Autore Topic: Il fumatore di pipa  (Letto 142270 volte)

Offline StefanoG

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Re:Il fumatore di pipa
« Risposta #435 il: 21 Giugno 2013, 11:22:17 »
GEORGE  GROSZ

George Grosz (nome d'arte di Georg Ehrenfried Groß; Berlino, 26 luglio 1893 –
                                                                                                 - Berlino, 6 luglio 1959) è stato un pittore tedesco.


George Grosz nacque a Berlino il 26 luglio 1893.

Tra il 1909 e il 1911 studiò all’Accademia di Dresda, con l’intenzione di diventare pittore di storia. Eseguì quindi copie di opere dei maestri antichi, in particolare di Rubens, esposti nella pinacoteca di Dresda; in questo periodo eseguì anche disegni per giornali e riviste satiriche, utilizzando lo stile della caricatura.

Nel 1913 soggiornò a Parigi, dove entrò in contatto con le avanguardie del cubismo e del futurismo e dove poté ammirare da vicino le opere di Francisco Goya, di Honoré Daumier e di Henri de Toulouse-Lautrec.

Fu in questi anni che il suo stile subì un processo di progressiva semplificazione delle forme, sotto l’influenza dell’espressionismo, del cubismo e del futurismo, diffusi tra i giovani artisti del tempo.

Nel 1914 Grosz si arruolò nell’esercito tedesco, ma venne presto congedato per motivi di salute; sembra però che il vero motivo del congedo fu uno shock psicologico per il quale fu ricoverato in un ospedale militare.

Tornato alla pittura, tra il 1915 e il 1917 la riduzione grafica del segno si radicalizzò per esprimere il franamento morale seguito alla disfatta prussiana: su tale stile Grosz basò la produzione degli anni seguenti, caratterizzati dall’adesione al movimento dada berlinese e da posizioni politiche rivoluzionarie.

Nel 1919 fu arrestato per aver partecipato alla rivolta spartachista; nello stesso anno si unì al Partito Comunista di Germania. A partire dal 1920 fu più volte denunciato e processato per incitamento all’odio di classe, oltraggio al pudore, vilipendio alla religione e ingiurie contro le forze armate.
La produzione artistica di quegli anni si basava su di un linguaggio di matrice cubista e futurista che mescolava fonti artistiche auliche del passato a iconografie volgari e popolari. Passò così da disegni caricaturali ad apocalittiche e violente vedute urbane ad una grafica programmaticamente politica, per approdare infine al movimento della Nuova oggettività, alla cui mostra di Mannheim del 1925 Grosz partecipò. Nei dipinti, ma soprattutto nei disegni e nelle litografie di questo periodo, si riflette l’immensa tragedia del dopoguerra tedesco. Strade, tuguri, salotti, caserme, sono come vivisezionati dalla matita corrosiva di Grosz, che senza ironia ne svela impietosamente l’ipocrisia e la violenza.

Il suo stile duro e spigoloso, talvolta infantile e pornografico, è ideale per illustrare persone misere, prostitute, ubriachi, assassini, soldati feriti, con una violenta componente di critica sociale nei confronti della spietata avidità dei ceti dirigenti e di volgari uomini d’affari, nascosta sotto la maschera della rispettabilità.

Le deformazioni dell’espressionismo e le semplificazioni del disegno infantile e dell’immaginazione popolare conferiscono una cruda incisività al segno, mentre i piani multipli e gli effetti simultanei del cubismo e del futurismo danno analisi e precisione nei particolari, in una struttura di insieme esaltata e visionaria.

I suoi disegni, molti dei quali a inchiostro e acquerello, hanno contribuito notevolmente all’immagine che molti hanno della Germania degli anni Venti.
Nel 1933, con l’avvento del nazismo, Grosz fu considerato un artista degenerato e per questo motivo lasciò la Germania per insegnare a New York; nel 1938 ottenne la cittadinanza degli Stati Uniti.

La produzione del periodo americano è però meno incisiva, nonostante i ritorni, in chiave surrealista, alla grafia violenta e spietata di un tempo.

Nel 1958 tornò a vivere in Germania.
George Grosz morì a Berlino il 6 luglio 1959 a 66 anni.
La causa del suo decesso è decisamente singolare: giunto a notte fonda davanti alla sua casa Grosz, ubriaco, aprì la porta della cantina anziché quella di ingresso.
Il risultato fu una rovinosa caduta che gli costò la vita.

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Offline StefanoG

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Re:Il fumatore di pipa
« Risposta #436 il: 21 Giugno 2013, 11:58:27 »
MARIO MEDAS

Mario Medas (Guasila, 17 febbraio 1931 – Cagliari, 25 gennaio 2013)
                                                                                       è stato un attore italiano.

È stato uno dei protagonisti del teatro in lingua sarda. Ha lavorato in radio e televisone e ha recitao dappertutto in Sardegna e in Continente durante una carriera attoriale di oltre cinquant'anni.E' stato uno dei padri del teatro in lingua sarda. Mario Medas, patriarca di una famiglia di attori.Era figlio d'arte. Suo padre Antonino e sua madre Rachele gli avevano trasmesso la passione per il palco e la recitazione. Un patrimonio genetico che la compagnia "I Medas", fondata proprio da Mario, ha inteso preservare.
La madre di Mario, Rachele Piras, era in scena nel maggio del 1920 quando al Politeama Regina Margherita di Cagliari debuttò “Su bandidori” di Vincenzo Efisio Melis, testo fondamentale della nostra drammaturgia. Era lei Pillima, la protagonista principale. E siccome aveva appena avuto Ninetta (la quarta della famiglia, dopo Redento, Camillo e Antonino), portò in scena anche la bambina. Questi sono i Medas.

Come Rachele, anche Anacleto Medas è di Guasila. Di lavoro trasporta il grano della Trexenta su due carretti fino alla stazione di Senorbì, e anche lui come la moglie ama l’arte e la musica: è primo clarino della banda del paese e mandolinista provetto.
Negli anni arrivano gli altri figli della coppia: Francesco nel ’21, Plinio nel ’23, Totoi nel ’25, Emma nel ’27, Mario nel ’31 e Maria Rosaria nel ’32. Tutti cresceranno con la passione della musica e del teatro.

Nel dopoguerra i fratelli e le sorelle Medas si costituiscono in compagnia e presentano i loro spettacoli nel teatro della chiesa di San Mauro, nel quartiere di Villanova, a Cagliari. Sono attori, ma anche musicisti e cantanti. Partecipano alla famosissima trasmissione “Il campanile d’oro”, una specie di X Factor dell’epoca, con un seguito di pubblico mostruoso. Siamo nel 1955 e i Medas spopolano: insieme a Mario, si esibiscono Francesco, Antonino e Totoi. Poi per la finale di fronte alle telecamere ci saranno anche Plinio, Mario e Maria Rosaria.

La Sardegna perde in finale contro la Sicilia ma le polemiche sono furiosissime, perché volano le accuse di aver truccato il voto (le preferenze si esprimevano con l’invio di cartoline). I Medas masticano amaro ma ormai sono conosciutissimi in tutta l’isola, sono anche le star di Radio Sardegna che ogni settimana propone agli ascoltatori le commedie in sardo.

Negli anni Sessanta i Medas si dedicano soprattutto al teatro, portando in scena (sempre a San Mauro) i testi classici della drammaturgia isolana (primo fra tutti “Ziu Paddori”) e altri invece costruiti su gag. Nel 1962 nasce la “Compagnia del Teatro Sardo Fratelli Medas”, che continuerà la sua azione fino agli anni ’80, anni in cui avviene la svolta.
Al Teatro Massimo di Cagliari nel 1981 portano in scena cinque spettacoli diversi. Il successo di pubblico è clamoroso, la critica esalta i Medas (“Sono veramente una famiglia di attori, e sono bravi”, scrive su Spettacolo Enrico Pau), ma le strade dei figli di Rachele e Anacleto si dividono. Mario (insieme ad Antonino ed Emma) fonda “I Medas” e cerca di percorrere in maniera più professionale la strada del teatro.

Nel 1984, con la regia di Enzo Parodo, Antonino Medas porta in scena prima “Su mundu ‘e ziu Bachis”, poi “Cinixiu” e per lui sarà una consacrazione. Ma anche Mario (che sostituisce il fratello nella seconda parte della tournée nazionale) si copre di gloria. “Splendido Mario Medas”, scrive “Il Mattino di Napoli”. Questo era Mario Medas.

Perché Mario Medas aveva una passione genuina per l’arte, il teatro e per la lingua sarda. Io lo ricordo benissimo in tv, in una trasmissione a Sardegna Uno, in cui (erano gli anni ’90) condivideva con gli ascoltatori le sue riflessioni sui temi del momento. Parlava un bellissimo campidanese, e in anni in cui la lingua sarda era confinata in un ghetto il suo impegno pubblico era di straordinaria importanza.

Mario Medas è stato dunque tante cose: un cantante, un attore, un teatrante, un militante della lingua sarda. Ha consentito che la tradizione dei Medas proseguisse: il notissimo Gianluca Medas, infatti, è suo figlio.
Uno dei grandi meriti di Mario Medas è stato quello di avere avuto il coraggio di uscire dalla rassicurante condizione di attore dilettante e di confrontarsi con la sfida della scena come professione. E’ stato uno dei primi a farlo, uno dei pochi provenienti dal mondo del teatro dialettale, e in questo modo ha indubbiamente tracciato una strada. Perché fino all’ultimo ha avuto il gusto della ricerca, della sperimentazione. Mario Medas ha avuto il coraggio degli artisti veri.

Con il figlio Gianluca ha fondato la compagnia teatrale in lingua sarda “Famiglia d'arte Medas”, insieme anche ai fratelli Giacomo, Emma, Assunta Cocco Medas e alla moglie Teresa Podda Medas.

Nel 2013 è uscito postumo Medas Istorias. Tra vita e teatro, a cui ha lavorato fino agli ultimi giorni di vita, dove racconta le vicende artistiche di tutta la sua numerosa famiglia di attori e attivi in diverse attività sceniche.
Era legato in modo particolare all’interpretazione che aveva dato di tziu Bachis in Cinixu, e a quella del protagonista nella commedia classica delle scene isolane Tziu Paddori. L’ultima sua interpretazione è stata in Sa Badd’’e su silentziu, di cui aveva scritto anche il testo.

Da Wikipedia e da vitobiolchini.it

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Re:Il fumatore di pipa
« Risposta #437 il: 18 Febbraio 2014, 15:43:07 »
LEO GENN

Leo John Genn (Londra, 9 agosto 1905 – Londra, 26 gennaio 1978)
... è stato un attore cinematografico e teatrale inglese.

Ho rivisto un famoso film del immenso Roberto Rossellini, dal titolo " Era notte a Roma " del 1960, una pellicola del cinema neorealista in cui uno dei protagonisti è per l'appunto Leo Genn.
Leo, grande attore, recita la parte di un ufficiale Inglese e, fuma spesso la pipa. Controllano su Internet ho scoperto che anche in altre pellicole fuma la pipa, ed era un fumatore di pipa.

Biografia :
Nato al 144 di Kyverdale Road, distretto di Stamford Hill, nel quartiere londinese di Hackney, Genn era figlio del gioielliere Wolfe (William) Genn e di Rachel Asserson. Compì gli studi di giurisprudenza all'Università di Cambridge, iscrivendosi nel 1928 all'Ordine degli Avvocati[1]. Durante i successivi anni di praticantato, scoprì la passione per la recitazione e iniziò a lavorare come attore dilettante[1], debuttando sui palcoscenici londinesi nel 1930 in A Marriage has been Disarranged. Nel 1933 sposò Marguerite van Praag, responsabile di casting presso gli studi cinematografici Ealing, e apparve nella pièce Ballerina di Rodney Ackland. L'anno successivo entrò a far parte della prestigiosa Old Vic Company, con la quale si cimentò in diversi ruoli shakespeariani, tra cui quello di Horatio nella tragedia Amleto, interpretata nel 1937 a fianco di Laurence Olivier.

Nel frattempo Genn fece il suo debutto cinematografico in Immortal Gentleman (1935), una biografia su Shakespeare in cui interpretò il ruolo del mercante Shylock. L'attore apparve successivamente in una serie di piccoli ruoli non accreditati in pellicole quali Il principe Azim (1938) di Zoltan Korda, e Pigmalione (1938), in cui recitò una breve scena nei panni di un giovanotto che balla con la protagonista Eliza Doolittle (Wendy Hiller). Sempre nel 1938, Genn apparve nella pièce The Flashing Stream di Charles Langbridge Morgan, un successo che varcò l'oceano e venne rappresentato a Broadway.

Nonostante le crescenti e allettanti scritture, Genn non abbandonò del tutto la carriera forense fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, quando venne arruolato nella Royal Artillery, con la quale raggiunse nel 1943 il grado di tenente colonnello [1], guadagnandosi inoltre la Croix de guerre, prestigiosa onorificenza militare francese. Terminato il conflitto, fu nominato componente della giuria al Processo di Norimberga, durante il quale sfruttò la sua esperienza legale e raccolse le confessioni dei comandanti nazisti del campo di concentramento di Bergen-Belsen.

Malgrado l'impegno sul fronte bellico, Genn partecipò ad alcune prestigiose produzioni britanniche del periodo, tra cui La via della gloria (1944), dramma di Carol Reed ambientato sul fronte nordafricano, ed Enrico V, riduzione cinematografica dell'omonima tragedia shakespeariana, diretta da Laurence Olivier, in cui Genn interpretò il ruolo del Connestabile di Francia.

Nella seconda metà degli anni quaranta, Genn si dedicò a tempo pieno alla recitazione, diventando un interprete richiesto sia in patria che negli Stati Uniti. Il suo aspetto distinto e i suoi modi compiti furono apprezzati a Hollywood[1][2], dove Genn interpretò alcuni memorabili ruoli, tra i quali quello dello psichiatra Mark Kik nel dramma La fossa dei serpenti (1948), accanto a Olivia De Havilland, e quello di Petronio, consigliere di Nerone, nel kolossal Quo vadis? (1951), interpretazione che gli valse una nomination all'Oscar quale miglior attore non protagonista.

La successiva carriera cinematografica di Genn rimase improntata a ruoli prevalentemente di caratterista, con apparizioni in celebri film come Moby Dick (1956) di John Huston, in cui impersonò Starbuck, il primo ufficiale della baleniera Pequod, L'affare Dreyfus di José Ferrer (1958), nel ruolo del tenace colonnello Georges Picquart, Il giorno più lungo (1962), spettacolare rievocazione dello sbarco in Normandia, e 55 giorni a Pechino (1963), interpretato accanto ad Ava Gardner, Charlton Heston e David Niven. Da ricordare la partecipazione all'intenso dramma bellico Era notte a Roma (1960), per la regia di Roberto Rossellini, in cui Genn interpretò il ruolo di Michael Pemberton, un maggiore Inglese in fuga dai lager tedeschi, una delle sue migliori interpretazioni.


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Offline StefanoG

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Re:Il fumatore di pipa
« Risposta #438 il: 05 Marzo 2014, 16:05:54 »
Non sapendo dove sia meglio inserire queste fotografie, ho pensato che forse, questo è il giusto posto :

Fumatori di pipa durante la Guerra di Crimea... ( sperando che sia stata l'ultima  )

Onofrio del Grillo

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Re:Il fumatore di pipa
« Risposta #439 il: 24 Marzo 2014, 10:26:40 »
 ;D

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Re:Il fumatore di pipa
« Risposta #440 il: 28 Marzo 2014, 16:34:42 »
Foto ricolorata...Generale Custer, 1862

rais

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Re:Il fumatore di pipa
« Risposta #441 il: 28 Marzo 2014, 20:52:30 »
Il "VERO" fumatore di pipa è quello che fuma clan, me lo disse mio nonno alcuni mesi prima di morire, poi passò alle spuntature di toscano e mi disse che mischiandole col clan erano favolose, io andavo in terza media e mi piaceva il profumo di quel tabacco contenuto in una busta con disegno scozzese fumato nella pipa, poi quando sono diventato più grande ho comprato in MP IMMHOMIMMO (secondo me) e ho preso molti consigli da chi da giovane ha vissuto a Parigi, ho iniziato a praticare tanti forum ma molti non mi capivano e non capivo il perchè, mentre il clan è buonissimo, adesso dopo tante fumate di clan continuo a fumarlo e sono un fumatore di pipa (come da titolo).

Ho voluto condivedere riassuntivamente alcuni passi della mia vita piparia, spero di non aver infastidito qualcuno, se cosi fosse contattatemi in MP possiamo chiarire i punti di vista divergenti, infatti non mi sembra la sede ne il luogo opportuno per instaurare inutili diatribe che a nulla portano se non a fare la fine di pacchiotta (vedi apposito post)
« Ultima modifica: 28 Marzo 2014, 21:33:00 da caporaiss »

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Re:Il fumatore di pipa
« Risposta #442 il: 31 Marzo 2014, 13:07:32 »
PINO VENEZIANO

Poeta e Cantastorie

Pino Veneziano nasce a Riesi il 2 luglio del 1933.
 Durante la guerra il padre carabiniere, che ha prestato servizio prima a Castelvetrano e poi a Sciacca, abbandona la famiglia. Pino, interrompe la seconda elementare e comincia a lavorare come guardiano di capre e garzone di fornaio.
 A 17 anni, con la madre e il fratello, si trasferisce a Castelvetrano, dove lavora come garzone nei bar. Agli inizi degli anni ’60 è cameriere a Selinunte e verso la fine del decennio, con due amici, apre il suo primo ristorante.
 Impara a suonare la chitarra a circa 40 anni. Poco dopo scrive la sua prima canzone, Lu sicilianu.
 Le altre vengono quasi una dopo l’altra: una trentina circa (il materiale è in fase di riordino).
 Negli anni ’70 e fino alla metà degli anni ’80 il ristorante Miramare, e poi il Lido Azzurro, diventano un punto di riferimento per la borgata di Marinella di Selinunte. Pino serve ai tavoli e poi canta le sue canzoni. Tra i suoi clienti ci sono anche Lucio Dalla e Fabrizio De Andrè, che lo vuole come spalla nel suo primo concerto in Sicilia.
 Pino regala le sue canzoni anche alle Feste dell’Unità. Nel 1975 incide il suo primo e unico disco, Lu patruni è suvecchiu (Il padrone è di troppo), edito dai Circoli di Ottobre; il poeta Ignazio Buttita nella nota di copertina lo definisce: Un cantastorie che fa politica e la sublima con la poesia.
 Nell’estate del 1984 nel ristorante di Pino si ferma anche Borges, il quale si commuove ascoltando le sue canzoni che, per lui, non hanno bisogno di traduzione. Chiede anche di accarezzare il volto di Pino per “vederlo”.
Nel 1984 una compagnia di anziani di Riesi, in gita a Selinunte, casualmente fornisce a Pino informazioni su suo padre che si trova in un casa di riposo a Gela. Quando va a trovarlo scopre che anche il padre suona la chitarra e canta motivi popolari.
 Il 1986 è l’ultimo anno in cui Pino lavora al ristorante; intristito dalla morte della moglie (avvenuta nel 1980) e provato da una vita di fatica, per arrotondare la pensione fa il posteggiatore al Parco Archeologico di Selinunte. Continua comunque a scrivere canzoni.

 Muore il 3 luglio 1994, il giorno dopo il suo compleanno

da pinovenezianoaltervista.org

Offline StefanoG

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Re:Il fumatore di pipa
« Risposta #443 il: 01 Aprile 2014, 13:17:12 »
LE GOFF

E' venuto a mancare oggi, alla età di 90 anni, uno storico e sociologo, tra i più autorevoli.

Jacques Le Goff (Tolone, 1º gennaio 1924 – Parigi, 1º aprile 2014)


...è stato uno storico francese, studioso della storia e della sociologia del Medioevo, tra i più autorevoli studiosi nel campo della ricerca agiografica.

Docente nelle Università di Lilla e Parigi, dirige dal 1962 l'École pratique des hautes études di Parigi. Scrittore di molti saggi di storia medioevale ha pubblicato nel 1957 Gli intellettuali del Medioevo, nel 1967 Il basso medioevo, nel 1964 La civiltà dell'Occidente medioevale, nel 1976 Mercanti e banchieri del Medioevo, nel 1977 Tempo della Chiesa e tempo del mercante, nel 1982 La nascita del Purgatorio e Intervista sulla storia, nel 1983 Il meraviglioso e il quotidiano nell'Occidente medioevale che raccoglie saggi pubblicati in periodi differenti e alcuni lavori inediti.

Con il saggio L'Italia nello specchio del Medioevo del 1974 ha collaborato alla "Storia d'Italia" dell'Einaudi. Nel 1980 ha curato i volumi La nuova storia della Mondadori e nel 1981 Fare storia dell'Einaudi e Famiglia e parentela nell'Italia medievale del Mulino. Nel 1987 riceve la menzione speciale della Giuria del Premio Internazionale Città di Ascoli Piceno. Nel 1993 dirige la collana "Fare l'Europa" (pubblicata in italiano da Laterza).

Il 25 ottobre del 2000 riceve la laurea honoris causa in Filosofia dall'Università di Pavia.[1]

Nel 2011 firma, con George R. R. Martin, I fiumi della guerra dal quale viene tratto l'omonimo episodio di Il Trono di Spade.

Nel suo testo Tempo della Chiesa e tempo del mercante, pubblicato in Italia nel 1977, ha analizzato il tema della lotta di san Marcello con il drago traendo gli spunti dalla biografia scritta intorno al VI secolo da Venanzio Fortunato in Vita Sancti Marcelli. Nel capitolo X è narrata la storia di una donna adultera "di nobile famiglia ma di pessima fama" che, terminati i suoi giorni, venne portata al sepolcro. Dopo che la donna fu tumulata spuntò all'improvviso un enorme serpente, quasi un drago, che si mise a dilaniarne i resti con grande spavento della popolazione.

San Marcello, venuto a conoscenza del fatto, decide di andare a combattere il serpente, sotto la guida di Cristo, riuscendo a domarlo. "Alla fine San Marcello, rivolgendosi aspramente al drago, disse: "A partire da questo giorno, vattene nel deserto o immergiti nel mare". La bestia si allontanò subito e mai nessuna traccia fu segnalata. Ecco che la difesa della patria fu sostenuta da un solo sacerdote che, con un fragile bastone, domò il nemico più efficacemente che se si fossero adoperate le balestre... Così, le armi di una persona sola sconfissero il nemico di tutti, e nella preda di uno si riportò la vittoria generale".

In questo testo agiografico dell'età merovingia si trovano segni di differenti culture. Vengono fusi elementi che appartengono a tradizioni leggendarie diverse riguardanti gli animali, vengono inseriti nuovi simboli cristiani e si rileva il persistere di temi che ricorrono frequentemente nelle mitologie primitive adattati al contesto cristiano dove il nuovo eroe che protegge la comunità è il vescovo.

da Wikipedia

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Onofrio del Grillo

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Re:Il fumatore di pipa
« Risposta #444 il: 01 Giugno 2014, 16:38:12 »

Pipe Styles during the Civil War
A photo study of images from the collection of the Library of Congress.

http://www.sykesregulars.org/equipment/LOC_pipes.php

Offline longonibruno

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Re:Il fumatore di pipa
« Risposta #445 il: 13 Giugno 2014, 22:36:55 »
Se la sigaretta elettronica avesse preso piede, forse una buona parte di fumatori di bionde ora sarebbe un fumatore di pipa. Ma in Italia comanda la FIT...
Una grande occasione persa.
P. S.molto OT: Perché a Cuba è figo vedere i poveracci fumare i sigari, mentre da noi i cubani sono roba da ricchi?

Onofrio del Grillo

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Re:Il fumatore di pipa
« Risposta #446 il: 14 Giugno 2014, 10:57:08 »
Se la sigaretta elettronica avesse preso piede, forse una buona parte di fumatori di bionde ora sarebbe un fumatore di pipa. Ma in Italia comanda la FIT...
Una grande occasione persa.
P. S.molto OT: Perché a Cuba è figo vedere i poveracci fumare i sigari, mentre da noi i cubani sono roba da ricchi?

Concordo.

p.s. perchè l'italiota del cibervolgo non capisce un cazzo.

Offline longonibruno

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Re:Il fumatore di pipa
« Risposta #447 il: 14 Giugno 2014, 22:30:17 »
Se la sigaretta elettronica avesse preso piede, forse una buona parte di fumatori di bionde ora sarebbe un fumatore di pipa. Ma in Italia comanda la FIT...
Una grande occasione persa.
P. S.molto OT: Perché a Cuba è figo vedere i poveracci fumare i sigari, mentre da noi i cubani sono roba da ricchi?

Concordo.

p.s. perchè l'italiota del cibervolgo non capisce un cazzo.

Marchese, La ringrazio per il Suo sostegno.

Offline longonibruno

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Re:Il fumatore di pipa
« Risposta #448 il: 14 Giugno 2014, 23:08:57 »
Ok.Sono OT per pigrizia.
Cari Presidente, Seretario e Soci....
Non si dovrebbe mettere sulla home page qualche nota (discutibile) contro il tabagismo?
Lo chiedo così.
Giusto per rompere e farVi perdere qualche nano seconco di sonno.
'notte.

Onofrio del Grillo

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Re:Il fumatore di pipa
« Risposta #449 il: 08 Settembre 2014, 13:03:00 »
Nonno Bassotto