
 
Le composizioni di Gershwin hanno attraversato i generi blues e musica classica, e le sue melodie più popolari sono ampiamente conosciute. Tra le sue opere più note sono le composizioni orchestrali Rapsodia in blu (1924) e Un americano a Parigi (1928), così come l'opera Porgy and Bess (1935). 
Ha scritto la maggior parte delle sue opere vocali e teatrali, tra cui più di una dozzina di spettacoli teatrali di Broadway, in collaborazione con il suo fratello maggiore, paroliere Ira Gershwin. George Gershwin compose la musica sia per Broadway, sia per le sale da concerto europee, così come per il grande pubblico che ha portato la sua opera ad un pubblico ancora più ampio. Le sue composizioni sono state utilizzate in numerosi film e in televisione, e molte sono diventate standard jazz registrati in numerose varianti. Innumerevoli i cantanti e musicisti che hanno registrato le canzoni di Gershwin.
George Gershwin nacque a Brooklyn, con il nome di Jacob Gershvin, da due emigrati ebrei. Il padre Moishe cambiò il suo nome in Morris Gershwin qualche tempo dopo essere emigr