Autore Topic: il vino è nemico dll'uomo...  (Letto 9163 volte)

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il vino è nemico dll'uomo...
« Risposta #15 il: 12 Marzo 2008, 22:30:07 »
il roventino si mangia e non si inpila, e se lo vuoi bisogna che vai a montopoli alto dalla macelleria Falcini, che ha il grande pregio di allevare in propio suini ,bovini e ovini.
sconsiglierei comunque l' accostamento con spezie forti come tabacco, rovinerebbe una merce cosi rara e delicata, ma se propio si deve io proverei volentieri con del tabacco virginia, imfuso prima in vino trebbiano a freddo, poi ridotto a gelatina, come si fà con lo chardonnay

Offline Aqualong

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il vino è nemico dll'uomo...
« Risposta #16 il: 12 Marzo 2008, 23:52:24 »
Si impilano per portarli in tavola più caldi possibile,prima di togliere il primo si cosparge di parmigiano abbondante,a seguire col secondo etc..
Alternativa : andrebero magiati espressi,ovvero stare pronti con il semelle aperto,aspettandoli al varco uno ad uno. 8)
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Offline Cristiano

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« Risposta #17 il: 13 Marzo 2008, 09:32:03 »
L'ultima grande sbafata di roventini (avevo trovato il sangue nella piana pistoiese zona di eccelsi norcini) l'ho fatta dieci anni fa: 21!!!

E qualcuno era aromatizzato al cacciucco
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Offline Aqualong

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« Risposta #18 il: 13 Marzo 2008, 13:06:24 »
"In roventino veriitas"
Ricetta modello base
Mettere il sangue in una zuppiera, salatelo, pepatelo e aggiungeteci la farina sciolta in poca acqua fredda. Ponete sul fuoco un padellino di ferro nel quale avrete posto una puntina di strutto (oppure olio). Quando sarà ben caldo 'rovente' versateci qualche cucchiaiata di sangue, in modo da ottenere una frittatina molto sottile. Cuocete il roventino da entrambe le parti, l'arte è quella di farlo volare in aria rovesciandolo, e servitelo caldo con o senza formaggio.
Variazioni
Con pinoli tritati finissimi insieme alla farina.

Versione COOP :due cucchiai di farina bianca, la scorza di un limone, un po’ di noce moscata, un uovo, un pizzico di sale. Si procede amalgamando il tutto, si aggiunge il sangue, si mescola bene, passando poi il tutto da un colino. Anche la cottura ha un rito da osservare: in una teglia dal diametro di 15 / 20 centimetri, appena unta e ben calda, si versa un romaiolino del preparato; appena rappreso rivoltare nella padella, quindi appena cotto in un piatto piano, spolverato di parmigiano. Si riunge la padella e via col secondo che andrà messo poi, nel piatto sopra all’altro Non ne verrà una fila troppo alta perché dei freschi panini saranno pronti a riceverli.

Quelli dolci lasciamoli ai Pratesi-Pistoiesi etc..
 8O  :D  :D
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Offline coureur-des-bois

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« Risposta #19 il: 13 Marzo 2008, 16:40:25 »
Da noi, questa delizia chiamasi migliaccio e mi ricordo che, quando ancora non imperversavano le USL, si vendeva fuori delle macellerie cotto in grandi teglie e i passanti se lo portavano a casa avvolto nella carta gialla.
Bernardo
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« Risposta #20 il: 13 Marzo 2008, 23:11:01 »
non disperate o voi cuori nostalgici, esistono ancora posti dove si possono assaggiare tutte codeste prelibatezze dei tempi che furono, uno è appunto la macelleria Falcini di Montopoli, che già citavo, oppure il falaschi di san Miniato, od ancora La bottega del San budello a stia (vicino prato vecchio) che è anche un mio mezzo parente.
tutti questi santuari enogastronomici godono del patrocinio dello sloow food, quindi intoccabili da quei repressi, burocrati (e anche un pò stitici a mio avviso) che non anno di meglio da fare che bacare il cervello della gente, andando a gir a dire che il sangue del magliale può trasmettere le malattie, quando sono propio loro che dovrebbero fare i controlli del caso per vedere se la bestia è sana o meno.
oltretutto devo dire che mica si consumava crudo!!! sopra gli 85° muore tutto persino le spore si inibiscono.

P.S. la ricetta della coop fa un pò pena, la prima la posso passare

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« Risposta #21 il: 13 Marzo 2008, 23:20:50 »
cosa ne pensate del peposo dell' inpruneta?

Ingredienti per 4 persone:
Muscolo di manzo 500 gr.
6 spicchi di aglio
3 pomodori maturi
4 fette di pane secco ( raffermo ) non salato.
Sale e pepe
Tagliate il muscolo di manzo a pezzetti e mettetelo in un tegame abbastanza fondo. Tritate l’aglio, spellate i pomodori e tagliateli a pezzi piuttosto grandi facendo attenzione a togliere i semi per eliminare l’acidità, poi unite il tutto alla carne nel tegame. Salate e pepate, ma attenzione, dal momento che il nome del piatto è “peposo” si deve essere generosi con il pepe, vi consiglio di metterne almeno una cucchiaiata. Coprite con acqua e fate cuocere a fuoco lento per due o tre ore, durante le quali dovrete girare gli ingredienti ogni tanto e aggiungere acqua se il peposo si asciuga eccessivamente. Mentre la carne cuoce abbrustolite le fette di pane raffermo, e al momento di servire in tavola disponetele nei piatti e distribuitevi il peposo. Famose sono anche le variazioni della ricetta dove, sostanzialmente a cambiare è il tipo di carne utilizzato, si va dalla lepre al cinghiale. Un consiglio un po’ più ardito è di spruzzare con vino Chianti o Sangiovese il peposo quando si asciuga per aromatizzarlo di più, ancora una piccola variazione sono l’aggiunta di alloro e qualche bacca di ginepro.

Offline samael

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« Risposta #22 il: 14 Marzo 2008, 01:12:47 »
Ricordo un paio di cene a base (tra l'altro) di peposo memorabili, organizzate presso una fornace imprunetana che, approfittando delle ultime infornate di ceramica, metteva a tavola mezzo paese. Le mangiate più devastanti di cui il mio povero corpo ha memoria.

Offline Cristiano

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« Risposta #23 il: 14 Marzo 2008, 10:08:33 »
In realtà credo che nell'impasto del roventino ci sia anche brodo.

Circa le prelibatezze: Casa Porciatti a Radda in Chianti, con la soprassata, il buristo (salume a base di sangue di maiale), le famose salsicce, i fegatelli con la foglia d'alloro.

E' nei nostri link

P.s.
La scorsa settimana su La Nazione c'era una paginata sul cacciucco ove si specificava che le c sono 5....
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« Risposta #24 il: 14 Marzo 2008, 10:13:48 »
provo invidia per te, io che mi vanto del fatto che mi manchi solo d'assaggiare la carne di cristiano(non il nostro), non sono mai riuscito ad assaggiare un peposo preparato con la ricetta in cottura originale.
quello che preparo io deve essere al confronto una sbiadita copia.
ancora vivissimi complimenti ed un seggerimento: abbinamento perfetto  ad un peposo è il pomino rosso di frescobaldi.

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Cacciucco
« Risposta #25 il: 18 Marzo 2008, 19:45:10 »
Parola di Pellegrino Artusi:

Cacciucco! Lasciatemi far due chiacchere su questa parola, la quale non è intesa che in Toscana e sulle spiagge del Mediterraneo, per la ragione che né paesi che costeggiano l' Adriatico, è sostituita dalla voce brodetto.
A Firenze invece, il brodetto è una minestra che s'usa per Pasqua, d'uova, cioè una zuppa di panein brodo, legata con uova frullate e agro di limone.
La confusione di questi e simili termini fra provincia e provincia in Italia, è tale che poco manca a formare una nuova Babele.
Dopo l'unita della patria mi sembrrava logica conseguenza il pensare all'unita della lingua parlata, che pochi curano e molti osteggiano, forse per un falso amor propio e forse anche per una lunga e iveterata consuetudine ai propi dialetti.
Tornando al cacciucco, dirò che questo, naturalmente, è un piatto in uso più che altrove nei posti di mare, ove il pesce si trova fresco e delle specie occorrenti al bisogno.
Ogni pescivendolo è in grado di indicarvi le qualita che meglio si addicono a un buon cacciucco; ma buono quanto si voglia, è sempre un cibo assai grave e bisogna guardarsi dal farne una scorpacciata.
Per grammi 700 di pesce, trinciate fine mezza cipolla e mettetela a soffriggere con olio, prezzemolo e due spicchi d'aglio intero.
Appena che la cipolla avra preso colore, aggiungete grammi trecento di pomodori a pezzi, o conserva, e condite con sale pepe.
Cotti che siano i pomodori, versate sui medesimi un dito d' aceto se forte, e due se debole, diluito in un buon bicchier d'acqua.
Lasciate bollire per qualche minuto, poi gettate via l'aglio e passate il resto spremendo bene.
Rimettete al fuoco il succo passato, insieme col pesce che avrete in pronto, come sarebbero, parlando dei più comuni, sogliole, triglie, pesce cappone, palombo, ghiozzi, canocchie, che in toscana chiamansi cicale ed altre varieta della stagione, lasciando interi i pesci piccoli e tagliando a pezzi i grossi.
Assa ggiate se sta bene il condimento; ma in ogni caso non sara male aggiungere un pò d'olio tenendosi piuttosto scarsi sul soffritto.
giunto il pesce a cottura e fatto il cacciucco, si usa portarlo in tavola in due vassoi separati; in uno il pesce asciutto, nell'altro tante fette di pane, grosse un dito, quante ne può intingere il succo che resta, ma prima asciugatele al fuoco senza arrostirle.

Amen dico io.

Non a caso si dice che pellegrino Artusi fumasse la pipa, ma non ho mai potuto appurare la fondatezza di quest'altra questione; che peraltro non nè rimarrei stupito, inquanto il fumare la pipa, è l'unica forma di fumo tollerata dei più grandi gourmet, chef e sommelier che conosca.